Decanter World Wine Awards 2010: poca trippa per gatti per i vini italiani…

Domanda: si può sostenere che l’Italia del vino sia uscita bene dalla partecipazione ai Decanter World Wine Awards, il  il grande concorso enologico internazionale organizzato dalla rivista britannica Decanter quando su 1625 vini italiani ai nastri di partenza, 593 dal prezzo inferiore alle 10 sterline, 1032, dal prezzo superiore alle 10 sterline, i risultati, statisticamente parlando, dicono che un sacco di nostri vini, 1009, ovvero ben il 62 per cento, non hanno ottenuto lo straccio di una medaglia?
Si può fare del trionfalismo quando 422, ovvero il 26 per cento scarso hanno ottenuto una semplice segnalazione e lo status di “commended wine”? Si può gioire se solo 616 su 1625, ovvero il 38%, sono stati “medagliati”?
Consultatevi, qui, in dettaglio i risultati nelle varie categorie, e per facilitarvi vi segnalo questa analisi dettagliata delle performance degli Italian wines, che ho pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S.
Vedrete facilmente che se pure l’Italia si è portata a casa tre International Trophies, e quattro Regional Trophies, resta il fatto che nella categoria dei vini under £.10 i vini di casa nostra hanno conquistato tre “trophies”, una medaglia d’oro, 32 d’argento, 134 di bronzo e 176 semplici segnalazioni, con ben 247 vini (ovvero il 41,65%) che non hanno ottenuto alcun riconoscimento.
Questo mentre nella categoria vini dal prezzo superiore alle 10 sterline, sono arrivati tre “trophies”, 20 medaglie d’oro, 124, d’argento, 298 di bronzo, 246 semplici segnalazioni mentre 340 vini (il 33%) non hanno ottenuto alcun riconoscimento.
Le percentuali di vini premiati rimangono, in ogni caso, non esaltanti, perché nella categoria under £.10 sono 170 su 593 (ovvero il 29% scarso) i vini andati a medaglia, mentre nella categoria over £.10 sono 446 su 1032 (ovvero il 43%) i vini che hanno acquisito una medal, trophies, gold, silver o bronze.

Mi piace poi ricordare, come ho fatto nell’articolo sopra citato, alcuni rilievi critici delle due gentili signore, entrambe master of wine, Rosemary George e Jane Hunt, che hanno coordinato gli assaggi con il ruolo di Italian Regional Chairs, toccato, negli anni scorsi, a Richard Baudains. Rosemary George, che conosce molto bene la Toscana, alla quale ha dedicato due bellissimi libri, Chianti and the wines of Tuscany e Treading Grapes, definisce il “Brunello di Montalcino, la più grande delusione, a causa dell’eccessivo uso del legno e con vini che volevano chiaramente compiacere in maniera smaccata un mercato globale che non sembra apprezzare il vero carattere del Brunello”.
Questo stato di cose la fa pensare che si possa suggerire di scegliere “più Rosso di Montalcino e meno Brunello”. Rosemary George è molto chiara a proposito: “se sto comprando vino italiano, non voglio che il suo aroma sia adulterato con una varietà internazionale visto che le tecniche di vinificazione sono tanto migliorate da non richiedere più un aiuto esterno”. Sugli scudi per lei, tanto da raccomandarne l’acquisto, il “Chianti Classico che continua a migliorare e non soffre più di alcun complesso d’inferiorità nei confronti del Brunello o dei vini di Bolgheri”.
Jane Hunt invece, la bravissima organizzatrice del più importante evento del wine trade inglese dedicato ai vini italiani, il Definitive Italian Wine Tasting, si dice “molto impressionata dal deciso miglioramento del Chianti Classico riserva”.
Quali elementi emergono dunque, secondo la master of wine, dalle degustazioni dei 1625 vini italiani partecipanti ai Decanter World Wine Awards?
“Una qualità in forte miglioramento in Toscana, soprattutto in Chianti Classico, dove un più moderato e delicato uso del legno francese e una migliore armonia nell’aggiunta di varietà internazionali ha generato maggiore eleganza ed equilibrio”.
Prendano debita nota di queste osservazioni i produttori italiani, ancora così dannatamente e testardamente provinciali nel ritenere – basta pensare ai tanti disciplinari in cambiamento, ancora più “ospitali” verso le uve franciose – che nel 2010 abbiamo ancora bisogno di iniezioni di “vitigni migliorativi” (alias Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot) per rendere più appealing e à la page i nostri vini…

