Itinerario pugliese: le infinite emozioni del Primitivo “all’antica” di Vittorio Pichierri


Come vanno le cose in Puglia, nella full immersion che sto vivendo insieme ad alcuni colleghi stranieri (Patricia Guy, Rosemary George MW, Kyle Phillips,Wojciech Bonkowski) da domenica?
Direi, per essere sintetico, benissimo, come meglio non potrebbe, con un’intensità di esperienze, incontri, situazioni ed emozioni che conferma la grandezza di questa regione e la sua centralità nel discorso sul vino italiano, di ieri e di oggi.
Dall’esordio di domenica e lunedì, nella splendida Masseria (ed efficiente e valida azienda agricola biodinamica) Cefalicchio di Canosa, realizzata da Nicola Rossi (parlamentare ed economista) e suo fratello Fabrizio, seguite dalla visita all’azienda Spagnoletti Zeuli, alle degustazioni di vini dell’areale di Gioia del Colle (un Primitivo molto diverso da quello di Manduria e del Salento, in corso di progressiva definizione ed affermazione), alla giornata di martedì, trascorsa tra la Valle d’Itria, dove Nicola Carparelli dell’azienda I Pastini ci ha raccontato nella suggestiva ambientazione di un antico trullo la sua riscoperta del Fiano Minutolo ed il suo lavoro sulle varietà a bacca bianca nella zona di Locorotondo, ed il Salento, tra San Donaci da Candido (con una grande degustazione, dei vini aziendali e di altre realtà produttive) e Guagnano, da Cantele, per un altro di quei momenti di degustazione collettiva che rappresenta la grande novità e l’evento da sottolineare (cosa che farò presto) di questo tour, è stato tutto un susseguirsi di momenti forti.

Momenti significativi, che ci hanno consentito di cogliere la realtà variegata ed in divenire della Puglia del vino di oggi.
Poi ci siamo spostati nella zona del Primitivo di Manduria, e ieri mattina a Sava, abbiamo avuto uno di quegli incontri di quelli che da soli credo giustifichino, senza sminuire le altre visite, il nostro viaggio in terra pugliese. L’appuntamento era alla Vinicola Savese, da quell’autentico testimone e portabandiera della lunga storia e dell’identità del Primitivo che è Vittorio Pichierri (nelle foto), ed è stato subito, non solo per me che ci tornavo, ma per i colleghi che visitavano questa cantina storica per la prima volta, un evento, un momento di quelli da non dimenticare.
Merito della passione di Vittorio, “ultimo dei Mohicani” del Primitivo, una sorta di Bartolo Mascarello o di Soldera di questo nobile vino, del suo modo di raccontare un mestiere di vignaiolo e di produttore vissuto sempre nel solco del rispetto assoluto della terra, dell’identità del Primitivo, di un modo di produrlo e di onorarlo tradizionale e antico ma non polveroso e museale, ma vivo, e merito dei vini, proposti in una sequenza trascinante. Degustazione non solo basata sui tanti vini in bottiglia, dalla Tradizione del Nonno, a Desiderium, Passione, Terra Rossa (per citarni solo alcuni, puntualmente proposti), ma, cosa più inconsueta, prelevati direttamente dalle cisterne interrate in cemento vetrificato, dove riposano lungamente, dalle botti e risultano all’assaggio ancora più integri e veri, o, cosa ancora più incredibile, dal capasone, recipiente di creta simile alla giara, di capienza variabile, dove Vittorio Pichierri, produttore che lavora “per intuito” come ama dire, fa lungamente riposare, del tutto incurante dei diktat del marketing, della modernità, delle leggi del “mercato” i suoi capolavori.
Vini, i suoi, in grado di sfidare il tempo, di dimostrare come il Primitivo di Manduria, pardon, di Sava, come ci tiene a precisare, non solo regga l’invecchiamento e si evolva splendidamente, ma conquisti tesori di complessità, di finezza, impensabili.

Ce l’hanno dimostrato, e sarà difficile dimenticarlo, una strepitosa, commovente bottiglia di un suo Vino classico Primitivo Savese “ottenuto dalle migliori uve mature di Sava” di 21 gradi, del 1975, ceralaccato, e aperto e decantato con ogni cura da Enzo Scivetti, che ci accompagna in questo tour, vino dal bouquet aromatico infinito, splendente di preziose sfumature, suadente al palato, avvolgente, pieno di energia e ancora incredibilmente freschissimo, cremoso, godibilissimo con le sue note di ciliegia e agrumi canditi, fichi secchi, spezie, erbe aromatiche, cuoio, tabacco, cacao, e forse un ancora più incredibile vino di oltre vent’anni, prelevato dal capasone da Vittorio e propostoci a miracol del Primitivo mostrare.
Un vino stupefacente per complessità aromatica, con uno sviluppo di note terziarie di funghi secchi, tartufo, rabarbaro, spezie orientali, di amarena e cioccolato, e poi freschissimo al gusto, pieno di vita, con una magnifica stoffa calda e vellutata ed un corredo tannico ancora importante, avvolgente nel suo proporsi, suadente, elegantissimo e privo di quelle durezze – la degustazione di un buon numero di vini di altre aziende che abbiamo fatto nel pomeriggio presso il Consorzio Produttori Vini e Mosti di Manduria ce l’ha dimostrato, quella tendenza a sovra-estrarre, a giocare sulla potenza, la concentrazione, talvolta con legnosità insopportabili – che affliggono molti dei Primitivo, normali, che affollano il panorama produttivo di questo nobile e antico vino pugliese.
Cose buone, per fortuna, non sono mancate, ma un grazie immenso a Vittorio Pichierri per averci mostrato il volto nobile, antico, sapiente, miracoloso e quasi misterico del Primitivo, un patrimonio di eleganza, complessità, dolcezza calibrata (anche nei vini dolci naturali più ricchi e dal contenuto alcolico più elevato), di armonia ed equilibrio, credo insuperabile, anche in un panorama, quello del Primitivo, sempre più affollato.
Una visita di quelle speciali, che porterò tra i ricordi più belli non solo di questo mio ennesimo viaggio vinoso in una delle terre del vino che più amo, ma di un’intera carriera di cronista itinerante che nel vino cerca l’autenticità, la poesia, una capacità di emozionare e di colpirti dentro…

0 pensieri su “Itinerario pugliese: le infinite emozioni del Primitivo “all’antica” di Vittorio Pichierri

  1. Franco, anche solo leggendo queste parole, questa “cronaca”, che in realtà non è solo tale, si percepiscono emozioni e sensazioni, quasi si riescono a “sentire” quei profumi, dei vini ma anche della terra, delle vigne e delle cantine così…vissute!
    Sono convinto che chiunque, almeno una volta nella vita, dovrebbe immergersi in certe atmosfere, vivere il contatto con persone e luoghi che non possono far altro che lasciarci un marchio indelebile nella memoria, per il loro valore e per quanto rappresentino lo stretto legame tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda, rispettandolo e non stravolgendolo come sempre più spesso riusciamo a fare…

  2. Franco, correggi per cortesia l’errore nel nome di Wojciech Bonkowski, che per finale ha un’acca e non una kappa. Forse l’errore ti viene dal fatto che il diminutivo e’ Wojtek, con la kappa finale. Fagli un abbraccio da parte mia che mi sto godendo le sue impressioni sul tuo stesso viaggio in diretta dal suo blog in polacco, puntata numero uno e numero due di Apulia Felix, basta cliccare qui http://bonkowski.magazynwino.pl/

  3. Onestamente Ziliani mi sono chiesto tante volte quale fosse il motivo che impediva alla stampa specializzata di accorgersi di quest’uomo e del suo vino.
    I vini di Vittorio onorano con la loro presenza da anni la mia tavola (e la mia cantina), mentre lui mi onora della sua conoscenza, spero di non apparire irrispettoso se scrivo della sua amicizia.
    Adesso che Lei ha scritto questo bellissimo post provi a darmi risposta: perché i suoi colleghi che si occupano di divulgazione del vino non se ne sono (quasi) mai accorti?
    Quasi ridicolo leggere dei vini di Vittorio nel libro di Francois Morel e Jacques Dupont, assieme al gota del vino mondiale, per poi non trovare neanche una striminzita recensione nelle tante (troppe) guide che affollanno gli scaffali delle librerie.
    Sono cattivo se dico che pochi giudicano con il proprio palato e con la mente scevra da mode e da concetti precostituiti?
    La ringrazio se vorrà aiutarmi nel sciogliere tale dilemma.
    Alessandro Carlassare

    • Alessandro, le sembra forse che un personaggio come Vittorio Pichierri faccia vini per questi “mala tempora” dove anche in questa magnifica terra di Puglia che mi accoglie ancora per poche ore (ma a gennaio torno, eccome se torno…) ti spacciano per Negramaro in purezza dei Salice Salentino spudoratamente addizionati di Merlot, Petit Verdot et similia? E dove sul Primitivo prevale una “cultura” dei body building wines palestrati, muscolari, concentrati e volgari, di cui fai fatica a bere anche solo due dita? Teniamocelo stretto un uomo del vino come Pichierri, uno dei valori sicuri e indiscutibili di questa grande terra da vino…

  4. caro sig. Franco, le posso chiedere se nel corso della degustazione presso il Consorzio ha avuto la possibilità di assaggiare il primitivo di Attanasio (anche nella versione “dolce”)e se si cosa ne pensa.
    cordialità
    Adolfo Rossetti

  5. caro franco,

    ricordo sempre come irripetibile un assaggio avvenuto ormai 25 anni fa a Manduria di un primitivo prelevato da un “capasone” che il proprietario ci offrì e che riservava solo per occasioni speciali.
    Ci disse che quel vino aveva ormai ” 50 anni”, si proprio cinquantanni di capasone. Ricordo che allora lo paragonai al Marsala.
    Mi è sepre rimasto il ricordo di un vino eccezionale, un vino di altri tempi.
    Il Primitivo realizzato all’antica, invecchiato lungamente nella creta, ricolmato di tanto in tanto sembra simile ai vini che si bevevano al tempo dei romani.

    Un vino Imperiale.

  6. Mi pare il caso di rispondere al signor Carlassare: è sempre buona regola non mettere tutto in un unico calderone. La guida dei vini che curo insieme a Ernesto Gentili per l’Espresso recensisce la cantina Savese da diversi anni, e nel 2007 – per quello che valgono diplomi e riconoscimenti assortiti – l’ha premiata con il massimo riconoscimento delle Cinque Bottiglie al Primitivo Passione 2003. Lei scrive che pochi giudicano “con la mente scevra da mode e da concetti precostituiti”. Giusto: proprio per questo le converrebbe essere più coerente con le sue stesse affermazioni.

    • caro Fabio, giusta precisazione la tua. Ieri non avevo modo, trovandomi in Puglia, di consultare la vostra guida e dare a Cesare quello che é di Cesare, e dire che almeno la Guida vini dell’Espresso rende il giusto omaggio alla grandezza di Vittorio Pichierri. Bravi, bravissimi

  7. Buongiorno signor Rizzari, pur ribadendo quanto scritto l’altro giorno devo ammettere il mio errore nei confronti suoi e di Ernesto Gentili.
    E siccome preferisco l’onestà alle difese assurde devo anche ammettere che in parte il mio commento era pervaso da un concetto precostituito.
    Chapeu.

  8. Caro Franco, leggendo le tue parole, che potrei sottoscrivere integralmente, ho rivissuto in fotocopia l’analoga esperienza avuta, assieme a due amici pugliesi, due anni fa presso la cantina della Vinicola Savese.
    Abbiamo assaggiato Primitivo dalle vasche e dalle botticelle, nonostante il clima fosse allora pazzesco (42° C), e poi riempito di bottiglie il baule dell’auto.
    Il Primitivo non filtrato è davvero incredibile.
    Spero tanto che Vittorio Pichierri trovi chi riesca a seguire la strada che lui e la sua azienda hanno caparbiamente tracciato.

  9. Pingback: Stars fell on Toscana… « Do Bianchi

  10. mi unisco al rumore dei calici che tintinnano per il maestro Pichierri, che purtroppo non conosco personalmente. mio nonno usava i capasoni per conservare il primitivo e ricordo ancora come fossi sgomento e sorpreso nel vedere centinaia di questi contenitori caricati su camion e ceduti in cambio di più leggeri e pratici contenitori in PVC, vetroresina, cemento. migliaia di contadini si sono fatti affascinare da mercanti ed antiquari senza scrupoli. sono fiero di sentir parlare dei nostri vini se questi si rifanno alle tradizioni che li hanno generati e non a regole di mercato che li vogliono deformati e plasmati ad uso e consumo di un pubblico a cui Pichierri evidentemente non è interessato. lui produce arte, non la deforma, non la reinterpreta, non la adatta. lui c’è, è lì e se qualcuno ha voglia di viverne appieno l’emozione ne ha modo, ma in maniera più silenziosa, riverente, legata ad un gusto quasi religioso di approccio al vino. non è un mercante di vini, è un produttore, uno dei pochi (ma ce ne sono), non l’unico. questi restano nascosti e sicuramente non ricercano nuovi spazi. non mi risulta che Pichierri abbia rimanenze di magazzino pesanti da gestire. quindi, rispondendo a tanti che hanno chiesto più luce alla sua produzione, oserei rispondere: perchè? di vino se ne trova tanto in commercio, per tutti i gusti, per tutte le tasche. basta chiedere, volete un primitivo con vaniglia, cioccolato e frutti rossi con ricordo di caramello e liquerizia? cercate bene perchè sicuramente c’è e se no ve lo faranno. se poi volete bere il primitivo, allora fatelo a bassa voce, ad occhi chiusi.

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