Igt Venezia Giulia Terrano 2008 Jozko Colja

Un piccolo grande vino dalla “periferia dell’Impero”

Piccolo proponimento per questo autunno. Mi riprometto – in verità l’ho già fatto in passato, ma mi riprometto di farlo ancora più puntualmente – di occuparmi e di proporli all’attenzione dei lettori di questo blog, dei piccoli grandi vini di cui è piena, dalla Vallée d’Aoste alla Sicilia, l’Italia del vino.
Vini di cui non leggerete mai, a meno di casi rarissimi, che sono stati premiati dalle varie guide che generalmente tendono ad incoronare gli haute de gamme, i vini più ambiziosi (e spesso meno equilibrati e piacevoli) delle varie aziende, che non fingono improbabili grandezze e complessità, che non si mascherano da “vinoni” ma restano fedeli a se stessi.
E mantengono un’identità che qualcuno potrà pensare di ridimensionare definendola localistica o provinciale, ma che proprio per avere questo carattere, risolutamente non cosmopolita e non globalizzato finisce per essere un elemento di attrazione per altri.
Per parlarvi di un vino che “minore” è ed intende essere e, orgogliosamente, mi pare di poter dire, nello stesso pensiero di chi lo produce, voglio portarvi in periferia, ma non una normale periferia, bensì la periferia di quella cosa straordinaria che è stato l’Impero austro-ungarico, una koiné dove sono confluite e si sono meravigliosamente armonizzate lingue, culture, tradizioni, sensibilità diverse, a formare quella “kakania”, così definita da Robert Musil dalle iniziali del “kaiserlich und königlich” tedesco, che è lo scenario di opere indimenticabili di grandi scrittori come Joseph Roth, Arhur Schnitzler, Franz Kafka, Peter Altenberg, Elias Canetti, Hugo von Hofmannsthal, Karl Kraus, Alexander Lernet-Holenia, Leo Perutz, Franz Werfel, Stefan Zweig.
Non voglio portarvi in Austria, ma in quella parte d’Italia che ancor’oggi é rimasta più impregnata di quella cultura, e che sembra aver mantenuto quella misura, quell’essenzialità, quell’asciuttezza che contrassegnava l’epoca ed il lunghissimo regno dell’imperatore Francesco Giuseppe.
Parlo di quella zona di Trieste, confinante con l’attuale Slovenia, che va sotto il nome di altipiano carsico o Carso Triestino, da 250 a 350 metri di altezza, che potrete visitare percorrendo una strada che si richiama al vino che voglio farvi conoscere, un vino provinciale, marginale e speciale come il Terrano. Siamo nella zona di quella che è di gran lunga la più piccola doc del Friuli Venezia Giulia con circa 100 ettari di territorio, una percentuale intorno all’uno per cento della produzione totale regionale, la Doc Carso nata nel 1985.
Una terra aspra e affascinante, che gode dell’influenza del mare, e conta su microclimi del tutto particolari, dove la produzione vinicola spesso percorre la strada del vino da tavola, mentre per i vini a denominazione i produttori tendono ad usare indifferentemente la Doc Carso sia l’Igt Venezia Giulia, seguita dall’indicazione del vitigno.

Cosa sia il Terrano (o Teran) è presto detto, un uva, presente in Slovenia, diffusa nel Carso e nel distretto di Capodistria, in Istria e in Macedonia, descritta per la prima volta nel 1815 dall’agronomo Petar Stank, che un tempo era la varietà più diffusa nei vigneti istriani.
Si può dire costituisca una varietà di uva Refosco, e di Terrano esistono più biotipi che si differenziano nelle dimensioni e nella forma dell’uva e delle bacche, per compattezza, colore dei piccioli, periodo di maturazione… Si tratta di due tipi: una è teran, e l’altra rafošk (o da qualche parte refošk, dalla parola italiana refosco).
Il Teran o Terrano ha due cloni (teran con i piccioli verdi e teran con i piccioli rossi) e differisce dal refošk perché matura più tardi, e perché i cloni di teran sono più fruttuosi del refošk. A determinare il carattere di questo vino contribuisce la terra rossa tipica del Carso, ricca di sali minerali e aminoacidi, e l’abbondante acido lattico presente nelle uve conferisce a questo vino una certa “morbidezza”, che attenua l’elevata acidità naturale che le uve hanno assorbito dalla lenta decomposizione di acidi organici.
Del Terrano, vino quanto mai caro ai triestini, si dice che fosse famoso fin dai tempi degli antichi Romani e dotato di speciali proprietà curative. In passato era venduto in farmacia come medicinale perché contiene una grande percentuale di minerale di ferro, minerale terroso che abbonda nei terreni carsici. Il Terrano contiene la stessa quantità di ferro di un’arancia rossa, quindi é utile come medicinale per curare l’anemia e la mancanza di ferro nel sangue.
Come narrato dallo storico romano Plinio, Giulia, moglie dell’imperatore Augusto, visse fino alla venerabile età di 82 anni, forse anche grazie al regolare consumo di tale vino, chiamato Puccinum, che cresceva sulle colline a ridosso della costa adriatica, non lontano dalla fonte del Timavo.
Passando dalla leggenda alla realtà di oggi va detto che nessuno dei vini della zona carsica e della Slovenia contiene tanto acido lattico come il Terrano. E poiché la ricerca scientifica, ed in particolare gli studi degli effetti del vino sulla salute dell’uomo, sostengono l’importanza degli antiossidanti (composti fenolici), sostanze flavonoidi, che sono principalmente nei vini rossi, pensare che un consumo moderato e regolare di Terrano faccia bene e consenta di mantenere la flessibilità dei vasi sanguigni e quindi di inibire la progressione dell’arteriosclerosi o dei processi di invecchiamento, non è certo un ragionamento peregrino.

