Fivi: più conoscenza e meno divieti per il vino!

Appuntamento importante, mercoledì 15 settembre alle 11 a Milano, presso la Sala Pirelli del Palazzo delle Stelline in Corso Magenta, promosso da una delle più vitali e attive organizzazioni del mondo del vino italiano, la FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che riunisce già più di 600 vignaioli indipendenti soci, la cui azione vede riunire le tre fasi della coltivazione in vigna, della vinificazione in cantina e della commercializzazione del vino.
Vino più conoscenza meno divieti, il titolo della conferenza stampa organizzata, che si propone come un momento di riflessione e di sensibilizzazione sul rapporto fra il vino (alimento positivo, portatore sopratutto in Italia di tradizione, cultura e legame stretto con il cibo e il territorio) e l’attuale forte campagna di  informazione sull’assunzione di alcool.
Obiettivo dell’incontro promosso dalla Fivi è quello di riuscire a fare chiarezza sugli aspetti che riguardano il consumo del vino (nel nostro paese) e il consumo delle altre tipologie di alcool.
Su questi temi è infatti indispensabile, secondo la FIVI, che insieme alle consorelle dei vignerons francesi, portoghesi, spagnoli, sloveni, svizzeri, lussemburghesi e ungheresi fa parte della CEVI, Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, la sola organizzazione internazionale che raduna e rappresenta gli 8000 vignaioli indipendenti europei, andare più a fondo per capire meglio i problemi, per proporre progetti  di sensibilizzazione e di educazione volti a promuovere una coscienza critica e un consumo responsabile e moderato.
Ma anche per non fare di ogni erba un fascio, parlando genericamente di alcool, e mettendo così insieme prodotti, modi, stili e occasioni di consumo completamente diversi.
Per questo motivo sono stati invitati alla conferenza stampa scienziati, medici, sociologi, osservatori delle dinamiche di consumo anche dell’alcool e delle situazioni di disagio soprattutto giovanile. Il professor Michael P. Hlastala dell’Università di Seattle (Division of Pulmonary and Critical care medicine) illustrerà una sua ricerca sulle differenze fra gli alcool da fermentazione e gli alcool da distillazione e le loro conseguenze; parlerà anche delle imprecisioni dell’etilometro e dei metodi diversi che si usano in alcuni Stati degli  U.S.A. per rilevare il tasso di alcool.
Il dottor Giancarlo Trentini presidente dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool illustrerà una serie di ricerche, mentre il Professor Stefano Ciatti dell’Università di Siena e Presidente dell’Associazione Vino e Salute affronterà la questione sotto il profilo etico e alimentare del vino e Giampaolo Pioli Presidente delle Città del Vino affronterà la questione del territorio, tradizione e cultura del vino.
Parteciperanno inoltre Xavier de Volontat Presidente della Cevi e Stefano Raimondi responsabile linea vini Ice. Sarà poi presente ad introdurre i lavori il presidente della Fivi, il bravissimo vigneron valdostano Costantino Charrère, mentre moderatore del dibattito sarà Giovanni Iozzia, direttore di Panorama Economy.
Un incontro interessante, che cercheremo di seguire per relazionarne, perché la questione dell’etilometro è centrale nello sforzo di creare una giusta coscienza critica partendo dal concetto cibo/salute/vino, soprattutto nei confronti dei giovani.

0 pensieri su “Fivi: più conoscenza e meno divieti per il vino!

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  2. come vede, caro Ziliani, anche senza di lei le cose vanno avanti. Ma non doveva spaccare le montagne a Verona? E poi? Tutto è tornato nel dimenticatoio… Bravo e complimenti! Magari adesso si prenderà il merito di tutto…

  3. solo perchè si è fatto bello (tranne poi scappare) del mio lavoro… E non provi più a vantarsene… se ha un poco di dignità… Magari facendosi venire di nuovo problemi esistenziali per ridare vigore al suo blog e commuovere i suoi fedelissimi

  4. ma non doveva ripartire alla carica!! E’ molto meglio parlare di Brunello e di farsi giudice super partes (tranne poi ….). Fa fine e non impegna… E non rischia di pestare i piedi a qualcuno. Ancora complimeti e adesso scateni i suoi fedelissimi!! Buona sera

  5. ricevuto! stia tranquillo. L’importante è che la sua arroganza e egocentrismo siano ancora venuti fuori. E non tutti sono fedelissimi. Lo “scocciare” poi se lo tenga per lei. Impari l’educazione…Perchè ha aperto un blog? Solo per avere elogi dai suoi amici? Accetti le critiche e non scappi tutte le volte. E’ un consiglio da persona anziana che ha vissuto più di lei… Si fidi e vedrà che avrà meno problemi esistenziali. Buona fortuna e buon blog!!

    • lo so che dare corda ad una persona come lei é tempo perso, ma ricostruiamo le cose. Ho pubblicato un post limitandomi a dare la notizia dell’importante conferenza stampa di domani promossa dalla Fivi e a segnalare l’iniziativa. Tutto qui. E lei cosa ha fatto intervenendo su questo blog che non so perché continua a leggere visto che ha tanta disistima di me?
      Ha scritto, facendo un inutile processo alle intenzioni, “Magari adesso si prenderà il merito di tutto…”, poi mi ha accusato “si è fatto bello (tranne poi scappare) del mio lavoro… E non provi più a vantarsene…” e infine mi accusa di arroganza ed egocentrismo. Per cosa, per aver dato una notizia e aver segnalato ai lettori un’iniziativa che reputo di notevole importanza? Io accetto le critiche, che sono indispensabili in un blog, ma qui non c’era proprio da criticare nulla. O le dà fastidio che abbia dato notizia della conferenza promossa dalla Fivi per domani? E con questo ho chiuso, non pubblicherò più alcuna sua replica

  6. Che interventi molesti – sia scritto firmando con nome e cognome – !
    Che c’entra tutto ciò con i vignaioli indipendenti (di cui vorrei sapere di più) e con questo convegno in cui fa capolino l’interessante e desueta parola “conoscenza”

  7. Ah ora ho capito; sono andata a vedere il vecchio post di aprile…
    Ma questo è il convegno organizzato dai vignaioli indipendenti, di cui abbiamo parlato giorni fa, quando il dottor Ciatti – che organizza gli studi e gli appuntamenti di “Vino e Salute” – mi ha parlato del convegno in oggetto e di te!
    Sarebbe interessante che tu riuscissi ad andarci e a darci notizie.
    Naturalmente anche facendoti bello, come al solito. (Scherzo)

  8. Ma – scherzi a parte, davvero – il tema è finalmente molto interessante.
    Se penso a ciò che significa il vino – oggi – in termini di appartenenza, identità, cultura, radici…e, sì, lo so, sono parole abusate che suonano retoriche; sono parole, però che descrivono un capitale sociale prezioso proprio per i più giovani.
    Inoltre, anche i produttori e a mio avviso i loro consorzi, in prima fila, dovrebbero dedicare sforzi notevoli in questa direzione; ma appare (non solo alla sottoscritta) che la maggior parte di essi sia distratta, o forse non capisce.
    Non tutti, la maggior parte.

  9. cara Sig.ra Silvana,
    il mio nome è cognome non sono anonimi: Vincenzo Zappalà, Professore Ordinario di Astrofisica e appassinato “vero” del vino di qualità e dei suoi produttori. La conferenza della FIVI ha avuto spunto a seguito della mia ricerca accurata sulla scienza dell’etilometro (come ben sa anche il nostro Ziliani)e dopo ripetuti incontri con Costantino e gli altri mebri della FIVI. Il Prof. Hlastala, uno dei massimi esperti della fisiologia polmonare, è stato invitato perchè mio amico. Chi tiene questo blog non ha fatto NIENTE contro l’etilometro e la sua fallacità (a parte parole). Chieda pure alla FIVI e saprà. Cordiali saluti

  10. da associato fivi sono molto contento che sia stato pubblicato il post, finalmente si parla di una questione importantissima che oltre a non risolvere il problema delle morti per guida in stato di ebrezzza, ne sta creando di altri disincentivando il consumo di vino e disabituando la gente tanto a bere quanto ad andare al ristorante.
    il vino è cultura, fa parte della nostra cultura, la cultura è conoscenza e la conoscenza rende liberi, solo una cosa dott. Zappalà se permette, grazie per i suoi sforzi ma credo che i suoi commenti siano fuori luogo, chi se ne frega di chi è il merito usi il blog per fare cultura, intervenga sull’argomento per spiegare ai “fedelissimi” come li definisce in che modo e perchè l’etilometro è fallibile, come dobbiamo fare per evitare che ci ritirino la patente, ci spieghi quali sono i nostri diritti e come fare a tutelarli, insomma faccia cultura.
    a quel punto tutti, compreso il sig. Ziliani, le saremo grati e riconoscenti.
    grazie

  11. @enrico togni!
    mi associo al suo intervento e senza togliere ‘meriti’ (e che bisogno c’è di sottolinearli in modo querulo e offensivo?) ad alcuno – incluso il professore (con cui a suo tempo, se la memoria non m’inganna, ho scambiato qualche mail)- spingo e insisto perché questo convegno FIVI trovi eco sempre più vasta. Se saremo in tanti (farò la mia piccola parte anch’io a Poggibonsi, il 25 pv)forse si riuscirà negli intenti così ben riassunti da lei, caro enrico togni, qui sopra. E vinoalvino.org è uno strumento prezioso per ottenere visibilità a questo tema così delicato.
    So che Franco Ziliani darà spazio e supporto, con la sua penna e con la consueta incisività.
    Non c’è bisogno di usare toni impertinenti, soprattutto quando si è professori di cotanta materia: altrimenti che messaggio si dà?

  12. fortunatamente la conferenza stampa è stata un successo e l’apatia di molti “professionisti” del vino può continuare a restare tale. Non interessa più il loro intervento (a giochi fatti). Ci voleva un’uscita allo scoperto prima e non adesso che le cose si sono messe in marcia. Ma, si sa, è meglio aspettare a vedere prima di prendere un treno che non è sicuro che arrivi… Sicuramente non farò più polemiche su questo blog e nemmeno lo leggerò più: non ve n’è più bisogno.
    Al caro Enrico Togni, dico solo che avrebbe potuto leggere i miei ripetuti interventi e tutta la mia documentazione che poteva vedere chiunque se solo ne avesse avuto voglia. Perfino su queste pagine ho scritto le motivazioni e ho dato i riferimenti. Dica pure tutto ciò che vuole, ma non che io non cerchi di fare cultura del vino. Ho lottato per mesi a favore del vostro settore per amore vero e non interessato (mai preso una lira nè una bottiglia) e non ho mai fatto misere polemiche sulle solite beghe sul brunello, su il produttore tizio o sul caio. Comunque, esendo della FIVI, si informi verso il suo consiglio direttivo e legga l’articolo che sta uscendo su TigullioVino. Qui non si parla di meriti: io avevo chiesto apertamente aiuto alla stampa del settore, tra cui anche Ziliani. La risposta era stata un silenzio totale o, al massimo, tante belle parole, promesse di azioni fantasmagoriche, ma poi nessuno si è mosso. Meno male che la FIVI ha recepito ed è passata all’azione. Se aspettavo i cari giornalisti…. Poveri noi!!
    Lascio senza alcun rincrescimento (Ziliani puà essere contento, non le romperò più le scatole durante le sue autocelebrazioni) questo blog e cercherò di proseguire con l’aiuto di uomini serie concreti la battaglia… Buon divertimento a tutti con le beghe sul brunello e l’amarone, che tanto fanno bene al mondo del vino!

