La Trota a Rivodutri: il più gustoso mistero che possiate svelare

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani. Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani

E’ un uovo. Ma non è un uovo. Però dentro ha il tuorlo. Ma non è un uovo. Forse non è un uovo perché dentro ad un uovo non trovi, assieme al tuorlo, un carciofo cotto “tipo” alla romana. Ecco l’argomento vincente, ora sono convinto: non è un uovo. Però è buonissimo!
Lo apri a meta, guardi il tuorlo adagiarsi sulla crema di topinambur, sbirci il carciofo che probabilmente vorrebbe anche lui lanciarsi in quel laghetto colorato e succulento ma non lo fa. E’ un carciofo…
Perso l’attimo fuggente non potrà più farlo perché l’uovo non uovo più buono del mondo è praticamente tutto nella mia bocca ed i mugugni libidinosi di piacere che voi non potete sentire (ma potete immaginare) stanno a testimoniare che il carciofo si sposa benissimo al tuorlo, alle isolette di tartufo bianco nel piatto, ed a tutto quello che i due fratelli Serva non ti diranno mai sulla composizione di questo meraviglioso piatto.

Eppure La Trota a Rivodutri non si presenta come un locale zeppo di misteri, tutt’altro. Accogliente e solare sia fuori, grazie al fiumicello molto Zen che gli corre accanto, sia dentro, dove la sala spaziosa diviene ancora più ampia grazie ad un apparecchiatura elegante e sapiente.
E pensare che qui i genitori di Maurizio e Sandro  avevano aperto nel 1963 con il preciso intento di sfamare gli affamati  senza guardare tanto per il sottile. Roba genuina e saporita,  fettuccine, grigliate, porzioni mammut e pedalare. Però il mistero (eccoci!) era strisciante, latente e nel 1988 inizia a manifestarsi,  oserei dire in maniera kafkiana, con la lenta metamorfosi di un animale quasi da bestiario medievale: il brucoTrota.
Piano piano, anno dopo anno, viaggio dopo viaggio, conoscenza dopo conoscenza il brucoTrota di mamma e babbo (che aveva come parametri la qualità delle materie prime, la concretezza della cucina e la familiarità dell’accoglienza) si è trasformato nella bellissima farfallaTrota di oggi, dove i  piatti partono ancora di più da materie prime di altissimo livello e crescono grazie alla continua curiosità ed alle conoscenze gastronomiche di Sandro e Maurizio, dove trovate un servizio amichevolmente discreto, preciso e puntuale, aiutato in questo dai grandi spazi che separano un tavolo dall’altro e danno un senso di familiare intimità.
Mi accorgo che l’ho farcita con troppa prosopopea rischiando di perdere di vista l’obiettivo primario: rimedio subito. A La trota si mangia benissimo!! Sia che partiate con un cappuccino di zucca affumicata al cardamomo con fiocco di ricotta al caffè e croissant al sale d’arancia sia che scegliate qualcosa di più tradizionale, come i filetti di trota su spremuta di erbe aromatiche all’aceto di champagne.
Tra i  primi la zuppa di tinca con i capelli d’angelo rischia di compiere il miracolo e farmi ricrescere i capelli, mentre tra i secondi citerei il concretissimo capretto nostrano con carciofi o la sella di cervo con granella di panpepato.

Attenti! Non esagerate con le porzioni perché dovete assolutamente tenervi uno spazio per il dolce e soprattutto per il formaggio, anzi per quella che ho definito la “libroformaggeria”. Cioè un tavolo di formaggi che sembra una vera e proprio biblioteca casearia, con tanto di bello e di buono da guardare, annusare e mangiare.
Il rischio, come detto, è di arrivare al dolce senza avere la forza di stupirsi. Forse per questo Sandro ci mette particolare impegno nel creare delle piccole sculture travestite da dessert. La mia l’ho soprannominata l’Anello del Comando e mangiandola la bocca mi si è pulita, lo stomaco si è misteriosamente (aridagli!) allargato tanto da permettere  non solo alla scultura-dessert di trovare spazio, ma anche alle prelibatezze della piccola pasticceria di seguirla.
Tra un mistero e l’altro  mi ero scordato di parlare della carta dei vini, per fortuna non chilometrica ma ben strutturata con un giusto equilibrio tra territorio, resto del mondo e prezzi. Anche qui ( e ti pareva mancasse!) il piccolo mistero di un Sassella del 1998 di Triacca che sembrava morto ed invece, piano piano, è resuscitato e ci ha condotti  in paradiso. Insomma: se questi sono i misteri della vita, per svelarveli sono pronto al sacrificio!

Ristorante La Trota
Via S.S. Susanna 33, Rivodutri (Rieti)
tel. 0746685078
fax 0746685448 e-mail
sito Internet
Aperto: pranzo e cena
chiuso il mercoledì
Ferie: due settimane in gennaio e qualche giorno a luglio
Prezzo medio 70 vini esclusi
Ricarico medio dei vini. 100%

Questo articolo è pubblicato contemporaneamente su www.lucianopignataro.it
www.winesurf.it
www.vinoalvino.org

0 pensieri su “La Trota a Rivodutri: il più gustoso mistero che possiate svelare

  1. grande ristorante troppo spesso sottovalutato dalle guide in particolare la guida rossa credetemi non è facile trovare raffinatezza qualità gustosità in un piatto eppure i fratelli serva ci riescono sempre e il tutto viene proposto con modestia gentilezza cioè con un fare assolutamente privo di spocchiosità(difetto molto sgradevole comune ai grandi chef)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *