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	<title>Blog di Vino al Vino &#187; Interrogativi</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 May 2012 06:45:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Miracoli enoici: a medaglia l’89% dei vini inglesi partecipanti al Decanter World Wine Award</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 06:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sarò certo io, che al fenomeno emergente, anzi già ampiamente emerso, degli English Sparkling wines e alla new wave del vino in UK , ho già dedicato numerosi articoli, qui, qui e poi ancora qui, a voler sminuire l’importanza &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/miracoli-enoici-a-medaglia-l89-dei-vini-inglesi-partecipanti-al-decanter-world-wine-award.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/proud_to_be_british_close.png"><img class="alignnone size-full wp-image-7527" title="proud_to_be_british_close" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/proud_to_be_british_close.png" alt="" width="400" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non sarò certo io, che al fenomeno emergente, anzi già ampiamente emerso, degli English Sparkling wines e alla new wave del vino in UK , ho già dedicato numerosi articoli, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2011/07/04/un-nome-per-gli-sparkling-wines-inglesi-talento-o-cruase-evitare-accuratamente-please%e2%80%a6/">qui</a>, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2012/05/08/english-sparkling-wines-figli-del-global-warming-e-dei-cambiamenti-climatici-in-atto/">qui</a> e poi <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/english-sparkling-wines-sempre-piu-protagonisti-in-uk.html?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=english-sparkling-wines-sempre-piu-protagonisti-in-uk">ancora qui</a>, a voler sminuire l’importanza e l’elemento di novità rappresentato dall’incremento, quantitativo e qualitativo, della produzione di vino in una terra da vino non dotata di antichissime tradizioni come il Regno Unito.<br />
Però che di fronte ai risultati dell’edizione 2012 di un concorso internazionale, organizzato dalla più importante rivista di vino inglese, Decanter, risultati di cui prendo oggettivamente atto senza enfatizzarli e senza sminuirli, non si può non rimanere stupiti.<br />
E pertanto, così <a href="http://hlalau.skynetblogs.be/archive/2012/05/22/decanter-awards-rule-britannia.html">come ha fatto in questo post</a>, un caro amico e collega francese, Hervé Lalau, sul suo blog vinoso <a href="http://hlalau.skynetblogs.be/">Chroniques vineuses</a>, non posso che rimanere perplesso e gridare al miracolo, ovviamente al miracolo enoico e alla conseguente moltiplicazione delle medaglie, di fronte all’autentico exploit della English wine industry e agli <a href="http://www.englishwineproducers.com/">English wine producers</a>.<br />
Avvenuta grazie ai buoni uffici dei degustatori – “over 200 wine merchants, sommeliers, journalists and authors including 54 Masters of Wine and 11 Master Sommeliers” – del Concorso di Decanter, il <strong><a href="http://www.decanter.com/dwwa/2012/">Decanter World Wine Award</a></strong>.</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/what-makes-us-proud-to-be-british.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7528" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="what-makes-us-proud-to-be-british" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/what-makes-us-proud-to-be-british.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">All’edizione 2012 hanno difatti preso parte qualcosa come 97 vini britannici. Provate ad indovinare quanti sono premiati, hanno avuto una medaglia (oro, argento o bronzo) o un diploma di riconoscimento?<br />
Una percentuale che una volta si sarebbe definita bulgara e che oggi va ribattezzata britannica, visto che si tratta nientemeno che dell’89%.<br />
Su 97 vini, due hanno ricevuto una medaglia d’oro, 19 una d’argento, 43 una di bronzo e 21 un attestato di “recommended”. E di 64 vini medagliati ben 49 erano sparkling wines.<br />
L’exploit dei vini inglesi é fantasmagorico, ma passa in secondo piano se si considera la performance di un altro Paese vinicolo che agli inglesi sta particolarmente a cuore, la Nuova Zelanda (già membro dell’Impero britannico e oggi membro del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commonwealth_delle_nazioni">Commonwealth</a>).<br />
Ben il 92% dei vini from New Zealand partecipanti al Decanter World Wine Award sono andati a medaglia.<br />
Come osserva bene Hervé Lalau “è una proporzione enorme. E a titolo di paragone nei concorsi patrocinati da OIV e Vinofed il regolamento prevede che non possano essere premiati più di un terzo dei vini presentati.<br />
Allora, pur tenuti a rispettare i risultati di questo concorso giunto alla nona edizione, che ha visto 14.119 vini di 47 Paesi ai nastri di partenza, ci viene in mente un detto andreottiano, secondo il quale “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”.<br />
Soprattutto dopo aver visto che anche il 72% dei vini di un Paese al quale in questo momento non si nega di certo un po’ di solidarietà, la Grecia, sono andati a medaglia, e soprattutto, <a href="http://www.decanter.com/news/wine-news/530005/china-increases-medal-haul-at-decanter-world-wine-awards">come strilla una news di Decanter.com</a>, anche 18 vini cinesi partecipanti al DWWA sono stati premiati, con una medaglia d’oro, una d’argento, 10 di bronzo e 5 riconoscimenti di recommended.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/DecanterChina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7529" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="DecanterChina" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/DecanterChina.jpg" alt="" width="400" height="163" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso anno fecero scalpore le 11 medaglie a vini cinesi, tra cui l’International Trophy nella categoria Red Bordeaux varietal over £. 10, quest’anno sono già diventate sette di più.<br />
E considerando che Decanter, <a href="http://www.decanter.com/news/wine-news/529999/decanterchina-com-to-launch-in-autumn">come ha annunciato nei giorni scorsi</a>, si avvia a lanciare in autunno una Decanter China Web edition bilingue, anglo-cinese<em>, “</em>dedicated to the country’s ever-growing audience of wine lovers”<em> e </em>considerato, come scrivono, che<em> “</em>the Asian wine market has grown dramatically in recent years, with Chinese consumption reaching 156.19 million cases in 2011, putting China in 5th place of the top 5 wine-consuming nations worldwide, according to a <strong>Vinexpo</strong><strong> </strong>study”, come non pensare che pur di fronte ad un rigorosissimo “blind tasting”, ovvero una degustazione alla cieca, nei confronti dei vini cinesi, come pure di quelli britannici, ci possa essere stato una sorta di miracoloso, anche se impeccabile nella forma, “occhio di riguardo&#8221;?<br />