    • … meno male che c’é Zappalà, salvatore delle sorti del vino italiano…
      A proposito dell’incontro di ieri segnalo un commento, non proprio entusiasta, del collega Gigi Brozzoni, direttore del Seminario permanente Luigi Veronelli pubblicato oggi sulla news letter Il Consenso news, con il titolo di “Ma che bella giornata!”. Scrive Brozzoni: “Ci pare sia ormai giunto il momento di affrontare in modo propositivo e costruttivo gli argomenti relativi al consumo consapevole di bevande alcoliche, soprattutto quando ci si deve mettere alla guida; ma sembra quasi che questi argomenti siano talmente ostici, scomodi e ingrati che in genere si preferisce ripetere noiosamente le solite storielle sul resveratrolo, per poi prendersela con i mezzi tecnici di rilevamento imprecisi, inaffidabili e scorretti. Un bel modo di fingere di affrontare l’argomento e perdere un poco del nostro prezioso tempo? Forse estremizzo un poco, ma la sostanza è impietosa e tende a darci ragione.
      La Guida Oro I Vini di Veronelli 2011 nella sua prefazione affronta questo argomento con alcuni propositi mirati a contenere, se non invertire, la tendenza al ribasso dei consumi di vino causati dal timore di incorrere nelle maglie dei controlli stradali che si fanno sempre più diffusi. Quindi ieri siamo corsi a Milano, chiamati da Costantino Charrère, presidente della Federazione Italiana Viticoltori Indipendenti, ad affrontare il tema dell’alcool, della guida e dei controlli, ma anche dei consumi intelligenti, moderati e consapevoli. Avremmo potuto discutere questi argomenti con il confronto ed il contributo diretto dei vignaioli che hanno risposto numerosi alla chiamata di Charrère, ma, ahimè, i soliti fratelli Grimm delle scienze e della ricerca, uniti da un abbagliato moderatore, ci hanno di fatto impedito di farlo. A nulla sono valsi l’introduzione ed i richiami di Charrère e, così, la sceneggiata si è sviluppata su questa linea narrativa: dagli Stati Uniti, in un intervento registrato, il prof. Michael Hlastala (pneumologo dell’Università di Seattle) ha detto che gli etilometri sono inaffidabili, guardandosi bene dal proporre alternative fattibili; il dott. Stefano Ciatti (Vino e Salute) ci ha raccontato per la millesima volta la storia del resveratrolo, degli antiossidanti, degli antitumorali; ma subito gli ha replicato il prof. Giancarlo Trentini (Giovani e Alcool), che ha definito con termini piuttosto coloriti “falso e pseudoscientifico” quanto detto prima (imperturbabile il dott. Ciatti); per il dott. Gianpaolo Pioli (Città del Vino) tutto va bene e gli enoturisti sono sempre più numerosi e felici. Il tutto condito con alcune perle, esilaranti se non fossero drammatiche, del moderatore Giovanni Iozzia, che ha auspicato la produzione della finocchiona negli Stati Uniti ma col marchio Made in Italy, sostenendo, inoltre, come i biscotti industriali siano migliori di quelli artigianali. Poi il dott. Stefano Raimondi dell’ICE, che ha ospitato il convegno, ha perso la borsa con i suoi effetti personali e tutti si sono calati nella parte di Hercule Poirot. A quel punto ho pensato fosse meglio tornare a casa”.
      Non ho parole…

  13. Resto basita da questa cronaca. Ma mi viene subito da dire che chi ha messo insieme gli oratori l’ha fatto con una certa faciloneria. Ma sì, è un rilievo ‘tecnico’, ma se si vuole che un incontro di quel genere faccia decollare qualcosa, non si può radunare una manciata di esperti eterogenei, mettendoli in fila a recitare la propria parte, senza una discussione compiuta, da cui esca qualcosa di propositivo!
    L’idea del convegno è perfetta, tema e titolo pure e sicuramente anche gli oratori – presi singolarmente – ma sono convinta che chi l’ha organizzato non abbia speso troppo tempo a preparare uns traccia comune, dando delle indicazione a ciascuno e mettendo in grado di confrontarsi preventivamente quelli che dovevano intervenire.
    Anche i convegni bisogna saperli fare.
    E’ un vero peccato sciupare così un’occasione (e un luogo) in cui si poteva diffondere conoscenza e fare cultura.

    Oggi ero a Firenze, in un bel ristorante che si dà un tono; un ristorante che propone pesce e che ha un servizio accurato. Ho chiesto se servivano vino al bicchiere (il mio commensale era astemio) e alla risposta affermativa, dando per scontato che prendendo pesce il vino doveva essere bianco, la domanda è stata: vuole IL bianco bollicine o IL bianco fermo?
    C’è tanto da fare, non solo a proposito di etilometri…
    Nel nostro paese se tutti sapessero del vino (e dintorni) ciò che pretendono di sapere del calcio….

