Gli “amaronisti d’arte” con un Manifesto riscoprono l’Amarone “raro e caro”

Giustamente non invitato, come prassi ritorsiva prevede in questa povera Italietta del vino, dove i giornalisti non “allineati”, che si permettono di criticare e di non battere le mani a comando e dire la loro vengano eliminati dalle mailing e messi “in castigo”, così “imparano”, ho letto anch’io dalle cronache della presentazione milanese del “Manifesto dell’Amarone d’Arte”, il documento “identitario e programmatico” presentato dall’associazione che riunisce 12 famiglie storiche di produttori di Amarone (Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi Agricola, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato).
Oltre che per presentare il “Manifesto” firmato dai dodici autodefinitisi i migliori, visto che, come dicono, “custodiscono la tradizione di questo grande vino e ne determinano il successo con l’impegno nella qualità e nell’innovazione e con la testimonianza sui mercati”, l’incontro è stato l’occasione per ribadire l’opposizione al “fenomeno di sovrapproduzione” che ha caratterizzato negli ultimi cinque anni lo sviluppo del vino simbolo della Valpolicella, dove si è “passati da 9 a 12 milioni nel giro di due sole annate (2006-2007)”, alla vigilia dell’ingresso sul mercato dell’annata 2008 con i suoi potenziali 16 milioni di bottiglie, che non si sa bene come si riusciranno a vendere, piuttosto a svendere.
Rilievi ampiamente giustificati, ma, ahimé clamorosamente in ritardo, perché non si ricorda una sola presa di posizione pubblica delle aziende poi confluite in questa presunta crème de la crème della produzione amaroniana, negli anni durante i quali nel nome della crescita e dello sviluppo senza limiti, per rispondere alle crescenti richieste dei mercati, si arrivarono a mettere a riposo due terzi delle uve della bellissima zona vinicola in provincia di Verona.
Nessun tentativo, mentre l’allora presidente del Consorzio della Valpolicella nonché amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, Emilio Pedron (quello che ora dovrebbe essere il salvatore del mondo del vino e delle cooperative trentine: auguri!) dava del “disfattista” a chiunque facesse notare che questa crescita esponenziale era profondamente rischiosa, di richiamare il mondo della Valpolicella al buon senso.
Quando l’Amarone sembrava “tirare” più di una locomotiva svizzera e in Valpolicella arrivavano uve, da appassimento, da ogni dove, gli “artisti” dell’Amarone si erano guardati bene dall’opporsi all’andazzo dominante, dal protestare, dal convocare conferenze stampa.
Ma cosa dice, oltre ai tardivi lai per l’Amarone “minacciato dall’eccessiva produzione, che non tiene conto delle zone vocate e si adegua ai minimi dei parametri di legge con un conseguente abbassamento della soglia qualitativa e subisce azioni commerciali che rispondono spesso a logiche di basso prezzo, in canali distributivi di massa”, e contro il calo del prezzo delle uve, passato da 4 euro il chilogrammo nel 2007 a 1,50 del 2009, “mentre i costi di produzione hanno registrato un trend opposto”, il “Manifesto” dei 12 “apostoli” dell’Amarone? Niente di sostanzialmente nuovo.
Ribadisce che “l’Amarone è espressione territoriale e simbolo della Valpolicella e del Veneto”, che “è vino originale per storia, caratteristiche organolettiche, varietà autoctone, tecnica produttiva attraverso l’appassimento delle uve”, che il vino “è oggi minacciato da azioni commerciali che rispondono spesso a logiche di basso prezzo, in canali distributivi di massa”, che “l’Amarone d’Arte è frutto delle conoscenze e del saper fare di produttori storici e dedicati, con solida tradizione e radicamento sul territorio; prodotto con sensibilità artigianale e implica: scelta di vigneti altamente vocati, viticoltura di qualità, accurata selezione delle uve, lungo appassimento e adeguato invecchiamento in nobili legni”.

