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	<title>Blog di Vino al Vino &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>La Doc Sicilia si avvia a diventare la Doc italiana più estesa: e allora?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 06:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Niente trionfalismi per favore! Leggo su un sito Internet palermitano, che definirei molto vicino e molto &#8220;ossequioso&#8221; con l’establishment vinicolo siciliano, la notizia secondo la quale, con riferimento alla recente nata Doc Sicilia, quella nata per poter accedere più comodamente &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/la-doc-sicilia-si-avvia-a-diventare-la-doc-italiana-piu-estesa-e-allora.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/doc-sicilia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7517" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="doc-sicilia" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/doc-sicilia.jpg" alt="" width="220" height="170" /></a><strong>Niente trionfalismi per favore!</strong><br />
Leggo su <a href="http://www.cronachedigusto.it/">un sito Internet palermitano</a>, che definirei molto vicino e molto &#8220;ossequioso&#8221; con l’establishment vinicolo siciliano, <strong><a href="http://www.cronachedigusto.it/archiviodal-05042011/325-scenari/8149-doc-sicilia-iscritti-oltre-33-mila-ettari-corsa-contro-il-tempo-per-il-consorzio.html">la notizia</a></strong> secondo la quale, con riferimento alla recente nata Doc Sicilia, quella nata <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2011/09/perche-e-nata-la-doc-sicilia-ma-per-accedere-ai-fondi-ue-che-domanda.html">per poter accedere più comodamente ai fondi CEE</a>, “all&#8217;assessorato regionale all&#8217;Agricoltura risultano iscritti oltre 33 mila ettari.<br />
E&#8217; il primo tassello di un iter che porterà l&#8217;Isola a poter imbottigliare il primo vino con il marchio Doc Sicilia a partire dalla vendemmia 2012. Ma il dato porta ad un&#8217;altra considerazione: con i termini per le rivendicazioni ancora aperte la Doc Sicilia è già di fatto la Doc italiana più estesa. Supera anche i 17 mila ettari del Prosecco”.<br />
Il sito titola la notizia, con incomprensibile trionfalismo, “La Doc Sicilia compie un altro poderoso passo avanti”.<br />
A me sembra invece che per il semplice fatto di conquistare il primato, effimero, della Doc più grande d’Italia, addirittura superiore a quella, già di per sé monstre, del Prosecco bi-regionale, non si faccia nessun passo avanti. O se lo si fa, si tratta di un passo che porta in una sola direzione, verso il baratro.<br />
Il sito Internet siciliano osserva che questa corsa sfrenata alla nuova Doc regionale “comporterà un&#8217;attenzione e un senso di responsabilità massimi per evitare che il vino Doc Sicilia si inflazioni troppo. Ma a sentire alcuni produttori è un rischio che non sarà difficile evitare perché tutta l&#8217;offerta dovrà rispettare paletti e indicazioni che, vuoi o non vuoi, faranno solo del bene all&#8217;offerta complessiva e anche al brand Sicilia”.<br />
In che cosa possa consistere il bene, apportato dalla nuova mega Doc, all’offerta dei vini siciliani e al marchio Sicilia, confesso che per me costituisce un assoluto mistero.</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Trinacria.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7518" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Trinacria" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/05/Trinacria.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo e rileggendo il disciplinare di produzione della Doc, <a href="http://www.stradedeivini.it/disciplinare.asp?Titolo=SICILIA+Doc&amp;Regione=Sicilia">che potete trovare qui</a>, a me cascano piuttosto le braccia già leggendo l’articolo 3, che recita “La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Sicilia” comprende l’intero territorio amministrativo della Regione Sicilia”.<br />
Per non parlare della lettura dell’articolo 1, con l’elenco sterminato e indistinto di vini, di ogni tipologia possibile, consentiti, e dell’articolo 2, con una base ampelografica infinita che consente tutto ed il contrario di tutto, dai vari autoctoni, agli internazionali più particolari tipo Mondeuse o Pinot nero.<br />
E’ una Doc – per occuparsi della quale si stanno avviando le pratiche per la costituzione di un consorzio di tutela dei produttori – onnivora, onnicomprensiva, buona per tutti gli usi, la Sicilia Doc, che dice tutto ed il contrario di tutto e così facendo non comunica niente. Se non che quell’elenco infinito di vini possibili, compresi gli assemblaggi bianchi e rossi bi-varietali, ed un vino di cui sentivamo tutti il bisogno, il Pinot grigio siciliano (che magari, strada facendo, diventa magicamente Prosecco Igt delle Venezie…), ha un solo ipotetico plus, l’origine, il fatto di essere prodotto non in un terroir particolare, ma nella grande isola chiamata Sicilia. E questo sarebbe “un poderoso passo avanti”? Ma non scherziamo, m&#8230;..a!</p>
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		<title>Cameriere, c’é un’ape nel mio vino! Ipotesi fantascientifiche, ma non troppo, sul futuro del mondo del vino</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 06:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla nostra brava e sempre attiva inviata speciale in UK, Giuseppina “Giusy” Andreacchio, un interessantissimo excursus sugli scenari futuri della produzione e del consumo del vino. Si parla della situazione del 2058 quando, con ogni probabilità, di questo blog non &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/05/cameriere-ce-unape-nel-mio-vino-ipotesi-fantascientifiche-ma-non-troppo-sul-futuro-del-mondo-del-vino.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/wine_big_thing_type.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7429" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="wine_big_thing_type" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/wine_big_thing_type.jpg" alt="" width="450" height="295" /></a></p>
<p>Dalla nostra brava e sempre attiva inviata speciale in UK, <strong>Giuseppina “Giusy” Andreacchio</strong>, un interessantissimo excursus sugli scenari futuri della produzione e del consumo del vino. Si parla della situazione del 2058 quando, con ogni probabilità, di questo blog non ci sarà più nessuna traccia. Come del sottoscritto. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo quello che Franco Ziliani ha trattato in un post di qualche giorno fa riguardo ai <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/risposte-estreme-al-global-warming-produrre-vino-sempre-piu-a-nord-anche-in-south-dakota-e-nebraska-why-not.html">Paesi produttori emergenti dell’America</a>, mi e’ venuto in mente un articolo, anzi un vero e proprio report, che la famosa azienda inglese, <a href="http://www.bbr.com/">Berry Bros &amp; Rudd</a> ha reso noto nel 2008, dove viene fatta una descrizione del mondo del vino tra 50 anni.<br />
L’azienda venne fondata a Londra <a href="http://www.bbr.com/about/history">nel 1698</a> a St James Street e vantava, tra i suoi clienti, il poeta inglese Lord Byron. Oggi e’ gestita da membri della famiglia dei fondatori e ci lavorano 4 Master(s) Wine che hanno stilato il rapporto dopo lunghi studi.<br />
Il testo, dal titolo <em>Future of Wine Report,</em> la dice lunga su come sarà il mondo del vino nel 2058 nel quale gli esperti inglesi prevedono l’evoluzione di alcune zone vitivinicole e l’involuzione di altre. Vengono toccati vari punti e sebbene l’azienda abbia nel suo portfolio soltanto <em>Fine Wines</em>, la relazione analizza anche i cosiddetti <em>Volume Wines</em> ossia i vini destinati alla rete della grande distribuzione.<br />
La relazione, interessante, divertente e che fa riflettere molto, si apre con un’analisi del vino da scaffale e secondo i pronostici la Cina diventerà il principale produttore di vino di questo livello. Proprio come i suoi monsoni, ‘<em>China is set to take the world of wine by storm’</em>, in quanto possiede i vigneti ma manca l’esperienza tecnica per trarne il meglio.<br />
Nuovi Paesi emergeranno come per esempio, Ucraina, Moldavia, Croazia, Slovenia e Polonia mentre gli USA dovranno difendersi dal vicino Canada, in particolare il sud dell’Ontario e della British Columbia, che lasciando la postazione mondiale numero 32 (rifacendomi ai dati del 2008 s’intende) riuscirà a posizionarsi accanto al temuto vicino, gli Stati Uniti, fronteggiandolo senza remore.<br />
L’Australia, a causa della siccità iniziata appunto nel 2008, passerà da paese produttore di vino da scaffale a paese produttore di vini di ‘nicchia’: più terroir, più qualità e maggiore sfruttamento delle zone più umide, come per esempio la vicina Tasmania. Ovviamente il cambiamento climatico é il fattore primario di questi slittamenti di aree di produzione, così come sta avvenendo in Inghilterra.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Winefuture2011.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7430" title="Winefuture2011" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/Winefuture2011.jpg" alt="" width="522" height="427" /></a><br />
Berrys non poteva infatti esimersi dall’includere nelle sue previsioni la propria nazione. Il titolo della parte in questione dice ‘<em>Bow Down to British Bubbly’</em> (facciamo un inchino alle bollicine inglesi). La conseguenza del global warming e’ l’aumento della temperatura in Gran Bretagna che nel 2007 ha registrato il secondo anno più caldo in 356 anni.<br />
Si registrano attualmente 1000 vigneti in Inghilterra, localizzati in Kent, Hampshire, Essex e Sussex e la produzione nel 2006 e’ stata di poco più di 3.3 milioni di bottiglie. Secondo Berrys la quantità di terra destinata alla viticoltura in Inghilterra potrebbe addirittura eguagliare quella della Francia nel 2058. In effetti si sta parlando tanto del fatto che famose case di Champagne francesi stanno volgendo lo sguardo verso i terreni calcarei del sud dell’Inghilterra.<br />
Alla domanda: ‘la Cina batterà Bordeaux?’ nella sezione vini di qualità, Jasper Morrison, MW commentava: ‘sono assolutamente convinto che la Cina sarà in grado di scendere in campo come produttore di fine wines e rivaleggiare con la Francia’. Lo stesso potrebbe accadere sul fronte dell’India: la richiesta locale (il mercato del vino cresce ad un tasso del 25% ogni anno) e l’aggressiva promozione da parte del governo stanno spingendo gli indiani a considerare in modo crescente il vino come un vero e proprio <strong>status symbol</strong>.<br />
Sebbene in India rimanga ancora qualche ‘riserva’ sul vino (scusate il gioco di parole!) considerato immorale, le varie belle attrici <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bollywood">bollywoodiane</a> vengono ormai filmate con vari bicchieri di vino in mano durante i loro coloratissimi films. Alun Griffiths MW sostiene che l’India ha il potenziale per ‘abbracciare la produzione vinicola in larga misura e la forza economica per dettare ai produttori quale stile di vino dovrebbero produrre’.<br />
Un altro aspetto ampiamente discusso e’ la possibile nascita di grandi brands che porteranno le grandi aziende del nuovo mondo alla creazione di vini con uve geneticamente modificate per cambiare il gusto del vino ed adattarlo allo stile voluto dal consumatore. Per cui si arriverà, sostiene Berrys, all’identificazione da parte dei consumatori di determinati brands (associati a particolari aromi e sapori), perdendo di vista però la provenienza territoriale, proprio come avviene con i superalcolici (Smirnoff, per esempio). Be’, speriamo che almeno questo però non accada!<br />
Oppure si accenna alla possibilità della creazione di vigneti per crescere uve geneticamente modificate, resistenti alle malattie e all’introduzione di lieviti alterati per la produzione di vini a basso contenuto alcolico, e i vigneti potrebbero essere addirittura coltivati idroponicamente su terreni fluttuanti al largo delle coste, per risparmiare l’occupazione della terra.<br />
Tra 50 anni, il vetro verrà quasi esclusivamente sostituito dal cartone e molto vino verrà venduto sfuso per minimizzare l’impatto ambientale ed incrementare l’industria dell’imbottigliamento locale. Solo l’1% o massimo il 2% del vino verrà chiuso col sughero, e comunque il tappo avrà un chip incorporato, poco più grande di un chicco di riso, che racchiuderà il DNA di quella specifica bottiglia sbaragliando il rischio della contraffazione.<br />
La vendita <em>en primeur </em>stabilirà forti legami col mondo degli investimenti e la figura degli agenti, ‘talent scouts’, alle prese con l’individuare i migliori vini degli Châteaux da segnalare agli acquirenti diventerà il lavoro del futuro. Questo darà una grande chance ai consumatori, privati e non, di accaparrarsi bottiglie che, una volta immesse sul mercato, raggiungeranno prezzi da capogiro. Château Lafite-Rothschild 2005 che oggi si può acquistare per la misera cifra di circa € 10,000 potrebbe essere disponibile solo alla modica cifra di 10 milioni di euro nel 2058!<br />
Attenti, cari amanti del vino, perché potreste trovare un’ape nel vostro bicchiere mente sarete seduti al tavolo del vostro ristorante chic preferito. Si prevede infatti che nel 2058 ogni cameriere avrà a disposizione un nuovo espediente per fare in modo che, per esempio, una bottiglia di Château Margaux del 2005 che sa di tappo non raggiunga mai il cliente.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/winefuture.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7431" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="winefuture" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/winefuture.jpg" alt="" width="551" height="367" /></a><br />
Degli studi di biotecnologia hanno infatti dimostrato che le api domestiche hanno un forte senso dell’olfatto e allungano la proboscide quando riconoscono particolari buoni odori o odori sgradevoli, come per esempio il tappo e associano questi all’odore del cibo.<br />
Così la loro reazione viene registrata su un software che, incorporato in un piccolo strumento portato dal sommelier, gli segnalerà che il vino non e’ integro ed eviterà al ristoratore pertanto brutte figure e conti in sospeso.<br />
Si parla tanto di quello che succederà nel mondo del vino futuro, delle nuove tendenze, delle aspettative, delle statistiche, frutto meticoloso del lavoro di ricercatori scrupolosi ed attenti, dell’evoluzione dei gusti, dei nuovi paesi emergenti e dei vecchi disciplinari che fino a ieri hanno fatto il loro sacrosanto dovere ma oggi ahimè puzzano di stantio.<br />
La storia é un intreccio di ‘corsi e ricorsi’ diceva il filosofo italiano Giambattista Vico e siamo noi, intendo gli operatori del campo, a gettare, anche a volte inconsapevolmente, col nostro operato le basi degli sviluppi della storia del vino.<br />
Ho riscontrato in questa relazione punti positivi ed altri meno. A riguardo degli aspetti negativi o che ad alcuni di noi oggi possono piacere di meno, posso solo dire che se questo report funziona come le previsioni del tempo inglese, allora cari lettori possiamo veramente iniziare a prepararci a ciò che succederà perché gli Inglesi…. ci azzeccano sempre!</p>
<p>Per leggere il report originale, seguire il link:<br />
<a href="http://www.wineanorak.com/BerryBrosReportFutureWine.pdf">http://www.wineanorak.com/BerryBrosReportFutureWine.pdf</a></p>
<p>Giuseppina Andreacchio</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vinitaly, ma vale davvero la pena partecipare? Il gioco vale la candela?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 06:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Naturale tentare un piccolo bilancio, a livello di impressioni e senza nessuna pretesa di completezza, sul Vinitaly appena concluso. A me è bastato un solo giorno di presenza, il martedì, per convincermi che anche con la nuova formula che prevedeva &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/vinitaly-ma-vale-davvero-la-pena-partecipare-il-gioco-vale-la-candela.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/PuntodomandaVinitaly-vert.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7368" title="PuntodomandaVinitaly-vert" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/04/PuntodomandaVinitaly-vert.jpg" alt="" width="283" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Naturale tentare un piccolo bilancio, a livello di impressioni e senza nessuna pretesa di completezza, sul Vinitaly appena concluso. A me è bastato un solo giorno di presenza, il martedì, per convincermi che anche con la nuova formula che prevedeva l’apertura alla domenica e la chiusura il mercoledì sera, quindi 4 giorni invece dei consueti 5, (si tenga conto che alla Prowein sono solo tre, quest’anno dal 4 al 6 marzo, da domenica a martedì, nel 2013 sarà dal 24 al 26 marzo, mentre Vinitaly si svolgerà dal 7 al 10 aprile) le cose non sono assolutamente cambiate.<br />
E lasciando perdere la domenica (che anche quest’anno mi hanno raccontato essere stata appannaggio di un pubblico non molto di addetti ai lavori) e basandosi sui tre giorni feriali, cambiando l’ordine dei fattori il risultato resta lo stesso. Quello di una variopinta kermesse che prova anche ad essere una fiera professionale dove i produttori, spendendo un sacco di soldi, provano a proporre i propri vini, a stringere accordi commerciali, a fare business.<br />
Trovo allucinanti i racconti, che ho ascoltato, del lunedì quando per arrivare in fiera, da Desenzano o da nord di Verona, sono servite anche tre ore, dell’ora abbondante necessaria per uscire dai parcheggi, del blocco delle comunicazioni telefoniche che rendevano di fatto inutilizzabili i cellulari (evidentemente gli organizzatori non erano al corrente che ogni giorno accorrono in fiera migliaia e migliaia di persone, tutte cellular-munite, che avrebbero l’insana pretesa di poter comunicare), dell’impossibilità di utilizzare le connessioni wireless ad Internet e altre storie di ordinaria pasticcionesca italica (e veronese) disorganizzazione.<br />
Sorvolo sui racconti di prezzi da ladrocinio praticati, con aumenti improvvisi sui prezzi fissati al momento della prenotazione, da albergatori e sulla qualità del servizio offerto, ai prezzi elevati richiesti, da molti ristoratori della zona tutta intorno alla fiera. Evidentemente considerati fessi, soprattutto gli stranieri, da spennare in questo grande momento di Bengodi dell’anno che non solo risana o tiene a galla il bilancio dell’Ente Fiera di Verona, ma offre interessanti margini di guadagno a tutti gli operatori della filiera turistica veronese e gardesana.<br />
Così come è collocato, in quella posizione, a breve distanza dal centro storico della città di Romeo e Giulietta, il salone, anche se gli organizzatori fossero (cosa che non sono) dei fenomeni, sarebbe sempre destinato ad avere problemi logistici, a far registrare quei disservizi di cui tutti, anno dopo anno, si lamentano.<br />
In un altro Paese che non fosse questa sgarruppata Italietta si sarebbe progettata da tempo, volendo mantenere la rassegna a Verona (anche se ci sono valide alternative, rappresentate ad esempio dal <a href="http://www.fieramilano.it/fieraweb/fiera-milano/fiera-milano-rho.html">nuovo polo fieristico di Milano Rho</a>) una collocazione alternativa a quella rappresentata dall’attuale polo di viale del Lavoro.<br />
Così non è stato fatto e quindi per anni gli utenti della fiera, in primis gli espositori, si troveranno a dover pagare un sacco di soldi per venire ripagati da un servizio non all’altezza di quanto hanno speso e delle loro legittime aspettative.<br />
Ma la domanda centrale, quella che emerge dai discorsi di tanti produttori, non le grandi aziende che non hanno particolari problemi ad ammortizzare questo tipo di investimenti, ma da quello delle tantissime piccole e medie aziende agricole che compongono il tessuto connettivo del panorama del vino italiano, è più che mai: ma il gioco vale la candela?<br />
E’ davvero fondamentale per un produttore di vino essere presente, anno dopo anno, ai nastri di partenza del Vinitaly? In un’analisi lucida del rapporto costi-ricavi (e i costi tendono sempre ad aumentare) i costi vengono quantomeno pareggiati e bilanciati dai ricavi?<br />
Aggirandomi martedì per i vari padiglioni e vedendo molti stand desolatamente vuoti, o scarsamente frequentati, con i produttori intenti a chiacchierare tra loro più che a discutere con eventuali visitatori, mi sono chiesto e l’ho chiesto ai produttori se la loro presenza al Vinitaly stesse avendo un senso, se fossero contenti di esserci oppure no… Molte risposte ricevute mi hanno fatto pensare che non fossero propriamente soddisfatti del loro investimento e che magari il prossimo anno ci penseranno un po’ prima di ripetere l’esperienza.<br />
E poi vogliamo dirlo chiaramente che riesce sempre più difficile credere che il Vinitaly sia una rassegna professionale riservata agli addetti ai lavori quando nonostante il costo del biglietto sia stato aumentato e portato a 50 euro continuano ad aggirarsi in fiera, e non solo la domenica, ma nei giorni feriali, un sacco di persone che, senza voler in alcun modo “criminalizzare” gli appassionati, che hanno una fondamentale importanza e sono i naturali destinatari del “prodotto” vino, sono tutt’altro che il genere di persone che sarebbe lecito pensare di trovare in una manifestazione simile?<br />
Quando si continuano ad incontrare ragazzotti dal tasso alcolico elevato e ragazze per le quali bianco o rosso per me pari sono, basta bere, è davvero difficile pensare che si tratti della manifestazione più importante del vino italiano e non, invece, di una mega sagra di paese.<br />
L’odore del fritto, delle salamelle, dei soffritti a base di aglio e cipolla era la dominante (alla faccia di quelli che vorrebbero cogliere tutte le sfumature aromatiche e le complessità del bouquet) in svariati padiglioni. Mi chiedo come possano tollerare uno spettacolo indecoroso del genere produttori che pagano migliaia di euro per essere a Verona…</p>
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		<title>La Sicilia lancia i vini pop in brik e bag in box: ma non chiamiamola operazione culturale</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 06:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intendiamoci, non c’è nulla di male, tanto più in questi tempi di crisi in cui il vino sfuso conosce un incremento straordinario, ad ingegnarsi e percorrere tutte le strade possibili per vendere vino e procurare reddito ai viticoltori, impedendo una &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/la-sicilia-lancia-i-vini-pop-in-brik-e-bag-in-box-ma-non-chiamiamola-operazione-culturale.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/NeroAvolapopbrik.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7356" title="NeroAvolapopbrik" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/NeroAvolapopbrik.jpg" alt="" width="178" height="550" /></a>Intendiamoci, non c’è nulla di male, tanto più in questi tempi di crisi in cui <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/vendite-di-vino-sfuso-in-forte-aumento-in-italia-merito-dei-nuovi-consumatori-o-effetto-della-crisi.html?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=vendite-di-vino-sfuso-in-forte-aumento-in-italia-merito-dei-nuovi-consumatori-o-effetto-della-crisi">il vino sfuso conosce un incremento straordinario</a>, ad ingegnarsi e percorrere tutte le strade possibili per vendere vino e procurare reddito ai viticoltori, impedendo una fuga dai vigneti e assicurando la sopravvivenza di un’economia basata sulla produzione e vendita di uva.<br />
E nessuno si sogna di certo, con questi <a href="http://www.ilgiornale.it/economia/le_vacanze_pasquail_71_restera_casapesa_caro_carburanti/pasqua-caro_benzina-carburanti-vacanze-crisi_economica/25-03-2012/articolo-id=579407-page=0-comments=1">mala tempora che currunt</a>, di demonizzare o snobbare stupidamente la vendita di vino in contenitori non tradizionali come brik o bag in box. C’è un ampio mercato, in crescita, per questo genere di vino di base, di primo prezzo, e un numero crescente di consumatori. Ma sempre “vino in cartone” pur con tutta la comprensione del fenomeno e la giusta simpatia, resta.<br />
Per questo motivo, pur riconoscendo la valenza sociale, il carattere di salvataggio economico di un comparto e di questa operazione, ribaditi <a href="http://www.agi.it/food/notizie/201203261251-eco-rt10092-vinitaly_sicilia_lancia_vini_pop_lombardo_e_qualita">nel corso di una presentazione al Vinitaly</a> da parte del Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, ci andrei molto cauto prima di attribuire, come alcuni hanno fatto, un carattere “culturale” al nuovo <a href="http://vinipopsicilia.it/progetto.php">progetto</a> di commercializzazione del vino siciliano denominato “<a href="http://vinipopsicilia.it/index.php">I Vini Pop</a>”.<br />
Perché anche se si tratta di un&#8217;iniziativa promossa congiuntamente dall’Assessorato regionale delle Risorse Agricole e Alimentari e dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali, e su brik e bag in box di Nero d’Avola e Catarratto campeggia un famoso quadro di Antonello da Messina, sempre di vino in cartone si tratta, di onesto, rispettabilissimo vino quotidiano, o “daily wine” come lo si preferisca chiamare.<br />
Poi lo si potrà anche <a href="http://www.siciliainformazioni.com/giornale/wineandfood/142273/vini-nuovi-orizzonti-daily-wine-siciliano.htm">presentare in maniera più pomposa</a> e con linguaggio da pubbliche relazioni e addetti stampa, puntando sul suo packaging attraente, che “coniuga vino e cultura”, grazie ad “icone culturali riconosciute internazionalmente e rivisitate in chiave pop-art” che “doneranno un’esplosione di colori, quelli, appunto, della Sicilia per rivendicare un nuovo modo di bere di qualità, recuperando la cultura”.<br />
Ma tutto nasce da un errore che nessuno vuole riconoscere, ma che in molti hanno fatto o sono stati spinti a fare: aver piantato troppi ettari di vigneto, aver creduto ad una crescita straordinaria per quell’angolo di Nuovo Mondo in terra italiana che è la Sicilia, crescita che prescindeva però dalle effettive capacità dei mercati, interni ed esteri, di assorbire tutto quel mare di nuovo vino prodotto.<br />
E da un’emergenza che ora che i contributi per la distillazione comunitari sono ridotti o tendono a sparire, e denaro pubblico da <strong><span style="text-decoration: line-through;">gettare</span></strong>, pardon spendere per operazioni di mantenimento in vita di strutture produttive decotte o prive di sbocchi sul mercato ce n’è sempre meno, emerge in tutta la sua drammaticità.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Vinipopbaginbox.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7353" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Vinipopbaginbox" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Vinipopbaginbox.jpg" alt="" width="192" height="405" /></a>Come ha detto il presidente Lombardo nella conferenza stampa, &#8220;Ci siamo posti un problema. Abbiamo 100mila ettari di viticoltura in Sicilia e ci ritroviamo dinnanzi ad un&#8217;evidenza: il 50% di quei terreni coltivati a vite produce uva da mosto che vende a 15-16-17 centesimi, meno del prezzo di produzione”.<br />
Di fronte a questo dramma si è scelto di lanciare &#8216;Vini Pop&#8217;, ovvero, &#8220;un vino di qualità, garantendo al produttore un prezzo di circa 50 centesimi, che porta a un guadagno, e con un prezzo imposto al consumo che porta così a coniugare domanda e offerta&#8221;, ma sempre di soluzioni tampone di emergenza di tratta, non meniamone vanto parlando di sfide “per la commercializzazione del vino siciliano di qualità nella grande distribuzione, attraverso il comodo e accattivante formato brik o bag in box, arricchito da raffigurazioni artistiche e storiche dell’isola rivisitate in chiave pop-art”.<br />
Se ci fosse stata una vera programmazione, una strategia seria e ragionata di ampliamento del vigneto siciliano, simili progetti d’emergenza non sarebbero stati necessari e non sarebbe stato necessario “sbattere” i capolavori della pittura e dell’arte siciliana sui vini in cartone…</p>
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		<title>Zonazione per il Brunello? Pensarci è solo un’assurda, improponibile utopia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 07:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo dice anche la rivista inglese Decanter, in una news, a firma del responsabile delle news dell’edizione on line, Adam Lechmere, che pensare ad una zonazione, alla studio e alla determinazione di diverse sottozone (o menzioni geografiche aggiuntive, come le &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/zonazione-per-il-brunello-pensarci-e-solo-unassurda-improponibile-utopia.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://farm4.staticflickr.com/3609/3351801534_7f23d9b42d_o.jpg " alt="" width="378" height="284" /></p>
<p style="text-align: justify;">Lo dice anche la rivista inglese Decanter, <a href="http://www.decanter.com/news/wine-news/529806/brunello-subzones-desirable-but-unlikely-say-experts">in una news</a>, a firma del responsabile delle news dell’<a href="http://www.decanter.com/">edizione on line</a>, Adam Lechmere, che pensare ad una zonazione, alla studio e alla determinazione di diverse sottozone (o <a href="http://gis.oikosweb.com/gisweb/consorziotutela/">menzioni geografiche aggiuntive</a>, come le hanno chiamate, con rara fantasia, nelle Langhe), sarebbe cosa buona e giusta, auspicabile e sensata.<br />
