I “Big del Vino” italiano chiedono al Governo licenza di mentire


A proposito di una velina / comunicato stampa dell’agenzia Klaus Davi

Ricevo e, trattenendo a malapena un conato di vomito, perché questa oscena rappresentazione del vino italiano non ha nulla a che fare con quel mondo del vino cui ho dedicato 33 anni della mia vita e dell’attività di cronista del vino, questo comunicato stampa.

Autore del testo, nonché del video in larga parte girato al Vinitaly 2017, dove vengono interpellati noti “pezzi grossi” (lascio libero ognuno di interpretare come vuole questa mia definizione attentamente studiata), del vino italiano, tutte Grandi Aziende del Vino, industriali del vino e boss del variegato universo delle organizzazioni vinicole italiane, e, guarda caso nemmeno un vignaiolo, una di quelle tantissime figure che fanno l’immagine del vino italiano e lo rendono importante e credibile nel mondo, è tale Klaus Davi.
Che, da poco entrato nel mondo del vino, dopo essersi “distinto” per la sua attività nella comunicazione politica, per aver curato campagne pubblicitarie del Wonderbra, di auto Fiat, del lancio italiano del rocker statunitense Marylin Manson, dei Democratici di Sinistra, della Comunità Ebraica Italiana e di Altamarca, tra gli altri, ha non casualmente interpellato questi Signori: “Alessio Del Savio (Mionetto Spa), Roberta Corra’ (Gruppo Italiano Vini), Carlo Favero (Consorzio Vini Venezia), Filippo Polegato (Astoria Wines), Carlo Paladin (Paladin Spa), Aldo Franchi (Cantine Val D’oca), Bruno Trentini (Cantina Di Soave), Annalisa Botter (Botter), Francesco Zonin (Zonin 1821), Giancarlo Moretti Polegato (Villa Sandi), Piero Mastroberardino (Mastroberardino), Marilisa Allegrini (Azienda Agricola Allegrini), Giovanni Geddes Da Filicaja (Ornellaia), Stefano Capurso (Gruppo Bulgheroni Italia), Carlo Caramel (Canevel), Vanni Lusetti (Cantine Riunite & C.), Pierluigi Bolla (Spumanti Valdo), Ernesto Abbona (Cantine Dei Marchesi Di Barolo), Sandro Boscaini (Federvini)”.

E non, cito qualche nome a caso, Angelo Gaja, Walter Massa, Alois Lageder, Mario Pojer, Giovanna Morganti, Matilde Poggi, Mauro Mascarello, Marisa Cuomo…

In questo comunicato stampa istruttivo e vergognoso al tempo stesso, curato dall’agenzia Klaus Davi & Co, si apprende che “i big del vino italiano” sono abituati a mentire e forse chiedono ad un governo amico come quello attuale la licenza di mentire e prendere in giro (o peggio) il consumatore, visto che alla precisa domanda “Come sarà ricordata l’annata 2017?”, la maggior parte di loro (31%) è concorde nell’affermare che “si tratterà di un’annata scarsa ma di grandissima qualità”, per il 25% sarà “buona ma non eccezionale” mentre solo “per il 18% si rivelerà “scarsa e notevolmente faticosa per noi produttori”.

Queste, in italiano, si chiamano bugie, perché dai produttori seri, quelli che rispettano i clienti ed i consumatori, non sentirete mai dire che quella 2017 è stata “un’annata scarsa ma di grandissima qualità”.

Un personaggio che notoriamente non amo, ma alla cui onestà intellettuale ho plaudito, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha parlato chiaro a questo proposito in una dichiarazione rilasciata all’Ansa: “Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo, è un’annata povera anche sul piano qualitativo” e ancora “Gli enologi non devono seguire logiche di mercato – aggiunge Cotarella – né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno”. “Il mio non è un de profundis e sono tutto meno che catastrofista – conclude Cotarella -, ma la situazione è questa”.

