Rosati di Maremma in degustazione sabato e domenica a Castiglione della Pescaia

Terza edizione di Rosae Maris: domenica io ci sarò…

Come cambia il mondo! Quando una volta si diceva Maremma, ovviamente sottintendendo l’aggiunta dell’aggettivo “maiala”, si pensava ai butteri, ad una zona incolta e selvaggia infestata dalle zanzare dove a dominare, insieme a mucche e bufali, erano i butteri.

Poi nella Maremma, in larga parte della Maremma, si misero in testa la strana idea di essere una specie di Bordeaux italiana e visto il successo di una griffe enoica, a nome Sassicaia, based in Toscana, ma ben lungi dal rappresentare fedelmente un’identità reale e credibile del vino toscano, hanno piantato vigne di Cabernet, Merlot, Petit Verdot. Ottenendo vini per i quali un mio grande amico e maestro, Nicolas Belfrage, MW, ha coniato la definizione di Super Tuscan.

In seguito in quella Maremma ormai riconvertita al vino hanno piantato migliaia di ettari di Sangiovese. Non solo destinati ai vini della più nota delle denominazioni locali, quel Morellino di Scansano che pur ha visto giorni migliori, ma anche, negli ultimi anni, perché questa tipologia, dicono, è diventata trendy, piace, si vende (cosa tutta da dimostrare) ed è di moda e chic, à la page, ma addirittura, incredibile dictu, a rosati.

Ora bisognerebbe aprire un lungo discorso su questa Pink new wave, che sta portando un po’ tutti gli organi di stampa, anche quelli a larga diffusione, dispiace dirlo, più negli States e nel Nuovo Mondo che in Italia, dove il potenziale dei rosati prodotti dalla Valle d’Aosta sino alle Isole è inferiore, forse, solo alla Provence, a dedicare articoli, servizi televisivi, degustazioni, inchieste, wine celebrations, al bere in rosa.

Lasciatemi ruminare e portare a maturazione questo discorso, organico e complesso, sui rosati, che in Italia posso fare a testa alta, con cognizione di causa, a ragion veduta, essendo io, insieme a due altri colleghi, l’abruzzese Massimo Di Cintio ed il gardesano sponda veronese, area Bardolino, Angelo Peretti, il giornalista che da più tempo, almeno 20 anni, scrive, perché amo e bevo, e scrivo di rosati, ma intanto voglio segnalarvi, in zona Cesarini, ma ne ho avuto notizia solo venerdì’ pomeriggio, di una ennesima manifestazione dedicata alla “altra parte del vino”.

In questo ultimo mese abbiamo superato, in scioltezza, all’insegna del mancato coordinamento, di un esuberante ed entusiastico dilettantismo organizzativo, tre eventi dedicati ai rosati. Il primo, in maggio, Sorrento rosé, ad opera di quella benemerita organizzazione che corrisponde al nome di Associazione Nazionale Donne del vino, e alla quale l’attuale presidente, una donna toscana legata ai tempi del Partito comunista italiano, del Sistema Siena e del più vetero, e becero, femminismo militante (“l’utero è mio e me lo gestisco io!”) ha dato una connotazione ridicolmente nostalgica che ha trovato il suo culmine di “genialità” nella scelta, tutta farina del sacco di Donna Donatella, di accreditare allo pseudo evento unicamente giornaliste di sesso (genere?) femminile.

Il secondo è stata, tutto sommato con più luci (ad esempio la degustazione di Oltrepò Pavese Cruasé da me condotta) che ombre, la decima edizione di Italia in rosa, a Moniga del Garda, che ha consentito di capire, anche attraverso una serie di vini imbarazzanti e ridicoli presentati, come al rosato ormai approdino stupidamente, considerandolo solo una moda, ed un basso espediente commerciale, “cani e porci”, ovvero produttori che pensano che rosati si possano facilmente produrre con qualsiasi uva e in qualsiasi zona.

Terzo evento, che non nomino e al quale non intendo fare alcuna pubblicità, i motivi la “banda” che lo ha organizzato conosce benissimo i motivi della mia feroce incazzatura nei loro confronti (ne parlerò presto con il governatore della Puglia Michele Emiliano…) si è tenuto una settimana dopo Italia in rosa in Salento.

