A Bergamo una nuova Doc "con le palle", anzi, con tre

Fantastica iniziativa dei produttori di vino bergamaschi, che nel pieno della crisi lanciano al mondo un segnale forte.
Per farsi ancor meglio conoscere, rispetto a come siano già universalmente conosciuti grazie al mitico vino Valcalepio, un fuoriclasse che nei grandi concorsi internazionali (che si svolgono però a Bergamo…) quelli riservati ai vini “Merlot e Cabernet insieme” sbaraglia i bordolesi, nella città orobica hanno elaborato una grande pensata.
Hanno pensato di creare – ne sentivamo tutti il bisogno… – una nuova Doc, una Doc veramente tosta, permettetemi il francesismo, con le palle. Anzi con tre.
Come si evinceva ieri dalla cronaca pubblicata, leggete qui, sull’Eco di Bergamo, “sono 14 le tipologie di vino che, a partire dalla vendemmia 2011, potranno fregiarsi della nuova Doc bergamasca Terre del Colleoni o Colleoni, voluta dai produttori del Consorzio Tutela Valcalepio, che si inserirà a metà strada tra la Denominazione d’origine controllata del Valcalepio e i vini Igt ad Indicazione geografica tipica”.
E sarà una Doc davvero per tutti i gusti, visto che a fregiarsi dall’anno prossimo del marchio “Terre del Colleoni”, o Colleoni tout court saranno: i vini fermi bianchi Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Incrocio Manzoni, Moscato Giallo; il bianco Moscato Giallo Passito; i fermi rossi Schiava, Merlot, Marzemino, Cabernet, Franconia, Incrocio Terzi; il Novello e, infine, lo Spumante (utilizzando i vitigni Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero, e – su proposta del Consorzio Tutela – anche Pinot Grigio e Incrocio Manzoni)”.

Fantasmagorica la trovata di collegare il nome della novella Doc a quella del condottiero bergamasco del Cinquecento Bartolomeo Colleoni, il cui busto già campeggia nel simbolo del Consorzio Tutela Valcalepio, resa possibile da un sagace escamotage storico: “per ottenere la Doc occorreva un riferimento geografico, ed ecco che allora è tornata utile l’esistenza della frazione Brembilla Colleoni di Chignolo d’Isola, grazie alla quale si potrà usare il termine Colleoni Doc”.
Una Doc, come si diceva, che nasce sotto un’ottima stella, e con tutti gli attributi, visto che fa riferimento ad un personaggio che già dallo stemma, a proposito del quale scriveva “: “duos colionos albos in campo rubeo de supra et unum colionum rubeum in campo albo infra ipsum campum rubeum” il che, araldicamente, vuol dire: “troncato d’argento e di rosso a tre paia di coglioni, dall’uno all’altro”, dimostrava di essere tosto e determinato. Basta fare una semplice ricerca su Internet difatti, per scoprire il collegamento ad un fatto leggendario, “all’orgoglio che Bartolomeo dimostrò nell’uso del proprio patronimico, Coglione. Solo alcuni suoi apologeti, più tardi, cercheranno di dargli un significato diverso da quello letterale, ipotizzando, con molta fantasia è il caso di dire, una derivazione mitologica del tipo cum lione o caput leonis, da cui per sintesi fonetica si sarebbe arrivato a Colleoni, smentendo così tutti i documenti ufficiali dove fu sempre usato il termine Coleus vale a dire Coglione”.
In verità “il condottiero era talmente orgoglioso del proprio cognome da farne il temuto grido di guerra Coglia, Coglia cioè Coglioni, Coglioni e da continuare a rappresentarli, con turgido realismo, nel suo stemma anche quando vi aggiungerà i gigli d’oro d’Andegavia ovvero d’Angiò e le fasce di Borgogna”.
A detta di alcuni autori, “Bartolomeo Colleoni era affetto dalla patologia nota come poliorchidismo, ossia la presenza di un testicolo soprannumerario, secondo altri ciò fa parte della leggenda, ovviamente non è dato conoscere la realtà”.

E forte com’è di ben 14 tipologie, dal Novello, al Moscato giallo passito allo “Spumante” – non ci si fa mancare niente… – come non pensare che la Doc Colleoni possa farsi strada, ostentando i suoi triplici corbelli, non solo a Bergamo e dintorni, nella fascia collinare che va dal lago di Como al lago di Iseo, ma forse anche in provincia di Milano e a Cremona?
Con le sue “tre palle” come potrà non avere una universale fortuna?

10 pensieri su “A Bergamo una nuova Doc "con le palle", anzi, con tre

  1. Dopo la DOC dei 50 comuni ecco la DOC dei 14 vini… Faccciamo sempre le cose in grande noi bergamaschi! Eh ma si sa, il nostro ”terroir“ ha una grandissima vocazione per la coltura vitivinicola.

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  3. A Bergamo il Moscato di Scanzo e’ una vera meraviglia, in una zona che e’ una meraviglia. Il resto e’ un’ammirevole caparbieta’. Ma ormai se si crea perfino una DOC “Venezia” perche’ non fare anche una DOC “Lodi”, una DOC “Varese”, una DOC “Lecco” (tutte zone vocatissime…) e arrivare di questo passo in pochi mesi ad almeno 1.000 DOC prima di cambiare col nuovo sistema in DOP? Si sa che i cavalli quando arrivano nei pressi della stalla corrono di piu’. Eddai, allora, venghino venghino siorre e siorri, bussate che vi sara’ aperto…
    Ma la DOC del Cacchione l’hanno poi fatta o no?

  4. Non avevo una vaga idea che in araldica fosse un blasone valido il “troncato d’argento e di rosso a tre paia di coglioni”, e men che meno che fosse esistito un personaggio storico fiero del proprio soprannome di “coglione”. Se è vero, come è vero, che ultimamente oltre il Po ci si richiama in modo piuttosto bizzarro ad antiche tradizioni, dal Barbarossa ai Celti, adesso capisco molte cose. E’ solo spirito di emulazione, di modelli di riferimento, di ambizione. Legittima, per carità. E pervicacemente inseguita.

  5. Ok complimenti al marketing e a chi ha avuto l’idea. Poi però vediamo il vino, che sia buono e genuino, altrimenti sonsolo scarabocchi sulla carta e bit al vento

    • “complimenti al marketing”? Ma sta forse scherzando Gregorio? Qui di marketing non c’é proprio traccia e l’idea mostra un gusto provinciale che non penso proprio meriti complimenti… Quanto ai “bit al vento”, si sta forse riferendo al suo commento?

  6. @Mario Crosta:
    Mario, altro che Cacchione… mi sa che di questo passo tra non molto uscirà anche la DOC…”del Cacchio” !!!

  7. Si fa presto a dire marketing. La maggior parte delle persone che usano questo termine non sanno nemmeno cosa significhi dal punto di vista del mestiere, di conseguenza nemmeno il significato, che non è “letterale”.
    La trovata eclatante che fa parlare è solo una vecchia tecnica ormai superata, che deventa persino controproducente se poi non segua la sostanza. Utilizzare oggi le tecniche di “guerrilla marketing” si rischia di finire nelle foto di bastardidentro.com o in un gruppo “condividi tre palle senza motivo” su facebook.
    Attenzione a fare le sparate senza un degno prodotto signori Valcalepio, altrimenti farete la fine del vino di Hallo Kitty all Vinitaly: tutto lo fotografavano ma nessuno l’ha comperato.

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