Poco importa che un’organizzazione dalla dichiarata inutilità e inattendibilità come Coldiretti abbia il fegato di contestare l’onesta valutazione di Cotarella: la realtà della vendemmia 2017 è chiara e non giustifica in alcun modo che se ne parli come “un’annata scarsa ma di grandissima qualità”.

Questo a dispetto dei comunicati stampa dalla parte dei padroni del vino italiano, quei “Signori del vino” sempre tenuti in grande considerazione da un’inutile e prevedibile trasmissione tv di Rai 2, del Signor Klaus Davi e dei suoi amici politici ad ogni livello.

Ed ecco, per vostra delizia, la velina, pardon, il comunicato dell’agenzia Klaus Davi..

VENDEMMIA: BIG DEL VINO AL GOVERNO, SUBITO TESTO UNICO PER TUTELARE SETTORE

‘Preoccupati per clima, ma qualità vendemmia salva’

La vendemmia si conferma complessa e faticosa a causa delle numerose intemperie che hanno colpito la nostra Penisola nelle ultime settimane. E le PMI del vino, dal nord al sud, si dicono preoccupate per l’impatto che il fattore climatico potrà avere sulla produzione vinicola italiana.

Secondo un sondaggio svolto dall’agenzia Klaus Davi & Co., in occasione del lancio del documentario sul mondo del vino, ultima puntata di una inchiesta sull’universo del Made in Italy visibile al link https://youtu.be/SKh6jYdiAPU, il 32% dei produttori si dice molto preoccupato sul futuro del comparto, il 23% abbastanza preoccupato, il 15% moderatamente mentre il 5% del campione è ottimista. Il doc contiene interviste ad alcuni rappresentanti dei più grandi brand italiani come Masi, Zonin, Ornellaia, Mionetto, Allegrini, Valdo ecc.

Quali sono i fattori di preoccupazione? Le incertezze del clima, per il 18%, i dazi (14%), il terrorismo internazionale e il rischio di guerre (16%), l’instabilità politica italiana (14%).

Alla domanda “Le ultime precipitazioni/alluvioni condizioneranno la vostra vendemmia?”, il 13% degli intervistati ha risposto che è ancora presto per dirlo, visto che la raccolta è tuttora in corso, il 38% ha detto “sì”, il 12% “no”, il restante 37% “non so”.

Come sarà ricordata l’anna 2017? La maggior parte (31%) è concorde nell’affermare che “si tratterà di un’annata scarsa ma di grandissima qualità”, per il 25% sarà “buona ma non eccezionale” mentre per il 18% si rivelerà “scarsa e notevolmente faticosa per noi produttori”.

Equilibrio di opinioni relativamente alla necessità di un intervento da parte del governo italiano: dice “sì” il 32% dei produttori, “no” il 33%, “non so” il 35%.

Guidano invece i “sì” sul bisogno di un intervento a livello europeo: il 28% si dice infatti favorevole, non è necessario per il 25% del lotto, dominano i “non so” al 47%.

Infine, poiché quest’anno la quantità sarà sicuramente inferiore, i prezzi saliranno? Dice “sì” il 37%, “no” il 25%, “non so” il restante 38%.

Nel documentario realizzato da Klaus Davi ecco le dieci più importanti issue/richieste che i produttori rivolgono alla politica, a cominciare da Sandro Boscaini, Presidente di Federvini nonché Presidente e AD della casa vinicola Masi: “Serve l’interesse ancora più forte da parte dalle amministrazioni e da parte della politica, ma anche mettere in atto attraverso i decreti attuativi  che permetterebbe di togliere i lacci della burocrazia intorno al vino. Serve poi l’attuazione della dematerializzazione della tenuta dei registri e una centralizzazione dei sistemi, perché noi siamo controllati da una decina di enti: dovrebbe esserci una filiera unica che determini il processo di controllo”.

A Boscaini fa eco Alessio de Savio, consigliere delegato MIONETTO spa: “Meno burocrazia in cantina meno lavoro per i nostri, questo è fondamentale per noi per avere meno carta da produrre e meno costi. La politica italiana deve aiutarci a snellire. Sia il governo italiano che quello comunitario ci devono tutelare”.

Meno burocrazia e ‘Sistema Paese’ anche per Marisa Allegrini, Responsabile Marketing dell’Azienda Agricola Allegrini: “La politica deve tutelarci, sia dal punto di vista delle contraffazioni che della burocrazia: parliamo sempre di snellire la burocrazia, questa è una cosa che evidentemente sentiamo molto. Bisognerebbe trovare una comune denominazione, perché l’Italia è un Paese di bellezze, di prodotti, è il Paese della biodiversità, dell’arte, del turismo, è il Paese evocativo di cose belle e dobbiamo riuscire a comunicarlo”.
Sulla stessa linea Francesco Zonin, Vicepresidente di Zonin 1821: “Una unità più forte a livello globale del nostro Paese, non solo nel vino ma anche nell’agroalimentare, nel turismo, nella cultura, nel design e nella moda, è l’unica maniera per avere più forza. Il governo deve investire in un marchio che riconosca la qualità del Made in Italy. Solo in questo modo è possibile anche raggiungere un mercato ostico come quello cinese”.

Secondo Giovanni Geddes da Filicaja, AD di Ornellaia, “Abbiamo un grande bisogno di aumentare il valore corale del vino italiano, quello è il grande passaggio che dobbiamo fare. Le istituzioni stanno già lavorando. L’Ocm ci ha dato dei grossi vantaggi dal punto di vista europeo, ha dato dei grossi aiuti nella promozione del vino. Avremmo bisogno di un ente che aiuti anche la promozione del vino italiano e che si occupi più direttamente della produzione del vino di qualità“.

Alzare il valore anche per Giancarlo Moretti Polegato, Presidente di Villa Sandi: “Dobbiamo valorizzare il vino, non pensare ancora a creare volumi, ma a valorizzarlo, perché sappiamo che il prezzo medio del vino italiano è la metà di quello francese ma non perché la qualità nostra è inferiore, perché loro sanno vendere e raccontare meglio le loro eccellenze. Il prodotto c’è, le tutele anche, dobbiamo saperle valorizzare meglio”.

Chiede più gioco di squadra Pierluigi Bolla, Presidente e AD Spumanti Valdo: “C’è una grande difficoltà politica di coordinare in maniera efficiente quella che è la promozione del vino italiano all’estero. Certe cose sono state fatte, tante se ne possono fare: il suggerimento è che i produttori abbiano un atteggiamento diverso e che siano soprattutto loro a cercare di essere meno individualisti ed essere più squadra”.

Per Roberta Corrà, Direttore Generale Gruppo Italiano Vini, “oggi manca il sistema italiano, quello che i francesi hanno cominciato a fare 20 / 30 anni fa, noi in questo senso facciamo fatica. Manca l’educazione al vino italiano, soprattutto in posti come la Cina. E qui il supporto del governo, che comunque secondo me sta facendo bene, ci serve assolutamente”.

Carlo Paladin, contitolare della Paladin spa, è per la valorizzazione della nostra storia d’eccellenza: “La politica può unire il settore vinicolo all’offerta turistica: siamo un Paese che ha l’eccellenza, ma questa eccellenza deve trasparire, altrimenti diventa poco, e qui abbiamo bisogno di supporto pubblico, per mettere in rete queste cose. Non devono essere azioni isolate ma cooperate per dare maggiore costanza. Lo slogan è ‘mettere la nostra storia nella bottiglia’”.

Maggior tutela grazie alla registrazione di marchi, infine, per Vanni Lusetti, Direttore Generale Cantine Riunite & Civ: “Ci sono delle vie che oggi ci possono permettere di essere più forti, come ad esempio registrare i vini come se fossero dei marchi: questa è una cosa che deve essere fatta assolutamente. Politicamente non sempre siamo tutelati, se si registra un nome come marchio si ha un’arma in più e, commercialmente, si ha più valore che con la denominazione di origine”.

Attenzione!

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