Garda Classico Doc Groppello 2009 Cantrina

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani.
Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani
Eh sì, non posso che essere d’accordo con il mio vecchio amico Gianni Briarava, oste e albergatore di qualità in quel di Salò, e da qualche tempo anche blogger, quando celebra con accenti da innamorato, come uno dei posti più belli d’Italia (Gianni, in verità, dice di tutto il mondo) la sua terra d’origine, la sponda gardesana bresciana d’occidente, l’area che da Desenzano sale sino a Gargnano, Campione, Limone, ed il suo entroterra, quella zona che corrisponde al nome di Valtenesi e comprende sia comuni rivieraschi come Moniga e Manerba del Garda, Padenghe e San Felice del Benaco, sia comuni collinari come Puegnago e Polpenazze del Garda e Soiano del Lago.
E capisco benissimo come un altro amico comune, Giovanni Arcari, talent scout del vino in area bresciana dedichi, anche sul suo blog Terra Uomo Cielo, ampio spazio a questa zona e ai suoi prodotti.

Qui non solo si produce uno degli oli extravergini d’oliva migliori e più soavi d’Italia, e si gusta spesso una cucina deliziosa, ma grazie ad una terra dolce e ospitale, dove è bello vivere o sognare di farlo un giorno, con la persona a te più cara, anche la difficile arte di fare vino si sta progressivamente affinando e porta a risultati sempre più interessanti.
Buoni vini bianchi, soprattutto quando si lavora su uve di valore come Riesling renano ed Incrocio Manzoni, ma a fare la differenza, a caratterizzare la produzione locale, in rosato, con i celebri Chiaretti, ed in rosso, è l’uva identitaria per eccellenza della zona, il Groppello, un’uva che come si legge nel puntuale excursus storico presente sul sito Internet dell’attivo Consorzio Garda Classico presieduto da Sante Bonomo, è strettamente legata a questo territorio, anche se si favoleggia di lontane origine etrusche ancora tutte da provare.
Un’uva, il Groppello, il cui nome fa pensare alle particolari caratteristiche morfologiche del grappolo del vitigno, “contraddistinto da forma chiusa, serrata, compatta come una “pigna”, con etimologia certamente dialettale derivata dei vernacoli lombardi (grop) e veneti (gropo) e spesso alternata con la dizione di “pignola” per analogia di raffronto anatomico”.
Del Groppello, citato dal professor Molon “nel II volume edito da Hoepli nel 1906 con quattro sinonimi, un Groppello bianco rispondenti ai nomi di Gropel, Gropel Cremones, Pignola bianca veronese e Gropela bianca e ben nove tipi di Groppello nero coi nomi di Groppello, Grapello, Gallazzone, Gropel, Gropel fi, Gropel Cremones, Grupela Veronese, Groppel e Gruppello nero”, hanno parlato nell’antichità ampelografi come Agostino Gallo (1499/1570) Soderini (1600), Acerbi (1825), Mendola (1868), Incisa (1869), Di Rovasenda (1877).
Richiami di quest’uva sostanzialmente dedicati ai Groppelli lombardi bresciani in primo luogo e veneti in secondo, con sporadici accenni a quelli d’altre regioni.
Venendo ai giorni nostri in Valtènesi si distinguono tre biotipi di pregio di Groppello: il Gentile, il più diffuso soprattutto nella parte più vicina al lago ed il Mocasina, meno produttivo dislocato nella zona più interna e dotato di buccia più spessa e maggiore tannicità del Gentile, mentre il S.Stefano è praticamente scomparso.
Dal Groppello si ottengono i celebri Chiaretti del Garda (ai quali danno il loro contributo anche quantità minori di Barbera, Marzemino e Sangiovese coltivate in zona), ma anche rossi di diverso stile e ambizione, più strutturati nella versione riserva e piacevolmente freschi, immediati, fruttati, ma non senza una loro certa quale complessità nella versione annata, che esalta la succosa plasticità del frutto.
Vini, i Groppello, che si esaltano sulla cucina della zona dove domina il magnifico spiedo bresciano ovviamente con polenta e sui primi piatti, sempre piuttosto saporiti.

Sono diverse ormai le aziende della Valtenesi che hanno fatto dei Groppello i loro vini simbolo e per averne un panorama completo consiglio di leggere l’ampio, esaustivo articolo dedicato a questa zona da Francesco Falcone, pubblicato sul numero 32 della news letter bimestrale indipendente Enogea, ideata da Alessandro Masnaghetti.
Cito, alla rinfusa, senza alcuna pretesa di completezza, Pasini, che dal Groppello ottiene anche un originalissimo metodo classico, il Ceppo 326, e poi Comincioli, Cascina La Pertica, Costaripa, Monte Cicogna, Zuliani.
Io per cercare di invogliarvi a scoprire la “tannicità morbida” del Groppello, quel suo carattere schietto, a volte piacevolmente ruvido, ma autentico, ho scelto il vino di un’azienda posta davvero nel retroterra, in quel di Bedizzole, borgo situato “sulle ultime colline moreniche formate in epoca lontanissima dai ghiacciai che plasmarono il territorio gardesano”.
Azienda dove agisce una delle più vivace ed appassionate donne del vino che io conosca, Cristina Inganni, impegnata a proseguire il lavoro di suo marito Dario Dattoli, ristoratore e grande cultore di Bacco prematuramente scomparso nel 1998, che volle creare questa piccola realtà agli inizi degli anni Novanta.

Azienda piccola la Cantrina, oggi condotta da Cristina insieme ad un altro super appassionato, Diego Lavo: poco meno di 6 ettari di terra, su due appezzamenti, ventimila bottiglie circa prodotte, ma un lavoro tenace che ha coinvolto, con molte prove e sperimentazioni, anche spericolate, qualcosa come 33 mila ceppi di vigne, inizialmente “privilegiando in fase iniziale le varietà internazionali ed ora riscoprendo, in parte, alcuni vitigni locali”. Azienda dove provare vie nuove è di prammatica, come ama ricordare la proprietaria quando osserva che “i vini trasmettono il carattere del territorio d’origine e delle persone che lo realizzano; da questi elementi, grazie anche alle mie esperienze passate legate ad una formazione artistica, ho voluto dare ai nostri vini una impronta assolutamente creativa e di conseguenza unica”.
Della Cantrina ho già segnalato, recentemente, qui, il Benaco Bresciano Riné, a base di Riesling renano, Chardonnay e Incrocio Manzoni, ma con po’ di acquolina in bocca, pensando che prima di Natale uno spiedo come Bacco comanda me lo devo proprio concedere, voglio raccomandare oggi alla vostra attenzione, non concordando assolutamente con l’amico (e compagno di fede interista) Francesco Falcone, che nella sua nota nel già citato articolo su Enogea lo definisce, forse dopo una valutazione superficiale, “sfocato e senza pretese”, il Garda Groppello 2009.
Vino ottenuto da uve Groppello vendemmiate verso la terza decade di settembre dell’anno scorso, con una tecnica di cantina semplice che prevede macerazione a freddo prefermentativa per una settimana cui seguono la fermentazione a bassa temperatura per circa otto giorni e affinamento di sei mesi in botti inox.
Vino dai dati analitici interessanti che parlano di tredici gradi alcol, Ph di 3,70, estratto secco di 29,00 g/l e di un carattere secco, con zuccheri residui fermi a 3 grammi litro.

Non aspettatevi da questo Garda Classico Doc Groppello 2009 il vinone in grado di sorprendere ed emozionare le guide – anche se Slowine recensisce positivamente il vino – il vino ambizioso e importante, ma sì il vino in grado di farsi bere con grande piacevolezza, di accompagnare armoniosamente i cibi, lo spiedo ovviamente, ma anche pesce di lago, salumi freschi, primi piatti e carni alla griglia, o della salsiccia con patate. Leggero nel colore (un bel rubino squillante multi riflesso), ma di grande fragranza ed immediatezza il vino, con un bouquet caratterizzato da un frutto ciliegioso, ma con toni anche di mora e lampone, ben polputo e croccante, impreziosito da sfumature di erbe aromatiche, liquirizia, pepe nero, un accenno lievemente minerale, ed una bella componente floreale in evidenza che richiama la viola.
Identica succosità e rotondità, vibrante, del frutto al gusto, ed una dichiarata, trasparente bevibilità, corroborata da una convincente carnosità e da un saldo contenuto tannico che dà carattere e nerbo al vino insieme ad una fresca e sapida acidità ben calibrata. Un vino schietto (prezzo intorno agli 8 euro in cantina) di quelli che portati a tavola e abbinati ai piatti giusti non vedono mai la bottiglia restare semi piena sul tavolo. E scusate se è poco…

Azienda Agricola Cantrina
Via Colombera 7 Bedizzole BS tel. e fax 030 6871052 e-mail info@cantrina.it sito Internet http://www.cantrina.it/