E che di questa innovazione, che consentirebbe di conoscere e interpretare meglio la vocazionalità del territorio, che non è uguale ovunque, negli oltre duemila ettari raggiunti dalla denominazione maggiore, trarrebbero vantaggio i consumatori di tutto il mondo, e anche i produttori. Con una comunicazione molto più efficace.<br />
Ma pensare di fare qualcosa del genere a Montalcino, con il Brunello di Montalcino, è pura utopia, o meglio, per dirla con le parole di Decanter, <strong>“it&#8217;s politically highly unlikely</strong>”, è politicamente molto improbabile. E inverosimile e aggiungo io sgradito a larga parte dei diretti interessati. Questo anche se, come ricorda la wine writer <strong>Kerin O’Keefe</strong> in un articolo uscito sul numero di aprile, è un’evidenza solare che “i terroir varino in maniera molto significativa nei 2000 ettari della denominazione”, che cambino le altitudini, le sommatorie termiche, le temperature massime estive, le epoche e le condizioni di maturazione del Sangiovese, tra la zona classica a nord e le propaggini più a Sud che hanno ospitato larga parte degli insediamenti vitati a partire dagli anni Novanta.<br />
E anche se molti produttori sostengono che il Sangiovese può ugualmente maturare bene in ogni contesto.<br />
Ma ogni remota ipotesi di introdurre un’ipotetica gerarchia qualitativa mediante la definizione di “sottozone”, a causa “degli interessi commerciali esistenti a Montalcino” è destinata a fallire.<br />
I <span style="text-decoration: line-through;">fottutissimi</span>, pardon, <em>fucked</em>, interessi, i diritti acquisiti, che vedono legittimati a produrre Brunello aziende che dispongono di terroir adatti al massimo per piantare patate oppure vitigni internazionali da destinare al massimo a Super Tuscan o Sant’Antimo, e non Sangiovese destinato a quel grande vino che è (o dovrebbe essere) il Brunello, rendono un progetto di assoluto buon senso, da introdurre e applicare in una delle più mediatiche denominazioni italiane, per qualificare e valorizzare ancora meglio quel vino inimitabile, massima espressione del Sangiovese, che è il Brunello, irrealizzabile, utopico. Improponibile.<br />
Ma, accidenti, a Montalcino ci sarà qualcuno prima o poi che renderà conto ai responsabili di questo assurdo allargamento a dismisura della zona di produzione di questa scelta, legata esclusivamente a criteri politici e di conquista e gestione del consenso politico, e che non ha certo fatto del bene alla denominazione e, di fatto, mette sul mercato vini che non hanno e non avranno mai le caratteristiche minime per essere veramente grandi, unici, inimitabili?</p>
<p style="text-align: justify;">___________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
ATTENZIONE!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p style="text-align: justify;">anche<strong> Lemillebolleblog, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui </a></strong>e di <strong>iscrivervi alla news letter</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Castel del Monte Nero di Troia Doc Jazzorosso 2009 Agricola del Sole</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/castel-del-monte-nero-di-troia-doc-jazzorosso-2009-agricola-del-sole.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=castel-del-monte-nero-di-troia-doc-jazzorosso-2009-agricola-del-sole</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 07:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani Voglio innanzitutto scusarmi con i venticinque fedeli lettori di manzoniana memoria di questa rubrica per aver dato buca la scorsa settimana. Una serie di problemi tecnici legati all’entrata on line della &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/castel-del-monte-nero-di-troia-doc-jazzorosso-2009-agricola-del-sole.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Jazzorosso-007.jpg"><img class="alignright  wp-image-7204" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="Jazzorosso 007" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Jazzorosso-007.jpg" alt="" width="242" height="450" /></a></em><strong>I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Voglio innanzitutto scusarmi con i venticinque fedeli lettori di manzoniana memoria di questa rubrica per aver dato buca la scorsa settimana. Una serie di problemi tecnici legati all’entrata on line della nuova versione di Vino al vino mi hanno suggerito di rimandare al primo martedì di marzo la ripresa del discorso iniziato qualche mese orsono e dedicato ai vini delle aziende protagoniste di <strong>Radici del Sud 2011</strong>, aziende che sono pronto a scommettere saranno di nuovo ai nastri di partenza dell’edizione 2012.<br />
E per riprendere alla grande il discorso ho pensato di ripartire da un’azienda di cui avevo già scritto su questo blog, <a href="../../../../../blog/2011/12/garantito-da-me-castel-del-monte-rosato-chiancarosa-2010-agricola-del-sole.html"><strong>qui</strong></a>, e anche su Vinix, <a href="http://www.vinix.com/degustazioni_detail.php?ID=3062"><strong>qui</strong></a>, un’azienda, come scrivevo già a dicembre, che opera nell’intero ambito dell’agroalimentare di qualità in terra pugliese e che se può contare su validissimi vini può proporre anche altrettanti validi oli extravergine di oliva, pasta di livello strepitoso, confetture, taralli e prodotti da forno, a completare un’offerta di <a href="http://www.agricoladelsole.it/it/prodotti-tipici-pugliesi.html">prodotti tipici pugliesi</a> a 360 gradi.<br />
Ho già detto che ci troviamo in <strong>Puglia</strong>, e per essere precisi in provincia di Bari, a Corato nella <strong>Murgia</strong>, e l’azienda é la nuova realtà imprenditoriale che porta il nome di <a href="http://www.agricoladelsole.it/index.php">Agricola del Sole</a>, opera di una famiglia, i <strong>Casillo</strong>, ovvero i fratelli Francesco, Mimmo, Pasquale e Cardenia Casillo attivi in campo agricolo da oltre cinquant’anni, da quando nel 1958 il capostipite, Vincenzo Casillo, avviò un’attività molitoria a Corato tracciando un lungo cammino che ha reso il <a href="http://www.casillogroup.it/">Gruppo Casillo</a> leader mondiale nella selezione, movimentazione, miscelazione, trasformazione e commercializzazione del grano duro.<br />
Come si legge <a href="http://www.agricoladelsole.it/index.php">sul sito Internet aziendale</a>, l’azienda è nata “per raggiungere virtuose ambizioni. Far conoscere oltre i confini regionali e nazionali lo splendore antico delle distese olivicole che si dispiegano nel territorio natio, centro dinamico del Nord Barese della Puglia; far assaporare il gusto deciso dei vini locali; far comprendere la grandezza del comparto agro alimentare pugliese”. Non contenti di produrre ottimi prodotti alimentari e della <a href="http://www.agricoladelsole.it/it/pasta-schede.html">pasta</a>, orecchiette, maccheroncini rigati, fusilli, mezzanelli tutti trafilati al bronzo, prodotti in pratiche confezioni da 250 grammi e di una bontà tale da creare dipendenza (provate altra pasta, anche le migliori, dopo questa di Agricola del Sole, vi sembrerà di mangiare pasta senza sapore…), e buon olio extravergine i Casillo hanno pensato bene che non era possibile pensare di abbracciare l’intero arco del settore agroalimentare se nella gamma non fosse stato compreso il prodotto forse più emblematico dell’offerta pugliese, il vino.<br />
E scegliendo di produrre vino, di essere l’ennesimo produttore di vino di Puglia che andava ad aggiungersi ai tanti già esistenti, hanno intelligentemente scelto di non appiattirsi su quei modelli di vino, di stile internazionale o omologato ad un gusto “americano” che esiste molto più nell’immaginazione di certa pubblicistica, che non sono mancati (e non mancano) anche in terra pugliese.<br />
Ma oltre ad imboccare la strada maestra del lavorare su vitigni autoctoni, i Casillo, ed il loro bravo amministratore Pasquale Cinone, hanno scelto senza esitazione di sottolineare al massimo, valorizzare ed enfatizzare il carattere territoriale dei vini, elemento vincente favorito dall’aver puntato per la parte vitivinicola su una delle aree che in tutta la Puglia è maggiormente in grado di conferire quel carattere spiccato, quel gusto “di terroir” che riesce a rendere i vini personali e unici.<br />
L’area è quella della <strong>Murgia</strong> e della denominazione <strong>Castel del Monte</strong>, che può contare su una tipologia di terreni assolutamente peculiari, geologicamente risalenti al Cretaceo, perché “la Murgia è sostanzialmente una concrezione calcarea compatta. Costituita da carbonati di calcio e di sodio”, con una matrice litologica che garantisce un eccellente drenaggio dell’acqua. E, cosa più importante, assicura ai vini una freschezza, una sapidità, un nerbo, un qualità del tannino, che non è facile trovare in vini provenienti da altre zone, seppure vocatissime, della Puglia.<br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Jazzorosso-008.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7205" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="Jazzorosso 008" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/Jazzorosso-008.jpg" alt="" width="540" height="405" /></a><br />
Qualche piccola variazione sul tema in azienda se la permettono, con il <a href="http://www.agricoladelsole.it/it/vini-schede/101-vino-spaccapietre-nero-di-troia.html">Castel del Monte Spaccapietre</a> dove il Nero di Troia ed il Montepulciano (base dell’ottimo rosato Chiancarosa), sono affiancati da una quota di Aglianico e di Cabernet Sauvignon, ma è il <strong>Nero di Troia</strong> (presente al 75% nello Spaccapietre) l’uva sulla quale giustamente si punta come vitigno identitario di grande personalità.<br />
