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	<title>Blog di Vino al Vino &#187; Libiam nei lieti calici</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Grappa Aspromonte: pura autenticità. Antiche tradizioni calabresi da difendere</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

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		<description><![CDATA[La nostra inviata speciale in UK, Giuseppina “Giusy” Andreacchio, non dimentica mai, anche vivendo in una delle più cosmopolite metropoli mondiali, London, le proprie radici calabresi e la provenienza dalla zona di Reggio Calabria. Appena può parlare dei prodotti della &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/grappa-aspromonte-pura-autenticita-antiche-tradizioni-calabresi-da-difendere.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/GrappaAspromonte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7388" title="GrappaAspromonte" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/GrappaAspromonte.jpg" alt="" width="362" height="500" /></a></p>
<p>La nostra inviata speciale in UK, <strong>Giuseppina “Giusy” Andreacchio</strong>, non dimentica mai, anche vivendo in una delle più cosmopolite metropoli mondiali, <strong>London</strong>, le proprie radici calabresi e la provenienza dalla zona di <strong>Reggio Calabria</strong>.<br />
Appena può parlare dei prodotti della propria terra e fare in modo di farli conoscere e apprezzare agli appassionati di <em>wine, spirit &amp; food</em> britannici, lo fa con trasparente amore e con una passione veramente contagiosa.<br />
E’ il caso, come si legge in questo articolo, delle grappe, alla liquirizia, alla ruta e inevitabilmente, al bergamotto e al peperoncino, prodotte con antica ricetta e fortissimo legame alla tradizione da una piccola distilleria condotta da un anziano signore senza eredi. Il cui futuro, se ci sarà, dipende non da qualche giovane calabrese, bensì… Beh, lo scoprirete leggendo… Buona lettura!<br />
“Prima di lasciare il mondo dei distillati e tornare al vino, sento l’obbligo morale di descrivere una visita presso una distilleria dell’area del Reggino da dove provengo. Sebbene ciò avvenne nel periodo natalizio, le sensazioni e le immagini sono ancora nitide e vivide nella mia mente tanto e’ stato il divertimento e soprattutto perché ad accompagnarmi in quella visita é stato il mio papà.<br />
Per capire il processo della distillazione, volevo visitare la più recente distilleria calabrese, quella dei fratelli Caffo a Limbadi (VV), fautori di uno dei miei piu’ preferiti liquori alle erbe calabresi (segretissima la ricetta!) dal nome Vecchio Amaro del Capo, che di amaro però ha solo il nome. Essendo essa chiusa per ferie, iniziai a fare un giro di telefonate delle aziende numerose che producono liquori per verificare se conoscessero nella mia zona una distilleria e alla terza telefonata, una gentile signora mi indicò una piccola distilleria di Grappa a Seminara, piccolissimo centro vicino a Palmi.<br />
Quindi io e mio padre ci avventurammo alla ricerca della distilleria nel piccolissimo borgo e ad aspettarci trovammo il signor Antonino La Scala, un anziano signore, molto simpatico ed aperto, esperto di distillazione della grappa e appartenente ad una famiglia che da quattro generazioni si diletta nel fare di questa passione il proprio lavoro.<br />
L’ufficio, piccolo e colmo di bottiglie di varia dimensione, colore e diverse etichette, alcune con l’immagine della Calabria in rilievo, sapeva di forte odore di alcol e su un tavolo, per libera degustazione, le varie grappe distillate da questo signore che, anche se ormai da solo, continua imperterrito a fare della distillazione la sua piena attività.<br />
Le varie grappe mi sono state servite da una coppia di giovani polacchi, istruiti e che di distillazione hanno una buona infarinatura per tradizione, e ho iniziato a parlare con loro della difficoltà di trovare lavoro nel loro Paese e dello sfruttamento al quale sono sottoposti in Calabria dove il loro impiego consiste nel raccogliere le olive e le arance ma la retribuzione é a dir poco ridicola.<br />
Mi parlano in un buon italiano e il signor La Scala mi ha riferito che, che nessun giovane calabrese é interessato ad un impiego presso la sua azienda, sebbene egli fosse disposto ad insegnare il suo mestiere a qualche giovane del luogo, pertanto sono loro a dargli una mano nei periodi di attività.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/CaldaiaGrappaAspromonte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7389" title="CaldaiaGrappaAspromonte" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/CaldaiaGrappaAspromonte.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a><br />
Sono partita dalla grappa base, chiamata appunto ‘Aspromonte’ e da quelle in cui varie piante sono macerate per circa 24 ore alla grappa base, dando origine alle varietà: grappa alla liquirizia, grappa al bergamotto, grappa alla ruta e grappa al peperoncino.<br />
Dopo un breve accenno alle grappe, io e mio padre siamo stati accompagnati nel garage adiacente all’ufficio dove avviene la produzione. Il metodo di produzione questa volta é alambicco a distillazione continua che é un processo continuativo dove le vinacce vengono caricate solo una volta e si basa sul principio dello scambio di temperatura.<br />
Le vinacce vengono immesse nell’alambicco, dentro una serpentina nella colonna chiamata rettificatrice, qui incontrano il vapore che sale dal basso e il liquido ancora freddo, attraverso una pompa, viene letteralmente spruzzato nella colonna detta analizzatrice dove incontra il vapore che sale dal basso.<br />
Questa volta pero’ non ne rimane immune: infatti il liquido viene purificato dal metanolo e dalle altre sostanze nocive e solo la parte buona e gli esteri vengono indirizzati di nuovo nel rettificatore dove i vapori salgono nei vari livelli e sarà il distillatore a decidere a quale piatto far condensare il vapore (cuore) che diventa cosi’ il distillato.<br />
Più alta la colonna, più neutro sarà il prodotto, perché meno numerosi sono gli esteri. L’alambicco continuo é facile da utilizzare e richiede meno presenza da parte del produttore, rispetto all’alambicco discontinuo descritto in precedenza. La grappa non vede legno ma viene lasciata in vasche d’acciaio per un certo periodo, prima di andare in bottiglia.<br />
Il signor La Scala col suo fare dinamico e coinvolgente è riuscito a farmi capire bene il processo e poi è passato a mostrarmi un vecchissimo alambicco e un misuratore di alcol che suo padre acquistò a Conegliano, nel passato. Oggetti di valore a dir poco inestimabile!<br />
Mi ha poi raccontato con orgoglio di quando era piccolo e suo nonno lo portava nella distilleria: era un gioco per lui ma quella passione si tramutò presto nel suo lavoro facendolo passare da generazione in generazione e oggi il signor Antonino vorrebbe fare in modo che questa attività familiare non morisse.<br />
La signora polacca a questo punto mi ha versato la grappa e le note floreali, profumatissime sono arrivate forti al mio naso. Sarà perché il Greco di Bianco é il principale protagonista? Sicuramente, ed io di questo quasi raro vitigno sono una fan accanita, sebbene almeno otto varietà locali sono utilizzate per produrre questa grappa.<br />
Al naso, dunque, forti sentori di fiori d’arancio, arancia, uva, ciliegie, mandorle, frutta matura, note vegetali, terra, spezie. Al palato si spiegano e si aprono le note di fiori e frutta, insieme a una dose di fumo, tannini leggeri, erbe secche, fieno bagnato, spezie dolci, pepe nero, legno fresco e la rotondità si fa sentire in bocca unitamente alla sua oleosità.<br />
L’alcol ben integrato e il finale persistente completano la complessità dei componenti che declinano verso un finale avvolgente, con effetto di legno e fumo rendendo questa grappa un distillato rotondo, pieno, complesso e lontano dalla solita unidimensionalità delle grappe in commercio.<br />
Al primo sorso mio padre, che la grappa la apprezza, fa un cenno di piacere e questo contribuisce a darmi ragione sulla squisitezza del prodotto. La grappa alla ruta e’ stata una sorpresa in quanto abbina alle caratteristiche sopra elencate, gli elementi erbacei che ne fanno un perfetto digestivo. Ruta Graveolens L. viene usata come un pregiato digestivo e il signor La Scala la fa crescere amorevolmente nel suo giardino dove essa nasce spontaneamente&#8230;<br />
A seguire la grappa al bergamotto che considero il nostro orgoglio ‘calabrese’. Il bergamotto, agrume dalla forma sferica e dal colore verde brillante, cresciuto nel bacino del mediterraneo soltanto, é usato in profumeria e nell’industria alimentare e dolciaria e la Calabria detiene il 90% della produzione mondiale.<br />
E’ stato da poco innalzato alle glorie della DOP e il suo aroma mi ha accompagnato da sempre, da quando mio nonno era solito regalarmi i profumini venduti da un’azienda di prodotti al bergamotto posizionata sulla collina di San Giorgio Morgeto (RC) e il pregiato liquore era, a casa mia, offerto solo agli ospiti più stimati.<br />
E infine la grappa alla liquirizia, con gusto pieno ed armonioso, prodotto dalle radici che germogliano naturalmente sulle coste calabresi del versante Jonico, anch’essa depositaria di poteri digestivi. Non poteva mancare la grappa al peperoncino che io per quanto sia calabrese e adori il gusto del piccante, non sono riuscita a mandare giù. Questa e’ roba da uomini audaci e compie bene il suo compito dopo un lauto pasto calabrese! La visita e’ durata un bel paio d’ore, tanto interessanti trovavo le storie raccontate dal signor La Scala e la sua profonda conoscenza del territorio e dei produttori calabresi dai quali acquista le vinacce.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/AntoninoLaScala.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7390" title="AntoninoLaScala" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/AntoninoLaScala.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><br />
La sua grinta e determinazione e’ venuta fuori quando mi ha raccontato che nel 2008 una rivista, Food Industria, a pagina 50 del numero 9/2008 pubblicò un articolo sulla prima grappa prodotta in Calabria da ‘vinacce di uva Gaglioppo, Greco, Mantonico e Malvasia’ attribuendone la potestà a 2 aziende calabresi ben note, ma arrivò tempestivamente la contestazione da parte del signor La Scala e la rivista si vide costretta a rettificare, riportando che ‘il signor La Scala precisa, invece, che la prima grappa con queste caratteristiche, prodotta in Calabria, e’ stata distillata nella sua azienda, che da circa un secolo opera nel settore’ e a scusarsi pubblicamente coi suoi lettori.<br />
Quanta grinta, orgoglio, determinazione, passione alimenta l’animo di questo anziano signore&#8230; Una sola cosa mi rattrista e mi fa riflettere molto: perché nessun giovane calabrese si rimbocca le maniche e fa in modo che queste tradizioni non vengano perse e possano essere invece fonte di guadagno in Italia e all’estero?<br />