Questo articolo è pubblicato contemporaneamente su www.lucianopignataro.it www.winesurf.it www.vinoalvino.org

<p

0 pensieri su “Garda Classico Doc Groppello 2009 Cantrina

  1. Mi riempe di felicità vedere che amici, nonchè validi professionisti appassionati del settore, apprezzino il territorio della Valtènesi , c’è tanta strada da fare ancora …iniziando dalla presa di coscienza da parte dei produttori stessi, delle peculiarità uniche del Groppello nostro autoctono. Questo significa ricercare una propria identità che non necessariamente porti all’inseguimento di stereotipi che il mercato ha premiato nell’ultimo decennio.
    Sono una produttrice un pò anomala perchè non nasco come tale , questo mi porta continuamente a voler ricercare e sperimentare anche nuove vie , con un pizzico di incosciente creatività . Oggi, dopo ben 10 anni di lavoro , ho capito che la tradizione è un patrimonio importante , per me il groppello è un vitigno da rispettare e esaltare per la sua la sua attitudine a dare vini di apparente semplicità ma di grande freschezza e fragranza. Si abbina a tutto!

    Complimenti Franco …

    cari saluti

  2. Grazie Franco per la citazione e grazie anche a Cristina, che finalmente ha capito che bisogna tutelare la storia per dare slancio al futuro.
    Qualche anno fa, la pensavano diversamente in Valtenesi, lei compresa. E’ bello vedere che le cose stanno cambiano, finalmente!

  3. Pingback: Garda Classico Doc Groppello 2009 Cantrina | Trentinoweb

  4. @ Giovanni Arcari e Cristina Inganni

    Sia tutelare la tradizione e la storia sia ricercare e sperimentare anche nuove vie sono due facce della stessa medaglia. Non ci si puo’ fermare al passato e non si rischia un improbabile futuro, ma si agisce, si opera, si filtra, si rinnova di generazione in generazione la vitivinicoltura. Il problema vero e’ che c’e’ chi ha fretta di guadagnare, d’inseguire le mode, che non ha capito che il buon vino e’ frutto del gran lavoro di generazioni una dietro l’altra, che con la stessa fretta si possono fare e disfare in continuazione vigneti e tecniche buttando via capitali ingenti per ottenere soltanto un pugno di mosche. Valorizzare un gran vino come il Groppello non e’ facile, ma so che incontra l’ammirazione di molti degustatori stranieri, affascinati da un gusto irripetibile altrove, cioe’ nuovo, che incuriosisce. Ci vuole la giusta pazienza, forti della propria storia e tradizione, ma anche lo sguardo in avanti, a generazioni che lo berranno con gran piacere se sapra’ combinarsi con il loro stile di vita e con le loro abitudini alimentari che ancora non conosciamo. Pensate soltanto a quei bei capponi ruspanti di una volta. Ce ne sono ancora tanti nella vostra zona. Ma a Milano? Son quasi tutti pollastri allevati in batteria a mangimi sintetici. O quel salame bresciano che non ha eguali al mondo. Quanto ce n’e’ a Roma? Una volta si mangiava con la schisceta, al massimo in osteria e in trattoria. Adesso c’e’ il fast food, il wine bar, tramezzini e toast…
    Il Gropello deve vivere attraverso tante generazioni, anche in futuro.
    Pensate soltanto a quel che fece Camillo Benso conte di Cavour quando chiamo’ un enologo francese per sistemare le sue vigne intorno al castello di Grinzane. Ancora non era ancora Barolo. Ma quelle vigne erano nel posto giusto, quelle uve erano da studiare e tagliare meglio, insomma ce n’era di lavoro da fare! Fu allora che si sperimento’, con diversi cloni di nebbiolo, un vino che oggi e’ considerato il re dei vini, il vino dei re. Se il conte di Cavour si fosse accontentato della storia e della tradizione, avremmo un Nebbiolo d’Alba, buono, sì, ma non il Barolo. ma non ci sarebbe stato il Barolo neanche se quell’enologo francese si fosse comportato come certi stregoni nostrani che mettono Merlot, Cabernet e Syrah anche sulla torta casalinga della nonna…

    • stregoni che quando li chiami per una consulenza in un’azienda agricola in Salento cosa fanno mai? Ti fanno spiantare il vecchio vigneto, ad alberello, di Negro amaro. E ti fanno piantare Merlot, Cabernet, Syrah e Petit Verdot… E poi mi danno del cattivo e del “talebano” se dico che personaggi del genere meriterebbero di essere processati… In vigna naturalmente o fatti passare in barrique, con tanto di chiodi, come Attilio Regolo…