La migliore dimostrazione arriva da un vino come il <a href="http://www.agricoladelsole.it/it/vini-schede/135-vino-jazzorosso-nero-di-troia.html"><strong>Castel del Monte Rosso Nero di Troia Jazzorosso</strong></a>, nome legato ad una struttura tipica del <a href="http://www.parcoaltamurgia.it/">Parco Nazionale dell&#8217;Alta Murgia</a>, esaltazione delle grandi potenzialità del Nero di Troia (o Uva di Troia) il vitigno, dice l’azienda, “che da secoli trasforma il silenzio di queste vigne in un vino che porta il suo nome in tutto il mondo. Il nostro compito è mettere in bottiglia l&#8217;emozione di questo frutto”. Ma non è solo frutto, perbacco, anche se di ottima qualità, maturo al punto giusto e non sovramaturo o ridotto a marmellata, magari con venature di legno e alcol impazzito, questo vino, da vigneti posti a 450 metri di altezza in contrada San Giuseppe di Andria, vigneti allevati a guyot con 4400 piante per ettaro, e resa tra gli 80 ed i 100 quintali.<br />
Vino prodotto con una lunga macerazione sulle bucce, di circa 3 settimane, per arrivare ad una ottimale estrazione polifenolica e affinato da 6 ad 8 mesi in barrique di rovere francese (non nuove) e successivamente per altri 6 mesi in bottiglia.<br />
Un vino che definirei, in sintesi, complesso, pluridimensionale, eppure di grande piacevolezza.<br />
Bello il colore, non di quelli spaventevolmente fitti, concentrati, impenetrabili, un rubino violaceo brillante, giusta la densità, ben lontana dalla grassezza opulenta e spalmabile, più mangia e bevi che bevi, di certi presunti “campioni” dell’enologia pugliese, ma subito molto appealing, sorprendentemente profondo, fresco, vivo, il bouquet, dove si coglie e come non si potrebbe con una varietà come l’Uva di Troia?, la frutta rossa, la ciliegia e soprattutto la prugna, ma resa più intrigante, variegata, da una ricca gamma di sfumature, dove accanto alla liquirizia al pepe nero e al ginepro si colgono la terra, accenni selvatici e di macchia mediterranea, venature intensamente petrose e minerali, e che arrivano addirittura a richiamare il catrame.<br />
Meglio ancora, più caratterizzata e personale, la bocca, ricca di energia e vigore, piena, succosa, con un frutto di grande integrità e polpa, resa più dinamica da un tannino centrale, ben presente, ma non aggressivo, duro o astringente, un tannino “giusto”, da una bellissima acidità e da una notevole freschezza, da una grande ricchezza di sapore, da un “sale”, un nerbo, una terrosità, che rendono il vino pluridimensionale, anche se molto godibile, goloso, molto caldo e largo sul palato, e inconfondibilmente pugliese e mediterraneo. Seppure con il marchio forte, tipico, personalissimo, della Murgia.<br />
Un vino perfetto per chi ama i piatti a base di carne, assolutamente “carnivoro” per sua natura. Un vino che si esalta a tavola, proprio come dovrebbe accadere sempre per ogni rosso pugliese degno di questo nome…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Agricola del Sole</strong><br />
Via Sant&#8217;Elia z.i. &#8211; 70033 Corato (BA)<br />
Tel.: +39 080 246 32 52<br />
Fax: +39 080 872 21 36<br />
E-mail: <a href="mailto:info@agricoladelsole.it">info@agricoladelsole.it</a><br />
Sito Internet <a href="http://www.agricoladelsole.it/">www.agricoladelsole.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><img class="alignnone" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" src="http://farm6.staticflickr.com/5127/5247147613_486d7e70ef_o.jpg " alt="" width="378" height="233" /></span></p>
<p>Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ivinidiradici.com/" target="_blank">www.ivinidiradici.com</a></p>
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<p><a href="../../../../../">www.vinoalvino.org</a><br />
___________________________________________________________</p>
<p><strong><br />
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		</item>
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		<title>Brunellopoli quattro anni dopo: una disinvolta lettura di Lamberto Frescobaldi</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/brunellopoli-quattro-anni-una-disinvolta-lettura-di-lamberto-frescobaldi.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=brunellopoli-quattro-anni-una-disinvolta-lettura-di-lamberto-frescobaldi</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 11:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Va bene che, come qualcuno propone, a Montalcino bisogna “finalmente” permettere “alle grandi aziende di contare di più”, e quindi determinati modi di ragionare è naturale che emergano e che magari vengano pienamente legittimati e totalmente sdoganati, ma credo che &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/brunellopoli-quattro-anni-una-disinvolta-lettura-di-lamberto-frescobaldi.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/LambertoFrescobaldi.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7220" style="margin-left: 9px; margin-right: 9px;" title="LambertoFrescobaldi" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/LambertoFrescobaldi.jpg" alt="" width="450" height="297" /></a><br />
Va bene che, <a href="../../../../../blog/2012/02/brunello-di-montalcino-cambiare-il-disciplinare-per-permettere-alle-grandi-aziende-di-contare-di-piu.html">come qualcuno propone</a>, a <strong>Montalcino</strong> bisogna “finalmente” permettere “alle grandi aziende di contare di più”, e quindi determinati modi di ragionare è naturale che emergano e che magari vengano pienamente legittimati e totalmente sdoganati, ma credo che bisogna fare grande attenzione alla piega strana che a quattro anni circa dal suo scoppio la lettura di quella cosa molto grave e pericolosa che è stata <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brunellopoli">Brunellopoli</a> sta prendendo.<br />
Volete scommettere che tra poco non solo si arriverà ad affermare, anche se all’epoca ne scrisse <a href="http://dinersjournal.blogs.nytimes.com/2008/04/03/fraudulent-brunellos-shocking/">la stampa di tutto il mondo</a>, che non ci sia stato nessuno scandalo, e che qualcuno arriverà addirittura ad assolvere e beatificare, perché in fondo non hanno fatto niente, i <strong>taroccatori del Brunello</strong>?<br />
Fateci caso, dapprima, <a href="http://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=5996">come ho scritto qui</a>, c’è stata <strong style="text-align: justify;"></strong> la lettura del tutto rassicurante, del tutto minimizzante e giustificatoria di Brunellopoli opera di qualche storico amico del potente di turno, che è arrivato a sostenere che lo scandalo del Brunello in fondo fosse solo “una polemica fra chi voleva mantenere l’integrità assoluta del Brunello e chi voleva renderla con qualche piccola correzione idonea al mercato internazionale”.<br />
E ora, in pieno clima revisionista, che vede <strong>Le Grandi Aziende del Vino Italiano</strong> essere più proterve e arroganti che mai, siamo ormai alla ricostruzione fantasiosa. Di più, alla auto-assoluzione. Questo perché, magari, “tanto ormai hanno dimenticato o alla gente non frega assolutamente nulla di queste storie”&#8230;<br />
Protagonista di questa ricostruzione del tutto originale (eufemismo) di quanto <strong>Brunellopoli</strong> è stata è un importante esponente di una delle storiche casate del vino toscano, uno di quei produttori che predicando bene e razzolando un po’ meno bene si dicono <a href="../../../../../blog/2011/09/leonardo-frescobaldi-predica-il-rispetto-per-la-tipicita-del-territorio-ma-e-solo-unintervista.html">sostenitori del rispetto per il territorio</a> e poi piantano e producono Merlot a Montalcino. E in altre zone a denominazione toscane producono vini che degustati alla cieca sarebbe facile scambiare per vini prodotti nel Nuovo Mondo.<br />
Sto parlando della secolare dinastia dei <a href="http://www.frescobaldi.it/"><strong>Marchesi Frescobaldi</strong></a>, e delle dichiarazioni rilasciate da <strong>Lamberto Frescobaldi</strong> al wine writer e blogger statunitense <strong>W. Blake Gray</strong>, riportate sul suo <a href="http://blog.wblakegray.com/">blog The Gray Report</a>. Frescobaldi che nell’intervista rilasciata a Blake Gray sceglie il profilo basso, e sostiene che “l’azienda è la cosa più importante. Non siamo possessori di barche, aeroplani o Ferrari, ma possediamo 2500 ettari di vigneti e badiamo soprattutto ad avere un’azienda in salute” – “The company is the most important thing. Be modest. We don&#8217;t own boats, airplanes or Ferraris, but we do own 2500 hectares of vineyards. The main focus is to have a healthy company” &#8211; ci offre una sua personalissima chiave di lettura di quello che accadde (e che non ci siamo immaginati o inventati) quattro anni orsono.<br />
<img class="alignright" src="http://farm5.staticflickr.com/4075/4760739031_3d4084e3ef_o.jpg" alt="" width="331" height="218" />Per scrupolo di chiarezza pubblico dapprima, citando ovviamente la fonte, ovvero <a href="http://blog.wblakegray.com/2012/03/lamberto-frescobaldi-q-why-new-world.html"><strong>l’articolo che potete leggere qui</strong></a>, il testo originale della risposta data da Frescobaldi all’intervistatore.<br />
Domanda: ”WBG: Your winery was accused of selling false Brunello di Montalcino. Tell me the status of that case”.<br />
Risposta: “Frescobaldi: The judge jumped on people with names who were having high ratings. One of them was us. We were not buying wines from any other place. We were only using our wines from the estate. The judge was saying, you were using some other varieties in your Brunello.<br />
We explained to him we have no interest in using Merlot in our Brunello because we are selling our Merlot for a much higher price in our IGT Lamaione. Our Brunello is a much lower price.<br />
The judge thought, that can&#8217;t be true, IGTs are much less expensive than DOCG wines. But no, it&#8217;s true. In the beginning of 2008, our wine was suspended from the market. After eight months, after a lot of analysis, it came out that everything was fine.<br />
