Ehi Slow Wine, perché con la Franciacorta non vi comportate come con Bressan?

Cari amici e “compagni” di Slow Wine (beh, chiamare “compagno” il mite Giancarlo Gariglio, che ha l’aspetto più di un mancato chierichetto, felicissimo padre di una splendida bambina o forse, al momento attuale, già due, che un barricadiero come Carlin Petrini che in gioventù ebbe frequentazioni spericolate, mi riesce alquanto difficile, come pure con il “compagno”, ma di fede interista, Fabio Giavedoni), so che siete presissimi in questi giorni, come pure gli altri guidaioli (auguri e cercate di limitare al massimo le vostre castronerie!), a completare l’edizione 2018 di quello strumento il cui nome, parafrasandolo, corrisponde a giuda. Ovvero guida. Dei vini.

Debbo disturbarvi però, visto che state realizzando le vostre compilations di “buoni e cattivi”, spero si tratti solo di vini, per segnalarvi un caso urgente e grave.

Ieri mi è capitato di ripubblicare sul secondo dei miei wine blog (non preoccupatevi, non li legge nessuno, non hanno alcuna influenza sul consumatore, mica sono guide!) Lemillebolleblog, una lettera, opera di una persona vera che esiste (gli ho parlato al telefono e posso confermarlo) non di un qualsiasi anonimo pirla, il quale, in forma molto garbata e ironica, come si può leggere qui, di fatto accusa larga parte dei produttori di una zona spumantistica lombarda, (ma come si chiama? Ah, mi sembra Franciacorta) di utilizzare in periodo di vendemmia “turisti” di origine rumena (da escludersi che siano tutti virtuosi del violino tzigano e aspiranti membri della incredibile orchestra “I fantasisti del metro” del mio amico Roberto Durkovic). Rumeni, che, pare, così dicono ricorrenti boatos locali, vengano sottopagati o manovrati da membri di uno squallido caporalato che li sfrutterebbe. Il condizionale è d’obbligo.
Non è la prima volta che si parla di questo tema spinoso, ma produttori ed il Consorzio di tutela di questa zona spumantistica lombarda, che mi pare si chiami Franzacurta, non hanno mai risposto. E, sinora, non hanno risposto nemmeno a me – ci gioco le… che non lo faranno nemmeno questa volta, perché, come cantava Caterina Caselli “la verità ti fa male, lo so” – hanno taciuto. Con un comportamento non molto bresciano, ma siculo anni settanta…

Cari “compagni” di Slow Wine, io so bene quale importanza abbia per voi, che dite di fare una guida diversa dalle altre (ho anche collaborato alla prima edizione, come al Vini d’Italia, ma che non si dica in giro, trattasi di scheletri nel mio armadio…) la componente etica della produzione. Così almeno voi dite…

E mi ricordo bene le motivazioni con le quali voi, tre anni fa, di questi giorni, clamorosamente annunciaste, in questo post pubblicato sul vostro sito Internet, che i vini di quel reprobo, razzista, fascista, nazista, anti-migranti (ma sotto sotto anche colpevole del terremoto in Friuli del 1976, dello tsunami del 2004 e, pare, anche indiziato di essere il vero “Mostro di Firenze”, altro che la buonanima del Pacciani!) che i vini di Bressan e la sua azienda sarebbero stati esclusi dalla vostra guida.
Questo perché, scrivevate, “Slow Wine non è solamente un progetto editoriale, è la guida dell’associazione Slow Food, che in questi anni ha sviluppato progetti internazionali come Terra Madre e Mille Orti in Africa. Slow Wine fin da subito ha deciso di tenere in ampia considerazione anche il lato umano dei produttori e di raccontare (andandoli a visitare) i vignaioli che recensiva, con uno stile narrativo. Buono, Pulito e Giusto non è solo uno slogan, ma i tre aggettivi sono essenziali per descrivere la qualità di un vino e/o di un’azienda che noi recensiamo”. E poi che “Slow Food con la propria rete associativa internazionale e con la rete delle comunità di Terra Madre è portatrice di valori”.

In sintesi, detto in inglese, vostro il testo, “However, Slow Wine is not solely a publishing enterprise. It is a body that is directly linked to the Slow Food association, which has successfully developed international projects like Terra Madre and 1000 Gardens in Africa. From the get-go Slow Wine has placed considerable importance on the human aspect of wine production”.