Alle porte c’è un quarto evento, ai primi di luglio, a Roma, organizzato dalla rivista Cucina e vini, che in passato ha editato, curato da Di Cintio, l’unico tentativo editoriale italiano di “schedare” e valutare i tanti rosati prodotti in tradizionali e nuove aree vinicole.

En attendant l’evento romano, con una connotazione che definirei territoriale, localistica, più che provinciale, sabato 24 e domenica 25 nel cuore della Maremma (maiala) nel territorio di Castiglione della Pescaia, nel grossetano, denominato “la Svizzera della Maremma”, oltre 20 aziende vinicole, alcune a me note come “rosatiste”, altre con recentissima folgorazione sulla via del Rosé, daranno vita alla terza edizione di Rosae Maris, manifestazione dedicata ai vini rosati della Maremma.

Il programma recita in italiano e in inglese, of course!: Sabato 24 all’Orto del Lilli e Domenica 25 alla Casa Rossa Ximenes.

For the thrid time Rosae Maris is back in Castiglione della Pescaia and this year is double: Saturday 24th at Orto del Lilli and Sunday 25th at Casa Rossa Ximenes. Do not miss this opportunity to taste the best ROSÉ WINES form Maremma and find Your Wine for the Summer 2017! Organizzato da – Organized by Rosae Maris e Consorzio DOC Maremma Toscana

Con il patrocinio di – Under the patronage of Comune di Castiglione della Pescaia – Musei della Maremma – Riserva Naturale Diaccia Botrona – Provincia di Grosseto- Scuola Europea Sommellier

Le Aziende presenti al banco d’assaggio, aperto sabato e domenica dalle ore 18:00 alle ore 21:00 sono le seguenti:

Azienda Bruni
Belguardo-Marchesi Mazzei
Colle Massari
Diegale
Fattoria di Magliano
Fattoria Le Pupille
I Vini di Maremma
Il Ponte
La Chimera d’Albegna
La Selva Montebelli
Moris Farm
Muralia
Podere 414
Podere Ristella
Poggio L’Apparita
Sassotondo
Simona Ceccherini
Tenuta La Badiola
Tenuta Rocca di Montemassi
Val di Toro
Vegni & Medaglini
Viila Patrizia
Vini Montauto

Diaccia Botrona e Casa Rossa Ximenes
Via Casa Rossa Ximenes, Castiglione della Pescaia, 58043

Cosa volete che vi dica: Castiglione della Pescaia non è proprio vicinissima a Bergamo dove vivo (e benzina e autostrada continuano a costare sempre di più) e martedì 27 alle 6.30 all’Aeroporto di Milano Bergamo Orio al Serio mi aspetta un aereo per condurmi (e sarà per la quarta volta, da febbraio) in quel di Londra, anche per parlare di rosé & pink wines nel corso di un importantissimo incontro che avrò giovedì alle 11.

Però, la curiosità, che non è esclusivamente femmina, così come i rosati ed i chiaretti non sono proprio per nulla vini adatti solo a donne & gay – a me continuano a piacere solo le donne (la mia Donna) e non i loro fratelli – è tanta, la follia (sto pensando a qualcosa di organico e complesso sul vino in rosa) mi sta portando a progettare, dopo due libri in inglese francamente deludenti e molto carenti nel capitolo relativo ai “rosati d’Italia”, un vero libro importante, nella lingua di Dante ed in quella di Shakespeare, che presenti in maniera completa e divulgativa quanti rosati e da quali grandi o meno adatte uve da rosati, si producano oggi in Italia.

E quindi poter assaggiare i rosé, oltre trenta, prodotti nella terra del Sassicaia, del Masseto e di chissà che, costituisce un’occasione da non perdere. E che io non mi perderò e che andrò a raccontarvi presto. Dopo la mia visita domenica.

Spero proprio di essere stupito e confermato nell’idea che volendo lavorare bene si possano produrre ottimi rosati base Sangiovese, e non solo, laddove la maggior parte delle aziende hanno puntato per anni su rossi potenti, estrattivi, concentrati, ricchi di legno ed eccessivamente costosi.
Comunque vada, se poi Elle deciderà di accompagnarmi sarebbe il massimo, ne sono certo, sarà un successo. Tale da farci vedere e cantare.. “la vie en rosé”….

Attenzione!

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