Isola dei Nuraghi bianco Panzale 2015 Cantina Berritta

Una rivelazione: per me uno dei migliori bianchi bevuti quest’anno

Si può avere una tale faccia di tolla per chiamare alle 21.33 di un giovedì sera italiano un produttore di vino un cui nettare ti ha talmente stupito da lasciarti quasi senza parole? Si può averla, eccome, in verità l’ho avuta io, visto che stasera a quell’ora, disimpegnandomi tra il computer, il bicchiere, rigorosamente Etoilé Sparkle Italesse by Luca Bini ed un piatto di normalissimi gnocchi al pesto (ma sognando l’abbinamento al branzino pescato all’amo alla piastra che si gusta al Ristorante Ravecca a Romano di Lombardia…) conquistato dal suo Isola dei Nuraghi bianco Panzale 2015 ho chiamato, per battergli anche live by phone le mani, Francesco Fronteddu, delle Cantine Berritta di Dorgali.

Questo è un articolo molto à la volée, scritto sull’onda di un’emozione e quindi, rimandandovi al prossimo, quando parlerò dell’ottimo, gustoso, affidabile, Cannonau di Sardegna Nostranu, che mi sono “calato” giù in due o tre sere, trovandolo impeccabile, debitamente “pompettato” , anche alla fine (segno che si trattava di un vino nero e non… pompato) non vi dirò molto di questa cantina, rimandandovi al sito Internet dove leggiamo che “La nostra famiglia, composta dai coniugi Antonio e Maria Paola e dai figli Serena e Francesco coltiva la vite e l’ulivo da diverse generazioni. Attualmente abbiamo una superficie coltivata a vigneto di circa 10 ettari nell’agro di Dorgali, precisamente nella vallata di Oddoene, zona particolarmente vocata per produrre ottimo vino.

La grande passione della viticoltura, con tutti i suoi intriganti aspetti e sfaccettature, è sicuramente di Babbo Antonio che l’ha trasmessa, coinvolgendo tutta la famiglia. Serena e Francesco, infatti, qualche anno fa hanno costituito una società, la FranSer, che si occupa della produzione e dell’imbottigliamento dei vini. Il vino, prodotto con metodi assolutamente artigianali, viene prodotto ed imbottigliato nella nostra cantina di Viale Kennedy a Dorgali. I nostri vigneti, per il 75% sono di varietà “cannonau”, il vitigno più conosciuto in Sardegna e che trova nella nostra zona e in tutta la costa orientale, il suo habitat classico. L’attuale produzione di vino è di circa 6000 litri, ma siamo ottimisti! Nei prossimi anni prevediamo di arrivare a produrre 30/40 mila bottiglie di ottimo vino”.

Il contatto con questa cantina sarda, che non conoscevo, è avvenuta tramite due comunicati stampa inviatimi via mail da Media Connexction da Antonio Muglia, giornalista professionista e conoscitore di vino come dimostravano i testi, non banali e scritti in un ottimo italiano. Il primo relativo alla partecipazione della Cantina Berritta al Forum nazionale sui vini autoctoni italiani, che si è svolto a Bolzano il 16 e il 17 ottobre, un testo dove il fondatore della Cantina Antonio Berritta diceva di essere “molto contento di poter essere presenti ad Autochtona, la nostra bandiera sarà il Panzale, uno dei vini a cui teniamo maggiormente. È il nostro bianco, prodotto dalle uve omonime: porteremo l’annata del 2016 che gareggerà anche nella categoria ‘miglior vino bianco’. Non ci aspettiamo di vincere; anzi nonostante i buoni successi durante la stagione estiva appena trascorsa ci siamo chiesti se fossimo pronti a presentarlo a un pannello di esperti e di critici molto più puntigliosi dei nostri affezionati clienti, ma nel nostro Dna c’è il gusto della sfida e la voglia di metterci alla prova, soprattutto con il fine di migliorarci”.

Il secondo, che ricordava che “Cantina Berritta opera da generazioni nel territorio di Dorgali, e in particolare nella Valle di Oddoene, ai piedi del Monte Tundu, ma è nata come azienda nel 2007”,era relativa alla vendemmia 2017 che per la cantina ha comportato “un calo di circa il 70% per cento”. Mi è piaciuta l’onestà dell’azienda, molto diversa dalle balle sesquipedali sparate, come se lettori e consumatori fossero fessi come loro, da note aziende mediatiche di altrettanto note sopravvalutate aree vinicole, come una zona spumantistica bresciana, una miracolata dal successo commerciale nel trevigiano, e altre ancora, Bolgheri e dintorni compresi.

Mi piaceva che Antonio Berritta ammettesse, a chiare lettere, “si tratta, purtroppo, di un’annata non molto fortunata, ma stiamo lavorando intensamente per garantire la massima qualità della nostra produzione di vini”. E che il comunicato riportasse con quasi commovente onestà, “le quantità di uva raccolta sono di molto inferiori rispetto a quelle dell’anno passato. “Stiamo parlando di un 70 per cento in meno – dice Antonio Berritta – un calo vertiginoso che condividiamo con molti produttori dell’Isola e anche con quelli italiani. Ad aver falcidiato il raccolto sono state le gelate della scorsa primavera.

A più riprese, e in almeno due o tre occasioni, la Sardegna e anche la Valle di Oddoene, dove si trovano le vigne della famiglia Berritta, sono state colpite dagli abbassamenti repentini e molto consistenti delle temperature, soprattutto nelle prime ore del mattino. Il fenomeno, come è noto, ha danneggiato il naturale sviluppo delle gemme della vite e di conseguenza anche la crescita degli acini”. E quindi la confessione che a causa di queste sfortunate congiunture, le produzioni della cantina “subiranno una flessione in termini di produzione”.

Problema che toccherà anche il Panzale, “che porta il nome del vitigno autoctono omonimo, prodotto in Italia soltanto dalla Cantina Berritta, con una produzione che sarà ridotta del cinquanta per cento. “Anche il nostro bianco non avrà lo stesso numero di bottiglie del 2016 ma a dire la verità, dopo un primo momento di dispiacere, siamo convinti che l’annata 2017 garantirà comunque un’elevata qualità. Stiamo facendo il vino tradizionalmente come sessant’anni fa, lavoriamo le uve manualmente, la fermentazione avviene con lieviti spontanei presenti nelle uve stesse. Questo processo da’ una sua identità ai nostri prodotti”.
Ricordandomi, e ricordandovi soprattutto che Cantina Berritta opera da generazioni nel territorio di Dorgali, e in particolare nella Valle di Oddoene, ai piedi del Monte Tundu, ma è nata come azienda nel 2007, mi sono avvicinato con curiosità ai loro vini. Dapprima quel Cannonau di Sardegna Nostranu 2015 che mi ha convinto senza alcun dubbio e giovedì sera autentica folgorazione da questo sorprendente, personalissimo Isola dei Nuraghi bianco Panzale 2015, espressione di un vitigno autoctono recuperato e restituito a vita produttiva, il Panzale, che prodotto per la prima volta nel 2008, quando a quest’uva venivano aggiunte anche piccole quantità di Vermentino, e dal 2010 prodotto in purezza, da vecchie uve recuperate, ed in passato utilizzate, pensate voi, come uva da pasto o da fare appassire, e vinificata, rigorosamente in acciaio senza il ricorso al legno e all’orrida barrique. Da uve raccolte a fine settembre e sottoposte a macerazione per 36 ore. Il che spiega il colore paglierino oro carico tendente all’ambrato del vino.

Il resto è merito del terroir speciale, con vigne poste a cinque chilometri dal mare e accarezzate dal vento Marinu, del panzale, uva autoctona presente nel territorio di Dorgali da tempo immemorabile, e dal terreno, in disfacimento granitico misto calcareo.

Il resto è savoir faire e contadino sapiente rispetto, la fermentazione senza ricorso a lieviti selezionati, la pazienza, il tempo dato al vino di evolvere e svilupparsi, come si legge nella scheda tecnica. Altre notizie sul misterioso Panzale potrete leggerle qui, e poi che cosa aggiungere se non invitarvi caldamente, se vi fidate, a procurarvi una bottiglia e stapparla?

A me, giovedì sera, questa bottiglia ha raccontato la storia, suadente, di un bianco largo, con la struttura e la pienezza di un rosso, ma con una vena minerale, una tensione, una profondità, un’articolazione in bocca che lasciano stupefatti. E con una paletta aromatica, sfumature, floreali, fruttate, minerali, salate, accenni di miele e di quella mandorla che si ritrova in retrogusto e finale di bocca, davvero da applausi.

E per gli amanti delle note di degustazione particolareggiate, ecco la mia: colore paglierino oro carico appena tendente all’ambrato, naso fitto, teso, di grande rigore e intensità, con note di fieno secco, pietra focaia, sale, frutta secca, mandorla soprattutto, agrumi canditi, accenni speziati, di te nero e liquirizia, in evoluzione sfumature di miele e camomilla, ma pietra focaia a dominare e dettare il ritmo. E leggere brezze marine, salate, sferzanti…

Bocca calda, piena, larga e consistente, di grande intensità e persistenza, asciutta, secca, diretta, nervosa, con la struttura e la pienezza di un vino rosso, un bicchiere all’insegna della pienezza e grassezza, con bella tensione e dinamismo. Mostra il calore dei suoi 14,5 gradi, ma ha una vivacità, una tensione, un nerbo che vivacizzano la materia, che non fanno mai avvertire come eccessiva l’alcolicità. Insomma, un vino sorprendente e di grande personalità. Per me, e non ho dubbi, una rivelazione, in assoluto uno dei migliori vini bianchi italiani bevuti in questo vivace 2017.

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog http://www.lemillebolleblog.it/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

4 pensieri su “Isola dei Nuraghi bianco Panzale 2015 Cantina Berritta

  1. Finalmente! ecco quello che ho esclamato alla fine di questo articolo. Finalmente Ziliani smette di fare guerra al mondo del vino e fa quello che secondo me dovrebbe fare sempre, visto che lo sa fare in modo ispirato. Raccontare a noi lettori di vini e di produttori, raccontare la magia di una bottiglia, le sue emozioni quando assaggia e viene preso dalla voglia di scrivere e renderci partecipi della sua passione.
    Perché quella non le manca certo, come esperienza e uno stile personale che non annoia.
    E allora ascolti il mio consiglio di antica lettrice: meno guerre e più vino 🙂

  2. Concordo in pieno con Luisa… anche perchè essendo + – lontano (Belgio), preferisco leggere post di scoperte invece di polemiche… (anche se capisco servono pure). In tutti casi –> Lunga vita al blog

  3. Gentile Franco , buonasera . Da come hai descritto questo vino bianco penso proprio che tu abbia scoperto un piccolo gioiello enoico . Considerando che , mi fido del tuo fiuto , mi attiverò per recuperare una bottiglia .

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