Accidenti se ne sentivamo il bisogno ! E’ arrivato il Petit Manseng di Manincor

GrafEnzenberg
Quando pensate all’Alto Adige, oltre alla strepitosa bellezza dello scenario incantato di monti e boschi, allo speck (prodotto per il 95% con maiale proveniente dall’estero…), ai knodel, agli Schuetzen, alla singolare tendenza degli amministratori e di parte degli abitanti a sentirsi, da sudtirolesi, “ostaggi” in terra italiana (ma con i ricchi contributi finanziari in arrivo da Roma), passando alle cose vinicole cosa vi viene in mente ?

Orientandovi tra Lagrein, Vernatsch, Sylvaner,Kerner, Gewürztraminer, e tutte le uve che crescono, invero molto bene, in questa terra altamente vocata per la viticoltura, non potete che concludere che in provincia di Bolzano di uve destinate al vino ce ne sono tante, forse troppe.

Esattamente, come ricordavo in un articolo pubblicato due anni fa su Wine Report, dove facevo riferimento all’elenco B 1 previsto dalla Deliberazione Download file della Giunta Provinciale n°387 del 2 febbraio 2001 e dal Bollettino Ufficiale n°10/I-II del 6.3.2001, ben 16, tra autoctone e alloctone.

Trascorsi due anni da quel pezzo, che era nato per stigmatizzare il fatto che un’azienda, in zona Lago di Caldaro, luogo magico per la Schiava/Vernatsch, avesse “introdotto persino lo spagnolo Tempranillo”, ho recentemente appreso che la stessa cantina, la Tenuta Manincor di Caldaro, non accontentandosi del Tempranillo è passata dalla Spagna al Sud-Ouest della Francia, portandosi in vigna e quindi in cantina e quindi traducendolo in un vino, battezzato Le petit Manincor, il Petit Manseng.

La relazione sull’attività dell’Amministrazione Provinciale del 2004, pubblicata dal Podere Provinciale Laimburg, che riferiva di una sperimentazione agraria e forestale, diceva testualmente ”A conferma dei buoni risultati conseguiti con le prove varietali di Laimburg, nel 2004 sono state inserite in elenco tra le varietà ammesse alla coltivazione in Alto Adige altre 4 varietà di vite. Dunque ora le varietà Viognier, Petit Manseng (varietà per vino da dessert), Tannat e Diolinoir possono essere piantate e sperimentate dalle aziende private. Se esse risulteranno idonee e valide alla coltivazione nel nostro territorio anche per la pratica viticola, sarà possibile inserirle in futuro tra le varietà raccomandate per la produzione di vini di qualità”.

E in un altro studio della Laimburg, Download file ad opera di Joseph Terleth, sempre trovato su Internet, risalente al 2004, leggevo, a proposito di “prove varietali” fatte a Laimburg, la dicitura “varietà in prova, non ammessa alla coltivazione in Alto Adige !” riferita al Petit Manseng.

Come si è visto però, almeno da un punto di vista formale, il conte Michael Goess-Enzenberg, proprietario della Manincor, è perfettamente in regola, visto che il Petit Manseng può ora essere “piantato e sperimentato dalle aziende private” come la sua.

Però, per cortesia, visto che è intelligente, alto, biondo, nobile, ricco e potente, a noi comuni mortali, che non siamo né alti, né biondi ma dei semplici borghesi, e soprattutto ai consumatori, che avevano come me un’idea (credo ormai da dimenticare) dell’Alto Adige del vino come patria di buoni Pinot nero (Blauburgunder), Pinot bianco (Weissburgunder), Pinot grigio (Ruländer), ottimi Gewürztraminer e Riesling, di piacevolissime beverine Schiava (Vernatsch) e di sopravvalutati Lagrein dunkel, Michael Graf avrebbe la cortesia di spiegare che senso abbia, non enologicamente, ma culturalmente parlando, introdurre a Caldaro e dintorni il Tempranillo e oggi il Petit Manseng ?

Che significato avrà mai per una terra che dovrebbe avere (ma lo ha ancora ?), una sorta di culto per le tradizioni, che oltre ai bellissimi costumi (tracht e dirndl) della domenica, al grembiule blu dei contadini, all’istituto del maso chiuso, alla lingua tedesca come lingua madre, ai kaminwurz e alla gerstensuppe dovrebbero comprendere anche il rispetto e la tutela del patrimonio ampelografico locale, l’introdurre vitigni, nobili finché si vuole, e adatti ad ottenere “nobili vini da meditazione”, che con la storia, la cultura, le tradizioni del vino in Alto Adige non hanno letteralmente nulla a che fare ? In tal modo letteralmente omologando (com’è già stato abbondantemente fatto in questi anni) la viticoltura e l’enologia altoatesina ?

