Rías Baixas Pazo Piñeiro de Lusco 2006: o della grandezza dell’Albariño

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani.
Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani”.

I lettori di questa rubrica collettiva sono abituati a vedermi salire a nord, dove per “contratto” dovrei rimanere, visto che il Sud è appannaggio di Pignataro, per trovare ispirazione per i vini che vado via via segnalandovi.
In verità scenderei volentieri (anzi, non escludo di farlo presto, “boss” Luciano permettendo) a Sud, visto che in Puglia sono tanti i vini che mi sentirei di consigliarvi.
Nell’attesa, questa settimana sono rimasto a nord, ma diciamo che mi sono spostato piuttosto ad ovest, talmente ad ovest che sono finito proprio in riva all’Oceano Atlantico, nientemeno che in Spagna, in quella terra, la Galizia, che è diventata una delle terre del mio privilegio, grazie alla presenza diffusa di quella fantastica uva che è l’Albariño.
La denominazione più nota della zona e quella che sinora ha meglio esaltato le caratteristiche ed i fantastici pregi dell’Albariño è la D.O. Rías Baixas (visitate qui il sito Internet del Consejo Regulador), di cui sono previste diverse tipologie, dal Rías Baixas Albariño, rigorosamente monovarietale, a quattro ulteriori denominazioni territoriali, Rías Baixas Condado do Tea, Rosal, Salnés e Ribeira do Ulla, dove l’Albariño è previsto per un minimo del settanta per cento, accompagnato o da Treixadura (più diffusa nella D.O. Ribeiro) o da Loureira (molto usata anche in Portogallo nella zona di produzione del Vinho Verde) altre due eccellenti varietà locali.
C’è poi una denominazione Rías Baixas generica, senza indicazione di vitigno o di sottozone, elaborata utilizzando almeno il settanta per cento delle varietà indicate, e persino (sorvolando sui Tinto, i rossi) una versione Espumoso.
La D.O. Rías Baixas è molto dinamica ed é cresciuta in maniera vertiginosa negli ultimi vent’anni, passando, dai 237 ettari, con 14 bodegas, 492 viticoltori e 5850 ettolitri prodotti del 1987 alla quota di 3698 ettari, 192 bodegas, 6556 viticoltori e 161.476 ettolitri (nel 2006 avevano toccato quota 204.000) del 2009.
Basta visitare il sito Internet consortile, che si avvale anche di un Rías Baixas blog, non proprio aggiornatissimo a dire il vero, per accorgersi della vivacità e dell’ottimo stato di salute di questa D.O., ma soprattutto basta, come é capitato a me anni fa grazie al carissimo amico e collega madrileno Juancho Asenjo, che me l’ha fatta conoscere, imbattersi in una bottiglia giusta di Rías Baixas per provare un vero e proprio colpo di fulmine enoico.
Io da quando l’ho scoperto sono diventato Albariño-dipendente e faccio veramente fatica a trovare in altri bianchi, non solo spagnoli, ma anche italiani, francesi (ci vuole qualche Riesling austro-tedesco di quelli giusti per darmi la stessa… eno-libido…) quella piacevolezza, sintesi di mineralità-sapidità-nerbo acido-ricchezza di sapore-equilibrio, che trovo nei migliori esempi di Rías Baixas.
Ho già raccontato, qua e là, quanto questi bianchi del nord ovest della Spagna mi piacciano senza se ne ma (le uniche riserve le trovo per le versioni “barrica”, affinate in legno piccolo, che mi lasciano abbastanza perplesso), ad esempio qui, e poi qui e persino su una rivista spagnola, Spanish Gourmetour. Oggi mi sento di consigliarvi, anche per dimostrare come un grande Rías Baixas, semplicemente affinato in acciaio, non abbia bisogno di legno per essere grande e come evolva splendidamente e acquisti complessità dopo alcuni anni, un vino che proprio con questa annata 2006, “ha sido elegido como el mejor vino blanco de  España de menos de 30 euro en el concurso que anualmente organiza la Unión Española de Catadores (U.E.C.).
Un vino, il Rías Baixas Pazo Piñeiro de Lusco 2006 della Bodega Pazos de Lusco – Dominio de Tares, che non solo è stato giudicato dall’importante associazione dei Catadores il miglior vino bianco spagnolo con prezzo inferiore ai 30 euro, ma, per usare ancora la lingua di Cervantes e dei neo campioni del mondo di calcio, è stato “aclamado por la crítica nacional e internacional como uno de los grandes blancos de pago y como una de las mejores expresiones del terroir español.
La apuesta por el terroir del pago Piñeiro y una crianza sobre lías nos muestra, si sabemos esperar su evolución en botella, toda la mineralidad que puede expresar un albariño
“.
Tutta la mineralità che può esprimere un Albariño, dunque, la freschezza, il sale, e poi el “potencial de envejecimiento que atesora esta variedad (…) insignia de una nueva generación de blancos nacidos para mejorar con el tiempo, redefiniendo así la perspectiva histórica con la que especialistas y consumidores se enfrentaban hasta ahora a los blancos españoles”, con un chiaro accenno alla nuova generazione di bianchi nati per migliorare con il tempo, ridefinendo la prospettiva storica con la quale specialisti e consumatori giudicavano sino ad ora i bianchi spagnoli.
Da vigneti di venticinque anni in Pontevedra posti su suoli granitici con grande capacità di drenaggio nella sottozona del Condado do Tea, con una produzione di 60 quintali per ettaro, un Albariño che si affina in acciaio sei mesi sopra i propri lieviti fini, e con dati analitici che parlano di tredici gradi alcolici, un’acidità totale di 7,6, uno zucchero residuo di 2,8 grammi litro e un pH di 3,2, si ottiene un vino, ottenuto con il sistema della “producción integrada”, che punta ad ottenere “vinos de calidad y saludables para el consumidor, mediante la utilización de técnicas respetuosas para el medio ambiente”, di grande personalità.
Paglierino intenso molto brillante e di grande luminosità, mostra un naso molto caratteristico, ben secco, compatto, che colpisce subito per la salinità, il carattere petroso minerale, le note di cedro, mandarino, fiori d’arancio e fieno secco, e poi accenni di mandorla, erba appena tagliata, menta, accenni balsamici di grande freschezza e fragranza, di un’ampiezza che conquista.
Il carattere minerale emerge progressivamente, ma è la salinità , il carattere da vino del mare, che emerge e domina.
La bocca è ampia, calda avvolgente, di notevole impegno ed energia, con dinamismo, grande scatto e sale, una vena di mandorla amara molto ben evidente, un’acidità perfettamente calibrata ed una nota citrina che danno vigore e scatto al vino lunga persistenza appuntita e salata.
Questo anche se il vino presenta un’indubbia ampiezza e consistenza, un grande equilibrio e un’indubbia finezza.
Quattro anni di età e ancora vivo, nervoso, ancora in parabola ascendente senza alcun segno di stanchezza, con una piacevolezza di espressione, una linearità e un equilibrio in tutte le sue componenti davvero da vino fuoriclasse.
Una perfetta sintesi tra freschezza, mineralità, nerbo ed un frutto ancora vivo e succoso.
Questo, prodotto da una bodega nata solo nel 1996, e disponibile mediamente in settemila esemplari, il vino bianco che vorrei poter bere tutti i giorni, soprattutto su pesci ed il marisco gallego, sicuro che di un vino così pieno di sapore, elegante, nervoso, non mi stancherei proprio mai…

Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su http://www.winesurf.it/
http://www.lucianopignataro.it/
http://vinoalvino.org/

6 pensieri su “Rías Baixas Pazo Piñeiro de Lusco 2006: o della grandezza dell’Albariño

  1. La cosa che mi ha colpito di piu’ dell’albarino e’ che e’ un’uva che ama la pioggia piu’ del sole e il freddo piu’ del caldo, un’uva davvero atipica rispetto alle altre mediterranee, infatti da’ il meglio di se’ proprio in quella zona. Il bello della biodiversita’…
    Come vino e’ davvero vispo e nervoso anche con qualche anno, eppure affascina per rotondita’ e freschezza anche da subito con quel residuo zuccherino quasi in stile mosella o vinho verde che lo porta lontano dalle secchezze e dalle citrosita’ dei vini che nascono invece dalla grande calura.
    Vale davvero la pena assaggiarlo, sara’ una sorpresa per il palato. Grazie davvero, caro trio nerazzurro, di averlo proposto.

  2. Sono stata a camminare da quelle parti – cinque anni fa – ho adorato quel paesaggio (sono riuscita anche a vivere l’invadente eolico come donchisciotteschi mulini a vento), ho conosciuto le vigne, che hanno sostegni intagliati nella pietra locale (granito?) e sono di un’umiltà antica; ho bevuto il vino in un pomeriggio di vento, mangiando un piatto di pesce da sola in un’infima osteria davanti a un porticciolo deserto; il mare nel piatto le rias nel bicchiere, prima di riprendere il cammino. Prosit.

  3. Caro Ziliani, qualche anno fa programmando un viaggio in Galizia, mi ero per la prima volta imbattuto in un suo articolo proprio sull’Albarino. Da allora sono diventato un suo fedele lettore! La Galizia mi ha stregato, per i suoi paesaggi, le sue citta’, i suoi paesi, la musica tradizionale…Mi sono emozionato per dei piatti di pesce (il ricordo cosi’ semplice ed incisivo di Silvana Biasutti mi ha fatto scorrere un brivido per la schiena)…mi sono innamorato dell’Albarino…(peccato sia cosi’ difficilmente reperibile da noi!).

  4. Appena tornato dal Portogallo non ho potuto non ammirare l’albarinho locale (vinho verde deu la deu della cooperativa di Monçao). Molto fresco e piacevole e adatto alle grandi mangiate di pesce! Non sapendo né scrivere né leggere, l’ho trovato molto simile al riesling che forse ora saprò valutare meglio con accoppiamenti con il cibo più fortunati di quelli che ho attuato in passato. Piccolo appunto: la bottiglia in enoteca costava sui 6€ e in un ristorante è stata pagata 26, in un altro 14.
    ps: ma è vero che è un vino che va bevuto subito e assolutamente non da invecchiamento? Così mi è stato riferito..

  5. Pingback: Lusco Rias Baixas Albariño 2007 Pazos de Lusco | Blog di Vino al Vino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *