Montalcino: ma è giusto che il direttore del Consorzio rimanga ancora al suo posto?

Riflessioni su patteggiamenti, rinvii a giudizio e proscioglimenti

Sono perfettamente consapevole di toccare un nervo scoperto ponendo questo tema. E magari di rischiare di vedermi arrivare l’ennesima diffida, una nuova lettera di un avvocato, l’annuncio che ne riceverò altre, con l’invito a scendere a più miti consigli, per il semplice fatto di porre questa elementare domanda.
Ma in quanto giornalista indipendente, come diavolo posso tacere e far finta di niente una volta letto, ad esempio qui, sull’edizione fiorentina di Repubblica, che “l’esito dell’udienza preliminare su uno spezzone dell’inchiesta su alcune aziende del Brunello di Montalcino, accusate di non aver rispettato il disciplinare di produzione che impone 100 per cento di vitigno sangiovese” si è tradotto in “quattro patteggiamenti, un rinvio a giudizio e un proscioglimento”?

Come posso non chiedermi, dopo aver preso atto che “il direttore del Consorzio del Brunello e responsabile dei controlli Stefano Campatelli (al centro nella foto che lo ritrae con il Presidente del Consorzio Rivella ed il sottoscritto – ndr.) ha patteggiato una pena di 16 mesi e l’ex presidente del Consorzio Baldassarre Filippo Fanti ha patteggiato una pena di un anno: erano accusati di concorso in falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici. I due erano anche accusati di frode in commercio continuata e vendita di prodotti con segni mendaci in concorso con Lamberto Frescobaldi e Niccolò D’Afflitto, legale rappresentante ed enologo dell’azienda Castelgiocondo, che hanno patteggiato una pena rispettivamente di tre mesi e un mese, convertiti in pena pecuniaria”, che a Montalcino, nel rinnovato Consorzio del Brunello, che ha scelto come presidente il Cavalier Ezio Rivella, e che punta a cambiare molte cose, non si decida di dare un chiaro segnale, un segno di forte discontinuità con il passato?
Senza volere in alcun modo infierire, nulla di personale, sulla singola persona e criminalizzarla, mi chiedo: ma è giusto, opportuno, ragionevole che al timore del Consorzio, come direttore, rimanga una persona che di sua spontanea volontà, non certo costretto da nessuno, si é trovato nella condizione di dover patteggiare “una pena di 16 mesi”?

La credibilità, il prestigio di un vino, prestigioso e importante come il Brunello di Montalcino, sono date anche dall’immagine che quel vino e il mondo produttivo che ne è espressione, i suoi rappresentanti, i dirigenti del Consorzio che lo rappresenta e lo tutela diffondono nel mondo.
Non è quantomeno inopportuno, e non proprio appealing, come direbbero negli States, che a rappresentare come massimo funzionario del Consorzio il Brunello sia un direttore che nell’udienza preliminare dell’inchiesta sullo scandalo di Brunellopoli non è stato prosciolto, come altri personaggi coinvolti in questa inchiesta, ma ha scelto di patteggiare?
Ora che a tutti viene chiesto un salto di qualità, ora che bisogna fare appello al meglio per presentarsi capaci di recuperare la fiducia nel made in Italy, sono sicuri (a Montalcino) che un direttore che ha dovuto patteggiare sia il meglio che i produttori del Brunello riuniti in Consorzio riescono a esprimere, per chiedere la fiducia del mercato e degli appassionati e rilanciare il Brunello?”
Sono molti a chiedersi perché a Montalcino persistano in questa attitudine che, soprattutto all’estero, può lasciare aperti molti dubbi…
Voglio sperare di non essere il solo, io “talebano” dell’informazione su Montalcino come amabilmente mi hanno definito, a pormi questo interrogativo, ma che siano in molti, soprattutto tra i produttori associati al Consorzio a porselo e a chiedersi se non sia necessario, indispensabile anzi, per tanti motivi, un chiaro segno di discontinuità con il passato…

32 pensieri su “Montalcino: ma è giusto che il direttore del Consorzio rimanga ancora al suo posto?

