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	<title>Blog di Vino al Vino &#187; Enoriflessioni</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 May 2012 06:45:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>English Sparkling Wines sempre più protagonisti in UK</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla nostra inviata speciale in UK, Giuseppina Andreacchio, un originale articolo che testimonia e conferma la crescente popolarità, nel Regno Unito, degli English Sparkling wines, i più britannici tra i vini prodotti nella terra di Albione. O quantomeno quelli che &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/english-sparkling-wines-sempre-piu-protagonisti-in-uk.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Englishsparkwine_2016114c.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7523" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Englishsparkwine_2016114c" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Englishsparkwine_2016114c.jpg" alt="" width="392" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dalla nostra inviata speciale in UK, <strong>Giuseppina Andreacchio</strong>, un originale articolo che testimonia e conferma la crescente popolarità, nel Regno Unito, degli <strong>English Sparkling wines</strong>, i più britannici tra i vini prodotti nella terra di Albione. O quantomeno quelli che hanno conquisto un’identità territoriale e una capacità di esprimere una personale british way to wine. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify;">E mentre in Italia si discute sul <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2012/04/16/prosecco-prodotto-popolare-o-da-status-symbol/">Prosecco</a> e sull’<a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/identita-vitivinicola-trentina-lavis-lancia-il-progetto-dellanti-prosecco.html?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=identita-vitivinicola-trentina-lavis-lancia-il-progetto-dellanti-prosecco">anti-prosecco</a>, in Inghilterra cresce sempre piu’ la voglia di promuovere gli <a href="http://www.englishsparklingwine.co.uk/">English Sparkling Wines</a>, prodotti da varie aziende tra cui: <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2012/05/16/nuova-etichetta-per-il-top-sparkling-wine-inglese-nyetimber/">Nyetimber</a> (che produce solo da uve Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier e che le sue porte al pubblico non le apre); <a href="http://www.denbies.co.uk/">Denbies</a> (il cui entry level spumante e’ 100% Seyval Blanc); <a href="http://www.chapeldown.com/">Chapel Down</a> (che oltre agli spumanti é famoso anche per Vini fermi bianchi prodotti da uve Bacchus), fino a quelli prodotti da vigneti di proprietà di distributori come Direct Wines, con etichette personalizzate. Tutti questi sparkling seguono ovviamente le regole rigorose dello Champagne.</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai da tempo assisto ad aperture di cene di rinomate aziende inglesi con l’offerta di sparkling wines inglesi mentre tutti i commensali pensano si tratterà di un Prosecco, ormai di moda perché lo Champagne costa troppo. Poi invece arriva un calice con un vino dal colore molto più giallo intenso del Prosecco e note di croste di pane e lievito al naso e allora tutti sorridono e si cominciano a leccare i baffi al pensiero di bere uno Champagne e di quanto sono ben trattati dall’azienda ospitante.<br />
E invece sorpresa: quando al palato l’altissima acidità fa quasi rabbrividire, allora gli inglesi sorridono, compiaciuti, orgogliosi e soddisfatti, aspettando ansiosi che i commensali stranieri tessano subito le lodi di ciò che stanno assaporando.</p>
<p style="text-align: justify;">La prova della necessità e del forte lavoro di creazione di un ‘brand’ english sparkling wine da contrapporre allo Champagne, é stato reso pubblico persino in televisione. Lo scorso mercoledì infatti sulla BBC1 e’ andato in onda un episodio del noto programma THE APPRENTICE <a href="http://www.bbc.co.uk/programmes/b0071b63">http://www.bbc.co.uk/programmes/b0071b63</a> dove il ricco Lord Sugar cerca un giovane business partner al quale promette ben £ 250.000, e l’edizione prevedeva come task la creazione di uno spumante inglese che si facesse promotore di un brand, diffondendo e creando la  consapevolezza dello spumante, nato da uve cresciute sul territorio inglese, tra i consumatori in Gran Bretagna e nel resto del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria é andata al team che ha realizzato una bottiglia con la <a href="http://www.bbc.co.uk/programmes/b01hzcs3">sigla ESW</a> (English Sparkling Wines) con una pubblicità dove si esaltava il senso di convivialità degli inglesi. Quest’ultima parte fatta solo a mo’ di strumento di puro marketing in quanto tutti conosciamo il modo ‘boring’ e poco festoso delle celebrazioni degli inglesi. Ma a loro certo non manca l’arte del fare marketing, un marketing, ben mirato, sottilmente invasivo e mai ovvio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad una giuria presieduta dal Presidente dell’associazione dei Produttori di Sparkling Wines Inglesi e composta da esperti del vino e vari marketing managers, é stato affidato il compito di giudicare le  idee dei due team in gara: il team che ha emulato troppo palesemente i francesi chiamando il proprio spumante ‘Grandeur’ e’ stato ovviamente squalificato dando la vittoria al team che invece ha creato un vero e proprio brand con tanto di sigla ESW e tanto di simbolo, la reale Rosa inglese adattata alla flute e tanto di fascetta di riconoscimento. Volete vedere che presto i produttori si unificheranno e sanciranno la nascita di uno spumante inglese da essere diffuso in tutto il mondo usando questa sigla?</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli slogan nel programma recitava ‘LESS FIZZ MORE SPARKLE’ per sottolineare la differenza tra l’effervescenza prodotta dal gas iniettato, tipico di molte bevande inglesi ai vari sapori, tipo Lambrini che tanto scalpore suscito’ per la battaglia contro il nostro Lambrusco e le vere bollicine create propriamente tramite la seconda fermentazione in bottiglia, per rendere evidente la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">E l’insistenza su ‘quality, quality and more quality’ e’ stato il filo conduttore della sfida con tanto di visita, durante il programma, ai vigneti dell’azienda <a href="http://www.denbies.co.uk/">Denbies Wines</a> non lontana da Londra, nelle colline del Surrey. E conoscendo come vanno le cose in Inghilterra, non mi meraviglierei se sapessi che l’azienda ha ricevuto un bel compenso piuttosto che ‘comprarsi’ la partecipazione al programma televisivo, come accade in altre realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà proprio presso quell’azienda che la sottoscritta ha prenotato una visita il prossimo mese, per saperne di più sulle uve di produzione, sulla tecnica di vinificazione, sui mercati di vendita ma soprattutto per capire cosa spinge questi produttori inglesi ad andare contro i luoghi comuni (clima, primo fra tutti) e credere fermamente che un giorno riusciranno a competere con ‘<em>HM The King Champagne’</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Giuseppina Andreacchio</p>
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		<title>Crescono i consumi, ma il vino negli States rimane roba da bianchi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 09:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno stimolante post di Steve Heimoff Forte e provocatorio post, sul suo omonimo wine blog, di uno dei più originali e stimolanti wine writer statunitensi, il californiano Steve Heimoff, una penna di lunga esperienza, che ben difficilmente scrive delle banalità. &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/crescono-i-consumi-ma-il-vino-negli-states-rimane-roba-da-bianchi.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/BianchiamericaniWood.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7511" title="BianchiamericaniWood" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/BianchiamericaniWood.jpg" alt="" width="419" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Uno stimolante post di Steve Heimoff Forte e provocatorio post, <a href="http://www.steveheimoff.com/">sul suo omonimo wine blog</a>, di uno dei più originali e stimolanti wine writer statunitensi, il californiano Steve Heimoff, una penna <a href="http://www.steveheimoff.com/index.php/bio/">di lunga esperienza</a>, che ben difficilmente scrive delle banalità.<br />
In un post recentemente pubblicato, e <a href="http://www.steveheimoff.com/index.php/2012/05/18/as-the-u-s-grows-more-diverse-the-wine-industry-remains-white/">che potete leggere qui</a>, prendendo lo spunto dalla pubblicazione di recenti <a href="http://www.latimes.com/news/nation/nationnow/la-na-nn-census-data-20120517,0,7475788.story">statistiche demografiche</a>, che attestano, parola dell’<a href="http://www.census.gov/">U.S. Census Bureau</a>, come oggi la componente asiatica, latino americana, afroamericana prevalga, nelle nascite, sulla componente bianca, con il 50,4% negli ultimi dodici mesi (nel censimento 2010 la percentuale era del 49,5%), Heimoff afferma che questo orientamento non potrà non avere “formidabili implicazioni sull’industria del vino americano”.<br />
Questo perché, sostiene, anche se spesso non lo si dice o lo si ammette, “il vino è ancora prevalentemente una bevanda per bianchi di origine europea”. Come annota, “non vedo latino-americani o ispanici oppure asiatici o afro americani bere vino”.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/WASP_logo.png"><img class="alignnone size-full wp-image-7512" title="WASP_logo" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/WASP_logo.png" alt="" width="250" height="90" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E poiché l’esplosione delle minoranze in America è dovuta prevalentemente, dice, a nascite ed immigrati, due gruppi che non tendono ad essere bevitori di vino, le prospettive per l’industria del vino, a lunga scadenza, non fanno bene sperare.<br />
A suo parere si rende necessario un cambio, un adattamento quantomeno, delle strategie di marketing, nella pubblicità destinata ai wine magazines, dove dominano bianchi, uomini e donne, eleganti, raffinati, tipica espressione W.A.S.P. di una élite colta, economicamente benestante, e tutto prevede, scrive Heimoff, “beautiful places, like movie sets, with gorgeous scenery, fancy restaurants, chichi shops, trendy bars, and designer clothes. They’re also overwhelmingly white”.</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Meltingpot.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-7513" title="Meltingpot" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Meltingpot.gif" alt="" width="300" height="341" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ovvero posti magnifici che sembrano set cinematografici, con scenari fantastici, ristoranti esclusivi, bar di tendenza, boutique chic e abiti da designer o di alta moda. Perché se il futuro della popolazione americana prevede un numero sempre maggiore di asiatici, afroamericani, latino americani e non solamente di bianchi, il mondo del vino, l’industria del vino americana, dovrà presto abituarsi non solo a fare i conti con loro, ma a dialogare con loro e trovare il modo di trasformare queste che furono minoranze in affezionati consumatori.<br />
Discorso che, mutatis mutandis, e tenendo conto anche delle implicazioni di ordine religioso, ricordando che per una larga fetta dei moltissimi extracomunitari che vivono e lavorano in Italia il consumo di vino è proibito, dovremo cominciare ad affrontare anche nel nostro Paese, a fronte di un calo dei consumi interni, da parte dei tradizionali consumatori italiani, sempre più evidente…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nemo propheta in patria. Nessun rosato pugliese vincitore al Concorso rosati d’Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 06:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dovere d&#8217;ospitalità lo imponeva Ancora una volta la Puglia conferma una delle sue doti più peculiari, che la fanno apprezzare in tutto il mondo. Sto parlando non solo delle sue innumerevoli attrattive paesaggistiche e architettoniche, della valenza turistica, dello squisito &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/nemo-propheta-in-patria-nessun-rosato-pugliese-premiato-al-concorso-rosati-ditalia.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/TrulliPuglia.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7482" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="TrulliPuglia" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/TrulliPuglia.jpg" alt="" width="405" height="304" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dovere d&#8217;ospitalità lo imponeva</strong><br />
Ancora una volta la Puglia conferma una delle sue doti più peculiari, che la fanno apprezzare in tutto il mondo. Sto parlando non solo delle sue innumerevoli attrattive paesaggistiche e architettoniche, della valenza turistica, dello squisito patrimonio eno-gastronomico, ma della sua proverbiale ospitalità.<br />
Va sicuramente visti pertanto come l’ennesima dimostrazione del calore umano pugliese, della capacità di fare sentire a casa loro i propri ospiti, di coccolarli, i risultati, resi noti sabato, nel corso di una <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/il-5-maggio-ad-otranto-la-premiazione-dei-vincitori-del-primo-concorso-enologico-dei-rosati-ditalia.html?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=il-5-maggio-ad-otranto-la-premiazione-dei-vincitori-del-primo-concorso-enologico-dei-rosati-ditalia">cerimonia di premiazione che si è svolta ad Otranto</a>, della prima edizione del <a href="http://www.concorsorosatiditalia.it/">Concorso Nazionale dei Vini Rosati d’Italia</a>, promosso dalla Regione Puglia con il Ministero delle Politiche Agricole, “con lo scopo di valorizzare una tipologia di vino “trasversale, perché si produce in tutta Italia, e capace di conquistare soprattutto i giovani e i mercati stranieri che chiedono vini dall’approccio più semplice”.<br />
Un Concorso, come ha detto Davide Gaeta, della Facoltà di Economia dell’Università di Verona: “che è partito dalla Puglia, che è anche la prima Regione produttiva italiana”, ma dove della Puglia, ovviamente sempre per merito dell’ospitalità, della volontà pugliese di lasciare spazio e luci della ribalta agli altri protagonisti, di tirarsi indietro e farsi da parte, visti i risultati dei vini premiati nelle varie categorie non c’è traccia.<br />
Perché nessun rosato pugliese è risultato <strong>vincitore</strong>, nessun Salice Salentino Doc, nessun Castel del Monte Doc e Docg, nessun Salento Igt, nessun Copertino o Alezio Doc, niente di niente.<br />
Volevate mica che in un concorso organizzato dalla Regione Puglia e svoltosi in terra di Puglia, con numerosi enologi pugliesi membri delle Commissioni di degustazione, alla fine risultassero <strong>vincitori</strong> i vini locali? Non sia mai!<br />
E così, con una splendida dimostrazione di ospitalità, alla fine sono risultati vincitori i seguenti vini:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vini Rosati Tranquilli Dop e Doc</strong><br />
Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2011 di Caldora Vini (Ortona, Chieti)<br />
<strong>Vini Rosati Tranquilli Igt e Igp</strong><br />
Terre di Chieti Igt Rosato “Malloro” 2011 di Oleraria Vinicola Orsogna (Orsogna, Chieti)<br />
<strong>Vini Rosati Frizzanti Doc e Dop</strong><br />
Oltrepo’ pavese Doc Pinot Nero 2001 di Terre d’Oltrepo’ (Casteggio, Pavia)<br />
<strong>Vini Rosati Frizzanti Igt e Igp</strong><br />
Igp Pinot Nero Rosato Frizzante di Testori Quinto e Pietro (Santa Maria della Versa, Pavia)<br />
<strong>Spumanti Doc e Dop </strong><br />
Bardolino Doc Chiaretto Spumante Brut di Vigneti Villabea (Calmasino di Bardolino, Verona)<br />
<strong>Vini Rosati Spumanti Vsq</strong><br />
Moscato Malvasia Dolce “Lounge” 2011 di Astoria Vini (Crocetta del Montello, Treviso)</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" src="http://farm9.staticflickr.com/8016/7001763054_a10874514b_o.jpg" alt="" width="400" height="124" /></p>
<p style="text-align: justify;">E dalla geografia produttiva dei vini rosati che emerge dal risultato di questo primo Concorso, oltre alla centralità – legittima – dell’Abruzzo con i suoi Cerasuolo, e della zona gardesana con il Bardolino Chiaretto, fa spicco oltre al Moscato – Malvasia dolce (classiche uve da rosato…) di un prosecchista, l’Oltrepò Pavese, che rivendica un suo ruolo di terra da rosati (cosa che francamente ignoravamo…) con due rosati frizzanti da uve Pinot nero.<br />
Ma per la Puglia, nonostante sia stata la regione che ha inviato il maggior numero di vini al Concorso, nulla, nada de nada, nisba.<br />
Ovviamente sempre per dovere di ospitalità, perché le altre regioni partecipanti potessero poi dire, mamma mia quanto sono stati gentili e ospitali quei pugliesi….<br />
Saranno sicuramente contente le tante aziende pugliesi produttrici di rosati partecipanti: ma che grande figura da perfetti e squisiti padroni di casa, da grandi, generosi e disinteressati signori, che abbiamo fatto!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Enologi: meno arroganza per favore! A proposito del commento di un alto papavero dell’Assoenologi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 07:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Non avevo messo in preventivo, esprimendo la convinzione di essere uno sconosciuto per gli organizzatori del Concorso enologico rosati d’Italia, che per il semplice fatto di sostenere un mio legittimo punto di vista sarei stato oggetto delle critiche, più acide &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/enologi-meno-arroganza-per-favore-a-proposito-del-commento-di-un-alto-papavero-dellassoenologi.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Winemaker-Extraordinaire.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7448" title="Winemaker Extraordinaire" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Winemaker-Extraordinaire.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non avevo messo in preventivo, esprimendo <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/concorso-enologico-rosati-ditalia-per-gli-organizzatori-sono-uno-sconosciuto.html">la convinzione di essere uno sconosciuto</a> per gli organizzatori del <a href="http://www.concorsorosatiditalia.it/">Concorso enologico rosati d’Italia</a>, che per il semplice fatto di sostenere un mio legittimo punto di vista sarei stato oggetto delle critiche, più acide che risentite, di quella categoria, gli enologi, che in pratica monopolizzavano, con 32 rappresentanti contro 8, <a href="http://www.concorsorosatiditalia.it/?page_id=36">le giurie</a> di questa prima edizione della eno-competizione riservata ai vini in rosa. Invece, come si può leggere tra i commenti al post sopra indicato, non solo gli enologi, che non avevo minimamente chiamato in causa, si sono manifestati, ma l’hanno fatto ad alto livello.<br />
Con un intervento che più che un commento suona come una rivendicazione, arrogante niente male, dell’autosufficienza degli enologi, che pensano che ogni giudizio e valutazione sul vino debba essere effettuata esclusivamente da loro.<br />
E così, con un tono sprezzante da “<strong>a regazzì e lassame lavorà</strong>”, non un pinco qualsiasi, bensì il Presidente dell&#8217;<a href="http://www.assoenologi.it/site/index.cfm">Assoenologi</a> per le regioni Puglia, Calabria e Basilicata, <strong>Leonardo Palumbo</strong>, enologo (ritratto nella foto sotto) che conosco da molti anni, attivo ad esempio in una realtà di fondamentale importanza nella Puglia del Nord come le <a href="http://www.rivera.it/">Cantine Rivera</a> di Andria, ha postato questo commento: “Qualora un concorso enologico abdicasse il giudizio tecnico ed obiettivo degli “onnipresenti” enologi a favore di quello discrezionale, soggettivo e verboso degli “amatori” del vino, offrirebbe una valutazione poca obiettiva perché poca adesa ai parametri di pregevolezza organolettica che gli enologi colgono immediatamente.<br />
Direi che per fortuna ci sono gli enologi che il vino lo fanno, lo conoscono e se lo bevono pure! Ai “cultori del vino” resta però lo squisito piacere di raccontarlo e promuoverne la conoscenza. D’altronde ciascuno nel proprio lavoro è maestro. Leonardo Palumbo”.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/palumbo_sito.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7449" title="palumbo_sito" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/palumbo_sito.jpg" alt="" width="247" height="253" /></a>Di fronte a tanta prosopopea, con la liquidazione di giornalisti e cronisti e degustatori di vino, a semplici “<strong>amatori del vino</strong>”, ci sarebbe poco da dire.<br />
Vedere, in pieno 2012, un enologo, e per di più titolato, dichiarare che gli enologi sarebbero gli esclusivi detentori dei “parametri di pregevolezza organolettica”, gli unici in grado di capire se un vino sia non solo tecnicamente a posto ma buono o di qualità superiore, fa pensare con preoccupazione a quale genere di mentalità antica e polverosa e autoreferenziale alberghi nei rappresentanti della categoria dei winemaker italiani.<br />
Winemaker secondo i quali il giudizio degli “degli “amatori” del vino” sarebbe solo “discrezionale, soggettivo e verboso”.<br />
Capisco benissimo che gli enologi preferirebbero fare tutto da loro e magari condensare la valutazione sui vini in un numeretto, in un punteggio in centesimi, come accade in quei concorsi su cui la categoria cerca di mettere la mano, senza spendere tante parole.<br />
Ma che ci posso fare se noi giornalisti continuiamo ad avere la pessima abitudine di voler raccontare, a parole e magari verbosamente, perché un vino ci piaccia o non ci piaccia? E magari esprimere un diverso parere rispetto a quello degli enologi?<br />
E cosa posso farci se il punto di vista dei giornalisti &#8211; &#8220;amatori di vino&#8221; continua ad essere preso in seria considerazione dai datori di lavoro degli enologi, i produttori di vino?<br />
Una domanda a Palumbo: se il giudizio degli “amatori del vino” (tra i quali lui colloca anche i giornalisti) é accessorio e conta poco, perché mai é stato inserito nelle commissioni di degustazione del Concorso dei rosati italiani anche un giornalista? Perché mai Regione Puglia, Accademia Italiana della Vite e del Vino, Assoenologi nazionale e Unioncamere Puglia, autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ad organizzare il Concorso<strong>, </strong>hanno previsto che per effettuare la valutazione dei vini in gara ogni commissione venisse “composta per sorteggio da 4 enologi/enotecnici nominati dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani e da n. 1 giornalista o esperto del settore vitivinicolo italiano o straniero nominato dalla Regione Puglia”?<br />
E’ una presenza, quello del giornalista o esperto di vino, pardon “amatore del vino”, che corrisponde ad una logica, perché il giudizio del giornalista integra quello puramente tecnico degli enologi, o inserire un non tecnico ogni quattro enologi rappresenta solo un “contentino” per evitare accuse, giustificatissime, di aver costruito un concorso unicamente a misura di enologo?<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Assoenologi.png"><img class="alignnone size-full wp-image-7450" title="Assoenologi" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Assoenologi.png" alt="" width="400" height="208" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chiudo con una segnalazione a Palumbo. Voglio suggerirgli di scorrere il <a href="http://www.concorsolambrusco.it/admin/immagini/download/Regolamento%20Domanda%20Iscrizione%20DA%20COMPILARE1%20iban%20nuovo.PDF">regolamento del Concorso Enologico</a> <strong>“</strong>Matilde di Canossa &#8211; Terre di Lambrusco”, che all’articolo 9 presenta i criteri di formazione della Giuria. Come si legge “Ogni commissione è costituita da 5 tecnici, di cui almeno 4 operanti in Emilia, da 1 sommelier e da 1 giornalista. Il metodo di valutazione utilizzato è quello “Union Internationale des Oenologues”.<br />
Forse sarà il caso di richiamare gli organizzatori all’ordine, perché addirittura avere in ogni commissione ogni cinque tecnici ben due “amatori del vino” come un giornalista e un sommelier rischia di rendere le valutazioni di questo concorso poco obiettive, perché “poco adese ai parametri di pregevolezza organolettica che gli enologi” soli sanno cogliere. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">P.S.Mi sa che questo eventuale richiamo sarà un po’ complicato, figurando l’Associazione Enologi Enotecnici Italiani (che è riuscita a portare il numero dei tecnici presenti in ogni commissione dai tre dell’edizione 2011 ai ben cinque dell’edizione 2012) nel Comitato di controllo del Comitato organizzatore, che “ha il compito di controllare la realizzazione del Concorso”…<br />
Che all’AEI la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra?</p>
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		<title>Soave: per molti consumatori un grande bianco classico ancora tutto da scoprire</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 06:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato interessantissimo e per certi versi rivelatorio condurre giovedì scorso a Milano, per la delegazione milanese dell’Onav, un’ampia degustazione, comprendente qualcosa come ben dieci campioni diversi, di annate 2011-2010 e 2009, di Soave, Soave classico e Soave Superiore. Una &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/soave-per-molti-consumatori-un-grande-bianco-classico-ancora-tutto-da-scoprire.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Castelcerino-Fitta-mini.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7412" title="Castelcerino - Fitta mini" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Castelcerino-Fitta-mini.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p>E’ stato interessantissimo e per certi versi rivelatorio condurre giovedì scorso a Milano, per la delegazione milanese dell’Onav, un’ampia degustazione, comprendente qualcosa come ben dieci campioni diversi, di annate 2011-2010 e 2009, di Soave, Soave classico e Soave Superiore. Una degustazione, resa possibile dalla preziosa, fondamentale collaborazione del <a href="http://www.ilsoave.com/#/home">Consorzio tutela Soave</a>, che voglio ringraziare pubblicamente e che ha fornito un supporto straordinario (voglio segnalare la presenza a Milano di uno dei più validi tecnici del Consorzio, l’amico <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qcWXET4MWSw">Giovanni Ponchia</a>, che ha condotto la serata insieme a me e fornito un sacco di informazioni e dettagli utili sulla denominazione) che ha proposto i seguenti vini:</p>
<p style="text-align: justify;">Soave DOC “La Capelina” 2011 Franchetto<br />
Soave DOC classico “Cà Visco” 2011 Coffele<br />
Soave DOC “Il Casale” 2010 Vicentini Agostino<br />
Soave DOC “Vigna della Corte” 2010 Corte Adami<br />
Soave DOC classico “Il Roccolo” 2010 Le Mandolare<br />
Soave DOC classico “Tovo al Pigno” 2010 Corte Mainente<br />
Soave DOC classico “Roccolo del Durlo” 2010 Le Battistelle<br />
Soave Superiore DOCG cl.”Castelcerino” 2010 Cantina di Soave<br />
Soave Superiore DOCG cl. “Foscarin Slavinus” 2009 Montetondo<br />
Soave DOC classico “La Froscà” 2009 Gini</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, questa degustazione non solo ha consentito di dimostrare, manco ce ne fosse bisogno, che il Soave, nelle sue diverse tipologie, è un vino “maledettamente” serio, nonostante le sue dimensioni importanti, gli oltre sessanta milioni di bottiglie prodotte, i circa 7000 ettari vitati, il fatto che la produzione sia appannaggio non solo di una fitta rete di piccole e medie aziende agricole, ma anche di una serie di grosse aziende imbottigliatrici e di un gruppo di cantine sociali, anche di grosse dimensioni, che cercano un po’ tutte, anche se con idee e criteri diversi da quelli dei piccoli produttori, di fare qualità, ma ha rivelato una serie di altre evidenze.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/mappa_cru.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7413" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="mappa_cru" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/mappa_cru.jpg" alt="" width="405" height="456" /></a></p>
<p>In primo luogo lo straordinario lavoro di conoscenza, esplorazione e analisi del territorio del Soave, estremamente differenziato, condotto da uno dei più validi e attivi Consorzi italiani, che ha portato non solo ad un serio lavoro di zonazione, ma alla individuazione e chiara definizione di una vera e propria mappa dei tanti cru, roba che solo nelle Langhe del Barbaresco e del Barolo hanno fatto di tanto dettagliato.<br />
Una mappa dei cru precisa dettagliata, redatta ovviamente in base all’origine geologica dei terreni, estremamente differenziata, che comprende sia terreni di origine vulcanica che altri di origine calcarea e altri ancora che presentano un mix dei due tipi di terreno, che trova perfetta corrispondenza nelle caratteristiche dei vini.<br />
Nel loro gusto, nel loro profilo aromatico, nel grado di acidità, nella maggiore o minore mineralità, nella presenza più spiccata o sfumata dei caratteri fruttati, accanto a quelli floreali, nella loro ricchezza e corposità, nella disposizione superiore o inferiore ad evolvere positivamente nel tempo, nella loro piacevolezza subito, da giovani, freschi di imbottigliamento, oppure con un anno o due di bottiglia, quando c’è stato tutto il tempo di sviluppare caratteristiche meno appariscenti e più sostanziali.<br />
E’ stata una serata, snocciolata tra assaggi di vini provenienti da terreni basaltici rossi, terreni calcarei, terreni basaltici, terreni basaltici con affioramenti calcarei, terreni di basalto nero o di basalto e tufo, che ha fatto capire come accanto al lavoro, importantissimo, dell’uomo, sia fondamentale, in un’ottica di vini di personalità, vini che raccontano delle storie e rivelano la loro origine, il ruolo della terra, la collocazione del vigneto e la struttura, la formazione del terreno dove le vigne sono collocate.<br />
Una serata che ha però fatto capire un’altra cosa, sottolineata dalle reazioni molto sorprese e soddisfatte della sessantina di persone che hanno partecipato alla degustazione.<br />
Sto riferendomi all’idea diffusa che il Soave sia solo un vino molto popolare e prodotto in quantitativi importanti, spesso disponibile a basso prezzo nei canali della GDO o negli hard discount, e non quel classico, dalle innumerevoli sfaccettature, legate al terroir, alla provenienza di quella grande uva che è la Garganega da vigneti vocati e dalla loro collocazione, che in realtà é.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/VignetoSoave.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7414" title="VignetoSoave" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/VignetoSoave.jpg" alt="" width="430" height="288" /></a></p>
<p>Nell’immaginario collettivo, anche nella mentalità di quel tipo di consumatore decisamente maturo e consapevole e curioso che è chi partecipa a serate di degustazione come questa, il Soave deve ancora conquistare uno status e un blasone di grande vino bianco italiano, di grande classico dei bianchi da vitigni autoctoni.<br />
E quando si mostra multiforme, variegato, ricco di sostanza, come nella serata di giovedì scorso, sorprende, lascia stupefatti.<br />
E questo accade nonostante il lavoro intenso, appassionato, tenace di promozione e comunicazione di un Consorzio che costituisce un modello, con la sua azione a 360 gradi, tra i Consorzi del vino italiani.<br />
Possibile che il popolo del vino, pronto ad infiammarsi ed entusiasmarsi per il più recente vitigno riscoperto diventato di moda, per vini che non hanno la storia, la continuità qualitativa, la reperibilità (ed il prezzo che per moltissimi esempi costituisce un prezzo popolare e tutto sommato abbordabile nonostante la crisi) del Soave, continui, per una certa forma di pigrizia, o perché abituato ad associare il Soave ad un prodotto indistinto di massa, a mantenere una forma di diffidenza nei confronti di questo grande vino bianco veneto?<br />
E cosa si può fare, visto che il Soave continua ad essere un vino destinato in larghissima parte all’export, per fare in modo che venga maggiormente apprezzato, consumato e gustato, soprattutto a tavola, anche in Italia?</p>
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		<title>Concorso enologico Rosati d’Italia: per gli organizzatori sono uno sconosciuto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:45:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono molti i titoli di merito che voglio riconoscere, volendo assolutamente evitare di cadere nella presunzione o nell’arroganza, alla mia lunga (a volte penso troppo lunga) attività di cronista del vino, che dal lontano 1984 ha scritto di cose &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/concorso-enologico-rosati-ditalia-per-gli-organizzatori-sono-uno-sconosciuto.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/ConcorsorosatiItalia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7405" title="ConcorsorosatiItalia" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/ConcorsorosatiItalia.jpg" alt="" width="500" height="155" /></a></p>
<p>Non sono molti i titoli di merito che voglio riconoscere, volendo assolutamente evitare di cadere nella presunzione o nell’arroganza, alla mia lunga (a volte penso troppo lunga) attività di cronista del vino, che dal lontano 1984 ha scritto di cose vinicole cercando di esprimere liberamente il proprio pensiero, senza opportunismi, conformismi e ragionamenti di comodo, sul mondo del vino italiano.<br />
Tra i pochi che sento di rivendicare, accanto alla lunga battaglia, negli anni Novanta ed in seguito, per il Barolo della tradizione, alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brunellopoli">difesa del Brunello di Montalcino dai taroccatori</a>, al grande interesse, che dura da un sacco di anni, per il metodo classico italiano che si è tradotto, dal novembre 2010, nel <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">blog Lemillebolleblog</a>, e alle varie iniziative nel segno della libertà di espressione condotte dapprima su <a href="http://www.winereport.com/">Wine Report</a> e poi su questo blog, assegno un posto di fondamentale importanza e rivendico come un fiore all’occhiello l’aver scritto, sin dai primi anni Novanta, quando erano in pochissimi a “filarseli”, dei vini rosati. E dei vini del Sud, in particolare della Puglia.<br />
Verba volant e scripta manent, e non è difficile, basta prendersi la briga di cercarli, su carta e su Internet, (ad esempio cercando Franco Ziliani vini rosati su Google) nelle <a href="http://www.vinoalvino.org/about">tante testate di cui sono stato o sono ancora collaboratore</a>, le centinaia di articoli che ho dedicato ai vini rosati, pugliesi soprattutto, cercando di riscattare la loro immagine totalmente sbagliata e assurda di vini minori, e ai vini della Puglia, cui ho dedicato una marea di pezzi (tra gli ultimi voglio citare <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/11/la-puglia-dei-vini-secondo-me-sulla-cucina-del-corriere-della-sera-oggi-in-edicola.html">questo</a> e <a href="http://www.aisitalia.it/vini-rosati-pi%C3%B9-moda-che-vera-affermazione-e-anche-in-puglia-fioriscono-i-rosati-%E2%80%9Cbon-bon%E2%80%9D.aspx">quest’altro</a>) per vent’anni.<br />
Puglia del vino di cui sono stato sempre e sono tuttora un sincero amico e sostenitore, anche collaborando ad iniziative di grande importanza e centralità nel discorso sul vino pugliese come Radici e poi <a href="http://www.ivinidiradici.com/">Radici del Sud</a>. Bene, ingenuo come sono, mi ero illuso di essere considerato non solo da tanti produttori pugliesi, che conoscono e apprezzano il mio impegno giornalistico a favore dei loro vini, rosati e non solo, ma dai responsabili a vario livello della comunicazione e promozione del vino pugliese una risorsa, un sostegno convinto, una persona su cui contare e fare riferimento.<br />
Sono stato proprio uno sciocco. Per come vanno oggi le cose in Italia, nel mondo del vino e non solo, l’essermi occupato per vent’anni, facendoli conoscere, promuovendoli, dedicando loro articoli e serate di degustazione e persino <a href="http://www.aisemilia.it/cms/page/pagina/1191354502">banchi d’assaggio</a> nonché <a href="http://www.buonapuglia.eu/it/rosati-in-terra-di-rosati/rosati-in-terra-di-rosati-lesito-della-selezione-di-verona-135.html">selezioni</a>, non conta niente.<br />