  14. “….alcune perle, esilaranti se non fossero drammatiche, del moderatore Giovanni Iozzia, che ha auspicato la produzione della finocchiona negli Stati Uniti ma col marchio Made in Italy, sostenendo, inoltre, come i biscotti industriali siano migliori di quelli artigianali. ”

    Questa la deve aver sentita da Guido Barilla che durante un incontro al Corriere della Sera si è permesso di dire a Burdese di Slow Food che i suoi prodotti indistriali, sterili e quindi sani, sono migliori di quelli fatti in casa o dal contadino…fate vobis!

  15. @Silvana: io ho partecipato ad alcubi incontri su come organizzare il convegno, assicuro che da parte dei vignaioli c’era tutta la buona volontà di affrontare le cose sotto il punto di vista della cultura del vino e dell’educazione al bere.
    purtroppo la fivi poteva solo dare indicazioni, poi ognuno fa quel che vuol in democrazia.
    purtroppo non ho potuto essere presente causa preparativi per le grandi manovre in cantina, mi spiace che le cose non siano andate come noi vignaioli volevamo.

  16. Caro Togni@, non dubito affatto che i vignaioli pensassero altrimenti; quello che penso è che siete finiti nel ‘pressapochismo’, un territorio sconfinato, nel nostro paese; un vasto luogo in cui si pensa che operazioni – faticose e impegnative – come organizzare un convegno o scrivere comunicati e magari anche editare libri siano fattibili da chiunque, anche senza esperienza e senza conoscenza specifiche.
    Per raggiungere i vostri obiettivi di diffusione di conoscenza,vi do volentieri una mano.
    Spiegando a voi committenti che cosa dovete richiedere e quali risultati pretendere.
    Perché, anche in questi settori ‘così virtuali’, ciò che conta è il risultato, proprio come nella vigna!
    E chedo che lo Ziliani che ci ospita conosca bene lo spirito con cui lo faccio: diffusione di conoscenza.

  17. Caro Franco, la penso in modo leggermente diverso Gigi Brozzoni. La F.I.V.I ha fatto benissimo a porre la questione dell’ “inaffidabilità dell’ etilomentro al centro di un dibattito sul bere responsabile e moderato. E’ bene che il mondo del vino si esprima sulla questione dell’ equivoco principale: l’equiparazione del vino alle altre bevande alcoliche in una campagna che terrorizza anche il morigerato consumatore…
    E’ vero: tutto già più volte ascoltato in più sedi. Ed è perciò che dalla F.I.V.I. si attendeva una prospettiva pratica. Il mio contributo l’ho dato durante il dibattito. Difendere il vino, la sua tradizione e la sua cultura da un’ ingiusta criminalizzazione va bene, a patto che si sappia dove andare a parare. E che si facciano proposte (anche alternative) serie. Vedi qui: http://tinyurl.com/2wz5aut.

    • cara Maria Grazia, non ho sposato la “tesi” Brozzoni. Ho solo preso atto di quello che un collega serio, affidabile ed equilbrato come lui, persona di lunga esperienza, ha ritenuto opportuno scrivere. Mi dispiace tanto che le cose possano essere andate come lui le ha descritte…

  18. Il prossimo appuntamento FIVI sul tema e’ il 26 Novembre a Castiglione Falletto. Certo che se per partecipare al dibattito si deve affrontare il rischio di un “provocatore arrogante” che non ammette opinioni diverse dalle sue e sa soltanto aizzare zuffe (qui e altrove), mi sa che conviene restare a casa e lasciarli soli. Ma alla FIVI se ne rendono conto che questo enzo col suo modo di comportarsi li sta sabotando attivamente?