La grappa del signor La Scala é stata personalmente da me fatta passare al vaglio di conoscitori, persone esperte e chef calabresi di un certo livello  a Londra, e da quella grappa, pura ed autentica, sono rimasti estremamente affascinati&#8230;<br />
Spero ci siano ancora tante altre bottiglie di questo delizioso e prezioso elisir, prodotte da un uomo gioviale e di saggia esperienza, come Antonino La Scala”.<br />
<strong>Giuseppina Andreacchio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per Informazioni:<br />
<strong>Distilleria La Scala Antonino</strong><br />
C/so Barlaam,5<br />
Seminara  (RC)<br />
tel.0966-317264</p>
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		<title>Rias Baixas Albariño Tricò 2007: dalla Galizia un bianco da sogno</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 07:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

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		<description><![CDATA[Devo aggiungere un altro Albariño, ovviamente della denominazione Rias Baixas, la principale delle D.O. in bianco galiziane, nella Spagna del Nord, al Gotha dei miei Albariño prediletti: Fefiñanes, Do Ferreiro, Pazo de Señorans, Fillaboa, Pazo de Barrantes, Terras Gaudas, Nora, &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/rias-baixas-albarino-trico-2007-dalla-galizia-un-bianco-da-sogno.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/LabelTricò.jpg"><img class="alignright  wp-image-7340" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="LabelTricò" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/LabelTricò.jpg" alt="" width="260" height="348" /></a>Devo aggiungere un altro Albariño, ovviamente della denominazione <a href="http://doriasbaixas.com/">Rias Baixas</a>, la principale delle D.O. in bianco galiziane, nella Spagna del Nord, al Gotha dei miei Albariño prediletti: <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/02/rias-baixas-albarino-de-fefinanes-2006-bodegas-del-palacio-de-fefinanes.html">Fefiñanes</a>, <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2006/07/laltra_spagna_del_vino_due_gra.html">Do Ferreiro</a>, Pazo de Señorans, Fillaboa, Pazo de Barrantes, <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2008/03/rias-baixas-o-rosal-2004-terras-gauda.html">Terras Gaudas</a>, Nora, <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2010/09/rias-baixas-pazo-pineiro-de-lusco-2006-o-della-grandezza-dellalbarino.html">Lusco Pazo de Pineiro</a>.<br />
Tutti vini che ho avuto modo di conoscere e apprezzare in questi anni grazie al mio grande amico e collega madrileno Juancho Asenjo.<br />
E’ un <strong>Rias Baixas Albariño</strong> di recente storia, che mi ha letteralmente folgorato al primo assaggio, una bottiglia di annata 2007 che aveva goduto di un periodo di riposo e affinamento ulteriore di due anni nella mia cantina. Il nome è <strong>Rias Baixas Albariño Tricò</strong>, prodotto dalla <strong>Compañía de Vinos Tricó</strong> di Vigo (Pontevedra) e si tratta dell’ennesima dimostrazione delle capacità straordinarie di un personaggio, <strong>José Antonio López</strong>, che ha fatto molto per portare a livelli qualitativi importanti i vini di questa denominazione spagnola, e ha precedentemente operato in altre bodegas come <a href="http://www.bodegaslaval.com/">La Val</a>, Adega da Serra, <a href="http://www.adegasvalminor.com/">Adegas Valminor</a>, e ha al suo attivo grandi successi come la Bodega <a href="http://www.morgadio.com/">Morgadio</a> di cui fu fondatore e manager e poi dal 1996 la <a href="http://www.lusco.es/web/esp/index.php">Adega Pazos de Lusco</a>.<br />
In ognuna di queste aziende López riuscì sempre a realizzare vini di livello tale da contribuire come pochi altri a far acquisire notorietà e prestigio alla DO Rias Baixas e a far entrare l’Albariño nel novero non solo dei grandi e identitari vitigni bianchi spagnoli, ma dei più importanti d’Europa. Responsabile della rinascita dell’Albariño come vino di qualità. Testimoniando la straordinaria capacità di questo vitigno bianco di dare vita a vini con grande potenziale d’invecchiamento e uno spiccato carattere minerale simile a quelli del Riesling o dello Chenin.<br />
<strong><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/RetroTricò.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7339" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="RetroTricò" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/RetroTricò.jpg" alt="" width="242" height="324" /></a>Tricó</strong>, un termine che in spagnolo designa l’ultimo figlio, quello inatteso o insperato, nato a parecchi anni di distanza dai fratelli maggiori, e che dalla loro esperienza e da quella dei genitori apprende come relazionarsi nella vita e come trovare la propria strada e personalità, pur restando simile solo a se stesso, è la penultima avventura di José Antonio López (ma irrequieto com’è non si è fermato e l’ultimo progetto è Tabla de Sumar).<br />
Si tratta di un Albariño 100%, ottenuto da una selezione di cinque ettari di vigna individuati in un’area particolarmente vocata, quella di Salvaterra do Miño, vinificato e affinato esclusivamente in acciaio con un lungo contatto, oltre un anno, <em>sur lie</em>, con il preciso intento di preservare il carattere floreale e fruttato della varietà, e la sua innata incredibile mineralità, ma acquisendo maggiore struttura, grassezza e ampiezza in bocca, e ancora più ampia intensità.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/BOTELLA_TRICO_trans_small__23435__15819_zoom.png"><img class="alignright  wp-image-7341" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="BOTELLA_TRICO_trans_small__23435__15819_zoom" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/BOTELLA_TRICO_trans_small__23435__15819_zoom.png" alt="" width="99" height="450" /></a>E già con la sua annata d’esordio, secondo gli osservatori e le principali guide spagnole questo Tricó, si è confermato all’altezza dei migliori “<em>albariños de calidad</em>”. Un bianco importante, che ha mantenuto le proverbiali caratteristiche di freschezza, acidità e nerbo sapido e petroso dei migliori Rias Baixas.<br />
Colore paglierino oro brillante con riflessi verdognoli, e di magnifica limpidezza nel bicchiere, si propone con un naso spigliato, incisivo, di grande esuberanza espressiva, con un fruttato intenso e variegato che va dalla mela verde alla pesca noce all’albicocca alla pesca gialla, ad accenni tropicali, e poi soprattutto agrumi, a comporre un insieme molto intenso e giustamente maturo, ma sempre innervato da una precisa, nitida, scattante vena nervosa e salina, che mostra una fragranza e una delicatezza da fiori bianchi.<br />
In bocca un attacco largo e pieno, succoso, di bella espansione e ricchezza, che ha peso e sostanza e si allarga intensamente sul palato, dopo un attacco molto incisivo, e poi tutta la soavità e l’incredibile vitalità e freschezza, dovuta anche ad un’acidità indomita ma non aggressiva, ad un nerbo preciso, ad una mineralità petrosa, scattante eppure soave, dei migliori Albariño, con una persistenza, una piacevolezza, un fascino, un equilibrio perfetto e mirabile (la gradazione abbastanza elevata, di 13 gradi e mezzo, non si avverte minimamente) degno dei grandi vini.<br />
E considerando il prezzo, tra i 13 e 15 euro, non si può non parlare, visti i livelli qualitativi altissimi cui si trova, di un rapporto prezzo-qualità fantastico.</p>
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		<title>Sipsmith e il ‘rinascimento’ del London Dry Gin</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 08:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra inviata in UK Giuseppina Andreacchio oggi non ci parla di vino, ma ci guida in un universo affascinante e misterioso come quello dei distillati, e precisamente del Gin, o meglio del London Dry Gin. Ecco quindi la sua &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/sipsmith-e-il-rinascimento-del-london-dry-gin.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/DistilleriaGin.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7241" title="DistilleriaGin" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/DistilleriaGin.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La nostra inviata in UK <strong>Giuseppina Andreacchio</strong> oggi non ci parla di vino, ma ci guida in un universo affascinante e misterioso come quello dei distillati, e precisamente del Gin, o meglio del London Dry Gin. Ecco quindi la sua cronaca dettagliata della visita alla distilleria Sipsmith premiata nel 2010 come ‘Best Newcomer’ dall’Observer Food Monthly.<br />
Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify;">E’ difficile tradurre in una sola parola il nome dell’azienda inglese <strong>Sipsmith</strong> che ho avuto il piacere di visitare qualche giorno fa. Smith é il suffisso che si aggiunge ai sostantivi per indicare la professionalità in un dato settore. E se Sip vuol dire ‘sorseggio’, ‘sorso’, allora il messaggio diventa chiarissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Intercorre una sostanziale differenza tra il Gin e il <strong>London Dry Gin</strong> in quanto mentre il Gin può essere fatto utilizzando qualsiasi metodo, ossia la ridistillazione o l’aggiunta dei botanici all’alcol neutro di base (che deve essere di natura agricola e al 96%), chiamato in inglese ‘cold compounding’, il London Dry Gin ha invece delle regole ben precise da rispettare.<br />
Innanzitutto DEVE essere ridistillato in presenza dei botanici e nessun altro elemento può essere aggiunto alla fine del processo di ridistillazione in alambicco continuo o discontinuo, se non acqua e una piccola quantità di zucchero.<br />
Può essere fatto in qualsiasi parte del mondo ed essere chiamato London Dry Gin, un po’ bizzarra come idea… Il principale botanico deve essere il ginepro, seguito da coriandolo, radice di angelica, radice di giaggiolo, scorze essiccate di limone ed altri aromi, che sono utilizzati in quantità variabile, a seconda della ricetta seguita dalla singola azienda.</p>
<p style="text-align: justify;">La bevanda dall’aroma inconfondibile ha una lunghissima storia in Gran Bretagna. Facciamo brevemente un salto nel tempo: il precursore del gin sembra fosse stato un tonico fatto dal ginepro e proveniente dall’Italia. Nel XIV secolo, la bacca del ginepro veniva usata per curare malattie dello stomaco ed era considerata un rimedio efficace contro la Black Death (peste). Nel 1572 nelle Fiandre nacque la prima distilleria ad opera di Franciscus Sylvius di Leiden.<br />