Tutto, si sa bene, aiuta a far crescere il business, sia quello nell’immenso nuovo mercato orientale, sia, <strong>God Save the Queen</strong>, dell’emergente nuova industria del vino britannica. Perché non tenerne conto, nel nome di una salutare e comprensibile realpolitik?<br />
Domanda finale: se un atteggiamento del genere l’avessero tenuto i francesi si sarebbe parlato di <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Chauvinisme">chauvinisme</a>. A quale termine inglese dobbiamo invece fare ricorso in questa occasione?</p>
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		<title>Identità vitivinicola trentina: LaVis lancia il progetto dell’anti-prosecco</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 09:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Domanda secca: è a questo che si pensa quando si parla e straparla, in provincia di Trento, di definire e rafforzare un’identità vitivinicola trentina? E’ a “pensate” del genere che fanno riferimenti “saggi” vari, comitati, consorzi, associazioni e carrozzoni vari &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/identita-vitivinicola-trentina-lavis-lancia-il-progetto-dellanti-prosecco.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/AntiProseccoLavis.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7505" title="AntiProseccoLavis" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/AntiProseccoLavis.jpg" alt="" width="448" height="600" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Domanda secca: è a questo che si pensa quando si parla e straparla, in provincia di Trento, di definire e rafforzare un’identità vitivinicola trentina?<br />
E’ a “pensate” del genere che fanno riferimenti “saggi” vari, comitati, consorzi, associazioni e carrozzoni vari (in larga parte pubblici, ovvero sostenuti con il finanziamento di noi cittadini-contribuenti) quando dicono di voler suscitare nel consumatore, secondo un vecchio slogan, l’idea che “Trentino fa rima con vino”?<br />
Perché se è genialate del genere che si pensa (che poi non sono nemmeno inedite, perché in Trentino ci sono già grosse cantine (cooperative) che pur producendo Trento Doc, in piccoli numeri, fanno il vero business e volumi con “spumanti” Charmat da vitigni aromatici tipo il <a href="http://www.cavit.it/page.php?pageid=SEZIO006&amp;g=pro&amp;p=0000000013&amp;c=0000000010&amp;m=0000000001">Müller Thurgau</a>), per risollevare l’immagine del vino trentino e di cantine che hanno finito per essere <a href="http://geishagourmet.com/2010/09/01/la-vis-commissariata/">commissariate</a>, e che fanno ancora molto discutere (come si legge <a href="http://www.questotrentino.it/qt/?aid=12095">qui</a> e <a href="http://www.questotrentino.it/qt/?aid=12060">ancora qui</a>), allora vuol dire proprio che siamo alla canna del gas.<br />
E che anche il nuovo management non abbia (eufemismo) le idee chiare. Perché avere tra i “progetti” quello di lanciare “uno spumante veloce metodo Charmat” definito “l’anti-prosecco” (per di più scritto con la p minuscola), assicurando che “darà fastidio perfino – questo è il sogno – a sua maestà il prosecco”, è non solo triste, provinciale e un po’ patetico, ma fa capire a quali livelli di caduta verticale, di idee, di progetti, di stile, di orgoglio e identità territoriale, sia arrivato quel Trentino, che dovrebbe ancora fare rima con vino…<br />
Una cosa é certa: se si pensa ad un &#8220;anti-prosecco&#8221;, ad uno &#8220;spumante veloce&#8221; é perché si crede ben poco nel Trento Doc&#8230;</p>
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		<title>Il Moscato furoreggia negli States, ma perché venderlo tramite un selezionatore di vini varietali e non direttamente?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 06:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Domanda ingenua: ma perché mai se il Moscato, in tutte le forme possibili e immaginabili, sta avendo un successo incredibile e senza precedenti negli States, portando le grandi aziende a rifornirsi di uve Moscato in ogni dove visto che è &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/il-moscato-furoreggia-negli-states-ma-perche-venderlo-tramite-un-selezionatore-di-vini-varietali-e-non-direttamente.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/cameron-hughesMoscato.jpg"><img class="alignright  wp-image-7458" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="cameron hughesMoscato" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/cameron-hughesMoscato.jpg" alt="" width="194" height="329" /></a>Domanda ingenua: ma perché mai se il <strong>Moscato</strong>, in tutte le forme possibili e immaginabili, <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/02/usa-il-moscato-tira-ed-eccolo-in-tutte-le-versioni-possibili-anche-rosso-e-rosato-why-not.html">sta avendo un successo incredibile e senza precedenti negli States</a>, portando le grandi aziende a rifornirsi di uve Moscato in ogni dove visto che è “<strong>the hottest wine on the US market</strong>”, dalle vendite triplicate in meno di tre anni, ci sono produttori italiani che non riescono a trovare uno sbocco diretto sul mercato americano? Mercato dove il 9 maggio si celebrerà il primo <a href="http://www.bizjournals.com/prnewswire/press_releases/2012/05/01/NY97453">National Moscato Day</a>&#8230;<br />
E preferiscono, come si desume da <a href="http://blog.wblakegray.com/2012/04/bevmos-best-moscato-cameron-hughes-lot.html">questo post</a> del wine writer e wine blogger W. Blake Gray, ad essere semplici fornitori di materia prima ad un abile wine maker selezionatore, che poi commercializza il vino con un proprio marchio, che provare a proporre, con ben altre difficoltà, ma anche con altre soddisfazioni, anche economiche, direttamente il proprio vino? Perché va bene riconoscere le capacità di questo selezionatore di Moscato d’Asti, tale <strong>Cameron Hughes</strong>, un American négociant, <a href="https://www.chwine.com/">qui il suo sito Internet</a>, che produce, importa e distribuisce vini con ben cinque marchi: <a href="https://www.chwine.com/wine/lotseries/">The Lot Series</a>, <a href="https://www.chwine.com/wine/flyingwinemaker/">The Flying Winemaker</a>, <a href="https://www.chwine.com/wine/hughes-wellman/2008cabernet/">Hughes Wellman</a>, <a href="https://www.chwine.com/wine/frunza/">Frunza</a>, and<a href="https://www.chwine.com/wine/zinyourface/"> Zin Your Face</a> con una società, Cameron Hughes Wine, fondata con la moglie a San Francisco <a href="https://www.chwine.com/about/cam/">dieci anni fa</a>.<br />