Se non si è amici di qualche potente, o se addirittura si è bersaglio dell’ostilità di qualcuno che magari si sta dedicando a diffondere un’immagine negativa e totalmente falsa del mio operato a favore della Puglia del vino, si rischia di essere considerato come uno sconosciuto che non ha fatto nulla perché i consumatori italiani conoscessero meglio e apprezzassero i vini rosati ed i vini di quella grandissima terra da vino che è l’amata Puglia.</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/BancoRosatiModena.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7406" title="BancoRosatiModena" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/BancoRosatiModena.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p>E così, con una sorpresa peraltro molto relativa, essendo ingenuo e candido ma non scemo, ho scoperto che il mio curriculum giornalistico non è servito a nulla, quando gli organizzatori del <a href="http://www.concorsorosatiditalia.it/">Primo concorso enologico nazionale rosati d’Italia</a>, Regione Puglia, Accademia Italiana della Vite e del Vino, Assoenologi nazionale e Unioncamere Puglia, autorizzati, soprattutto la Regione Puglia, dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ad organizzare il Concorso<strong>, </strong>hanno deciso la formazione delle commissioni di degustazione chiamate ad effettuare la valutazione dei vini in gara “ogni commissione composta per sorteggio da 4 enologi/enotecnici nominati dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani e da n. 1 giornalista o esperto del settore vitivinicolo italiano o straniero nominato dalla Regione Puglia”.<br />
E pertanto lo scorso 20 e 21 aprile a Bari, dove si sono svolte le sedute di degustazione dei “vini rosati tranquilli e frizzanti a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e a Indicazione  Geografica Protetta (IGP), nonché vini spumanti DOP e Vini Spumanti di Qualità prodotti e imbottigliati in Italia, presentati da viticoltori, vinificatori in proprio, cantine sociali e aziende commerciali e industriali”, del concorso, volto a “valorizzare le migliori produzioni nazionali, favorirne la conoscenza e diffusione e, nello stesso tempo, orientare le aziende a produrre vini di qualità, adeguatamente presentati e commercializzati, con moderni criteri mercantili”, non sono stato convocato.<br />
Mi consola il fatto di non essere stato il solo a lasciare il posto a <a href="http://www.concorsorosatiditalia.it/?page_id=36">notori esperti di vino</a> quali <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Puccio_Corona">Puccio Corona</a> oppure <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Del_Boca">Lorenzo Del Boca</a>, ma che non siano stati considerati degni di far parte della giuria di questo primo concorso riservato ai rosati altri autentici esperti di vini rosati come l’abruzzese Massimo Di Cintio, già autore della guida – catalogo <a href="http://www.aisitalia.it/le-vin-en-ros%C3%A9-secondo-massimo-di-cintio-curatore-di-rosati-d%E2%80%99italia.aspx">Rosati d’Italia</a>, oppure il gardesano Angelo Peretti, tra gli organizzatori della <a href="http://www.aisitalia.it/italia-in-rosa-buona-base-di-partenza-per-un-discorso-serio-sui-rosati-italiani.aspx">rassegna Italia in rosa</a>, curatore dell’ottimo sito Internet gourmet e autore di <a href="http://www.internetgourmet.it/2012/04/per-i-rose-sara-boom-da-qui-al-2014.html">un recente articolo</a> che testimonia di quale futuro roseo sia riservato al mercato internazionale dei vini rosati.<br />
O ancora l&#8217;amico Luciano Pignataro, che <a href="http://www.lucianopignataro.it/">sul suo omonimo blog</a> ha scritto un sacco di volte di vini rosati ed é stato coinvolto nell&#8217;organizzazione di <a href="http://www.lucianopignataro.it/a/battipaglia-13-14-luglio-tornano-le-notti-del-rosato-a-fabbrica-dei-sapori/12044/">iniziative dedicate ai vini rosati</a>.<br />
<img class="alignnone" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" src="http://farm7.static.flickr.com/6018/5878147028_44420cb62a_o.jpg" alt="" width="405" height="270" /><br />
Una causa, quella dei rosati italiani, cui potranno giovare iniziative dotate di un respiro un po’ più ampio e di un’ambizione un po’ meno provinciale o localistica. Iniziative che nonostante per gli ideatori del Primo concorso enologico nazionale rosati d’Italia io uno sconosciuto o qualcuno che non meriti di essere preso in considerazione, cercherò ugualmente di realizzare.<br />
Sforzandomi di contribuire a dare ai tanti validi vini rosati italiani, pugliesi e non, la visibilità, e l’apprezzamento che meritano.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Risposte estreme al global warming: produrre vino sempre più a nord. Anche in South Dakota e Nebraska, why not?</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/risposte-estreme-al-global-warming-produrre-vino-sempre-piu-a-nord-anche-in-south-dakota-e-nebraska-why-not.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=risposte-estreme-al-global-warming-produrre-vino-sempre-piu-a-nord-anche-in-south-dakota-e-nebraska-why-not</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 06:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il global warming, il riscaldamento globale, costituisce uno dei grandi problemi, dei più importanti cambiamenti di prospettive con cui il mondo del vino, un po’ in tutto il mondo deve confrontarsi. Come si è appreso da diversi studi, nel prossimo &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/risposte-estreme-al-global-warming-produrre-vino-sempre-piu-a-nord-anche-in-south-dakota-e-nebraska-why-not.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/cropped-Northern-Grape-Web.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7397" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="cropped-Northern-Grape-Web" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/cropped-Northern-Grape-Web.jpg" alt="" width="234" height="200" /></a>Il <strong>global warming</strong>, il riscaldamento globale, costituisce uno dei grandi problemi, dei più importanti cambiamenti di prospettive con cui il mondo del vino, un po’ in tutto il mondo deve confrontarsi.<br />
Come si è appreso da diversi studi, nel prossimo futuro i produttori potrebbero trovarsi costretti a rinunciare ad alcuni vitigni che non riescono ad adattarsi alle nuove condizioni e a sostituirli con altri o con incroci appositamente studiati. Con il global warming cambiano i periodi di maturazione di molte uve, i tassi alcolici si fanno più elevati, le caratteristiche di molti vini tendono a modificarsi e si assiste ad un progressivo spostamento della coltivazione della vite verso Paesi una volta più freddi, anche in quelli dove la viticoltura sembrava un’utopia.<br />
La recente lettura di un articolo di Dirk Lammers pubblicato nella sezione wine del celebre <a href="http://www.huffingtonpost.com/news/wine/">sito Internet Huffington Post</a>, fa capire come quello del global warming che è sicuramente un problema grave da affrontare ad esempio in California, si sta trasformando in una opportunità per molti altri Stati, visto che oggi <a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1837245,00.html">sono ben 50 gli Stati americani che producono vino</a>.<br />
Le statistiche del 2010 dicono difatti che se anche la California raggiunge una produzione pari a circa il 90 per cento, anche nelle altre macro aree, Midwest, Northwest, Northeast, South, la produzione di vino è largamente diffusa e in aumento.<br />
<a href="http://www.huffingtonpost.com/2012/03/29/south-dakota-winemakers_n_1388016.html?ref=wine">L’articolo di Lammers</a> tratta delle prospettive dell’industria vinicola in uno Stato come il <a href="http://www.southdakota.com/">South Dakota</a>, situato nelle alte pianure del Midwest confinante a nord con Dakota del Nord, a Sud con il Nebraska, a est con Iowa e Minnesota a ovest con Wyoming e Montana, Stato dotato di un clima continentale con inverni molto freddi e estati calde tempeste di neve (blizzard), con la neve cade a fine autunno e inizio primavera.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/NorthernGrapesproject.jpt_.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7398" title="NorthernGrapesproject.jpt" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/NorthernGrapesproject.jpt_.jpg" alt="" width="540" height="94" /></a><br />
E dall’articolo si scopre che in piena epoca di global warming, grazie alla spinta di un Istituto universitario di ricerca come la <a href="http://www.hort.cornell.edu/reisch/grapegenetics/grapeinfo.html">Cornell University</a>, è nato un articolato e complesso <a href="http://northerngrapesproject.org/">Northern Grapes Project</a>, che riguarda qualcosa come 330 aziende produttrici di vino e 1300 viticoltori che controllano 3000 acri di vigna (1215 ettari) tra Upper Midwest e New England, e che ha dato vita lo scorso febbraio nel Minnesota (altro <a href="http://mngrapegrowers.com/">Stato vinicolo in sviluppo</a>) ad una Cold climate conference e ad un <a href="http://northerngrapesproject.org/wp-content/uploads/2012/03/Introducing-the-Northern-Grapes-Project.pdf">Northern Grapes Symposium</a>, ovvero una conferenza dei climi freddi ed un simposio dei vitigni del nord.<br />
