Tempi duri per gli inglesi: dalla Champagne alla Prosecco decade…

Com’è lontana l’epoca della Swinging London per gli inglesi!
Quanti rospi tocca loro ingoiare negli ultimi tempi e come sembrano essere decaduti anche rispetto ai tempi d’oro del miracolo economico, avvenuto con Tony Blair al governo, degli anni Novanta, quando ci furono 63 semestri consecutivi di crescita e si parlava di “cool Britannia”!
Oggi, quando è diventata prassi quotidiana a Londra e dintorni sentire parlare di “recessione”, e di forte aumento della disoccupazione, i sudditi di Sua Maestà devono giocoforza accettare il crollo della sterlina e la sua svalutazione rispetto all’euro, il sorpasso da parte dell’Italia per il prodotto interno lordo avvenuto nel 2009, e persino il fatto che un allenatore italiano, Fabio Capello, sia alla testa della nazionale di calcio (confermato sino al 2012) ed un altro, Carlo Ancelotti, alla testa di una delle squadre più titolate, il Chelsea, quella che si è aggiudicata Premier League e Fa Cup.

Ora, con la crisi che continua a mordere sono costretti anche a cambiare il loro “british way to drink”, basato, oltre che sugli amatissimi Claret di Bordeaux, sugli Champagne, di cui continuano ad essere, nonostante tutto, il primo mercato estero e di cui sono arrivati a consumare, negli anni d’oro, qualcosa come quasi 36 milioni di bottiglie nel 2008.
Nel 2009 i consumi sono calati a 30 milioni e mezzo, e le previsioni per il 2010 non indulgono ad un grande ottimismo e così si può arrivare a leggere, come in questa nota di Carol Emmas, pubblicata sull’edizione on line della più importante rivista che si occupa del wine trade in UK, Harpers Wine & Spirit, che “Prosecco is becoming a favourite tipple among UK wine drinkers, according to the latest consumer research from Wine Intelligence”, ovvero che il Prosecco è diventato uno dei vini favoriti dagli inglesi.
La rivista scrive anche che “price is becoming a more influential factor with 33% of UK regular wine drinkers stating that they “don’t mind what they buy so long as the price is right”, compared to only 23% a year ago. Over 7 in 10 consumers say that a promotional offer is important or very important in determining what they purchase”.
In altre parole che il fattore prezzo sta diventando ancora più influente nel processo d’acquisto, con un 33 per cento di regolari bevitori di vino che confessano di non fare caso a quello che acquistano, purché il prezzo sia conveniente.

Gioiscano pure, è giusto che sia così, i prosecchisti, ma da un punto di vista sociologico, oltre che economico, questo progressivo affermarsi del Prosecco, perché costa poco, su altre bollicine, più costose, ma ben più nobili e dotate di storia, fascino e appeal, per il Regno Unito è una piccola disfatta.
Non devono proprio stare allegri gli inglesi se, come ha osservato qui Richard Halstead, chief operating officer di Wine Intelligence, osservatorio sull’andamento del mercato del vino nel Regno Unito, “if the previous ten years can be characterised as the Champagne decade, I think it’s safe to say we’re entering the Prosecco decade”, ovvero se dal decennio dello Champagne ci sia avvia ad entrare nell’epoca del Prosecco…
Altro che Swinging London e Cool Britannia!…

