Ritorna Marco Mancini: nuova collaborazione a Il mio vino professional

Una bella notizia, che registro con sincera gioia e di cui voglio fare partecipi i lettori di questo blog.
Marco Mancini, giornalista di lungo corso, per anni direttore del Corriere Vinicolo, settimanale dell’Unione Italiana Vini, fino a che i “signori” della U.I.V., davvero con grande “stile”, pensarono bene di dargli, come ho raccontato qui, il benservito, torna finalmente sulla scena del giornalismo del vino, che ha onorato con un’attività esemplare, con una nuova collaborazione.
A dare a Marco l’opportunità di ritornare a dire, pacatamente, con ragionamenti e analisi meditate, la sua, dopo un silenzio tanto lungo che trovavo assolutamente intollerabile, scandaloso, è (e devo farle i complimenti pur senza essere un suo sostenitore) la nota rivista mensile Il mio vino, che apre la sua sezione “professional” al contributo di Mancini, presentato come “nota firma del giornalismo enogastronomico italiano”. Per gentile concessione dell’editore della rivista, Gaetano Manti, che ringrazio, ho il piacere di poter proporre anche ai lettori di Vino al Vino il primo articolo del carissimo amico e collega, dal titolo “Vendemmia 2010. Contraddizioni e sterili slogan. Il “sistema vino” va ripensato”, sottotitolo “Promozione nei Paesi terzi: si rischia di innescare una folle corsa all’oro”. Una lucidissima analisi, da serio ed esperto conoscitore, dei molti problemi e delle innumerevoli contraddizioni di cui soffre oggi il mondo del vino italiano, e un grido di allarme sui pericoli che gli “aiuti alla promozione nei Paesi terzi, mercati complessi e costosi da raggiungere” comportano.
Come scrive, “i fondi Ocm ad essi destinati sono decisamente sostanziosi. Ma anche in questo caso le perplessità e le contraddizioni si rincorrono. Senza entrare nel merito della complessità della misura, sembra di assistere ad un nuovo Eldorado, una corsa all’oro caotica e individualista nella quale solo i più fortunati, e forse i più forti, potranno trarre beneficio”.
A Marco Mancini il più affettuoso bentornato e l’augurio che, superata l’amarezza, possa riprendere il cammino da dove l’aveva interrotto e possa serenamente commentare, con l’autorevolezza che tutti gli riconoscono, quello che accade oggi nel complesso mondo del vino italiano. Di penne come la sua abbiamo tutti veramente bisogno.

“Benvenuti nel mondo delle contraddizioni. È quello del vino, da anni da noi indagato con tenacia e lucidità, scevri da perniciosi equilibrismi. Se a guidarci da sempre è la passione, non possiamo rimanere indifferenti alle tante ombre che minacciosamente s’allungano sui nostri vigneti.
Difficile comprendere i toni entusiastici e il toto quantità attorno alla vendemmia in corso (oltre 46 milioni di ettolitri secondo le stime di più fonti nei primi giorni di agosto, successivamente ritoccate al ribasso a metà settembre, collocando la produzione sui livelli dello scorso anno quindi circa 45 milioni di ettolitri).
Che importanza può avere primeggiare in volumi e persino in qualità se il vero problema che sempre più emerge con drammaticità è quello di vendere il vino in un mercato globale?
Avere uno sguardo internazionale è una necessità così come lo è incominciare a sentirsi europei in una logica commerciale. In fatto di consumi, il nostro Paese ha il fiato corto: dai 45 litri pro capite del 2007 siamo scesi ai 43 del 2009 e la prospettiva è di andare sotto i 40 nel 2015. Se si produce più di quanto si consuma, e questo è un dato oggettivo, per ben altro si deve esultare.
Come è spiegabile che nonostante le estirpazioni e una pesante crisi economica della quale non si vede ancora la fine, il vigneto Italia non si ridimensioni, trascinando così i prezzi delle uve verso il baratro e stipando le cantine di prodotto delle annate precedenti?
Evidentemente è tutto il sistema vino che va ripensato e non basta la riforma di una legge a risolvere i problemi. È tempo forse di rivedere le rese di certi disciplinari di produzione, di intervenire sui vigneti fuori mercato e di riflettere sugli aiuti alla ristrutturazione.
Il mercato deve ritrovare un suo equilibrio per garantire la giusta remunerazione a tutti gli attori della filiera e soprattutto ai vignaioli, il primo anello di una catena sempre più in tensione. Se cede questo, tutto il comparto ne farà le spese.
Ben vengano quindi gli aiuti alla promozione nei Paesi terzi, mercati complessi e costosi da raggiungere. I fondi Ocm ad essi destinati sono decisamente sostanziosi. Ma anche in questo caso le perplessità e le contraddizioni si rincorrono.

Senza entrare nel merito della complessità della misura, sembra di assistere ad un nuovo Eldorado, una corsa all’oro caotica e individualista nella quale solo i più fortunati, e forse i più forti, potranno trarre beneficio. Non mancheranno sovrapposizioni, ridondanze e, di conseguenza, sperpero di denaro (pubblico per il 50%).
Era proprio impossibile programmare per tempo un giusto coordinamento? È pensabile di metterlo in atto per i prossimi anni anche considerando il notevole incremento dei fondi a disposizione? Gli uomini non mancano. Il nostro ministero vanta funzionari capaci, solo talvolta si smarriscono nei corridoi di enti di scarsa utilità.
Basterebbe quindi una decisa azione di riorientamento. E tutti ne trarremmo beneficio, dando finalmente un senso allo slogan “fare sistema” che riecheggia monotono in ogni convegno”.
Marco Mancini

0 pensieri su “Ritorna Marco Mancini: nuova collaborazione a Il mio vino professional

  1. Caro Franco, mi associo alla tua soddisfazione e contentezza per il ritorno di Mancini – a cui rinnovo auguri fervidi – e non posso che sperare che il suo esordio su “il mio Vino” faccia bene alla rivista in oggetto, e soprattutto sia letto attentamente dal mondo vinicolo, in cui – accanto alle attività di numerosi appassionati (e intelligenti) imprenditori e contadini – si incoccia troppo spesso in azioni che sembrano pensate da un idiota (o dettate da attitudini speculative, per non dire altro). (Naturalmente l’agricoltura non è il solo comparto in ciò accade, tuttavia è il settore in cui i danni generati dalle suddette idiozie incidono mortalmente nel cuore del paese; non solo nel cuore dell’economia, ma proprio in quello che ci lega al senso dell’esistere.). Forza, Marco Mancini!

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