Che razza di “biodiversità” in vigna ed in cantina, si vuole mai difendere e proporre all’attenzione della gente, quando presentandolo peraltro come “un vitigno poco conosciuto in Alto Adige” (non è poco conosciuto, l’ha introdotto e tradotto in un vino solo il conte Michael Goess-Enzenberg per ora !) e come base di “un vino da dessert che esalta la nostra filosofia” (Ein Susswein ganz nach unserer Philosophie), si introduce nei vigneti di Caldaro, nientemeno che il Petit Manseng ?

Mi chiedo: quale sarà il prossimo vitigno, introdotto, ovviamente in nome della modernità, della razionalizzazione degli investimenti, del superamento dell’immagine di terra da Schiava e Lagrein, della conquista di nuovi mercati e nuovi consumatori, e di cosa diavolo si vorrà raccontare alla gente, che voi, Signor Conte e attuali responsabili (sic!) della politica vitivinicola altoatesina, penserete di introdurre ?

Quale sarà the next big thing: il Petit Verdot, il Tannat, il Viognier, il Diolinoir, il Grenache, il Mourvèdre, il Carignan, oppure, perché no, il Nero d’Avola, il Primitivo, il Negro amaro, o la prossima uva che suoni abbastanza esotica e di moda all’orecchio dell’altoatesino, pardon sudtirolese, viticolo consesso ?

Sono proprio assurdità del genere (oltre alle cose che ho a più riprese denunciato in un precedente blog, in questo articolo, e in questo articolo e infine in questo) che m’indurranno, dopo una lunga fedeltà (da turista e da giornalista che l’Alto Adige del vino ha raccontato a partire dal 1983) a non salire per la prima volta dopo ventitre anni in provincia di Bolzano.

NO, non é proprio questo l’Alto Adige che ho tanto amato un tempo e che sento ormai terribilmente estraneo !

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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18 pensieri su “Accidenti se ne sentivamo il bisogno ! E’ arrivato il Petit Manseng di Manincor

  1. Riconoscendomi anch’io nell’amore per un suedtirol che si accinge a venire sbiadito nelle sue tradizioni più radicate, usando un orrendo vocabolo, quoto tutto.
    Andrea Toselli

  2. Letto questo bellissimo articolo e riletto i precedenti post 1-2-3 ancora più belli, dopo esattamente 22 anni di frequentazione estate ed inverno dell’Alto Adige (San Cassiano), prenderò in seria considerazione la possibilità di non andarci più. Un saluto!

  3. Facciamoci, fatevi sentire da questo produttore e dalle autorita’ altoatesine, cosi’ capiranno che stanno andando clamorosamente fuori strada ! E poi avete notato che in televisione ultimamente stanno passando spot pubblicitari, in italiano, che propongono di fare vacanze nel Tirolo austriaco e nella Svizzera ? Forsi anche i pubblicitari e gli uffici del turismo di questi Paesi si sono accorti che in questo momento l’Alto Adige/Sudtirol non é più tanto ben visto da molti fedeli turisti (o ex turisti ?) italiani…

  4. e poi i manseng voglioni climi caldi…a quando il Primitivo a Termeno?

    Non è meglio lavorare su PB GWT e Kerner (in Valle Isarco), che mi sembrano i vitigni migliori lassù?

  5. Pinot bianco, Kerner, Gewürztraminer e Vernatsch non sono abbastanza “esotici” e à la page (noblesse oblige…) per la nouvelle vague vitivinicola altoatesina…

  6. Nell’ultima parte del tuo post hai fornito troppe idee; se vedremo il Nero d’Avola a Bolzano, sapremo che e’ colpa tua..
    — dai, a parte gli scherzi, complimenti per il post. Questo e’ il genere di comportamento contraddittorio a cui ultimamente càpita di assistere spesso, da un lato si invoca la biodiversita’, dall’altro si innova quasi selvaggiamente. Se puo’ servire, proverei a rispondere alla tua domanda retorica (“che senso abbia”) — serve a stupire. Serve a far dire “oh” a tanti consumatori.

  7. Ecchisenefrega, Franco. Ognuno pianta quello che vuole e dove vuole. Spero siano il mercato e il buonsenso a dire che si tratta di stupidaggini. Se invece alla gente piace significa,semplicemente, che si vive in un mondo che non ci piace… Insomma, invece di fare inutile pubblicità a chi non ci piace, sosteniamo chi ci piace.