The wine was given back to us. We could start selling the wine. The judge went to a different city, and then everything was forgotten. By law, if the judge doesn&#8217;t close the inspection after a number of years everything finish. We didn&#8217;t make any kind of proclamation because this was something that especially here, in Florence, was in the media every day and was then forgotten. We thought we were better off moving on and forgetting this sad story”.<br />
Provo a tradurre.<br />
Blake Gray chiede a Frescobaldi di spiegare come siano andate le cose quando vennero accusati di commercializzare falso Brunello di Montalcino. Il produttore risponde: “il giudice si è occupato di aziende che avevano ricevuto alti punteggi. Una di queste era la nostra. Noi non acquistavamo vini all’esterno, ma utilizzavamo esclusivamente vini prodotti nella nostra tenuta.<br />
Il giudice ci accusava di utilizzare altre varietà nel nostro Brunello. Al che rispondemmo che non avevamo interesse ad utilizzare Merlot nel nostro Brunello, perché vendevamo il nostro Merlot ad un prezzo più alto con il nostro IGT Lamaione. E il Brunello aveva un prezzo più basso.<br />
Il giudice non era d’accordo sostenendo che gli Igt erano molto meno costosi dei vini Docg. Ma invece era vero. E così nella primavera del 2008 il nostro Brunello venne ritirato dal mercato.<br />
E dopo nove mesi e un sacco di analisi, emerse che tutto era a posto. Il vino ci venne restituito e potemmo cominciare a venderlo. Il giudice venne trasferito in un’altra città e tutto venne dimenticato.<br />
Secondo la legge, se il giudice non chiude l’inchiesta entro un certo numero di anni tutto finisce. Non abbiamo fatto alcun proclama, perché si trattava di qualcosa che specialmente qui, a Firenze, era sui giornali tutti i giorni e andava dimenticata. Abbiamo pensato fosse meglio rimuovere tutto e dimenticare questa triste storia”.</p>
<p><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/brunelloconferenzastampaGDF_440.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7226" title="brunelloconferenzastampaGDF_440" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/brunelloconferenzastampaGDF_440.jpg" alt="" width="440" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Revisionismo totale!<br />
Non solo il marchese Frescobaldi mostra di avere una visione totalmente e volgarmente mercantile, nonostante la secolare storia della sua casata e della sua azienda, ed il blasone, del produrre vino, affermando semplicemente che non gli conveniva mettere Merlot nel Brunello, perché il loro Merlot di Montalcino lo vendevano a prezzo più alto del Brunello (non aspettatevi che rispondesse che non metteva Merlot nel Brunello semplicemente perché non era consentito, perché era fuorilegge, perché il disciplinare – oddio sempre questa odiosa parola, polverosa e da dimenticare come tradizioni! – permette esclusivamente l’uso di Sangiovese…).<br />
Ma poi racconta, ad uso e consumo del wine writer americano, che stranamente non obietta nulla, e dei propri clienti internazionali, una versione totalmente addomesticata e rassicurante che fa a pugni con la realtà dei fatti.<br />
Brunellopoli non è stata semplicemente, come farebbe comodo far intendere, la bizzarra invenzione di un giudice che ce l’aveva con quelli che prendevano punteggi elevati da Wine Spectator, e che pensava che gli Igt costassero meno del Brunello, o la fantasticheria di qualche giornalista, ma è stata, <a href="http://www.sienafree.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3390:caso-brunello-declassati-milioni-di-litri-di-vino-e-inviati-avvisi-di-conclusione-delle-indagini-a-chi-non-ha-patteggiato&amp;catid=147:provincia-nord&amp;Itemid=367"><strong>come potete leggere qui</strong></a>, ben altra e molto più grave cosa.<br />
Una cosa che ha visto <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/01/per-il-falso-brunello-chiesti-rinvii-giudizio.html">i Frescobaldi rinviati a giudizio</a>, come pure <a href="../../../../../blog/2010/05/per-completezza-dellinformazione-i-nomi-dei-sei-rinviati-a-giudizio-per-brunellopoli.html">altre note aziende</a>. Una cosa, indegna, che ha creato seri problemi, di credibilità, prima che commerciali, all’intero comparto produttivo ilcinese, che ha visto chiaramente un prima e dopo scandalo, “Brunello” che prima erano concentratissimi, dal colore impenetrabile e dal gusto molto dubbio, ritrovare miracolosamente, ma solo a partire dall’annata 2005, un colore più consono al Sangiovese, profumi e gusto da Sangiovese.<br />
Poi si può benissimo, come tenta di fare Lamberto Frescobaldi, complice un wine writer molto disponibile ad accogliere questa versione stile “tutto va bene madama la marchesa”, o semplicemente non a conoscenza dei fatti, provare a diffondere racconti molto più edificanti e rassicuranti, stendere il velo dell’oblio, provare a far credere che non sia successo nulla.<br />
Ma si fa questo per puro interesse commerciale, perché come insegnano gli americani <strong>the business is business</strong> and <strong>must go on</strong>, e non certo per amore del vero…<br />
La verità su Brunellopoli è una sola e non può certo essere modificata ed edulcorata ad uso e consumo dei Frescobaldi..</p>
<p>___________________________________________________________</p>
<p><strong><br />
ATTENZIONE!</strong></p>
<p><strong>Non dimenticate </strong>di leggere</p>
<p>anche<strong> Lemillebolleblog, <a href="http://www.lemillebolleblog.it/">qui </a></strong>e di <strong>iscrivervi alla news letter</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nasce l’Accademia del Barolo: ma allora il Consorzio Barolo e Barbaresco a cosa serve?</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 15:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte a certe notizie non si può non rimanere stupefatti. Non bastava che in Valpolicella un gruppo di aziende autodefinitesi “Famiglie dell’Amarone d’Arte” desse vita ad un’associazione composta da presunte coscienze e padri nobili della denominazione, aziende che quest’anno &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/03/nasce-laccademia-del-barolo-ma-allora-il-consorzio-barolo-e-barbaresco-a-cosa-serve.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/CastelloBarolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7231" title="CastelloBarolo" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/03/CastelloBarolo.jpg" alt="" width="440" height="295" /></a>Di fronte a certe notizie non si può non rimanere stupefatti.<br />
Non bastava che in Valpolicella un gruppo di aziende autodefinitesi “<strong>Famiglie dell’Amarone d’Arte</strong>” desse vita ad <a href="http://www.amaronefamilies.it/">un’associazione</a> composta da presunte coscienze e padri nobili della denominazione, aziende che quest’anno hanno <a href="http://www.consorziovalpolicella.it/uploads/files/UploadedFile/arena_29gen2012.pdf">deciso di non partecipare</a> all’Anteprima Amarone 2008. Ora anche nella sacra terra di <strong>Langa</strong> un altro gruppo di produttori, aziende ben note, non c’è che dire, decidono di autonominarsi Accademia. <strong>L’Accademia del Barolo</strong>.<br />
Un comunicato stampa c’informa della nascita di questa novella associazione nata “per promuovere il Barolo e il suo territorio di origine”. Associazione formata dalle seguenti aziende: Azelia, Michele Chiarlo, Conterno-Fantino, Damilano, Poderi Luigi Einaudi, Gianni Gagliardo, Franco Martinetti, Monfalletto &#8211; Cordero di Montezemolo, Pio Cesare, Prunotto, Luciano Sandrone, Paolo Scavino, Vietti e Roberto Voerzio.<br />
Aziende, così vengono definite, &#8220;celebri, che negli anni hanno contribuito in modo determinante all’affermazione dell&#8217;immagine del vino Barolo, protagoniste a livello internazionale e icone riconosciute di uno dei più grandi vini del mondo”.<br />
Sorvoliamo sul fatto che la nascita di questa associazione venga motivata con l’obiettivo di condividere “un obiettivo comune” in “una terra tradizionalmente vocata all’individualismo”, ma di fronte ad alcuni estratti del comunicato stampa c’è da rimanere senza parole.<br />
Soprattutto quando si legge: “Il Barolo ha bisogno di stare al passo con i tempi e di comunicare – affermano i produttori – : ci sono molti nuovi potenziali consumatori e altrettanti appassionati, per così dire, già “consolidati” che quotidianamente entrano in contatto con proposte di qualità presentate da parte di produttori di altre importanti regioni vitivinicole del mondo, e in una logica di sana concorrenza, il Barolo rischia di essere posto un po’ ai margini del palcoscenico mondiale dei grandi vini.<br />
L’obiettivo che ci proponiamo, in questo particolare momento che sta vivendo l&#8217;economia mondiale, è semplicemente quello di evitare che questo succeda facendo squadra, mettendo a disposizione le nostre esperienze e le nostre energie per rendere al territorio, che tanto ci ha dato, un contributo finalizzato a diffondere sempre più la conoscenza del Barolo nel mondo, affinché questo grande vino, come merita, rimanga sempre ben saldo al centro dell’attenzione di operatori e consumatori, espressione autorevole e prestigiosa di una viticoltura difficile ed emblema di una qualità superiore”. Domanda semplice semplice, ma se questa Accademia nasce per ovviare ad un <strong>difetto di comunicazione</strong>, per <strong>fare squadra</strong>, per lanciare un segnale forte della presenza del Barolo ai “potenziali comunicatori”, allora il <a href="http://www.langhevini.it/">Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero</a>, di cui larga parte degli “accademici” produttori <strong>fanno parte</strong>, a cosa serve?<br />
