E al Mugello (Moto GP) allo stand Yamaha si brinda al rombo di Cà dei Frati

Grande exploit dell’azienda leader del Lugana

Continuo ad essere piuttosto scettico sul senso della mia partecipazione, domani e domenica, ad Italia in rosa 2017, che si è aperta oggi in quel di Moniga. Ci torno, dopo l’assenza dello scorso anno, senza troppi entusiasmi, consapevole che se fosse stato per gli organizzatori, per il Consorzio Valtènesi, al cui interno agisce un “simpatico” parolaio (il copyright di questa calzante definizione è di un amico che preferisco resti misterioso..) io me ne sarei rimasto a casa. E che è solo grazie alla volontà del Consorzio vini Oltrepò Pavese, che ha vincolato la propria presenza con uno spazio Cruasé alla mia conduzione di una degustazione dedicata a questa tipologia di metodo classico Rosé, da uve Pinot nero, degustazione che condurrò domenica alle 17.30, che, in zona Cesarini, è stata sancita la mia presenza alla manifestazione.

Non ho particolari entusiasmi, il “parolaio” di cui sopra me li ha letteralmente fatti svanire, perché sono consapevole di quanto avrei potuto fare per la causa dei rosati che trovano in questa manifestazione la loro celebrazione, quante aziende, proprio come sono riuscito a fare due anni fa, sarei riuscito a convincere a partecipare. Quali Domaines viticoles della Provence, grazie ai miei contatti e all’autorità di cui godo, ovviamente più all’estero che in questa Italietta ingrata e provinciale, avrei convinto ad esserci. Solo se avessi avuto, non me ne voglia il presidente del Consorzio, che è un gentiluomo oltre che eccellente produttore, un interlocutore serio e non un parolaio fafiuché

E torno ad Italia in rosa un po’ così, anche pensando che mi troverò ad incrociare, non certo a dare la mano, lo escludo, personaggini/e mediocri la cui miope piccolezza ho già bollato, forse non con sufficiente forza, in altri post.

Vado dunque a fare il mio dovere di giornalista, appassionato di bollicine e di rosé da illo tempore, cercando di condurre una buona degustazione (due anni fa ne condussi ben quattro e tutte di grande successo) di 6 Cruasé e di trarre profitto dall’incontro con i produttori ed i rosati che ad Italia in rosa saranno presenti. Cito, alla rinfusa, Cantine Coppola di Gallipoli, Cupertinum, Schola Sarmenti e Pietra Ventosa in Puglia, Antichi Vigneti di Cantalupo, Torraccia del Piantavigna e Cascina Gilli in Piemonte, Fondo Antico e Tenute Bosco in Sicilia, Mannucci Droandi, Podere 414, Val di Toro e i Vignaioli toscani della Fivi in Toscana, Terre di Serrapetrona nelle Marche, Cantine Pegoraro, Massimago e Drusian in Veneto, Longariva e Muri Gries in Trentino Alto Adige.
Oltre ai produttori eccellenti del “vin du pays”, il Valtènesi Chiaretto, mai stato così buono come nell’annata 2016.

A togliermi un surplus di entusiasmo è stata anche la notizia, che ho appreso due giorni fa, parlandogli al telefono, che un produttore che ho la fortuna di conoscere dal lontano 1987, e della cui azienda ho visto ammirato la continua crescita, parlo di Igino Dal Cero, deus ex machina di quella “macchina da guerra” che è Cà dei Frati, leader indiscussa del Lugana, ma grande produttore anche di svariati altri vini d’eccellenza, compreso un signor Amarone della Valpolicella, non sarà presente di persona ad Italia in rosa.
Peccato, perché avrei voluto tanto riassaggiare insieme a lui, il fantastico suo Riviera del Garda Bresciano Rosa dei Frati 2016, che in una mia degustazione di un paio di mesi orsono di una trentina dei rosati Doc Valtènesi e non, mi era apparso in assoluto tra i migliori. Ancora più buono, se si considera che la produzione di questo rosato da applauso non è confidenziale, da piccoli numeri, ma si estende ad un quantitativo davvero importante.

Spiegandomi perché non sarà ad Italia in rosa 2017 Igino Dal Cero, uno dei più incredibili esempi di lavoratore tenace che abbia mai incontrato nel mondo del vino italico (pieno anche di fanfaroni e di fafiuché che combinano ben poco di concreto ma sono bravi, quando lo sono, a diffondere di sé un’immagine da “fenomeni” (cosa che per certi versi sono, ma da baraccone), mi ha raccontato un qualcosa che mi ha fatto saltare sulla sedia.

Ma come, gli ho quasi urlato, ti accade una cosa bellissima del genere ed eviti accuratamente di farlo sapere in giro?

Vincendo la sua proverbiale ritrosia, che non è altro che concretezza, abitudine a fare, costruire, realizzare, più che a parlare di sé, Igino Dal Cero mi ha raccontato che non potrà essere ad Italia in rosa perché sarà impegnato in un posto che ha un significato speciale e magico per tutti gli appassionati, come me, della Moto GP. Cosa sia la Moto GP è presto detto, il campionato mondiale dell’ex 500, della cilindrata massima delle moto da corsa, il contesto, spericolato, un po’ folle, che da una vita e mezza vede protagonista un personaggio leggendario, un autentico mito come Valentino Rossi.

Quel posto è nientemeno che l’autodromo del Mugello (a 40 minuti massimo, a Sud, si trova la meravigliosa zona di produzione del Chianti Rufina) considerata una delle piste più tecniche del motomondiale, quella dove il Valentino nazionale si è reso protagonista, nel tempo, di imprese memorabili.

D’accordo, direte, ma che c’azzecca il tuo amico Dal Cero con il Mugello? Ci sarà andato in visita da appassionato, e allora perché Ziliani ci racconta la cosa? Molto semplice, perché Igino Dal Cero e Cà dei Frati al Mugello  (area dove si producono anche interessanti Pinot nero) non sono presenti come semplici spettatori, ma da protagonisti, unica azienda vitivinicola coinvolta nel programma.
Pertanto per l’azienda vitivinicola gardesana si tratterà di un memorabile week end al Mugello con serata all’hospitality Yamaha Movistar, dove venerdì sera cucineranno gli Chef Valerio Braschi 19enne vincitore del MasterChef Italia 2017 e Cristina Nicolini finalista dello stesso concorso.

In un ambiente simpatico, con cucine perfettamente attrezzate e professionalità messe duramente alla prova, un’ampia parte della gamma di Cà dei Frati, dai due metodo classico millesimati 2012 al Rosso Rochedone 2014, all’Amarone della Valpolicella Pietro dal Cero 2010, al classico Lugana I Frati 2016 fino al vino dolce Tre Filèr 2012 alla Grappa, sarà protagonista in abbinamento ai due menu, uno di carne e uno vegetariano.

E sapere che Valentino Rossi il team manager Massimo Meregalli nonché l’astro nascente Maverick Vinales venerdì sera brinderanno Cà dei Frati (ma come, occasioni come queste non dovrebbero essere appannaggio della “irresistibile” Franciacorta?) mi rende felice non solo per l’amico Igino Dal Cero, ma orgoglioso di essere lombardo e italiano come tutti i protagonisti di questa esemplare azienda vitivinicola di Lugana di Sirmione. E’ questa, accidenti, l’Italia che mi piace!

Attenzione!

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