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	<title>Blog di Vino al Vino &#187; E voi cosa ne pensate?</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Per Roberto Cipresso il winemaker é ancora il salvatore della Patria. Enoica ovviamente..</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 14:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A proposito della puntata del 3 dicembre del Gastronauta di Radio 24 Voglio riportare anche su Vino al vino, proprio come ho fatto con un ampio commento pubblicato, leggete qui, su quel sito Internet dell’Associazione Italiana Sommelier di cui ho &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/12/per-roberto-cipresso-il-winemaker-e-ancora-il-salvatore-della-patria-enoica-ovviamente.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>A proposito della puntata del 3 dicembre del Gastronauta di Radio 24 </strong></p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm8.staticflickr.com/7143/6473142415_037aa444e2_o.jpg" alt="" width="300" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify">Voglio riportare anche su Vino al vino, proprio come ho fatto con un ampio commento pubblicato, <a href="http://www.aisitalia.it/oggi-le-comiche-per-roberto-cipresso-il-winemaker-%C3%A8-ancora-il-protagonista-dei-vini-.aspx">leggete qui</a>, su quel <a href="http://www.aisitalia.it/default.aspx">sito Internet dell’Associazione Italiana Sommelier</a> di cui ho curato per quattro anni le news, le mie impressioni ed una sorta di bilancio relativo alla mia partecipazione, sabato 3 dicembre, alla puntata del <strong>Gastronauta</strong> di <strong>Davide Paolini</strong> in onda <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/index.php">su Radio 24</a>. Puntata dedicata ad un tema controverso come la “griffe dell’enologo”.<br />
Giudico molto istruttivo aver partecipato alla trasmissione <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Il%20Gastronauta">che presentava questo tema e questi ospiti</a>: “Corposo o vellutato, ottenuto da coltivazioni locali o d&#8217;importazione: tra tante proposte quale può essere la caratteristica che contraddistingue un vino di qualità? La griffe dell&#8217;enologo o &#8220;winemaker&#8221; o il marchio dell&#8217;azienda produttrice? Davide Paolini ci spiega quale sia il vero valore aggiunto dell&#8217;enologia.<br />
Intervengono: Franco Ziliani, giornalista esperto di vino; Angelo Peretti, autore del blog &#8220;Bardoc.it&#8221;; Fabio Giavedoni, responsabile guida &#8220;Slow Wine&#8221; ; Nicola Zanini, enoteca ristorante &#8220;Zanini&#8221; di Bergamo; Carlo Cambi, critico e giornalista; Roberto Cipresso, enologo”.<br />
E’ stato istruttivo ed estremamente interessante e anche un po’ divertente, perché come potete sentire <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=111203-il-gastronauta.mp3"><strong>qui</strong></a> e poi <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=111203-il-gastronauta.mp3"><strong>ancora qui</strong></a> dalla <span style="text-decoration: underline">registrazione della puntata di sabato</span>, mentre la stragrande maggioranza degli interventi, da quello di Peretti di <a href="http://www.internetgourmet.it/">Internet gourmet</a> a quelli di Fabio Giavedoni e Carlo Cambi sono stati improntati a buon senso, realismo, consapevolezza che i tempi sono decisamente cambiati e quello che, forse, valeva, pragmaticamente, non che avesse un senso, dieci o quindici anni fa, oggi non ha più senso, perché è rifiutato dal consumatore, ad ascoltare l’intervento, surreale, dell’enologo, padron winemaker come ha orgogliosamente rivendicato di essere, <a href="http://www.robertocipresso.it/">Roberto Cipresso</a>, ci si è sentiti come proiettati a ritroso nel tempo.<br />
<img class="alignright" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm4.staticflickr.com/3159/3152811877_60878c484b_o.jpg" alt="" width="215" height="399" />Altro che tempi nuovi, cambiamenti, svolte! Con le parole di Cipresso abbiamo capito che una parte del mondo del vino italiano, ad esempio quello di cui sono espressione winemaker ed enologi consulenti come lui, è ancora ferma alla “prima Repubblica enoica”, che non ha intenzione di cambiare, di non ripetere gli errori commessi, di adottare una nuova <strong>etica</strong> e prassi del fare vino e del pensarlo.<br />
Cipresso ha esordito con un’affermazione che se non fosse comica sarebbe offensiva, ovvero che “vent’anni fa si facevano vini appena sufficienti”, dimostrando o di non avere memoria dell’evoluzione e della qualità, anche passata, del vino italiano (che anche negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, e ovviamente Ottanta, quando la “cupola” dei winemaker non aveva ancora esteso la propria minacciosa rete, esprimeva vini di assoluto livello, di indiscutibile grandezza) o di raccontare, ovviamente pro domo sua, favole.<br />
E poi ha dimostrato come i poteri forti dell’enologia vogliano tenacemente difendere con le unghie e con i denti i propri interessi di bottega. Nel suo intervento la figura del <strong>winemaker</strong>, l’autore di vini griffe, il consulente pronto, basta pagarlo profumatamente, a fare vini per tutti, nel caso <a href="http://www.lavinium.com/italiano/sognouno.shtml">anche per una pornostar</a>, veniva descritto, manco fosse un Mario Monti dell’enologia, come un “salvatore della patria”, una figura di garanzia, un elemento di plus valore “nella comunicazione del marketing aziendale”.<br />
E, ancora di più, sfidando il comune senso del ridicolo e del pudore, come una sorta di “angelo custode” (parole testuali), di “psicologo” che non si limita a fare il vino, ma si prende cura del produttore, lo coccola, gli fa da trainer, da assistente. Oltre a, come ho detto io, darsi da fare per rendere i suoi vini più appealing presso alcune guide e vari cosiddetti opinion leader, con un lavoro molto più di marketing che tecnico-enologico…<br />
Devo dire che gran parte della trasmissione, attraverso i contributi di tutti ha dimostrato, checché ne pensi Cipresso, la fine o quantomeno il tramonto un po’ malinconico del potere assoluto dell’enologo o winemaker, una figura la cui importanza noi tutti abbiamo contribuito ad enfatizzare oltre misura, contribuendo a creare quello che efficacemente in trasmissione Fabio Giavedoni ha definito “il culto della personalità degli enologi”.<br />
Secondo Carlo Cambi il winemaker tipo, l’enologo consulente di cento cantine di regioni diverse, ha omologato i vini, ha creato tanti vini “che hanno ballato una sola estate”, ha “messo in collegamento la domanda e l’offerta”.<br />
E ha detto questo difendendo il ruolo di enologi come Giacomo Tachis e Franco Bernabei e rivendicando il ruolo forte e sempre più importante dell’enologo aziendale, che dà uno stile al vino e opera di concerto ed in forte collaborazione con l’agronomo.<br />
Pertanto, se ne convincano i vari Cipresso, la loro presunzione di essere i salvatori della patria, seppure solo enologica, i demiurghi del vino, mette solo malinconia, quando non fa ridere…</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7146/6473158363_95044d3cd0_o.jpg" alt="" width="360" height="239" /><br />
___________________________________________________________</p>
<p><strong>ATTENZIONE!<br />
</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
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		<title>Leonardo Frescobaldi predica il rispetto per la tipicità del territorio, ma è solo un’intervista…</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 07:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Caspita come parlano bene, nelle interviste, nei comunicati stampa, nei redazionali pubblicitari, i Grandi Uomini del Vino Italiano, le figure di spicco, i presidenti delle Grandi Aziende Vinicole, dei Grandi, nobili marchi! A questa regola non sfugge nemmeno il marchese &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/09/leonardo-frescobaldi-predica-il-rispetto-per-la-tipicita-del-territorio-ma-e-solo-unintervista.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6156/6174611922_a62fe1af87_o.jpg" alt="" width="387" height="294" /></p>
<p style="text-align: justify">Caspita come parlano bene, nelle interviste, nei comunicati stampa, nei redazionali pubblicitari, i Grandi Uomini del Vino Italiano, le figure di spicco, i presidenti delle Grandi Aziende Vinicole, dei Grandi, nobili marchi!<br />
A questa regola non sfugge nemmeno il marchese <a href="http://www.frescobaldi.it/it/azienda/la-famiglia/leonardo-frescobaldi.html">Leonardo Frescobaldi</a>, dal 2007 Presidente della <a href="http://www.frescobaldi.it/">Marchesi de’ Frescobaldi</a> e già (o tuttora) Presidente di Luce della Vite e consigliere della Tenuta dell’Ornellaia.<br />
Nonché membro della International Academy of Wines  di Bordeaux, Chevalier du Taste Vin di Beaune, President of the International Wine and Spirit Competiton di Londra (1995). E inoltre socio onorario a vita di Amici dell’Enotria (Ottawa, Canada), Master Knights of the Wine, Worthy Member  of the Order.<br />
Il marchese Leonardo è dunque figura di spicco di una famiglia fiorentina, <a href="http://www.frescobaldi.it/it/azienda/lazienda.html">come si legge sul sito Internet aziendale</a>, “dedita da trenta generazioni alla produzione di grandi vini toscani, 5000 ettari di proprietà, oltre 1000 di vigneti, nove tenute in Toscana e una distribuzione di qualità in oltre 65 paesi del mondo” famiglia che è portatrice, così si legge, di “uno stile Frescobaldi, che coniuga da sempre tradizione e innovazione”.<br />
E “con l&#8217;obiettivo di essere il più prestigioso produttore toscano di vino, Frescobaldi crede nel rispetto del territorio, punta sull&#8217;eccellenza delle proprie uve, investe in comunicazione e nella professionalità delle risorse umane”.<br />
Perché mi interesso al marchese Leonardo? Perché ho letto sul numero di settembre-ottobre di <strong>Catering news</strong>, rivista che si avvale anche di <a href="http://www.cateringnews.it/">un’edizione on line</a>, un’intervista di ben due pagine che il discendente del nobile casato fiorentino ha rilasciato a Luigi Franchi, caporedattore. Un’intervista molto rilassata dove il marchese ha potuto ampiamente esporre il proprio eno-pensiero. E il punto di vista dell&#8217;azienda (a proposito leggere l&#8217;analisi dei dati di bilancio 2010 <a href="http://inumeridelvino.it/2011/09/frescobaldi-%E2%80%93-risultati-e-analisi-di-bilancio-2010.html">pubblicata da Marco Baccaglio sul blog I numeri del vino</a>).<br />
Alla domanda “com’è cambiata negli anni la sua visione imprenditoriale e umana” Frescobaldi risponde osservando “oggi do una grande importanza alla crescita dell’azienda, sia nel mercato nazionale che all’estero, facendo in modo di avere un’immagine sempre coerente con quella che ci caratterizza da sempre”.<br />
E alla domanda “probabilmente può indicare la definizione ideale per il vino” ecco la pronta risposta: “la moda passa ma ci sono dei valori che non vengono corrosi dall’età. Un grande vino è appunto un vino con suo stile personale, unico, immune alle mode e al trascorrere del tempo.<br />
Quello che cerchiamo di trasmettere attraverso i nostri vini è lo stile Frescobaldi, caratterizzato in primis dal rispetto per la tipicità del territorio al quale le nostre tenute sono molto legate”.<br />
E non è finita, perché alla domanda “come vede il futuro del vino italiano?” il Presidente della <a href="http://www.frescobaldi.it/">Marchesi de’ Frescobaldi</a> e già (o tuttora) Presidente di Luce della Vite risponde papale papale: “credo che il vino italiano abbia la grande opportunità di rafforzare la propria immagine di prestigio nel mercato globale.<br />
Secondo me, dovrebbe seguire l’esempio della moda italiana, che si è imposta grazie all’unicità del proprio stile. La ricetta che il vino italiano dovrebbe seguire? Essere espressione del territorio da cui proviene, puntare sul legame storico con il cibo italiano di qualità…”.</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6173/6174620866_b4ffe78fc8.jpg" alt="" width="400" height="280" /></p>
<p style="text-align: justify">Di fronte a queste dichiarazioni avrei molte cose da dire e credo proprio che finirò per dirle, ma preferirei che foste voi, lettori di Vino al vino, temprati dalle battaglie di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brunellopoli">Brunellopoli</a> e dalla difesa del <a href="../../../../../blog/2011/09/e-il-rosso-di-montalcino-resta-sangiovese-100.html">Rosso di Montalcino</a>, sostenitori dei vini veri, del vino di territorio contro quello industriale, a dire la vostra.<br />
Lette le nobili (è il caso di dirlo) dichiarazioni d’intenti a favore del “rispetto per la tipicità del territorio”, della classicità che si esprime mediante uno “stile personale, unico, immune alle mode e al trascorrere del tempo”, voi di queste cose trovate traccia, suvvia dite la vostra!, quando bevete un <a href="http://www.frescobaldi.it/it/i-nostri-vini/dalle-nostre-tenute/montesodi-riserva-chianti-rufina-docg.html">Chianti Rufina Montesodi riserva</a>, un <a href="http://www.frescobaldi.it/it/i-nostri-vini/vini-di-alta-gamma/castelgiocondo-brunello-di-montalcino-docg.html">Brunello Castelgiocondo</a> o <a href="http://www.frescobaldi.it/it/i-nostri-vini/vini-di-alta-gamma/castelgiocondo-riserva-brunello-di-montalcino-do.html">Castelgiocondo riserva</a>, un <a href="http://www.frescobaldi.it/it/i-nostri-vini/vini-di-alta-gamma/lamaione-toscana-igt.html">Lamaione</a>, o meglio ancora un <a href="http://www.lucedellavite.it/lucedellavite.asp?lang=it&amp;c=1&amp;cover=0">Brunello di Montalcino Luce della Vite</a>?<br />
Io, che sono un inguaribile provinciale, tutta questa presenza del terroir faccio fatica a vederla, anche con il lanternino. Vedo piuttosto uno “stile Frescobaldi” che come dice il marchese Leonardo “cerchiamo di trasmettere attraverso i nostri vini”.<br />
E visto che alla domanda “E il vino della memoria?” Frescobaldi risponde senza esitazioni “Indubbiamente il <a href="E%20il%20vino%20della%20memoria?%20%E2%80%9CIndubbiamente%20il%20Mormoreto,%20vino%20con%20il%20quale%20abbiamo%20realizzato%20il%20progetto%20del%20nostro%20antenato%20Vittorio%20che%20gi%C3%A0%20nel%201850%20aveva%20posto%20le%20basi%20con%20l%E2%80%99introduzione%20di%20vitigni%20quali%20il%20Cabernet%20Sauvignon%20e%20il%20Merlot%20e%20il%20Cabernet%20Franc%20nell%E2%80%99omonimo%20vigneto%20sulle%20colline%20a%20est%20di%20Firenze%E2%80%9D.">Mormoreto</a>, vino con il quale abbiamo realizzato il progetto del nostro antenato Vittorio che già nel 1850 aveva posto le basi con l’introduzione di vitigni quali il Cabernet Sauvignon e il Merlot e il Cabernet Franc nell’omonimo vigneto sulle colline a est di Firenze” e non parli di un vino base Sangiovese, non vi viene forse da pensare che tutto quel “rispetto per la tipicità del territorio” sia solo una bella espressione fa fare bella figura?<br />
Non vi viene, a voi, mica a me, il dubbio che il marchese Leonardo Frescobaldi predichi (rilasci interviste) bene, ma poi agisca diversamente? O per dirla in maniera più plebea con un detto popolare, “predica bene ma razzola male”?</p>
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<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Avviso a tutti gli amanti del vino</span> <strong><br />
Iscrivetevi alle news letter dell’A.I.S.</strong> <a href="../../../../../blog/2011/09/sito-internet-a-i-s-occorre-iscriversi-alle-news-letter-per-continuare-a-riceverle.html"><br />
Tutte le istruzioni qui</a></p>
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		<title>Tacere o scrivere che il Franciacorta Rosé Montenisa (alias Antinori) é così deludente?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è stato un vivace dibattito nei giorni scorsi, sviluppatosi su uno dei wine blog più seguiti negli States, Do Bianchi dell’amico Jeremy Parzen, leggete qui e poi ancora qui, sulle “golden rules of wine blogging” le regole d&#8217;oro del condurre &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/08/franciacorta-rose-montenisa-marchesi-antinori-perche-cosi-mediocre.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm3.static.flickr.com/2075/3638078950_674c54b13c_o.jpg" alt="" width="335" height="164" /></p>
<p style="text-align: justify">C’è stato un vivace dibattito nei giorni scorsi, sviluppatosi su uno dei wine blog più seguiti negli States, <a href="http://dobianchi.com/">Do Bianchi</a> dell’amico <strong>Jeremy Parzen</strong>, <a href="http://dobianchi.com/2011/08/16/wine-blogging-a-balance-of-negative-and-positive-reviews/">leggete qui</a> e poi <a href="http://dobianchi.com/2011/08/15/should-wine-bloggers-write-about-wines-they-dont-like-and-tracie-p-is-looking-great/">ancora qui</a>, sulle “<a href="http://dobianchi.com/2011/08/14/golden-rules-of-wine-blogging/">golden rules of wine blogging</a>” le regole d&#8217;oro del condurre un blog sul vino, e se abbia senso o meno scrivere anche dei vini che non ci sono piaciuti per niente e non limitarsi a parlare, in positivo, di quelli che ci hanno entusiasmato.<br />
Io credo, senza voler in alcun modo “infierire” sul produttore del vino da… pollice giù, e ricordando una cosa fondamentale, che si tratta di un parere soggettivo, senza nessuna pretesa di rappresentare una verità assoluta, che in alcuni casi valga la pena raccontare dei vini che non ci sono piaciuti. Magari avendo un po’ d’indulgenza nel caso il produttore fosse piccolo, esordiente, alle prime armi, e magari limitandosi a fargli avere in via discreta, come semplice segnalazione, qualche parola sull’esperienza negativa avuta.<br />
Ma come tacere, invece, come ho raccontato oggi <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2011/08/23/franciacorta-rose-montenisa-marchesi-antinori-perche-un-grande-nome-si-accontenta-di-cosi-poco/">in questo post pubblicato su Lemillebolleblog</a>, se il produttore il cui vino ti ha clamorosamente deluso non è affatto un esordiente, ma un grande nome celebre in tutto il mondo, un’azienda da cui sarebbe lecito attendersi qualità indiscutibile?<br />
Tacere, secondo il mio modo di vedere, è un errore, perché è legittimo, anzi doveroso, secondo il mio sistema di pensiero dire chiaramente che è inconcepibile in una degustazione di 50 vini che il vino più debole, il più deludente, quello che non mi verrebbe mai voglia di bere dovendo scegliere, non sia stato quello di un carneade qualsiasi, bensì, sorprendentemente, quello di un’azienda mediatica e nota in tutto il mondo.<br />
E così, al termine di una mia recente degustazione, rigorosamente alla cieca, di <strong>50 Franciacorta Rosé</strong>, la maglia nera del peggiore è toccata al <strong>Brut Rosé Montenisa</strong>, 100% Pinot nero prodotto nella <a href="http://www.montenisa.it/">tenuta</a> proprietà della celebre dinastia toscana dei <a href="http://www.antinori.it/">Marchesi Antinori</a>.<br />
Come ho scritto nell’articolo, ma è concepibile che un grande nome, meglio, un brand celeberrimo come Antinori sia soddisfatto di un vino del genere?<br />
Com’è possibile che un grande nome del genere, arrivato ormai da dieci anni in una zona importante e di grande visibilità mediatica come la Franciacorta, possa accontentarsi di un concetto di qualità così deludente, possa ritenere che il proprio biglietto da visita con le bollicine possa essere rappresentato da vini tanto banali?<br />
E perché mai Marchesi Antinori, che pure avrebbe tutti i mezzi di figurare tra le aziende trainanti della denominazioni, anzi, avrebbe il dovere morale di farlo, non fa nulla per ottenere questo risultato accontentandosi di essere un’azienda franciacortina qualsiasi, una tra le tante?<br />
E’ un autentico paradosso, questo, forse appartenente alla logica delle grandi aziende, alle quali evidentemente basta avere in portafoglio un Franciacorta, che sia buono o meno buono poco conta, che non riesco assolutamente a capire e che mi ha indotto a non tacere la mia completa insoddisfazione per il Rosé di <a href="http://www.montenisa.it/">Montenisa</a> e a manifestare in maniera chiara, con assoluta onestà intellettuale, le mie perplessità.<br />
Perché sono queste, per dirla con Jeremy Parzen, le mie <em>golden rules of wine blogging</em>..</p>
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		<title>Breaking news: Parker e Wine Spectator “inventano” la giornata di lavoro di 96 ore!</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Date un’occhiata, please, alle riflessioni sull’assurda pretesa di riviste come Wine Spectator o The Wine Advocate di poter offrire mediante i loro collaboratori uno sguardo esaustivo sulla produzione mondiale di vino, sempre più ramificata e complessa. Riflessioni che ho pubblicato, &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/02/breaking-news-parker-e-wine-spectator-inventano-la-giornata-di-lavoro-di-96-ore.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" src="http://farm6.static.flickr.com/5178/5433286676_3b338f7a1d.jpg" alt="" width="234" height="266" />Date un’occhiata, please, alle riflessioni sull’assurda pretesa di riviste come Wine Spectator o The Wine Advocate di poter offrire mediante i loro collaboratori uno sguardo esaustivo sulla produzione mondiale di vino, sempre più ramificata e complessa.<br />
Riflessioni che ho pubblicato, come commento (punto di vista che quindi impegna solo me e non l’Associazione) sul sito Internet dell’A.I.S., <strong><a href="http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=8&amp;ID_Articolo=2228">qui</a></strong>.<br />
Ma come ca… volo pretendono di poter occuparsi seriamente del vino italiano, francese, tedesco, spagnolo, californiano, australiano, cileno, neozelandese, austriaco, greco, portoghese, ecc e di monitorare il lavoro di un numero di aziende ogni giorno più grande, se ad esempio <strong>Antonio Galloni</strong>, che già si occupava di Italia e Champagne per The Wine Advocate, ora, dopo il semi <a href="http://www.thewinecellarinsider.com/2011/02/robert-parker-stops-reviewing-california-wine/">retirement di Robert Parker</a>, degusterà e scriverà anche dei vini di Côte d’Or, Chablis e California?<br />
Come li possiamo, come li possono prendere sul serio le aziende produttrici ed i consumatori, se sempre per Parker “David Schildknecht, a thorough and erudite critic, will no longer write about the Côte d’Or and Chablis, though he will maintain his otherwise extensive portfolio, which includes Germany, the Loire, Austria, Beaujolais, Mâconnais, Jura, Eastern Europe, Languedoc-Roussillon and the Eastern United States”?<br />
Se il buon <strong>Bruce Sanderson</strong>, collaboratore di Wine Spectator dal 1993, e a noi noto perché é subentrato a James Suckling con il compito di occuparsi dei vini italiani, é anche “Senior Editor and Tasting Director” e da New York cura le degustazioni dei vini di Italia, Germania, Borgogna e Champagne e se James Molesworth si occupa di Argentina, Bordeaux, Cile, Finger Lakes of New York, Loira, Rhône Valley, Sud Africa?</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm6.static.flickr.com/5060/5433203574_1ce753a9de_o.jpg" alt="" width="279" height="370" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma come ca… volo fanno?</strong><br />
In Italia parliamo male (spesso giustamente, visto che ce ne offrono spesso motivo) delle nostre guide dei vini, ma almeno loro, nemmeno le più scalcinate (premetto che non mi riferisco al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/One_Man_Band">one man band</a> che non realizza una guida ma ci presenta una sua personalissima e stravagante idea del vino frutto che frutta) si sognano di chiedere ad un solo collaboratore o due di occuparsi di tutte le zone.<br />
C’è chi si occupa, magari male, del solo Piemonte, o magari della sola Langa, che è già un incarico da far tremare i polsi e chi di Montalcino, del Salento, del Vulture, della Valle d’Aosta o dell’Alto Adige o della Liguria.<br />
Siamo seri!<br />
Una domanda, scherzosa, ma non troppo, alla fine s’impone: ma le giornate di questi impegnatissimi e fenomenali wine writer americani sono ancora di 24 ore come le nostre di noi comuni mortali o sono invece di 48, 72, 96 ore?</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4134/5432588477_4a665c50d8.jpg" alt="" width="409" height="205" /></p>
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		<title>Ma un Super tuscan può davvero essere più “chiantigiano” di un Chianti Classico?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 14:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Domanda: cosa ne pensate di queste affermazioni pescate in Rete? La prima: “dati per morti ogni 2 mesi almeno, pare godano invece di ottima salute”. Si sta parlando, è bene precisarlo, dei cosiddetti Super Tuscan. Seconda affermazione preceduta da un &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/01/ma-un-super-tuscan-puo-davvero-essere-piu-chiantigiano-di-un-chianti-classico.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://farm2.static.flickr.com/1058/1469779198_982a7b8ac1_m.jpg" alt="" width="240" height="240" />Domanda: cosa ne pensate di queste affermazioni pescate in Rete? La prima: “dati per morti ogni 2 mesi almeno, pare godano invece di ottima salute”.<br />
Si sta parlando, è bene precisarlo, dei cosiddetti Super Tuscan.<br />
Seconda affermazione preceduta da un discorso più ampio: “Non si può dire che valga per ogni vitigno forestiero presente nel Chianti Classico ma in certi casi si ha la dimostrazione che ancora più del vitigno conta la capacità di far parlare un territorio.<br />
Al di là delle retoriche varie, l’impressione è che i vini che sono riusciti a costruirsi negli anni ’80 e ’90 un certo seguito e una certa reputazione, ma soprattutto uno stile proprio riconoscibile, continuino a riscuotere successo e a raccontare non solo una idea di vino e un territorio, pur usando linguaggi internazionali”.<br />
Pertanto “a volte succede che parlino più chiantigiano alcuni supertuscan con viti ultraventennali che vini DOCG con vigneti giovanissimi o gestiti in maniera sbagliata. E proprio l’età di alcuni vigneti fa sì che questi vini, un tempo noti per concentrazione, estratto e note dolci e accattivanti, risultino più caratteriali e meno omologati di vini a denominazione”.<br />
<img class="alignright" src="http://farm3.static.flickr.com/2156/2363340829_852a21e0e5_o.jpg" alt="" width="150" height="350" />Siete d’accordo con chi, ritenendo l’età del vigneto un elemento discriminante, dice che “parlano più chiantigiano”, che sarebbero &#8220;meno omologati&#8221; alcuni vini, ovviamente prodotti con vitigni internazionali, espressione di vigneti che hanno almeno vent’anni, rispetto a vini “DOCG con vigneti giovanissimi o gestiti in maniera sbagliata”.<br />
Secondo voi sono “più chiantigiani”, insomma, un Tignanello, un Casalferro, un 50 &amp; 50 di Capannelle, un Siepi, un Sammarco del Castello dei Rampolla, un Apparita del Castello di Ama, di un Chianti Classico di Castell’in Villa, di San Giusto a Rentennano, di Monteraponi, di Ormanni?<br />
E ometto volutamente di parlare di vini come Fontalloro, Flaccianello della Pieve, Percarlo, Pergole Torte, Cepparello, tutti vini base Sangiovese 100%, che di fatto sono già dei Chianti Classico, ma che si presentano tuttora con quell’etichetta di “Super Tuscan” che hanno obtorto collo adottato negli anni in cui, assurdamente, non era possibile produrre Chianti Classico con sole uve Sangiovese…<br />
Il discorso dell’autore delle due affermazioni riportate sopra temo non si riferisca a questi vini, bensì a quelli che vedono protagonisti i vitigni internazionali…<br />
<img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2052/2165931281_f996c47931.jpg" alt="" width="190" height="296" /><br />
Di questo passo non vorrei che lo stesso o altri arrivassero a dirvi che un Solengo, un Excelsus e un Summus, un Olmaia, un Pietrad’Onice, un Luce mostrano un carattere più squisitamente ilcinese di un banalissimo Brunello di Montalcino Docg…<br />
Possibile che <a href="../../../../../blog/2011/01/perche-la-sperimentazione-affascina-di-piu-della-classicita.html">l’aspetto da “laboratorio”</a>, la sperimentazione, la variazione sul tema, anche in una terra a forte e storica identità come il Chianti Classico continuino ad essere premianti per alcuni più della classicità?</p>
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		<title>IGT Emilia anche a Cremona? In Lombardia l’Assessore De Capitani a difesa degli interessi dei grandi imbottigliatori</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2010/12/igt-emilia-anche-a-cremona-in-lombardia-lassessore-de-capitani-a-difesa-degli-interessi-dei-grandi-imbottigliatori.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=igt-emilia-anche-a-cremona-in-lombardia-lassessore-de-capitani-a-difesa-degli-interessi-dei-grandi-imbottigliatori</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 09:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ davvero sconfinata e quanto mai “creativa” l’immaginazione degli esponenti della Lega che si occupano di cose agricole in terra padana! Dopo le innumerevoli prove di “fantasia” offerte, prima che diventasse governatore del Veneto, dal “propagandista del Prosecco, al secolo &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2010/12/igt-emilia-anche-a-cremona-in-lombardia-lassessore-de-capitani-a-difesa-degli-interessi-dei-grandi-imbottigliatori.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 390px"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5287/5273365175_f2f59bb912.jpg" alt="" width="380" height="312" /><p class="wp-caption-text">Giulio De Capitani</p></div>
<p>E’ davvero sconfinata e quanto mai “creativa” l’immaginazione degli esponenti della Lega che si occupano di cose agricole in terra padana! Dopo le innumerevoli prove di “fantasia” offerte, prima che diventasse governatore del Veneto, dal “propagandista del Prosecco, al secolo <strong>Luca Zaia</strong>, anche in <strong>Lombardia</strong> abbiamo deciso di non farci mancare niente.<br />
E così <a href="http://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Scheda&amp;childpagename=Regione%2FDetail&amp;cid=1213273730306&amp;pagename=RGNWrapper">Giulio De Capitani</a>, Assessore all&#8217;Agricoltura della Regione Lombardia, lecchese di Olginate e architetto di professione, ha pensato fosse il caso di farsi notare con una proposta davvero originale.<br />
Unire, enoicamente parlando, la provincia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cremona">Cremona</a>, la &#8220;città delle tre T&#8221;, ossia <em>turòon, Turàs, tetàs</em> (torrone, Torrazzo, tettone e io aggiungerei una quarta T, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Tognazzi">Tognazzi</a>), che è parte di quella Lombardia di cui si dovrebbe occupare, all’Emilia.<br />
Avete capito bene, l’elegante architetto, barba ben curata e conversazione brillante, tutt’altro che un personaggio da bar (l’ho conosciuto e apprezzato, fresco assessore, nel corso di un convegno lo scorso giugno in Valtellina), di fronte all’ipotizzata proposta di modifica del disciplinare di produzione dell&#8217;Igt Emilia <a href="http://www.agricoltura.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=News&amp;childpagename=DG_Agricoltura%2FDetail&amp;cid=1213398152431&amp;p=1213276891208&amp;packedargs=locale%3D1194453881584%26menu-to-render%3D1213276891208&amp;pagename=DG_AGRWrapper">è sceso in campo</a>, scrivendo al suo collega Rabboni, assessore all&#8217;Agricoltura dell&#8217;Emilia Romagna.<br />
L&#8217;ha fatto per chiedergli di riconsiderare la proposta di modifica del disciplinare. Ovvero di consentire la possibilità di effettuare l&#8217;elaborazione e la presa di spuma dei vini Igt Emilia, tipologia frizzante, anche negli stabilimenti della provincia di Cremona.<br />
Questo perché, dice, “Cremona ha una consolidata tradizione produttiva di qualità dei vini a marchio Igt Emilia che Regione Lombardia ha il dovere di difendere e riaffermare con forza”. La proposta di modifica del disciplinare di produzione dell&#8217;Igt Emilia sembrerebbe difatti “escludere la provincia di Cremona dalla zona di elaborazione dei vini frizzanti&#8221; e &#8220;l’attuale proposta comporterebbe infatti un notevole ed ingiustificato danno economico produttori locali”.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm6.static.flickr.com/5008/5273372503_2dde8d1454_o.jpg" alt="" width="400" height="315" /></p>
<p>Non stropicciatevi gli occhi per la sorpresa, in provincia di Cremona non ci sono vigneti, in compenso sono spuntati da decenni gli imbottigliatori, che nei loro “stabilimenti”, come li definisce l’Assessore come se si trattasse di viti, bulloni e tondino, producono vini di non trascinante qualità, tra cui, in virtù del <a href="http://www.ermesagricoltura.it/content/download/14217/175125/file/Discipllinare_Emilia_RE.pdf">disciplinare tuttora vigente</a> della Igt Emilia, che ora si vorrebbe modificare, anche una serie di spumanti e frizzanti.<br />
Per completezza dell’informazione il disciplinare della Igt Emilia contempla che “la zona di produzione delle uve per l&#8217;ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la indicazione geografica tipica «Emilia» o «dell&#8217;Emilia» comprende l&#8217;intero territorio amministrativo delle province di Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e la parte della provincia di Bologna situata alla sinistra del fiume Sillaro”, anche se un precedente comma precisa che “la vinificazione delle uve IGT Emilia deve essere effettuata negli stabilimenti ubicati nel territorio di cui all’art. 3, e negli stabilimenti cooperativi esistenti ubicati in zone limitrofe che trasformano le uve dei propri soci conferenti conduttori di superfici vitate iscritte all’elenco delle vigne dell’IGT Emilia”. E siccome la provincia di Cremona è in zona limitrofa ecco spiegata la deroga concessa.<br />
Rivolgendosi al collega assessore dell’Emilia Romagna Rabboni, l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia ricorda come “per analoghe produzioni vinicole, il Consorzio di tutela competente, in raccordo con Regione Lombardia, ha sempre trovato soluzioni condivise, che hanno permesso ai produttori emiliani delle zone limitrofe, omogenee per area e tradizione, di continuare a utilizzare il marchio; cito, ad esempio, l&#8217;Igt del territorio pavese”.<br />
Si chiede insomma un trattamento analogo, certo, dice De Capitani, “che non sfuggirà all&#8217;assessore Rabboni quanto per Regione Lombardia sia importante che la provincia di Cremona venga confermata come zona di vinificazione dei vini Igt Emilia; non possiamo stare a guardare mentre, altrove, si decide sul futuro delle nostre aziende”.<br />
Che sia così “importante” per la Regione Lombardia questa produzione di frizzanti Igt Emilia è tutto da dimostrare. Come pure appurare il carattere &#8220;lombardo&#8221; di questi vini&#8230;<br />
Importante lo è sicuramente per il più potente tra i vari potenti imbottigliatori attivi in terra cremasca (che io continuo a pensare terra di mostarda e torrone, più che di vini…), ovverosia la  <strong>Vinicola Decordi</strong>, di Motta Baluffi, <a href="http://www.decordi.it/home.htm">visitate qui il suo sito Internet</a>, una vera potenza, che vende all’estero milioni e milioni di bottiglie di vino italiano di ogni tipo e provenienza, e si avvale di marchi quali Borgo Imperiale, Corte Sole, Valle Calda.<br />
L&#8217;azienda è rampantissima, agguerritissima e ovviamente potente, quindi il cambio di disciplinare dell’IGT Emilia, che vorrebbe, come buon senso suggerisce, lasciare questa dizione solo alle aziende poste nel territorio amministrativo delle province di Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e in una parte della provincia di Bologna, non è visto, per usare un eufemismo, di buon occhio.<br />
Ma non è la sola realtà la Decordi, sono tanti gli imbottigliatori sul territorio. Tutti difesi, ora, dal buon paladino De Capitani.<br />
Assessore che mi auguro, se la partita fosse persa, non arrivi sino al punto di chiedere l’annessione di Cremona alla terra emiliana o la sua indipendenza… A quando la richiesta di una Doc, Dop o Igp, denominata Padania?<br />
Non mi stupirei proprio se figurasse tra le moltissime nuove Doc in attesa di delibera prima che la competenza passi, finalmente, a Bruxelles…</p>
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		<title>Una degustazione di “vini di territorio” in un posto che del territorio ha fatto scempio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[la mosca al naso]]></category>

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		<description><![CDATA[Una discutibile scelta delle Caves de Pyrene Spiace molto che persone intelligenti e sensibili come Christian Bucci, referente italiano di quell’ottimo selezionatore, importatore e distributore di vini di qualità in UK come Les Caves de Pyrene, per organizzare una degustazione, &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2010/08/una-degustazione-di-vini-di-territorio-in-un-posto-che-del-territorio-ha-fatto-scempio.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4093/4925952335_92702c6343.jpg" alt="" width="440" height="302" /><br />
Una discutibile scelta delle Caves de Pyrene </strong></p>
<p>Spiace molto che persone intelligenti e sensibili come <a href="http://lescavesdepyrene.blogspot.com/">Christian Bucci</a>, referente italiano di quell’ottimo selezionatore, importatore e distributore di vini di qualità in UK come <a href="http://www.lescaves.co.uk/">Les Caves de Pyrene</a>, per organizzare una degustazione, in programma il prossimo <strong>6 settembre</strong>, di “<strong>vini di territorio</strong>”, o &#8220;<strong>vins de terroir</strong>&#8221; che prevede la partecipazione di piccoli produttori che fanno i vini in modo artigianale e naturale, alcuni certificati biologici e biodinamici, vignerons &#8220;indipendenti&#8221;  che condividono gli stessi valori, quelli della terra, natura, territorio e vino, non abbiano avuto alcuna cura e sensibilità nella scelta della location.<br />
E per la loro manifestazione, <a href="http://lescavesdepyrene.blogspot.com/2010/08/degustazione-annuale-les-caves-de.html">annunciata qui</a>, cui prenderanno parte diciotto produttori italiani e dove ci sarà l&#8217;opportunità di assaggiare una sessantina di vini francesi in un interessantissimo &#8220;viaggio&#8221; dai Pirenei allo Champagne, abbiano scelto nientemeno che il discusso <a href="http://www.ilboscaretoresort.it/">Boscareto Resort</a> posto tra Serralunga d’Alba e Roddino.<br />
<img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3447/3997182645_8e92c1fa3b.jpg" alt="" width="420" height="315" /></p>
<p>Per chi non l’avesse mai visto, un cubo enorme di cemento, vetro e acciaio che ha letteralmente deturpato il paesaggio dei circostanti vigneti di Barolo a Serralunga d&#8217;Alba.<br />
Un posto di cui scritto mesi fa su Vino al vino, <a href="../../../../../blog/2009/10/boscareto-resort-segno-tangibile-dell%e2%80%99amore-per-la-terra-o-violenza-al-paesaggio-di-langa.html">qui</a>, nell’unico modo in cui oggettivamente si può scrivere, se non ci si vuole mettere delle fette di salame, anzi, dei prosciutti interi, sugli occhi, fare gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia, oppure, come hanno fatto tanti colleghi, che hanno esaltato la cucina del ristorante, le ambizioni del resort, giocare al gioco delle tre scimmiette.<br />
Quelle che non parlano, non sentono e soprattutto non vedono. O fanno finta, per quieto vivere, comodità e conformismo, di non vedere…</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3423/3997983600_40d6dabe15.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Avrei voluto partecipare a quella degustazione, per la serietà delle Caves de Pyrene, per la simpatia nei confronti di Christian Bucci, perché saranno presenti fior di produttori che ben conosco e di cui amo molto i vini, ma in quel posto no, io che alla coerenza personale tengo, non ci metterò piede e quindi me ne resterò a casa.<br />
Mi chiedo che faccia faranno i produttori partecipanti all’incontro quando, forti della loro sensibilità verso l’ambiente, vicini alla sensibilità e alla filosofia dei vini naturali, si troveranno di fronte a quella specie di “eco-mostro”…</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3432/4000861522_f6672bbb3a.jpg" alt="" width="430" height="323" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Basta barrique: Giampaolo Paglia racconta i perché di una decisione “storica”</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2010/08/basta-barrique-giampaolo-paglia-racconta-i-perche-di-una-decisione-storica.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=basta-barrique-giampaolo-paglia-racconta-i-perche-di-una-decisione-storica</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://vinoalvino.org/?p=4022</guid>
		<description><![CDATA[Nel pieno della pausa agostana, quando anche le attività via Web (comprese quelle di molti siti Internet e blog) se ne vanno in vacanza, uno dei produttori di vino italiani più attivi sulla Rete, con una sua apprezzata attività di &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2010/08/basta-barrique-giampaolo-paglia-racconta-i-perche-di-una-decisione-storica.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4134/4910874890_7e9ed1eb3f.jpg" alt="" width="390" height="420" /></p>
<p>Nel pieno della pausa agostana, quando anche le attività via Web (comprese quelle di molti siti Internet e blog) se ne vanno in vacanza, uno dei produttori di vino italiani più attivi sulla Rete, con una sua apprezzata attività di <em>wine blogger</em> che si è distinto proponendo problemi di carattere generale legati al vino (<a href="http://poggioargentiera.com/blog/2010/05/25/tremonti-vuol-sopprimere-lice-evviva/">l’inutilità dell’Ice</a>, le <a href="http://poggioargentiera.com/blog/2010/06/30/sulle-commissioni-degustazione-della-cciaa/">commissioni di degustazione delle Camere di Commercio da rifondare</a>, l’<a href="http://poggioargentiera.com/blog/2010/04/28/non-sara-che-si-parla-troppo-di-vino/">eccessivo parlare di vino</a>, ecc.) e non solo parlando dei propri vini e della propria azienda, sto parlando di <strong>Gianpaolo Paglia</strong>, alias Poggio Argentiera, ha lanciato <a href="http://poggioargentiera.com/?lingua=">sul suo blog</a> una vera e propria <em>bombettina</em>.<br />
Con un post dal titolo facilissimo da capire e quanto mai emblematico, <a href="http://poggioargentiera.com/blog/2010/08/06/basta-barriques/">basta barriques</a>, ha annunciato una svolta non certo da poco.<br />
Se non è una “rinuncia a Satana”, poco ci manca, perché anche se Paglia ha scelto i toni bassi e dice “nessuna sconfessione del passato, nessun ripudio; molto semplicemente si evolve, personalmente e come azienda”, informandoci di aver rinunciato alla barrique per i Morellino di Scansano, “perché non ci piaceva più quello stile di vino, specialmente abbinato al Sangiovese, al Ciliegiolo”, ha, di fatto, deciso un cambiamento epocale, di quelli da ricordare.<br />
Soprattutto allorché annota che, “in sostanza, in questi ultimi 10/15 anni è cambiato il mondo del vino, e sopratutto sono cambiati i miei (nostri) gusti..”.<br />
Cosa ho fatto dunque, prendendo atto che questo di Paglia è il secondo addio alla barrique che registro (con grande gioia, non lo nascondo…) dopo quello, <a href="../../../../../blog/2010/07/per-i-vini-di-barro-affinamento-solo-in-acciaio-e-addio-al-legno-una-svolta-sorprendente.html">di cui ho parlato qui recentemente</a>, pronunciato in Valle d’Aosta alla cantina Di Barrò, da Elvira Stefania Rini e Andrea Barmaz?<br />
Ho contattato Paglia e gli ho chiesto di spiegarmi e soprattutto di spiegare a voi lettori di Vino al Vino, i motivi profondi della sua scelta, la sua svolta, in cosa consista il cambiamento di stile e di gusto personale di cui parla nel suo post.<br />
Ne è scaturita una lunga e credo molto interessante conversazione, che ho il grande piacere di sottoporre alla vostra attenzione. E ai vostri, come sempre benvenuti, commenti. Buona lettura!</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Paglia, com’è maturata la sua scelta, annunciata sul suo blog in un post dal titolo che più chiaro non si può, “basta barrique”, &#8211; <a href="http://poggioargentiera.com/blog/2010/08/06/basta-barriques/">leggete qui</a> &#8211; di rinunciare ad utilizzare i piccoli fusti di rovere francese per buona parte dei vini prodotti in azienda, soprattutto per i Morellino?</span><br />
E&#8217; l&#8217;approdo naturale di un percorso mio personale e aziendale. Con il tempo mi sono reso conto di non apprezzare più quel tipo di espressione che dà al vino il legno piccolo, specialmente per il Sangiovese<em>.</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline">Da quanto tempo pensava che era venuto il momento di cambiare e voltare pagina?</span><br />
Come tutte le cose che nascono dal nostro interno, c&#8217;é una fase cosciente, dove si prende atto di quello che pensiamo e desideriamo, ed una fase incosciente, dove si forma la volontà, ma non è ancora chiaramente manifestata.<br />
Per la prima fase, almeno un paio di anni, per la seconda non saprei, sicuramente qualcosa di più. Di sicuro ci sono stati momenti che hanno contribuito alla mia crescita personale. Uno di questi è senz&#8217;altro la mia frequentazione di persone del mondo del vino che mi hanno aperto degli orizzonti più ampi.<br />
Ho intrapreso un percorso di studio dei vini, qualificandomi con l&#8217;Advanced Certificate del W.S.E.T. (Wine and Spirits Education Trust), che continuerò in inverno con il corso di Diploma.<br />
Inoltre da più di una anno una mia società e diventata distributrice e rappresentante di vini per la provincia di Grosseto, con dei mandati importanti come <a href="http://www.sarziamade.it/">Sarzi Amadé</a> e <a href="http://www.lescaves.co.uk/">Les Caves de Pyrène</a>.<br />
Insomma, più si conosce e si frequenta il vino, più si diviene esigenti anche rispetto ai propri vini<em>.</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline">Si è trattata di una scelta di gusto del produttore – lei ha scritto “sono cambiati i miei (nostri) gusti” – o è stato anche un modo lucido e realistico di tenere conto degli orientamenti di larga parte dei consumatori, che, pare, si siano stufati di vini al profumo e gusto di legno?<br />
</span>Anche qui è difficile differenziare. L&#8217;attività commerciale è legata indissolubilmente alla produzione agricola, senza di essa non esisterebbe ed è al tempo stesso motore e giudice implacabile delle nostre attività. Tendo a non fidarmi di chi proclama di fare vino senza scopi commerciali. Tutt’al più ci può essere la consapevolezza che è difficile avere successo commerciale senza amare il proprio lavoro e apprezzare il suo frutto.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4139/4910317551_16a230aa0b.jpg" alt="" width="430" height="288" /><br />
<span style="text-decoration: underline"><br />
Lei ha detto “non ci piaceva più quello stile di vino, specialmente abbinato al Sangiovese, al Ciliegiolo”: vuole farmi capire meglio quali aspetti, in quei vini fatti utilizzando la barrique, non la convincevano più, non soddisfacevano il suo gusto?</span><br />
C&#8217;e&#8217; in alcuni vini prodotti con le barriques un eccesso di dolcezza, che può essere visto anche in chiave positiva, ma che per me è un fattore stancante del palato. Si tende a perdere complessità e sfumature a favore di una certa cremosità del gusto, ed in generale credo sia più difficile far emergere il carattere di vitigni come il Sangiovese e il Ciliegiolo, dove una certa spigolosità e nerbo sono alla base della loro identità. In più c&#8217;é il fattore bevibilità: mi sono stancato dei vini troppo invadenti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Perché ritiene che, almeno secondo il suo gusto, la barrique non vada (più) bene per il Morellino, ma funziona ancora bene per le varietà internazionali? </span>Non so se continueremo in futuro ad usarla per il nostro unico vino fatto a base di uve internazionali (il Finisterre, a base di Cabernet Franc, Syrah, Alicante), ma certo se c&#8217;é un senso nell&#8217;uso della barrique, questo sembra esserci maggiormente quando collegato all&#8217;uso di certe varietà.<br />
Faremo delle sperimentazioni e vedremo i risultati e poi prenderemo delle decisioni.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Ha deciso di rinunciare alla barrique per una scelta legata al suo gusto: con questo vuole dirci che i vini devono piacere e convincere fino in fondo soprattutto chi li produce? </span><br />
<span style="text-decoration: underline">Sono totalmente d’accordo con lei, ma allora cosa replica a tanti suoi colleghi che continuano a dire, anche oggi, che i vini devono corrispondere agli orientamenti del mercato e dei consumatori?</span><br />
Io dico che fare vini che piacciono a chi li fa ha molto più senso commerciale che provare a interpretare i gusti del mercato. La mia sensazione é che tendiamo a sottovalutare chi i vini li acquista e li beve, un po&#8217; per mancanza di conoscenza, un po&#8217;, forse soprattutto, per nostra mancanza di coraggio.<br />
Ci sono vini che ci paiono buonissimi, ma che consideriamo &#8220;difficili&#8221; per il mercato, salvo poi verificare che il mercato è apertissimo ai vini buoni, veri, comunicativi.<br />
Questo lo vedo tutti i giorni, soprattutto da quando, oltre che produrre, mi sono messo anche a commercializzare altri vini.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Cosa pensa di due categorie di suoi colleghi produttori, quelli che hanno deciso di rinunciare alla barrique, o quantomeno di utilizzare solo fusti di terzo, quarto passaggio, o di più, solo perché la crisi economica li induce a risparmiare e a non comprare altre costose barrique nuove, e quelli che invece continuano, imperterriti ed impermeabili ad ogni dubbio, convinti che non si possano produrre vini importanti senza il ricorso al carato?<br />
</span>Penso che ognuno deve essere libero di fare le scelte che ritiene più opportune per lui e la sua azienda. Sarà il mercato a dare un giudizio su questi vini e sarà il produttore che sarà chiamato ad interpretarlo. L&#8217;importante è avere l&#8217;onestà intellettuale di farlo, proprio per il bene della propria azienda. Bisogna farsi una domanda semplice: mi piacciono i miei vini? Se fossi un cliente li comprerei assiduamente? Li bevo volentieri a casa, in famiglia, tra amici?<br />
Dalla risposta, sincera, a queste domande dipende il futuro, anche economico, di una azienda di vino.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Come cambierà ora il suo Morellino, il celebre Capatosta in particolare, con l’utilizzo di fermentini troncoconici e di botti da 10 ettolitri di Garbellotto? Quali elementi prevarranno rispetto al passato e quali elementi vuole portare maggiormente in evidenza? </span><br />
Già lo possiamo vedere dall&#8217;annata 2009, al momento in affinamento, e anche in parte dalla 2008, dove l&#8217;uso del legno piccolo è più misurato.<br />
Bisogna dire che il cambiamento non è soltanto a livello dell&#8217;affinamento, ma anche in vigna, dove siamo in conversione al biologico e dove stiamo lavorando con meno ossessione verso le basse produzioni per ceppo e più verso l&#8217;equilibrio della pianta, e  in cantina, dove cerchiamo più di privilegiare la semplicità delle operazioni, con macerazioni meno lunghe ed estrattive del passato.<br />
Stiamo anche verificando che l&#8217;uso di meno solfiti in cantina non è pregiudizievole della qualità, ma sembra al contrario favorire la &#8220;distensione&#8221; dei vini e una loro espressione più pulita e naturale.<br />
Insomma, ci sono molte cose in atto oltre alla scelta dei legni. E&#8217; una presa di coscienza che un cambiamento era inevitabile e un metodo di lavoro che ci sembra più in sintonia con i nostri gusti.<br />
Per di più siamo molto felici perché i vini così fatti ci piacciono di più, hanno maggiore eleganza e al tempo stesso maggiore semplicità e bevibilità. Insomma, secondo me sono più buoni, sono vini che mi bevo più volentieri.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4101/4910323573_dd9de1da12.jpg" alt="" width="420" height="315" /></p>
<p><span style="text-decoration: underline">Lei vende molto all’estero e ascolta attentamente, anche attraverso il suo blog, le opinioni della clientela e degli appassionati. Come hanno reagito sinora importatori, ristoratori e semplici cultori di Bacco alla sua decisione, che tra l’altro ha scelto di annunciare un po’ in sordina, complice la pausa agostana?</span><br />
In realtà il post di cui lei parla è nato un po&#8217; così all&#8217;improvviso, un giorno che camminando vicino alla rimessa attrezzi ho visto quella pila di baggioli vuoti (supporti per barriques) che mi ha impressionato, e forse mi ha fatto materialmente rendere conto del cambiamento.<br />
Non ho effettivamente comunicato in altro modo a clienti e appassionati, tranne quei pochi che seguono il mio blog, e non ho intenzione di fare di questa scelta una leva di marketing. Mi sembrerebbe lo stesso errore, a posizioni inverse, di coloro che qualche anno fa scrivevano con orgoglio che i loro vini erano &#8220;barricati&#8221;.<br />
Credo che le scelte tecniche possano essere discusse in modo pragmatico e laico, senza farne delle questioni di interesse primario. A parlare deve essere soprattutto il vino.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Tentando un esame retrospettivo, quali sono stati a suo avviso, in questi ultimi vent’anni, i pregi, i vantaggi tecnici portati dall’uso diffuso della barrique e quali sono stati i problemi che ha causato al vino italiano? Pesandoli sulla bilancia, sono stati più i pro o i contro?</span><br />
Credo che l&#8217;uso della barrique sia stata una forma di riscatto da un passato enologico spesso grigio e triste, almeno per gran parte dell&#8217;Italia del vino. E&#8217; stata un po&#8217; come  il bisogno di affermare che nel vino italiano si era girata una pagina, e che il futuro sarebbe stato fatto di vini importanti, senza complessi di inferiorità con i cugini d&#8217;oltralpe, in grado di attrarre interesse del pubblico internazionale e di rifondare un enologia fatta di tecnologia, buone pratiche, bei vigneti, cantine supertecnologiche e scintillanti, enologi di grido.<br />
In fin dei conti lo ritengo un passaggio dovuto per chi, come molti di noi, non può rifarsi ad un passato enologico glorioso e ben sperimentato. E&#8217;, se vogliamo, un difetto di gioventù del vino italiano, una malattia infantile che deve essere presa, vissuta e dalla quale si deve guarire prima di girare la prossima pagina.<br />
Nel complesso credo che ci siano stati più lati positivi, a condizione di assumere il giusto atteggiamento critico verso questo fenomeno. E&#8217; innegabile che l&#8217;immagine dei vini italiani nel loro complesso (senza parlare di quelle poche oasi che pure esistevano) sia cresciuta enormemente negli anni 80 e 90 anche proprio grazie ai vari Tignanello, Sassicaia, ecc., che sono stati un po&#8217; gli emblemi del rinascimento italiano del vino e tutti vini pensati e compiuti con l&#8217;uso del legno piccolo.<br />
Passato il periodo giovanile, ora è il momento della maturità, delle scelte consapevoli, delle distinzioni e del lavoro di sostanza sul territorio.<br />
Certo non posso parlare per gli altri, ma questi vent’anni sono serviti anche a me per capire meglio il vino, la sua storia, i suoi terroirs, e per definirmi come persona (si invecchia, ahimè, ma si matura anche) e come conoscitore di vino e dei vini.<br />
Insomma, molto banalmente, anche il mio gusto si è evoluto, così come quello del pubblico che prima era molto più semplice e facilmente impressionabile dal &#8220;peso&#8221; di un vino, piuttosto che dalle sfumature.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Pensa che la sua decisione farà proseliti e ritiene che un numero crescente di produttori, in Maremma e altrove, “ripudieranno” la barrique, o quantomeno l’uso eccessivo o abnorme che ne è stato fatto, per provare a produrre vini più “food friendly” e maggiormente dalla parte del consumatore?</span><br />
Ho la sensazione che nel futuro vedremo dei cambiamenti, non per causa mia s&#8217;intende,  ma perché i tempi sono maturi. La critica non è più schierata compattamente (anche se lei mi obietterà giustamente che &#8220;alcuni&#8221; non hanno mai fatto parte di questa schiera) verso vinoni scuri e concentrati, con legno a go gò. Anzi, sembra muoversi nella direzione opposta.<br />
E poi perché la gente si sta accorgendo che di certi vini in fin dei conti si parla molto, ma li si beve molto meno.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Cambiando discorso, come vede, da produttore, la situazione odierna del Morellino di Scansano? Di che salute godono i vini e la denominazione? Quali sono i problemi più urgenti da affrontare e risolvere?</span><br />
La situazione del Morellino non è diversa da quella di molte DOC o DOCG italiane che hanno avuto un certo successo. C&#8217;e&#8217; una stratificazione della qualità abbastanza accentuata, con alcune aziende, spesso quelle più storiche e locali, al top, molta mediocrità, e una buona fetta di vini pessimi fatti dagli imbottigliatori di professione o da chi cavalca il successo di un nome senza troppi scrupoli, senza investire nulla sul territorio, e perché qualcuno glielo permette.<br />
Le aziende, anche nomi importanti e significativi, venute da fuori Maremma non sembrano aver dato impulso o contributi significativi alla DOCG, né dal punto di vista del mercato, né da quello della riflessione e dell&#8217;elaborazione di strategie produttive e di promozione.<br />
Purtroppo questa è stata una mia grande delusione a livello personale. Nel complesso è una zona con buone potenzialità, che non sono solamente limitate al Morellino (penso all&#8217;Amiata del Montecucco, e alle zone bellissime e poco valorizzate intorno a Pitigliano), ma che é alla ricerca dell&#8217;identità. Purtroppo l&#8217;identità non nasce da sola, non viene dal genio di uno o due produttori in stato di grazia, ma è il frutto di una lunga opera complessiva di riflessione, di conoscenza del territorio, di lavoro comune.<br />
Qui siamo ancora all&#8217;anno zero o quasi. Non si è fatto nulla per la conoscenza del territorio: parlo di zonazioni, studio di varietà e cloni, ecc. Non si è fatto nulla in tema di promozione verso l&#8217;estero.<br />
Non si è fatto nulla in tema di regole e disciplinari, ancora retaggio degli anni 70, scritti in italiano ambiguo, che dicono tutto e nulla e non servono a niente. Sono regole che sembrano scritte da azzeccagarbugli, piene di un linguaggio burocratese buono solo per ostacolare chi fa bene, ma con buchi cosi&#8217; grandi da lasciar passare chi produce male o peggio.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">E come vede il futuro?</span><br />
Io credo che il futuro sarà di chi avrà il coraggio di fare tabula rasa e partire dai fondamentali: conosco il mio territorio? conosco le mie varietà? i metodi di vinificazione? i metodi di coltivazione?<br />
I disciplinari devono definire con maggior precisione le zone vocate, e cancellare quelle non vocate, mettendo anche in campo delle agevolazioni per spiantare tutte quelle vigne che si trovano in zone pessime e non vocate e al contempo affidarsi meno ai pali e paletti messi con l&#8217;illusione di controllare il mercato.<br />
Le commissioni di degustazione delle Camere di Commercio non possono bocciare i Sangiovese perché hanno poco colore e farne passare altri neri come la pece. Se non si investe in conoscenza è impossibile andare a raccontare al mondo chi siamo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Non vorrei chiederle del Consorzio, conoscendo i suoi rapporti, non sempre “facili” con l’ente consortile: ma ci sono novità che la riguardano?</span><br />
Per quanto riguarda il Consorzio del Morellino qualcosa sta cambiando. Io ne uscii quasi 5 anni fa, quando ormai il Consorzio era ridotto ad un luogo di scontro di poteri, completamente bloccato nelle sue finalità più alte, ovvero di essere luogo di incontro dei produttori, di stimolo alla riflessione sul nostro vino, di motore della promozione.<br />
Da quando uno degli attori più importanti di quello scontro, la Cantina Cooperativa del Morellino, é uscito dal Consorzio, qualcosa sembra essersi sbloccato. Il Presidente mi ha chiesto di rientrare nella compagine e di contribuire al cambiamento, che adesso si avverte inevitabile e non più procrastinabile.<br />
Ed io ho accettato con la condizione che si mettano alla guida dello stesso delle persone giovani, appassionate, pulite, e che soprattutto sono lì perché interessate al vino e non alla politica. Il Consorzio deve essere una casa di tutti, e soprattutto una casa di vetro.<br />
