Pinot nero, l’Oltrepò Pavese ha le carte in regola anche se Paolini se ne scorda

Davide, stappati l’Oltrepò Pavese Pinot nero 2012 delle Fracce!

Venerdì scorso, stavo assaggiando un ottimo vino, e mi è venuto in mente un collega che, tutto sommato, mi è simpatico. Un collega che, con grande successo, anche economico (ha lavorato nel dorato mondo della Formula Uno con i fratelli Benetton) è nel mondo del vino, ha otto anni più di me, da lungo tempo e che anche se la voce a lui dedicata su Wikipedia non lo ricorda, ha sempre affiancato l’attività di comunicatore e giornalista del wine & food quella, nobilissima se la si svolge professionalmente, di pubbliche relazioni.


Sto parlando di Davide Paolini, ovvero Il Gastronauta, cui si devono fulminanti definizioni entrate nel linguaggio comune di noi enogastronomi come “vini del falegname”, ad indicare vini che palesano un uso sfacciato e volgare dell’affinamento in barrique, un comunicatore a tutto tondo ideatore e organizzatore di rassegne come Milano golosa, Pitti taste, Squisito!, creatore “a Milano nel 1988 della società di marketing-communication Idea Plus di cui ancora oggi è Amministratore Delegato. Idea Plus nasce per occuparsi principalmente delle attività di ufficio stampa, gestione immagine personale, creazione di eventi, sponsorizzazioni e comunicazione delle sponsorizzazioni”.

Ho grande stima di Davide, ma temo che a volta il suo voler fare cento cose lo porti a degli sfondoni, a delle dimenticanze che lasciano perplessi. Che fanno pensare che non basta avere appeal (e lui lo ha, perennemente abbronzato com’è, sorridente, ironico quando imperversa su Radio 24, e devo ringraziarlo di avermi più volte invitato a partecipare al Gastronauta), competenza ed esperienza, qualità che ha da vendere, ma che a volte occorra aggiornarsi o fare bene mente locale quando si scrive un articolo. Altrimenti si rischia di incorrere in brutte figure.

Che sono comprensibili in uno dei tanti che si sono improvvisati esperti, blogger pirati e corsari (ma sempre disponibili alla marchetta: vogliamo fare qualche nome?) del vino, che sgomitano, magari presentandosi con la comica definizione di “wine influencer”, ma non sono accettabili in un professionista serio e capace come Davide.

Perché ho pensato a Davide Paolini venerdì? Perché mi trovavo in una terra dove quest’anno mi sono recato spesso, e dove conto di andare d’ora in poi regolarmente una o due volte al mese per una mia personale mission, anche se ci vuole un po’ di tempo e traffico in preventivo per arrivarci da Bergamo dove vivo, una terra di cui Davide Paolini non deve avere molta considerazione, chissà perché. E nella cui vocazione a produrre Pinot nero importanti vinificati in rosso, proprio non crede affatto.

Questo nonostante la terra bellissima, parlo dell’Oltrepò Pavese, sia non solo, con i suoi 3000 ettari vitati, in larghissima parte in collina e alta collina, di gran lunga la capitale del vitigno borgognone in Italia (per fare un piccolo paragone: in Alto Adige sono 443 ettari, l’8% della superficie vitata altoatesina; nella zona spumantistica bresciana viaggiano intorno ai 450) ma una terra dove, da tempo, si producono, anche se non sempre sono conosciuti e apprezzati come meritano, e raccontati efficacemente, fior di Pinot nero.

Sei anni fa, era ancora ottobre, Davide Paolini, sul sito Internet del Gastronauta, leggete qui, in una sua digressione sul tema Pinot nero in Italia, così annotava: “Appena si ascolta una discussione intorno al pinot nero made in Italy, subito partono le critiche. A cominciare da chi fa confronti con gli straordinari vini della Borgogna. Che siano inarrivabili non ci sono dubbi (magari meno quelli della Napa Valley o dell’ Oregon) ma sempre più la brigata della piccola Italia dei pinot nero cresce di qualità, in qualche caso in territori inaspettati”.