  1. Ma non possono “sfiduciarlo” nel Consorzio, se non intende dimettersi? Non possono i produttori onesti manifestare contro una persona che é stata incriminata? O han paura di ritorsioni future? Certo che se funziona come in Parlamento dimentichiamoci dimissioni e sfiducia!

  2. Sì appunto: il patteggiamento presume una pena, una pena presume un atto illegale, un atto illegale (dovrebbe presumere) una reazione da parte degli aderenti al Consorzio.

  3. “nuova lettera di un avvocato”, “ennesima diffida”, “invito a più miti consigli”…: ma sei sicuro di star bene, caro Franco? O stai finalmente scrivendo un thiller!?

  4. La verità è che troppe aziende si sono lasciate coinvolgere in passato, questo ha creato comunque una maggiore difficoltà nel prendere posizioni drastiche. Certo gli indagati non sono necessariamente colpevoli ma perché più di 90? e gli altri cento e passa perché non lo sono stati? Una differenza ci deve pur essere fra i due gruppi. Fossi in loro in questo momento cercherei di dare un chiaro segnale di dissenso, ad esempio minacciando in gruppo di uscire dal Consorzio se il presidente non si dimette.

  5. Caro Franco, forse sarò ingenuo ma non capisco perchè dovrebbe pagare solo Campatelli. Nel momento in cui verranno buttate fuori dal consorzio tutte le aziende che hanno patteggiato o che hanno declassato vini per non patteggiare, allora, in un consorzio che veramente ha fatto piazza pulita, la figura di Campatelli sarebbe di troppo. Mi sembra troppo facile fare fuori solo quello che non ha “comunicato” la frode senza toccare minimamente chi l’ha realmente fatta.

  6. In linea di principio potrei essere daccordo ma non bisogna dimenticare che il patteggiamento non è nè un riconoscimento di colpevolezza nè un accertamento di colpevolezza, ma soltato una scelta processuale che viene data all’imputato. Anche una persona innocente può scegliere il patteggiamento perchè comunque è meno rischioso, costa meno, si leva subito il pensiero evitando un lungo processo etc…
    In ogni caso ritengo che nel caso di specie le dimissioni del direttore ci dovevano essere a prescindere dall’esito del procedimento penale

  7. Gente, vorrei far presente se l’avete dimenticato che siamo tutt’ora in Italia e chi scazza passa di seggiola più grande e spesso viene promosso o maestosamente remunerato con buonuscite da superenalotto, mentre chi fa il grillo parlante (collodiano, sia chiaro) di quanto succede chiappa tante belle martellate nella testa senza anestesia.
    E’ sempre sbagliato raccontare una porcata vissuta o veduta ai danni del prossimo o della collettività, o sbaglia chi “intralcie l’economia e la prosperità” lavando i panni sporchi in piazza non tacendo?

  8. Come giustamente osserva Alessandro, il patteggiamento non è di per sè una condanna nè un’ammissione di responsabilità, ma solo una scorciatoia offerta agli indagati per evitare spese, rischi, guai peggiori. Il fatto che ad essa abbiano fatto ricorso tutti, tranne uno, dimostra varie cose.
    La prima è che di condanne, se ce ne saranno, alla fine se ne vedrà al massimo una. Come dire: tanto rumore per nulla.
    La seconda è che, in questa vicenda, le responsabilità legali e giudiziariamente sanzionabili si intrecciano, si mescolano, si sovrappngono con quelle morali, le azioni con le omissioni, le dichiarazioni con i silenzi. E resta così difficile stabilire drasticamente chi, individualmente parlando, ha colpa e chi no.
    La terza è che Stefano Campatelli ha certamente delle responsabilità. Anzi, delle corresponsabilità. Sarebbe ridicolo negarlo. Ma, come sottolinea Carlo Macchi, non è certo l’unico. Ed è grottesco che ora finisca per fare il capro espiatorio dopo che non solo un presidente, non solo un consiglio, non solo un consorzio ma l’intero “sistema Montalcino” ha per mesi avallato nei fatti – mantenendo le cariche e i dirigenti, negando l’evidenza, rifiutandosi di prendere le distanze dai (forse troppo numerosi e variegati) casi di collusione), mettendo in atto una sconcertante disinformazione, rifiutandosi di fare chiarezza separando il grano dalla lolla o comunque mettendo in atto i dovuti distinguo tra caso ed caso – l’operato del direttore.
    Da un punto di vista personale, alla luce dei rischi, della piega che aveva preso l’indagine e del clamore che la stessa aveva sollevato, mi pare difficile eccepire a qualcuno di aver usufruito delle opportunità offerte dalla legge.
    Mi pare molto più importante, a questo punto, cercare di capire quale sia il nuovo corso del consorzio e quali le vie individuate per superare la lunga eclissi.
    Con una domanda finale che Franco ha già sollevato: i segni di discontinuità con il passato (l’orientamento, non le semplici persone che spesso eseguono determinazioni condivise) ci sono o no?
    Ciao, Stefano.