Preciso che non sono intenzionato a candidarmi o farmi candidare per nessuna carica, e che darò il mio piccolo contributo solo alle condizioni di cui sopra.</p>
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		<title>Volete portarvi il vino da casa: no problem!</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>
		<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La formula del Byob, Bring your own bottle, è proponibile anche in Italia? Singolare (e intelligente) iniziativa, a Londra, di un gruppo dei migliori ristoranti cittadini (anche alcuni stellati Michelin) per fronteggiare la crisi economica che mette in fuga molti &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2010/07/volete-portarvi-il-vino-da-casa-no-problem.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La formula del <strong>Byob, Bring your own bottle</strong>, è proponibile anche in Italia?</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4118/4747163958_23414f4cde_o.jpg" alt="" width="450" height="296" /></p>
<p>Singolare (e intelligente) iniziativa, a Londra, di un gruppo dei migliori ristoranti cittadini (anche alcuni stellati Michelin) per fronteggiare la crisi economica che mette in fuga molti clienti.<br />
Porte aperte, ancora di più se si sottoscrive un abbonamento al <strong>BYO Wine Club</strong> – <a href="http://byowineclub.homestead.com/">visitare qui il sito Internet</a> – lanciato proprio in giugno con l’obiettivo di arrivare a cento adesioni entro la fine dell’anno, ai clienti che adottano la formula, già diffusa negli States, del &#8220;<strong>BYOB</strong> (<strong>Bring Your Own Bottle</strong>)”, ovvero persone che scelgono, pagando un moderato diritto di tappo, (un contributo che si riconosce al ristorante per il mancato guadagno della vendita di proprio vino), di bersi nel ristorante prediletto bottiglie di vino portate da casa, provenienti dalla propria personale cantina.<br />
Come ha commentato l’autorevole wine writer <strong>Tom Cannavan</strong>, editor <a href="http://www.wine-pages.com/">del sito Internet Wine Pages</a>, &#8220;<em>BYO</em> (<a href="http://winesleuth.wordpress.com/2010/01/07/a-case-study-and-responses-to-byob-in-london/">Bring Your Own</a>) <em>is about people who are serious food and wine lovers but who recognize that they can&#8217;t go to a restaurant where the food costs £50 (about $75) a person and afford a bottle of wine</em>,&#8221; ovvero viene incontro alle esigenze degli appassionati, di cibo e di vino, che vogliono continuare ad andare al ristorante senza svenarsi.<br />
Questo perché a Londra è prassi comune, <a href="http://abcnews.go.com/Travel/london-restaurant-goers-bring-wine/story?id=10981092">racconta l’articolo</a>, che una bottiglia che in un <em>wine store</em> costa 75 sterline possa essere proposta a 225 sulla carta dei vini di molti ristoranti.<br />
Bellissima cosa questa iniziativa, cui dedica un ampio articolo <strong>Robert Booth</strong> sul Guardian – <a href="http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2010/jun/20/top-restaurants-embrace-byob-revolution">leggetelo qui</a> &#8211; ed evviva il consumo di vino personale mentre si gusta la cucina dello chef prediletto, ma non sarebbe più facile, per fare tornare i clienti, ridurre i ricarichi folli sui vini e proporre una politica di prezzi più ragionevole?<br />
Spostandosi da Londra e pensando ai casi nostri, una domanda nasce spontanea: ma nell’<em>Enotria tellus</em>, in Italia, una cosa del genere, andare nel ristorante (anche stellato, perché no?) che più ci piace, scegliendo già noi, nella nostra cantina, che vino berremo sui piatti del nostro chef prediletto, sarebbe possibile?<br />
Cosa ne pensano i consumatori, e soprattutto la ristorazione nostrana, dell’ipotesi di un club del <strong>PLTB</strong> (portati la tua bottiglia) o del <strong>PITVDC</strong> (portati il tuo vino da casa)?<br />
Quanto sarebbero disposti i clienti a pagare come diritto di tappo, per concedersi il piacere di farsi stappare con tutti i crismi da un bravo sommelier le bottiglie del cuore lasciate per anni ad affinarsi in cantina, e quanto eventualmente pretenderebbero i ristoratori per concedere alla clientela questo ulteriore servizio?</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4134/4735323387_ea6d6a09bd_o.jpg" alt="" width="394" height="256" /></p>
<p>Due altre domande per concludere: come giudicano i produttori italiani l’ipotesi di questa eventuale estensione del BYOB <em>chez nous</em>?<br />
E a quali scenette teatrali ci troveremmo di fronte, al ristorante, se l’eventuale bottiglia portata da casa rivelasse, una volta aperta, problemi di tappo?<br />
E’ opportuno portarsi una bottiglia di riserva o si deve entrare nell’ordine di idee che nel caso si palesasse un dannatissimo <em><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Go%C3%BBt_de_bouchon">goût de bouchon</a>, </em>ci si dovrà rassegnare ad ordinare come minimo il “vino della casa” o a scegliere, nella carta dei vini, il vino dal ricarico più onesto<em>?</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>In UK tornano ad acquistare Champagne. Forse per dimenticare la disfatta nella Champions League?</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2010/05/in-uk-tornano-ad-acquistare-champagne-forse-per-dimenticare-la-disfatta-nella-champions-league.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-uk-tornano-ad-acquistare-champagne-forse-per-dimenticare-la-disfatta-nella-champions-league</link>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[E voi cosa ne pensate?]]></category>

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		<description><![CDATA[Incredibili questi inglesi! Forse sarà l’effetto delle elezioni politiche in programma domani, 6 maggio, forse il probabile, annunciato, cambio di governo, dai laburisti ai conservatori (o ai liberaldemocratici), ma, incredibilmente, in Inghilterra, il più importante importatore e consumatore di Champagne, &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2010/05/in-uk-tornano-ad-acquistare-champagne-forse-per-dimenticare-la-disfatta-nella-champions-league.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4034/4570221737_4f8cc6efe1_o.jpg" alt="" width="322" height="354" /></p>
<p>Incredibili questi inglesi!<br />
Forse sarà l’effetto delle elezioni politiche in programma domani, 6 maggio, forse il probabile, annunciato, cambio di governo, dai laburisti ai conservatori (o ai liberaldemocratici), ma, incredibilmente, in Inghilterra, il più importante importatore e consumatore di <strong>Champagne</strong>, dopo il 2009 horribilis che ha visto le vendite delle preziose bollicine calare del 15%, con i 30,50 milioni di bottiglie importate (la stessa quantità di Stati Uniti, Germania e Belgio messi assieme) inferiori di 10 milioni di pezzi alla quota record toccata nel 2007, e allo stesso livello raggiunto dall’importazione di Champagne nel 2002, si assiste ad un lento recupero degli storici méthode champenoise francesi.<br />
Come riferisce il sito Internet <strong>Andover Advertiser</strong> – <a href="http://www.andoveradvertiser.co.uk/uk_national_news/8118348.Champagne_sales__sign_of_recovery_/?ref=rss">leggete qui</a> &#8211; rispetto allo stesso periodo del 2009 le vendite di Champagne sono salite del 10,7% in valore e del 14,6% in volume.<br />
Secondo il managing director di una grande catena come Oddbins, &#8220;<em>Things are much more upbeat. We are starting to see people come in and ask for Dom Perignon and Krug. </em><em>There&#8217;s a much more positive mood</em>.&#8221;. Ovvero, “le cose vanno meglio e c’è più ottimismo, si respira un clima più positivo e si rivedono persone che vengono a chiedere Dom Perignon e Krug”.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3504/4570861432_464e54f48c_o.jpg" alt="" width="403" height="304" /></p>
<p>Domanda: ma le persone che sono tornate ad acquistare cuvée de prestige sono forse tifosi di squadre come Chelsea, Manchester United, oppure Liverpool o Arsenal che fanno scorta di bottiglie per poter brindare alla vittoria della loro squadra dopo la <a href="http://it.uefa.com/uefachampionsleague/index.html">finale della Champions League</a> del prossimo <strong>22 maggio</strong>?<br />
Contrordine: mi dicono che nessuna squadra inglese sarà a Madrid e che a contendersi la coppa dalle grandi orecchie saranno una squadra tedesca, il Bayern di Monaco e una squadra italiana, anzi internazionale, <strong>l’Inter</strong> di Milano.<br />
Ora mi spiego: forse gli inglesi sono tornati a comprare e stappare Champagne per dimenticare… Per scordare l’onta subita ci vogliono bollicine nobili vere, mica un banale Cava o, peggio ancora, un risparmioso Prosecco…</p>
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