Riflessioni back from London: meno provincialismo e più energia

Ma chi se ne frega se dei mediocri ti snobbano!

Ho lasciato volutamente trascorrere una giornata, anche perché avevo una casa da pulire e tante cose da fare, visto che ultimamente ho girato come un wine globe trotter, dopo il mio ritorno da Londra. Dopo la mia quarta trasferta, nella capitale britannica, in tre mesi. Ho voluto lasciare decantare le emozioni, cercare di tirare un bilancio nella maniera più oggettiva, come se le cose accadute non avessero riguardato la mia persona, ma coinvolto qualcuno di cu avessi lo strano potere di osservare le mosse, in ogni istante.

Bene, devo proprio dire, a 24 ore dal mio ritorno, di essere straordinariamente soddisfatto di come sono andate, in ognuna delle quattro occasioni (e sono stati 12 giorni intensi vissuti in quella città dal ritmo forsennato e dall’energia straordinaria) le cose.

Delle esperienze, professionali e umane, fatte, delle tante persone, di straordinario valore ognuna, incontrate, dei wine tasting cui ho avuto modo di partecipare, degli scambi di opinioni (nonostante il mio inglese, ahimé, non sia eccellente come mon français), delle sensazioni e delle emozioni vissute.

Di quello che ho imparato e di quanto ho avuto il piacere di trasmettere a chi entrava in contatto con la mia modesta persona, di ogni attimo di vita trascorsa parlando di vino, assaggiando vino, allargando la mia visuale sul vino, imparando, anche se lo sapevo già, che il mondo di vino di oggi è sempre meno Europa e Vecchio Continente centrico, e che vede crescere nuovi competitors, nuovi protagonisti, protagonisti di exploit e riuscite impensabili.

E che un vero vin de terroir non lo possiamo ormai trovare solo in Bourgogne o nelle Langhe, nella Cote du Rhone, in Provenza o sull’Etna, a Montalcino e nella Mosella, nelle Rias Baixas o nei Castelli di Jesi, ma anche nella Barossa Valley, nell’area di Marlborough in Nuova Zelanda, in Cile, Argentina, Croazia o chissà dove. Per merito non tanto delle tecniche di cantina, che pure ormai sono raffinatissime, anche troppo e talvolta invadenti/pericolose, ma della capacità degli uomini di esplorare a fondo i territori dove vivono e operano cogliendone tutte le potenzialità.

Cosa mi ha detto quindi questo mio ultimo (per ora: prossimamente ad agosto o settembre al più tardi il ritorno) viaggio londinese? Ad esempio che non devo farmi contagiare dal becero e tristo provincialismo italico e bresciano. E fregarmene altamente se una zona vinicola della provincia lombarda, produttrice di BOLLICINE metodo classico il cui valore, forse perché credevo in quella zona e magari ne ero enoicamente innamorato (ma si trattava di un mero amore mercenario, non di un vero amore sincero e corrisposto, ma di una relazione improntata al reciproco interesse…) organizzando un costoso evento nella capitale inglese, che non so come sia andato, abbia pensato bene, trovandomi io stesso a Londra e avendo comunicato la coincidenza ad organizzatori dell’evento e responsabili del Consorzio, di ignorare la cosa e di non invitarmi.

Per un mancato invito al tasting londinese (110 sterline con cena in ristorante lussuoso per assaggiare 6 bollicine 6 di produttori della piana rovatese) io ho ricevuto l’invito allo strepitoso Masterclass di un genio del vino mondiale come Kevin Judd, l’incontro con un personaggio fantastico responsabile del più grande evento dedicato ai vini rosati che si svolga lungo il Tamigi e la partecipazione al tasting di un importatore inglese che ha chiesto il mio parere e la mia consulenza in merito ad una serie di vini italiani che doveva scegliere se era interessante selezionare oppure no.

Snobbato da dei provinciali arricchiti ma sempre provinciali e clamorosamente ignoranti, ex tondinari e costruttori, oppure industriali del tessile dalle alterne fortune (mai all’altezza dell’intelligenza e della saggezza contadina dei migliori vignaioli di quella zona) e stimato, considerato e rispettato da wine maker super star, master of wine, wine merchant ed esperti di vino di fama mondiale. Chi può mai pensare che sul piatto della bilancia le due cose possano seriamente avere lo stesso peso?

Torno quindi da Londra consapevole che la mia professionalità, il valore, finalmente riconosciuto (mica come in questa Italietta del vino dove sono mal sopportato da conformisti e cialtroni di ogni risma, da pennivendoli servi delle Grandi Aziende del Vino e del loro peso come utenti pubblicitari per rivistucole lette da minuscole congreghe) della mia trentennale esperienza e della mia capacità di degustatore, all’estero pagano. In tutti i sensi…

 

Torno, per ora, in Italia, pronto ad assumere gli importanti incarichi che mi sono stati proposti, come sempre giornalista, pardon, wine writer, ma anche come aspirante broker e consulente di importatori per la scelta di vini e di aziende italiane, oltre che wine taster. Consapevole che se in questi primi sei mesi dell’anno, questi sei magnifici, decisivi, fenomenali primi sei mesi del 2017, mi sono divertito come un matto, sono rinato a novella vita, ho delineato un mio chiaro futuro affettivo e professionale, nella seconda metà (dopo la pausa di luglio agosto, che mi vedrà comunque, e non solo per vacanze, recarmi in Champagne ed in Provence) dopo aver ben seminato sarà il momento della prima raccolta ed il divertimento e le soddisfazioni ancora più grandi.

Lascio quindi ai mediocri, ai piccoli di mente, ai presuntuosi e arroganti, ai maleducati e cafoni, oh quanti, e non solo in quella zona che sinora ha goduto di un successo superiore ai suoi effettivi meriti, lo squallore della loro condizione e io, senza farmi infinocchiare e infangare dal loro sguazzare nella mota ed in vigneti di pianura su cui si potrebbero dire tante cose (alcune meglio non dirle) magari aprendo il discorso sui “cru… autostrada”, ho deciso di dire loro bye bye e au revoir, e di volare alto come un’aquila.

Vi saluto bollicinari provinciali e rancorosi, vi lascio alle vostre miserie e alle vostre nevrosi…

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog

http://www.lemillebolleblog.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *