Bravo bene Ziliani! Bravo forse, però sono quasi disoccupato, come mai?

Amara riflessione settembrina, mentre quota 61 s’avvicina…

Mi fa piacere scoprire che il mio articolo sull’onestà intellettuale del mio ex “nemico” Riccardo Cotarella pubblicato sabato stia piacendo. Telefonate, e-mail, messaggi via Whats’app in risposta al link all’articolo da me inviato ad una serie di persone, e tutti di consenso. Da parte dell’interessato, Mr. Merlot, che si è divertito ed è stato ovviamente gratificato dai miei complimenti, e poi da parte di un suo caro amico romano, a’ Frà che te serve, alias Franco Ricci, il re della sommelerie italiana. Da parte di lettori, produttori di vino, enologi, che, stranamente, mi manifestano il loro consenso privatamente, ma guardandosi bene dell’esibirsi con un pubblico commento al post sul mio blog.

Li capisco, prendere posizione, in questa Italia di farisei, cerchiobottisti e doppiogiochisti, di buonisti ipocriti politicamente corretti e per di più confessare di essere d’accordo con il pericoloso estremista, “quel pazzo squilibrato e psicopatico di Ziliani”, è rischioso e impopolare. A me, come spesso mi ha detto in camera caritatis qualche collega, tocca il lavoro sporco. Di cui talvolta anche loro si giovano. Ma non esponendosi, lasciando che sia io ad andare all’assalto, non avendo loro gli attributi e l’onestà intellettuale per farlo. Perché “tengo famiglia” e chi me lo fa fare? Come se io famiglia, invece, non la tenessi…

Non mi stupisco, sono abituato a queste cose. Io adoro scrivere così, in qualche modo con uno stile che evoca la definizione latina di “castigat ridendo mores”. Intendiamoci, non sono, non ne ho la stoffa e la grandezza, di un moralista di stampo latino, come il sommo Giovenale, e poiché ho ben presente il motto “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, evito di presentarmi come moralista. Conoscendo i miei limiti, le mie contraddizioni, le mie ombre. Che sono quantomeno pari, se non superiori, alle luci…

Però, pur senza considerarmi un Montanelli o un Veronelli, e senza indulgere in presunzione, consapevole anche dei miei pregi (che pure ci sono, perdinci!, anche se tra mille difetti) e avendo la lucidità di capire che in giro, nel mio settore, non ce ne sono poi tanti più bravi di me, per l’esperienza maturata in oltre trent’anni di attività e di vita (magari sottratta alla famiglia: non sono stato né un grande marito né tanto meno un gran padre) per come degusto e per, eh diamine, so fare solo quello!, come scrivo. Con uno stile, lo riconoscono anche quelli cui sto “simpatico” come possono esserlo frammenti di vetro nelle mutande, personale, divertente e leggibile. Smart

Eh bravo Ziliani, direte voi, bravo perché hai superato il terribile anno 2016, bravo perché non so come sono riuscito a venire fuori dal cul de sac in cui mi ero ficcato ai primi di ottobre di due anni fa, con il pugno (non proprio un uppercut da k.o.) che avevo rifilato, nel pieno di una Giornata Champagne milanese, al “prezzemolino” (come l’avevo battezzato anni addietro) Andrea Gori. Bravo perché ho superato una campagna di linciaggio e un tentativo di farmi fuori, professionalmente, con alcune canaglie (coglioni grassi e/o barbuti, ma anche qualche donna, o piuttosto femmina, le donne vere sono altra cosa) che si sono particolarmente “distinte”, che avrebbe steso un bue. E invece, sunt ancamò chì

Bravo, penserete forse, perché tieni in vita due blog del vino, che pare siano (ancora) letti nonostante il tuo caratteraccio. Bravo perché hai ancora lettori che ti scrivono e credono in te, bravo perché nei hai inaugurato un terzo di blog (il Franco Ziliani blog), che in verità sarebbe un quarto, perché il terzo, Rosé Wine Blog, pioneristico, il tuo referente tecnico te l’ha chiuso quasi a tua insaputa…E lassuma pert

Bravo perché in tante vicende del mondo del vino (la moda dei vitigni internazionali e la riscoperta dei vitigni autoctoni, la difesa del Barolo e del Brunello di Montalcino veri contro i vari tentativi di imbastardimento, la denuncia dello strapotere degli enologi consulenti portatori di premi e creatori di monstra vinicoli, lo svelamento di pasticcetti e contraddizioni delle guide, la scoperta dei rosati (ecc. ecc, potrei andare avanti) hai avuto ragione… E non quella che si dà ai matti, ma quella che si deve riconoscere…a chi ha ragione…

“Ah che bravo, Ziliani, allora, con 33 anni di onorata carriera nel mondo dell’informazione sul vino sarai celebrato, pieno di soldi e riconoscimenti, pieno di lavoro, con le soddisfazioni che un giornalista della tua esperienza e capacità si merita…”.