0 pensieri su “Tempi duri per gli inglesi: dalla Champagne alla Prosecco decade…

  1. Acqua pura di sorgente
    Caro Franco, approfitto dei tuoi interventi sull’Inghilterra, il Prosecco e la Doc Malanotte per qualche pensierino. Non mi meraviglierebbe un po’ di scandalo; ricordo che negli anni Ottanta molti pensavano che fosse una follia scrivere e proporre il vino alla mescita, mai in Italia si sarebbero aperte le bottiglie etc etc. Come è finita?
    Torniamo al Prosecco; è auspicabile quando è buono, ma bando alle ciofeghe come scriveva qualcuno. Non mi sembra positiva l’invasione di vini poco piacevoli venduti grazie al nome Prosecco, prezzo basso e moda del momento. E come la mettiamo con le cosiddette identità locali? In Sicilia, proprio con enotecari veneti, abbiamo preteso Marsala Secco Vergine ben freddo come aperitivo al bar e al ristorante, non Prosecco. Non posso dimenticare un altro tormentone estivo, lo spritz con il prosecco, oddio.
    Ora passiamo alla doc Malanotte; mi ricorda il nome di simpatiche enoteche a Vicenza e Bellano che riprendevano l’insegna da un riferimento dei Promessi Sposi: “… Lì c’era una taverna, che si sarebbe anche potuta chiamare un corpo di guardia. Sur una vecchia insegna che pendeva sopra l’uscio, era dipinto da tutt’e due le parti un sole raggiante; ma la voce pubblica, che talvolta ripete i nomi come le vengono insegnati, talvolta lì rifà a modo suo, non chiamava quella taverna che col nome della Malanotte… “
    Bé, se non la Doc si potrebbe istituire un albo dei vini letterari, che ne dici? Come la Polizia Culturale di Paolo Rossi. Nella romagna marchigiana si tengono convivi danteschi e cene con insegnamenti ai bambini, incontri tra belle lettere e buona cucina nella casa di Fabio Tombari e poi e poi. Perché l’Italia, bene ricordarlo, è più ricca di virtù che delle stronzate proposte in Tv.
    Concludo. Poiché una se ne pensa e cento se ne fanno, perché non proporre, dopo la mescita a bicchiere, un uso simpatico, diciamo quotidiano, sbarazzino, del vino, che oltretutto ha radici lontane. Certo si rischia il rogo riservato agli eretici: “dentro ar vino ce metto l’acqua”. Abbiamo letto che i tedeschi bevono spritz e seguono i rituali di Ernst Hemingway che di piaceri della vita s’intendeva. Il Corriere della Sera ha pubblicato una foto dello scrittore a Cortina nel 1948 mentre aggiungeva seltz a un bicchiere di vino rosso. Mauro Lorenzon, l’oste veneziano ideatore delle Enoiteche, che hanno rilanciato il vino a calice, approva lo spritz originale austriaco: 2/3 di Raboso, 1/3 di acqua di sorgente (si noti bene) e scorza di limone. I migliori libri in tema suggeriscono splendidi cocktail con vino, acqua o soda, anche frutta. Attenzione parliamo di vini importanti, corposi, se sono delicati sì che si annacquano. Finalmente posso uscire allo scoperto e, senza temere l’anatema dei sommelier, godermi una parte di buon Verdicchio dei Castelli di Jesi, una parte di acqua fresca e una fetta di limone. Per il vino rosso, sempre dalle Marche consiglio il Rosso Conero con acqua di sorgente, una fetta d’arancia (dello spritz sopra citato non capisco il limone con il vino rosso). Prima che scompaiano quelli siciliani suggerisco l’arancia e gli agrumi; in generale vanno bene accompagnati ai vini rossi; con i bianchi provate a accostare i fichi d’India. Per chi si scandalizza ricordo che l’uva è un frutto, etc etc. Mi piacerebbe fare il gioco dell’aperitivo con il vino di ogni regione, una sorta di federalismo nazionale. Incomincio con il già citato Marsala Secco Vergine ben freddo in un bicchiere da cocktail, cono rovesciato e gambo lungo. Attendo insulti e consigli .
    Ciao e un caro saluto
    Claudio

  2. Caro Franco, chiedi al mio amico Claudio Riolo di proporci anche qualcosa per l’inverno imminente…
    Ma no, caro Claudio, né insulti né consigli.
    A me il prosecco ricorda gli anni giovani nella mia famiglia d’origine, dove mio padre faceva del classismo a bollicine: Krug per le occasioni importanti (pochissime, nell’Italia del dopoguerra), prosecco (però serio) per le occasioni importanti (poche anche quelle, a quei tempi).
    Salute!, come si diceva allora.

    • chez moi il Prosecco non riesco a stapparlo nemmeno nelle occasioni minori… o Franciacorta o Trento Doc o Champagne. Oppure Alta Langa, ma il vino della Marca Trevigiana non é proprio nelle mie corde

  3. purtroppo per il mercato estero, e UK non fa eccezione, vale la generalizzazione sempre e comunque, senza distinguo sulla qualità, tantomeno per i grandi volumi, quando ci si parametra sui “marchi” trainanti.
    era marchio trainante il “pinot grigio” (virgolette d’obbligo, il 98% delle bottiglie vendute non avevano mai conoscliuto l’uva madre, erano semplicemente vini bianco carta iperfiltrati e freddi) ora è marchio trainante il prosecco (la percentuale dei fasulli un po’ più bassa, ma ci sono) che viene inteso come sinonimo di charmattino frizzantino, di CO2 a prezzo basso…
    inutile dire che questo danneggia i produttori seri, e per la fascia medio-alta impedisce un corretto posizionamento dei prodotti migliori, compreso anche i migliori metodo classico italiani…
    roba da spritz, insomma…
    e attenzione: sta per cominciare l’era del lambrusco!!