Che “l’Amarone d’Arte è prezioso e le sue qualità vanno riconosciute con il giusto prezzo e preservandone il prestigio nella commercializzazione internazionale”, che è “messaggero del made in Italy nel mondo, dove è riconosciuto quale vino unico per qualità identità e originalità”.
E infine, ecco la “brillante” pensata, che “le Famiglie dell’Amarone d’Arte appongono un ologramma esclusivo e distintivo sulle tutte loro bottiglie di Amarone, per renderle riconoscibili e garantirne l’autenticità e l’alta qualità”. E poi altre banalità, quasi a ribadire che l’acqua è bagnata e la palla rotonda. Due reazioni nascono spontanee di fronte a questo “Manifesto”, ad esempio avere un’idea un po’ più concreta di cosa significhi per questi amaronisti che l’Amarone (d’Arte, ça va sans dire) “è prezioso” e quale sia per loro il “giusto prezzo” di vendita.
Perché se è giusto prendere le distanze, anzi combattere vigorosamente, la nuova tendenza low cost diffusasi non tanto per scelta, ma per necessità, perché pur di liberare le cantine si abbassano senza troppi ripensamenti i prezzi e pure altro, non si può di certo pensare, anche se gli amaronisti d’arte sembrerebbero pensarci, a tornare alla logica del prodotto ‘raro e caro’ d’antan.
Questo perché posto per Amarone della Valpolicella rari, preziosi e molto cari, e si spera di altissima qualità, ce n’è ben poco e questo spazio è già occupato da vini di aziende tipo Quintarelli, Dal Forno, Bertani (che non casualmente non hanno aderito all’associazione) e non si vede come potrebbe essere occupato dai vini, talvolta buoni, ma non di irresistibile qualità, delle 12 aziende sostenitrici di un’idea di Amarone della Valpolicella per happy few. Da pagare profumatamente.
C’è piuttosto da chiedersi, invece, cosa su cui il mondo della produzione valpolicellese non si è interrogato negli anni delle “vacche grasse” e della moltiplicazione degli appassimenti e delle bottiglie, quale possa essere una giusta quantità di Amarone da produrre, e quale un rapporto virtuoso ed equilibrato con gli altri vini della zona, Valpolicella in primis, perché possa essere assorbito nel migliore dei modi dai mercati, perché la richiesta sia leggermente superiore all’offerta.
E quale possa essere un prezzo calibrato, onesto, intelligente, bilanciato, che dia soddisfazione sia a chi vende sia a chi acquista, per una bottiglia di Amarone della Valpolicella ben fatto.
Viene poi da sorridere di fronte all’adozione, presentato come un toccasana, di quello che viene definito “ologramma esclusivo e distintivo” apposto sulle bottiglie di Amarone delle aziende associate, allo scopo di “renderle riconoscibili e garantirne l’autenticità e l’alta qualità”.
Passi pure l’idea di favorirne la riconoscibilità, ma non sarà di certo un ologramma, seppure “esclusivo e distintivo” o la presunzione degli associati che si proclamano i meglio “fichi der bigoncio” e reputano “artistico” solo il loro Amarone a garantire i consumatori, un po’ più smagati di quel che si pensi, che nelle loro bottiglie si possa trovare il vero Amarone, il più tipico. Quello “raro e caro” da pagare, in tempi di crisi poi, come un “premium wine”…

0 pensieri su “Gli “amaronisti d’arte” con un Manifesto riscoprono l’Amarone “raro e caro”

  1. ho assaggiato poche bottiglie di Amarone ,un paio di aziende famose, e mi hanno ricordato il Salento non la Valpolicella
    probabilmente sbaglio? ciao Franco

  2. Che dire…ogni docg è paese? E in ogni caso mi pare che non sia paese per gente intelligente (minimamente).
    Sono sempre più stupita, ma davvero.
    Dimenticando pure tutti i discorsi sul terroir, sull’identità, sui prodotti che ‘comunicano’ la terra in cui nascono, sulle tradizioni, sui saperi, sul made in Italy, sulla tipicità, eccetera eccetera, non si tengono presenti nemmeno i criteri che stanno alla base della commercializzazione (e non stiamo a confonderci con la parola marketing, che viene confusa continuamente con ‘pecetta’ o nell’idioma tipico ‘tacon’). Ma in che paese stiamo?!
    Un ologramma ci salverà?

  3. sparino pure dei bei prezzi e se lo bevano loro, purchè, e voglio pensare male, non si finisca poi a battere cassa per la crisi, perchè quando tutto andava a gonfie vele i profitti erano privati, ora vediamo di non socializzare le perdite.

  4. Sappiamo bene com’è avvenuta la moltiplicazione della produzione nei due anni indicati nell’articolo, ma ti confesso che ti mancano ancora degli anni, quelli ancora precedenti, un noto produttore, quelli di classe, mi confesso che gran parte del grande Amarone della Valpolicella è uguale o simile o identico al nostro piccolo e bistrattato negroamaro salentino. E’ inutile al nord s’invecchia meglio. Concordo appieno con il primo commento. Io mi accontento di un modestissimo Graticciaia delle Agricole Vallone.

    • un amico produttore di Primitivo di Manduria lo scorso anno mi ha fatto vedere bolle che accertavano che importanti aziende venete produttrici di “Amarone della Valpolicella” (nomi rilevati, mica dei pinco pallo qualsiasi) avevano acquistato da lui vini e mosti. Aveva forse nei suoi vigneti Corvina, Rondinella e Molinara? E ho più volte incontrato personalmente un notissimo produttore di Amarone in Salento. Sicuramente ci veniva perché gli piacevano molto i vini locali, mica per altri più o meno confessabili motivi…

  5. ma possibile che non si riesca a prendere esempio da altri?
    mi riferisco alla valle d’aosta, grande regione dove le uve sono pagate il giusto (2,50 euo al kg), i vini escono ad un prezzo giusto, i ristoratori propongono il territorio, vengono coltivate varietà autoctone e alcuni internazionali che ben si adeguno alle condizioni pedoclimatiche,e soprattutto dove si fanno le cose con la testa.
    possibile che si arrivi solo oggi a dire basta alle spculazioni, possibile che chi ama e coltiva il proprio territorio non abbia avuto il coraggio in passato e non lo abbia neppure ora di opporsi a chi investe in agricoltura con il concetto di fare businness a tutti i costi?
    povera italia e poveri noi!

  6. Mi spiace vedere il nome di Musella in quella lista.
    Vorrà dire che berrò altri Amaroni e soprattutto tanto buon Valpolicella fatto da bravi piccoli produttori e proposto a prezzi corretti (che vuol dire né troppo bassi, né troppo alti).

