Il mondo del Barolo in modalità moraviana: l’indifferenza impera

Un Barolo a 1500 euro e l’Accademia del Barolo non fregano niente a nessuno

Oggi voglio parlarvi di Barolo, del vino che più amo e credo di conoscere di più. Il vino al quale penso di aver dedicato il maggior numero di articoli della mia ormai lunga (a gennaio saranno 34 gli anni) storia di cronista enoico.

Per farlo vi costringerò a ritornare a due articoli pubblicati negli ultimi due mesi, due articoli che continuo a ritenere non banali, due articoli che ponevano questioni che ritenevo potessero interessare, riguardandolo da vicino, l’universo barolista, ma che invece, a giudicare dai clamorosi silenzi, dalle mancate risposte ad interrogativi ben chiari proposti, a ben precise chiamate in causa, evidentemente non fregavano a nessuno.

O quantomeno non hanno riscosso dal mondo del Barolo quell’interesse, quella spinta ad uscire dal torpore in cui quell’universo è caduto per troppo successo, perché le cose non sono mai andate commercialmente così bene, perché le Langhe sono prese d’assalto da torme di turisti golosi, che mi aspettavo. Andiamo per gradi.

Scusate ma, benvenuti su Scherzi (vinosi) a parte!

In ottobre, quando si era sparsa la voce che l’annata 2010 del celebre Barolo riserva Monfortino Giacomo Conterno si sarebbe venduta anche a 1000 euro, fonte Corriere della Sera, avevo pubblicato, avuto il consenso dell’amico carissimo Mauro Mascarello (un po’ meno quello di sua figlia Elena, bravissima…), questo articolo gherminella. Era chiaramente molto più di una provocazione, era per certi versi una fake news che ero sicuro sarebbe stata sgamata in quindici secondi. Eppure, nonostante il post avesse ricevuto numerose visite, nessuno si è sognato di mettere in dubbio che quello che affermavo, in un racconto apertamente paradossale, che nessuno pensavo potesse prendere sul serio, era esclusivo parto della mia fantasia.

Anzi, avendo linkato l’articolo sui vari social, avevo raccolto commenti del genere: “Grande articolo Franco, l’ho trovato interessante, poetico, spiritoso e vivace. Condivido il marketing-pensiero sul Barolo di Giuseppe Mascarello (che anch’io amo), anche se l’accento sul prezzo lo renderà meno accessibile al pubblico. Ma è pur giusto cosí (sperando di essere in futuro uno di quei fortunati “Happy Few”, oppure “Va bene, è pieno di clienti che possono permetterselo……. più costa più un milionario lo vorrà smettiamola di pensare in piccolo”.

Nessuno è insorto contro di me, contro il fatto che giudicassi lecito mettere in commercio un vino pur grandissimo, quel Barolo riserva è forse il vino che amo di più insieme al Monprivato “normale”, a 1500 euro. E questo mi è apparso sorprendente. E preoccupante.
Per fortuna, ma c’è voluto tempo prima che si manifestasse, finalmente è intervenuto un ex sommelier A.I.S. oggi uomo di teatro, Giuseppe Butera, con un commento che se avessi avuto davanti l’autore, l’avrei abbracciato. Eccolo: “E bravo Ziliani (detto da uno delle centinaia di carneadi che, grazie a tanta prodezza, potrebbero non assaggiare mai quel vino)! La seguo, con sporadica ma costante attenzione, da parecchi anni – avrei detto con una considerazione a qualche titolo intrisa di ammirazione; e mi accorgo di essermi profondamente sbagliato: come si dice “un gesto vale più di mille parole”. Mi chiedo quale miopia animi lei – e coloro che le manifestano consensi – nel considerarvi differenti, o addirittura antagonisti, di un quadro di cui fate perfettamente parte, forse solo in una posizione meno centrale di quanto auspichereste.

Ma non tema, il fermo dissenso – che di fronte a simili azioni diventa perfino altro, che non trovo funzionale citare per non alimentare sterili contraddittori su iatture già consumate – del sottoproletariato di “appassionati” che, lentamente, costruisce la propria ascesa – sensoriale, gnoseologica ed infine economica – verso bottiglie che, magari, quando non erano poi tropo lontane, divengano pressoché irraggiungibili a causa di simili colpi di genio, non avrà mai a nuocerle: è evidente che lei – al pari, o forse più dei tanti che l’ho, in passato, apprezzata criticare – non sa che esistiamo e non c’incontrerà mai”.
Finalmente l’indignazione, sacrosanta, quella che volevo esprimere e scatenare con il mio articolo, lo stupore e un po’ anche la nausea per un mondo, quello del Barolo sempre più preda del business e indifferente, un mondo che non ha detto e fatto niente per impedire che sulla sacra collina dei Cannubi si consumasse uno scempio con l’orrore della cantina della cosiddetta Astemia Pentita, che ha accettato l’uso di tappi alternativi, non di sughero, sul Barolo. Lo stupore per un mondo che trova normale e non s’incazza e in cuor suo magari pensa “anvedi che tosto, se lui vende a 1000 euro allora posso raddoppiare il prezzo anche per il mio vino”, che un vino, pur importante, esclusivo perché prodotto non in tantissimi esemplari, simbolico, leggendario, possa essere commercializzato ad un prezzo tanto assurdo. Posso dirlo? Lo dico: immorale.

