Incredibile, ma vero: mi tocca plaudire all’onestà intellettuale di Cotarella!

Hai visto mai? Quando la realtà supera la fantasia…

Fermate il mondo, voglio scendere! Non mi bastava aver fatto la pace con Farinetti, aver richiamato quelli della guida dei vini di Slow Food, Slow wine, all’obbligo di fare valutazioni etiche, buone, pulite e giuste, dei vini e delle aziende (attendo risposte simpatici Gariglio e Giavedoni, io non mollo…), essermi persuaso che Minniti sia uno dei migliori ministri degli Interni da molti anni a questa parte (un miliardo di volte meglio di tale Alfano) ora mi tocca ingoiare il peggiore rospo.
Devo subire la peggiore umiliazione, un qualcosa che mi costringe di fatto a rinnegare anni e anni di onorata carriera come franco tiratore, come vessatore della categoria, preparate gli euro e i dollari se volete parlarne, degli enologi amati dalle guide. I flying winemaker o wine consultant che vengono scelti non solo perché siano bravi tecnicamente (e in svariati casi non lo sono, anzi, fanno più danni di Attila..), ma perché sono come dei consulenti di marketing e pubbliche relazioni e quando si sceglie di prenderli come consulenti (a carissimo prezzo) portano in dote non scienza, ma bicchieri, grappoli, 95 / 100 parkeriani o del Wine Spectator dell’epoca di James “Giacomino” Suckling.
Onestà intellettuale (leggi pirlaggine) mi costringe oggi a parlare bene nientemeno che di un mio antico bersaglio. Non parlo di Carlo Ferrini, che ho chiamato al telefono un paio di mesi orsono rischiando di fargli venire un infarto quando gli ho detto chi ero (ma poi siamo andati avanti a scherzare e rimembrare i bei tempi quando gli attribuivo alcune delle più allucinanti nefandezze enoiche e “ritocchi” ampelografici in vini che in etichetta portavano la dicitura Brunello di Montalcino e che puntualmente beccavano tre bicchieri e maxi punteggi dal succitato Suckling…). Non parlo dell’enologo ufficiale dei cosiddetti Barolo Boys, quelli che hanno tentato di uccidere il Barolo e poi sono stati costretti alla fuga con le pive nel sacco, ovvero di tale Caviola Giuseppe, in arte Beppe.

E nemmeno di altri che hanno fatto così tanti soldi, buggerando voi consumatori che, “costretti” da quei cialtroni di certe guide, compravate emerite ciofeche che vi spacciavano per imperdibili e stellari, che possono campare loro ed i loro figli non facendo un tubo.

Sto parlando del più pernicioso, insidioso e politicamente corretto. Quello che fa vino, tenetevi forte e aspettate un attimo a vomitare, nientemeno che per Bruno Vespa e Massimo D’Alema, ovviamente non per i soldi, ma per la par condicio. Il re degli enologi italiani ed internazionali, visto che è presidente megagalattico delle due Associazioni, il Michel Rolland de noantri, quello che metteva il Merlot anche nel caffè (e non solo in una nota Docg che non lo prevederebbe affatto…) e oggi ce mette er Petit Verdot ed è stato folgorato, così recitano le cronache di regime, sulla via dei vitigni autoctoni e dei vini naturali. Hai detto mai!
Avete capito tutti che sto parlando, rulli di tamburi e squilli di trombe, per Riccardone Cotarella, idolo di tutti i furbetti della vigna e soprattutto delle cantine. C’ha fatto mai Cotarella, il presidente degli enologi italiani, per meritarsi il mio biasimo, pardon, il mio pubblico plauso?
Semplicemente dire che l’acqua è bagnata, la palla rotonda e l’ora di 60 minuti, manco fosse Monsieur de la Palice. A differenza di altri suoi colleghi enologi, i quali pensando che i consumatori siano dei pirla da pigliare in giro e che nell’epoca di Internet negli States, in Giappone, in Cina, a Londra, non sappiano che quella 2017 in Italia è stata, è, sarà, quando tutte le uve saranno state raccolte, un’annata piccola, difficile, quasi impossibile, dove si cercano di limitare i danni e fare quel che si può, e che chi parla di ottima annata è un buffone, un prendi in giro e un truffatore, nel corso di un convegno che si è svolto nelle Marche in occasione dei 50 anni della Doc Rosso Conero ha rilasciato una chiara e inconfutabile dichiarazione, riportata in questa news dall’Ansa, mica da Cronache di gusto o da Italia a tavola.

Vi riporto il testo per intero: “Parlare di questa stagione mi mette tanta tristezza. Ad oggi la vendemmia registra dati negativi in tutte le regioni e la situazione è ancora più pesante del -24% che abbiamo stimato qualche giorno fa”.

Parole di Riccardo Cotarella, il presidente degli enologi italiani che ha poi continuato: “Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo, è un’annata povera anche sul piano qualitativo: gli enologi non devono seguire logiche di mercato né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno”.

Cotarella ha parlato nel corso di un convegno che si è tenuto a Camerano (AN) sul vino rosso italiano organizzato dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini in occasione dei 50 anni della Doc del Rosso Conero: “Il mio non è un de profundis e sono tutto meno che catastrofista – ha aggiunto il presidente degli enologi italiani -, ma la situazione è questa e vi posso garantire che in Spagna e in Francia lo scenario è simile. In questo momento, a fronte di un innalzamento del grado zuccherino, riscontriamo comunque un’altissima acidità. E questo è molto anomalo”.
Cotarella era già stato molto chiaro e onesto in un’altra dichiarazione, questa, riportata ancora dall’Ansa. Però, si sa com’è l’Italia, ognuno vuole dire la sua e anche se il presidente degli enologi italiani, Cotarella, mica un pinco pallo qualsiasi, si spinge a rilasciare una dichiarazione ufficiale tanto impegnativa, di cui avrà sicuramente valutato le conseguenze, le possibili contestazioni, le telefonate dei colleghi e delle produttrici inacidite e zitelle, anche se magari sposate, che gli avranno urlato “ma cosa ti sei permesso di dire, da me la vendemmia è ottima, la grandine non c’è stata, il caldo torrido nemmeno, le gelate primaverili mai viste, e tutto va bene madama la marchesa e poi, cazzo, abbiamo il vino da vendere!”, qualcuno insiste ancora a raccontare fabule enologiche.

Fiabe, fanfaluche, raccontini buoni per i poveri di spirito, per la stampa di regime, per i servi, mentalmente innanzitutto, pronti a raccontare balle, se c’è da compiacere le Grandi Aziende Industriali del Vino Italiano (Antinori o Frescobaldi in testa) o magari da intascare qualche bustarella… Ovviamente in forma di pubblicità per riviste decotte che il lettore normale non si fila più.

Così, sempre sull’Ansa, abbiamo potuto leggere, esercizi di arrampicamento sui vetri ed esercizi post surrealisti e dadaisti, relativi alla vendemmia 2017 rilasciati, in serie, dal Ras dell’Amarone della Valpolicella, Sandro Boscaini, quindi dalla pretesa reginetta, (ma al massimo potrebbe essere una damigella che regge le strascico) del Brunello di Montalcino e tardo femminista presidenta dell’Associazione Donne del Vino, monna Donatella Colombini Cinelli. E infine dalla CEO, hai capito come se la tirano in quella zona spumantistica lombarda?, di un’azienda dalle “elegantissime” etichette arancioni. Ma di questa azienda virtuosa nelle affabulazioni e nelle descrizioni della realtà secondo interessi di bottega parleremo per disteso lunedì su Lemillebolleblog.

Per concludere una domanda: a Riccà glielo dici tu ai tuoi associati di venir giù dalle piante e smettere di raccontar balle o glielo dico io a modo mio? Cordialmente tuo Franco Ziliani

Attenzione!

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5 pensieri su “Incredibile, ma vero: mi tocca plaudire all’onestà intellettuale di Cotarella!

  1. grazie per la domanda, Federica
    In effetti lei mi “costringe” ad esprimermi su un tema, il silenzio con cui é stato accolto questo post, che mi tocca direttamente.
    Anch’io mi sono chiesto il perché di questo post, che riscriverei e ripubblicherei identico, senza alcun ripensamento
    Rien, je ne regrette rien, direbbe la somma Edith Piaf
    https://www.youtube.com/watch?v=fFtGfyruroU
    Allora, sembrandomi strano che il tema che ho post, il cerchio bottismo della coppia dei curatori di Slow Food e dei loro aficionados, nessuno dei quali é intervenuto nemmeno per insultarmi, non interessi nessun,sono arrivato ad una semplice conclusione.
    Questo assordante silenzio é la risposta della Cupola del vino italiano, di cui la guida dei vini di Slow Food fa parte, alla mia provocazione.
    Questa mancanza di risposte – Gariglio e Giavedoni diranno che erano presissimi con la chiusura della guida – risponde ad una precisa strategia, ad una consegna del silenzio.
    Provare ad evitare di dover rispondere a domande e addebiti ben precisi ignorandomi, facendo finta che questo articolo non sia stato scritto, che non l’abbiano letto (ho inviato loro il link via mail), che non meriti risposta. Facendo passare la mia precisa chiamata di correo come l’intemerata di un estremista, fascista ovviamente, perché amico del razzista Bressan.
    Le conosco queste strategie, tipiche dell’ideologia comunista, tipiche di chi é in malafede, e quindi non mi stupisco.
    Sappiano, i due curatori, che non mollo l’osso e continuerò a pungolarli finché non potranno più sottrarsi ad una risposta.
    E poi vedremo cosa avranno da dire…
    In Sicilia questo modo di fare lo chiamano… beh, veda l’illustrazione….

  2. Caro Franco, ti ringrazio della proposta….ma non sarei assolutamente all’altezza… 🙂
    Preferisco continuare a leggerti!

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