Wine Up series: contenitori di vino da viaggio a prova di rottura


Contenitori utili in arrivo per gli appassionati di vino che sono soliti, quando si spostano in auto, portare con sé qualche bottiglia di vino. E vorrebbero farlo in condizioni di sicurezza, senza che le bottiglie che trasportano, magari collocate nel portabagagli, si spostino ed il contenuto rischi di rompersi.
Come ho raccontato in un articolo che ho pubblicato, qui, sul sito Internet dell’A.I.S., sembra finire l’epoca dei pericolanti cartoncini da tre, il cui manico inevitabilmente cedeva, oppure il normale cartone da sei, il cui fondo, guarda te, nel momento meno adatto, non tiene e cede rischiando di far cadere a terra il prezioso contenuto.
Grazie all’inventiva italica, ecco finalmente una soluzione pratica e a prova di rottura. Merito di una piccola azienda della provincia di Bergamo, Averli, che si definisce “un’azienda di idee” che “produce industrialmente, applicando i più elevati standard qualitativi, ma pensa creativamente”, ecco ora, a nostra disposizione, per utilizzarli nelle diverse situazioni, per metterli alla prova, per sperimentare la loro praticità e resistenza e verificare che corrispondano veramente al nostro desiderio di disporre di contenitori di vino da viaggio a prova di rottura, disegnati dalla Moredesign di Padova, i quattro oggetti della linea Wine Up series.
Quattro oggetti contrassegnati da nomi di ispirazione automobilistica, per sottolineare come siano stati pensati proprio per il loro utilizzo, in sicurezza, quando si viaggia in auto trasportando quelle preziose amiche che sono le bottiglie di vino.
Oggetti ideati per il trasporto di una, tre, oppure sei bottiglie, realizzati con l’utilizzo, cito esattamente le note tecniche dei prodotti, di una “tecnologia ibrida” che “è il segreto della linea Wine Up: l’indistruttibile polipropilene della scocca fuso con la morbida gomma delle nicchie. Con un fondo antiscivolo che, qualunque sia il vostro stile di guida, terrà sempre il mezzo incollato al terreno”.

Si chiamano Boxter, che consente il trasporto sicuro di tre bottiglie, ospitate in un corpo unico, “una realizzazione in monoscocca, senza assemblaggi”, e poi Sport Wagon, una variante, dal design molto accattivante e curato a metà tra la wine bottle bag molto diffusa negli Stati Uniti, generalmente realizzata in juta o tessuto di stoffa, ed il cestellino di plastica spesso utilizzato per il trasporto delle bottiglie in vetro di acqua minerale o di bibite gassate.
Come viene scritto nella presentazione di questo oggetto che si può leggere sul sito Internet, “sei posti confortevoli e versatili, per accogliere perfettamente anche bottiglie di forma diversa. E con le guaine in gomma che bloccano e proteggono, viaggiare diventa un’altra storia. Mai più quel preoccupante tintinnio”.
E poi, per il trasporto in auto di una singola bottiglia, il contenitore denominato Monoposto, “un guscio resistente, rigido ed indistruttibile”, 16 centimetri di larghezza e 46 di altezza, che accoglie e sembra modellarsi sulla forma della bottiglia che contiene e si piega in due, con un ingombro davvero ridotto, quando non viene utilizzato.

E ancora più ingegnosa, a prova di guida sportiva, sempre destinata al trasporto di un’unica bottiglia, la soluzione denominata Sidecar, che prevede l’ancoraggio della bottiglia al gancio Isofix (presente in ogni vettura moderna, principalmente come ancoraggio dei seggiolini per bambini. Un sistema d’aggancio pratico, resistente ed elegante, accoppiato ad una cinghia di gomma elastica e antiscivolo.
Soluzioni veramente pratiche, che meritano di essere messe alla prova.

0 pensieri su “Wine Up series: contenitori di vino da viaggio a prova di rottura

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  2. Bellissimi! Design stupendo e assolutamente innovativo. Un mio amico li usa e li trova strepitosi!! Sono comodissimi, consigliatissimi!

  3. Fantastico… ecco quando l’inventiva italiana crea oggetti davvero di design e qualità. Quanti porta bottiglie da 3 mi si sono rotte in macchina, ma figuratevi anche dopo esser uscito da una cantina!! Appena l’ho visto però, mi son detto: ecco un altro oggetto made in Denmark… invece è tutto MADE IN ITALY

    I miei complimenti alla Averli.

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