La mission che l’Accademia si è data non rientra forse e coincide con <a href="http://www.langhevini.it/pagine/ita/consorzio/attivita.lasso">i compiti istituzionali del Consorzio</a>, con le sue <a href="http://www.langhevini.it/pagine/ita/consorzio/attivita.lasso#pvalorizzazione">attività di valorizzazione</a> che alla luce della “nuova Legge nazionale sui vini a Denominazione affidano maggiori compiti di Promozione ai Consorzi di Tutela”?<br />
Insomma, questa novella Accademia del Barolo vuole occuparsi di cose di cui il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco, ecc, non si occupa o non si occuperebbe a sufficienza?<br />
E l’Accademia nasce parallelamente oppure in contrapposizione, superamento e polemica con quel Consorzio, oggi presieduto da Pietro Ratti, che <a href="http://www.langhevini.it/pagine/ita/consorzio/consorzio.lasso">esiste dal lontano 1934</a>? Cosa ne pensa in merito il Consorzio? Se qualcuno di questa Accademia che dice di voler stare al passo con i tempi e di avere la soluzione per “diffondere sempre più la conoscenza del Barolo nel mondo” volesse farci capire, spiegare, illuminarci, gliene saremmo profondamente grati….</p>
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		<title>Brunello di Montalcino: cambiare il disciplinare per permettere alle grandi aziende di contare di più</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 07:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Come se adesso non contassero già abbastanza… Non sono sceso a Montalcino per il Benvenuto Brunello, ma non ho mancato di leggere quello che veniva via via scritto. Mi sono letto note di degustazione scritte à la volée, badando a &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/02/brunello-di-montalcino-cambiare-il-disciplinare-per-permettere-alle-grandi-aziende-di-contare-di-piu.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/02/AuxArmesCitoyens.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7158" title="AuxArmesCitoyens" src="http://www.vinoalvino.org/wp-content/uploads/2012/02/AuxArmesCitoyens.jpg" alt="" width="420" height="292" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come se adesso non contassero già abbastanza…</em><br />
<a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/02/anteprime-toscane-ecco-perche-non-ci-saro.html">Non sono sceso a <strong>Montalcino</strong></a> per il <strong>Benvenuto Brunello</strong>, ma non ho mancato di leggere quello che veniva via via scritto.<br />
Mi sono letto note di degustazione scritte <em>à la volée</em>, badando a non perdere nemmeno un assaggio, ovviamente pur pura “completezza dell’informazione”, scritte in maniera così ridondante, accompagnata ovviamente dal canonico punteggio in centesimi, che più comica e inutile non si potrebbe, e poi i consueti toni celebrativi, da tutto va bene madama la marchesa, di qualche inguaribile “velinaro”, ma poi mi sono imbattuto nell’uscita di venerdì 24 di ”Tre bicchieri”, notizia quotidiana del <span style="text-decoration: underline;">Gambero rosso</span>, <a href="http://med.gamberorosso.it/media/2012/02/302761.pdf">che potete leggere qui</a>.<br />
E a questo punto sono rimasto di sasso, non per quello che afferma il presidente del Consorzio, che se fa delle cifre lo farà sicuramente a ragion veduta e non per dare i numeri, ovvero “fatturato a +10-15 % sul 2010 (con punte del +35%) , a quota 155 milioni di euro dai 140 milioni dello scorso anno.<br />
“Siamo arrivati a 9,5 milioni di fascette Docg per il 2007 con 1,35 milioni di bottiglie in più. E anche il Rosso è andato bene dopo le recenti difficoltà, con le fascette passate da 3,2milioni del 2010 a 4,5 milioni”, ma per altre novità che vengono annunciate.<br />
&#8220;Tre bicchieri&#8221; scrive che “i giorni dell&#8217;Anteprima sono anche quelli in cui il Consorzio discute il rinnovo dello statuto, anche in vista dell&#8217;attribuzione delle funzioni erga omnes in base alla legge 61 del 2010. Il Cda di ieri (giovedì 23), oltre ad aver approvato il bilancio e alcune modifiche minori ai disciplinari, sta ora esaminando diverse ipotesi di modifica del sistema di voto.<br />
“Attualmente – spiega Rivella c&#8217;è una sperequazione nella rappresentanza, per cui le grandi aziende contribuiscono molto ma pesano poco. Su questo stiamo cercando un compromesso ma sarà un lavoro molto lungo. In proposito, abbiamo chiesto anche un parere legale”. La difficoltà sarà mettere insieme le due anime di Montalcino, grandi e piccoli, come fa notare il vicepresidente Donatella Cinelli Colombini”.<br />
La “notizia” del giorno che a me sembra una barzelletta, anche se Rivella, seppure cavaliere come Berlusconi, non mi sembra tipo da raccontare storielle, è che “<strong>le grandi aziende pesano poco</strong>”. E quindi siccome peserebbero poco, e non hanno il potere di dettare la politica e le strategie del Consorzio e ci sono ancora quei “rompiscatole” di piccoli e medi produttori che continuano in maniera miope, perché magari sono così bischeri da credere ancora alle tradizioni, quelle cose inutili che sono solo “palle al piede” e all’identità storica dei vini base Sangiovese di Montalcino, ad intralciare il cambiamento, cosa si fa?<br />
Si cambia il sistema di voto in assemblea, di modo da fare <strong>finalmente</strong> in modo che quelli che pensano ancora di essere i padroni di Montalcino, mentre magari sono solo aziende che producono il maggior numero di bottiglie, e si sentono onnipotenti perché possono contare su servitori sciocchi <a href="http://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=5996">secondo i quali Brunellopoli</a> è stata solo “una polemica fra chi voleva mantenere l’integrità assoluta del Brunello e chi voleva renderla con qualche piccola correzione idonea al mercato internazionale”, possano fare quel cavolo che vogliono.<br />
La notizia di “Tre bicchieri” informa che “la discussione sullo statuto verte in particolare sulla quota minima di quintali prodotti che danno diritto a un voto in assemblea (attualmente il rapporto è uno a mille).<br />
E di fronte a questa ipotesi qualche produttore ha già intravisto un nuovo tentativo di modifica dei disciplinari, che potrebbe tornare all&#8217;ordine del giorno in assemblea ma con pesi decisamente diversi. A settembre scorso i produttori dissero “no” alla modifica del Rosso: negli oltre 200 voti favorevoli, contro i circa 460 contrari, erano presenti diversi grandi nomi che potrebbero essere determinanti con il nuovo statuto”.<br />
E per essere certi di poter fare quel diavolo che si vuole “il Consorzio sta anche discutendo la possibilità di avere maggioranze variabili a seconda del tipo di modifiche” magari anche quelle al disciplinare, alle quali molti piccoli produttori sono risolutamente contrari.<br />
Due esempi tra tanti: “L&#8217;attuale metodo di voto che protegge i più piccoli ha protetto in questi anni anche il Brunello”, dice Francesco Marone Cinzano (Col D&#8217;Orcia) a cui fa eco Stefano Cinelli Colombini (Fattoria dei Barbi): “Abbiamo in mano un cavallo vincente, non azzoppiamolo perdendo tempo con queste discussioni”.<br />
<img class="alignnone" src="http://farm4.staticflickr.com/3262/2864894199_60e77d30c4_o.jpg" alt="" width="400" height="154" /><br />
Di fronte a notizie del genere verrebbe voglia di concludere, povera Montalcino!<br />
Ma poiché di Montalcino in questi anni ho dimostrato di non fregarmene – e l’ho fatto anche scegliendo di rimanere a casa e di non scendere per il Benvenuto Brunello, perché sono certo che non avrei resistito a qualche ben calcolata provocazione e così facendo avrei fatto il gioco di qualche marrano – ecco che ancora una volta, come tante volte dall’aprile 2008, questo piccolo blog ha deciso di scendere in campo per invitare i tanti produttori seri di Montalcino a resistere ancora una volta a questa ennesima spallata. A non farsi fregare e infinocchiare.<br />
Perché un Consorzio dove le “grandi aziende” che “pesano poco”, secondo Rivella, contassero ancora di più, ovvero fossero messe nelle condizioni di fare il bello ed il cattivo tempo, di comandare, perché pagano tanto, producono di più e devono pertanto dettare la rotta, sarebbe, di fatto, ridotto ad essere solo un Consorzio Grandi Aziende, una sorta di Unione Italiana Vini ilcinese, un’associazione a difesa degli interessi dei Grandi Marchi.<br />
E che senso avrebbe per i tanti piccoli che compongono il tessuto connettivo del panorama del Brunello tirare fuori tanti soldi ogni anno ed essere parte di una realtà dove sarebbero ridotti solo a fare tappezzeria e subire le decisioni prese da altri?<br />
Da un certo punto di vista forse sarebbe meglio, perché un Consorzio ancora di più in mano ai ricchi e potenti costringerebbe i piccoli e medi produttori ad uscirsene da questo Consorzio e pensare finalmente a creare qualcosa che sia veramente loro espressione e tuteli i loro interessi, e non quelli dei “padroni del vapore” o cosiddetti tali.<br />
Ma una spaccatura del Consorzio, anche se opportuna da un lato, sarebbe comunque un trauma, che forse è meglio risparmiarsi. Ecco perché, ancora una volta, mi sento di chiamare i produttori di Montalcino all’unione e alla battaglia, all’interno del Consorzio attuale, per evitare che venga servito loro un boccone avvelenato che di democratico non ha nulla.<br />
<img class="alignnone" src="http://farm5.staticflickr.com/4075/4760739031_3d4084e3ef_o.jpg" alt="" width="460" height="303" /><br />
E che è solo tracotante, arrogante, spudorata espressione di una volontà dei potenti di mettere in riga chi non la pensa come loro e di costringere ad accettare, obtorto collo, i loro diktat.<br />
<strong>Aux armes</strong> <strong>citoyens</strong>, produttori ilcinesi, non permettete loro di fregarvi!</p>
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		<title>Eloro Pachino riserva Nero d’Avola Doc Archimede 2008 Marabino</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 07:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://vinoalvino.org/?p=7038</guid>