  8. Caro Michele, ti scopro tremendamente “liberista” nel tuo ragionamento ! Ma é proprio questa logica, quasi “rivelliana” del lasciare liberi i produttori di fare quello che vogliono, di piantare quello che vogliono dove vogliono, di usare magare tutte le uve che vogliono anche nei vini più classici, che, a mio parere, sta mandando a remengo, sta rendendo confusa, pasticciata, non più credibile, l’immagine del vino italiano!

  9. Lo vedo unicamente come tentativo.tentativo,nel caso andasse a buon fine (dubito),di potersi fregiare del titolo” NOI SIAMO STATI I PRIMI A CAPIRE:::::”
    Oppure un disperato tentativo (sempre quello è) di uscire un po’ dalla standardizzazione,dal fare tutti le stesse cose……oggi piu’ si stupisce con la novita’…meglio è…..risulta cosi’ anche in altri settori.

  10. Ma siamo sicuri che è proprio il Conte Enzenberg con le sue 100.000 bottiglie a rappresentare il mondo vinicolo altoatesino? Chi conosce l’azienda sa che è proprio Enzenberg ad aver, diciamo, un po’ lasciato la strada tradizionale altoatesina dei vini monovarietali, andando verso lo stile bordolese, cioè producendo delle cuvée particolari, tipiche per Manincor, ma certo non dell’Alto Adige in particolare. Se adesso il Conte Enzenberg introduce il Petit Manseng tra i suoi vini, molto probabilmente sarà ben consapevole che può essere una cosa positiva per la sua azienda, ma non per l’Alto Adige in generale. Proprio l’andamento del mercato in questi anni ci ha insegnato molto bene che non è proprio il caso di puntare sulle varietà internazionali, ma che il futuro dell’Alto Adige può essere soltanto la produzione di vini di alto livello da varietà autoctone – più qualche varietà bianca forse.
    Nella mia azienda le varietà Schiava, Lagrein e Gewürztraminer formano oltre il 50 % delle bottiglie prodotte, ed almeno cosa riguarda le ultime due varietà darei molto di averne di più. Parlando con i miei colleghi – da Hans Terzer a Stefan Filippi, da Willi Stürz a Christian Werth – non sento molte volte di qualche intenzione di piantare ulteriormente Cabernet, Merlot, non parlando neanche di nuove introduzione tipo Tempranillo, Nero d’Avola, o, appunto, il Petit Manseng.

    Non vorrei qui criticare il Conte Goess Enzenberg, che stimo come persona molto intelligente. Ma non condivido qui le sue opinioni, e sono sicuro che non lo facciano gran parte dei miei colleghi.

    Per concludere: Se la produzione di qualche migliaio di bottiglie di Petit Manseng ci porta ad abbandonare l’Alto Adige, che facciamo con altre zone viticole dove la percentuale di varietà cosiddette internazionali sono notevolmente più elevate di quanto lo sia in Alto Adige?

    • Nessun commento. Solo una domanda personale.
      Io e mia moglie abbiamo acquistato un appartamentino in Carinzia. Il nome della via in cui abitiamo è Rottensteinerweg. Vorrei farne un atraduzione. Lei è in grado di aiutarmi?
      Chiedo scusa se reco disturbo per una tale sciocchezza, ma visto il suo cognome!
      La ringrazio di cuore e porgo i miei più cordiali saluti.
      Luigino Biasiato

  11. Caro Rottensteiner, ma voi siete l’Alto Adige e non una zona priva di storia, di tradizioni, di radici dove é lecito fare qualsiasi cosa ! E proprio per questo continuare ad allargare la piattaforma ampelografica e piantare sempre nuovi vitigni internazionali dimostra la confusione che regna sovrana nelle teste di chi dovrebbe decidere ed essere responsabile del destino del vigneto altoatesino !
    Grazie per il suo commento, il primo e unico sinora arrivato da parte di un produttore altoatesino. Eppure so che queste mie osservazioni sul Petit Manseng sono state lette e commentate a Bolzano e dintorni…
    Complimenti per la sua onesta’ intellettuale
    Franco

  12. Gentile Sig Ziliani, ho letto con stupore il suo articolo. Le consiglio di contiunare a fare i commenti sui vini ma mi sembra un po’ presuntuoso da parte sua commentare la storia e la situazione dell’Alto Adige senza avere la cultura necessaria per farlo. Il suo articolo sarebbe stato meno importante se avesse lasciato via la prima parte? Se fosse così allora io al suo posto mi farei la domanda se i lettori leggono gli articoli perchè sono convinti che sia un intenditore di vini……

  13. Signor Peter, si rassicuri, continuerò a parlare, quando lo riterrò opportuno, dei vini dell’Alto Adige, zona che ho intensamente frequentato per oltre vent’anni, e quando sarà il caso, come ho fatto in questa occasione parlerò anche della situazione attuale in provincia di Bolzano che continuo a giudicare assurda. E questo detto da una persona che ama profondamente la sua terra, ma non capisce più cosa si agiti nella mente di buona parte dei suoi abitanti…
    Quanto al mio essere intenditore di vini o meno, cerco di fare del mio meglio, come tutti del resto. Fino a che non ho fatto queste critiche al mondo altoatesino ero considerato, da voi, in Alto Adige, pardon, Süd Tirol, un grande esperto: normale che oggi che dico quello che penso e non solo su Vernatsch e Blauburgunder, io diventi improvvisamente un incompetente…

  14. Caro signor Ziliani,

    È vero. Qui in Alto Adige ci sono delle assurdità. Per esempio che, se io, tifoso del calcio italiano, avessi voglia di andare in piazza per festeggiare una vittoria della mia nazionale, sarei (e sono stato) offeso dagli altri tifosi (Stringiamci a coorte / Tirolesi alla morte /
    L’Italia chiamò; Chi non salta è Tirolese ecc.), anzi, dovrei temere di essere preso a botte. Questo mi pare molto più assurdo di quanto lo possa sembrare una petizione che riprende non altro che argomenti già stabiliti da patti internazionali del lontano 1946.

    Ma io sono produttore di vino, non sono politico. Sono produttore di vino altoatesino e quindi italiano, e parlando tra produttori non mi sono mai sentito estraneo o di seconda categoria, come ostaggio o come lo vuol chiamare. E tutti quanti hanno il massimo rispetto verso l’Alto Adige proprio per la nostra cura per le varietà autoctone, le caratteristiche tradizionali dei nostri vini. Quasi il 50 % della superficie vitata altoatesina consiste dalle varietà Schiava, Lagrein e Gewürztraminer, ed ancora oggi, con una economia vinicola globalizzata, quasi tutti cerchiamo le nostre nicchie dove depositare le nostre specialità. Questo in un periodo nel quale vaste zone italiane si sono già gettate verso le varietà Cabernet e Merlot, che già fanno parte del Chianti Classico (che sicuramente di tradizione ne ha), mentre qui si discute se il Santa Maddalena fosse più tipico con 5 o 10 % di Lagrein, se il Gewürztraminer fosse preferibile a 4 o a 8 g/l di zuccheri residui o se nel Lagrein dovessimo cercare più la struttura o più l’eleganza.

    Quindi mi pare anche un po’ assurda (senza voler sembrare offendente nei suoi confronti) questa polemica sulla decisione di un produttore su oltre 200, e neanche di un produttore di grandi dimensioni, soprattutto se rivolta all’intera zona vinicola. A chi non piace il Petit Manseng di Enzenberg, basti che non lo compra, tanto difficilmente lo troverà in enoteca per la sua scarsa quantità. Ma Lagrein, Gewürztraminer e Schiava saranno sempre varietà autoctone, Pinot Bianco, Grigio, Nero, Silvaner, Müller Thurgau ecc. saranno sempre varietà tipiche per l’Alto Adige. Non credo che scendino di qualità per qualche bottiglia di Petit Manseng.

  15. Caro sigor Ziliani,
    non ho potuto fare a meno di leggere quanto ha scritto nei confronti del passito di casa Manincor, e devo dire di non trovarmi affatto affine con alcune sue dichiarazioni.
    Partendo da presupposto che rispetto e condivido in pieno la sua idea di “conservazione delle tradizionalità” dei vitigni,e in particolar modo di quelli presenti nella zona Altoatesina, molto legata alle sue autoctoneità. Tuttavia sono dell’idea che non si può smontare così un espressione di passito tanto speciale quanto singolare ed unica!..se poi pensiamo che buona parte delle viti piantate nella zona sono di tipo alloctono,tutte le storie fatte per una ridicola quantità di Petit Manseng sono veramente ASSURDE!! Ci pensi un pò su!

    • Matteo, quello che fa il conte von Enzenberg nei suoi vigneti non mi può fregare di meno.
      Uno, con la sua storia e i suoi mezzi, che sulle rive del Lago di Caldaro arriva a piantare Tempranillo non appartiene di certo a quel mondo del vino che mi affascina – leggi Cavallotto – e che mi piace raccontare…

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