Ma per i due produttori dell’astigiano che, come commenta a margine del post di Blake Gray, gli producono il vino, non è più interessante, appassionante, intrigante, vendono direttamente il loro Moscato negli States piuttosto che ricorrere ad una persona che vende indifferentemente Cabernet Sauvignon californiano o cileno, Malbec argentino, Ribera del Duero e Rioja spagnoli, Syrah del Languedoc, Côtes du Rhône e Savigny-les-Beaune, Pinot noir cileno, californiano o della Borgogna, Chardonnay, Pinot nero e Riesling californiano?</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Varietalwines.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7461" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Varietalwines" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Varietalwines.jpg" alt="" width="360" height="276" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso vale ovviamente anche per il fornitore del <a href="http://store.chwine.com/lot-260-2007-badarina-vineyard-barolo-docg-italy-p841.aspx">Barolo Badarina 2007</a> fornito a Hughes che non capisce che inserito com’è una linea di <em>vini puramente varietali</em> il proprio vino perde ogni valenza e carattere territoriale per essere semplicemente, come il Moscato d’Asti, un completamento di gamma.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Finanziamenti pubblici al TrentoDoc: materia da Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato?</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/finanziamenti-pubblici-al-trentodoc-materia-da-autorita-garante-della-concorrenza-e-del-mercato.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=finanziamenti-pubblici-al-trentodoc-materia-da-autorita-garante-della-concorrenza-e-del-mercato</link>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una finestra su Lemillebolleblog Voglio rilanciare anche all’attenzione dei lettori di Vino al vino il tema che ho lanciato, più come elemento di riflessione che di dibattito, giovedì scorso su Lemillebolleblog. Il tema del ragionamento è il TrentoDoc che riceve &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/finanziamenti-pubblici-al-trentodoc-materia-da-autorita-garante-della-concorrenza-e-del-mercato.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://farm8.staticflickr.com/7189/6863841123_c842d8a577_o.jpg" alt="" width="283" height="403" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una finestra su Lemillebolleblog</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Voglio rilanciare anche all’attenzione dei lettori di Vino al vino il tema che ho lanciato, più come elemento di riflessione che di dibattito, giovedì scorso <a href="http://www.lemillebolleblog.it/2012/05/03/trentodoc-ma-perche-per-promuoverlo-si-devono-usare-i-soldi-dei-contribuenti/">su Lemillebolleblog</a>.<br />
Il tema del ragionamento è il <a href="http://www.trentodoc.it/">TrentoDoc</a> che riceve ancora un significativo contributo pubblico da parte della Provincia Autonoma di Trento, (oltre 800 mila euro) per la promozione delle proprie <span style="text-decoration: line-through;">bollicine</span>.<br />
La domanda, molto semplice, è: il fatto che uno dei principali competitor del panorama del metodo classico italiano, forte di nove milioni di bottiglie prodotte (oltre la metà appannaggio di un fortissimo marchio presente nel canale horeca ed in quello della Grande Distribuzione Organizzata), goda, <span style="text-decoration: underline;">a differenza degli altri soggetti, che non ne usufruiscono</span>, di un finanziamento pubblico per la promozione, non costituisce forse – sarebbe interessante conoscere in merito l’opinione dell’<a href="http://www.agcm.it/">Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato</a> che per mandato “garantisce il rispetto delle regole che vietano le intese anticoncorrenziali tra imprese, gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza” – una forma di turbativa di mercato?<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/trentodoc.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7475" title="trentodoc" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/trentodoc.jpg" alt="" width="400" height="388" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E se anche non fosse materia da Garante, non è quantomeno singolare, assurdo, ed eticamente scorretto, che uno dei soggetti che agiscono sul mercato del metodo classico possa contare, per farsi conoscere, per promuovere iniziative di comunicazione e di marketing, su un aiuto, su contributi pubblici, che agli altri soggetti in campo, penso all’Alta Langa Docg, all’Oltrepò Pavese Docg, al Franciacorta Docg, per citare solo gli “champenois” che contano su una denominazione d’origine, non sono erogati?<br />
E voi lettori di Vino al vino, cosa ne pensate?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tutto qui quello che l’Italia dei rosati può offrire al mondo?</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/tutto-qui-quello-che-litalia-dei-rosati-puo-offrire-al-mondo.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tutto-qui-quello-che-litalia-dei-rosati-puo-offrire-al-mondo</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 06:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessioni sui vini italiani premiati al Mondial du Rosé Dopo aver segnalato ieri la stranezza di un Concorso dedicato ai rosati italiani organizzato e fortemente voluto dalla Regione Puglia dove nessun’azienda e nessun rosato pugliese è risultato vincitore, voglio restare &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/tutto-qui-quello-che-litalia-dei-rosati-puo-offrire-al-mondo.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/MondialduRosé.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7495" title="MondialduRosé" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/MondialduRosé.jpg" alt="" width="612" height="83" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riflessioni sui vini italiani premiati al Mondial du Rosé</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver segnalato ieri la stranezza di un Concorso dedicato ai rosati italiani organizzato e fortemente voluto dalla Regione Puglia dove <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/nemo-propheta-in-patria-nessun-rosato-pugliese-premiato-al-concorso-rosati-ditalia.html?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=nemo-propheta-in-patria-nessun-rosato-pugliese-premiato-al-concorso-rosati-ditalia">nessun’azienda e nessun rosato pugliese è risultato vincitore</a>, voglio restare al tema vini rosati, per segnalare un’altra performance tutt’altro che esaltante dei rosati italiani. Anche di quelli, che io considero da tanti anni ottimi, e di cui ho scritto e continuerò a scrivere, prodotti nella magnifica terra pugliese.<br />
