Terre Siciliane rosato Piano dei Daini 2016 Tenute Bosco

Un rosato vulcanico che evoca Ceronetti e Verlaine e le nostre “Lei”…

In quanti modi si può scrivere di un vino, e tentare di raccontare l’emozione che l’incontro, che può essere negativo, deludente, tiepido, oppure appassionante, con lui ci regala? Temo che non ci siano molte variazioni sul tema possibili, che anche dotati della fantasia e di una stilistica personalissima come nel caso di Stefano Caffarri e di Camillo Langone, di Pierluigi Gorgoni, di Alfonso Stefano Gurrera e di Hervé Lalau, per citare alcuni degli scrittori sul vino che prediligo.

Alla fine, come seguendo la prassi canonica della sonata classica per pianoforte, esposizione sviluppo ripresa, si finisce inevitabilmente con lo scrivere più o meno le stesse cose, ahimé, che tutti noi che ci dilettiamo a fare i wine writers andiamo ripetendo da decenni.

Senza avere alcuna pretesa di rivoluzionare alcunché voglio provare a raccontarvi a modo mio, nel modo che mi viene naturale in questo particolare periodo della mia vita dove mi sono dolcemente arreso all’infinita potenza dell’Amore, dove è Amore, anzi, l’Amour, pour une merveilleuse femme parisienne, a dominare, a tenere la barra della mia esistenza, un vino che mi ha letteralmente conquistato.

Un vino, ça va sans dire, in rosa, un grande Rosato, (e in questo periodo un altro rosatista come me, Angelo Peretti su Internet gourmet, sta animando un serio dibattito, da seguire, su trend e moda di rosati, rosé, pink wines: leggete ad esempio qui e poi ancora qui) che mi ha letteralmente conquistato.

Il perché è molto semplice e innesca un discorso che lascio a voi giudicare se abbia un senso, se costituisca una eno-farneticazione, una svolta erotomane del mio pensiero, un annuncio di una morbosità da vecchietto che non si rassegna (ma ho solo 60 anni capperi, e non faccio ancora ricorso a pastigliette azzurre…).

Bene, allora facciamo finta, amici lettori maschietti, che tra di voi in questo momento non ci siano donne, che l’altra metà del cielo non ci stia ascoltando/leggendo, e allora vi chiedo a bruciapelo: si può avere una erezione, si parlo proprio di erezione, ovvero del nostro “amico” e compagno di avventure che si alza in piedi e stende idealmente le antenne in direzione della “sorellina”, del “vulcano” che é all’origine della Vita, mentre si degusta, ma che dico, si beve un grande vino?

Voi pensate di no, che io stia pazziando? Vi sbagliate, io questa erezione autentica, intellettuale e fisica, l’ho avuta e ho continuato ad averla (e spero avvenga sempre così anche con mon Amour parisien…) mentre ieri sera mi stavo godendo, e lo ribadisco, godendo, lo strepitoso, meraviglioso, incredibile, Terre Siciliane rosato IGP Piano dei Daini 2016 dell’azienda Tenute Bosco di Castiglione di Sicilia.

Un vino dell’Etna, che nasce da un raro e antico (fu impiantato alla fine dell’Ottocento) vigneto ad alberello coltivato a Nerello Mascalese, in larga parte su piede franco, a 700 metri di altezza, che si presenta come IGT Terre Siciliane e non come Etna Doc, che mi ha letteralmente conquistando.
E vi assicuro che, innamorato perso come sono, non stavo pensando alla deliziosa proprietaria della tenuta, che ho incontrato a Italia in Rosa, ovvero Silvia Bosco. Giurin giureta, come diciamo noi a Milano….

Il dialogo con questo rosato, che avevo già avviato a Moniga del Garda ad inizio giugno, era partito normalmente, con il mio apprezzamento del colore, tra la cipria e una buccia di cipolla appena accennata pallida trasparente di bella luminosità e brillantezza, con una vena appena misteriosa, una leggera foschia sospesa sul mare.

E poi, man mano che coglievo lo splendore ed il nitore assoluto di un naso delicatissimo, sottile, elegante, finemente agrumato, con screziature di mandarino, fiori d’arancio, anzi zagare, e una leggera sfumatura di ribes e mirtillo in sottofondo e poi rosmarino, sale e pietra, l’aroma leggero della buccia di pesca sfumava progressivamente, sino a veder trionfare questo aspetto, nella sottile malia , in una vena iodata e marina quasi ostricosa, che a me, da quando ho ricordo di degustazioni e divagazioni mentali sui profumi che arrivo a cogliere, richiama sempre la tenerezza e la delicatezza, il mistero del sesso femminile.

Una meraviglia assoluta dinnanzi alla quale amo fermarmi in adorazione, stupefatto dalla semplicità e complessità al tempo stesso di un qualcosa che richiama sia l’albicocca che una rosa, e che mi ha soggiogato sin dalla primissima osservazione, una vera folgorazione, anni e anni orsono…

Un attimo per riprendermi ed ecco subito l’attacco in bocca soave, suadente, carezzevole, delicato, piacevolmente e soavemente secco ma senza eccessi, che cede il passo ad una succosa presenza di frutto, pesca bianca e mandarino, arancia, un velo di mandorla e poi tanto sale e pietra, una coda lunghissima, la persistenza viva che ti fa sognare il mare, le ostriche, la misteriosa vertigine del sesso femminile nell’atto adorante e veramente magico del cunilinctus. Dal latino cunnus lingere.

Una pratica sessuale antica, di cui si trova traccia nell’arte e nella letteratura antica, nella poesia francese dell’Ottocento, ad esempio in Paul Verlaine, nella sua celebre poesia Printemps, laddove, lui che tra l’altro era stato in amicale intimità con Arthur Rimbaud, annota:

Laisse-moi, parmi l’herbe claire,
Boire les gouttes de rosée
Dont la fleur tendre est arrosée, –

« Afin que le plaisir, ma chère,
Illumine ton front candide
Comme l’aube l’azur timide.

Una pratica che prevede un atteggiamento di venerazione e adorazione, e di oblio e annullamento dell’elemento maschile, celebrata in maniera mirabile dal grandissimo poeta, saggista, filosofo e visionario Guido Ceronetti, in questa pagina tratta da Il silenzio del corpo, che considero una delle mie fonti di ispirazione per entrare nell’universo misterioso e magico di questa forma assolutamente intima di amore per la tua Lei.

E infine l’apprezzamento conclusivo del vino, mentre ormai la bottiglia si era quasi completamente versata, con il gusto rotondo il giusto, vivo, persistente, lunghissimo, strepitosamente ricco di sapore, croccante, enoicamente libidinoso, con perfetto equilibrio, magnifica vitalità ed energia.

Non è forse anche questo un modo di vivere, pensare, interpretare, lasciandoci trascinare da pensieri e fantasie che appartengono al nostro vissuto, il vino e un vino che, come le nostre lei, amiamo?

Attenzione!

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