Non è una barzelletta: le Donne del vino inventano il Wine Marketing di genere

Donna Donatella, veterofemminista, se ne inventa un’altra…

Attenzione, attenzione, non siete su Scherzi a parte, non è una barzelletta, una zingarata memore di Amici miei, questo è un vero comunicato stampa ricevuto oggi, inviato da quella benemerita Associazione che fu, prima che alla presidenza arrivasse la suffragetta di Trequanda, l’inconsolabile veterofemminista, la patronne del Casato Prime Donne di Montalcino e di Fattoria del Colle di Trequanda, l’Associazione Donne del Vino.

Da quando le donne enoiche hanno avuto la malaugurata idea (oh Dio, l’alternativa, Marilisa Allegrini, per certi versi sarebbe stata anche peggio…), di scegliere come loro Presidenta Donna Donatella Cinelli Colombini, una al cui confronto l’adorabile Laura Boldrini è una moderata, vagamente “di sinistra”, l’irrealtà, una lettura surreale, distorta, ideologizzata, decisamente reazionaria e passatista della realtà, un tardo o post o vetero, fate voi, femminismo di maniera, si è impadronito dell’Associazione.

Madama Cinelli Colombini, forse turbata dalla vicenda Weinstein – Asia Argento e dalle grida (spesso un po’ fuori tempo massimo) delle Silence breakers, dalle testimonianze delle “donne che hanno trasformato l’hashtag #meetoo in momento catartico” vive in un mondo tutto suo, molto di fantasia, dove le Donne, che anche nel mondo del vino sono tutt’altro che discriminate, visto che dirigono, come lei, aziende, sono enologhe,  giornaliste, amministratrici delegate, rappresentanti di commercio, sommelière, responsabili di uffici stampa, ecc, ecc., dovrebbero ancora liberarsi dalla schiavitù cui le relegano i Maschiacci cattivi.
Donne che lottano per emanciparsi, imporsi, trovare il loro spazio, combattere contro il maschio che le vorrebbe tutte casa letto e cucina. E al massimo chiesa e negozietto di alimentari, ma sotto casa.

Questa “simpatica” Signora, dal 2001 al 2011 Assessora al turismo del Comune di Siena, poi presidente della Doc Orcia, in precedenza vice presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino e altri incarichi e cariche che mi sono perso, e che lei ha avuto da persone che pensavano che in realtà lei fosse suo fratello Stefano, è talmente schiava di una visione passatista della condizione della donna, una Donna vilipesa, discriminata, emarginata. Una donna inca…volata, una donna in rivolta…

Una donna ancora da liberare insomma, che non perde occasione per organizzare iniziative che suonano tutte come sfida al maschio e rabbiosa rivendicazione di un ruolo che le donne, ma lei non lo capisce o non lo vede, in realtà hanno già da tempo. E giustamente. Un ruolo e uno spazio per il quale hanno lottato, si sono sacrificate, si sono date da fare, senza buttarla troppo sulla politica, sull’ideologia, sul sociologhese tardo sindacale o neo comunista.

Se così non fosse Madame non si sarebbe sognata di organizzare “la più grande degustazione al femminile mai realizzata”, una manifestazione dedicata ai vini rosati, Sorrento in rosa, cui potevano assistere solo le giornaliste di sesso femminile (ai maschi, almeno a me, è stato opposto un rifiuto non virile, ma da autentiche virago). Una scelta simile a quella delle femministe più esagitate, che non accettano presenze maschili nei loro cortei. Scelta che se fossero coerenti, dovrebbe indurle a non accettarli nemmeno nei loro letti…

E potrei citare altre occasioni e contesti in cui la Cavaliera al merito della Repubblica Italiana ha parlato, in maniera tra il comico e il grottesco di “quote rosa del vino”. E altre facezie degne di una Lidia Ravera dei tempi inca…volati di Porci con le ali, o delle femministe che urlavano di volerne castrare uno per educarne cento.

Ultimo approdo di questa deriva ideologizzata e un po’ fanatica delle Donne del vino è, leggete il comunicato, “il Wine marketing di genere”, speriamo che non diventi anche transgender… ovvero, parole della Presidenta, “un progetto destinato a lasciare il segno in direzione di un nuovo protagonismo rosa nel vino”, e ancora, tenetevi forte, il linguaggio è a metà tra quello della Camusso e quello di qualche Erinni della sinistra radicale, o grillina (poca differenza…), “la professionalizzazione di uno stile femminile nella comunicazione e nella vendita del vino, l’aumento delle donne nella classe dirigente del vino”.

Il tutto confortato dal parere, non va bene, è un maschio!, di un professore dell’Università Iulm ed esperto di neuromarketing, mentre gli ukase della zarina, pardon, compagna Presidenta, verranno veicolate da una speciale commissione, da un triunvirato di fedelissime che vigilerà a che lo zdanovismo dell’Associazione, pardon, il cinelcolombismo, venga rispettato al millimetro e senza deviazioni, dubbi o ripensamenti.
E se per ora questo progetto cinelcolombiano “ha principalmente uno scopo di empowerment cioè mira a stimolare le donne a candidarsi. Questo appare il principale motivo della loro scarsa presenza nei consigli di amministrazione. Avere donne più motivate e operative nei CDA dei consorzi, vero cervello delle denominazioni, dovrebbe suscitare un trascinamento in alto delle carriere femminili nell’intero comparto enologico.

Inoltre potrebbe dare un contributo positivo nei settori in cui le cantine italiane sono tradizionalmente deboli mentre le donne sono percentualmente più formate: la comunicazione e il marketing”, non è escluso che una volta irregimentate alla scuola di partito cinelcolombista le nostre Donne del vino non possano presentarsi, con una loro formazione, che sulla falsariga di Liberi e uguali e ricordando che le Donne, emancipate o sotto tutela maschile che siano, dedicano molto tempo ai loro capelli potrebbe essere Libera e bella. Dal nome di uno shampoo, molto in voga negli anni Ottanta.

In fondo Giorgio Gaber, un uomo, ma con una moglie impegnata in politica, Ombretta Colli, non aveva detto che non c’è via di scampo, quasi quasi mi faccio uno shampoo?

Comunicato stampa

Da Verona, le Donne del Vino presentano il Wine marketing di genere e i primi corsi per diventare consigliere dei Consorzi di tutela. È accaduto da wine2wine, il grande appuntamento sul wine business diretto da Stevie Kim, la brand manager di Vinitaly International

Le donne dirigono il 28% delle cantine con vigneto e il 12% delle cantine industriali, il 24% delle imprese che commercializzano vino al dettaglio e il 12,5% di quelle all’ingrosso (dati  Cribis- Crif) eppure nei posti dove viene decisa la politica del vino, come i CDA dei Consorzi di tutela,  scendono sotto il 10%.

A wine2wine, la presidente delle Donne del vino Donatella Cinelli Colombini ha presentato un progetto formativo diretto, in prima battuta ma in forma non esclusiva, alle 770 Donne del vino. «Un progetto destinato a lasciare il segno in direzione di un nuovo protagonismo rosa nel vino» ha detto la presidente Cinelli Colombini presentando gli elementi del progetto «la professionalizzazione di uno stile femminile nella comunicazione e nella vendita del vino, l’aumento delle donne nella classe dirigente del vino e infine, ma non meno importante, le opportunità per le giovani desiderose di lavorare in questo comparto che appare fra in più in salute dell’intera economia italiana».

I corsi, che verranno realizzati a Nord, Centro e Sud Italia, nascono dalla collaborazione fra DDV e WineMeridian-WinePeople società veronese specializzate in marketing e didattica. Nel settore della comunicazione mirano a sviluppare una sorta di “Wine Marketing di genere” partendo dall’istintiva predisposizione delle donne allo storytelling e a un’informazione meno tecnica di quella maschile, per trasformarla in un tratto professionale in grado di sviluppare messaggi più identitari, distintivi e soprattutto incisivi.

La conferma arriva anche da Vincenzo Russo, professore Università Iulm ed esperto di neuromarketing: «Le donne sono più orientate alle relazioni: hanno uno stile emotivo e coinvolgente nella comunicazione e sono orientate alla condivisione di esperienze. Gli uomini considerano la comunicazione come terreno di confronto e di prova su cui misurarsi: affrontano il mondo quale individuo all’interno di un ordine sociale gerarchico. Molti uomini prendono le decisioni senza consultarsi. È importante sempre trovare la complementarietà».