Ricordo bene il plauso di tanti vostri aficionados alla vostra così “difficile”, (sparare su un fascista, come si urlava negli anni Settanta, facendo seguire alle parole i fatti, vedi la fine del giovane eroe Sergio Ramelli, ammazzato a sprangate solo perché “colpevole” di avere idee di destra, non è tuttora reato), decisione. Così sofferta, così ardua da prendere, perché in Italia, dove la destra neofascista è al potere, riducendo ad una durissima opposizione e ad una impossibilità dal pontificare in televisione eroi e martiri dell’informazione libera e indipendente come i perseguitati politici Gad Lerner, Santoro, Travaglio, David Parenzo, Luca Telese, Bianca Berlinguer, Giovanni Floris, Diego Bianchi in arte Zoro, andare contro la destra, e provare a professare idee di sinistra è rischioso, impopolare, azzardato.
Eppure voi questo coraggio, questo sprezzo del pericolo (gesto vagamente fascista…), lo aveste, tra il plauso incondizionato e monolitico dei vostri lettori, tutti ad applaudire un gesto all’insegna del motto “Buono, Pulito e Giusto è “moralità”. E la moralità è ciò che manca a questa nostra società ormai non sostenibile”.
Una decisione, la vostra, condivisa con i vostri amici Parzen, Larner, Katie Parla, Hande Kutlar Leimer-VinoRoma, Pignataro e proseccari vari, che venne contestata solo da un provocatore, “un certo Ziliani”, come direbbero gli agiografi del mio ex nemico Oscar Farinetti, il quale scrisse questo proditorio editoriale, al quale fece seguito un altro, ancora più proditorio, dove vi invitavo a “boicottare” ed escludere dalla guida nientemeno che uno dei padri della Patri enoica, una della Grandi Industrie del Vino Italiano, la Marchesi Antinori. Proprietaria anche della tenuta Montenisa in Franciacorta. Come se un tale inaudito sacrilegio potesse mai essere perpetuato.
Oggi vi invito a ritrovare lo spirito rivoluzionario, la bontade d’animo, la purezza, la coerenza tutta d’un pezzo, l’orgoglio, il coraggio, che guidarono la vostra decisione di escludere quel barbaro individuo di Bressan, quello spregevole razzista, che cela le proprie attività criminali dietro il paravento dell’atteggiarsi a vignaiolo e produttore di vini (pessimi, ça va sans dire….), e non dico ad escludere dalla vostra pregiata guida le aziende della zona spumantistica bresciana. Ma a valutare attentamente quale includere e quali lasciare fuori.

Non basandovi solo sul giudizio, peraltro molto soggettivo, relativo alla qualità dei vini (a mio avviso di veramente grandi ce ne sono ben pochi…), ma ad esempio, visto che siete attenti all’ambiente, o così dite di essere, sul lasciar fuori, ma manifesto sprezzo di ogni criterio di sostenibilità, l’azienda o le aziende che vinificano le uve dei cosiddetti “cru autostrada”, quelli che sono esattamente posti a filo della trafficatissima autostrada A 4 nel tratto tra il casello di Rovato e quello di Palazzolo sull’Oglio.
Certo della vostra attenzione, del consenso dei vostri affezionati lettori, che plaudiranno con slancio e fidelistica (nel senso di Fidel Castro, il lider maximo tanto caro, prima che diventasse amico di Principi, ministri e papi, al vostro Carlin e al Pontifex attuale…) adesione alla vostra scelta, che sicuramente non sarà condizionata da valutazioni di marketing, da spregevoli considerazioni in merito a pagine pubblicitarie che salterebbero sulle vostre pubblicazioni, a sostegno franciacortesco a vostre meritorie iniziative, porgo, con doveroso rispetto, i più cordiali saluti. Bacio le mani a vossia…  Quel provocatore del franco tiratore…

 

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog

http://www.lemillebolleblog.it/

e Franco Ziliani blog

http://www.francoziliani.blog/

2 pensieri su “Ehi Slow Wine, perché con la Franciacorta non vi comportate come con Bressan?

  1. come spiega l’assenza di commenti a questo suo articolo molto vigoroso?
    Ha sbagliato a scriverlo visto nessun commento fa pensare che non interessi a nessuno il tema da lei trattato, oppure…
    Lei come spiega questo silenzio e pubblicherebbe ancora questo post?
    Grazie per la sua risposta
    Federica

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