Invece, con mia somma sorpresa, ho 61 anni ma resto un ingenuo, un eterno sognatore e con il business non riesco mai ad andare d’accordo, pirla che non sono altro…, questa ascesa assurda dei prezzi, questo ragionare di Barolo e di vigneti di Barolo spesso quasi solo in termini di milioni di euro, sembra indignare solo me ed essere considerata normale non solo dai produttori di Barolo, cui non sembra vero che questa Bengodi possa continuare, ma, cosa decisamente più grave, da parte dei consumatori.

E la seconda indignazione? La seconda amara sorpresa nello scoprire che le questioni di principio che io, barolista non produttore di Barolo, trovo tali, importanti, sostanziali, questioni che Uomini come Bartolo Mascarello, Baldo Cappellano, Giovanni  Conterno non avrebbero ignorato e sulle quali avrebbero preso posizione e si sarebbero impuntati, lasciano invece indifferenti la maggior parte del corpo produttivo barolesco?

Mi accorgo di essermi dilungato abbastanza, per cui rimando a domani la seconda incazzatura, pardon, la seconda parte della mia delusione…

Attenzione!

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e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

4 pensieri su “Il mondo del Barolo in modalità moraviana: l’indifferenza impera

  1. Interessante riflessione! Sempre gradito l’importante lavoro d’informazione rivolto a lettori affezionati e appassionati di notizie riguardanti questo mondo del vino in continua evoluzione. Complimenti Sig. Ziliani

  2. Caro Franco,
    hai ragione: c’è indifferenza nel mondo del Barolo, almeno per due ragioni. Una, come dici anche tu, e per il sopraggiunto benessere che induce ad evitare di prendersi dei “maldipancia” e affrontare problematiche scomode. L’altra, meno evidente, si inserisce a mio avviso in una più generale decadenza morale dell’italiano medio, che è sempre pronto a lamentarsi di tutto e di tutti ma quando è toccato su questioni di interesse personale diventa meschino e opportunista. Ahimè la zona del barolo non sfugge a questa regola di mediocrità e di piccolo cabotaggio quotidiano. Ma possono persone mediocri fare grandi vini? Dove sono i personaggi che hanno tenacemente costruito questa zona e la sua fama, che hanno posto le fondamenta per il suo sviluppo? Non mi risulta che siano tutti in vigna a potare. Se ci sono, battano un colpo …

  3. Buongiorno signor Ziliani, amerei esprimere una mia personale opinione sulla questione inerente l’impennata dei prezzi che, da qualche tempo a questa parte, sta interessando il nostro adorato e venerato Barolo. Come italiano e come cultore del Barolo non posso che essere fiero di ciò, anche se questo andra’ – ineluttabilmente – a detrimento della mia capacità di poter approcciare i Barolo piu’ ambiti. A questo punto credo sia d’uopo citare il suo “ex nemico” Daniele Cernilli ( peraltro anche mio “ex nemico”, poiche’ ebbi con lui una veemente disputa su alcuni punteggi iperbolici della sua guida ) che in data 06-01-2014 scrisse un editoriale dal titolo profetico “Barolo: la prossima icona”. Ebbene, se è vero che il tempo è galantuomo, il Barolo stà finalmente raccogliendo quel che merita. Del resto, caro Franco, e’ il mercato a fare il prezzo: nel momento in cui la domanda supera di gran lunga l’offerta, cio’ non puo’ non comportare un conseguente innalzamento dei prezzi. Ormai siamo arrivati al paradosso che è difficilissimo reperire in Italia alcuni tra i migliori Barolo e – talvolta – siamo costretti ad acquistarli sui siti statunitensi. Ho avuta la ventura di assaggiare qualche blasonato vino francese, esemplari da diverse migliaia di euro, e – quindi – ben conosco la grandezza di quei vini. Posso però dirti che, se i francesi avessero un vino come il Barolo, ne farebbero ipso facto il loro vino simbolo. Ma questa è ovviamente soltanto la mia personale opinione. Questo per dirti, caro Franco, che ciò che mi indigna non e’ affatto l’ aumento dei prezzi, quanto piuttosto il fatto che un disciplinare dissennato permette di immettere sul mercato dei barolo ( con l’iniziale rigorosamente minuscola ) a dir poco vergognosi, anche a meno di dieci euro. Fin quando continuera’ ad esistere un disciplinare siffatto, che permette rese massime di raccolto di ben 80 quintali per ettaro ( per chi non fosse addentrato alle tematiche legate al mondo del vino, si tratta di rese piu’ che doppie rispetto a quelle delle piu’ prestigiose AOC d ‘oltralpe ) e una densita’ minima d’ impianto di appena 3500 ceppi per ettaro, ebbene i francesi saranno legittimati a prenderci a pernacchie e a deriderci a piu’ non posso. Il Ministero delle politiche agricole dovrebbe intervenire d’imperio e rivedere i disciplinari delle nostre denominazioni piu’ prestigiose, perché se aspettiamo che a farlo siano i nostri produttori ( tra i quali, peraltro, ce ne sono molti illuminati, che gia’ praticano l’insegnamento dei francesi ) allora stiamo freschi… Un abbraccio e viva il Barolo!

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