Per poi chiudere con questa sorprendente osservazione: “Un discorso particolare è da riservare all’Oltrepò pavese, terra promessa appunto del Pinot nero, dove le uve di questo vitigno fanno la fortuna delle aziende spumantistiche (soprattutto fuori territorio) o dove si ottengono eccellenti risultati con la vinificazione in  bianco, ma non si producono eccellenti pinot neri fermi. Un vero peccato perché questo territorio ha davvero notevoli potenzialità, ancora inespresse. Che dire, ci sono eccezioni che confermano la regola a cominciare dall’azienda Andrea Picchioni (Pinot nero 2009) di Canneto Pavese che, tra l’altro, produce un eccellente Buttafuoco e un millesimato 2004 metodo classico”.

A rileggere oggi queste parole, si rimane, sia attualmente, sia con effetto retroattivo, basiti. Il buon Paolini cita un unico produttore, noto soprattutto per il Buttafuoco, dimenticandosi fior di aziende produttrici di Pinot nero oltrepadani, vinificati in rosso, di assoluto valore. Senza la pretesa di essere esaustivo voglio ricordarne al valoroso collega alcuni: Tenuta Mazzolino, Conti di Vistarino, Anteo, Le Fracce, Frecciarossa, Olmo antico, Cà di Frara, in seconda battuta Montelio, Doria, e ne sto dimenticando sicuramente qualcuno.
In primis forse, ma che forse, sicuramente il più bravo di tutti, quel “dilettante di genio” che corrisponde al nome di Gianluca Ruiz de Cardenas, un gentiluomo esperto e saggio che del Pinot noir sa tutto e che onora, magnificamente, con i suoi Pinot nero stile borgognone Brumano e Vigna Miraggi, e con i suoi metodo classico dove il Pinot nero si sposa benissimo con lo Chardonnay.

Eppure… Eppure il mio amico Davide Paolini dovrebbe conoscerlo l’Oltrepò Pavese, e farebbe bene a non continuare ad ignorarlo quando scrive, e spero lo faccia ancora presto, di Pinot nero in Italia, visto che non più tardi di due anni fa, nella vetrina flamboyant di Expo 2015, leggiamo qui, e qui, presentò un filmato, immagino commissionatogli non a titolo gratuito, intitolato “il territorio pavese”: “Ha aperto le danze un filmato inedito di Davide Paolini, giornalista e conduttore radiofonico del “Il Gastronauta” su Radio24, con tema “il territorio pavese”. L’autore descrive la Lomellina come una terra che galleggia sull’acqua. Tra i protagonisti del territorio troviamo il riso, la dolcissima di Breme, una cipolla rossa coltivata solo in questa zona, l’asparago bianco di Cilavegna, il salame di Varzi e l’oca di Mortara, tanto per citarne qualcuno”.

Penso pertanto che, trascorsi due anni, avrebbe potuto ricordarsi del Pinot nero oltrepadano, delle aziende da me citate e altre ancora, scrivendo, il 22 maggio 2017, leggete qui, di Pinot nero in fermento. In fermentazione, in crescita, intrigante ovunque, ma, parere di Paolini, non in Oltrepò. Considerato che, Alto Adige a parte, Vallania (Terre Rosse a Zola Predosa), Marchesi Pancrazi in Toscana, arriva a dedicare spazio, dimenticando, rilevo en passant, ottimi Pinot nero prodotti in Trentino, e le strepitose promesse di quelli dell’Etna, i Pinot nero “dell’Appennino Toscano, Lunigiana, Garfagnana, Mugello e Casentino. Splendidi territori con paesaggi da cartolina dove sono fioriti diversi produttori di pinot nero. Così nel tempo sono apparse etichette davvero intriganti”. Con un finale, a sorpresa, dedicato ad un Pinot nero delle Dolomiti Bellunesi che mi piacerebbe davvero assaggiare per capire se sia davvero meglio dei migliori negletti oltrepadani.