L’ascesa al trono di Guglielmo d’Orange nel 1689 in Inghilterra sancì la bevanda al gin come la specialità inglese, da sostituire al brandy prodotto in Francia, e con la quale l’Inghilterra era in pieno conflitto. Il gin divenne quindi famoso in tutta la Gran Bretagna che, fino ad allora, era fondamentalmente (e sorprendentemente) un paese di astemi, così che nel 1720 Londra, allora città di 600,000 anime, arrivò a distillare 12 milioni di litri di gin! Questo vuol dire che ogni settimana, ciascun uomo, donna e bambino arrivava a consumare più di mezzo litro di gin.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gin divenne la bevanda del proletariato, definita <em>‘mother’s ruin</em>’ perché’ causa di ubriacature continue, disordini, rivolte e si cercò di imporre misure di controllo sul consumo del superalcolico. Questo periodo e’ passato alla storia come Gin Craze, periodo di forte diffusione della bevanda tra il popolo per il suo basso prezzo. Quel gin era comunque dolce e fu solo alla fine del XIX secolo che una versione secca cominciò ad apparire e conquistare i consumatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gin passò da bevanda del popolo a bevanda del ceto medio e la ridistillazione fatta in alambicco discontinuo, introdusse uno stile più leggero, più puro, che si rivelò più adatto ad essere miscelato nei cocktails, di moda intorno agli anni ‘50. Tra il 1970 e il 1980, soffrì per mano della Vodka che divenne molto popolare ma oggi, il Gin e’ tornato di moda. A distanza di due secoli, il London Dry Gin sta tornando in auge e sebbene si parli di profonda recessione, c’è chi nel passato ci crede ancora ed e’ pronto ad investire su nuovi progetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlo di Sipsmith, un’azienda nata nel 2009 a Londra, quando due giovani ed intraprendenti inglesi, Sam Galsworthy e Fairfax Hall misero su, assemblandolo loro stessi, il primo alambicco discontinuo di rame, dopo ben 189 anni dalla sua assenza sulla scena londinese, al quale diedero il nome di Prudence (capacità di 300 litri) che cominciò a produrre il loro gin, prodotto di nicchia, in piccole quantità di 120-160 bottiglie per ogni singola distillazione.<br />
Il gin e’ disponibile in UK e da poco in: Francia, Germania, Cina, Australia, USA, Spagna mentre in Italia sperano presto di trovare un partner-distributore. E’ prodotto da una miscela di orzo inglese, con tre tagli effettuati (Testa, Cuore e Coda) e infine diluita con acqua di Lydwell (una delle sorgenti del Tamigi) prima di andare in bottiglia. La distilleria vinse nel 2010 il premio come ‘Best Newcomer’ indetto dall’Observer Food Monthly.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia visita alla distilleria è iniziata con l’incontro con Fairfax, un bel giovane inglese, molto raffinato nei modi e di una gentilezza senza precedenti, il quale mi introduce nella stanza di distillazione ammonendomi di non toccare il rame in quanto bollente, in piena attività.<br />
Dopo avermi spiegato e fatto vedere, con pazienza perché capissi bene il processo, il procedimento della distillazione della vodka su base di orzo, passa a spiegarmi quella del gin, anch’esso su base di orzo, sebbene l’azienda sperimenti anche con altri ingredienti base, tra cui le patate per la vodka e il mais per il gin.</p>
<p style="text-align: justify;">E per farmi ben capire la produzione non ha esitato a porre alla mia attenzione i botanici utilizzati, chiusi in barattoli di vetro: le bacche di ginepro che contiene solo al suo interno il profumo inconfondibile di anice e lavanda, provenienti dalla Macedonia; i semi di coriandolo dalla Bulgaria; la radice di angelica dalla Francia; la radice di liquirizia dalla Spagna; la radice di giaggiolo (Iris) dall’Italia; le mandorle e le scorze di limone dalla Spagna; le stecche di cannella dal Madagascar; la corteccia di cassia dalla Cina e infine le scorze di arance di Siviglia.<br />
Sono rimasta affascinata dall’ordine della stanza di distillazione e avvolta dal calore dell’ambiente, contro il freddo gelido all’esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Faifax mi ha spiegato che anche la scelta del locale non e’ casuale: in quello stesso luogo sorgeva nel passato la dimora di un esperto di whisky. Sia Fairfax che Sam, provengono dal mondo del business dei superalcolici e, aiutati da Jared Brown, Master Distiller, decidono di iniziare la produzione del gin secondo i dettami del passato: uso di alambicco di rame discontinuo che vuol dire produzione di un gin dal forte aroma, con corpo pieno e profumi intensi, piccola produzione per poter puntare sulla qualità, tipicità e originalità del prodotto e infine botanici provenienti da luoghi unici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Sipsmithbottiglie.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7243" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="Sipsmithbottiglie" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Sipsmithbottiglie.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><br />
Mi sono apprestata così ad assaggiare il loro London Dry Gin (41.6% abv) e sono rimasta inebriata dall’odore forte di ginepro e coriandolo (i veri protagonisti, in tutto 10 botanici sono utilizzati!) accompagnati da sottili aromi di cannella, scorze di arancia e limone, liquirizia, ben integrati, armoniosi e rinfrescanti.<br />
Il palato si apre con una trama di sapori pronunciati: lavanda, anice che regalano un po’ di dolcezza per passare subito al limone, alla marmellata di arance, in un gioco di ‘sweet and dry’ che rapisce e provoca piacere, per lasciare poi in bocca una sensazione di oleosità e spezie che accompagna lentamente ad un finale lungo, speziato e secco.<br />
Niente a che vedere coi vari gin commerciali che ci sono in giro (Gordon’s per dirne uno) dove invece se il ginepro si fa intravedere, anzi per usare un eufemismo ‘intra-sentire’, al palato, esso scompare quasi totalmente, lasciandolo secco ma corto e con note di limone, arance solo appena accennate. Questi Gin ‘commerciali’ usano spesso la diluizione con altro alcol base, dopo la ridistillazione e prima della riduzione, per maggiore resa, ecco perché’ risultano blandi.Il Gin di Sipsmith sa di gin dall’inizio alla fine e non solo utile come base di cocktails, buonissimo da ‘sippare’ dicendolo con un anglicismo….</p>
<p>Prima del gin, Fairfax mi ha fatto cortesemente anche assaggiare la loro Vodka (40% abv), prodotta sempre tramite distillazione in alambicco discontinuo e quindi ovviamente soggetta a più distillazioni (utilizzando questo metodo che presuppone molta maestria ed esperienza), mi risulta molto profumata al naso, vellutata al palato e diversa da quelle finora assaggiate.<br />
Una Vodka dai profumi di orzo tostato, speziata in modo bilanciato, alcol ben integrato, non totalmente neutra ma pura al tempo stesso, con carattere, e che mi ricordava molto, mentre la sorseggiavo, il sapore della pasta della pastiera di Pasqua, tanto prominente era il grano sul palato. Il prezzo dei vari prodotti si aggira intorno alle 25 sterline.</p>
<p style="text-align: justify;">Per finire Fairfax mi ha proposto la loro Vodka alle prugne selvatiche (29% abv), raccolte in Inghilterra che e’ poi un liquore, fatto con macerazione dei frutti nella vodka, molto dolce all’inizio e a metà palate, ma aspro sul finire con note di marzapane e mandorle (i noccioli per scelta dell’azienda, vengono schiacciati e macerati).<br />
Ottimo come ingrediente per un cocktail con Fino Sherry, Vodka ed Amaretto. Dell’ultimo nato, Summer Cup, un gin ai frutti estivi da usare come base per i long drinks, che sarà lanciato presto (il prossimo Giugno) per poterlo assaggiare dovrò invece aspettare che sia immesso sul mercato, avendone visto solo l’anteprima…<br />
Finito il tour, Fairfax mi ha salutato con un bel sorriso, indicandomi il miglior percorso da seguire per uscire dal reticolato di stradine e vicoli ciechi che ci sono intorno, trovandosi la distilleria nel bel mezzo della città: tra Hammersmith e Ravenscourt Park. Giuseppina Andreacchio</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni andare sul sito Internet <a href="http://www.sipsmith.com/">http://www.sipsmith.com/</a></p>
<p><strong>The Distillery</strong><br />
27 Nysmith Street,<br />
London W6 0HA<br />
Tel 0044 20 8741 2034<br />
Per effettuare il tour e la degustazione,<br />
inviare un’email a: <a href="mailto:distillers@sipsmith.com">distillers@sipsmith.com</a></p>
<p>___________________________________________________________</p>
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		<title>Rias Baixas Albariño de Fefiñanes 2006 Bodegas del Palacio de Fefiñanes</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo confesso, in qualche modo mi sentivo in debito, dopo non aver avuto un responso positivo, leggete qui, da un bianco 2007 degustato dopo alcuni anni, proposto in una bottiglia chiusa con il tappo a vite, di poter riuscire a &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/02/rias-baixas-albarino-de-fefinanes-2006-bodegas-del-palacio-de-fefinanes.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/01/AlbarinoFefinanesbott.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6936" title="AlbarinoFefinanesbott" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/01/AlbarinoFefinanesbott.jpg" alt="" width="156" height="600" /></a>Lo confesso, in qualche modo mi sentivo in debito, dopo non aver avuto un responso positivo, <a href="http://vinoalvino.org/blog/2012/01/collio-bianco-2007-rosenplatz-livio-felluga-tappo-a-vite-ma-perche.html">leggete qui</a>, da un bianco 2007 degustato dopo alcuni anni, proposto in una bottiglia chiusa con il tappo a vite, di poter riuscire a proporre all’attenzione dei lettori di questo blog un bianco che si trovasse in splendide condizioni anche ad alcuni anni dalla vendemmia.<br />
Per farlo sono andato doppiamente a colpo sicuro. Ho scartato accuratamente bianchi che avessero fatto fermentazione o affinamento in legno piccolo e sceso in cantina sono andato su una tipologia di bianchi che non mi ha mai deluso anche dopo aver stappato le bottiglie dopo 3-4-5 anni. Scelta della tipologia di vino e dell’azienda, pardon della <em>Bodega</em>, ancora più mirata, perché mi era dispiaciuto, anche se il vino era tutt’altro che cattivo, <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/07/rias-baixas-albarino-de-fefinanes-1583-2005-un-grande-vino-rovinato-dal-legno.html">aver giudicato qualche tempo fa</a> non con i consueti toni entusiastici un vino prodotto da una delle aziende simbolo e leader della più mediatica tra le denominazione spagnole riservate ai vini bianchi, la galiziana <a href="http://doriasbaixas.com/public/manager.php?p=Home">Rias Baixas</a>. Questa volta sono persuaso che Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga, proprietario delle celeberrime <a href="http://www.fefinanes.com/">Bodegas del Palacio de Feniñanes</a> di Cambados Pontevedra proprietario di questa azienda simbolo della denominazione fondata nel 1904 il cui primo Albariño risale al 1928, sarà ben contento di quello che scriverò.<br />