Noris e Jozko Colja

Sono diversi i bravi produttori di Terrano oggi in attività nel Carso, da Beniamino Zidarich a Kante, da Fabjan a Ostrouska, Milic, Skerlj, Fattoria Carsica, Roberto Savron, tutti producono versioni di Teran davvero rimarchevoli.
Per farvi però entrare nell’universo del Terrano, un vino soprattutto da bere, e copiosamente, mangiando allegramente e non da limitarsi a degustare, voglio portarvi in casa di un altro produttore, nella sua accogliente osmizza, ovvero una “frasca”, un’osteria di campagna, il luogo dove si vendono e si consumano vini e prodotti tipici (quali uova, prosciutti, salami e formaggi) direttamente nei locali e nella cantine dei contadini che li producono, situata nella parte sud-ovest della Provincia di Trieste, in località Samatorza, nel Comune di Sgonico.

Nella loro osmizza e micro azienda agricola Noris e Jozko Colja (nella foto qui sopra), erede di una famiglia che da secoli possiede e lavora questi terreni producendo vino e cercando di rendere fertile quest’arido suolo carsico così difficile da coltivare, in una piccolissima cantina sotterranea scavata nella roccia, da tre ettari di vigneti allevati a guyot e non a pergola, producono vini di eccellente livello espressione di vitigni autoctoni come Vitovska, Malvasia e Terrano, nel rispetto della tradizione carsica.
E oltre ai vini producono ortaggi e soprattutto tipici salumi carsici di alta qualità che si possono acquistare o gustare direttamente qui, in una situazione conviviale che devo all’amico sommelier triestino Adriano Bellini aver potuto conoscere, in una bellissima, variopinta e allegra serata dello scorso novembre.
Andare per osmizze è una classica abitudine locale, un po’ come recarsi nelle osterie fuori porta e a chi volesse provare questa esperienza consiglio, oltre che di fare visita da Jozko Colja (informazioni qui e poi ancora qui), di visitare il sito Internet di Duino tourism.

Come viene appunto raccontato in dettaglio qui, in questo posto particolare, che conta su un suolo ricco di minerali e rocce calcaree, e spesso battuto dalla forte bora che arriva dall’interno o da leggere brezze che arrivano dal mare, “Jožko crede che il sistema migliore sia quello di coltivare le proprie uve nel modo più naturale possibile, seguendo i collaudati metodi della tradizione carsica ma avvantaggiandosi anche delle tecniche moderne. Decide di seguire la tradizione anche per quanto riguarda l’invecchiamento dei vini; abbandonando la barrique, inizialmente introdotta, per utilizzare invece botti di rovere di dimensioni maggiori e di più passaggi”.
Assaggiando i suoi vini ci si rende conto davvero “che si sta bevendo il Carso”.
Tradizionalista Jozko, ma aperto al nuovo e dal 2008 le sua bottiglie hanno non solo cambiato etichetta ma soprattutto, per la prima volta sul Carso, hanno introdotto il sistema del tappo a vite “ritenuto il sistema di chiusura ideale per questo tipo di vini freschi, giovani e di grande bevibilità”. In totale produce 6000 bottiglie, ma conta di arrivare, senza fretta, a diecimila.
Ottima la Vitovska, paglierino acceso di grande intensità e brillantezza, naso molto fitto, maturo, largo, con bella ampiezza e presenza di frutto (pesca e albicocca), accenni di biancospino e salvia, a comporre un insieme elegante, ampio suadente, con dolcezza d’espressione mediterranea e note agrumate. E bocca di bella intensità e ampiezza, con grande nerbo sapido, bell’allungo nervoso e verticale, sottile e incisivo, con acidità viva e grande carattere. Eccellente la Malvasia Istriana, paglierino oro traslucido di grande luminosità, naso ricco ampio, suadente di grande fragranza dolcezza ed eleganza, con note di mandorla, miele e biancospino.
Bocca ampia ricca salata, di grande nerbo, si allarga pieno avvolgente caldo, con grande stoffa, ma con un sale, una freschezza, un nerbo, un bilanciamento acido da grande vino, con pulizia, estrema piacevolezza e finale secco asciutto che invoglia a bere, ma come ho trovato il Terrano che Colja propone in abbinamento ai cibi estremamente saporiti della tradizione locale quali piatti di carne in genere, soprattutto maiale e salumi, e jota?

