Oreno miglior vino d’Italia: il Biwa di Luca Gardini in modalità Oggi le comiche

Un premio che anche se non esistesse nessuno ne sentirebbe la mancanza

Lo confesso: arrivatomi inopinatamente l’invito e accertato che non si trattasse di un errore mi ero fatto una mezza idea di partecipare, lunedì 18 alle 11.30, presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo a Milano, alla premiazione del miglior vino d’Italia (altra classifica altro regalo: più gente c’è più bestie si vedono!), o meglio, tanto per riempirsi la bocca con un po’ d’inglese, che Best Italian Wine Awards, creazione del pirotecnico e fantasmagorico sommelier stellare Luca Gardini, con la complicità di vittime inconsapevoli e altri furbetti.


Parlo di quel Gardini che qualche giorno fa avevo “ammirato” all’Aria che tira di Myrta Merlino su La 7, dire qualche banalità sul tema Prosecco e non dire nulla a proposito dello squallido flûtino da bambole nel quale gli era stato servito l’inarrestabile frizzantino veneto-furlan.


Mi attirava l’idea di vedere un amico carissimo, il grande gourmet e Lord Brummel parmigiano Andrea Grignaffini, direttore di Spirito di vino, che non capisco perché si faccia coinvolgere in simili fanfaluche, di salutare un paio di wine writer che stimo, Tim Atkin e Christy Canterbury, che fanno parte di un comitato tecnico multiforme (eufemismo) che pur prevede un vero esperto come l’ex “nemico” Daniele Cernilli, e di assistere, pronto a sghignazzare per il clima un po’ gasato di embrassons nous che si respira in simile occasioni, e quando c’è Gardini a tessere le fila, allo spettacolo dei premiati, delle premiazioni, delle parole di circostanza. Quasi sempre prive d’importanza, banali, prevedibili, all’insegna del come siamo bravi come siamo belli, “le sfide dei mercati globali”, “non abbiamo nulla da invidiare ai vini francesi” e “la vendemmia 2017? Una grande vendemmia!”.
Ho cominciato ad esitare quando ho pensato che recandomi alla cerimonia di premiazione avrei dovuto imbattermi in un membro del comitato tecnico, uno che ha più volte sparlato di me e poi va a chiedermi l’amicizia su Facebook (ovviamente respinta), in un personaggio da circo che pur non essendo nato in Italia pretenderebbe di spiegare il vino italiano agli italiani, cercando in ogni vino, anche nel Barolo e nel Brunello di Montalcino, uno stile vicino ai suoi amati Bordeaux. E poi ho pensato che non sarei riuscito a tenere chiuso la boccaccia complimentandomi con Gardini & Co. per l’aggiornamento delle news del loro sito Internet, la cui “notizia” più recente risale a giusto un anno fa, e che di fronte a qualche vino selezionato nei Best 50 avrei sobbalzato sulla sedia come se mi avesse morso uno scorpione.
Ma il colpo di grazia, quello che mi ha fatto dire, nonostante ci fossero buone probabilità di incontrare e riabbracciare qualche amico vignaiolo come Mauro Mascarello, Valter Fissore, Fabio Alessandria, Davide Rosso o Beniamino Zidarich, è stato apprendere che, anche quest’anno la spasmodica “suspence” dello scoprire chi fossero i 50 premiati fosse stata mandata in vacca dall’articolo “in anteprima” di uno dei componenti del comitato tecnico. Quel maxi esperto che corrisponde al nome di Luciano Ferraro, che firma sul Corriere della Sera l’imperdibile rubrica Divini, essendo capo redattore di quello che fu il grande quotidiano di via Solferino. Oggi diretto, chissà perché, da un ex caporedattore dell’Unità. E tout se tient, direbbero in Francia.
Avendomi tolto la sorpresa di scoprire, come in un eno-spogliarello, il numero 27 piuttosto che il numero 16 della classifica e poi di salire, mentre l’eccitazione sarebbe cresciuta, fino ai top 10, e avendo per di più appreso, dallo “strepitoso” articolo di Ferraro, leggetelo qui e apprezzatene la prosa da cabaret o da Novella 2000, che “il produttore del miglior vino italiano 2017” è “l’uomo che porta bottiglie di rosso sull’aereo del Papa”, che “Al Santo Padre il vino è molto piaciuto, è stato il più apprezzato tra i vini a bordo — assicura il vignaiolo, devoto — le bottiglie sono tutte state svuotate”.

