Grechetto di Todi Jacopone 2016 Vinnamoro

Un bianco umbro esemplare, back from London wine dream

Sono ancora sotto l’effetto di tre giornate a Londra di quelle che ricorderò per sempre, talmente intense, piene di bellissime sorprese, di soddisfazioni, sorprese, incontri, scoperte, rivelazioni, da sembrarmi quasi un sogno (chiedetemi quale sia l’ultimo vino che abbia assaggiato? Beh, vi risponderò nientemeno che Château Lynch-Bages Grand Cru Classé, della mitica annata 1982, propostomi dalla bravissima e affascinante Francesca Cioce, membro del wonder team di Hedonism wines, in Davies Street, nel cuore del ricchissimo quartiere di Mayfair, molto di più che un’enoteca pazzesca. Un luogo dove, se il portafoglio ve lo consente (le carte di credito, il conto in banca, i caveaux di Fort Knox, magari l’ottantenne che avete deciso di sposare, ovviamente per amore…) si realizzano tutti i vostri sogni enoici, dove ogni desiderio, o quasi, diventa realtà. Anche il sogno di coccolarti in mano una bottiglia di Château d’Yquem 1947, 70 anni d’età, poco prima che venga aperta, insieme ad altri tre esemplari, per un private tasting di qualche ricchissimo di chissà dove…

Tornato nella provincialissima e trista Stezzano, paese alla periferia di Bergamo dove risiedo e dove approdai, illo tempore, per svolgere la professione di bibliotecario, direttore per 18 anni di una biblioteca civica che concepivo come la mia redazione…, pensate forse che avessi voglia, dopo tutte le bottiglie da urlo che avevo visto da Hedonism, da Harrods, al Ritz Hotel dove ho potuto risalutare (portandogli una special bottle che ci tenevo potesse assaggiare) l’ormai amico Giovanni Ferlito, responsabile degli acquisti e della parte wine & spirits in quell’Hotel da sogno, al ristorante giapponese, il più caro e prestigioso di Londra, dove ho cenato giovedì sera con la mia adorata amica Giuseppina Andreacchio, pensate forse che avessi voglia di stappare qualcosa?

Al massimo, pensavo in aereo al ritorno, potrei stappare un chinotto (che ho sempre preferito anche da adolescente alla nota bibita gassata multinazionale), o al massimo un prosechin (a proposito: sabato mattina ne ho bevuto due bicchieri, sempre a Londra, in un posto da urlo dove probabilmente porterò grandi barolisti e altra crème de la crème del vino italico. Ed era un Prosecco, questo, targato Lamborghini, prodotto con la consulenza del mio storico “amico” Riccardo Cotarella… ). Per la serie, va bene che sono innamorato perso, ma non starò anche rimbambendo?

Invece… Invece tornato a casa, e trascorsa la nottata di sabato sognando uno strano sogno dove mi trovavo sia a Londra che à Paris (ma guarda te come ci vede bene l’inconscio…), domenica, una volta arrivata l’ora di pranzo e approntata una padellata di courgettes (o pumpkin?) à la Ziliani (ricetta segreta) con salumi e formaggi vari il desiderio di un bicchiere di vino almeno mi ha preso. E ho scoperto che in frigorifero, già prima della mia partenza per la City, avevo messo un bianco umbro che aspettava di essere assaggiato. Da tempo, tanto che il produttore, che mi aveva inviato il campione, forse pensava di aver sprecato la bottiglia o che il sottoscritto fosse un pirla.

Magari lo sono, ma il produttore, che corrisponde al nome di Iacopo Paolucci e che opera in quel di Montecastello di Vibio (PG) in un’azienda che si chiama con il delizioso nome di Vinnamoro (questo il sito Web, ma non sperate di trovare notizie: è, come troppo spesso accade con i produttori di vino italiani, work in progress…), dove opera in vigneti trattati senza l’uso di trattamenti sistemici, concimi chimici e diserbanti, che si giovano di un clima ventilato ed una forte escursione termica diurna, condizioni ideali per l’ottenimento di uve di grande qualità, su terreni ciottoloso-argillosi. Vigneti posti a 500 metri di altitudine, situati a pochi chilometri da Todi. In quell’Umbria dolcissima dove sono sempre più numerosi i turisti che scelgono di trascorrere le ferie, magari utilizzando la formula, sempre più apprezzata, delle case vacanze.

Ricerche internettiane mi hanno detto che oltre all’uva identitaria da cui è tratto il vino di cui vi parlerò, le altre tipologie di uva a bacca bianca scelte per la produzione di “vini dal notevole potenziale qualitativo sono il Viognier, il Manzoni Bianco, il Trebbiano Spoletino ed il Moscato Giallo. Le varietà rosse coltivate invece sono l’Aleatico, che utilizzeremo per la produzione di un vino da dessert, il Grero (un vitigno autoctono del territorio, coloratore per eccellenza ) ed il Merlot Royal. La nostra missione è la ricerca spasmodica della massima qualità, il rispetto per la natura, l’innovazione senza dimenticare la storia e la tipicità”.

Che vino è dunque il vino umbro che ho avuto il fegato di stappare dopo tre giorni di enodream londinese, e che, lo dico subito, mi è piaciuto senza se né ma?

Un bianco con gli attributi, una intelligente lettura di un vino territoriale per eccellenza come il Grechetto di Todi, qui celebrato nell’annata 2016 dove il produttore si è spinto a produrre qualcosa come ben diecimila bottiglie. Un vino ottenuto da uve 100% Grechetto, raccolte a mano, da vigneti posti a 500 metri di altitudine, situati a pochi chilometri da Todi, con raccolta manuale delle uve e loro attenta selezione, limitato uso dei solfiti in tutte le fasi della vinificazione, come si legge nella vivace etichetta.
Etichetta, ampia e variopinta, che ci racconta anche come questa sorta di intelligente interpretazione umbra, ma ricca di buon senso, di quella stravagante tipologia che corrisponde al nome di “orange wines”, sia ottenuto con macerazione a freddo sulle bucce che si protrae per 12-24 ore a seconda delle annate, con il solo mosto fiore utilizzato, ottenuto per caduta senza pressature, con fermentazione alcolica avviata con lieviti propri estratti dalla macerazione e fermentazione malolattica non svolta.

E niente legno, che gli dei e Bacco in persona benedicano Paolucci! Un vignaiolo che non vedo l’ora di conoscere di persona, di cui ho appreso per vie facebookiane (sono ancora tre giorni sotto sospensione perché sarei stato cattivo e politicamente non corretto…), che è Scrittore Grafico Pittore Ideatore Venditore Corriere Cantiniere Trattorista Vignaiolo Enologo Fondatore Titolare presso Vinnamoro, che ha precedentemente avuto uno Stage presso Marchesi Antinori, che ha studiato viticoltura ed enologia presso l’Università degli Studi di Perugia e ha frequentato l’Istituto Tecnico Agrario “A.Ciuffelli” Todi e sebbene spoletino vive a Perugia.

Il Grechetto di Todi (JACOPONE) dedicato a Jacopo De Benedictis, più noto come Jacopone da Todi, religioso e poeta italiano, venerato come beato dalla Chiesa Cattolica e considerato dai critici letterari (come lo sono stato anch’io per anni, prima di essere folgorato sulla via di Bacco e di Gino Veronelli…), come uno dei più importanti poeti italiani del Medioevo e tra i più celebri autori di laudi religiose della letteratura italiana tutta, è un vino, di annata 2016, di forte caratura e personalità, dotato di una gradazione alcolica sostenuta, 14 gradi e mezzo, ben mascherata da una polpa importante, da una struttura salda, che non impedisce al vino di essere molto godibile, appealing, gustoso.

Il colore, più che giallo paglierino carico con riflessi oro, io lo definisco oro antico con sfumature ambrato-estrattive tra l’oro e l’orange wine, il naso caldo, mediterraneo, con frutta gialla matura in evidenza, e poi sfumature di agrumi, fieno, fiori bianchi secchi, venature salate e di pietra.

La bocca è larga ma freschissima, nervosa, affilata e gioca su due dimensioni, per un gusto largo, profondo di grande consistenza, ma fresco, salato, nervoso avvolgente, di grande pienezza, con una persistenza lunga piena e salata e un finale lungo e persistente. Un vino adatto ad accompagnare non solo alcuni piatti molto saporiti della tradizione umbra quali strangozzi al tartufo nero, umbrichelli in salsa di Trasimeno, a base di filetto di persico, scalogno, aglio e peperoncino, gli spaghetti col rancetto, a base di pancetta, pomodorini e pecorino fresco. E poi la zuppa di ceci e quella di ceci e castagne. Ma anche piatti saporiti, penso a primi piatti a base di pasta, e secondi a base di pesce, con salse e intingoli, carni bianche come coniglio e carne di maiale.

Insomma, per ritornare sulla terra, tra i comuni mortali del vino dopo tre giorni di volo altissimo sui cieli di Londra (dove tornerò il prossimo 27, per un tasting memorabile di cui non vi dirò niente sino al giorno del suo svolgimento e del mio incontro con uno dei più importanti personaggi del vino da 25 anni almeno a questa parte…) un vino, questo Grechetto di Todi Iacopone 2016 Vinnamoro, davvero perfetto. E in sintonia, perché è sempre più questa Italia del vino, non quella che scimmiotta e imita Bordeaux, la Champagne o, peggio ancora, la California, che, le mie prime tre visite di questo 2017 miracoloso in London me lo stanno confermando, il mondo del vino cosmopolita che ha sede nella splendida e vorticosa capitale britannica sempre più apprezza…
Meditate italici vignaioli, meditate…

VINNAMORO
di Iacopo Paolucci impresa agricola
Loc. Doglio – 06057 Monte Castello Di Vibio (PG)
Mail: info@vinnamoro.it cell. +393341734041

Attenzione!

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2 pensieri su “Grechetto di Todi Jacopone 2016 Vinnamoro

  1. Buongiorno Sig. Ziliani. Non ho molta dimistichezza coi bianchi macerati , ma la sua descrizione me lo rende Molto interessante e se non sbaglio nel calice di Luca Bini pare ancora più allettante 😁!

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