Giunto a questo punto, bloccherei il mio ipotetico e fantomatico interlocutore perso a complimentarsi con me e gli direi a bruciapelo: amico, vieni giù dalle piante, torna nella realtà, esci dal tuo migliore dei mondi possibili e torna a sporcarti le scarpe di fango e di altro con il mondo di oggi!

E gli racconterei, cosa che faccio anche a voi, quattro residui lettori rimasti, che le cose non stanno così. E che se per ipotesi si ha la malsana idea di voler fare lo Ziliani (non penso di essere un eroe, penso che lo siano anche altri, tra i cronisti del vino, tra i giornalisti indipendenti, e che lo siano piuttosto gli imprenditori, i commercianti, i dipendenti pubblici, le coppie che decidono di avere figli, gli insegnanti seri e coscienziosi. Escludo i politici, faccio fatica a trovarne qualcuno che non sia un farabutto) si deve essere pronti a pagar pegno. E a mandar giù m…a.

Ad essere accusati di ogni nefandezza, ovviamente di essere provocatori, razzisti e fascisti (al che io rispondo: si vergognino piuttosto coloro che nel 2017 hanno la faccia di tolla di definirsi ancora comunisti), ad essere boicottati e, cosa che più conta, visto che sto parlando del mio stravagante mestiere di giornalista del vino che campa della sua scrittura, a trovarsi praticamente senza lavoro. Perché, a dire le cose come stanno, anche brutalmente, causa la crisi economica, i feroci tagli delle spese nel mondo dell’editoria, la riduzione delle entrate pubblicitarie, la concorrenza di Internet e della televisione, quelli come il sottoscritto si trovano praticamente disoccupati.

Certo, posso “menarmela” attestando che sono, dalla fondazione, “member of Editorial board” di una delle più prestigiose riviste di vino del mondo, The World of Fine Wine, che entro fine anno dovrei (il condizionale é d’obbligo) riprendere a collaborare, dopo anni, con Decanter, che vado a Londra spesso, a spese mie (e meno male che posso contare sulla squisita ospitalità della mia cara amica Giusy Andreacchio) per tasting e meeting professionali, non per cazzeggio, che ho buoni rapporti con tanti wine writer inglesi o di altri Paesi, e con grandi master of wine come NIcolas Belfrage o Jancis Robinson. Che ho al mio attivo, nel mio archivio professionale, una sfilza di collaborazioni che potrei farne un post, tanto sono numerose, eterogenee, e alcune prestigiose… Una su tutte, Il Giornale, quando direttore era “un certo” Indro Montanelli. Mica Severgnini o Travaglio…

E posso, se proprio voglio fare lo “sborone”, vantare di essere un “influential”, più di svariati wine blogger la cui esperienza è tutta da inventare. E che non sono dei fenomeni, degli incredibili talenti, salvo qualcuno. Mi piace citare Andrea Petrini, alias Percorsi di vino, e Giovanni Corazzol, che scrive, purtroppo poco, ma bene, in un blog che aborro.

Bloggers e neo wine bloggers che, a differenza di quel pirla del sottoscritto, hanno in breve tempo capito tutto, come funzionano le cose, cosa conviene e cosa non conviene scrivere, come non sia opportuno farsi nemici, non precludere marchette, magari chiamandole con nomi fantasiosi, o redazionali pubblicitari, e lavoretti che anche un cane si accorgerebbe che sono in clamoroso conflitto d’interessi (ci sono collaboratori di un noto blog del vino che sono in assoluto conflitto d’interessi, tutti lo sanno e nessuno dice nulla) e quindi sono entrati a far parte integrante della Cupola del vino. Come certe guide, come certe riviste, patinate e non, del tutto inutili.

Ma, alla fine, da tempo nessun giornale si sogna (le ultime sono state due riviste della RCS Rizzoli, Oggi cucina e Free, fino a che è arrivato il boss Urbano Cairo e ha eliminato una rivista e tutti i collaboratori) di offrirmi di collaborare.

Su un quotidiano, dove, accettando qualche compromesso, potrei scrivere, ho scoperto che tiene una rubrichetta stupida di interviste ai politici su quale sia il loro piatto preferito ed il rapporto con il vino, un tizio che ha fatto carriera in una rivista specializzata in marchette. Altri quotidiani non si interessano di vino o sono già occupati da rubrichisti (spesso redattori interni) attenti soprattutto a blandire i potenziali o già attuali inserzionisti pubblicitari. Le riviste di settore campicchiano e non sanno se usciranno ancora due mesi dopo, e quelle che resistono zoppicando, si guardano bene dal mettersi in casa un collaboratore rompicoglioni, polemico, non prono a seguire le indicazioni dell’ufficio pubblicità o di dare un occhio di riguardo al produttore (spesso mediocre) amico del capo redattore o del direttore.

E di cosa si campa, allora, se si vuole continuare a fare, come ho cercato di fare sempre in questi trent’anni, il cronista del vino indipendente e dalla parte del lettore? Una soluzione potrebbe essere rappresentata dall’avere una moglie, compagna, amante, ricca, che ti mantenga e ti consenta di coltivare il ghiribizzo dello scrivere di vino. E di rado divinamente, visto che svariati comunicatori del vino con la grammatica e la sintassi fanno a cazzotti…

Se non si ha questa fortuna, se la moglie, come accade con alcuni miei colleghi, non lavora, non fa il medico, la produttrice di vino, o altra attività che consenta di mantenere dignitosamente la famiglia, o non si proviene da famiglie agiata, sono ca..i amari.

E quindi, come unica alternativa all’arrendersi alle marchette, che svariati colleghi fanno, chi in maniera più sottile e segreta, chi in maniera scoperta (alcuni scrivono di vino e contemporaneamente fanno le p.r. per aziende: chissà come saranno indipendenti…), resta o lo svaligiare una banca (ma bisogna essere bravi, capaci e magari non farsi beccare) oppure intraprendere la carriera politica. Un mondo dove, e dirlo non è certo cedere al qualunquismo, magnano e rubano tutti

Ultima soluzione: cercare di collaborare con associazioni che organizzano serate e corsi sul vino o con consorzi vinicoli, che si occupano ormai non più di tutela, ma di promozione. Anche in questo caso, però, il gioco si fa difficile per quelli che non guardano in faccia a nessuno e non vogliono mettersi a 90 o fare lo zerbino di direttori, presidenti, capetti e capataz dall’EGO ipertrofico. Magari all’inizio apprezzano la tua professionalità, poi, se non ti assoggetti a blandirli, a dire che hanno ragione anche quando dicono o propongono cazzate, se non ti cali nella parte del servitore scemo e consenziente, se non ti arrendi all’evidenza di avere a che fare con personaggi fumosi, fafiuché e parolai, l’incanto svanisce e per rispetto di te stesso finisci per isolarti, per non umiliarti e non sacrificare dignità e orgoglio. O sono loro che spariscono o ti dicono che non si può andare avanti, che hai un pessimo carattere e rompi sempre le palle…

Che fare allora? Oggettivamente non ti restano che due soluzioni. Che entrambe sto perseguendo o tenendo in serissima considerazione.

Escludendo, avendo quasi 61 anni e non amando i cambiamenti radicali e non ipotizzando di andare a vivere in un’altra Nazione (la Germania di oggi, problemi linguistici a parte, non mi attrae, a Londra la Brexit impera, Madrid è bella, ma fa troppo caldo, resterebbe l’adorata Polonia, ma la lingua è impossibile, come pure quella ungherese…), c’è invece la possibilità di andare a far tesoro della mia professionalità (che pare esista) e della mia esperienza a Londra o à Paris.

Metropoli veramente europee, non come la presunta capitale d’Africa, pardon, d’Italia, ovvero Roma, dove non arriva più di tanto l’eco delle cazzate che qualche imbecille cronico dice su di me e dove non si fanno condizionare e ti mettono alla prova e sei hai idee valide, capacità, intelligenza, un pizzico di savoir faire puoi farcela.  E non dico che puoi andare a fare la spesa ogni giorno da Harrods o nella mia adorata rue des Martyrs à Paris, the perfect street secondo Elaine Sciolino, ma se ti sai organizzare puoi sbarcare tranquillamente il lunario. Perché di questo ormai, alla mia età e di questi tempi grami si tratta, non di arricchirti, macché, ma di arrivare a fine mese senza il fiatone.

Altrimenti, cosa che ho già preso in considerazione e non escludo affatto possa essere il mio approdo finale, che ha un ché di romantico, andare a vivere sotto un ponte. Mi mancheranno le mie cantine, i miei libri, la mia collezione di CD di musica classica, la comodità di un letto comodo e di un bagno, ma suvvia, ci si abitua a tutto se si vuole. Abbiamo sopportato anni e anni di governi Berlusconi e Prodi, altrettanti del nefando Renzi e del suo alter ego Gentiloni, alle porte, Islam a parte, c’è la terrificante incognita di un governo centrale grillino, si può sopportare anche una fin de partie beckettiana, no?

E con ogni probabilità, perché il francese mi piace mille volte più dell’inglese, la prima è la lingua dell’amore e dello Champagne, l’altra del business, e poi perché clochard suona meglio che homeless, il ponte che sceglierò sarà sotto la Seine, non under the Thames… E’ più bohémien, ça va sans dire

Attenzione!

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18 pensieri su “Bravo bene Ziliani! Bravo forse, però sono quasi disoccupato, come mai?

  1. Vabbe’, visto che continui a scrive’ i post de notte, me tocca risponne de prima mattina pure oggi…! 🙂
    Buongiorno Franco, credo che i (pochi rimasti, a detta tua…) lettori del blog apprezzeranno un post come questo: un fondo un po amaro, però un’analisi piuttosto realista e disillusa. Ovviamente, non conoscendo le “segrete stanze” del giornalismo vitivinicolo, devo necessariamente prendere per buone le tue considerazioni su colleghi e situazione attuale del settore…
    E sicuramente apprezzabile, ma non certo una novità per te, quanto cantato dalla stupenda Edith Piaf…
    Non saprei cos’altro aggiungere in questo momento, se non augurarti, e augurarci, di poter continuare a leggere ed ascoltare una “voce fuori dal coro”…!

    • Franco, anch’io come scrive nel precedente intervento Paolo Boldrini non conosco “le stanze segrete” del giornalismo dei vini. Non sono neppure un assiduo lettore del tuo bel sito e per mia fortuna neppure di quelli dei vari “fenomeni” wine blogger italiani. Sono solo un semplice appassionato di vino, ma trovo il tuo pezzo ” 16 pensieri su bravo Ziliani… però sono quasi disoccuoato” un gran bel pezzo. Sono anch’io da molti anni giornalista. Ho fatto il cronista e corrispondente per varie testate è ho ultimamente combattuto molto, (aimè senza alcun risultato) sull’importanza e necessità di distinguere l’informazione ( tutta, compresa quella del mondo dei vini) dalla comunicazione e pubblicità. Purtroppo pare non sia più possibile. Risultato: giornalisti non solo “marchettari” ( cosa sempre esistita) ma peggio. Veri e propri venditori di comunicazione e di pubblicità con firma anche su “illusti” testate cartacee e on line. E naturalmente con il consenso di capi servizio, redattori capo, e direttori che giustificano questo imbarbarimento del mondo giornalistico con la crisi dell’editoria e basta. Ma non è anche per questo che nessuno legge più, se non “pezzi slogan” sul web tutti uguali e copiati l’uno dall’altro? Credo che tu sappia già molto su tutto ciò e che almeno il mondo di vini continui ad avere dei giornalisti come te. Ah! Purtroppo anch’io non ho moglie ricca! Ciao

  2. Gentile Ziliani, si ricorda quando secoli fa la RAI trasmetteva “Di tasca vostra” un programma stile Altroconsumo che diceva la verità sui prodotti in commercio? Durò pochissimo, chissà come mai? Un battitore libero come Lei deve essere o ricco di suo o votato al martirio, ma non solo nel campo del vino, in tutti i campi. Ha mai letto su Quattroruote un articolo su un modello che terminasse con “non compratelo”? Solo un editore puro e felice di vivere senza pubblicità e perdere soldi può liberamente criticare tutto e tutti, gli altri devono portare a casa la pagnotta. Curiosità: davvero la Francia è diversa? Lo chiedo perché non ho idea di quale panorama editoriale ci sia, ma a meno che non ci sia una rubrica del vino su Charlie Hebdo temo che l’asino vada sempre legato dove vuole l’inserzionista, pardon, il padrone. Un cordiale saluto.

    • Ha ragione! Alla Rai, che ci fa pagare il canone, o a Mediaset o a Tele Africa, ovvero La7, preferiscono fare marchette! E ho fatto anche rima 🤣

  3. Ca..o! Ti vedo in forma! Hai scritto, in quest’ultimo mese, una sequenza di articoli da conservare in bacheca. Non capisco, però, questi frangenti di malinconico pessimismo! Perché non ti soffermi su questa riflessione che qui allego?. “Hai 61 anni, hai vissuto i due terzi della tua vita; e la vita degli uomini colti si stanzia spesso sulla “novantina”. Inoltre questa categoria dell’umanità dà sempre il meglio di sé nell’ultima frazione della sua esistenza. Quindi mi viene da parafrasare gli auguri, che noi due, assieme, abbiamo inoltrato alla Camilla (quella dei Lunelli): chissà che non abbia l’effetto del “velo di maya”. E quindi ti invito ad assumere la consapevolezza che: “Gli articoli più belli ancora non li hai scritti, e i complimenti più belli ancora non li hai ricevuti…”. Quindi ti auguro un buon proseguimento.

  4. Caro Franco, cercherò di non sconfinare nel personale anche se mi sarà difficile poiché la nostra stessa storia inizia da un lontano incontro non solo professionale ma anche di esistenza vissuta. Ci provo comunque. La vita mi ha insegnato che ciascuno di noi ha una propria natura, un’unicità che chiede di essere riconosciuta e rispettata.Si può mediare, certo, ricamare piccoli compromessi ma alla fine è sempre la nostra natura ad imporsi, talvolta faticosamente, controcorrente. Questa società ha regole e convenzioni calibrate sulla competitività, quindi sul successo. La nostra riconoscibilità nasce e si spegne nello sguardo degli altri, ci nutriamo di relazioni e per viverle, affrontarle sentendoci adeguati siamo spinti inevitabilmente al successo, successo che si traduce in lavoro prestigioso e potere economico. Tesi, concentrati lungo questo percorso, trascuriamo o addirittura ignoriamo la nostra stessa natura, fatta di passioni e talenti che chiedono solo di essere lasciati liberi di esprimersi al di là di pregiudizi e giudizi. Essere sé stessi non è una banalità e neppure dovrebbe essere un atto di coraggio ma semplicemente “naturale”. E veniamo a te caro Franco. Tu hai scelto di rispettare e vivere fino in fondo la tua natura, con tenacia, professionalità, passione, curiosità e sana onestà e non potresti fare altrimenti.Certo, in questo contesto sociale è una strada in salita ma sempre e comunque connotata da una meta; il vero rischio lo corrono coloro i quali tra mediazioni, compromessi, silenzi possono perdersi, senza più riconoscersi. Già sai della mia storia, quindi te la risparmio, posso dirti però che in questa mia “seconda vita” talvolta affiorano fatiche ma mai tracce di rimpianti. Marco Mancini

  5. Ma non e`che perche uno che cambia idea su vini, persone e colore delle etichette ogni giorno e che fa promesse pubbliche che non mantiene, una volta tanto dice una cosa sensata (nonché, onestamente, piuttosto banale) debba essere elevato agli onori e ricevere un contratto di consulenza o altro. Non le pare di essere un po`pretenzioso? Bastasse dire una cosa sensata ogni 20 cazzate per trovare lavoro, vivremmo in un mondo senza disoccupazione.
    Saluti

    PS: il nome e‘ fasullo, la mail anche. Ma ho notato che con troppa facilità(a proposito della affidabilità cui sopra) lei pubblica informazioni che non dovrebbe pubblicare

  6. Sei e serai sempre un carissimo amico, Franco. Mi arrabia la Tua situazione. Un grande giornalista senza lavoro. Un lusso che non possiamo permettere. Ti voglio bene.

  7. Un libro di Ziliani? Sarebbe anche una bella idea.
    Quantomeno sarebbe divertente leggerlo per capire quante volte, nel giro di 200 pagine, Ziliani potrebbe cambiare opinione su persone (ex-nemico, ex-amico, ex-nemico, ah no, ora amico) o vini…

    • ha ragione Ambra franciacortista, quanti spunti potrebbero venirmi da personaggi della zona spumantistica bresciana, quella dove un ex Presidente del Consorzio, ma sempre potente “mammasantissima” (termine usato anche da Montanelli senza ricevere alcuna querela) visto che é anche presidente FederDoc, produce indifferentemente Franciacorta Docg e SPUMANTI VSQ.
      E gli altri produttori zitti, come se niente fosse. Come non chiamare un tipo così se non… F(C)urbastro?

  8. Mi scusi ma perché continua a perder tempo con gli italiani? Li lasci crogiolarsi nel loro fango, che sono felici così. Vada a Parigi e trovi la felicità, che visto la sua professionalità ed esperienza, di sicuro troverà.

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