E infine che detto vino “viene dalla Tenuta Sette Ponti di Castiglion Fibocchi, il paese della Valdarno un tempo famoso per aver custodito i segreti del piduista Licio Gelli e ora per le bottiglie di questo imprenditore della moda, amico di Patrizio Bertelli (Prada) al quale ha ceduto l’azienda Car Shoe, mocassini con pallini artigianali”, perché diavolo dovrei sprecare il mio tempo per andare tra qualche ora nella mia amata Milano?

Per contribuire, con la mia modesta e trascurabile presenza, a fare numero e illudere di far sentire importante il “The Wine Sider Best Italian Wine Awards premia ogni anno i 50 migliori vini d’Italia”, e plaudire ad un Wine Award che, come ha anticipato il Ferraro, uno che se c’è da prendere le difese del Prosecco non perde un minuto secondo, e tramutandosi in Atlas Ufo Robot accorre in accorata difesa, seleziona e premia i soliti noti e noiosi vini guidaioli, tipo Bolgheri Sassicaia, Barolo Margheria 2013 – Azelia, Montevetrano 2015 – Montevetrano, Franciacorta Cabochon Brut 2012 – Monte Rossa, Vintage Tunina 2015 – Jermann?
Ma che Bacco me ne scampi. E visto che per la mattina di lunedì è prevista pioggia, piove governo ladro!, e quando piove la Milano del super manager dell’Expo, ora Sindaco con pruriti da antifascismo militante e assassino, si allaga, me ne resterò a Bergamo.

Solo una domanda per concludere: visto che in Italia si parla tanto, e a ragione, di conflitti d’interessi, non se ne configura nessuno, etico e deontologico, nel caso del grande esperto del Corriere della Sera Ferraro che usa la sua rubrica per promuovere un’iniziativa che lo vede coinvolto? Possibile che il conflitto d’interessi, in Italia, valga solo per il “puttaniere di Arcore”? Mi consenta, cribbio!

Attenzione!

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6 pensieri su “Oreno miglior vino d’Italia: il Biwa di Luca Gardini in modalità Oggi le comiche

  1. Mi pare che lei non riporti una grande novità. Che c’è? C’è che questo è uno dei tre, o quattro, mondi del vino che vivono ognuno una vita propria, parallela a quelle altre. Nulla di nuovo, solo una bolla di vino. Ci racconti, lei che sa, qualcosa degli altri mondi del vino. Quello vero, con e senza virgolette.

    • grazie per gli apprezzamenti. Non ci penso nemmeno a raccogliere il suo invito. Sarei incoerente. Critico la banda Biwa per le sue nominations e poi faccio le mie? Sarebbe ridicolo.
      Il vino che amo di più lo sanno anche i gatti: il Barolo Monprivato di Giuseppe (Mauro) Mascarello. Se gli Dei mi assistono, sarà l’ultimo vino che mi godrò prima di salutare, con calma, non ho fretta, devo ancora far girare le scatole a mezzo mondo (esagerato!) questo mondo bizzarro. Dove si spacciano per cose serie e credibili autentiche fanfaluche come il Biwa di Luca Gardini e complici.

    • grazie per gli apprezzamenti. Non ci penso nemmeno a raccogliere il suo invito. Sarei incoerente. Critico la banda Biwa per le sue nominations e poi faccio le mie? Sarebbe ridicolo.
      Il vino che amo di più lo sanno anche i gatti: il Barolo Monprivato di Giuseppe (Mauro) Mascarello. Se gli Dei mi assistono, sarà l’ultimo vino che mi godrò prima di salutare, con calma, non ho fretta, devo ancora far girare le scatole a mezzo mondo (esagerato!) questo mondo bizzarro. Dove si spacciano per cose serie e credibili autentiche fanfaluche come il Biwa di Luca Gardini e complici.

  2. Eheheh, condivido, è solo per avere un orientamento da una persona che di vino ne parla con libertà intellettuale e non per far piacere/dovere a qualche “big”…
    Sul barolo non avevo dubbi!
    Cari saluti.
    Sarebbe bello vederla in Valtellina a creare un po’di polverone!

    • caro Alessandro, in Valtellina tornerei anche domani e posso anche farlo per incontrare lei o visitare qualche produttore. Ma se accenna a serate di degustazione condotte da me, la vedo dura, a meno che non ci sia qualcuno che si offra di organizzare insieme a me la cosa.
      In passato venivo invitato, e ho condotto tante degustazioni, sia per A.I.S. sia per Onav. Oggi, nonostante la responsabile A.I.S. teoricamente dovrebbe essere una vecchia amica, e il responsabile Onav mi apprezzi, per quelli come me non c’é spazio. Ovviamente per questioni di bilancio, perché il costo per la mia conduzione di una serata, é insostenibile. Costo più di una conferenza di Obama… Certo, e gli asini volano… Mala tempora currunt!

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