L’ho trovato un vino assolutamente intrigante, unico, inimitabile, uno di quei vini che o ti piace subito e ti conquista o dopo averti sconcertato arriva quasi a respingerti.
Un vino intensamente selvatico, boschivo, misterioso, quasi “ancestrale”, dal colore rubino violaceo denso e profondo, con un naso intensamente vinoso, con aromi densi e carnosi di piccoli frutti, soprattutto more di rovo e lampone, quindi di prugna e sottobosco, con sfumature di ginepro, rabarbaro, pepe nero, liquirizia, e in evoluzione di grafite e polvere da sparo, di china, erbe aromatiche e inchiostro.
Denso e succoso sin dal primo impatto, con bella polpa fruttata incisiva, fresca, di precisa definizione e nerbo, con un tannino piacevolmente ruvido e vivo, di gran carattere, ma poi progressivamente si allarga caldo, pieno di energia, piuttosto lungo e persistente, con un’acidità nervosa quasi “barberosa”, una verticalità profonda e un carattere petroso e terroso spiccato.

Noris Colja

Un vino “dal sottosuolo” ideale in combinazione con il prosciutto ed i salumi del Carso che si gustano in allegria nell’osmizza dei Colja. Un vino che un esperto sloveno aveva descritto con queste bellissime parole che é difficile non sottoscrivere: “il Terrano non e difficile, non é amaro, né di spessore, non é morbido o sciolto, non é tenero, non é dolce. Il Terrano é pieno e forte, é robusto e pieno di vita”.

Azienda agricola Jozko Colja
Samatorza 21 Sgonico (TS).
tel. 040 229326 cell. 3474781748
e-mail

0 pensieri su “Igt Venezia Giulia Terrano 2008 Jozko Colja

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  2. Grande Franco!
    Hai recepito in pieno la filosofia dei giovani produttori;
    e tradotto in parole semplici la complessità del territorio e dei vini carsici.
    Pochissimi erano riusciti a trasmettere le notizie e soprattutto le sensazioni come hai fatto tu.
    Non mi resta che bere un calice di Terrano alla tua salute!!

  3. Viva questi piccoli/grandi vini…
    Ho ancora l’incredibile ricordo di avere aperto una bottiglia di Jozko insieme a mia moglie, per la cena di un giorno qualsiasi, e di avere avuto il bisogno impellente di prendere subito in mano il telefono e chiamare Noris per fare i complimenti a Jozko e per ringraziarli di quella imprevista e grande gioia infrasettimanale.
    Grazie Franco per essere andato in quella direzione: è quando l’urlo diventa sussurro che il vino emoziona così profondamente.

  4. Oltretutto quelli della zona carsica sono vini bianchi che a mio parere non hanno nulla da invidiare agli alsaziani per freschezza, complessità e longevità.
    Se quelli del Gambero non ne parlano, meglio!
    Noi continueremo a berli tranquillamente.

  5. Ma guarda un pò, sono anni che bevo Terrano e pensavo ormai di essere una mosca bianca con tutta quest’abbondanza di supervini…scopro invece d’essere in buona compagnia e ne son ben lieto!
    Gran bell’articolo, complimenti.

  6. Che meraviglia di vini e che nostalgia, per quella gente coraggiosa e aperta (e che spesso parla le tre lingue del confine); un mondo che sa di oriente, di mare e di mitteleuropa…

  7. SI,COMPLIMENTI E’ TUTTO VERO CIO’ CHE E’ SCRITTO.
    FINALMENTE UN POCO DI VISIBILITA’ PER QUESTA ZONA , QUESTA AZIENDA A CUI
    ” BEVENDO IL CARSO ” CALZA A PENNELLO.
    CON LA SPERANZA FUTURA DI APRIRE UNA BOTTIGLIA DI ” VITOVSKA ” E BRINDARE CON VOI TUTTI .

  8. …caro Franco hai proprio colto nel segno l’unicità di questi posti e dei loro vini…un grazie di cuore a te ma soprattutto a quella fantastica coppia di amici che sono Noris e Jozko…grandi e umili produttori…un saluto Gabriele da Verona.

  9. “Una festa in osmiza,un’allegra compagnia,pannini VINO e un sacco di risate,sguardi di ragazze innamorate……….sicuramente Celentano si sara’ispirato all’osmiza di Jozko Colja che in una giornata di sole si sta veramente bene. Oltre ai vini gia’ ampliamente citati non dimentichiamoci dell’ottimo vino alla spina. Tanti auguri a Jozko,Noris ed ai loro collaboratori.

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