  7. @PIERO

    io anche di molto meno con tutto il rispetto per il graticciaia, parlo sempre di vini pugliesi, che si comprano con 10 , 15 euro e sono ottimi(, gia’, come AMARONE)

  8. Io ho ricevuto l’altro ieri da un esportatore italiano un campione di Primitivo… vicino a Manduria, circa 50 ettari, vigne ad alberello di 60 anni, che ha 14,5% di alcool e che se non gli metteva l’etichetta giusta assomigliava molto a non dico quale vino. E com’e’ buono! Perche’ il vero problema, come sai perfettamente, caro Franco (ti ricordi quella bottiglia di Grandarella che mi hai portato a Scanzo una sera?) e’ che ci sono in giro tanti vini buoni che bagnano il naso a tanti vini quotati e podiati. In Salento ci sono produttori che fanno vini eccezionali eppure che li vendono per pochi soldi a dei veri volponi che ne fanno quel che vogliono tranne che venderli imbottigliati con l’etichetta giusta.

  9. E nel Piemonte settentrionale (insisto dopo rilettura; non ho sbagliato regione) sono stati scoperti certi altarini su certi Amarone che qualche testa e’ pur saltata e la gente ne parla…

  10. Lo sento molto forte, il tuo abbraccio, sai? Stanno succedendo molte cose nel mondo del vino, tanto eclatanti che fanno pure il giro del mondo grazie a blog di amici come te ed i tuoi corrispondenti da tutte le parti ed in tutte le lingue, che non capisco come si fa a pensare che certe cose possano rimanere segrete per piu’ di qualche mese. Il Web e’ una grande opportunita’ per fare piazza pulita e non l’hanno capito solo i buoni, che finalmente cominciano ad usarne in modo intelligentemente collaborativo. Sono in corso manovre che stanno ridistribuendo alleanze, fronti concorrenti, gruppi economici, scuole enologiche, tali che sono perfino rimasto stupito nel mio piccolo di una vicino a casa mia che non mi sarei mai piu’ aspettato, eppure era da prevedere. Ci sono quelli che si rifanno la verginita’, adesso, che abbandonano gli scheletri nell’armadio, chiudono baracca e burattini e ricominciano da un’altra parte con marche di grido e prodotti dal marketing aggressivo. Vecchi scarponi mandati in pensione, ma non e’ che le nuove scarpette non siano gia’ bell’e bucate…

  11. Angelina Jolie ha comprato una villona in Valpolicella.
    Fra non molto leggeremo sui rotocalchi rosa che lei adora farsi il bidè con l’Amarone e quindi cosa faranno secondo voi gli italioti?

  12. Nell’insieme dei nomi conosco solo i fratelli Venturini che ho più volte visitato in cantina. Ho sempre trovato, a mio avviso, vini corrispondenti al territorio e con prezzi accessibili. Nella prima lista di dieci famiglie, presentata in primavera, non c’erano. Probabilmente sono entrati più di recente anche se come azienda non sono poi così grandi. Con loro mi sono sempre trovato bene. Per gli altri non posso esprimere opinioni con cognizione di causa. Resta comunque vero il problema di una zona molto chiaccherata per la provenienza delle uve e dove da troppo tempo si parla di produzione in eccessivo aumento, ben sopra la richiesta del mercato.

  13. il problema non è di quelli che producono l’Amarone è di quelli che credono alle favole, basta un minimo di sana cultura per capire che per fare un vino così ( in qella zona) e con quei quantitativi se non ci fossero i mosti del Sud ( dove il vino vero si fa con il sole)non si farebbe niente. Per cui inutile parlare di vitigni è molto più reale parlare di etichette e di marchi, il resto forse viene tutto dalla stessa zona. Angelina Jolie non sa neppure dove sta l’ Italia altro che villa in Valpolicella. Per capire andate a leggervi lo scandalo delle concerie nel vicentino e si capiranno molte cose anche di questa parte del Veneto.

  14. @mario

    resta il fatto che siamo un POPOLINO, poi ti domadi perche’ all’ estero ti guardano dall’ alto al basso

    non tutti chiaramente , pero’ ,ultimamente abbiamo(hanno) fatto gia’ la figuraccia col brunello…. calmarsi un po’ sarebbe auspicabile(sono figuracce redditizie per loro)
    saluti

  15. @ mario

    Ci tengo a sottolineare che io firmo i miei commenti sempre con nome e cognome Mario Crosta e che non ho scritto il commento di un generico mario, il 17 settembre, 2010 at 08:54
    Per maggior chiarezza, chiederei la stessa cosa agli altri. Grazie

  16. Sarò prevenuto e in mala fede, ma a me chi si presenta circondato di cortigiani e fugge i Critici (con la maiuscola) desta sospetti in partenza. Magari potrò ricredermi ma il buon giorno, come noto, si vede dal mattino.

  17. Sono andata a leggere sul sito Internet Gourmet l’intervento di Angelo Peretti e concordo totalmente con quello che afferma; Peretti mette l’accento anche sulla ‘assenza’ dei produttori e qui non si può che osservare che i produttori (grandi e piccoli) effettivamente non hanno (quasi mai) il tempo e la preparazione per affrontare con efficacia questo tema, così importante per il futuro di tutto il mondo del vino.
    Ma invece sono i consorzi che dovrebbero essere capaci di coordinarsi per un’azione comune, ci sono i tanti organismi, che siamo così bravi a creare e così pessimi a pretendere che funzionino producendo risultati, c’è anche AIS che mi pare più dinamica.
    Insomma, mi pare che questo della FIVI sia stato un punto di partenza, un appuntamento che dovrebbe stimolare tutti quanti a fare proposte e a muoversi in modo concreto e – soprattutto – coinvolgente.
    Invece che dedicarsi ai consueti giochi di potere in cui siamo specializzati.
    Senza coinvolgimenti, senza dialogo, senza un buon livello dialettico, senza capacità, e soprattutto – lasciatemelo dire! – senza un vero interesse a svolgere bene il compito, continueremo con i ‘convegni’, ‘tavole rotonde’, ‘seminari’, in cui oratori (magari reputati e competenti) parleranno. Ora servono facta.

  18. Franco, mi sa che Silvana ha postato il suo piu’ recente commento qui nel thread sugli “amaronisti d’arte”, ma il testo si riferisce invece al convegno FIVI, quindi dev’essere andata a leggere un altro articolo di Peretti su InternetGourmet e cioe’ “L’etilometro è inaffidabile (ma allora bisogna cambiare prospettiva)”.

  19. Caro Franco, ho appena finito di leggere il tuo commento e i relativi post (ciao Mario!…Crosta). Perplessità. Non credo tu non sia stato invitato a Milano per i motivi che adduci, bensì, suppongo, perchè eri già venuto (come invitato) alla primissima presentazione più di un anno fa a Verona e probabilmente a Milano erano invitati solo i giornalisti là residenti (come accaduto Roma, Londra e adesso Zurigo, Toronto e NY). Scelta forse discutibile e forse controproducente, perchè sono convinta che se fossi stato presente non avresti poi scritto il commento così com’è. Di fatto, però (e su questo ammetto esserci difficoltà) mi stupisco io stessa che tale associazione sia così incapace di dare o far percepire il messaggio per cui è nata e per il quale anche aziende come la mia hanno deciso di aderire: aziende molto diverse tra loro, noi dodici ed eventualmente ben contente di includerne altre con le stesse intenzioni, hanno deciso, sì tardivamente, ma almeno l’hanno finalmente fatto, di promuovere l’informazione, a chi non l’avesse presente o l’avesse dimenticato, che l’Amarone è un vino prezioso, tradizionale, unico che porta il buon nome della nostra città, regione e paese in giro per il mondo; l’Associazione vuole spiegare perchè sotto certi costi non è possibile ottenere un Amarone di qualità: per la sua provenienza da uve atte all’appassimento, quindi perfettamente sane, per la sua accurata selezione alla pigiatura e per i tempi di invecchiamento non può costare certi prezzi che si vedono su alcuni scaffali. Allo stesso tempo però non si parla necessariamente di prezzi impossibili o di nicchia, bensì di prezzi equi che rispettino il lavoro e l’impegno di TUTTI i produttori della Valpolicella: personalmente, perchè di questo preferisco parlare solo per me, lasciando agli altri i propri motivi e le proprie valutazioni, non ho mai applicato prezzi alti e credo che a questo difficilmente mi si potrà obbiettare. Tutto ciò non fa di me e degli altri dodici i migliori, tra l’altro: quando mai è stato da noi detto di essere i migliori, gli unici i soli protettori dell’Amarone? chiunque lavora con coscienza e con serietà, avendo a cuore il buon nome della nostra terra giova di questa comunicazione ed è allo stesso tempo libero di unirsi alla proclamazione del messaggio. Naturalmente è anche promozione, marketing, in primis per chi fa già parte dell’Associazione, ma davvero non vedo dove e come possa nuocere agli altri e non capisco il perchè di questa negatività, che tanto viene proclamata con indignazione e talora astio (non nel tuo caso, Franco) su alcuni blog. In conclusione, siamo aziende, pur con la caratteristica di essere tutte famiglie, anche diverse tra loro, ma vogliamo tutte la stessa cosa, proteggere e promuovere il buon nome dell’Amarone e chissà, fors’anche provocare una presa di coscienza generalizzata, per la quale ci siano sempre meno uve non autoctone che girano in giro…tardi forse sì, ma meglio che stare ancora zitti!
    Maddalena – Musella

    • gentilissima Maddalena, grazie per il tuo garbatissimo commento e le tue interessanti osservazioni. Non credo che il mancato invito a Milano sia dovuto, come scrivi “credo tu non sia stato invitato a Milano per i motivi che adduci, bensì, suppongo, perchè eri già venuto (come invitato) alla primissima presentazione più di un anno fa a Verona e probabilmente a Milano erano invitati solo i giornalisti là residenti”, perché non avevo partecipato alla presentazione a Verona e forse, dico forse, abitando a Bergamo, che da Milano dista solo 50 km, sarebbe stato il caso di invitarmi a questa. Magari per tentare un dialogo con un giornalista, che conosce bene la Valpolicella e di Amarone ha scritto per anni, che aveva avuto “l’ardire” di criticare la nascita dell’associazione e le sue ragioni.
      Ovviamente non ho scritto questo commento per una forma di “rivalsa” (o di astio, che anche tu dici non riguardarmi) per non essere stato invitato, ma perché sulle “ragioni” di questa associazione ho molte ma molte perplessità. Quelle che ho espresso nel mio post. Cordialità vive
      p.s. a proposito di “Amarone style” e di un disinvolto uso dello stile veneto, mi permetto citare quanto scrivevo in un articolo, dove criticavo l’operato del proprietario di una delle aziende fondatrici dell’associazione delle Famiglie d’arte dell’Amarone, pubblicato sette anni fa, nel 2003.
      http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=14&IDNews=530