Avendo scelto non uno dei vini più ambiziosi della <a href="http://www.fefinanes.com/en/vinos.swf">selezione aziendale</a> tipo la la selezione <em>III Año</em><em> </em>prolungato affinamento sur lie <em>(dell’</em><strong>Albariño de Fefinanes 1583</strong>, <em>Blanco fermentado en barrica</em> avevo già scritto<em>), </em>bensì il classico <em>Blanco joven</em> prodotto ogni anno in 100-120 mila esemplari.<br />
Prima di parlarvi del vino e della “scommessa” ampiamente vinta e delle emozioni che mi ha dato un bianco, <a href="http://www.fefinanes.com/fichafefinanes.pdf">affinato esclusivamente in acciaio</a>, di cinque anni, voglio spendere qualche parola sulla <strong>D.O. Rias Baixas</strong>, sul cui ricco e aggiornato sito Internet del Consejo Regulador vengono ricordate le eccellenti performances ed il fatto che “<em>los vinos de Rías Baixas son los blancos españoles que más se venden es el mercado estadounidense, con un incremento del 24%</em>”, siano cioè i vini che si vendono di più sul difficile mercato degli Stati Uniti, dove nel 2011 hanno avuto un incremento del 24 per cento.<br />
Dirò di più, questi bianchi sapidi, minerali, piacevolissimi, prodotti in una regione che conto prima o poi di visitare, confermano la loro vocazione all’export, con un incremento delle importazioni pari al 33,64% durante la campagna 2010-2011 (che va dal settembre 2010 al 31 agosto 2011), e un incremento del 16% rispetto al 2010.<br />
Io adoro questo <strong>Rias Baixas Albariño de Fefiñanes </strong>delle<strong> Bodegas</strong> del <strong>Palacio de Fefiñanes</strong> proposto in una classica, elegante bottiglia renana lunga-alsaziana.</p>
<p style="text-align: justify;">E mi piace come Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga presenta, con parole semplici ed incisive, la vocazione dei vini della bodega, affermando che “<em>nuestros vinos hablan con nitidez de su paisaje, de su tierra, tienen la plenitud de una variedad singular, la uva albariña</em>”, ovvero che i nostri vini parlano nitidamente del loro paesaggio e della loro terra, e conservano le pienezza della varietà Albariño.<br />
In questa versione senza interferenze dovute all’uso e alla presenza del legno a “cantare” sono esclusivamente quest’uva semi aromatica, ricca di acidità, piena di freschezza, e la terra, ed il ricordo del vicino Oceano che conferisce a questi bianchi una strepitosa salinità ed una vibrazione tutta particolare. Spettacolare il colore del vino, un oro squillante luminoso pieno di riflessi, e subito al primo contatto olfattivo, nonostante i cinque anni di riposo trascorsi in bottiglia, il vino si propone e si racconta complesso, fragrante, pieno di allegria e di vitalità, con i classici profumi di fiori bianchi della varietà, gelsomino e poi fiori d’arancia, di pesca noce, mandorla, un accenno di fiori bianchi e fieno secco, una leggerissima nota di miele e di anice, e poi è un trionfo di pietra e sale, di sfumature salmastre e minerali che danno al vino slancio, freschezza, un carattere spiccato del tutto personale.<br />
<a href="http://vinoalvino.org/files/2012/01/MarchioFefinanes.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6940" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" src="http://vinoalvino.org/files/2012/01/MarchioFefinanes.jpg" alt="" width="259" height="239" /></a>Altrettanta freschezza, assoluta integrità anche al primo attacco in bocca dove il vino (4 grammi zucchero) si propone ben secco e diritto, verticale, profondo, ma con una buona ampiezza e consistenza sul palato, in grado di ripartire e riproporsi, con inalterata energia e nerbo, ad ogni sorso, con la sua classica nota di mandorla salata sul finale, ben teso, vibrante, equilibrato e piacevolissimo.<br />
Quanti altri vini bianchi italiani di cinque anni, affinati in acciaio, mi avrebbero regalato le stesse emozioni, il puro piacere di continuare a berlo (ero a casa mia a cena e non dovevo guidare) senza stancarmi?<br />
Querido Albariño!<br />
<strong>Bodegas del Palacio de Fefiñanes</strong> <a href="http://www.fefinanes.com/">http://www.fefinanes.com/</a></p>
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		<title>Arnad Montjovet 2010 La Kiuva</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho già detto chiaramente, qui, e l’ho confermato inserendo la cantina nella mia selezione delle aziende per la seconda edizione del sondaggio sul migliore produttore di vino valdostano, in collaborazione con il blog Impresa Vda di Fabrizio Favre, che apprezzo &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/01/arnad-montjovet-2010-la-kiuva.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7159/6659171367_087aa5cd2b_o.jpg" alt="" width="149" height="500" />Ho già detto chiaramente, <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/11/garantito%e2%80%a6-da-me-valle-d%e2%80%99aosta-nebbiolo-picotendro-2009-la-kiuva.html">qui</a>, e l’ho confermato inserendo la cantina nella mia selezione delle aziende per la <a href="http://impresavda.blogspot.com/2011/12/vota-il-migliore-produttore-di-vino.html">seconda edizione del sondaggio sul migliore produttore di vino valdostano</a>, in collaborazione con il <a href="http://impresavda.blogspot.com/">blog Impresa Vda</a> di Fabrizio Favre, che apprezzo molto e condivido l’impostazione data dal nuovo management tecnico <del>della più meridionale</del> (pardon, c&#8217;é la Cave di Donnas più a sud&#8230;) delle cantine cooperative della Val d’Aosta, <a href="http://www.lakiuva.it/">la Kiuva</a>.<br />
Rimando alla lettura del precedente articolo, <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/11/garantito%E2%80%A6-da-me-valle-d%E2%80%99aosta-nebbiolo-picotendro-2009-la-kiuva.html">dedicato al Picotendro 2009</a>, la spiegazione di cosa sia avvenuto in questa cave coopérative fondata nel 1975 che comprende 60 soci conferenti per un totale di 1000 quintali che controllano una quindicina di ettari vitati situati tra i 380 ed i 500 metri di altezza nella Bassa Valle attorno al borgo di <strong>Arnad</strong>, noto per il suo <a href="http://www.regione.vda.it/turismo/scopri/enogastronomia/prodotti/salumi/vda_lard_arnad_i.asp">Lardo Dop</a> oggetto di <a href="http://www.festalardo.it/it/default.asp">una festa</a> che si svolge ogni anno ad agosto e richiama folle di appassionati di questo modo povero di utilizzare le infinite risorse del divin porcello.<br />
Mi piace quello che sta facendo il bravo enologo albese <strong>Sergio Molino</strong>, e questo modo, da parte di una cantina che produce circa 70 mila bottiglie di onorare l’espressione in questa zona di quell’uva suprema che è il <strong>Nebbiolo</strong>, anche attraverso forme immediate, semplici, ma non banali come sono quelle rappresentate da una vinificazione e da un affinamento in acciaio e non in legno.<br />
E così, dopo aver scritto del Picotendro, eccomi qui a parlare della Doc di riferimento della zona, <a href="http://www.regione.vda.it/turismo/scopri/enogastronomia/prodotti/vini/arnad_montjovet_i.asp">l’Arnad-Montjovet DOC</a>,<strong> </strong>rosso ottenuto da vigneti dislocati nei territori di Arnad e nei comuni limitrofi (Hône, Verrès, Issogne, Challand-Saint-Victor, Champdepraz, Montjovet), a base di Nebbiolo (min 70%), Dolcetto, Pinot Nero, Neyret, Freisa e Vien de Nus (max 30%) come recita il disciplinare di produzione.<br />
La Kiuva ne produce due versioni, <a href="http://www.lakiuva.it/prodotti_dettaglio.asp?pk=5">una base</a>, affinata in acciaio e <a href="http://www.lakiuva.it/prodotti_dettaglio.asp?pk=6">una Supérieur</a>, che prevede affinamento in legno. A me, provate entrambe, e riconoscendo la superiore curatura della versione più importante, che è più larga, ha più spalla, polpa e impegno, è piaciuta particolarmente, da “provinciale” quale sono, amante anche dei vini più immediati e schietti, quelli che se “la tirano” meno e sono scopertamente pensati per essere bevuti (a tavola) senza tante storie, è piaciuta particolarmente, di annata 2010, la versione base, 12 gradi e mezzo di alcol.<br />
Una versione che dichiara un uvaggio composto per il 70% da Nebbiolo, ed il restante 30% suddiviso tra Gros Vien, Neyret, Cornalin e Fumin. Uve raccolte a mano in cassette da 20 chilogrammi, vinificazione tradizionale a cappello emerso con lunga macerazione delle vinacce 10-15 a temperatura controllata  tra 28° e 30° e affinamento di otto mesi, 2/3 in acciaio e solo 1/3 in legno, più sei mesi in bottiglia.<br />
<img class="alignleft" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7150/6659599487_10e97988b9_o.jpg" alt="" width="216" height="405" />Servito leggermente più fresco di quello che normalmente si serve un Nebbiolo e abbinato con soddisfazione a dei maccheroncini con ragù di funghi (voi potrebbe abbinarlo anche ad antipasti di salumi, primi piatti con ragù di carne, grigliate di carne, involtini, polpette, ecc.), ho trovato questo <strong>Arnad-Montjovet 2010</strong> ben riuscito con il suo colore rubino brillante, il naso vivo, varietale, succoso, al profumo di lamponi e ribes, con accenni di liquirizia, pepe, erbe aromatiche, accenni di cuoio e terra, a comporre un insieme vivo e di bella plasticità e freschezza.<br />
Bocca altrettanto viva, fresca, con bella polpa pimpante, con una certa rotondità di espressione anche se il tannino del Nebbiolo è sempre giustamente presente a scandire il ritmo, senza ruvidezze, ma presente, una bella ricchezza di sapore che non impedisce di cogliere la scabra petrosità del Nebbiolo di montagna, il suo carattere piacevolmente terroso, il suo garbato “pugno” (o pizzicotto) in un guanto di velluto…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La Kiuva società cooperativa</strong><strong><br />
</strong>Fraz. Pied de Ville, 42 – 11020 Arnad (AO)<br />
tel. 0125.966351 fax 0125.966755 <strong><br />
</strong><strong>e-mail</strong><strong> </strong>: <a href="mailto:info@lakiuva.it">info@lakiuva.it<br />
</a>Sito Internet <a href="http://www.lakiuva.it/">www.lakiuva.it</a></p>
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		<title>IGT Sicilia Incanta 2010 Buona qualità ma una presentazione anonima e misteriosa</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/01/igt-sicilia-incanta-2010-qualita-ben-superiore-al-modo-anonimo-di-presentare-il-vino.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=igt-sicilia-incanta-2010-qualita-ben-superiore-al-modo-anonimo-di-presentare-il-vino</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella del vino di cui vi parlerò è una storia davvero singolare. Sono arrivato a questo vino in modo molto particolare. Qualche tempo fa ho ricevuto una e-mail che diceva: “Vogliamo coinvolgerti  per avere il tuo parere sulla nostra selezione &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/01/igt-sicilia-incanta-2010-qualita-ben-superiore-al-modo-anonimo-di-presentare-il-vino.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7162/6653661465_f75870f113_o.jpg" alt="" width="270" height="360" />Quella del vino di cui vi parlerò è una storia davvero singolare. Sono arrivato a questo vino in modo molto particolare.<br />