Sostenuti dalle seguenti wine industry Associations: “Connecticut Vineyard and Winery Assn. Illinois Grape Growers and Vintners Assn. Iowa Wine Growers Assn. Lake Champlain Wines Massachusetts Farm Wineries and Growers Assn. Michigan Grape and Wine Industry Council Minnesota Grape Growers Assn. Nebraska Winery and Grape Growers Assn. New Hampshire Winery Assn. New York Wine and Grape Foundation Northern Illinois Wine Growers Northern New York Wine Grape Growers Scenic Rivers Grape and Wine Association Iowa &amp; Illinois) South Dakota Specialty Producers Assn. Upper Hudson Valley Wine and Grape Assn. Vermont Grape and Wine Council Western Iowa Grape Growers Assn Wisconsin Grape Growers Assn”.<br />
Inoltre l’articolo ci fa scoprire che esiste anche un Concorso dedicato ai vini prodotti nei climi freddi, l’<a href="http://mngrapegrowers.com/competition">International Cold Climate wine competition</a>, un concorso che comprende qualcosa come 27 diverse categorie, ad esempio “Native Grape, French &amp; American Hybrids, Sparkling, Specialty &amp; Fortified and Non-Grape”, che è riferito esclusivamente a vini in commercio (la produzione minima richiesta è però solo di 20 casse) e che riguarda vitigni dai nomi sconosciuti e stravaganti quali Alpenglow  GR7  Petite Amie  Baltica  Joffre  Prairie Star  Brianna  Kay Gray  Riparia (native grape)  Castel 19637  King of the North  Sabrevois  D M 8521-5  L’Acadie Blanc  Sipaska  E.S. 6-16-30  La Crescent  St. Croix  E.S. 10-18-30  LaCrosse  St. Pepin  Edelweiss  Leon Millot  Swenson White  Elvira  Louise Swenson  Troubador  Frontenac  Luci Kuhlmann  Valiant  Frontenac gris  Marechal Foch  Vandal-Cliché Marquette  Ventura.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/SouthDakotawinegrowers.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7399" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="SouthDakotawinegrowers" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/SouthDakotawinegrowers.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Scopriamo così che c’è tutta una particolarissima produzione di vino, tutta da scoprire, in Stati come <a href="http://www.nebraskawines.com/">Nebraska</a>, <a href="http://iowawinegrowers.org/">Iowa</a>, <a href="http://wigrapes.org/">Wisconsin</a>, e poi nel <a href="http://www.newenglandwinegrapes.org/">New England</a>, nel <a href="http://www.missourigrapegrowers.org/">Missouri</a>, in <a href="http://www.ohgrapes.org/">Ohio</a>, <a href="http://www.indianawines.org/iwgc/">Indiana</a>.<br />
Quanto alla <a href="http://www.sdstate.edu/ps/research/viticulture/index.cfm">viticoltura nel South Dakota</a>, é riferita, a causa delle rigide temperature invernali, a <a href="http://www.sdstate.edu/ps/research/viticulture/grapesforsd.cfm">vitigni che sono sostanzialmente degli ibridi</a>. Tra le uve rosse varietà come Baltica, Frontenac, Marechal Fox, Marquette.<br />
Tra quelle bianche cultivar quali Brianna, Edelweiss Frontenac gris, Kay Gray, La Crosse, La Crescent, Louise Swenson, St. Pepin e Seyval Blanc. La varietà su cui si punta maggiormente è un vitigno, <a href="http://www.grapes.umn.edu/marquette/enology.html">Marquette</a>, che ha iniziato la propria storia nel 2006, dotato di un elevato tenore zuccherino e di una moderata acidità, di un’ottima resistenza alle malattie ed esprime vini rossi che vengono definiti come complessi, ricchi di colore, con tannini pronunciati, note di ciliegia, piccoli frutti rossi, pepe nero e spezie.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Marquettegrape.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7400" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Marquettegrape" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Marquettegrape.jpg" alt="" width="220" height="346" /></a>Dell’uva Marquette si diche che “represents a new standard in cold hardy viticulture and enology”. Una studiosa di viticoltura della South Dakota State University sostiene che “é la prima vera nostra varietà”, la più recente tra quelle sviluppate dalla University of Minnesota per resistere alle basse temperature.<br />
E si è già affermata, con un vino prodotto nel <a href="http://www.vermontgrapeandwinecouncil.com/">Vermont</a> (altro <a href="http://pss.uvm.edu/grape/Links/">cold climate State</a>) come vincitrice di un premio nell’edizione 2009 della Cold Climate wine competition come migliore vino rosso in concorso. Un vitigno che sembra offrire ai viticoltori del nord le stesse possibilità di produrre un grande rosso su cui possono contare i produttori di altre zone vinicole più tradizionali.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/OldestwinerySouthDakota.jpg"><img class="alignright  wp-image-7401" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="OldestwinerySouthDakota" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/OldestwinerySouthDakota.jpg" alt="" width="259" height="207" /></a>Quanto ai degustatori, i giudici dell’International Cold Climate Wine Competition, hanno notato un notevole miglioramento nei vini rossi in concorso: maggiore complessità, maggiori profumi e una più spiccata personalità, con la consapevolezza di non voler emulare vini di Sonoma o Napa Valley, ma di creare autentici vini del Minnesota, dell’Iowa, del Wisconsin o del South Dakota.<br />
E questa in termini di bio, anzi, di ampelo-diversità, in un’epoca di diffusa eno-omologazione del gusto come la nostra, non è forse una buona notizia?</p>
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		<title>Verona contro: l’editoriale de Il mio vino di maggio sul Vinitaly</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Due settimane fa, reduce dalla mia esperienza (per fortuna ridotta ad un solo giorno) al Vinitaly avevo raccontato in questo post le mie impressioni e la mia sensazione che anche dopo il cambio di calendario (da domenica a mercoledì) e &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/verona-contro-leditoriale-de-il-mio-vino-di-maggio-sul-vinitaly.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://farm5.staticflickr.com/4016/4550764760_6215b5b536_o.jpg " alt="" width="450" height="212" /></p>
<p>Due settimane fa, reduce dalla mia esperienza (per fortuna ridotta ad un solo giorno) al Vinitaly <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/vinitaly-ma-vale-davvero-la-pena-partecipare-il-gioco-vale-la-candela.html">avevo raccontato in questo post</a> le mie impressioni e la mia sensazione che anche dopo il cambio di calendario (da domenica a mercoledì) e la riduzione da cinque a quattro giorni della durata della fiera veronese non fosse cambiato granché.<br />
Ho scritto queste cose non certo divertendomi, sarei stato molto più felice di parlare di una fiera diventata improvvisamente seria e professionale, a misura di espositore, ma non sarei stato onesto con me stesso se non avessi espresso con chiarezza i miei convincimenti.<br />
Il post ha avuto un po’ di reazioni e di commenti, alcuni di segno diverso rispetto al mio, ma ha dimostrato come il mio punto di vista fosse condiviso. Da chi è intervenuto e anche da diversi produttori i quali pur non intervenendo sul blog mi hanno scritto di aver letto e di condividere il mio pensiero ma di non potere, per comprensibili motivi, esprimere il loro assenso.<br />
In qualche modo “condannati” a perpetuare la loro presenza alla rassegna veronese, a destinare ingenti somme alla partecipazione, pur persuasi che “il gioco non valga la candela” e siano maggiori i costi che i ricavi.<br />
Qualche giorno fa ho scoperto che il mio punto di vista negativo sul Vinitaly 2012 – ben diverso da quello per forza di cose positivo espresso da organi di stampa, su carta e sul Web, per i quali il Vinitaly è, da un punto di vista dei ricavi pubblicitari, fonte di guadagno e richiede pertanto che lo si difenda, come si difende la “pagnotta” – era condiviso anche dal direttore editoriale di una testata con la quale spesso non mi sono trovato in sintonia, ma alla quale va riconosciuto il coraggio di esprimere apertamente le proprie idee e di perseguire una politica editoriale che qualche risultato non indifferente indubbiamente l’ha portato.<br />
Altrimenti non si spiegherebbe non solo la regolare uscita, mese dopo mese, a differenza da tante altre riviste che sono ingloriosamente morte per strada, alcune bidonando i collaboratori e non pagando gli articoli loro commissionati, della rivista, ma la nascita di edizioni estere e la creazioni di iniziative.<br />
Possibili solo se sorrette dal consenso e dal seguito dei lettori e di un folto numero di aziende vinicole, che pagano per fare pubblicità ai loro vini nella parte publi-editoriale della rivista.<br />
Ho così scoperto che <a href="http://www.ilmiovino.it/">Il mio vino</a> avrebbe dedicato il proprio editoriale di maggio al Vinitaly 2012, con il titolo di “Verona contro” e che nel suo articolo il direttore editoriale Gaetano Manti aveva pensato di citare alcuni passaggi del mio post.<br />
Con l’autorizzazione di Manti, che ringrazio per la disponibilità e per avermi citato nel suo pezzo, ho deciso di pubblicare su questo blog l’editoriale della rivista (che su Il mio vino sarà corredato da una serie di testimonianze di produttori partecipanti al Vinitaly decisamente inca…volati). Buona lettura<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/PuntodomandaVinitaly-vert1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7394" title="PuntodomandaVinitaly-vert" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/PuntodomandaVinitaly-vert1.jpg" alt="" width="283" height="500" /></a><br />