    • Stefano, tu dici “tanto rumore per nulla”. Devo concludere che allora, secondo te, tutte le parole che abbiamo speso, il raccontare quello che succedeva, il sollevare ancora oggi questa questione che non ha nulla di personale nei confronti del direttore del Consorzio, che ha fatto bene ad avvalersi “delle opportunità offerte dalla legge”, ma che é di opportunità, di credibilità e, se mi consenti, di etica, é stato tempo perso, che sarebbe stato meglio tacere? Io penso di no, voglio sperare che raccontando quello che man mano accadeva, ho, abbiamo fatto il nostro dovere. Anche dovendo far fronte alle “difficoltà” e ai problemi cui ho accennato nell’apertura del mio post. Per dirla con Edith Piaf “non, rien de rien, non je ne regrette rien“: http://www.youtube.com/watch?v=0YkLq6J_6cA

  9. La questione morale non interessa più a nessuno… Prima era solo la polica, ora pure l’ alimentare.. Dalle mozzarelle blu al brunello viola… Perchè i produttori ilcinesi non battono i pugni sul tavolo per differenziarsi da questa massa di sofisticatori?? Moriro’ con questo interrogativo, son sicuro, non cambierà nulla…

    • io, soprattutto alla luce dei risultati dell’inchiesta, non parlerei, come lei fa a mio avviso erroneamente, di “massa di sofisticatori”. Se ci sono stati, e comincio a dubitarne anch’io, sono stati pochissimi. E non penso certo, come Qualcuno ha affermato, che l’80% del Brunello immesso sul mercato negli anni scorsi non rispettasse il disciplinare di produzione e non fosse prodotto solo con il Sangiovese. Ma questo é il mio punto di vista. Chi ha fatto quell’improvvida affermazione, probabilmente é più informato di me in materia

  10. Franco, please, non partire come al solito per la tangente. Io non ho detto nulla di quanto mi attribuisci. Il “tanto rumore per nulla” è solo una constatazione (alla fine, tra declassamenti e patteggiamenti, su 90 indagati a giudizio ci va uno solo e non è detto che poi risulti colpevole: questo è un fatto, non un’opinione). La stampa, tu in primis, ha fatto il suo mestiere riferendo del caso ed era doveroso che lo facesse anche nonostante lo scarso o nessun gradimento del “sistema” e di alcuni (interessati?) colleghi. E’ però altrettanto fare il nostro mestiere riferire quanto accade ora, e cioè che, dopo anni di indagini, tutti tranne uno hanno patteggiato. Questo non lo trovo affatto scandaloso: non è una “furbata” o una scappatoia, ma solo una norma di legge (la stessa legge di cui, giustamente, si invoca l’applicazione) di cui qualcuno si è avvalso. Al posto loro probabilmente avrei fatto lo stesso.
    Abituiamoci a separare responsabilità legali e politico/morali. Se dal processo e dalle indagini gli indagati escono “puliti” vuol dire che non si sono ravvisati reati, se non nella misura del patteggiamento. Così la pensa il giudice, amen. Dal punto di vista morale, a parte la pessima figura e il danno di immagine, le responsabilità restano. Fortemente intrecciate tra loro, però. E in questo senso non me la sentirei di scaricare tutto addosso a Campatelli che, colpevole o meno, era ed è rimasto direttore sotto tutte le tre gestioni che hanno “attraversato” questa vicenda. Non sento nessuno inveire però contro i presidenti precedenti, i consiglieri precedenti e i soci che col loro voto hanno sempre avallato, nell’ultimo biennio, certe linee.
    Non ti pare?
    Quantoi alle tue questioni personali, sai da che parte sto e come la penso, avendo con te spesso parlato de visu. E’ inutile che lo ripeta.
    Ciao, Stefano.