Voglio riferirmi ai risultati, non trascinanti, ottenuti dai rosati italiani nell’ambito dell’edizione 2012 del <a href="http://www.mondial-du-rose.fr/">Concours Le Mondial du Rosé</a>, che si è svolto nei giorni scorsi in Francia, per l’organizzazione dell’Union des OEnologues de France.<br />
Come si può vedere <a href="http://www.mondial-du-rose.fr/fr/resultats,mondial-du-rose.php?pays=Italie&amp;region=&amp;appellation=&amp;producteur=&amp;chateau=&amp;millesime=&amp;type_vin=&amp;medaille_r=&amp;compare=+and+&amp;lim=0&amp;langue=fr&amp;page=resultats%2Cmondial-du-rose.php&amp;annee_vinalies=2012&amp;order=&amp;sens=">dal sito Internet</a>, il bilancio è tutt’altro che entusiasmante, con otto medaglie andate ai rosati italiani (sei in meno del 2011 quando erano state 14), ovvero due medaglie d’oro e due d’argento.<br />
E nella classifica dei Paesi produttori maggiormente medagliati l’Italia in rosa è preceduta non solo dalla padrona di casa, la Francia, che si è aggiudicata ben 197 medaglie (i francesi non avvertono nessun dovere di ospitalità e quando si tratta di vincere di far fare bella figura ai propri vini non si tirano certo indietro…), o dalla Spagna con 16, ma conquista un ben poco onorevole settimo posto nella classifica dei Paesi produttori più premiati, preceduta da Paesi che vantano una tradizione produttiva ben inferiore alla sua come Ungheria, 17 medaglie, Romania, con 12, Repubblica Ceca con 10, Svizzera con 9.<br />
Scorrendo l’elenco dei rosati italiani premiati c’è poco da entusiasmarsi e non ci si trova di certo di fronte ad una rappresentazione del meglio che la nazionale dei rosati italiani può schierare per contrapporsi a quanto si produce in altri Paesi.<br />
I due ori vanno ad un’Igt Basilicata 2011 dell’azienda Vigneti del Vulture e al Desiderio Jeio Cuvée Brut Prosecco Spumante di Bisol. Le medaglie d’argento ad un Montepulciano Cerasuolo d’Abruzzo 2011, al Bardolino Classico Chiaretto 2011 di Guerrieri Rizzardi, ad un rosé toscano mix di Sangiovese e Syrah prodotto in Maremma, al Brut Rosé di Bottega, al Filanda Rosé Brut riserva millesimato prodotto dall’azienda prosecchista Bortolomiol con uve Pinot nero dell’Oltrepò Pavese (metodo Charmat) e al Rosé Brut Il Fresco di Villa Sandi, prodotto con “vari vitigni a bacca bianca e rossa” provenienti da “aree ad alta vocazione viticola delle regioni nord orientali d’Italia”.<br />
Di fronte a questi risultati nascono spontanee alcune domande.<br />
Quali vini e quali aziende italiane hanno partecipato al Mondial du Rosé?<br />
Da chi erano formate le commissioni di degustazione e quale livello di conoscenza e consapevolezza avevano della produzione italiana di vini rosati?<br />
Perché nessun rosato pugliese è stato premiato, semplicemente perché nessuno ha partecipato al Mondial o perché i vini partecipanti non sono piaciuti?<br />
E, infine, prima di chiederci se concorsi del genere siano seri e meritino considerazione, la domanda conclusiva: possibile che sia tutto qui, rappresentata dagli otto vini premiati, la selezione che dovrebbe rappresentare il meglio che l’Italia in rosa ha da offrire al mondo? Personalmente credo proprio di no…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vino? Una merce, proprio come la carta igienica!</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/vino-una-merce-proprio-come-la-carta-igienica.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vino-una-merce-proprio-come-la-carta-igienica</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete, abbiamo accettato che il vino, da “opera d’arte” frutto della fatica e dell’ingegno umano, espressione inimitabile di una determinata porzione di terra, portato di una lunga storia ricca di tradizioni e di cultura, venisse ridotto al rango di semplice &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/vino-una-merce-proprio-come-la-carta-igienica.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/carta_igienica.jpg"><img class="alignright  wp-image-7465" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="carta_igienica" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/carta_igienica.jpg" alt="" width="225" height="217" /></a>Avete, abbiamo accettato che il vino, da “opera d’arte” frutto della fatica e dell’ingegno umano, espressione inimitabile di una determinata porzione di terra, portato di una lunga storia ricca di tradizioni e di cultura, venisse ridotto al rango di semplice prodotto, di bene di consumo, di <strong>wine commodity</strong>, ripetibile e facilmente riproducibile magari seguendo le indicazioni tecniche e le istruzioni della categoria (ahimé quanto suscettibile…) degli enologi?<br />
Abbiamo accettato che la dimensione puramente commerciale, mercantile del vino, imposta da chi il vino si limita a venderlo, diventasse l’aspetto prevalente?<br />
Bene, ora non dobbiamo stupirci e scandalizzarci, essendo questa solo una conseguenza dell’abdicazione del vino alla sua natura più autentica, delle dichiarazioni di una potentissima manager americana, una che senza alcuna formazione specifica sul vino si occupa delle vendite di vini di un’autentica potenza, definita “the largest membership <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Warehouse_club">warehouse club</a> chain in the US, the sixth largest retailer in the US, and the seventh largest retailer in the world”.<br />