Qualche tempo fa ho ricevuto una e-mail che diceva: “Vogliamo coinvolgerti  per avere il tuo parere sulla nostra selezione di vini. <strong>Principe Ibleo</strong> è una famiglia di selezionatori dalle antiche origini; la nostra storia inizia nel 1663. Da secoli curiamo la qualità dei nostri prodotti attraverso la conoscenza diretta di piccoli produttori locali. Storie di profonda amicizia, collaborazione, molto spesso di rapporti fraterni.<br />
Ora stiamo iniziando un nuovo percorso online, conosciamo il tuo blog e leggiamo con interesse i tuoi post. Saremmo felici accettassi di partecipare al nostro progetto “Tasting Principe Ibleo”.<br />
Potrai scegliere una delle nostre etichette ispirate alla storia, tradizioni e leggende del nostro territorio. Se hai voglia di degustare i sapori della nostra terra aderisci a questa iniziativa e in pieno spirito 2.0 ti spediremo la tua bottiglia preferita. Saremmo felici di leggere il tuo parere e condividere quest’esperienza con i tuoi lettori.<br />
Il progetto ha inizio  il 15 Novembre terminerà a fine Dicembre 2011” Stiamo invitando i dieci blogger europei  che seguiamo e leggiamo sempre con piacere ed interesse, tu sei proprio uno di questi e vorremo coinvolgerti nel nostro progetto. Un saluto Andrea e lo Staff di Principe Ibleo”.<br />
Dopo qualche tempo, una volta arrivata la bottiglia che avevo scelto, denominata “Incanta: blend di Grillo e Zibibbo”, mi è arrivata una seconda mail: “Sono curioso di sapere innanzituto se hai ricevuto la nostra bottiglia di vino che ti abbiamo inviato per il progetto TASTING PRINCIPE IBLEO; hai già avuto modo di assaggiarne il contenuto? Qual è stata la tua prima impressione? Mi piacerebbe sentire personalmente il tuo commento a riguardo; se anche a te fa piacere potremmo sentirci via skype per fare due chiacchiere!<br />
Se preferisci, puoi anche scrivere il tuo personale commento e pubblicarlo direttamente sul tuo blog, oppure puoi scrivere il tuo parere direttamente a me; sono ansioso di sapere quando, come, con chi e con che abbinamenti gastronomici preferiresti bere un vino Principe Ibleo”. Il tutto sempre a firma “Andrea e lo Staff di Principe Ibleo”.<br />
Confesso che per qualche tempo ho dimenticato la bottiglia in cantina e mi ero dimenticato dell’impegno di provarlo e di scriverne entro il 2011. Questo finché qualche giorno fa, decidendo di abbinarlo, con successo, ad un piatto di orecchiette con broccoletti, con le strepitose <a href="http://www.agricoladelsole.it/it/pasta-schede/110-orecchiette-pasta-trafilata-al-bronzo-essiccazione-lente.html">orecchiette dell’Agricola Del Sole</a> della famiglia Casillo, ho stappato la bottiglia e visto che il vino mi era piaciuto, come vi racconterò, ho provato a saperne di più.<br />
Ho così scoperto <a href="http://www.principeibleo.com/it/">dal sito Internet</a> che quella denominata Principe Ibleo è <a href="http://www.principeibleo.com/it/5-vini">una linea di vini siciliani</a>, e che quello che avevo degustato io, <a href="http://www.principeibleo.com/it/vini/10-incanta.html">l’Incanta, annata 2010</a>, è una Igt Sicilia mix di un 85% di uve Grillo e 15% di uve Zibibbo. Ma al di là delle belle parole che ho trovato sul sito, relative alla “mission” del Principe Ibleo, marchio che “nasce in Sicilia <strong>nel lontano 1663</strong> quando<strong> </strong>il<strong> “Principe Alessandro Della Torre”</strong>, Capitano di Fanteria spagnuola e Maestro Razionale del Reale Patrimonio, per festeggiare la sua investitura a Cavaliere, commissiona il “SOVRANO”,  il primo vino del Principe Ibleo”, ovvero “Creare uno stile di consumo nuovo portando i prodotti del Principe Ibleo al di fuori della sfera locale. Partecipare ad eventi che si svolgono in luoghi dove è bello socializzare e creare nuovi accostamenti di gusti per rispondere meglio ai nuovi bisogni dei consumatori moderni. Portare lo stile del Principe Ibleo sulla tavola del pubblico internazionale per condividere la qualità e la storia dei suoi prodotti attraverso strumenti tradizionali ma non convenzionali. Espandere lo stile del Principe Ibleo dall’Italia all’Europa: ritrovare, rievocare e condividere la storia, la terra e la cultura tipica locale per meglio apprezzare un prodotto di eccellenza”, non sono riuscito a capire granché a quale tipo di azienda e di produttore mi trovassi di fronte.</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7147/6653647563_66c473555e_o.jpg" alt="" width="338" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify">Una prima ricerca su Internet, <a href="http://www.crearevalore.it/portfolio/principe-ibleo/">che mi ha portato su questo sito</a>, mi ha fatto capire di trovarmi dinnanzi ad una sorta di “lancio del brand Principe Ibleo impostando una strategia di sviluppo, comunicazione e marketing integrata volta a creare una solida identità e reputazione online”, fatto con l’obiettivo di ”lanciare sul mercato nazionale e internazionale il marchio Principe Ibleo attraverso tecniche di sviluppo, web design, web marketing e social media marketing”.<br />
E poi, dribblando fantasioso racconto storico dalla parvenza molto leggendaria, e racconto su cosa sia oggi Principe Ibleo, marchio che contraddistingue una selezione di vini tutta siciliana e “rispecchia la terra e la cultura della gente dove il prodotto è stato coltivato ed affinato.<br />
Per riconoscere un prodotto del Principe Ibleo bisogna ritrovare nel suo gusto la storia, la terra e la cultura della eccellenza enogastronomica italiana.<br />
È grazie alla volontà di <strong>Antonio Catania</strong>, diretto erede della casata, che oggi è possibile condividere la bontà dei prodotti e la qualità del marchio Principe Ibleo, anche al di fuori dell’Italia”, basandomi sulle indicazioni presenti sulla retroetichetta del vino e sul sito ho scoperto di trovarmi di fronte a qualcosa che non avevo mai incontrato.<br />
Il nome della società, <a href="http://www.paginegialle.it/poshrascals">Poshrascals srl Unipersonale</a> con sede a Padova, designerebbe “una società con esperienza decennale attiva nella distribuzione e personalizzazione di gadget e merchandising in ambito promozionale pubblicitario e sportivo. I servizi di personalizzazione offerti sono vari: dalla stampa digitale, serigrafica di logo e immagine alla completa personalizzazione dell&#8217;oggetto di merchandising”.<br />
Elementi, questi, tali da farmi perdere ogni volontà di scrivere del vino, come pure il prezzo dichiarato <a href="http://www.principeibleo.com/it/vini/10-incanta.html">nell’area di vendita on line del vino</a>, 14,90 euro, francamente eccessivo ed ingiustificato (per me un prezzo calibrato sarebbe stato intorno ai 7-8 euro massimo) nonché le note di presentazione che parlano (a sproposito) di “vino internazionale di grande classe che a tavola si sposa con il mare; di grande piacevolezza e ottima persistenza richiama l&#8217;allegria di un freschissimo e vivace momento di condivisione tra amici di lunga data”.<br />
Però, accidenti, il vino mi è piaciuto, senza se ne ma, ha funzionato a perfezione sul piatto di orecchiette con i broccoletti, si è fatto bere e allora ho pensato ugualmente di parlarvene, anche se con le riserve sopra espresse.<br />
La scheda tecnica parla di uve provenienti da vigneti a 225 metri di altezza sul livello del mare, di un grado alcolico molto bilanciato di 12 gradi, di tecnica di vinificazione “in iper-riduzione.<br />
Dopo la diraspatura, le uve vengono criomacerate per circa 18 ore ad una temperatura di 8°c per una maggiore estrazione degli aromi”, di una resa di 70 quintali per ettaro da vigneti a controspalliera, e allora eccovi, a titolo di cronaca, le mie impressioni.<br />
Colore giallo paglierino scarico, brillante, metallico, traslucido con leggeri riflessi verdolini, naso molto incisivo, fresco, nervoso, di sicura personalità, molto accattivante, pulito, appealing, con precisa vena salata e minerale, note di pietra focaia, sfumature di agrumi e di fiori bianchi, di mandorle a comporre un insieme di grande finezza.<br />
Al gusto si viene subito colpiti e conquistati da un attacco ben secco, nervoso, di gran nerbo vivo e scattante, molto composto e preciso, e anche se il vino non denota una grande ampiezza e d un particolare peso si riscatta e si fa assolutamente apprezzare per il suo spiccato carattere minerale e direi anzi petroso, per la sua grande freschezza e verticalità, per la persistenza lunga e salata che lo rendono un ideale aperitivo e accompagnamento a tavola di piatti a base di pesce o primi piatti con verdure.<br />
Un vino dotato di un’indubbia grazia espressiva, di un equilibrio, che meriterebbero di essere valorizzati da una proposta (commerciale e d’immagine) meno anonima e misteriosa…</p>
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<p>anche<strong> </strong><strong>Lemillebolleblog,</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
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		<title>Rosso di Montalcino 2005 Lisini: eccellente anche sei anni dopo…</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 07:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono più che mai convinto, anche sul finale di questo strano 2011, che vada fatto qualcosa di serio e di organico per quell’altro grande vino di Montalcino, non un fratello minore del Brunello o un “Brunellino”, o tantomeno un semplice &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/12/rosso-di-montalcino-2005-lisini-eccellente-anche-sei-anni-dopo.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px;border: 2px solid black" src="http://farm8.staticflickr.com/7011/6573835621_e1ac052741_o.jpg" alt="" width="249" height="356" />Sono più che mai convinto, anche sul finale di questo strano 2011, che vada fatto qualcosa di serio e di organico per quell’altro grande vino di <strong>Montalcino</strong>, non un fratello minore del Brunello o un “<em>Brunellino</em>”, o tantomeno un semplice “vino di ricaduta” come qualche superficiale lo liquida, che è il <strong>Rosso di Montalcino</strong>.<br />
Qualcosa che accenda i riflettori su questa altra grande espressione del <strong>Sangiovese</strong>, in purezza <em>ça va sans dire</em>, che gli consenta di risplendere, come merita, di luce propria.<br />
Credo e cercherò sempre più di rispettare questa promessa, che la cosa migliore sia stappare le bottiglie e scriverne e raccontare quali cose interessanti, e personali, e valide, abbiano da raccontare a chi è affezionato a questo angolo di Toscana ed è persuaso, per quanto possano sostenere <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/11/piero-antinori-riapre-ancora-alle-altre-varieta-nel-rosso-di-montalcino-diciamogli-di-smetterla.html">certi blasonati produttori dalle idee un po’ lunari</a>, che non ci sia bisogno di stampelle e che sostenere che “bisognerebbe permettere di aggiungere una piccola percentuale di varietà internazionali al Rosso di Montalcino per avere una maggiore qualità” è totalmente assurdo e privo di senso.<br />