    • ho intenzione di partecipare, tanto più visto che si svolgerà nell’amatissima Castiglione Falletto a questo nuovo incontro. Chiederò però a Costantino Charrère, presidente della Fivi e vecchio amico, se partecipare comporti necessariamente dover aver a che fare con quel “personaggio” così ben definito qui sopra da Crosta. Se così sarà, seppure a malincuore, resterò a casa, perché non credo che il tipo possa rappresentare in alcun modo la Fivi, la sua azione, seria e professionale, a favore dei vignaioli di qualità italiani…

  19. Forse il tipo si e’ pure arrabbiato non poco per il fatto che il periodico di cultura enogastronomica che lo cita fra i suoi collaboratori non ha ancora scritto finora neanche una riga sul convegno della FIVI…

  20. Caro Franco, da una parte ti do’ ragione, i toni del Sig. Enzo sono stati arroganti(nn so quali ruggini ci siano tra di voi), però nn partecipare ad un convegno, per il semplice motivo che c’è una persona che Tu e Mario definite “Provocatore Arrogante”, non ti fa onore (e nemmeno a Mario).
    Non mi dirai mica che tu hai paura del confronto con il sig Enzo, ma dai nn ci posso credere, secondo me forse siete due poli positivi per quello che se vi incontrate fate scintille.
    Ma dalle scintille posso nascere delle fiamme che possono farsi vedere molto lontano,o vuoi che rimangano solo delle scintille che nn riusciranno mai ad appiccare un fuoco.
    Il tuo contributo non puo di certo mancare.
    ciao

  21. Nicola, non c’e’ nessuna ruggine. E’ che Franco ed io siamo costantemente punzecchiati e attaccati (e non solo in questo blog) da questo solone che crede di avere la verita’ in tasca e non accetta neanche un minimo di contradditorio. Io sono particolarmente d’accordo con chi sostiene che:
    1) nell’attesa di un cambiamento, la lotta allo sballo alcolico e il controllo vadano fatti con i mezzi che attualmente ci sono a disposizione;
    2) è giusto cambiare sia la metodica della rilevazione che le norme conseguenti nel senso di trovare dei deterrenti ancora migliori di quelli attuali ed evitare un maggior numero di vittime.
    Non sono certo a favore dell’etilometro, riconoscendo che ha un elevato margine d’errore.
    Pero’ lavoro nei cantieri di costruzione di centrali termiche e impianti chimici, dove ci sono tanti, troppi incidenti sul lavoro per gente che scivola, inciampa, si appoggia male anche a certe altezze. Abbiamo degli ottimi sistemi di sicurezza, molti controllori in campo, ma siamo impotenti con il problema dell’alcolismo, che e’ una malattia sociale e che provoca piu’ della meta’ degli incidenti sul lavoro, anche per un paio di bicchieri al bar prima di timbrare il cartellino. Noi abbiamo messo gli etilometri ai cancelli e tutti i santi giorni chi vuole entrare in cantiere deve passarci davanti e se lo pescano va a soffiare. Se lo trovano alticcio, gli fanno un’altra prova con un altro etilometro i medici dell’ambulatorio da campo. Se viene confermato, non lo fanno entrare al lavoro, lo sospendono per due giorni e danno una multa alla sua ditta. Altri lavoratori, quelli che vanno in altezza (oltre 1 metro, precisa oggi la legge), fanno questo controllo tutti al 100% e tutti i giorni anche in spogliatoio prima di cominciare. Anche i loro capi.
    Si e’ scelto l’etilometro soltanto perche’ e’ il mezzo piu’ veloce e comunque perche’ fa sicuramente da deterrente. Non perche’ sia il piu’ preciso e affidabile. Sappiamo tutti che ha un margine d’errore troppo elevato. Ma grazie a quello troviamo ancora tutti i santi giorni degli scriteriati che vengono al lavoro un po’ troppo su di giri. Se si ammazzassero o si facessero male da soli… ma il brutto e’ che provocano incidenti gravi anche agli altri, dipende dal tipo di lavoro! Certo che bisognera’ scegliere un altro mezzo piu’ preciso, per esempio il prelievo del sangue, ma la gente dovra’ poi attendere l’esito purtroppo piu’ a lungo prima di accedere al posto di lavoro, quindi dovra’ venire al lavoro molto prima (e chi gli paga le ore di attesa?). Insomma non e’ così semplice questo argomento se si ha a cuore la riduzione degli incidenti sul lavoro.
    Lo stesso, credo, per i limiti del tasso alcolico del sangue per chi guida. Non si usi l’etilometro se lo si ritiene una macchinetta truffaldina. Ma in quel caso si dovra’ usare il prelievo del sangue fatto sul posto in un ambulatorio mobile attrezzato a disposizione della pattuglia oppure nel piu’ vicino ospedale, quindi il sospetto “brillo” dovra’ perdere molto piu’ tempo per il controllo e per l’esito prima di tornare al volante, ore e non minuti. Lo accetteranno gli automobilisti ed i camionisti? Oppure che si faccia una visita medica sul posto per analizzare a fondo i riflessi della persona con i soliti mezzi diagnostici, come camminare, parlare, eseguire movimenti, ecc., ecc. purche’ condotta da un medico. Sarebbe un’ottima soluzione perche’ fermerebbe anche i drogati e gli ammalati o i troppo stanchi che non reggono momentaneamente il volante.
    Ma il medico presente a bordo strada costera’ molto di piu’ dell’etilometro. Una settimana di lavoro di un medico costa piu’ di un etilometro a disposizione per qualche anno. Chi li paghera’? Sono disposti gli automobilisti ad un aumento delle tasse automobilistiche per mettere dei medici sulle strade e sulle autostrade a fianco della Polizia Stradale? Perche’ con l’etilometro o senza, i controlli vanno comunque fatti e devono essere efficaci. Ben venga qualcos’altro, insomma, ma finche’ non c’e’ bisogna fare lo stesso qualcosa per fermare chi si mette alla guida con un eccesso di alcool nel sangue, non soltanto gli ubriachi fradici.
    Il codice penale deve prevedere il reato di omicidio volontario per chi viene pescato con il tasso alcolico superiore al consentito dopo aver provocato un incidente mortale. E quello di lesioni volontarie nel caso di incidente che causa ferimenti e/o mutilazioni. In Italia, invece, vengono considerati attualmente soltanto dei reati colposi, quindi preterintenzionali. La differenza invece e’ notevole, a parte le pene che sono senza dubbio superiori: viene ribadito il principio che uno che si mette al volante brillo, alticcio o ubriaco e’ comunque un potenziale assassino volontario, lo e’ coscientemente e non e’ soltanto uno pirata della strada che non sa di poter uccidere o di mutilare quelli che incrociato per caso sulla sua strada.
    Introduciamo lo stesso principio anche in Italia se vogliamo poi andare pure a discutere sui vari strumenti di misura del tasso alcolico, ciascuno con un proprio spettro di errore, di affidabilita’, di prontezza d’uso e di deterrenza.
    Altrimenti combattere l’unico strumento adottato oggi diventerebbe solo una campagna a favore dell’alcoolismo al volante. E forse e’ questa mia convinzione che da’ fastidio.