  4. Franco Franco a quando l’onore (e spero non l’onere :)) di farti assaggiare un Prosecco fatto come dio comanda? magari non dico che ti ricredi, però può essere che ti piaccia, o che semplicemente me lo bocci come gli altri… però io vorrei fartelo provare 🙂

  5. Esatto Franco, come dice lei “non é proprio nelle mie corde”. Si tratta di una questione di gusto! A lei non piace ma questo non significa che tutto il Prosecco faccia ca..re. Io vengo da Brescia e le assicuro che la stessa cosa vale anche per molti Franciacorta, non tutti sono buoni e di qualità “superiore”!!! Forse si tratta anche di una questione di gusto personale! Spesso colgo della malfidenza nei confronti del Prosecco come la percepivo anche nei confronti del Cruasé. Sono malizioso io??? Perché automaticamente quello che non ci piace deve per forza essere fatto male e di bassa qualità??? Certo il prosecco deve farne di strada per arrivare a certi livelli ma chiudergli le porte in faccia mi sembra esagerato. Lo stesso vale per il cruasé!!!

  6. Buongiorno Franco, sostenere qualsiasi tesi per cui il successo del Prosecco a discapito dello Champagne non sia legato al fattore prezzo sarebbe negare la realtà, su questo concordiamo tutti.
    Però, a mio dire, la giornalista (e non solo lei) manca il punto essenziale nell’articolo: perché il Prosecco si e gli altri sparkling wine no?
    E’ pieno il mondo di spumanti metodo Charmat con pezzi nettamente inferiori a quelli del Prosecco, vi sono addirittura degli spumanti Metodo classico (per altro buoni o molto buoni) venduti a prezzi pari a quelli di un buon Prosecco: non più tardi di ieri sera ho letto il listino prezzi di un noto importatore, ed ho trovato che il Blanquette de Limoux da lui distribuito costa mediamente un 10% in meno del Prosecco di cui questo importatore vanta l’esclusiva.
    Ed allora riformulo quanto sopra: perché il Prosecco si e gli altri no?
    Indubbiamente vincere la Uefa Legue è più facile e da meno prestigio rispetto al pari successo nella Champions, ma comunque chi ha ottenuto tale successo si pone davanti a tutte le altri squadre partecipanti!
    Per il Prosecco dovrebbe valere pari discorso: meno classe, meno prestigio e tant’altro rispetto allo Champagne e molti metodi classici, però vince e convince non unicamente per il suo prezzo perché, ripeto, vi sono vini spumanti che costano molto meno.
    Eppure il mondo della critica enoica si sofferma sul fattore nazional-popolare del prezzo invece di cercare di capire perché questo vino si afferma a discapito dei suoi “fratelli poveri”!
    Cordiali saluti.

  7. Ciao a tutti, per cominciare con grande sorpresa vedo che ci possiamo permettere di criticare un paese che ha differenza del nostro pensa con la propria testa e da cui abbiamo tantissimo da imparare ,ed anche che magari invece di dare informazioni sbagliate riguardo prodotto interno lordo sarebbe meglio informarsi meglio ?
    Inoltre , ok i gusti personali sono sempre quelli che contano percui capisco le critiche del Ziliani , ma sappiamo che bisogna essere obiettivi ed andare oltre i nostri gusti personali e chiederci , ma c’e’ di meglio di un bel bicchiere di Prosecco magari Docg come aperitivo ? secondo me no ! metodo classico come sappiamo rimangono eccelenti bollicine ma cominciare con loro puo’ essere “pesante ” che ne dite? viva le Bollicine ! e se per aperitivo .. viva il Prosecco di qualita’ !

  8. Franco Ziliani: proprio l’altro giorno prima di cena ho avuto la fortuna di degustare con altri 3 fortunati un Jacquesson Aviz Grand Cru 2000 che abbiamo trovato in eccelenti condizioni ma forse non il “perfetto” aperitivo ! ecco questo per noi e’ il “pesante” , sara’ mica cattivo questo metodo classico ? un ottimo Prosecco magari da un Grand Cru come Cartizze sarebbe stato ideale ! non credi ?
    per concludere ci tengo a precisare che lo Champagne era veramente ottimo , con punte di eccelenza ma lo avrei preferito con un’ antipasto .. ad ognuno il suo !!!!

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