Responsabilità dei commenti sui wine blog. Una sentenza della Corte di Cassazione

Ho letto ieri sulla Prima di Wine News, qui, questo interessante corsivo dal titolo Avviso ai naviganti: “La Corte di Cassazione parla chiaro: i direttori di testate on-line, così come blogger e gestori di forum, non hanno dovere di vigilanza su quanto viene pubblicato sui loro siti, a differenza della stampa periodica tradizionale (giornali, radio, tv).
Anche se, per la Corte, è auspicabile una nuova regolamentazione del web. E su questo, lo ribadiamo, siamo d’accordo, anche per i siti ed i blog del vino: ognuno scriva liberamente ciò che ritiene opportuno, ma se ne assuma tutta la responsabilità firmando con il proprio nome o con quello della testata o “marchio” che rappresenta, con tutti gli onori e gli oneri del caso.
P.S. – Attenzione: la sentenza “solleva” i gestori di siti e blog, ma non gli autori materiali di articoli e commenti: in questo caso vale la normativa classica, in caso di episodi di diffamazione!”.

E’ una sentenza, questa cui si fa riferimento, che tocca da vicino tutti noi che operiamo su Internet, che disponiamo di wine blog o di forum che vengono letti e animati da lettori che a loro volta intervengono e dicono la loro e con il loro contributo vanno a determinare la vivacità di queste “palestre di discussione” sul vino che tanti seguono con interesse.
A parte il personale sollievo di pensare che alla luce di questa sentenza della Corte di Cassazione – leggete qui – che afferma che il direttore di un giornale on line non risponde di “omesso controllo” in caso di pubblicazioni, sul sito da lui diretto, dai contenuti diffamatori, perché il reato previsto dall’art. 57 del codice penale, che punisce i direttori per non aver vigilato sul contenuto delle pubblicazioni, non può essere applicato al web perché previsto solo per la carta stampata, con ogni probabilità non riceverò più “simpatiche” lettere di avvocati che mi imputano di aver pubblicato commenti poco graditi ai loro clienti, e che minacciano richieste di risarcimento a vari zeri, mi sto chiedendo una semplice cosa.
Lavoreremo meglio, sentendoci più liberi e un po’ meno “indifesi” dopo questa sentenza? Cosa cambierà nel nostro modo di gestire i nostri blog?

A mio parere, maggiore sicurezza da un punto di vista legislativo a parte, non cambierà niente, perché come ricorda la sentenza e come fa Wine News, “la sentenza “solleva” i gestori di siti e blog, ma non gli autori materiali di articoli e commenti”, per i quali “vale la normativa classica”.
Continueremo dunque a scrivere il più liberamente possibile, come ci dettano il nostro concetto di indipendenza e la nostra libertà interiore e quel pizzico di coraggio che ci spinge a scrivere e mettere nero su bianco certe cose e a non autocensurarci per convenienza, conformismo o pavidità, e a pubblicare i vostri commenti, sperando che siano molti, acuti, interessanti, e che alimentino il dibattito.
Il fatto che la giurisprudenza non ci renda responsabili di quello che dite e che noi pubblichiamo non ci deve però indurre ad essere superficiali nel valutare attentamente, in sede di moderazione di commento, quello che dite. Tanto poi non ne rispondiamo…
Per quanto mi riguarda, avendo compiuto in passato la leggerezza – di cui ho fatto pubblicamente ammenda – di aver pubblicato un paio di commenti che avrei potuto ignorare, che avrei dovuto evitare di pubblicare, innanzitutto perché erano stupidi e gratuiti prima che offensivi nei confronti di qualcuno, io continuerò ad essere ben felice di ospitare le vostre impressioni ma per un mio personale senso di responsabilità valuterò con tutta l’attenzione necessaria quello che scriverete e deciderò di pubblicare. Un po’ più tranquillo, ora, ma non per questo meno responsabile o superficiale.

12 pensieri su “Responsabilità dei commenti sui wine blog. Una sentenza della Corte di Cassazione

  1. Credo che il vero problema riguardi quei forum sprovvisti di moderazione, nei quali facilmente s’insinuano sobillatori e gente che si diverte a seminare zizzania. Per quanto riguarda i nostri blog, sta alla nostra intelligenza capire se liberare un commento oppure censurarlo. E soprattutto se scrivere qualcosa che può essere offensivo. Ed è proprio qui, se mi permetti, Franco, che “casca l’asino”…

  2. La sentenza evidenzia prima di tutto una zona grigia legislativa: il web non era “incluso”, diciamo così. Ora si spera che il legislatore aggiorni un po’ le norme e faccia definitivamente chiarezza.

  3. La sentenza della Corte era stata già pubblicata online sul suo sito dal mitico Franco Abruzzo, giornalista, docente di giornalismo e autore del libro (l’Abruzzo appunto) più studiato da chi ha dovuto prepararsi all’esame di stato per diventare giornalista professionista. Io concordo con l’appello zilianesco alla verifica di ogni notizia che appare su siti e blog. Del resto è una delle regole d’oro del giornalismo vero: sempre verificare le notizie, anche se la fonte sembra attendibile. Oggi questa regola, che serve oltre che a pubblicare notizie vere anche a consolidare l’autorevolezza dei media e di chi ci lavora, è diventata inutile. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ragion per cui: ok alla legge che solleva la responsabilità dei blogger da controllare commenti e contenuti altrui, il che, però, non vuol dire aprire la porta a maleducati, incivili o, peggio, diffamatori.