E così, in attesa di dare il mio piccolo contributo ad una maggiore conoscenza del <strong>Rosso di Montalcino</strong>, organizzando, con gli amici della <a href="http://www.aismilano.it/">delegazione A.I.S. di Milano</a>, una degustazione banco d’assaggio cui parteciperanno, il prossimo <span style="text-decoration: underline">6 febbraio</span>, 15 produttori da me selezionati, sto provvedendo a stappare, senza fermarmi alle annate più recenti e cercando di andare a ritroso nel tempo.<br />
E talvolta le sorprese sono straordinarie. E’ stato questo il caso, nei giorni scorsi, scelta proprio per il giorno di Natale, del Rosso di Montalcino annata 2005, avete letto bene, 2005, dell’<a href="http://www.lisini.com/">azienda Agraria Lisini</a>.<br />
<img class="alignleft" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7011/6573835621_e1ac052741_o.jpg" alt="" width="246" height="352" />Chi sia <strong>Lisini</strong> è presto detto, un pezzo di storia del Brunello e uno dei volti migliori, visto che l’azienda figurava tra le ventina di fondatori all’atto di nascita, nel 1967, del <a href="http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/">Consorzio del Brunello</a>.<br />
Con i suoi quasi 20 ettari di vigneto, situati nella parte meridionale del Comune di Montalcino, nell’area, vocatissima, di <strong>Sant’Angelo in Colle</strong>, e posti ad un’altezza media di 350 metri che risulta ottimale per la coltura del Sangiovese Grosso, selezione massale della quale sono unicamente costituite le vigne dell’Azienda, Lisini produce da sempre <strong>Brunello </strong>e<strong> Rosso</strong> esemplari per tipicità e personalità.<br />
Vini, posso testimoniarlo essendo andato più volte a ritroso nel tempo (indimenticabile un Brunello 1975 da me gustato in tre occasioni) che evolvono splendidamente e regalano negli anni tesori di complessità e finezza.<br />
Il loro Rosso di Montalcino è ottenuto dagli stessi vigneti del Brunello di Montalcino “in quanto il produttore può scegliere durante la vendemmia e l&#8217;invecchiamento del vino quale aliquota di esso destinare alla commercializzazione sotto questa denominazione, senza attendere il periodo di quattro anni previsto dal Disciplinare del Brunello”, ed il vigneto è esattamente posto tra le frazioni d Sant&#8217;Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate, un ettaro e mezzo a cordone speronato basso, con 5400 piante ettaro e una produzione intorno ai 60 quintali ettaro.<br />
La vinificazione viene svolta in vasche di cemento vetrificato con durata, comprensiva del periodo di macerazione sulle bucce, variabile tra i 18 ed i 24 giorni, fermentazione che si svolge con controllo di temperatura tra i 28 e i 30 gradi.<br />
L’affinamento avviene in botti di rovere di Slavonia di volume variabile da 11 a 40 ettolitri per un periodo di 6 mesi, seguito da assemblaggio in acciaio ed affinamento in bottiglia di 3 mesi.</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://farm8.staticflickr.com/7008/6573828977_6602439194_o.jpg" alt="" width="486" height="365" /></p>
<p style="text-align: justify">Confesso di essermi avvicinato al vino con molta curiosità e qualche aspettativa, ma non pensavo che il risultato sarebbe stato così eclatante. Rosso rubino intenso, di grande brillantezza ed integrità, con una calda vena che vira sul granato, e naso che subito e poi progressivamente, man mano che il vino (che non avevo versato nel decanter) respirava e si apriva, acquistava stupefacente intensità, complessità e limpidezza aromatica, un carattere inconfondibilmente targato Sangiovese di Montalcino.<br />
Ciliegia nera, prugna, rabarbaro, erbe aromatiche, funghi secchi, liquirizia, cuoio, pepe, macchia mediterranea, un catramoso accenno di goudron e poi tanta terra fino a sfociare in un fragrante melodioso bouquet di lilium e gladioli. Un insieme caldo, vibrante, avvolgente che ti “porta” letteralmente nel bicchiere e ti conquista.<br />
E passando alla bocca quale piacere! Attacco asciutto, ricco, consistente, con un tannino leggermente terroso, ma non rugoso o astringente che si pone subito al centro del bicchiere e poi lascia spazio ad una larga tessitura, ad un frutto (ancora ciliegia e prugna secca) succoso e vivo, ricco di polpa, dando al palato grande soddisfazione, vigorosa pienezza ed energia, una materia ampia, piena di sapore, che conquista. Emozioni da grandissimo vino, vigoroso, aristocratico ed in perfetta forma.<br />
Ma come diavolo si fa a pensare (e dichiarare in un’intervista) che aggiungendovi dei banalissimi Merlot e Cabernet, roba da Super tuscan o da Sant’Antimo, un vino del genere avrebbe potuto essere migliore?</p>
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		<title>E’ nato un distillato di gran classe: Grappa riserva EVO</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2011/12/e-nato-un-distillato-di-gran-classe-grappa-riserva-evo.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=e-nato-un-distillato-di-gran-classe-grappa-riserva-evo</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 14:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siete ancora in tempo, anche se un po’ in zona Cesarini, per fare un regalo di gran classe e di sicura qualità ad un amico appassionato di distillati. Sottolineo di classe e di qualità indiscutibile, perché non vi trovate di &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/12/e-nato-un-distillato-di-gran-classe-grappa-riserva-evo.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7170/6548813853_b36a8b3e44_o.jpg" alt="" width="420" height="420" /></p>
<p style="text-align: justify">Siete ancora in tempo, anche se un po’ in zona Cesarini, per fare un regalo di gran classe e di sicura qualità ad un amico appassionato di distillati. Sottolineo di classe e di qualità indiscutibile, perché non vi trovate di fronte ad un distillato qualsiasi e alla consueta grappa magari presentata con nomi altisonanti e con un contenitore ben più importante e ambizioso del contenuto.<br />
Questo distillato nuovo che ha da poco esordito sul mercato vuol essere un’evoluzione, che non è tradimento della tradizione, ma semplicemente trasformazione migliorativa difatti si chiama <strong>EVO</strong>, dell’idea di grappa, ed è un distillato di vinaccia che si definisce “riserva” poiché, per legge, riposa almeno 18 mesi in botti di legno all’interno di un deposito fiscale”. EVO” è comunque un “blend”, cioè una grappa composta da più acquaviti di vinaccia di diversa tipologia e di diverse annate. In quest’ultimo caso si è arrivati sino ad un massimo di 3 anni.<br />
Ideatori di questo progetto sono <strong>Luciano Brotto</strong>, artigiano e sperimentatore della distillazione, creatore della <a href="http://www.centopercento.net/azienda.php?lang=it">Distilleria Cento per cento</a> e <strong>Marcello Bruschetti</strong>, promotore e appassionato fautore del progetto, già amministratore e soprattutto abilissimo artefice del decisivo rilancio in questi anni della cantina <a href="http://www.anticafratta.it/">Antica Fratta</a> in Franciacorta, che hanno deciso di mettersi in gioco fondendo competenze specifiche e passione per il progetto. Per veicolare questo progetto Marcello Bruschetti ha dato vita alla <a href="http://www.enoglam.com/evo.asp">Enoglam</a>, ha disegnato la bottiglia e le elegantissime confezioni al fine di rendere l’esperienza EVO più che mai legata all’idea di <em>bon vivre</em>.<br />
A suo dire “Evo rappresenta un modo di approcciarsi alla vita fatto di attenzione alla qualità, all’eleganza, al dettaglio. Caratteristiche queste che dovrebbero essere sinonimo di italianità e che purtroppo appaiono sempre più rare, soprattutto nelle ultime generazioni”, però “proprio qualità ed eleganza sono la via da seguire per far risalire la china al nostro straordinario Paese”.<br />
Come si legge nel comunicato stampa di presentazione dell’iniziativa “EVO nasce dall’incontro fortuito di due persone complementari. E’ Luciano a prendere l’iniziativa, intravvedendo in Marcello una controparte in grado di apprezzare e valorizzare il suo ultimo, ambizioso, “esperimento”.<br />
E’ proprio utilizzando quest’espressione “vorrei farle assaggiare il mio ultimo esperimento” che i due si lasciano, ripromettendosi di fare vicendevole visita alle rispettive aziende. E l’assaggio si rivela un colpo di fulmine. Un distillato che raggiunge livelli di eleganza, piacevolezza, persistenza, complessità mai ritrovati nei distillati italiani degustati sino ad allora. Un distillato, anzi, una Grappa Riserva che merita un progetto unico ed ultra esclusivo”.<br />
La lavorazione di EVO unisce tecniche antiche, quali l’utilizzo esclusivo di legni autoctoni per l’invecchiamento alle più moderne tecniche di distillazione per dar vita  ad una Grappa Riserva che avvolge e travolge tutti i sensi.</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7151/6548430413_eaf0d78638_o.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify">Ho parlato di legni autoctoni non a caso, e difatti tutto nasce a seguito di una semplice curiosità: &#8220;prima che i legni di Quercus Petraea (Rovere Francese) e di Quercus Alba (Rovere Americano) diventassero uno standard mondiale, quali legni potevano utilizzare i nostri avi per conservare ed affinare distillati ed alcolici in genere? EVO nasce da ciò. Dalla sperimentazione di legni assolutamente autoctoni ed in alcuni casi decisamente inusuali. Legni che interagiscono in modo poco ortodosso con il distillato e che ne condizionano totalmente le caratteristiche organolettiche. Il segreto (che tale resterà: non provateci neppure a chiedere dettagli &#8230;) di EVO sta tutto qui, nel blend di legni utilizzati in affinamento, molto più che non nel blend di vinacce utilizzate in distillazione&#8221;.<br />
Le botti utilizzate sono barriques di legni diversi e non necessariamente di primo ciclo. Ciascuna tipologia di legno contribuisce individualmente a conferire una specifica caratterizzazione del prodotto. In funzione della diversa annata di produzione ed in corrispondenza della naturale ed imprevedibile maturazione del prodotto in fase di invecchiamento “EVO” potrà presentare delle lievi differenze di colore e profilo organolettico. Ciò contribuisce ad esaltarne ulteriormente le caratteristiche di assoluta genuinità e artigianalità.<br />
Non è casuale, anche se può sembrare strana, in quest’epoca dove il consumo di distillati è decisamente calato la scelta, elegantissima, della bottiglia e soprattutto il formato, il litro, in passato utilizzato per prodotti di scarsa qualità da consumatori di quantità.<br />