		<description><![CDATA[Non si può certo dire che io sia un assiduo frequentatore della Sicilia, delle sue aziende vinicole e dei suoi vigneti, eppure controllando gli archivi di questo blog ho scoperto che quello che vi accingete a leggere, se vi farà &#8230; <a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/02/eloro-pachino-riserva-nero-davola-doc-archimede-2008-marabino.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" src="http://farm6.staticflickr.com/5127/5247147613_486d7e70ef_o.jpg" alt="" width="420" height="259" /><br />
Non si può certo dire che io sia un assiduo frequentatore della Sicilia, delle sue aziende vinicole e dei suoi vigneti, eppure controllando gli archivi di questo blog ho scoperto che quello che vi accingete a leggere, se vi farà piacere, sarà il quinto articolo (dopo i numeri <a href="../../../../../blog/2009/01/moscato-di-noto-moscato-della-torre-2007-marabino.html"><strong>1</strong></a> – <a href="../../../../../blog/2010/02/eloro-nero-d%e2%80%99avola-don-pasquale-2007-marabino.html"><strong>2</strong></a> – <a href="../../../../../blog/2010/04/eloro-nero-d%e2%80%99avola-rosa-nera-2009-marabino.html"><strong>3</strong></a> – <a href="../../../../../blog/2011/01/nero-d%e2%80%99avola-distinguere-e-indispensabile-nero-d%e2%80%99avola-noto-doc-2008-marabino.html"><strong>4</strong></a> ) che ho dedicato a questa bella realtà vitivinicola, creata dalla famiglia Messina e ben rappresentata dalla persona di <strong>Pierpaolo Messina</strong>.<br />
Sto parlando dell’azienda <a href="http://www.marabino.it/"><strong>Marabino</strong></a>, “nata nella zona sud orientale della Sicilia in val di Noto nelle contrade “Buonivini” e “Barone” del rinomato comprensorio DOC ‘Eloro &amp; Noto’.<br />
Sorta nel 2002 grazie alla passione per l’antica “attività agreste” dei proprietari, imprenditori di successo del gruppo Irservice, la cantina si affaccia su 30 ettari di terreno vitati dominando con il suo colore purpureo il paesaggio circostante”.<br />
Come è ben spiegato sul sito Internet aziendale, la mission è precisa: “<strong>Coltivare il sapore, il profumo, la genuinità, l’autenticità dei prodotti della terra di Sicilia</strong>: questa l’ambizione della Marabino, coltivati su diverse cromaticità di terreno: bianco calcareo che riflette i raggi di un sole implacabile, al rosso mediterraneo e nero argilloso, con discreta quantità di sostanza organica e buona dotazione di elementi minerali, in bassa collina ad un’altitudine che varia dai 30 ai 67mt slm con differenti esposizioni, sfruttando al meglio l’irraggiamento solare e i venti dominanti della zona”.<br />
<img class="alignright" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://farm8.staticflickr.com/7047/6862917595_755cfaa4f7.jpg" alt="" width="167" height="450" />E per realizzare questo obiettivo hanno scelto un territorio da sempre vocato come quello di Pachino, dotato di un clima che è molto dolce dall’autunno alla primavera, che d’estate diventa caldo e arido.<br />
Bella questa scelta, perché in qualche modo riscatta una lunga storia e tradizione di Pachino come mero centro di produzione di mosti e vini che partivano, come vini da taglio, alla volta del Nord Italia e della Francia. Una riqualificazione dell’area che è riuscita, anche se non si può dire che le denominazione locali, come del resto un po’ tutte le denominazioni siciliane, godano di grandissima notorietà, al punto che si è dovuti arrivare alla controversa nuova Doc Sicilia per avere una Doc che potesse avere risonanza mondiale, a dare maggiore visibilità e prestigio ai vini che vengono prodotti in zona.<br />
Tema privilegiato della produzione dell’azienda Marabino, accanto all’eccellente Moscato di Noto, da uva Moscato bianco, e ad una produzione di Chardonnay, è la varietà simbolo della Sicilia <strong>Nero d’Avola</strong>, esplorata in varie forme e tipologie, non esclusa quella del rosato.<br />
E Messina, con la collaborazione dell’enologo Salvatore Marino, tornato in Sicilia dopo esperienze formative nel Nuovo Mondo, e dell’agronomo Luca Gentile, ha scelto di applicarsi a quest’uva che per esprimersi ha bisogno davvero di condizioni ottimali e alle altre presenti nei vigneti adottando “il <strong>metodo di coltivazione biodinamico</strong> per riuscire ad avere cura della nostra terra, per aver cura dell’uomo, e viceversa.<br />
Ciò che vive ha bisogno di ciò che è vivo! E infatti l’agricoltura biodinamica è un tentativo di governare la natura attraverso strumenti naturali generati dai processi di vita della natura stessa. La vite è messa in perfetto equilibrio con il suo ecosistema ed è in grado di ricambiare con i suoi magnifici frutti l’espressione di un territorio unico”.<br />
Il risultato, anche grazie a vigneti ad alberello e a spalliera, con impianti ad alberello pachinese che hanno una densità di 7.000 piante ettaro, e sono realizzati con una particolare tecnica, detta “impupato” poiché l’alberello viene “liato”, ovvero si legano i germogli a un tutore di canna e poi successivamente è “mazzunato”, che consiste nel piegare i germogli per inibire la dominanza apicale, come da antica tradizione, (questo mentre gli <strong>impianti a spalliera</strong> hanno una densità di 5500 piante ettaro e sfruttano al meglio le pendenze del suolo, l’irraggiamento solare e i venti dominanti della zona) è eccellente.<br />
E riesce a riscattare non solo la vera vocazione, alla qualità e non al semplice ruolo di rafforzatori di vini altrui, della zona, ma offre risultati tra i più alti e rilevanti nella coltivazione del Nero d’Avola, piantato un po’ dappertutto in Sicilia, anche in zone che non offrivano grandi garanzie qualitative, in tutta l’isola.<br />
Il vino che voglio sottoporre oggi alla vostra attenzione e che spero possa essere nuovamente tra i protagonisti dell’edizione 2012 di <strong>Radici del Sud</strong> alla quale Nicola Campanile, Luciano Pignatataro ed io stiamo attivamente lavorando, è il più ambizioso e impegnativo tra i tre Nero d’Avola prodotti, ed è l’<strong>Eloro Pachino riserva Nero d’Avola Doc Archimede</strong>, di cui ho (de)gustato l’annata 2008.<br />
<img class="alignleft" style="margin-left: 9px;margin-right: 9px" src="http://farm8.staticflickr.com/7064/6862929813_0c55e2b4c5.jpg" alt="" width="204" height="450" />Dedicato ad uno dei più celebri e nobili figli di Siracusa, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Archimede">Archimede</a>, scienziato, inventore e matematico insigne, l’Archimede è un Eloro Pachino Riserva a base di Nero d’Avola in purezza, proveniente da un vigneto ad alberello piantato nel 1970 posto su terreno calcareo argilloso con tessitura fine, ovvero &#8220;terra palomina&#8221;, vigneto di tre ettari e mezzo, esposto a sud e dalla resa per ettaro contenuta in 50 quintali.<br />
Come già detto la scelta vitivinicola è quella della agricoltura biodinamica, senza diserbanti, senza trattamenti e/o concimazioni chimici e/o sintetici, trattamenti antiparassitari limitati a bassi dosaggi di rame (25% del dosaggio autorizzato REG CEE 2092/91) , zolfo e propoli; concimazioni limitate alle preparazioni biodinamiche, trinciato di potatura e sovescio di graminacee e leguminose e la produzione del vino prevede una vinificazione in rosso con lunga macerazione del mosto con le bucce e affinamento in botti di rovere francese da 60 ettolitri protratta per 12/14 mesi. La produzione è di 15.000 bottiglie.<br />
Mannaggia a me, che non sono ancora stato in visita in azienda, non ho potuto verificare come potesse funzionare l’abbinamento ottimale a tavola, alla ventresca di tonno con crema di peperoni, filetto di maiale dei Nebrodi, proposta nella scheda tecnica sul sito Internet (dove segnalo la <a href="http://www.marabino.it/location/degustazioni.html">sezione dedicata alle visite in azienda</a>) ma aprendolo a casa e abbinandolo ad una preparazione molto più semplice, un arrosto di maiale, ho molto apprezzato la personalità, la complessità, il non essere semplicemente una spremuta o marmellata di frutta al profumo di legno (come sono ancora troppi Nero d’Avola), di questo Eloro Pachino riserva, che nonostante l’elevato contenuto alcolico dichiarato in etichetta, 14,5 gradi, presenta un ammirevole equilibrio, una notevole freschezza e finezza aromatica.<br />
Colore rubino violaceo intenso, con una certa grassezza nel bicchiere, si propone con un naso denso, fitto, fondente, quasi “cioccolatoso”, con un’accentuata componente fruttata che richiama la ciliegia e la prugna e sviluppa progressivamente una vena terrosa, selvatica, quasi salmastra, che richiama note di cuoio e tabacco, erbe aromatiche e pepe, rabarbaro e terra bruciata, e una intensa, sorprendente, affascinante mineralità e vena ferrosa, che conferisce al vino slancio e sale e gli impedisce di “sedersi”.<br />
La bocca è piena, succosa, larga sul palato, piena, ma la dolcezza, non marmellatosa, del frutto, è ravvivata da una salda presenza tannica centrale, da una forte terrosità, da un’insospettabile vena asciutta, da un nerbo sapido, da una bella energia, da un grande dinamismo, che rendono la beva, nonostante la ricchezza quasi stratiforme della materia, molto piacevole e gustosa.<br />
Soprattutto se in abbinamento a piatti che siano in grado di esaltarne il carattere spiccato, il vigore. E’ questa la Sicilia del vino, la personalità del Nero d’Avola, che mi piacciono!</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Società Agricola Marabino</strong><br />
C.da Buonivini &#8211; 96017 Noto (SR)<br />
Tel: +39 335.5284101<br />
Fax: +39 931.1846035<br />
E-mail: <a href="mailto:info@marabino.it">info@marabino.it </a> Sito Internet <a href="http://www.marabino.it/">http://www.marabino.it/</a></p>
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