  20. Ciao, Maddalena, ti leggo sempre con piacere e mi fa piacere leggerti anche in questa discussione. Infatti tra l’Amarone che avevi provato a fare una volta da te e quello che aveva fatto tuo cugino enologo ufficiale, bevuti direttamente dai tini di 700 litri dove maturavano, hai ben visto che io preferivo il tuo mentre il mio amico preferiva l’altro…
    La tua azienda fa un Amarone dell’Est, fuori dalla zona storica classica, ed e’ per questo che ha un’impronta diversa, molto personalizzata. Spero che Franco verra’ a trovarvi per appurarlo di persona e gli auguro di lasciare la macchina a riposo tutta la notte. Salutami i tuoi, ma anche i moldavi.

  21. Ringrazio di cuore Franco Ziliani, un giornalista serio e sincero, serve in questo mondo enologico.
    Ho letto con attenzione i vari interventi fino a quello, sempre garbato, di Maddalena.
    Proprio a Maddalena, che vuole giustamente parlare solo per sè, vorrei però obiettare che il “gruppo” di cui fa parte è facilmente attaccabile, anche perché basta leggere i nomi per individuare aziende non della Valpolicella, e che avendo solo recentemente acquisito fondi oggi si presentano come aziende storiche. O ancora peggio aziende si storiche ma che solo “grazie” all’exploit dell’Amarone hanno avuto visibilità internazionale,altrimenti sarebbero ancora “cantinette” . Se la selezione delle aziende di questa iniziativa fosse stata fatta in base a una degustazione e non in base a chi poteva investire in promozione forse l’elenco dei partecipanti sarebbe stato diverso….. e poi permettimi, alcune sono famiglie solo di nome, trattasi più che altro di industrie…..
    Per il resto devo riconoscere che la tua azienda ha vigneti estremamente validi da cui si produce un vino davvero con la V maiuscola….ma se andiamo a vedere i vigneti di altre aziende…cosa troveremo ? e il vino si fa partendo dal vigneto…giusto ?

  22. Giusto, nonno, il vino si fa partendo dal vigneto. I tre vigneti di Maddalena sono tutti su una grande collina ma circondati ciascuno da ettari ed ettari di alberi secolari, un vero parco, profumi, aria buona, silenzi naturali, un ambiente d’altri tempi. Non mi faccio “condire” dalle apparenze, vado sempre a scavare dove gli altri non si arrischiano, me li sono goduti anche di notte con la luna piena mentre tutti dormivano, come ho parlato a lungo con i moldavi che mi hanno raccontato di quante cose belle avevano visto in vigneto, in cantina, nella conduzione aziendale ed e’ per questo che auguro a Franco di verificare di persona. Lui non si e’ mai fermato alle apparenze e sa come fare per riconoscere il grano dal loglio.

  23. Caro Mario Crosta, anche se non ho il piacere di conoscerti direttamente sento dalle parole un grande amore per la terra.
    E proprio sull’aspetto del vigneto vorrei una tua opinione sulle “famiglie dell’Amarone” una vera associazione tra appassionati di Amarone o solo una operazione pubblicitaria ? C’è dietro davvero una realtà viticola “particolare” ?
    Mi piacerebbe avere anche l’opinione di Franco Ziliani.
    Scusate il disturbo.
    E un’ultima domanda, ma visto che queste “famiglie” sono così preoccupate per l’aumento della produzione di Amarone…ma loro (famiglie) quanto hanno aumentato negli ultimi anni ?

    • Non penso che i produttori facenti parte dell’associazione delle Famiglie dell’Amarone siano detentori di una sorta di primato, di un modo di operare, speciale e superiore a quello degli altri produttori, che li qualifichi come interpreti privilegiati dell’Amarone della Valpolicella, o espressione di quella che lei chiama “una realtà viticola particolare”. Al di fuori di questa associazione ci sono fior di produttori, storici e non, posso citare Le Ragose, Bertani, Bussola, Quintarelli, Dal Forno, Accordini, Brunelli, Manara, Guerrieri Rizzardi, Santa Sofia, Corte Rugolin, Carlo Boscaini, cito solo i primi che mi vengono in mente, che lavorano altrettanto bene in vigna e cantina. Giudico pertanto questa dell’Associazione di presunti “primi della classe” solo una trovata pubblicitaria e un’operazione di comunicazione, peraltro mal congegnata e non riuscita. Negli anni della crescita folle dell’Amarone non li ho mai sentiti prendere posizione contro la politica, dissennata, di aumento della produzione del vino simbolo della Valpolicella, “benedetta” dall’ex presidente del Consorzio ed enologo e amministratore delegato del GIV Emilio Pedron. Il loro richiamo a produrre meno e a far pagare di più l’Amarone arriva troppo in ritardo per essere in qualche modo credibile…