    • caro Stefano, non sono “partito per la tangente”. Ti ho fatto una domanda e tu hai puntualmente risposto. Concordo pienamente con te, non trovando “affatto scandaloso” il ricorso al patteggiamento, convinto, come te che “non è una “furbata” o una scappatoia, ma solo una norma di legge (la stessa legge di cui, giustamente, si invoca l’applicazione) di cui qualcuno si è avvalso”. Però convieni anche tu che “dal punto di vista morale, a parte la pessima figura e il danno di immagine, le responsabilità restano”. L’interrogativo che mi sono posto, con quanto ho scritto, é proprio questo: é giusto, a livello d’immagine, che al timone del Consorzio del Brunello – senza per questo voler criminalizzare la persona, cosa cui non penso affatto – resti una persona che é stata comunque coinvolta nello scandalo, e che per i suoi motivi, nei quali non voglio entrare affatto, ha scelto di patteggiare?
      A mio avviso, per dare un forte segno di discontinuità con il passato, sarebbe meglio di no. Ma non devo dirlo io, bensì i produttori, i convitati di pietra, i grandi assenti (l’avrei scommesso) in questa discussione. Mi auguro che nelle sedi opportune si facciano sentire e non facciano finta di niente, come se nulla fosse successo

  11. CONOSCO UN BUON NUMERO di produttori che si sono sempre comportati correttamente, lavorando tutti i giorni per dare il meglio e facendo secondo le regole.
    Sono piccoli e medi e grandi produttori.

    Da molto tempo penso però che i cosiddetti “errori di percorso” (tanto per non infierire) che sono stati commessi, avrebbero (e ora dico ‘dovrebbero’) essere chiariti e sanati (e non solo in nome del dio mercato) con adeguate azioni – non fumogene – di presa d’atto e di ‘conversazione’ con il mercato.

    Nascondere ahimé non serve, nel wineglobalvillage, e a mio immodesto parere serve solo a permettere che altro sale venga versato su ferite che avrebbero dovuto essere chiuse da tempo.
    Perché il tempo – in questi casi – non solo non passa invano, ma CORRODE un’immagine (del luogo e delle genti, per non dire del vino) che è già stata messa a dura prova.

    Svegliatevi ragazzi!!!

    Con un briciolo d’intelligenza gli “errori” di cui sopra potrebbero essere superati, non (più) in nome di un’etica che nel nostro povero paese è cosa rara, ma almeno come fatto estetico e di rispetto nei confronti di quelli che acquistano il Brunello di Montalcino.

  12. Chi compra Brunello come me, a perecchi euri la bottiglia, aspetta di vedere a volto scoperto “UN BUON NUMERO di produttori che si sono sempre comportati correttamente, lavorando tutti i giorni per dare il meglio e facendo secondo le regole”
    Invece, pure quelli, non dicono nulla… come se non volessero tirarsi in cantina le “ire” di altri produttori dalla quale dovrebbero prendere le distanze… Insomma, a me risuonano sempre in mente le parole del cav. Rivella.. (l’80% del brunello…)
    e il mio ordine aspetta… e aspetterà per molto!

    • sbaglia a fare di tutta l’erba un fascio Luca, perché ci sono molti produttori che meritano invece, ora più che mai, la fiducia dei consumatori. Aziende la cui credibilità non è stata minimamente intaccata dallo “scandalo del Brunello”…

  13. Si Franco, ma il sig. Cravanzola sottolineava come questi numerosi produttori onesti abbiano continuato a non prendere le distanze. Cosa che hai sottolineato anche tu, la vera nota dolente è questa. E’ logico poi che, non avendo nessuna certezza assoluta, quell’80% dichiarato con tanta leggerezza risuona come una bomba. Ad una simile dichiarazione avrebbe dovuto esserci una rivolta di piazza, invece, per l’ennesima volta, silenzio.

    • hai perfettamente ragione Roberto, gli uomini (e le donne) a Montalcino molto spesso deludono, e questo vale anche nel caso di produttori di vini straordinari… Magari nel Consiglio del Consorzio hanno picchiato i pugni sul tavolo, si sono fatti sentire dopo l’uscita del presidente del Consorzio, ma pubblicamente un assordante, sconcertante silenzio…
      Ma come consumatore che si rivolge ai consumatori non posso non dire loro di non farsi condizionare dal deludente atteggiamento delle persone e di privilegiare i vini che, in svariati casi, meritano la più ampia fiducia. E meritano di essere acquistati, bevuti e goduti.

  14. …allora forse dovresti rispolverare la famosa lista di quelli che hanno sempre creduto nel sangiovese e sono andati avanti di conseguenza…e rilanciarla!

  15. Ma siamo proprio sicuri che vogliano dare un segno di discontinuità col passato?
    Siamo convinti che coloro che hanno “governato” la “questione Brunello” in questi anni (informazione, critica, grandi produttori, consorzio etc.) siano davvero consapevoli o semplicemente convinti di aver gravemente sbagliato su tutta la linea (oltre ad aver commesso a quanto pare gravi illeciti)?
    Visto che oggi la parola Brunello di Montalcino è il brand enologico italiano più conosciuto e venduto al mondo, e visto gli ottimi profitti raccolti in giro per il mondo dai Brunello tagliati illecitamente con vitigni internazionali degli ultimi quindici anni, non è forse lecito temere che al più presto si tenterà un assalto ai disciplinari del blasonato vino toscano, usando la scusa di seguire i desideri del mercato? E cercando di adeguare il Vecchio obsoleto Brunello alla tanto amata “modernità globalizzata e merlottizzata” dei guru enologici nostrani? (come tra l’altro mi pare sia già successo in passato per altre importanti denominazioni d’origine controllata e garantita)
    Mi permetto di far notare che molte delle aziende colte in evidente e clamoroso illecito, sono state premiate anche quest’anno da svariate guide di settore (guide 2011) nonostante gli editori e i recensori fossero evidentemente a conoscenza dei risultati dell’indagine.
    Questo per sottolineare la oggettiva “complicità” più o meno consapevole e volontaria di alcune famose guide, di alcuni altisonanti critici enogastronomici ed in definitiva dell’opinione pubblica che ha voce.
    Tutto ciò è perfettamente in linea con lo stato del giornalismo e dell’informazione nel nostro paese: invece che stigmatizzare l’illecito, lo si appoggia e lo si giustifica, o,come in questo caso, lo si premia addirittura.
    Veramente a pochi sembra importare che da anni capita di bere blasonati Brunello DOCG che paiono vini bordolesi o californiani. Vini evidentemente non conformi ai disciplinari vigenti e soprattutto difformi dalle straordinarie caratteristiche organolettiche, culturali e direi Poetiche del vero Brunello di Montalcino.

    • Mauro, é vero quello che lei afferma, ovvero che anche quest’anno svariati Brunello “chiacchierati” sono stati premiati da varie guide. C’é da dire che diversi 2005 che in passato suscitavano molti sospetti sulla loro conformità al disciplinare vigente quest’anno, all’assaggio alla cieca, si sono presentati molto più simili ad un canonico Brunello, ad un vino base Sangiovese, che in passato. E proprio per questo, molto probabilmente, basandosi sulla verità dell’assaggio e senza arrière pensées sul nome del produttore, diverse guide hanno deciso di premiare quei vini…
      Questo anche se é verissimo, anzi sacrosanto, quello che afferma, ovvero che “da anni capita di bere blasonati Brunello DOCG che paiono vini bordolesi o californiani”…

  16. Queste parole, dette da uno stimato blogger come lei, sono un conforto ed una piccola speranza per il futuro …
    … ne degusterò qualcuno alla ceca anch’io, speriamo bene.
    Spes Ultima Dea

  17. P.s.: Alla ceca è un modo di degustare tipico della Rep. Ceca, ovviamente.
    Si butta giù il calice tutto d’un fiato, e poi si balla.

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