Falanghina dei Campi Flegrei Cruna del Lago 2004 La Sibilla

Non voglio fare un discorso politico, ma è innegabile, è sotto gli occhi di tutti, a meno di non comportarsi come i ciechi e nascondere la testa sotto la sabbia che Italia è ormai sinonimo di Africa, da ogni punto di vista, climatico, paesaggistico, olfattivo, dal punto di vista della presentazione, spesso sordida, delle periferie e dei centri storici delle nostre città, del numero dei nostri invasori che qualcuno si ostina a chiamare “risorse”, contro le quali il nostro governo non ha fatto niente, perché ha fatto business con loro. Fregandosene degli italiani, tradendo la volontà del popolo italiano

E date le temperature pazzesche, che sembrano studiate per mettere in difficoltà noi e far trovare a loro agio gli estranei, gli “ospiti” che allegramente ci invadono giorno dopo giorno, i medici ci suggeriscono di non bere vino, di bere unicamente acqua. Magari acque minerali confezionate in bottiglie di plastica sulla cui salubrità è meglio sorvolare…

Il sottoscritto invece, e magari qualche pirla mi darà subito dell’ubriacone, il vino lo assaggia e lo beve, anche mentre fuori le temperature escono pazze come noi umani. Perché ne scrive, e perché da ogni bottiglia che stappa ha sempre qualcosa da imparare. E, spero, da raccontare…

Giorni fa, riordinando una delle mie due capienti cantine, che meriterebbero un racconto, mi sono trovato tra le mani una bottiglia di un vino che ognuno, 99 su 100, avrebbe giudicato morto, sepolto, ossidato e imbevibile.

Parlo di un cru di Falanghina, un bianco campano che adoro letteralmente, proveniente dalla zona top, i vulcanici Campi Flegrei, (un posto meraviglioso dove prima o poi voglio andare qualche giorno alloggiando in una semplice casa vacanze) dove spesso i vigneti sono su piede franco, su terreni sabbiosi, situati in posizioni fenomenali da un punto di vista paesaggistico.

La Falanghina dei Campi Flegrei in oggetto era prodotta da uno dei miei produttori locali prediletti, La Sibilla di Bacoli, ed è, porta ancora la vecchia etichetta, il Cruna del Lago, uno speciale cru che la famiglia Di Meo considera come un fiore all’occhiello. Speciale il cru, ma tutti i vini che La Sibilla produce sono per me, e lo scrivo ormai da molti anni, da urlo.

Stasera, dopo averla lasciata riposare due giorni in frigo, ho stappato, lottando con il tappo che mi si sbriciolava, questo bianco di anni 13 e, scusatemi se vi arrivano ovunque voi siate i miei muggiti di piacere, questo vino fantastico mi ha causato “enoici orgasmi”.

Chi avrebbe mai pensato che una Falanghina, seppure dei Campi Flegrei, di 13 anni, tappo permettendo sarebbe stata così integra, ruggente, piena di energia (avete presente i trionfanti seni di Sofia Loren da giovane, quando era una delle più belle e sensuali donne del mondo?) stappata dopo tanto tempo?

Io non avrei scommesso, e potevo anche permettermelo, tanto di soldi non ne ho, e euro più euro meno la mia vita non cambia, anche dieci euro che la bottiglia sarebbe stata kaputt una volta aperta.

Ma invece… ! Maronna, a che vino incredibilmente e sorprendentemente sensazionale mi sono trovato dinnanzi! Un bianco strepitoso, che ha mi ha fatto davvero, posso dirlo?, lo dico, eno-godere.

Di che cosa si tratti questa Falanghina Campi Flegrei Cruna dell’Ago, da me goduto in versione 2004, lo spiega bene uno specialista dei vini campani, “the boss” Luciano Pignataro, che ho contattato telefonicamente e che gentilmente, non sorpreso affatto del mio entusiasmo, mi ha rinviato ad una degustazione verticale di questo bianco esemplare, comprendente anche l’annata 2004 che ho trovato meravigliosa.

Senza leggere le note di degustazione del massimo esperto di vini campani e gran manovratore dell’enogastronomia nell’Italia del Sud (lui è molto bravo, ma alcuni suoi collaboratori lasciano a desiderare o sono quantomeno ridicoli, soprattutto quando ciarlano di un vino che non conoscono e non capiscono, Monsù Barolo…), io riporto le mie su questa Falanghina dei Campi Flegrei 2004 che sfida il tempo e vince a mani basse.

Color oro ambra, profondo, intenso, grasso nel bicchiere, profumi densi, floreali mediterranei, con pietra focaia in quantità e zolfo a scandire il ritmo e dettare i tempi, e agrumi canditi a trionfare e sole, tanto sole, ma non tropicale, nel bicchiere. E poi, al gusto, grande sapidità, freschezza, energia, profondità, piacevolezza estrema, con un frutto succoso, una magnifica acidità ed un gran sale che spingono, grande integrità equilibrio e assoluta godibilità.

Una Falanghina dei Campi Flegrei di 13 anni, opera di un grande produttore, figlia di un terroir strepitoso e unico, a dimostrare ai pirla che affermano che solo facendoli passare attraverso le Forche caudine della barrique i bianchi italiani possono invecchiare armoniosamente… Qui di legno, forse, appena un accenno, ma che bellezza, che armonia, che gusto italiano, campano, mediterraneo e non internazionale nel bicchiere! Chapeau!

La Sibilla sas soc. agricola
Via Ottaviano Augusto, 19 80070 Bacoli (NA)
Email info@sibillavini.it
Tel +39 0818688778  Fax +39 0818549821
Sito Internet http://www.sibillavini.com/

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