E molto particolare, sviluppato appositamente per EVO, è il progetto distributivo alternativo, basato su un numero pre-definito di Concessionari Esclusivi, sulla scorta di quanto avviene nel mondo della cosmesi di lusso. Il tutto per settemila bottiglie, la produzione della prima annata. Secondo le ambizioni di Marcello Bruschetti, EVO deve semplicemente caratterizzarsi come il più esclusivo distillato italiano in commercio. La rete dei concessionari di EVO conseguentemente, non può che essere costituita dal meglio del dettaglio specializzato, della ristorazione e dell&#8217;hotellerie di lusso. Ma com’è questa Evo che si consiglia di bere a temperatura ambiente in un bicchiere tipo calice alto cabernet (o Grand-Bordeaux) dopo qualche minuto di ossigenazione, accompagnandolo con del cioccolato al 65% di cacao e (per gli amanti del genere) con un buon sigaro?</p>
<p><img class="alignnone" style="margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7166/6548435903_2485f6a93f_o.jpg" alt="" width="450" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify">La scheda tecnica la definisce una grappa riserva con 42 gradi di gradazione, con settembre 2004 – 2005 &#8211; 2006 quali anni di produzione, gennaio 2005 – 2006 – 2007 come rispettivi periodi di immissione in botte dei distillati e loro estrazione nel novembre 2009 e 2010, e Evo non contiene coloranti aggiunti. La sua “nuance” è il risultato della permanenza in barriques. Le modalità di trattamento dei contenitori e le diverse tipologie dei legni usati, cedono a questo distillato sostanze organiche e coloranti inaspettate.<br />
Evo grazie a nuove tecniche di lavorazione ha un contenuto di olii essenziali estremamente ridotto (chimicamente la quantità è definita in “tracce”), ciò favorisce una facile bevibilità e ne aumenta la sua straordinaria digeribilità, anche in funzione di una presenza di “alcol metilico” in quantità minima del consentito per legge.<br />
Quanto alle caratteristiche organolettiche, mi fermo al suo magnifico colore bruno intenso con riflessi ambrati- mogano e registro, le note descrittive fornite dal produttore, secondo il quale “ a naso si percepiscono note di uva passita miste ad esaltanti sensazioni di liquirizia, noce, cannella e vaniglia. Un “dolce” aroma di dattero maturo, cream-caramel, torrone e carruba ne caratterizzano ulteriormente l’elegante bouquet. Non si avverte alcuna “pungenza” alcolica. Gusto fine ed intenso, con sentori di zucchero filato, vaniglia ed una leggera tonicità di prugna matura e note agrumate. Un gusto complesso e vellutato. Ed in fase retro-olfattiva toni di frutta essiccata e note speziate vengono morbidamente avvolte da una piacevole sensazione alcolica. Persistenza regale”.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm8.staticflickr.com/7172/6548418505_3ac0f81857_o.jpg" alt="" width="348" height="315" /></p>
<p style="text-align: justify">E poi rimando, ammirato per tanta sapienza alla descrizione minuziosa fornita da <a href="http://www.sergiograsso.com/">Sergio Grasso</a>, antropologo alimentare, gastrosofo e food-writer, nell’apposita <a href="http://www.enoglam.com/degustazione.asp">sezione del sito Internet Enoglam riferita ad Evo</a>, che degustando Evo con una prosa personalissima racconta, tra l’altro, che “Entra sulla lingua calda d’alcool poi subito sinuosa e morbida, quasi untuosa… Trattenuta sur-place esala dolcezza d’alcool, di frutta e di miele. In retrolfattiva si sovrappone una piacevole sensazione tattile di pungenza caratteristica dei grandi Armagnac.<br />
Palato di straordinaria personalità, tannini nettamente percettibili ma levigati. Finale con delicata nota amarognola che si diluisce nella frutta cotta, nella vaniglia e ancora nel miele. Palato pulito, mai asciutto”.<br />
Ultima nota relativa al prezzo, che è un prezzo importante. Intorno agli 80 euro per singola bottiglia, presentata, ça va sans dire, in elegantissima confezione.</p>
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		<title>Chianti Classico riserva 2008 La Porta di Vertine</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2011/12/chianti-classico-riserva-2008-la-porta-di-vertine.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=chianti-classico-riserva-2008-la-porta-di-vertine</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 07:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://vinoalvino.org/?p=6423</guid>
		<description><![CDATA[E’ da tempo che volevo dedicare un post a quella bellissima esperienza, soprattutto da un punto di vista umano prima che professionale, che è stata la mia partecipazione, dopo due anni di assenza alla rassegna Vini di Vignaioli Vins de &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/12/chianti-classico-riserva-2008-la-porta-di-vertine.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">E’ da tempo che volevo dedicare un post a quella bellissima esperienza, soprattutto da un punto di vista umano prima che professionale, che è stata la mia partecipazione, dopo due anni di assenza alla rassegna <strong><a href="http://www.vinidivignaioli.com/">Vini di Vignaioli Vins de Vignerons</a></strong> che si è svolta a Fornovo Taro lo scorso 30 e 31 ottobre.<br />
Ho potuto trascorrere solo una giornata, quella di domenica 30, nella piccola località dell’appennino parmense, ma anche grazie alla possibilità che mi è stata data dall’ideatrice e organizzatrice della rassegna, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2MvB-R8uA4Y">Marie Christine Cogez Marzani</a>, di prendere parte la serata di sabato 29 ad una cena conviviale con un buon numero dei vignaioli, italiani e francesi, partecipanti, ho potuto entrare meglio nello spirito della manifestazione e degustare in anteprima, a cena presso l’ottimo <a href="http://www.agriturismomonteprinzera.it/">agriturismo Monte Prinzera</a> di Sivizzano di Fornovo Taro, un bel numero dei vini proposti in assaggio nelle giornate seguenti.<br />
E proprio grazie a questa felice occasione conviviale, dove ho incontrato vecchi e nuovi amici, e dove si è esaltato lo spirito informale, gioioso, naturale, lontano anni luce dalle pose e degli atteggiamenti fasulli tipici di tanto mondo del vino italico, mi è capitato di imbattermi per la prima volta in un’azienda chiantigiana che non conoscevo, capace di proporre uno dei vini più convincenti da me trovati a Vini di Vignaioli.<br />
L’azienda che non conoscevo e di cui vi consiglio di segnarvi il nome è <strong>La Porta di Vertine</strong>, piccola azienda a conduzione familiare di <strong>Gaiole</strong>, una delle più famose località della zona del Chianti Classico. I vigneti della tenuta, tutti rigorosamente a coltivazione biologica, sono dedicati principalmente alla varietà autoctona toscana del Sangiovese. La Porta di Vertine vede nel Sangiovese il vero interprete del terroir, capace di trasformare in vino le specifiche caratteristiche del vigneto.<br />
<img class="alignright" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm8.staticflickr.com/7172/6406850583_48e8905a6e_o.jpg" alt="" width="219" height="450" />Come si legge <a href="http://www.laportadivertine.it/home/">sul sito Internet aziendale</a>, “la storia della Porta di Vertine comincia nel 2006 quando Dan ed Ellen Lugosch acquistano un vigneto a forma di anfiteatro nel borgo di Vertine, a Gaiole, nella zona del Chianti Classico. Il loro interesse principale sta nell’esplorare le caratteristiche del Sangiovese, selezionando vigneti e scegliendo i terreni che meglio ne fanno risaltare complessità e la sua attitudine all’invecchiamento.<br />
Giacomo Mastretta, responsabile ed enologo della Porta di Vertine, e l’agronomo Ruggero Mazzilli, sotto la cui guida i vigneti sono stati convertiti al metodo biologico, si dedicano con passione all’applicazione ai vigneti e alla cantina della filosofia “less is more” con focus particolare sulla premessa che un ottimo vino viene da un vigneto dove si deve fare il meno possibile. La Porta di Vertine ha come consulente enologo Giulio Gambelli, leggendario protagonista del Sangiovese e da 50 anni assiduo sostenitore della varietà”.<br />
E proprio con il giovane, determinato, cordiale e simpatico <strong>Giacomo Mastretta</strong> è stato il mio incontro, con il racconto appassionato, da parte sua, della politica aziendale, che “trova i suoi più fedeli alleati nel galestro e nell’alberese, terreni sassosi tipici della regione del Chianti Classico. L’azienda segue un insolito percorso nel localizzare vigneti di posizione marginale ad altitudini elevate dove l’applicazione dei metodi della viticoltura biologica sostiene il paesaggio e rigenera l’ambiente.<br />
I vigneti e gli uliveti acquistati nel 2006 sorgono su terrazze abbandonate, nelle quali, grazie alla composizione del terreno ricco di pietra, il calore del sole viene accumulato durante il giorno e ceduto alle piante durante la notte. Il costante movimento d’aria su questi terreni desolati aiuta in modo naturale a combattere le malattie fungine. I vigneti vi saranno man mano piantati “ad Alberello” e saranno effettuati esperimenti con viti franche di piede, parte della filosofia de La Porta di Vertine”.<br />
Mi è piaciuta molto questa spiegazione della filosofia della Porta di Vertine, dove “la posizione estrema di molti dei vigneti non è vista come un problema, anzi è piuttosto la chiave della personalità e dell’equilibrio dei vini finiti; la povertà dei terreni risulta infatti in una bassa vigoria della pianta, limitando la resa in modo naturale. I vini che ne risultano sono equilibrati ed eleganti, con enfasi sul profumo e sulla freschezza e, nel tempo, guadagnano ricchezza e complessità senza perdere affatto la vivacità iniziale”.<br />
E per “enfatizzare l’identità e l’origine e permettere al frutto di esprimersi al meglio”, Giacomo applica in cantina una severa politica non interventista. E quindi “il minimo apporto tecnologico è considerato solo uno strumento, non una finalità, e si evita accuratamente qualunque cosa che possa mascherare il carattere delle uve.<br />
Per quanto le differenze d’annata siano rispettate a pieno e ben accette, c’è la forte convinzione che un’oculata gestione della pianta su terreni poveri ed estremamente vocati contribuisca naturalmente in alla salute delle uve e renda quindi superflue le correzioni in cantina”.<br />
Di conseguenza, “la vinificazione in sé è quanto di più semplice si possa immaginare: una volta che l’uva arriva in cantina, viene diraspata e messa in vasche di cemento senza aggiunta di solforosa. La fermentazione viene innescata da lieviti indigeni e si svolge senza alcun controllo diretto  della temperatura.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm8.staticflickr.com/7014/6406840231_5d0fdbffcb_o.jpg" alt="" width="299" height="500" /></p>