Sto parlando di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Costco">Costco</a>, “the largest retailer of wine in the world”, il più grande commerciante di vini mondiale, la più importante catena all’ingrosso, riservata agli associati, specializzata nella vendita di <a href="http://www.costco.com/Browse/MainShop.aspx?cat=24091&amp;eCat=BC%7C24091&amp;lang=en-US&amp;whse=BC&amp;topnav=">prodotti di ogni tipo</a>, dai computer agli elettrodomestici ai gioielli ai medicinali alle bare, a basso prezzo, spesso in grandi quantità.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/bara.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7466" title="bara" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/bara.jpg" alt="" width="400" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa è successo? Niente di speciale, semplicemente che una grande venditrice, Annette Alvarez-Peters, di quella grande società americana, abituata a considerare il prodotto vino mettendolo sullo <a href="http://shop.costco.com/In-The-Warehouse/Beer-Wine-Spirits.aspx">stesso identico piano di birre e alcolici</a>, ma dotata ovviamente di <a href="http://costcowineblog.com/">un wine blog dedicato</a>, abbia dichiarato, come riporta <a href="http://www.thedrinksbusiness.com/2012/05/alvarez-peters-wine-is-no-different-than-toilet-paper/">questo articolo del sito Internet britannico The Drink Business</a>, che insomma non c’è da fare poi così tanta “poesia” sul vino e caricarlo di significati culturali, di valori speciali, perché è “just a beverage” solo una bevanda, e non ha nulla di diverso da un capo di abbigliamento o dalla carta igienica: “no different than toilet paper”.<br />
Perché dunque perdere tanto tempo a decantarne le peculiarità, il valore aggiunto, quello che rappresenta, se in fondo alla fine di tutto è solo una bevanda che può piacerti oppure no?</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Vino-cultura.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7467" title="Vino-cultura" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Vino-cultura.jpg" alt="" width="430" height="206" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E considerando che Costco non vende solo vini in tetra brik o vini dozzinali, bensì vini prestigiosi come Château Mouton Rothshild o Château Pétrus, e che è il più grande importatore di vini francesi di qualità e che la responsabile vendite del settore vino si considera solo “un impiegata della Costco”, con precedenti esperienze nelle divisioni auto ed elettronica, cui è capitato di occuparsi della divisione vino, c’è poco da stare allegri e indulgere a romanticherie sul futuro del vino, specie negli States.<br />
Dove saranno sempre più il fattore prezzo e quantità disponibile e una mentalità, tutta <em>business oriented</em>, che tende a considerare il vino un bene di consumo come qualsiasi altro, a dominare…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Governo Monti: solo un governo tecnico o già un governo politico?</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 07:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte ad affermazioni del genere, (fonte Corriere della Sera) rilasciate dal Ministro della Giustizia Paola Severino nel corso del panel Etica e giornalismo al Festival internazionale di Perugia, affermazioni che testualmente recitano: “I blog possono fare più danni dei &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/governo-monti-solo-un-governo-tecnico-o-gia-un-governo-politico.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://farm3.staticflickr.com/2497/4074363981_a20e7d92a3_o.jpg " alt="" width="335" height="287" /></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ad <a href="http://www.corriere.it/politica/12_aprile_26/severino-vuole-regolamento-blog-giornalismo-perugia_71e432a8-8fa2-11e1-b563-5183986f349a.shtml">affermazioni del genere</a>, (fonte Corriere della Sera) rilasciate dal Ministro della Giustizia Paola Severino nel corso del panel <em>Etica e giornalismo</em> al Festival internazionale di Perugia, affermazioni che testualmente recitano: “I blog possono fare più danni dei giornali”, e poi “Scrivere su un blog non autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se si sta trattando di diritti di altri. I blog hanno capacità di diffondere pensiero ma questo non deve trasformarsi in libertà di arbitrio”, accennando ad una forma di regolamentazione anche se sarà “difficile pensare a un obbligo di rettifica nei blog”, sorge spontanea una domanda. Ma quello guidato dal super bocconiano Mario Monti è davvero e ancora un “governo tecnico”, chiamato a fronteggiare l’emergenza economico-finanziaria, a colpi di tasse, imposte e balzelli. o è già o si avvia a diventare <strong>un governo politico</strong>?<br />
Di fronte a questo attacco ai blog, giudicati più pericolosi dei giornali (ma i giornali sono davvero pericolosi? E perché sarebbero pericolosi? Perché criticano il governo Monti?) come non pensare che un certo “lavoro sporco” che risultava molto difficile o impossibile fare per i governi politici espressi dal voto dei cittadini, venga oggi demandato, nel nome dell’emergenza, dello spirito di responsabilità nazionale, ai cosiddetti “tecnici”?<br />
C&#8217;é qualcosa di strano, di inquietante, di angoscioso in quanto sta succedendo, dallo scorso 16 novembre, in Italia&#8230;</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" src="http://farm9.staticflickr.com/8151/6975439724_d96b1ba008_o.jpg " alt="" width="293" height="360" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Prosecco Doc: e se quelli del Carso dovessero stancarsi di promesse disattese e si chiamassero fuori?</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/prosecco-doc-e-se-quelli-del-carso-dovessero-stancarsi-di-promesse-disattese-e-si-chiamassero-fuori.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=prosecco-doc-e-se-quelli-del-carso-dovessero-stancarsi-di-promesse-disattese-e-si-chiamassero-fuori</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 06:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo dicono il buon senso e l’esperienza: non prendere mai in giro le persone che vivono in campagna, perché anche se hanno le scarpe grosse il loro cervello è fino e quando perdono la pazienza possono veramente inca…volarsi, con reazioni &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/prosecco-doc-e-se-quelli-del-carso-dovessero-stancarsi-di-promesse-disattese-e-si-chiamassero-fuori.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/ProseccoTrieste.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7384" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="ProseccoTrieste" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/ProseccoTrieste.jpg" alt="" width="446" height="311" /></a></p>
<p>Lo dicono il buon senso e l’esperienza: non prendere mai in giro le persone che vivono in campagna, perché anche se hanno le scarpe grosse il loro cervello è fino e quando perdono la pazienza possono veramente inca…volarsi, con reazioni imprevedibili e pericolose.<br />
Queste elementari considerazioni mi sono venute in mente leggendo, sull’ottimo <a href="http://www.lavinium.com/">sito Internet LaVINIum</a>, di un interessantissimo <strong><a href="http://www.lavinium.com/editoriali_2012/cergoli_bolle_di_prosecco_e_promesse_da_marinaio_2012.shtml">articolo-intervista</a></strong> firmato da <strong>Stefano Cergolj</strong> fatto a <strong>Sandi Skerk</strong>, Presidente del Consorzio Carso (che dal 2010 è confluito e si è fuso con il <a href="http://www.consorziocolliocarso.it/">Consorzio del Collio</a>), e viticoltore in quel di Prepotto.<br />