  24. Caro nonno, da me puoi solo avere un giudizio sui vini, dei quali sono appassionato e che per me contano piu’ di tutto il resto, perche’ non mi permetterei mai di giudicare il marketing e le associazioni dei produttori o di parte di essi. A ognuno il suo mestiere. Dei vostri vini ho esperienza soprattutto con Allegrini, Musella, Speri, Tedeschi, Tommasi, Venturini, Zenato. Posso dire che quello che ha ottenuto il cosiddetto punteggio minore nei piccoli panels a casa mia ha pero’ visto il naso piu’ sensibile della Polonia, cioe’ Dariusz Sajdok, illuminarsi come se avesse avuto una rivelazione sulla via di Damasco. Come dargli torto, quando producete simili gioiellini? Ma, come scrive Franco, al di fuori della vostra associazione ce ne sono tanti altri perlomeno al vostro livello di oreficeria e qualcuno sarebbe anche da corona. Non li cito, non vogliatemene, perche’ non sarebbe giusto sia nei vostri confronti che nei loro, visto che i sacrifici li state facendo tutti, sono notevoli e non vengono sempre riconosciuti dalle cosiddette “guide”. Dovreste pero’, secondo me, impegnarvi maggiormente tutti quanti a far chiudere quelle cantine che taroccano l’Amarone, in Veneto ma anche un po’ piu’ in la’, e a far mettere in galera i truffatori, ma anche a far cessare quelle produzioni nascoste di limitate partite di Amarone fatte da alcuni piccoli produttori che poi li vendono sottobanco alle cosiddette grandi “griffe”. Basta beccarne uno solo (e non si e’ lontani dal farlo) e in quello stesso momento la faccia ed il prestigio ce li rimettono tutti. Non occorre che sia io a farvene i nomi, tanto li sospettate benissimo proprio voi stessi e soltanto voi, sul posto, avete la possibilita’ di farli beccare con le mani nel sacco. Franco, Roberto, Elisabetta ed altri ne hanno un po’ abbastanza d’inseguire… cisterne e damigiane!

  25. Scusate, mi intrometto ancora..per come la vedo io sono valide le due cose: si’ siamo tutti appassionati di Amarone e della nostra terra e si’ e’ anche una trovata pubblicitaria, visto che la crisi ha messo in difficolta’ molti tra tutti, compresi i grandi, medi, piccoli produttori non facenti parte dell’Associazione. Non vedo quale sia il peccato mortale del voler parlare di Amarone come vino prezioso in giro per il mondo. Capisco che il commento sia un po’ “da che pulpito!”, ma si riconosca anche la capacita’ di comunicazione che ci stanno insegnando (soprattutto a me che il marketing non so quasi nemmeno come si scrive) e che stanno facendo perche’ si parli di Amarone e di produttori della Valpolicella come gruppo unito, speriamo, crescente, che si contrappone ai “falsificatori”, chiamandoli come Mario, che certo bene non fanno alla Valpolicella e al nostro lavoro. Le ottime cantine che hai citato e ne avrei almeno altrettante da citare sono benvenute, qualora volessero, ma in ogni caso sono gia’ rappresentate dall’Associazione, proprio perche’ fanno lo stesso tipo di lavoro che facciamo noi, serieta’ e amore per la propria terra. Questa percezione che siamo bravi solo noi mi rattrista, perche’ in realta’ non e’ minimamente nei nostri pensieri e vorrei capire perche’ non sia chiaro (Mario l’ha colto..) dove in realta’ si vuole andare a parare. Anche a proposito del ritardo, meglio che continuare a far finta di niente, no? Non potrebbe essere un inizio? Ok, non puro e cristallino, ma uno spunto da cavalcare da tutti si’! Dici che non si puo’ piu’ fare e che va bene come sta andando? Dici che sono un’inguaribile illusa e sognatrice a pensare che ci possa essere un futuro piu’ etico e consapevole? Si’ lo so che lo sono, pero’ a casa mia ci provo davvero.
    Franco, davvero non eri stato invitato a Verona??? Incredibile, in effetti suona strano, te lo riconosco… e poi neanche a Milano, eppure le tue domande dirette avrebbero sicuramente sortito l’effetto desiderato, ne sono certa e’ un po’ quello che e’ accaduto e si voleva accadesse a Milano con i giornalisti di la’, mi informero’ a riguardo. Ho letto il link sull’Amarone style…eheh
    Nonno: si’ e’ vero, ma appunto questo fa parte della comunicazione, non riesco ancora a vedere tutto il male che si dice. No, pare che le famiglie non abbiano aumentato di molto la loro produzione di Amarone, non spropositamente almeno, dicunt.
    Comunque e’ un piacere confrontarsi con dei professionisti.
    Purtroppo altrove (ecco l’astio) Elisabetta fa un commento sui presunti” scheletri negli armadi di tutti, e intendo tutti” che e’ stato di scadente livello. Se se ne esce cosi’, che spieghi chi, come e perche’ o non si permetta di parlare a vanvera in modo cosi’ calunnioso, visto che tra l’altro da me e’ anche stata personalmente e sarei curiosa di sapere in quale armadio ha trovato gli scheletri e soprattutto di chi!

  26. ….Mi riallaccio ai precedenti interventi per dire che una operazione pubblicitaria come quella delle Famiglie dell’Amarone non è sicuramente peccaminosa, direi però di fare attenzione a non passare per chi si erge a paladino dell’Amarone nel mondo.
    Molte “famiglie”, e credo Maddalena sarà concorde con me, sono brave in piazza a parlare bene di qualità….per poi essere più o meno direttamente collegate ad altrettante aziende che non parlano di qualità, ma fanno del prezzo il loro punto di forza.
    Direi inoltre che è vero che gli aumenti di produzione non sono imputabili alle “famiglie” se non in percentuale accettabile (escluso qualche caso)ma allora perchè non dire chiaramente chi negli ultimi anni ha aumentato in modo “esagerato” le produzioni ? Forse perchè in ogni caso il mondo dell’Amarone è tutto collegato e la caduta di qualcuno potrebbe trascinare l’intero comparto……?