  5. La Valtenesi ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, mi riferisco da un punto di vista tecnico. I vini sono migliorati, più bevibili e meno discutibili. L’unica cosa che manca è un’identità enologica, che oggi risulta ancora troppo frammentata. E’ il territorio più piccolo, con il maggior numero di denominazioni al suo interno. Qui si è piantato di tutto.
    Da sempre penso che il groppello sia l’unica strada percorribile per mettere a calce, l’impronta identitaria di questo splendido territorio.
    Un’altra preoccupazione è la cementificazione selvaggia, che si sta mangiando la terra del Garda Classico, per la quale credo che i produttori debbano dialogare di più con le istituzioni, per invertire questa folle tendenza.

  6. “Sia tutelare la tradizione e la storia sia ricercare e sperimentare anche nuove vie sono due facce della stessa medaglia. Non ci si puo’ fermare al passato e non si rischia un improbabile futuro, ma si agisce, si opera, si filtra, si rinnova di generazione in generazione la vitivinicoltura.”

    Gentile Mario sono assolutamente d’accordo con lei …grazie per il concetto espresso.

    cristina

  7. Sì, Franco. Bisogna che i vignaioli sappiano unirsi e non dividersi. Ci sono le gelosie, le invidie, le maldicenze, i pettegoilezzi, le faide, insomma e’ un mondo che e’ fatto così dove non ci si scambiano le esperienze ma ci si spia dal buco della serratura. E allora ognuno va per la sua strada, ha i suoi segreti, ha le sue fisse, non si sa far squadra, se va bene emerge da solo e fa i milioni e se va male non e’ ne’ il primo ne’ l’ultimo di una lunga serie. Il resto sopravvive guardando e borbottando. Basta. Fate territorio, fate come quell’uva che coltivate e che chiede soltanto di essere trattata come si deve per far vedere quanto vale. Appena ragiunge la fama ne guadagnano tutti quelli che ce l’hanno e che possono sfruttarne il nome in etichetta. Allora non e’ meglio mettersi d’accordo prima, così si risparmia un sacco di tempo ed il successo arriva prima, per tutti? Guardate cosa hanno saputo fare nella regione Champagne…

  8. @ Giovanni Arcari e Cristina Inganni

    Ero certo di trovarvi in questo ideale abbraccio. Ho letto, per esempio, cio’ che ha scritto in Polonia (dove abito e lavoro) Marek Bienczyk proprio sul Groppello. Credo che Elisabetta Poletti ne abbia tradotto in italiano una parte l’abbia consegnata al Consorzio, percio’ potreste pure legger anche voi quel che si scrive sul vostro vino in altre parti del mondo e non soltanto dietro l’angolo della piazza del paese. Avete l’oro per le mani.

    • caro Mario, Marek é stata una delle più belle scoperte che ho fatto durante Radici Wine Experience. Un immediato feeling, favorito anche dal francese che parlavamo entrambi. Per me ormai il giornalista polacco di riferimento, con tutto il rispetto per quelli che già conosco e gli altri che prima o poi incontrerò. Una persona di una cultura, di una misura e di una sensibilità davvero rare…

  9. Ha una smisurata conoscenza dei vini francesi, ha girato a piedi tutte le migliori vigne di Francia, prende un sacco di appunti, si veste il piu’ anonimamente possibile per non farsi neanche notare, e’ un osservatore attentissimo. E ha porte aperte su qualsiasi rivista di qualsiasi genere in Polonia, perche’ appunto e’ come lo hai descritto tu. Quando ha scoperto il Groppello si e’ fulminato come Saulo sulla via di Damasco. Non ne finira’ decollato come il tredicesimo apostolo, ma la testa l’ha gia’ persa ugualmente…

  10. In strepitoso ritardo, ma arrivo. Mi unisco a Giovanni nel ringraziarti per la citazione, sei sempre molto gentile nei nostri confronti.
    Sai quanto amo il lago e la mia terra, quanto io la difenda, purtroppo continua incessantemente ad essere sfregiata e maltrattata. Per quanti sforzi noi facciamo c’è sempre qualcuno che se ne frega di tutto e di tutti. Il mio dispiacere è la mancanza di unione che non consente una vera e granitica difesa.
    Spero che qualcosa cambi, ma nutro grandi perplessità in proposito.
    Non parlo di vini perchè sono troppo di parte e hai già espresso tu al meglio le qualità e le potenzialità dei nostri prodotti.
    Con affetto, Gianni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *