…è la tenerezza che ci fa paura… Riflessioni sul vino davanti ad un quadro di Magritte

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E’ solo la frase ricorrente, il leit motiv, di una canzone di successo, lo so bene, ma quanta verità in queste parole !
Vere in assoluto, ma forse ancora di più pensando a questo disastrato mondo del vino italiano…

E’ la tenerezza che ci fa paura…

E’ proprio il rarefarsi di quella volontà di regalare emozioni, di pensarlo come fonte di poesia, di ricondurlo a fenomeno di quella civiltà contadina di cui è espressione che sta uccidendo, o quantomeno mettendo in gravissima crisi, il vino italiano (ed in senso più lato quello della vecchia Europa).

E’ proprio l’affermazione ed il trionfo delle logiche perverse del profitto a tutti i costi, del marketing, del sapersi vendere, non importa se proponendo ben più fumo che autentico arrosto, del comunicare in maniera furbesca, che ci sta fregando.

E sta fregando quei consumatori, rincitrulliti dalle parole d’ordine di un’informazione sul vino pavida e complice, funzionale al potere, i quali sono stati indotti a pensare che il vino si riduca ad una summa perversa fatta di cloni scelti, tipi di vinificazioni adottate, di lieviti utilizzati, di affinamenti in barrique di media o alta tostatura, di aggiunta di anidride solforosa oppure no, di tappi sintetici o tappi naturali, mentre invece è ben altro.

Ed è soprattutto la capacità umana di tradurre in un liquido chiamato vino la voce di quell’uva, di quel vigneto, di quel determinato terroir, dotato di un terreno, di un clima, di un’esposizione, di un’epoca di maturazione, ma in particolare, per i vini che hanno la fortuna di avere una storia, e non sono nati dallo ieri al domani, il portato, l’eredità di quello che altri uomini, con l’intelligenza e la sensibilità del loro tempo, hanno fatto, lavorando duramente, in quel vigneto.
Vedi, a questo proposito, la bella intervista concessa da un fine intellettuale come Philippe Daverio alla neonata filiazione di Winenews che presenta filmati e reportage video dal mondo del vino: Winenews.tv

Erano evidenze come queste che mi tornavano alla mente, mercoledì scorso a Como, visitando quella mostra, Magritte e l’impero delle luci, che vi ho già segnalato e ancor più oggi vi consiglio caldamente di visitare, sostando immobile, preso dai miei pensieri e rapito dalla bellezza e dalla magia di quel quadro, davanti a La Corde sensible.
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Un capolavoro assoluto, quest’opera del 1960, dalla disarmante semplicità: una grande coppa (tipo quelle usate per lo Champagne nella Belle Epoque) posta al centro di una pianura con uno sfondo di montagne lontane e proprio sopra questa coppa, anzi quasi sul punto di entrarvi e di diventarne il contenuto, una folta nuvola sospesa.

Un quadro geniale, come geniali e profonde sono svariate dichiarazioni di René Magritte riportate su pannelli intelligentemente posti di fianco ai quadri – “non cerco di sorprendere o di provocare: cerco la poesia nel mondo degli oggetti familiari”; “penso costantemente al mistero della vita. E’ una cosa che non si può raffigurare; la si può solo evocare”; “il mistero non è una delle possibilità di esistenza del reale, ma ciò che è necessario perché esista un reale. E la poesia, mezzo di conoscenza, ci aiutare a vivere nel mistero che ci circonda” – che afferma la centralità della poesia e la bellezza della sorpresa e della disponibilità alla sorpresa nell’esistenza umana.

In questo quadro, come in tanti altri di Magritte che ci emozionano e ci fanno sognare, è sempre una “speranza di cielo” a dominare, una disposizione all’incanto e alla meraviglia, una voglia di andare oltre, di non dare nulla per acquisito e già previsto, una cifra di mistero e di magia.

Un desiderio, tornando al nostro vino, che il contenuto di quella coppa, di quel bicchiere, sappia regalarci un sogno, un’oasi di purezza, un momento magico, una grande emozione che si rinnova e ci sorprende ad ogni sorso, con mille sfumature di profumo ed un gusto infinito.

La speranza che il vino sia impalpabile e fragile magia, quella “tenerezza che ci fa paura” appunto, quella capacità di scuoterci e parlare al nostro cuore e non un prodotto qualsiasi, programmato a tavolino secondo ben precise, fredde alchimie, opera dei computer e delle macchine e non più riflesso dell’umana sensibilità e di una natura in armonia con l’uomo…
p.s.
per saperne di più sul geniale artista surrealista vi consiglio di visitare, su questo sito Internet, la speciale pagina dedicata alla sua vita e alle sue opere

0 pensieri su “…è la tenerezza che ci fa paura… Riflessioni sul vino davanti ad un quadro di Magritte

  1. Concordo Franco su quel dipinto, la Corde sensible colpì anche me. Ricordo ancora che io ebbi come l’impressione che quella coppa (non necessariamente per Magritte, ma sicuramente per me) potesse rappresentare il nostro mezzo per poter raccogliere ciò che quella nuvola poteva offrirci dal cielo, il legame fra l’uomo e l’ignoto, ma anche il beneficio di una ipotetica e meravigliosa unione con il Creato.

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