D’accordo, direte voi, Davide Paolini non ama l’Oltrepò Pavese, ma tu Ziliani, perché è dove hai pensato a lui e alle sue dimenticanze oltrepadane? Curiosità presto esaudita, perché le riflessioni mi sono scaturite degustando, a Mairano di Casteggio, in quella splendida tenuta, potenzialmente la locomotiva, la punta di diamante di tutto il mondo vinicolo oltrepadano, che sono Le Fracce, oggi interamente affidata alle cure, non più solo tecniche ma manageriali e organizzative, del langhetto nativo di Monforte d’Alba Roberto Gerbino, un Oltrepò Pavese Pinot nero annata 2012 di indiscutibile classe e personalità.

Un vino con i controfiocchi, di cui ho già scritto in passato, e che torno a segnalare all’attenzione di tutti coloro che non si accontentano della via altoatesina al Pinot noir, pardon, lassù è giusto chiamarlo Blauburgunder (a me piacciono particolarmente quelli di Franz Haas, Brunnenhof, il Trattmann Mazon della Cantina di Girlan, il Krafuss di Lageder, per citare i primi che mi vengono in mente).

A me, che non sono Davide Paolini, ma che, per dirla con il mitico Mourinho, non mi sento e so di non essere un pirla, questo Pinot nero casteggiano, oltrepadano, lombardo piace assai, con il suo naso netto, fitto, di grande presa e terrosa, leggermente selvatica eleganza, con sfumature di alloro, liquirizia, ribes, la sua bocca ricca, di avvolgente e golosa carnosità, profonda, con un avvolgenza succosa che “ti porta” nel vino, con quella ricchezza di sapore, quella schiettezza che hanno i vini sinceri e autentici.

Che magari non sono (ancora, calma e gesso…), à la page, modaioli, fighetti, cari ai guru che se la tirano, agli opinion leader, a quelli che sanno ben miscelare giornalismo, comunicazione e pubbliche relazioni, ma sono certo che piacciano a quella figura di cui spesso ci dimentichiamo, il consumatore pagante, quello che sborsa soldi e compra le bottiglie e va sempre rispettato, senza il quale dovremo tutti cambiare mestiere. E andare, come disemm à Milan, a scuà l mar cun vert l’umbrela

Attenzione!

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e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

7 pensieri su “Pinot nero, l’Oltrepò Pavese ha le carte in regola anche se Paolini se ne scorda

  1. Caro Franco ,
    vorrei prima di tutto precisare che la mia società Idea Plus non gestisce uffici stampa né pubbliche relazioni per nessun cliente da oltre dieci anni e forse più ma gestisce per conto proprio un paio di manifestazioni ( Taste , Milano Golosa , Gourmandia ) . Anzi di questi eventi non si occupa dell’ufficio stampa ma ricorre ad altre realtà esterne, occupandosi solo dell’ideazione e organizzazione.
    Per quanto riguarda resto della mia idea dell’ultimo articolo scritto. Nell’occhiello dei miei articoli sul Sole 24 ore dal dicembre 1983 ad oggi tutte le domeniche si legge “ A me mi piace “ che mi pare molto significativo , quindi liberi tutti di criticare il mio pensiero “ soggettivo “ , l’oggettività la lascio ai critici riconosciuti .Un caro saluto
    Davide Paolini

    • Ringrazio il collega Davide Paolini, che ringrazio per la sua puntualizzazione, per il suo intervento. E per aver accettato sportivamente i miei rilievi.
      Resto dell’idea che Davide debba e possa rivedere le mie idee sul Pinot nero oltrepadano, e cercherò di creare un’occasione perché possa toccare con mano, ma che dico, con naso e palato, i progressi fatti. E da fare ancora.

    • Gentilissima Signora, ci vedremo presto in cantina, avevo da tempo programmato una visita e penso sia il momento giusto. Mi farò vivo a giorni.E sempre viva il Pinot nero. Oltrepadano, ça va sans dire…

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