Riflessioni en attendant… Italia in rosa 2017

Ma che buono il Côtes de Provence Quat ‘saisons 2015 Château la Mascaronne!

Incredibilmente nei giorni scorsi, mentre viaggiavo ancora a mezzo metro di altezza dal suolo, causa euforia per un evento miracoloso di cui ho beneficiato (potenti Dei grazie!) in quel di Paris, mentre ero convinto che anche quest’anno, seppure per motivi diversi da quelli del 2016, non sarei stato nella dolce Moniga del Garda per l’edizione del decennale di Italia in rosa, la prima e la più importante delle ormai svariate (troppe?) rassegne dedicate ai rosati, ho appreso che invece ci sarei dovuto andare.

Per il puro piacere, perché io i vini in rosa li bevo e ne scrivo, senza aver aspettato che diventassero di moda, almeno dal 1990.., e per lavoro, visto che, come potete leggere nel programma della tre giorni, 2-4 giugno, domenica 4, a Bacco piacendo, alle 17.30 condurrò una degustazione di almeno 6 metodo classico Oltrepò Pavese Rosé, più noti (eufemismo, c’è ancora molto da fare per agevolarne la conoscenza) come Cruasé (per partecipare scrivere a info@italiainrosa.it).

En attendant Italia in rosa (e io, senza voler far polemiche, ho qualche rammarico, perché visti i contatti che sto inanellando con il mondo dei Rosé francesi a Parigi e con le autrici di due libri, in inglese, dedicati all’universo internazionale dei Rosé, avrei potuto contribuire a rendere questa edizione del decennale più di livello internazionale, se gli organizzatori fossero stati più tedeschi e celeri nell’organizzare e meno gardesani…) e gli assaggi molteplici che farò in quell’occasione, voglio raccontarvi quale emozione mi abbia preso bevendo un meraviglioserrimo (si dice? Non so, me ne frego) rosato, un Côtes de Provence.
Una appellation che si estendesur plus de 20 000 ha sur 3 départements : le Var, les Bouches du Rhône et une enclave dans les Alpes Maritimes, qui regroupe 84 communes”, per un rosé annata 2015 degustato e bevuto di recente.

Uno dei tantissimi rosati che, alla faccia di chi pensa che di rosati io sia un absolute beginner, ho bevuto, gustato, analizzato, in questi primi cinque mesi di questo scoppiettante e imprevedibile 2017.

Così numerosi questi rosati/rosé/chiaretti – che ci sarebbe stato bisogno di un blog apposito, facendo però finta di non pensare che un blog loro dedicato l’avevo anche creato sul finire del 2015, intitolandolo Rosé Wine Blog, ma non prevedendo però che il mio interlocutore e partner tecnico pensasse “bene” di chiuderlo un paio di mesi orsono (il dominio l’aveva depositato lui…) perché non stava portando i risultati, in termine di visite, sperati…
Pertanto uso Vino al vino per raccontarvi la magnificenza del Côtes de Provence Quat ‘saisons 2015 Château la Mascaronne, un domaine magnifico “situé au cœur de la Provence” che possiede “un terroir unique: une “colline de pierres” évolue entre restanques et coteaux en altitude qui confère à nos roses et blancs une très belle fraicheur et offre une grande capacite de garde a nos rouges”.

A proposito dell’AOC va ricordato che si tratta di una superficie di 19700 ettari, una produzione di 897000 ettolitri equivalenti a 120 milioni di bottiglie, di cui ben l’89,5% destinata a vini rosé, il 7% a rossi ed il 3,5% a bianchi.

La storia della Mascaronne, raccontata anche in un libro da poco pubblicato, dedicato ai vini rosé di tutto il mondo, di cui vi racconterò presto pregi e limiti, parlo di Rosé all day della wine writer americana, dell’Oregon, Katherine Cole, è quella di un Domaine situato nel cuore della Provence e dotata di un terroir unico: “une “colline de pierres” évolue entre restanques et coteaux en altitude qui confère à nos roses et blancs une très belle fraicheur et offre une grande capacite de garde à nos rouges”.

La tenuta conta su 45 ettari vitati ed è proprietà di un americano, Tom Bove, nativo dellì’Indiana, che nell’estate del 1993 venne in Francia con la moglie per avere notizie di un vigneto nella Var che si diceva fosse in vendita. Sedotto dalla “architettura, storia e dall’anima di Miraval, e dal suo amore per il vino, Mister Bove accettò la sfida di ridare nuova vita all’azienda. E dopo aver convinto la famiglia ad acquistare Miraval dedicò anni, e soldi, al progetto ma quando venne a sapere che il Domaine de la Mascaronne, conquistato dall’enorme potenziale di questa tenuta nel 1999 riuscì ad acquistarla”.

E oggi i suoi vini, distribuiti in tutta Europa (salvo che in Italia, accidenti!) e negli States, sono presenti nelle carte dei migliori ristoranti di Parigi, Londra e del Sud della Francia.