<span style="text-decoration: underline;"><br />
L’editoriale di maggio de Il mio vino</span></p>
<p>”Il Vinitaly di quest’anno si è chiuso con un bilancio di visitatori assolutamente lusinghiero. La marea umana che ha popolato i padiglioni sarà difficile da dimenticare. Altrettanto difficile da dimenticare sarà il fatto che una bella parte di quella marea umana nulla aveva a che fare con i visitatori professionali per i quali vale la pena sopportare le numerose torture cui si è sottoposti nei giorni del Vinitaly.<br />
Sì perché gli operatori professionali, produttori che espongono e clienti che vengono a comprare, sono vittime della irrefrenabile voglia e capacità di tutta la città di Verona di maltrattare in modo indegno chi porta loro un mare di danaro.<br />
Amministratori pubblici, imprenditori della ospitalità e responsabili della Fiera di Verona, presidente Riello in testa, sembrano ogni anno voler fare a gara nel violentare la clientela che arriva da tutto il mondo.<br />
È assolutamente inammissibile e scandaloso che nel 2012 amministratori della città e responsabili della Fiera non si sentano obbligati ad offrire collegamenti telefonici mobili e collegamenti ad Internet decorosi. Ho sentito dire a un operatore Inglese che non riusciva a telefonare e a collegarsi a Internet <em>“E questa dovrebbe essere una fiera internazionale all’avanguardia?”<br />
</em>È il segnale dell’assoluto dispregio nel quale gli amministratori di Verona e i responsabili della Fiera tengono le essenziali necessità di chi va al Vinitaly per lavorare. Roba da terzo mondo o ancora più in giù. Quelli che vanno al Vinitaly per sbronzarsi non sentono certo la mancanza di telecomunicazioni decenti e forse è proprio su di loro che le attenzioni dei responsabili veronesi si concentrano.<br />
Cosa dire poi della viabilità? Anche qui roba da Medio Evo vissuto con giustificabile sdegno e arrabbiature solenni da espositori e visitatori professionali. Con infrastrutture e servizi di questo tipo c’è solo da ringraziare il cielo che il progetto di ulteriore ampliamento dell’area fieristica veronese sembra tramontato per sempre a causa della perdita da parte della Fiera e della città di Verona della fiera Solarexpo.<br />
Perdita che deve bruciare davvero assai non solo per la montagna di soldi che la città e la Fiera di Verona hanno perso, ma anche perché l’organizzatore è proprio di Verona. Come dire il danno e la beffa.<br />
Verrebbe da pensare: a buon intenditore poche parole. Il fatto è che gli amministratori di Verona e i responsabili della Fiera non sembrano avere grande voglia o capacità di intendere. Assieme a loro gli imprenditori della ospitalità veronese.<br />
Per descrivere la situazione mi permetto di usare le parole di Franco Ziliani, persona con la quale non sempre mi sono trovato d’accordo. Sul suo sito Ziliani ha scritto: <em>“&#8230;.Sorvolo sui racconti di prezzi da ladrocinio praticati, con aumenti improvvisi sui prezzi fissati al momento della prenotazione, da albergatori e sulla qualità del servizio offerto, ai prezzi elevati richiesti, da molti ristoratori della zona tutta intorno alla fiera. Evidentemente considerati fessi, soprattutto gli stranieri, da spennare in questo grande momento di Bengodi dell’anno..”<br />
</em>Per quel che riguarda l’ambiente all’interno dei padiglioni cito ancora Ziliani che ha scritto: <em>“L’odore del fritto, delle salamelle, dei soffritti a base di aglio e cipolla era la dominante (alla faccia di quelli che vorrebbero cogliere tutte le sfumature aromatiche e le complessità del bouquet) in svariati padiglioni. Mi chiedo come possano tollerare uno spettacolo indecoroso del genere produttori che pagano migliaia di euro per essere a Verona…”. </em><br />
Me lo chiedo anche io e so per certo che se lo stanno chiedendo anche molte aziende produttrici. Sono convinto che l’arrogante atteggiamento da monopolista degli organizzatori del Vinitaly prima o poi si rivolterà contro di loro. Noi per parte nostra siamo impegnati a dimostrare al mercato che un approccio diverso al concetto di fiera del vino si può e si deve mettere in pratica”.<br />
E qui Manti chiudeva l’articolo presentando il <a href="http://www.italianwineexperience.com/progetto.html">progetto di una fiera professionale destinata ai vini italiani</a> organizzata a Canton, al quale sta attivamente lavorando, con l’obiettivo, tra l’altro, di dare “un chiaro esempio di come secondo noi una fiera professionale deve essere organizzata e regolata. Contando su una intera città al servizio dei professionisti che vi si ritrovano per lavorare. Altro che Verona”.<br />
Gaetano Manti</p>
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		<title>Vino italiano: vendere vecchie annate non fa parte della nostra mentalità?</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 06:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo davvero sicuri che il vino italiano di qualità si proponga al mondo con la sua immagine migliore e sfruttando tutte le opportunità per dimostrare la particolarità e la grandezza dei propri vini migliori? Siamo certi che quando andiamo a &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/vino-italiano-vendere-vecchie-annate-non-fa-parte-della-nostra-mentalita.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Barolovecchieannate.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7376" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Barolovecchieannate" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Barolovecchieannate.jpg" alt="" width="486" height="365" /></a></p>
<p>Siamo davvero sicuri che il vino italiano di qualità si proponga al mondo con la sua immagine migliore e sfruttando tutte le opportunità per dimostrare la particolarità e la grandezza dei propri vini migliori?<br />
Siamo certi che quando andiamo a magnificare l’unicità e la peculiarità inimitabile dei nostri terroir d’eccezione e di vitigni loro strettamente legati che non si trovano altrove (o quando vengono piantati danno risultati banali) noi italiani, e parlo dei produttori di vino in primis, utilizziamo davvero tutte le armi di cui disponiamo per tutto lo splendore enoico mostrare?<br />
Confesso che qualche dubbio, che già da anni mi frullava in mente, soprattutto nel partecipare alle anteprime delle nuove annate dei nostri vini più rilucenti e mediatici, in più mi è venuto in questi giorni dalla lettura di alcuni commenti apparsi a corredo di una degustazione di 96 <strong>Barbaresco</strong> 2008 e riserva 2006 pubblicata sul numero di aprile della rivista britannica <strong>Decanter</strong>.<br />
Una degustazione (su cui conto di tornare) che ha offerto molti validi spunti di riflessione al panel di partecipanti, ma che soprattutto a portato ad una considerazione che dovrebbe fare lungamente pensare. E sospettare che non stiamo certo valorizzando nel migliore dei modi i nostri vini e dando loro la possibilità di brillare.<br />
Parlando del valore delle due annate di Barbaresco in degustazione, 2008 e 2006, descritte la prima come un’annata a medio termine, e la seconda “ancora molto giovane e con possibilità di evoluzione nei prossimi dieci, quindici anni”, saltavano fuori due rilievi precisi.<br />
Il primo dovuto ad un Master of wine, l’annotazione che “pochi consumatori hanno la possibilità di degustare vecchie annate”, il secondo ad un decano dell’importazione e del commercio di vini italiani in UK, <strong>Sergio De Luca</strong>, direttore degli acquisti di vini italiani per oltre 25 anni presso un importatore importante come <a href="http://www.enotria.co.uk/">Enotria</a>.</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Bordeauxvecchieannate.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7377" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Bordeauxvecchieannate" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Bordeauxvecchieannate.jpg" alt="" width="495" height="372" /></a></p>
<p>Secondo De Luca, che non può essere tacciato di certo di pregiudizi nei confronti dell’Italia e dei suoi vini, e che le caratteristiche del mercato del vino italiano le conosce bene, “il Piemonte è una delle grandi regioni vinicole del mondo, ma mentre noi possiamo sempre acquistare e gustare vecchi Bordeaux e Bourgogne, è impossibile degustare vecchie annate di Barbaresco e Barolo, perché non le troviamo nei negozi di vino”.<br />
De Luca rincara la dose osservando poi che “l’Italia non possiede una storia di vendita di vecchie annate di vino, perché vendono facilmente le annate giovani. E vendere vini maturi non fa parte della loro mentalità”.<br />
Ma ci pensate? Il Piemonte, l’Italia del vino dispone di fuoriclasse assoluti, i grandi rossi albesi Docg base Nebbiolo, che quanto a complessità aromatica, ricchezza di sfumature, capacità di tenuta ed evoluzione nel tempo, ricchezza di sapore e diversificazione del gusto, non sono secondi a nessuno e su un mercato maturo, attento, consapevole, di straordinaria cultura, lo storico mercato dei vini di Bordeaux, il primo mercato dello Champagne, una piazza fondamentale per i vini di Borgogna, andiamo a mostrarci solo con un potenziale pari al 10-20 per cento di quello che potremmo mostrare e dimostrare?<br />
Abbiamo Barolo (e anche Barbaresco) che nelle grandi annate e nell’espressione dei più grandi cru (o devo chiamarli menzioni geografiche aggiuntive?) dopo 10, 20 anni o più di lento e paziente affinamento in cantina se sfoderati e proposti al momento giusto sono in grado enologicamente di “miracol mostrare”, di fare mirabilie, di confrontarsi senza complessi di inferiorità con Château bordolesi e domaines borgognoni e siamo così miopi, piccoli nella mentalità, da bottegai più che da capaci e sagaci venditori, che non siamo riusciti a mettere in atto un sistema di vendita che permetta al Mister Smith di turno abituato a bere i Petrus, i Margaux, i Mouton-Rotschild ed i Romanée Conti d’annata di trovare e godersi un Vigna Rionda 1982 o 1964, un Barolo di Serralunga, di Castiglione Falletto o di Monforte d’Alba, un Brunate, un Sarmassa, un Cannubi del 1971, del 1989 o anche solo del 1999?<br />
Possibile, con l’eccezione di pochissimi vini (Barolo e Barbaresco) che si possano contare sulle dita di una mano (potrei citare i Barbaresco di Gaja ed il Monfortino di Giacomo Conterno, forse i Barolo di Bartolo Mascarello) che l’Italia del migliore vino (identica situazione, anzi peggio, Biondi Santi a parte, la si può trovare a Montalcino) non possa offrirsi al mondo con la sua immagine migliore che è anche quella di <strong>vins de garde</strong> con grande possibilità di tenuta ed evoluzione positiva e virtuosa ed esaltante negli anni?</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/VieuxRomanéeConti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7378" title="VieuxRomanéeConti" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/VieuxRomanéeConti.jpg" alt="" width="420" height="277" /></a></p>
<p>Possibile che ai produttori di Barolo, di Barbaresco, e di Brunello, ma direi anche quelli di Taurasi e di Aglianico del Vulture, (i vari Super Tuscan, anche quelli più noti di Bolgheri e dintorni li lascio fuori, appartenendo ad una categoria decisamente inferiore) sia sufficiente “liberarsi”, anno dopo anno, dell’ultima annata commercializzabile, la più recente? Quella che consente ai loro vini di mostrarsi solo come promesse dei grandi vini che saranno, senza pensare che ci sia un mondo, piccolo, ma reale, di grandi appassionati, di conoscitori, che le grandi annate di Barolo vorrebbero gustarle non solo acquistandole decenni prima e tenendosele gelosamente custodite nelle loro cantine, ma vorrebbero trovarle, al prezzo conseguente, nei listini di aziende ed importatori?<br />
Listini, quelli delle aziende, dove non figurano, perché di vecchie annate, nelle cantine di produzione, non c’è traccia…<br />
Non è stato, e non é questo, un clamoroso errore commerciale, un imperdonabile peccato di miopia?</p>
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		<title>Vendite di vino sfuso in forte aumento in Italia: merito dei nuovi consumatori o effetto della crisi?</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/vendite-di-vino-sfuso-in-forte-aumento-in-italia-merito-dei-nuovi-consumatori-o-effetto-della-crisi.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vendite-di-vino-sfuso-in-forte-aumento-in-italia-merito-dei-nuovi-consumatori-o-effetto-della-crisi</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 06:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enoriflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’interessante puntata de Il Gastronauta E’ sempre interessante seguire il sabato, su Radio 24, le puntate della trasmissione di Davide Paolini Il Gastronauta. Soprattutto quando il tema del programma è il vino. Molto ricca di interesse è stata la puntata &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/vendite-di-vino-sfuso-in-forte-aumento-in-italia-merito-dei-nuovi-consumatori-o-effetto-della-crisi.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Vinosfuso.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7346" title="Vinosfuso" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Vinosfuso.jpg" alt="" width="246" height="300" /></a>Un’interessante puntata de Il Gastronauta</strong></p>
<p>E’ sempre interessante seguire il sabato, su <strong>Radio 24</strong>, le puntate della trasmissione di <strong>Davide Paolini</strong> <span style="text-decoration: underline;">Il Gastronauta</span>. Soprattutto quando il tema del programma è il vino.<br />
Molto ricca di interesse è stata <a href="http://www.gastronauta.it/taccuino-editoria-multimedia/radio-24/bere-meno-o-bere-meglio-si-ma-quale-vino.html">la puntata di sabato 23 marzo</a>, proprio alla vigilia della celebrazione di quel grande rito un po’ glamour che è il <a href="http://www.vinitaly.com/">Vinitaly</a>. Si è parlato molto dell’incredibile, crescente successo, che delinea nuovi scenari per i consumi di vino in Italia, calati negli ultimi trent’anni da quota 100-120 litri pro capite a 40, della vendita di vino sfuso in Italia, con la presentazione di <a href="http://www.percantine.com/it/">un sito Internet dedicato, Per cantine</a>, che ha già recensito 300 punti vendita di vino sfuso in Italia, ma i cui responsabili pensano che siano addirittura circa 2000 forse 4000.<br />
Nel corso della trasmissione è intervenuto Aaron Brussolo responsabile de <a href="http://www.la-vineria.it/">La Vineria</a> a Milano, che propone “vini sfusi di qualità a partire da 1,80 € al litro” e propone <a href="http://www.la-vineria.it/carta%20dei%20vini.html">una carta dei vini dello sfuso</a>, e assicura che “basta venire con qualsiasi recipiente vuoto e noi ve lo riempiamo! E se non avete recipienti in casa, da noi trovate anche quelli”. Brussolo, venditore di sfuso dal 2005 a Milano, ha ricordato che oggi si produce più vino di quanto si consuma e che quindi ci sono ottime cose invendute e non è difficile portare via stock da imbottigliare e molta gente ama acquistare direttamente in cantina.<br />
Nel corso della trasmissione si è detto che tante cantine si sono dotate di impianti di vino sfuso, che anche tante enoteche accanto alla vendita di vino in bottiglia affiancano la proposta di vino sfuso, si è parlato dell’esistenza e della differenziazione sempre più chiara di due mercati diversi, un mercato da vino da tutti i giorni e un mercato “acculturato” da vino di qualità da stappare nelle grandi occasioni.<br />
Si è detto anche, in pieno clima da Monsieur La Palice e con un filo di sprezzante snobismo, che “i vini che costano poco vini sono consumati dalla popolazione meno capace economicamente”, e poi si sono sentiti i pareri di alcuni addetti ai lavori, produttori noti, o responsabili di Consorzi. Secondo il presidente del Consorzio Valpolicella <strong>Emilio Pedron</strong> il successo delle vendite di vino sfuso “è un fenomeno internazionale dovuto alla separazione tra vecchi e nuovi bevitori più giovani e chi compra sfuso è chi beve ancora parecchio e vuole vino a tavola tutti i giorni”.<br />
Secondo <strong>Gianni Zonin</strong> la vendita di sfuso non deve preoccupare “importante è che si consumi vino visto il calo continuo negli ultimi 30 anni. Crisi economica consumiamo il vino e che sia buono poi il consumatore sceglierà il suo. Il vino sfuso riguarda un consumo per giovani come pure il vino in brik e bag in box: i vini di primo prezzo garantiscono qualità onesta ma non fanno l’immagine del vino. Italia non deve puntare su questo dobbiamo fare bella figura all’estero con 24 milioni ettolitri venduti”.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/distributorisfuso.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7347" title="distributorisfuso" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/distributorisfuso.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a><br />
Sarà anche come dicono loro, ma come è possibile credere che i punti di vendita di vino sfuso aumentino solo per merito di una crescente richiesta da parte di questi neo consumatori giovani, che sono interessati a bere e ad acquistare vino, ma sono disposti a farlo solo spendendo poco, e non anche per merito di tradizionali consumatori che data la crisi economica non intendono rinunciare a bere vino soprattutto a tavola, ma puntano su un prodotto che costi meno e che presenti una qualità onestà e meno carica di tutti quegli elementi accessori che hanno appesantito il discorso sul vino negli ultimi anni?<br />
E se aumentano tutti questi punti vendita di sfuso, segno che c’è un crescente mercato e una richiesta in aumento per questo genere di prodotto, non è anche perché c’è una crescente disponibilità di vino invenduto in cantina, tradizionalmente venduto in bottiglia che oggi per uscire dalle cantine e portare denaro fresco alle economie non proprio floride di tante aziende si accontenta di scegliere la vecchia strada, oggi riscoperta, dello sfuso, del vino venduto in dama, damigiana, senza particolari qualificazioni in etichetta e con un forte elemento vincente, un prezzo di vendita molto contenuto?<br />
E con interrogativi come questi che mi accingo ad affrontare, cercando di capire che aria tiri, un paio di giorni di quella grande kermesse del vino italiano chiamata Vinitaly..<br />
Ci risentiamo mercoledì…</p>
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