Quattro giorni al mare e chi si è visto si è visto!

Divagazioni sullo Ziliani innammurato in trasferta balneare…

Prevedo già le repliche, più che giustificate, a questo breve post. “Ma che palle Ziliani, con ‘sta storia d’amore con la tua francesina! Ma pensi d’innamorarti solo tu al mondo e che gli altri,… pugnette?” Niente affatto, non ho di certo la pretesa di detenere il monopolio dell’innamoramento che mi ha folgorato, sagittato, fulmicotonato quell’indimenticabile 20 maggio in quel di Paris.

So bene, girando in metropolitana a Londra, Paris e persino a Milano ho visto decine di tenere coppiette (anche dello stesso sesso… de gustibus) tenersi teneramente per mano, scambiarsi baci e carezze, guardarsi negli occhi fino a perdersi e annegare, un’allegria di naufragi, negli occhi dell’altro/a. E in un bistrot che adoro, à Paris, mi è addirittura capitato di sentirmi uno sfigato che regge er moccolo mentre gli altri si adorano e si promettono eterno amore e fedeltà.

Eppure, nonostante questa consapevolezza del fatto che mezzo mondo fall in love oppure tombe amoureux, insisto a parlare di questo magic moment  che mi è capitato nella vita del tutto a sorpresa.

Di vino, vi assicuro (e non se così facendo vi rassicuri oppure no…) continuerò a parlare e soprattutto a scrivere, ma voglio dare sempre più spazio alla dimensione umana e privata del mio esistere, che non può vedere come alfa e omega esclusivamente il vino, quel mondo del vino nel quale mi sono immerso 33 anni orsono per non riemergerne più. E, per dirla con il sommo Leopardi naufragar m’è dolce in questo mare
…Pertanto, anche se la questione rimane una mia vicenda privata, (a Roma direbbero che “mo’ so c…i miei”) informo che da oggi a lunedì compierò una love
full immersion in una terra che adoro, e che è anche una splendida terra da cibo e da vino, le Marche.

Una trasferta in due, con la Donna che mi ha spettinato il cervello e ha conquistato manu militari il mio cuore, all’insegna di un programma ben preciso che riassumerei nell’imperativo sole, mare, amore. Un menu nel quale non sembra trovare posto, tranne che nei vini che berremo a tavola (perché va bene che si vivrà d’amore, ma bisogna pure anche mangiare, e bere, no?) il sempiterno, dominante da illo tempore nella mia vita, tema vino.
Niente degustazioni, articoli, tweet, post, dunque, anche se essendomi nuovamente dotato di un cinesissimo smartphone Huawei sono sempre connesso (beh, non sempre dai, in determinati momenti, ad esempio quando dormo, lo spengo) alla tirannica Rete.

Però, però, accidenti, io non so resistere alle tentazioni. E non solo a quelle, così maliose e irresistibili, della carne. Ma anche alla tentazione, trovandomi in terra di Verdicchio (oltre che di Rosso Conero, Rosso Piceno, Bianchello del Metauro, Lacrima di Morro d’Alba, Offida Pecorino, che sempre, chissà perché, si associa nei nostri pensieri alla mitica e ineffabile Passerina…) di fare visita a due amici produttori dell’area splendida dei Castelli di Jesi con i quali ho antica consuetudine e grande amicizia.

Così, con il permesso di lei, che ha pensato bene che andare un po’ in giro per vigne e cantine le consentisse di respirare e prendere riposo tra un mio amoroso assalto e l’altro (che la forza, e lo zabaglione, sia con me!), venerdì pomeriggio dimenticheremo spiaggia e mare e saremo in una cantina che produce un cru di Verdicchio di cui ho bevuto ed esaltato in entusiasti articoli bottiglie con 20 anni e più d’età e poi in una cantina più piccola e non meno valida il cui Verdicchio sogno di riuscire ad inserire presso un importatore a Londra. E per il quale ci metto la faccia e garantisco…

Perché, signori miei, è proprio questa l’idea del vino che amo: non solo il mero prodotto vino che troviamo in bottiglia e che ci dà gioia, piacere, sollievo e consolazione, un qualcosa di naturale che allieta i nostri pasti ed i momenti più felici e quelli più tristi, ma conoscere, abbracciare, stringere la mano, camminando insieme a loro le vigne, i personaggi, i Don Chisciotte, gli utopisti, i romantici (che il fare vino non sia solo business, mi raccomando!) che quei vini che amiamo producono.

Con mille fatiche, maledicendo le gelate, la grandine, gli acquazzoni in vendemmia, e levando uno sguardo grato al cielo quando il maltempo lascia spazio al sole, e godendo delle parole di chi dice loro, bravo, il tuo vino mi è piaciuto tanto e mi fa star meglio. Allieta la mia vita e quella dei miei amici.

Come direbbe il fascinoso George Clooney, che in fondo non è altro che un ricco Franco Ziliani statunitense, what else?

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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