Questo rosé annata 2015, il Quat’saisons, è una cuvée di Cinsault e Grenache e può essere acquistato on line, presso il Domaine, a 12,50 euro. Cifra che potrà sembrare elevata ad un giudizio italico (da noi larga parte dei migliori rosati vengono via intorno ai 7-8 euro massimo), ma che è nella media dei prezzi dei migliori rosati francesi, tanti dei quali ho potuto degustare, conoscere, apprezzare e valutare (le note di degustazione ve le farò avere man mano…) sia nel tasting di Decanter cui ho partecipato il 13 maggio scorso, sia nel corso del fantastico, indimenticabile Salon du vin della Revue du vin de France (teatro di un mio fulmineo innamoramento: e non sto parlando solo di vini…).
Dirò di più e presto ne scriverò: trovo del tutto inadeguato e ingiustificabile il prezzo folle, ben 85 euro, richiesto dal produttore per il più caro rosé del mondo, sempre made in Provence, che ho avuto modo, vedi foto, di assaggiare attentamente in quel di Londra. Buono, ma a quel prezzo compro almeno tre bottiglie dei migliori rosé de Provence che ho trovato nelle due capitali, e mi avanza anche qualche spicciolo.

E con 85 euro praticamente mi compro un cartone del mio rosato di Puglia, pardon, del Salento, preferito, (e uno dei 10 migliori rosati italiani IMHO) che non è il Girofle della famiglia Garofano, il cui 2016 ho degustato in London (che strano, certi vini italiani ho dovuto “scoprirli” o riassaggiarli in trasferta, in patria determinati produttori non me li fanno assaggiare essendo io uno sconosciuto alle prime armi…), bensì l’imprescindibile, insuperabile Mjere rosato di Michele Calò. Il cui 2016, assaggiato al Vinitaly, mi ha come sempre fatto godere. Enoicamente parlando, ça va sans dire…
Cosa ha di speciale questo Rosé della Mascaronne, e cos’hanno di speciale i rosé come il Bandol rosé 2016 e ancora più 2014 del Domaine de la Bégude, il Coteaux d’Aix en Provence 2016 del Domaine Sevigné-Conty, (entrambi sui 15 euro) che hanno fatto uscire pazzo me a Londra e Parigi il primo e mon amour naissant et moi à Paris il secondo?

La risposta è semplice e banale: un mix perfetto di eleganza, sapidità, freschezza, una tensione verticale, un’assenza totale di quella tendenza imbecille a creare dei rosé zuccherosi, morbidoni e banali, noiosi e prevedibili (quasi come gli insulti in diretta durante una puntata della trasmissione radiofonica di Radio24 La Zanzara), che imperversa purtroppo in interpretazioni confuse del rosato che si trovano in Italia.

Il colore, la robe come dicono in Francia, del nostro del Côtes de Provence Quat ‘saisons 2015 Château la Mascaronne è rosa pallido tenue (occhio rosatisti italici che la tendenza internazionale è scaricare di colore i vini non renderli in questo più simili ad una Schiava Alto Adige, ad un Bardolino , o in qualche caso persino ad un Blauburgunder…), brillante e luminoso e già al primo contatto olfattivo si colgono le caratteristiche di un grande Rosé provenzale, ovvero lievi note fruttate, di pesca bianca, sfumature di agrumi, e poi fiori bianchi, una vena leggera di miele d’acacia e poi sale e pietra. Pietra e sale.

In bocca l’attacco è secco, vivo, nervoso, con una sapidità che pervade e innerva e dà immediata piacevolezza e slancio al palato, con una bella spinta verticale facilitata da un’acidità importante ma non aggressiva, una nitida vena di mandorla sul finale, e poi, insieme ad una nota minerale che detta il ritmo ed emerge progressivamente, e regala equilibrio, piacevolezza, godibilità estrema, fluidità, un bel frutto ancora croccante, vivo, succoso il giusto, con una persistenza lunga e salata.

Pertanto ai rosatisti italiani, che sono tanti e disparati (e alcuni disperati e confusi perché pensano che produrre un rosato sia un giochino, mentre è molto difficile, e usano anche uve del tutto inadatte per ottenerli…) dico: andate pure ad Italia in rosa, magari un po’ di più di quest’anno nel 2018…, o ad analoghe rassegne cui evito accuratamente di fare pubblicità per i motivi che ho esposto chiaramente qui, ma, soprattutto, come fanno da alcuni anni regolarmente in Valtènesi (i Valtènesi Chiaretto 2016 non sono mai stati così buoni) andate in Provenza, andate a Tavel, e assaggiate, assaggiate, assaggiate. C’è tanto da imparare anche per voi, rosatisti di casa (ripeto, ho detto casa) nostra…

Chateau La Mascaronne
83340 Le-Luc-en-Provence
France
sito Internet http://www.mascaronne.com/


Attenzione!

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