  22. Trovo semplicemente fantastico il sistema di controlli – descritto qui sopra – che filtra i lavoratori di quel settore (in un paese che, immagino, non è l’Italia).

    Penso che in auto la storia sia un po’ diversa.
    E, per ciò che riguarda il vino, ancora di più.

    Prima di tutto, il vino viene assimilato al concetto di ‘alcol’, molto sommariamente. Di solito si beve vino mangiando (anche se alcuni vini vengono sempre più proposti in modo ‘degustativo’).

    La guida irresponsabile – leggendo i giornali (perciò non è un dato scientifico, ma una semplice osservazione) – è spesso dovuta a una sorta di ‘irresponsabilità globale’, cioè a persone e contesti di cui la guida dell’auto è solo un terminale. Cito a mero esempio (molto parziale) i genitori che mettono nelle mani di figli neopatentati auto potenti che li fanno sentire onnipotenti.
    E a proposito di onnipotenza – giovanile, ma talvolta anche senile – ci metto la musica sparata a volumi ipersonici, la mucchiata del sabato sera, con tutte le situazioni che stimolano l’auto-esaltazione; cioè un quadro – in cui si possono spesso includere droga e altri fattori non marginali – che conduce a comportamenti pericolosi.

    Infine, e a proposito di controlli più affidabili, bisogna considerare – nonostante il rispetto e la stima per la divisa e ciò che rappresenta, e per la maggioranza degli uomini che la indossano – che pochi controllori (che usino l’etilometro) hanno la preparazione, e quindi l’approccio, idonea a valutare l’affidabilità della persona che hanno davanti.

    A mio parere, andrebbe fatta formazione (vera, non quella che serve a spendere i fondi europei) a chi va di pattuglia, perché troppe persone uscite da una cena, troppi sommelier usciti da una degustazione (in cui si assaggia il vino e poi si va a casa, toh guarda che novità!, non ubriachi e nemmeno alticci) sono stati privati della patente, pur essendo assolutamente in grado di guidare correttamente (e avendo piena consapevolezza della guida), mentre si continuano a vedere in giro troppe persone – magari astemie (giovani e vecchi) – che alla guida sono inette o pericolose.
    (Nonché persone che non dovrebbero assolutamente avere accesso alla guida di un mezzo).

    • hai perfettamente ragione Silvana, quoto quello che dici. Devo fare il mio outing. Ieri sera sono stato in Franciacorta, ad una piacevolissima serata alla tenuta Lo Sparviere http://www.losparviere.it/ dei Gussalli Beretta. Si trattava di festeggiare l’uscita della nuova cuvée Extra Brut 2005 (davvero molto buona!) ed é stata proposta nella corte della tenuta una simpatica cena, con una serie di assaggi di cose gustose realizzate con la supervisione dell’attore (e abile cuoco) Andy Luotto. La compagnia era simpatica, ho rivisto, non sapendo che fosse l’enologo consulente, il vecchio amico Beppe Bassi (che ha lavorato benissimo in Oltrepò Pavese e tuttora lavora bene in Puglia da Michele Calò) e mangiando e chiacchierando ho bevuto un paio di bicchieri di Satèn, un paio di Extra Brut, un assaggio appena di Brut e di Rosé.
      Stavo benissimo, ho mangiato e mi sono dato il tempo di assimilare il tutto prima di prendere l’auto e tornare a Bergamo. Ho guidato senza alcun tipo di problema, con il perfetto controllo della situazione e dei miei riflessi. Non mi ha fermato nessun controllo, ma sono sicuro, anche se stavo benone e potevo guidare con la massima sicurezza, che se fossi incappato nella “trappola” dell’etilometro non mi avrebbero trovato in regola, e sarei stato, di poco, superiore alla soglia del fatidico 0,5. Non ero ubriaco e nemmeno alticcio, né annebbiato, perfettamente in grado di guidare, controllare la situazione. Eppure sarei risultato, al controllo della diabolica macchinetta, come un “alcolista”. Ma che razza di legge é questa che punisce pesantemente chi si é solo concesso il “peccato” di trascorrere una bella serata, mangiando, bevendo (il giusto), chiacchierando? E che razza di legge é questa che sta mortificando i consumi di vino nella ristorazione, che ha generato una sorta di terrorismo psicologico? Ditemi voi…

  23. Franco, il responsabile della sicurezza sul lavoro del petrolchimico (che raccoglie i dati personali anche per quanto riguarda l’alcool) mi ha detto che ci sono persone che hanno la capacita’ di metabolizzare l’alcool con una velocita’ tripla di altre. Cioe’ se io in un’ora e mezza annullo l’effetto alcoolico di un bicchiere, cosa che succede a tutti, tu potresti anche annullarne tre. E si parla di stomaco vuoto. A stomaco pieno l’effetto si riduce ancora di molto (nel sangue, non nell’alito!). Annullare pero’ vuol dire andare a 0,00. Il tasso legale adesso e’ 0,5 e quindi non sono proprio sicuro che avresti superato il limite. Un limite pero’ ci vuole, perche’ con tutta la stima che ho per te, ti voglio così bene che non ti permetto certo di guidare “alticcio” neanche se lo fai per motivi professionali. Ma penso che tu per primo non eccederesti mai. Si tratta pero’ di fare in modo che ai controlli non si venga ricattati dagli errori o dalla taratura sballata dello strumento che non e’ certo il piu’ affidabile (meglio l’esame del sangue o la visita medica, certamente) o dall’ottusita’ di qualcuno che ancora veste impreparato la divisa, e poi scagli pure la prima pietra…. chi alcuni anni fa s’e’ fatto da Alghero a Porto Torres a 50 all’ora di notte col finestrino abbassato e la testa fuori, grazie alla vodka (e non al vino)… ma se non c’era l’amico CC a curare gli ultimi 10 km a quest’ora ce n’era uno in piu’ in carcere!

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