0 pensieri su “Decanter World Wine Awards 2010: poca trippa per gatti per i vini italiani…

    • Rosemary George é una cara amica e una collega che stimo molto, ma non credo Ruggero, la invito a rileggersi i riscontri statistici, che i vini italiani siano usciti trionfatori dai Decanter World Wine Awards 2010… Un buon risultato, ma quanti vini non premiati o semplicemente “commended”…

  1. Ho navigato un po’ nel link, ma non sono riuscita ad aprire la pagina con l’elenco di tutti i vini partecipanti. Da quello che ho visto mi sembra che comunque la partecipazione sia per lo più o di produttori molto famosi e con un buon budget o di cantine nuove e poco conosciute. Per partecipare bisogna pagare e spesso i produttori preferiscono investire anche in altro modo, tanto più che a volte sono gli stessi importatori in UK a sconsigliare questo investimento perché commercialmente inutile (cioé non si vende più vino con una medaglia) e su questo, per quanto riguarda la Gran Bretagna sono perfettamente d’accordo.
    Resta la grande professionalità e conoscenza delle organizzatrici, anche se ho delle perplessità riguardo al commento di Rosmary George sull’eccessivo uso del legno nei Brunello di Montalcino assaggiati, per questo sarei curiosa di sapere quali cantine e quali annate sono state assaggiate, visto che nelle più recenti ho riscontrato la tendenza generale ad uno stile più territoriale (obtorto collo).

    • provo ad esaudire la richiesta di Nelle Nuvole.
      Mi limito per ora a segnalare i Brunello medagliati e qualche commended:
      nessuna medaglia d’oro e solo l’International Trophy per il Riserva 2004 di Tenuta Vitanza
      silver
      Brunello Laura Franzinelli Socini Guelfi Le 7 camicie azienda a me sconosciuta nata nel 2003 http://www.le7camicie.it/il-vino-le7camicie.html
      Pinone Brunello di Montalcino riserva 2004 Pinino
      Pecci Celestino 2004
      Bronze
      Canalicchio di Sopra riserva 2004
      Gianni Brunelli 2005
      Marchesato degli Aleramici 2004
      Pinino 2005
      San Polo 2005
      Tenuta di Sesta 2005
      Commended
      Ciacci Piccolomini d’Aragona Pianrosso 2004
      Cantina di Montalcino 2005
      Tenuta di Sesta 2005
      Banfi Poggio all’Oro 2004
      Banfi Brunello di Montalcino 2005
      Cupano 2005
      Silvio Nardi 2005
      Silvio Nardi Manachiara 2005

  2. Va reiterato quanto si e’ detto quando hai parlato qualche mese fa di un panel di assaggio dei Brunello al Decanter.
    Nonostante i commenti sull’uso eccessivo del legno sembra sia proprio il legno nuovo a facilitare una nota elevata da parte dei critici britannici. Cosa dire dei vini di Pinino, Banfi (Poggio), Vitanza, San Polo, Nardi (Manachiara) se non che presentano tante note di rovere? Mentre di vini strettamente tradizionali ed eleganti nell’elenco sopra si vedono proprio pochi. Non sara’ stata la prima volta che l’interpretazione britannica di quanto in Italia e’ territoriale ed autentico sia abbastanza controversa…

    • caro Wojciech, mi pare che tu abbia colto il punto. Lamentano che svariati Brunello siano “overoaked” e poi vanno a premiare svariati vini dove il contributo del legno é importante. Vini più di stile moderno che rigorosamente tradizionale… Farò presente l’incongruenza a Rosemary George e Jane Hunt con cui ho avuto contatti anche oggi

  3. C’e’ da aggiungere che gli Inglesi sono necrofili, in fatto di vino. Gli piace l’odore di fegato crudo nel calice, oltre a quello del legno stagionato. Wojtek ha proprio messo il dito nella loro piaga…

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