  27. Rispetto la presa di posizione del Consorzio, pero’ ritengo che Sartori non possa affatto negare che non tutto l’Amarone che esce certificato da tutte le cantine vi e’ entrato soltanto come uve da appassimento, ma in qualcuna e’ entrato gia’ come vino, prodotto da altri, piccoli, che pero’ la certificazione non hanno…
    Se lo negasse, rispetterei anche la sua negazione, ma sarei libero di rivolgere la mia personale attenzione verso vini piu’ severamente tutelati. Ne sono gia’ stati trovati altri di falsi Amarone in giro per l’Europa nel recente e nel recentissimo passato e questa dichiarazione non fa che stendere un velo di pietoso silenzio sulla cosa, come se non fosse un problema.
    Sinceramente, da un presidente di Consorzio mi aspetterei qualcosa di piu’. Ma mi sa che siano andati tutti a lezione da Marone Cinzano all’epoca dei fatti e misfatti di Montalcino…

  28. Leggo con grande attenzione la nota di Mario Crosta (del 28 sett. ore 18.03)e devo dire che condivido al 100% quello che ha scritto.
    Mi piacerebbe su questo argomento sentire anche l’opinioni di altri che scrivono.

  29. Ma come da 10 giorni nessuno interviene più su questo argomento ? eppure la discussione è proprio sui cardini su cui si fonda un vino importante e una intera zona…..
    Spero di leggere nuovi interventi.

  30. Caro Ziliani, devo dire che il suo blog è sempre decisamente stimolante ed interessante, così come è frequentato da gente molto preparata sui vari argomenti. Qualche volta mi rendo conto che ci sia un pò di disinformazione su qualche particolare ma la sostanza è comunque davvero tanta.
    Ci terrei a fare alcune precisazioni da parte di chi, fino alla fine di quest’anno si troverà a rivestire lo scomodo ruolo di presidente del Consorzio tutela vino Valpolicella e che, credo, le cose le conosca abbastanza bene.
    Quando mi riferisco all’Amarone certificato intendo proprio “certificato”! Sfido chiunque a dimostrare il contrario.
    Esistono anche aziende, che pur non avendo nemmeno un ettaro di terreno, si trovano ad imbottigliare Amarone che viene regolarmente acquistato sul mercato regolare(qualcuna è citata tra i vari commenti qui sopra) e quindi anche questo certificato.
    I falsi e i falsificatori contro cui si scagliano le Famiglie dell’Amarone, sono già stati inquadrati da tempo nel mirino del Consorzio ed alcuni sono stati affondati senza paura mentre per altri è solo questione di tempo! E’ un mio impegno personale senza voler stendere veli pietosi su argomenti arcinoti. L’Amarone è seriamente tutelato!
    Il mio mandato triennale è iniziato nel 2008 dove mi sono trovato a fronteggiare una produzione eccessiva di uve destinate alla produzione di Amarone. Nel 2009 e nel 2010 abbiamo limitato al 50% la percentuale delle uve da mettere a riposo. Abbiamo poi affrontato un altro fenomeno che è quello di porre dei limiti ai nuovi vigneti in Valpolicella.
    A poco serve ridurre le percentuali se ogni anno entrano 250/300 ettari di nuovi impianti. Ecco così ottenuto il decreto che blocca i nuovi vigneti per i prossimi 3 anni.
    Estrema attenzione alle frodi e alle contraffazioni, riduzione delle rese, blocco degli impianti e a breve contrassegno di stato sul Ripasso, credo possano essere quanto di meglio si potesse fare e che forse si sarebbe dovuto fare prima, solo che prima non lo voleva nessuno, tantomeno i componenti delle Famiglie.
    Ritengo di aver adoperato tutti i mezzi possibili per salvaguardare la nostra Doc, anzi Docg utilizzando strumenti che aiutano ad evitare pericolose sovrapproduzioni.
    Gli stock di vino sfuso al momento sono abbastanza bilanciati con giacenze che corrispondono a circa un annata in più disponibile, e se anche quest’anno il quantitativo di uve a riposo sarà simile a quello dello scorso anno, mi sentirei di dire che le cose non sono così preoccupanti.
    Molto dipenderà da chi continuerà questa missione.
    Personalmente ho impostato il lavoro in un ottica di dialogo e di gioco di squadra portando a casa risultati effettivi.
    Se questa è la strada da seguire mi auguro continui ad essere percorsa.
    Un saluto a tutti

    • Caro Sartori, grazie per il suo intervento e complimenti e grazie per quanto ha fatto. Avesse avuto un Presidente di Consorzio come lei, invece di trionfalisti che sostenevano che bisognava crescere e che ci sarebbe stato mercato per una quantità di Amarone in continuo aumento, la Valpolicella non avrebbe conosciuto i problemi, notevoli, ai quali lei con grande buon senso e intelligenza ha cercato di porre rimedio. C’é da augurarsi che anche in futuro in Valpolicella vogliano seguire la strada che lei ha indicato

  31. ….dispiace che questa discussione aperta con spunti interessanti si sia chiusa con un -tutto và bene- del Presidente del Consorzio di Tutela.
    Forse basterebbe fare due passi in Valpolicella per sentire che non è così, che c’è del serio malumore per tanti provvedimenti che in Consorzio senza alcun confronto con la base produttiva ha messo in atto…..
    L’idea comune è che sia necessario ripensare il ruolo stesso del Consorzio, oggi formato da troppi industriali e cantine sociali, a discapito dei piccoli produttori che non bisogna dimenticare hanno fatto grande la Valpolicella ! A far grande la Valpolicella non certo state Cantine Sociali & C. ……

    • “nonno” a me pare che l’attuale presidente del Consorzio, Luca Sartori, non abbia fatto il Ponzio Pilato e non si sia negato al dibattito e abbia soprattutto cercato, con lucidità e buon senso, di riparare agli errori, clamorosi, compiuti dalla precedente gestione Consortile e da un presidente che credeva nello sviluppo senza fine, in mercati pronti ad accogliere un quantitativo sempre maggiore di Amarone della Valpolicella..

  32. La discussione non si fermera’ mai, nonno. Ci sono dei thread che esistono da tre o quattro anni in questo blog eppure ogni tanto qualcuno interviene ancora e aggiunge carne al fuoco. Piu’ di quel che ho gia’ scritto non posso scrivere altro. Lei sa che vengo raramente in Italia (passando sempre, pero’, dalla Valpolicella…). Mi fa piacere vedere che la gente oggi non borbotta soltanto, non mormora per poi negarlo, ma sta con gli occhi e le orecchie ben aperte e quando e’ il caso smaschera. Il fatto e’ che mi trovo spesso, fra vini veramente eccellenti, anche qualche altra cosa e cioe’ dei vini veronesi che partono a 0,55 euro, prendono la via della Germania, sono accompagnati da premi o menzioni in qualche concorso, compreso Vinitaly, arrivano in Polonia e chi li compra (per il nome altisonante) purtroppo li beve, perche’ li ha pagati da sedici a venti volte tanto e non ha il coraggio di buttarli nel lavandino, visto che qui un operaio prende 300 euro al mese quando va bene. Capita anche per prodotti a ISO 9001, non si preoccupi. Ci stiamo ovviamente tutti dietro, come abbiamo fatto anche per gli Amarone in cartone, ma non e’ così facile scriverne finche’ non si hanno gli originali delle fatture in mano da mostrare a chi ha la vera autorita’ per andare oltre la semplice inchiesta giornalistica. Del resto anche Franco e Roberto in Langa inseguivano cisterne… e sanno cosa vuol dire. Noi ci giochiamo nome, cognome, lavoro, non siamo soltanto dei nick. Se anche lei usasse il nome ed il cognome, sono certo che capirebbe. Ma non si preoccupi, guardi che i nodi vengono sempre al pettine ed e’ giusto aver fiducia nella Giustizia vera, che paghera’ forse anche fin troppo alla lunga, ma alla fine paga. Cerchiamo nel frattempo di occuparci del meglio della produzione e di berci sopra, ma di bere bene! Quell’Amarone del 1964, per esempio, aveva scritto Recioto in etichetta, perche’ una volta l’Amarone era un Recioto non riuscito e questo (al di la’ dell’articolo di Wjtek) ho dovuto spiegarlo a gente che non s’immagina neanche che i disciplinari DOC (e successive modifiche) sono stati frutto di grandi litigate fra produttori e di compromessi al vertice dei Consorzi, perche’ all’estero tutti pensano che dovremmo essere seri come i legislatori tedeschi e professionali come i legislatori francesi (di una volta, sia ben chiaro, perche’ su quelli di oggi qualche dubbio comincio ad averlo, specie a Bordeaux). Invece ne dobbiamo ancora fare di chilometri…

  33. Mi è piaciuto fare il provocatore. A volte si ottengono le risposte altrimenti negate.
    Ringrazio Mario Crosta che però non è un produttore di vini della Valpolicella, e quì mi fermo, solo per sottolineare che è difficile criticare un sistema pur facendone parte, si rischia di essere messi ai margini. E il mio vino devo pur venderlo…..per questo ho preferito dire delle cose anche se in modo anonimo, o sarebbe stato meglio il mio silenzio ?
    Detto questo mi auguro che il Presidente Sartori abbia la voglia di ricandidarsi, anche perchè quando ci sono delle elezioni il rischio di un ritorno al passato esiste sempre. Trovare poi un Presidente espessione di aziende medie, (non industrie) di grande serietà e che goda del rispetto di tutta, e sottolineo tutta, la zona sarebbe sicuramente auspicabile, e non pensate che persone con queste caratteristiche non ce ne siano. Bisogna solo vedere se i grandi gruppi (che detengono le quantità di prodotto e quindi anche la forza elettorale) vorranno cambiare….. e quì viene il bello….
    Un discorso nuovo dovrebbe essere fatto per il Direttore del Consorzio, ma quì il discorso si farebbe troppo lungo….

  34. i cantinieri sono come gli ochi.da noi si dice cosi-mangia come gli ochi(le oche)finchè non ghe se crepa el gozzo.e naturalmente dopo ci rimetteranno solo i conferitori. robert

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