Per le future consigliere dei CDA dei Consorzi del vino nascono i primi corsi preparatori mai realizzati in Italia. Una lacuna che pesa nella capacità operativa su gran parte della classe dirigente del vino ma che, in questa fase, ha principalmente uno scopo di empowerment cioè mira a stimolare le donne a candidarsi. Questo appare il principale motivo della loro scarsa presenza nei consigli di amministrazione.

Avere donne più motivate e operative nei CDA dei consorzi, vero cervello delle denominazioni, dovrebbe suscitare un trascinamento in alto delle carriere femminili nell’intero comparto enologico.  Inoltre potrebbe dare un contributo positivo nei settori in cui le cantine italiane sono tradizionalmente deboli mentre le donne sono percentualmente più formate: la comunicazione e il marketing.

Per progettare la formazione, le Donne del vino hanno istituito una speciale commissione composta da Tiziana Mori, Francesca Poggio e Donatella Briosi a cui va il merito di questo rivoluzionario progetto. Hanno collaborato anche Massimilla Serego Alighieri, produttrice imprestata al teatro, e l’attrice Lorenza Cristanini Mion che a wine2wine, hanno dato una prima dimostrazione “drammaturgica” della comunicazione commerciale.

Completa l’offerta formativa delle DDV il progetto FUTURA, una sorta di catalogo on line di opportunità destinate alle giovani sotti i 30 anni che pensano al comparto enologico per i loro futuro lavorativo. «Stage, lezioni, visite didattiche, borse di studio, scambi in cantine, enoteche, agriturismi, ristoranti, società di comunicazione e marketing, redazioni giornalistiche, cioè in tutte le imprese delle Donne del vino» ha spiegato Antonella Cantarutti consigliera nazionale delle Donne del Vino.

Il catalogo sarà on line da aprile e, in un primo momento, conterrà le proposte esistenti puntando ad aumentarle coinvolgendo tutte le aziende delle socie in modo da diventare un calendario di opportunità formative in tutti i periodi dell’anno e in tutte le regioni italiane. L’obiettivo è di strutturare le esperienze nel mondo produttivo e nella “formazione scuola lavoro” per arrivare a internazionalizzarle anche coinvolgendo le università. Questo darà alle giovani Donne del vino un più diretto e consapevole ingresso nel mondo del lavoro”. Ufficio stampa press@ledonnedelvino.it

Attenzione!

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e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

3 pensieri su “Non è una barzelletta: le Donne del vino inventano il Wine Marketing di genere

  1. “la professionalizzazione di uno stile femminile nella comunicazione e nella vendita del vino…”
    Dalle parti di Bolzano, almeno così mi par di ricordare, domandano: “ma che vòr di…?!?” 🙂

    • hai ragione Boldrini! (incredibile, ho dato ragione a Boldrini! Ma quello simpatico, mica chilla… ). Vorrei sapere chi sia l’autore, forse la stessa compagna zarina Colombina, di questo testo, colmo di queste espressioni a metà tra il tardo sindacalese, il sociologhese più ammuffito e qualcosa che ricorda – i “compagni che sbagliano” – i comunicati delle Brigate Rosse.. 🙁

  2. Rutilante Ziliani. La vera verità è che la mentalità maschilista (lo affermo non avendo mai fatto un corteo con candela in mano) è più forte che mai, potrei raccontare un fatto (fattaccio) accaduto proprio nella civilissima Toscana, lo svolgimento, la denuncia, l’esito della stessa. da mettersi a piangere
    Da quel punto di vista, le donne possono essere in gambissima (lo sono o non lo sono esattamente come i maschietti), ma patiscono ancora e tutt’ora l’idea che “sì va bene, ma ora torna a casa, apparecchia e avanti così”, incluse molestie che spesso giungono da persone e personaggi talmente lunari che una si vergogna persino a farlo sapere, tanto è umiliante. Nonostante il mondo (e di certo quello del vino) pulluli di signore che fanno cose strabilianti e vini straordinari (almeno dal mio punto di vista).
    Sul vino&c però mi astengo ma sul fatto che noi donne si subisca ancora una mentalità reazionaria mi esprimo, perché serve farlo. Anche perché in circolazione ci sono ancora donne che con quella mentalità ci vanno a nozze e – purtroppo – ancora pensano di usare quegli strumenti, per emergere anche con i loro prodotti. Sono le peggiori nemiche delle donne (e questo DCC certamente lo sa e non le piace).

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