<p style="text-align: justify">La durata della macerazione sulle bucce non è funzione di un protocollo di vinificazione, ma dipende dalla qualità e sanità delle uve e può protrarsi per 60 giorni o più. I vini sono affinati in tradizionali botti di rovere di Slovenia così come in botti ovali austriache e in barrique e tonneaux”.<br />
Quattro i vini prodotti, un Rosato a base di uve bianche e rosse della tradizione chiantigiana, un taglio bordolese, ma soprattutto <strong>due Chianti Classico</strong>, un annata, ottenuto da uve Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Pugnitello della vigna della Conca d’Oro a Vertine e da quella denominata I Campacci in Adine, e un <strong>Chianti Classico riserva</strong> 100% Sangiovese, da uve provenienti dai Campacci di Adine e dalla Conca d’Oro a Vertine, ed entrambi i Chianti Classico si affinano in tonneau e botti di rovere di Slavonia da 25 ettolitri.<br />
Per la riserva la procedura prevede che l’uva non venga solfitata e che la fermentazione alcolica si compia ad opera dei lieviti indigeni. Macerazione molto lunga e alla fine il vino è stato messo in barriques di secondo passaggio e in botti di rovere austriaco da 500 litri dove è rimasto, senza subire altri interventi, fino alla fine dell’estate successiva,  sempre in contatto con le sue fecce. Il resto dei 18 mesi di affinamento in legno, seguiti al primo travaso dell’estate sono stati fatti in botti di rovere di Slavonia da 25 ettolitri. Dopo l’imbottigliamento il vino è affinato per ulteriori 12 mesi in cantina.<br />
Molto buono, piacevolissimo, succoso, facile da bere senza per questo essere un vino semplice il Chianti Classico annata, che ho apprezzato tantissimo sugli squisiti salumi misti, sull’arrosto di carne a base di maiale nero <a href="http://www.agriturismomonteprinzera.it/eventi.php">dell’Agriturismo Monte Prinzera</a>, dove anche i tortelli non erano davvero niente male… ma di una caratura superiore il <strong>Chianti Classico riserva 2008</strong>, dal naso molto varietale, sangiovesizzante e chiantigiano, con ciliegia succosa in evidenza, macchia mediterranea, accenni selvatici e floreali e nessun disturbo da fastidiose note di legno.<br />
Gusto scandito da un frutto vivo, vibrante, ben polputo, bella ricchezza di sapore, pienezza, grande dinamismo, con materia viva e grande dinamismo e un tannino, non aggressivo, ben maturo, che si fa piacevolmente sentire e dà nerbo e carattere al vino.<br />
Un gran bel Chianti Classico riserva, di quelli che ce ne vorrebbero davvero molti di più per dare ancora più lustro e conferire identità a unicità a questa bellissima, celeberrima, zona di produzione toscana…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La Porta di Vertine</strong><br />
Loc. Casanuova di Paiolo<br />
53013 Gaiole in Chianti (Siena)<br />
Tel: +39 0577 749577<br />
Fax: +39 0577 579019<br />
Email : <a href="mailto:info@laportadivertine.it">info@laportadivertine.it</a><br />
sito Internet <a href="http://www.laportadivertine.it/home/">http://www.laportadivertine.it/home/</a></p>
<p><strong>___________________________________________________________</strong></p>
<p><strong>Attenzione!<br />
</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rosato di Toscana Igt 2006 Il Greppo: un giovin-Brunello in rosa</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 06:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libiam nei lieti calici]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono debitore di una risposta alle persone che in occasione del mio compleanno, commentando su questo blog oppure intervenendo sulla mia pagina di Facebook mi hanno chiesto quale bottiglia speciale avrei stappato per festeggiare i miei primi 55 anni. Contrariamente &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/10/rosato-di-toscana-igt-2006-il-greppo-un-giovane-brunello-in-rosa.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6165/6181080109_3de6ab1c1b_o.jpg" alt="" width="246" height="400" />Sono debitore di una risposta alle persone che in occasione del mio compleanno, <a href="../../../../../blog/2011/09/settembre-e-il-mese-del-ripensamento-sugli-anni-e-sull%e2%80%99eta%e2%80%a6.html">commentando su questo blog</a> oppure intervenendo sulla mia pagina di Facebook mi hanno chiesto quale bottiglia speciale avrei stappato per festeggiare i miei primi 55 anni.<br />
Contrariamente a quanto diversi hanno ipotizzato non ho scelto né <strong>Champagne</strong> (o Franciacorta o TrentoDoc) né i miei amati Barbaresco e <strong>Barolo</strong>, né un Nebbiolo di montagna valtellinese.<br />
E neppure un Brunello di Montalcino o un Rosso che sarebbero stati perfetti per festeggiare la recente decisione della stragrande maggioranza dei produttori ilcinesi di <a href="../../../../../blog/2011/09/e-il-rosso-di-montalcino-resta-sangiovese-100.html">rispondere con uno squillante e perentorio No grazie</a> alla proposta di cambiare il disciplinare e merlottizzare il loro vino.<br />
Il clima ancora caldo mi ha fatto scartare i vini rossi importanti e oltre a farmi propendere, come vino dolce, per uno strepitoso <strong>Cinque Terre Sciacchetrà riserva</strong>, il 2003, <a href="../../../../../blog/2009/10/cinqueterre-schiacchetra-riserva-2005-forlini-cappellini.html">non il 2005 di cui avevo a suo tempo scritto qui</a>, di Forlini Capellini, mi ha indotto a scegliere come vino da portare a tavola un rosato.<br />
Ma come direte voi? Festeggi 55 anni, non una ricorrenza qualsiasi e ti stappi un rosé? Certo, ma non un rosato qualsiasi, ma un rosato d’autore, la cui prima apparizione avevo salutato con gioia, nel febbraio 2006, <a href="http://www.lavinium.com/italiano/rosato_greppo.shtml">ospite del sito Internet LaVINIum</a>.<br />
Sto parlando del <strong>Rosato di Toscana</strong>, Sangiovese 100%, creato dal <a href="../../../../../blog/2010/01/questa-e-la-mia-terra-uno-splendido-libro-su-montalcino.html">grande Signore del Brunello</a>, <strong>Franco Biondi Santi</strong>, nella sua <a href="http://www.biondisanti.it/">Tenuta del Greppo</a> a Montalcino.<br />
Una scelta, la mia, sicuramente dettata dal desiderio di riprovare il più complesso e ambizioso e titolato dei rosati italiani, un vino che “canta” il Sangiovese e Montalcino in ogni sua goccia, ma anche giustificata dal desiderio di rivolgere un pubblico ringraziamento a quel Signore che alla tenera età di quasi 90 anni (“mi sento ringiovanito mi ha detto!” quando ho parlato con lui ai primi di settembre) ha avuto ancora la forza di <a href="../../../../../blog/2011/09/franco-biondi-santi-chiarisce-sono-risolutamente-contrario-al-cambio-di-disciplinare-del-rosso-di-montalcino.html">prendere pubblicamente posizione</a> e di offrire il suo prezioso, fondamentale contributo alla “battaglia” in difesa della sangiovesità del Rosso.<br />
Come si legge sul sito Internet aziendale il <strong>Rosato di Toscana</strong> è l’ultimo nato del Greppo, un vino ottenuto vinificando in bianco ad una temperatura di 18-20 gradi le uve di sangiovese di proprietà  del Greppo e maturato per 18 mesi in vasche di acciaio inox.</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm7.static.flickr.com/6177/6177341539_f8b8170745_o.jpg" alt="" width="378" height="266" /></p>
<p style="text-align: justify">Lo potremmo definire un Sangiovese giovane, un quasi Brunello&#8230; in rosa, ottenuto da vigne giovani di età variabile dai 5 ai 10 anni, poste su terreni ricchi di scheletro e galestrosi, esposti a Nord-Est, Sud e Nord, ad altezze variabili tra i 250 ed i 500 metri.<br />
I dati analitici della mia bottiglia del 2006, (mais oui! Nella Rioja la <a href="Vi%C3%B1a%20Tondonia%20Rosado%20Gran%20Reserva%202000">Bodega Lopez de Heredia</a>, una specie di <em>Biondi Santi riojana</em> commercializza ora il <a href="http://www.lopezdeheredia.com/spanish/vinos/tondoniaROS.html">Viña Tondonia Rosado Gran Reserva</a> annata 2000), parlano di gradazione alcolica di 13.97, zuccheri riduttori g/l: 1.45, Estratto secco totale g/l: 22.27 Acidità totale g/l: 6.00, SO2 totale mg/l: 102.<br />
Annata importante il 2006 a Montalcino, con una vendemmia definita “eccezionale al Greppo. Primavera fredda e piovosa. Giugno, Luglio ed Agosto non molto caldi, asciutti, con poche piogge ben intervallate. Settembre freddo ed asciutto.<br />
Inizio Vendemmia a metà Settembre con decorso asciutto e freddo. Uve sane, mature, con la buccia grossa e ricca di colore, vinificate in “bianco“. Il mosto ricco di zuccheri, estratti ed acidità. Sarà classificato il Brunello di tipo “Annata“ e “Riserva”.<br />
Al Greppo consigliano di servirlo come aperitivo e poi di goderlo a tutto pasto (a mio avviso su una vastissima gamma di piatti che vanno da antipasti freddi o umidi di pesce a carni bianche e pesce in varie preparazioni).<br />
Io l’ho abbinato con piena soddisfazione a delle penne rigate al sugo di melanzane ed ad un filetto di maiale e l’ho trovato ancora una volta superbo. Degno di portare il riverito nome del “Domaine” Biondi Santi in etichetta e ancora una volta antesignano, perché sono svariati oggi i produttori che prendendo l’esempio da quanto fatto da Franco sei anni orsono oggi producono, con risultati buoni e meno buoni (ne cito due buoni: Campi di Fonterenza e Sesti), rosati di Sangiovese in quel di Montalcino.<br />
<img class="alignright" style="border: 2px solid black;margin-left: 8px;margin-right: 8px" src="http://farm4.static.flickr.com/3050/2831915551_bf6ba9fc7d_o.jpg" alt="" width="262" height="207" />Splendido il colore, un rubino cerasuolo scarico ma brillante, con una leggera vena che accenna un timido riflesso granato, e un naso inconfondibilmente ilcinese e sangiovesiano, molto cremoso, compatto, variegato, di grande compostezza ed eleganza, che richiama in evoluzione nel bicchiere frutti rossi (ribes e ciliegia), note di macchia mediterranea e selvatiche, e poi via via rosmarino e una leggera speziatura, agrumi canditi, rose secche appassite, a comporre un insieme ben carnoso, ricco di polpa, vivo e godibile.<br />
In piena coerenza con la parte olfattiva la bocca, piena, asciutta il giusto con una vena tannica che incide e morde, spinge, sostiene e lancia in orbita un frutto vivo rotondo e godibile, tenuto in tensione da un’acidità ben calibrata, da una nitida sapidità, il tutto in una cornice di grande godibilità e piacevolezza, di grande ricchezza di gusto, che dà piena soddisfazione. Poteva essere diversamente con una bottiglia firmata <strong>Franco Biondi Santi</strong>?</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Per<strong> </strong>tutti gli amanti del vino</span><br />
<span style="color: #ffff00"><strong>Iscrivetevi alle news letter dell’A.I.S.</strong> </span><a href="../../../../../blog/2011/09/sito-internet-a-i-s-occorre-iscriversi-alle-news-letter-per-continuare-a-riceverle.html"><br />
<span style="color: #000000"><strong>Tutte le istruzioni qu</strong>i</span></a></p>
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