  4. Caro Franco, da ex giurista ti dico che è solo un problema di tempo l’interpretazione della Suprema Corte è corretta è la norma ad essere superata, come spesso accade, dagli eventi. Mi auguro, anche se non ci credo affatto, che negli aggiornamenti legislativi, grazie alle tecniche che consentono di risalire all’autore del commento, si addivenga alla punizione di chi scrive cose censurabili senza pesare sui responsabili dei siti trasformandoli in guardiani della moralità. Più realisticamente penso che sarà un’altra occasione per limitare la libertà di espressione!

  5. Caro Franco,
    sul fatto che, dopo il chiarimento della Cassazione, non cambierà niente sono d’accordo con te. E sono d’accordo con la Cassazione sul fatto che sia auspicabile una nuova regolamentazione del web. Non solo, aggiungo, per il ristabilimento della giusta “par condicio” tra stampa cartacea e on line, ma soprattutto per ridare al giornalismo esercitato in rete una dignità che, dalle parole della suprema corte, mi pare uscita fortemente compressa. Il giornalismo on line, in quanto sottratto alle regole “normali” della professione, sembra infatti il figlio di un dio minore e la cosa non mi piace.
    Non sono nè mi ritengo, sebbene abbia una blog-zine (cioè un blog registrato come supplemento di testata giornalistica e quindi, per quanto attiene alle responsabilità legali, “giornale” a tutti gli effetti)un “giornalista del web, ma solo un giornalista e resto convinto che le leggi debbano essere uguali per tutti, se vogliamo preservare il residuo prestigio della nostra disgraziata professione.
    Mi permetto poi di aggiungere una cosa a proposito della responsabilità diretta dei gestori (che siano “direttori” o meno)dei blog e di chi scrive commenti offensivi.
    Per evitare i casi di diffamazione e le responsabilità anche indirette che ne possono conseguire, basterebbe che i blogger pretendessero che i commenti fossero corredati di nome e cognome, in modo che ogni opinione abbia un “padre” e non ricorra al poco ma praticatissimo sport di tirare il sasso nascondendo la mano.
    Lo so, qualcuno dirà che sarebbe facile aggirare l’ostacolo usando un falso nome anzichè un nickname. Ma, fermo restando che, se vuole, in caso di denuncia la polizia postale può comunque risalire facilmente all’autore, è prima di tutto una questione di dignità. Firmarsi vuol dire anche dare alle proprie affermazioni un’autorevolezza che l’anonimato non può dare. Esporsi è sempre difficile. E io lo pretenderei come norma di convivenza civile, aldilà di ogni codicillo.
    Ciao, Stefano.

  6. Caro Franco,

    ero al corrente di questa sentenza e ora che “vino al vino” la riprende trovo l’occasione di condividere una riflessione che mi ha suscitato nel momento in cui un amico avvocato me ne ha fatto cenno.

    Mi sembra di buon senso e mi pare che faccia riferimento a un comportamento responsabile implicitamente richiesto a tutti i diversi (e spesso contrapposti) soggetti che un blog ci permette di ‘incontrare’.

    Quando scrivo ‘responsabile’ non mi riferisco solo a coloro che commentano, ma anche alle persone (o situazioni) che hanno l’occasione (o la disavventura, o l’opportunità) di essere chiosati per ciò che hanno – nel bene e nel male – attuato.

    Perché, ad esempio, se da un lato non è opportuno gridare ‘al ladro’, non si può impedire a chi ha visto costui commettere il fatto (o a chi l’ha letto su atti disponibili pubblicamente) di commentare il ladrocinio. Ma naturalmente un conto è ‘commentare’, altro è insinuare, oppure dire il falso, o addirittura diffamare.

    In un blog c’è il problema di identificare l’autore degli (eventuali) insulti: a questo proposito io credo che se il conduttore del blog si trova tra le mani un testo insultante, non firmato, dovrebbe evitare di pubblicarlo.

    Ma non è la stessa cosa se qualcuno che racconta fatti o situazioni avvenuti (sotto gli occhi di tutti), lo fa usando un blog name, magari per evitare ritorsioni pubbliche e private, da parte dei soggetti implicati o magari da parte di altri, che assumono quel modo di fare per ‘mafiosità’.

    Insomma io credo che ci sia un limite abbastanza netto tra un commento fatto da una persona velata che racconta una versione di fatti (reati, magari) risaputi e quello di un commento il cui autore dà sfogo agli istinti più bassi e insulta.

    Ma la riflessione che forse sarebbe opportuno fare, nel panorama di questo paese in putrefazione, è un’altra e riguarda l’attitudine ‘muscolare’ di chi ha commesso reati e s’incazza perché qualcuno – che magari ne è stato danneggiato – osa opporsi o anche solo parlarne.
    Come se il paese fosse – di diritto – di chi calpesta le regole e costui pretendesse oltretutto che si stesse zitti.
    Le cronache dei giornali sono strapiene di storie che si rifanno tutte a questo sentimento di prevaricazione, di dimenticanza delle regole, di perdita delle norme etiche, di prepotenza di chi ritiene di avere le spalle coperte.

    Insomma, io non credo che sia giusto usare un blog per sputtanare qualcuno o qualcosa; allo stesso tempo credo che se c’è da criticare o da condannare comportamenti, fatti, o qualsiasi altra cosa che neppure mi viene in mente, un blog è lo strumento dialettico opportuno. Se mi sentissi toccata NON ti farei scrivere dal mio avvocato, INTERVERREI.

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  8. Ma caro Franco, per una volta proviamo a pensar bene (tanto ormai Andreotti è molto vecchio): magari stavano facendo esperimenti per usarlo alle terme…

    Battutacce a parte: certo che siamo davvero speciali per farci male da soli…(Renzo Piano dixit)

  9. Peccato che ancora una volta, così come è accaduto recentemente con mozzarelle e altri prodotti alimentari, non si facciano chiaramente i nomi delle aziende responsabili di simili azioni. Perché non fare i nomi, se i fatti sono stati accertati?

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