Argomento del colloquio <strong>l’incavolatura</strong> dei viticoltori della splendida e difficile zona vinicola in provincia di Trieste, che si sentono presi in giro per la fantomatica vicenda<strong> Prosecco</strong>. Mi riferisco ovviamente al vino originario della <a href="http://www.marcatrevigiana.it/site/">Marca Trevigiana</a>, ma anche al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prosecco_%28Trieste%29">piccolo villaggio</a>, <strong>Prosecco</strong>, situato sul ciglione carsico in provincia di Trieste, la cui improvvisa “scoperta” da parte di industriali del vino veneti, ministeriali, con la conseguente “rivelazione” che questo villaggio carsico fosse la terra d’origine del vitigno Prosecco, ha consentito di imbastire la grande operazione commerciale Prosecco Doc. Ovverosia di creare accanto alla denominazione storica del Prosecco (inteso come vino “spumante”), quella di Conegliano Valdobbiadene, promossa a Docg, una nuova Doc inter-regionale, riferita alla produzione di Prosecco Doc nelle altre province venete oltre a quella di Treviso e nel Friuli Venezia Giulia. Dove la produzione di Prosecco, prima di questa geniale “pensata” era praticamente inesistente e dove la presenza di vigneti di Prosecco o Glera, come ora si è deciso di chiamare l’uva, era da cercare con il binocolo.<br />
Come si legge nell’articolo di Cergoly, questa “nuova Doc interregionale Veneto-Friuli Venezia Giulia, figlia di un accordo fra la politica e il territorio del Carso triestino che ha permesso di blindare e tutelare un marchio che altrimenti rischiava di fare la fine del Tocai Friulano.<br />
Fu un attivissimo <strong>Luca Zaia</strong>, allora Ministro per le politiche agricole e forestali, a impegnarsi in prima persona nel progetto di salvaguardia del Prosecco. Per fermare le possibili imitazioni e impedire che altri nel mondo piantassero Prosecco e usassero il nome del vitigno per denominare il vino, si decise di sfruttare come appiglio territoriale quella zona che risulta essere la madre di questo vino, la piccola località di Prosecco”.<br />
L’articolista purtroppo dà voce alla fanfaluca diffusa all’epoca, ovvero che “è da queste zone che il vitigno prese le strade del trevigiano, per iniziare da lì la scalata a un successo inarrestabile”. Se anche le origini del vitigno furono carsiche, ipotesi tutta da dimostrare, di carsico nella storia dello sviluppo e della fortuna del vitigno e del vino non c’è nulla, visto che il Prosecco, come siamo abituati a conoscerlo, è un vino risolutamente e indiscutibilmente targato Veneto e Treviso, da dove è partito per farsi conoscere del mondo.<br />
Come ricorda Cergoly “Nacque da queste basi l&#8217;intuizione del ministro Zaia e dei suoi collaboratori di far diventare il Prosecco patrimonio solo del Nord Est, tutelabile a livello mondiale grazie a quest&#8217;appiglio territoriale che avrebbe permesso a tutti di piantare la Glera, ma riservato ai soli produttori del disciplinare la possibilità di chiamare il vino da loro prodotto con l&#8217;antica e famosa denominazione di Prosecco”.<br />
Per i produttori del Carso la costituzione della nuova Doc portò a qualche sacrificio non trascurabile, primo fra tutti l&#8217;impossibilità di sviluppare il marchio della Glera, che a Trieste veniva già imbottigliata come vino autoctono e per la quale si potevano prevedere sviluppi al pari della Vitovska e del Terrano.<br />
Il ministro Zaia e l&#8217;assessore regionale all&#8217;agricoltura Violino, riconoscendo il ruolo fondamentale del Carso per la buona riuscita dell&#8217;operazione di tutela del marchio Prosecco, s&#8217;impegnarono con un protocollo d&#8217;intesa a rispettare una serie di punti che avevano come obiettivo principale lo sviluppo e il rilancio delle attività del territorio.<br />
La sistemazione del costone carsico; la predisposizione nella località di Prosecco di un centro per la promozione del vino e delle attività del Consorzio del Carso; un piano per il rilancio delle attività e delle produzioni agricole tipiche; la semplificazione delle norme territoriali e dei vincoli urbanistici che limitavano le potenzialità di sviluppo dell&#8217;agricoltura: questi i punti che rappresentavano il succo delle promesse fatte dal Ministero dell&#8217;Agricoltura e dalle istituzioni politiche regionali”.<br />
Tante belle parole, tante belle promesse, ma trascorsi due anni dalla nascita, grazie al Carso, della nuova Doc Prosecco, mentre altrove si leccano le dita per il business che questa furba operazione ha creato, come risponde il Presidente del Consorzio Carso Skerk, “la realtà attuale del Carso è distante anni luce dalla situazione di sviluppo e crescita economica che si è creata in Veneto e in alcune zone del Friuli. I dati sono chiari e inequivocabili. L&#8217;accordo raggiunto ha permesso a veneti e friulani di piantare qualche migliaio d&#8217;ettari di nuove viti, mentre sul Carso non è possibile ricavare nemmeno un nuovo ettaro.<br />
Vincoli e limitazioni che frenano la nostra attività, erano uno dei punti cardine che il Protocollo d&#8217;intesa si era ripromesso di affrontare, ma ad oggi nulla è stato fatto”.<br />
Qualche piccola cosa è stata fatta: “la Regione ha stanziato 800.000 euro per l&#8217;ammodernamento di una strada di accesso ai fondi vitati siti nei pressi del paese di Prosecco. Questo intervento è sicuramente in linea con gli impegni assunti ma non rappresentava una priorità per le reali e immediate esigenze del territorio, poiché questa zona era già accessibile dai mezzi agricoli. Era meglio pensare di realizzarne una nuova. Non è nemmeno sicuro che il progetto venga approvato, ma a questo punto speriamo che i lavori abbiano inizio. Almeno qualcosa di realizzato ci sarebbe, anche se resterebbe comunque la classica goccia nell&#8217;oceano di cose che ci sono da fare.<br />
A mio modesto parere, questi 800.000 euro, sarebbero stati più utili se utilizzati per recuperare e realizzare una decina di nuovi ettari vitati. Questo sì che sarebbe stato un fondamentale passo in avanti per la crescita della nostra terra”.</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/mappa_docProsecco.gif"><img class="alignnone  wp-image-7385" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="mappa_docProsecco" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/mappa_docProsecco.gif" alt="" width="446" height="366" /></a></p>
<p>Skerk annota ancora, con amarezza “Sono passati quasi due anni e nulla è cambiato. Anzi, per assurdo, la situazione si è ulteriormente complicata. Nelle sedi opportune si sarebbero potute trovare, con un po&#8217; di buona volontà, delle soluzioni a costo zero che avrebbero portato notevoli benefici a tutto il territorio. A oggi non è stato fatto quasi nulla.<br />
Noi abbiamo fatto ampiamente la nostra parte. Grazie alla piena disponibilità del Consorzio di Tutela dei vini del Carso e di tutte le altre organizzazioni, è stata possibile la creazione della nuova Doc Prosecco. Anche il ritiro del ricorso presentato al TAR del Lazio seguiva la direzione della massima disponibilità e fiducia nelle promesse fatte dalla politica.<br />
Ma gli impegni sottoscritti dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dal Ministero delle Politiche Agricole sono rimasti, fino ad ora, quasi del tutto inevasi. Più che di pentimento, possiamo parla di grande delusione”.<br />
Si sentono presi in giro nel Carso, usati, e anche se sottolineano che “Non eravamo e non siamo contrari alla Doc Interregionale del Prosecco. Felici che abbia portato sviluppo nel Veneto e in alcune zone del Friuli. Rilancio dell&#8217;economia e nuovi posti di lavoro sono argomenti che vanno sostenuti e tutelati. Ma visto che questo è stato possibile anche grazie al nostro contributo, è giusto che le promesse fatte al momento di stipulare il protocollo d&#8217;intensa vadano rispettate”, e dicono chiaramente che “Non vogliamo godere a fondo perduto dei successi del Prosecco. Vogliamo solo poter lavorare nel nostro territorio, promuovendo i nostri prodotti e la nostra cultura”.<br />
Contemporaneamente ricordando intelligentemente “che è interesse di tutti che ci sia qualche ettaro di vigneto in più nel Carso, e qualche coltivazione, seppur piccola e quasi simbolica di Prosecco. Questo è importante per garantire una tutela incondizionata del marchio da parte della Comunità Europea”.<br />
In definitiva si dicono “decisi a far valere le nostre ragioni. Cercheremo in ogni modo di far sì che gli accordi vengano rispettati, altrimenti potremo arrivare alla decisione estrema di rinunciare a far parte della Doc Prosecco, che potrebbe fermarsi a Monfalcone e non interessare più il territorio carsico. Per noi non cambierebbe nulla, giacché questa operazione non ci ha portato nessun beneficio e nessuna possibilità di sviluppo”.<br />
Per ora sono solo parole e annunci, garbati e fermi, di una non disponibilità a farsi prendere ulteriormente in giro. Ma potrebbero diventare presto, perché i contadini ed i viticoltori avranno le scarpe grosse, ma sono persone che fanno sul serio, un qualcosa di grave.<br />
Come faranno difatti i geniali ideatori dell’operazione a tenere in piedi una Doc Prosecco fondata sulla località carsica come nome della denominazione e origine del vitigno Prosecco alias Glera se, come dice Skerk, il Carso potrebbe “rinunciare a far parte della Doc Prosecco, che potrebbe fermarsi a Monfalcone e non interessare più il territorio carsico”? Vuoi vedere che questa Doc inter-regionale rischia di vedere i suoi presupposti impietosamente crollare e addirittura di andare a monte? E se malauguratamente dovesse accadere una cosa del genere chi sarebbe a pagare?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Commissioni di degustazione vini Doc e Docg: al Gambero rosso scoprono l’acqua calda</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 07:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Che le commissioni di degustazione dei vini a denominazione d’origine così come sono composte, con uno strano criterio che vede in larghissima parte gli artefici dei vini da degustare chiamati, seppure alla cieca, a giudicare il proprio operato, non vadano &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/commissioni-di-degustazione-vini-doc-e-docg-al-gambero-rosso-scoprono-lacqua-calda.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Scoperta_dellacqua_calda.jpg"><img class="alignright  wp-image-7248" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="Scoperta_dell'acqua_calda" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Scoperta_dellacqua_calda.jpg" alt="" width="285" height="284" /></a>Che le commissioni di degustazione dei vini a denominazione d’origine così come sono composte, con uno strano criterio che vede in larghissima parte gli artefici dei vini da degustare chiamati, seppure alla cieca, a giudicare il proprio operato, non vadano bene e che siano anacronistiche è un’evidenza chiara a tutti. E più e più volte, da tante parti, denunciata.<br />
Che vadano radicalmente modificati i criteri di formazione delle commissioni, a grande maggioranza composte da enologi (o winemaker, come li preferisca chiamare) é un qualcosa chiaro anche ai bambini. Non solo agli addetti ai lavori o ai professionisti del mondo del vino italiano.<br />
Per questo motivo c’è da rimanere stupefatti e da archiviare alla voce “lapalisse” oppure scoperta dell’acqua calda e della rotondità della palla, di fronte alla nota, pubblicata sul numero di ieri, martedì 6 marzo, di “<strong>Tre bicchieri</strong>”, quotidiano dei professionisti del vino diffuso via news letter dal Gambero rosso editore ed intitolato “Per favore bocciate i cattivi vini”, scritta da <strong>Eleonora Guerini</strong>, uno dei curatori della Guida Vini d’Italia.<br />
Cosa scrive <a href="http://blog.gamberorosso.it/ladywine/">l’ex Lady wine</a> nel suo corsivo (<a href="http://med.gamberorosso.it/media/2012/03/303068.pdf">che potete leggere qui</a>)? Parte dalla premessa, perfettamente condivisibile, che per impedire il fenomeno, tristissimo, di vini Doc e Docg svenduti a prezzi risibili, perché “l’offerta resta elevata e la domanda è bassa (…) Bisogna diminuire l’offerta”.<br />
Che fare? Ad esempio facendo in modo che vini mediocri, difettosi, (ma come nell’epoca dell’enologia diffusa esistono ancora?) non finiscano in commercio.<br />
La Guerini annota: “un primo passo va fatto, e in questo senso credo dovrebbero lavorare tutti i Consorzi, insieme. Ad esempio, si potrebbe presentare al Mipaaf un progetto in cui si modifichi l’attuale composizione delle commissioni di degustazione.<br />
Ora le commissioni sono composte da tecnici ed enologi che operano nel territorio i cui vini vanno a giudicare. In parole semplici spesso a determinare se un vino è idoneo o meno a ottenere la denominazione è chi il vino contribuisce a produrlo. Il risultato è che molti vini che andrebbero riveduti, se non bocciati, passano l’esame.<br />
E questo non lo dico in maniera teorica. Lo dico perché ogni anno assaggio migliaia di vini e troppo spesso mi trovo di fronte a campioni imbarazzanti, che non fanno di certo bene alla denominazione”.<br />
Complimenti alla Guerini e al Gambero rosso per la scoperta, super lapalissiana, dell’acqua calda. Peccato che la degustatrice di Vini d’Italia queste cose non le abbia dette non tanto ora, ma negli anni scorsi, e che abbia taciuto di fronte allo spettacolo poco edificante di tanti vini mediocri (o peggio) che per la tacita legge secondo la quale “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canis_canem_non_est">canis canem non est</a>”, ovvero “cane non mangia cane”, ha visto tecnici ed enologi che giudicavano i vini prodotti da loro e dai colleghi evitare accuratamente di sconfessare la credibilità del lavoro della categoria, e di bocciare quei vini così che non diventassero Doc e Docg.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/ScopertaAcquacalda.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7250" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="ScopertaAcquacalda" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/ScopertaAcquacalda.jpg" alt="" width="243" height="360" /></a>Peccato che abbia taciuto di fronte allo spettacolo osceno e indecoroso di vini dichiaratamente non conformi ai dettati dei disciplinari di produzione, vini clamorosamente irregolari, creativamente e liberamente interpretati, per non dire spudoratamente “taroccati”, che diventavano pacificamente vini Doc e soprattutto Docg. Anche in denominazioni celeberrime e prestigiose. La Guerini, di fronte a queste cose ha taciuto, perché in quel momento non era politicamente corretto lamentarsi per cose del genere, e non mi risulta che di fronte ad un vino palesemente irregolare, per colore, profumi, caratteristiche organolettiche, rispetto all’identità e alle caratteristiche dei vini di quella denominazione, abbia alzato la mano, fatto dichiarazioni come quella di “Tre bicchieri” di ieri.<br />
Tutti o quasi tacevano, anche se la stranezza di determinati vini era chiara anche ad un non vedente. E magari è persino accaduto che qualche guida, non so se anche quella per cui lavora la Guerini, finisse anche con il premiare, ovviamente solo per una certa discutibile competenza dei degustatori, che non riuscivano a cogliere la stranezza e l’incongruenza di quei vini, campioni (senza valore) che andavano risolutamente bocciati e non mandati in giro per il mondo a fare danni…<br />
Come possono essere credibili dunque determinate candide uscite, certi inviti a bocciare i vini cattivi, pronunciati, un po’ fuori tempo massimo, oggi?</p>
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ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate</strong><strong> </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> </strong><strong>Lemillebolleblog,</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui </a></strong>e di <strong>iscrivervi alla news letter</strong></p>
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		<title>A Valdobbiadene tutto va bene, ma perché per provare a vendere i vini regalano anche le bici?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 14:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Non passa giorno che gli ottimisti in servizio permanente effettivo ci assicurino che tutto va bene nel mondo del vino e che non c’è traccia di crisi. Quando poi il discorso va su alcune zone di produzione, come quella del &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/a-valdobbiadene-tutto-va-bene-ma-perche-per-provare-a-vendere-i-vini-regalano-anche-le-bici.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Vini-bici-offerta.jpg"><img class="alignright  wp-image-7200" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Vini-bici-offerta" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Vini-bici-offerta.jpg" alt="" width="223" height="450" /></a>Non passa giorno che gli ottimisti in servizio permanente effettivo ci assicurino che tutto va bene nel mondo del vino e che non c’è traccia di crisi.<br />
Quando poi il discorso va su alcune zone di produzione, come quella del <strong>Prosecco</strong> nel mitico Nord-Est, è prassi obbligata, se non si vuole passare per disfattisti, per traditori e nemici della patria, intonare la fanfara del successo assoluto, della “battaglia vinta contro la Champagne”, dello sviluppo inarrestabile.<br />
Ma allora, se tutto va bene, anzi benone, se i vini si vendono, attenzione ho detto vendono e non svendono, senza alcun problema se la gente si strappa di mano il Prosecco (Doc e Docg) che ogni anno che passa viene prodotto in quantitativo sempre maggiori, da superfici vitate sempre più sconfinate, come si spiega, solo con un concetto di marketing un po’ ruspante, un po’ da televendita da televisione commerciale, e con un gusto non propriamente raffinatissimo, la scelta di un’azienda vinicola di Valdobbiadene, cuore dell’Altamarca prosecchista, come <strong><a href="http://www.cantinedellacorte.com/2ac/azienda.php">Cantine della Corte</a></strong> che “nasce in una delle zone più prestigiose e ricche di storia enologica d’Italia: le colline tra <strong>Conegliano</strong> e <strong>Valdobbiadene</strong>”, di proporsi con questa <a href="http://www.mrsend.it/a/59/305/2759/349586/" target="_blank"><strong>Offerta di Benvenuto</strong></a> ?<br />
D’accordo, bisogna essere creativi nel vendere in tempi di (presunta) crisi, ma offrire 18 bottiglie + una bicicletta pieghevole a 129 euro (le 18 bottiglie sono 6 Riesling – Pinot grigio, 6 Cabernet Doc, 6 Raboso Doc) e proporre in aggiunta “con 29,50 euro in più 6 bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Docg”, ovviamente più 19,20 euro di spedizione, ma proporre “una selezione dei nostri vini più prestigiosi premiando il tuo primo ordine con un <strong>FANTASTICO EXTRA </strong>compreso nell&#8217;offerta: <a href="http://www.mrsend.it/a/59/305/2761/349586/" target="_blank"><strong>la NUOVA BICI PIEGHEVOLE BIANCA Car Bike</strong></a>”, non è un modo non solo un po’ ruspante e naif di proporsi commercialmente, anche se assicurando che “ogni vino ha un suo carattere ben delineato, frutto della passione per la vigna dei nostri contadini e delle pratiche enologiche rispettose della peculiarità di ogni vitigno”, ma un modo di dire, ma senza farsi sentire troppo, che le cose non vanno poi così benissimo, se per vendere o provare a vendere si deve ricorrere anche al regalo-bonus di una bicicletta? Intendiamoci, ho solo espresso un sommesso interrogativo, e se non siete d’accordo ora datemi pure del disfattista enoico…</p>
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