Anche il direttore generale di Assoenologi tra i protagonisti de La spia che venne dal freddo?

Perbacco, non mi ricordavo proprio, ma si sa che con gli anni la memoria perde colpi, che tra i protagonisti de La spia che venne dal freddo, celebre spy story di John Le Carré, ci fosse anche un enologo italiano.
Ma non un enologo qualsiasi, bensì Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi, l’associazione degli Enologi ed enotecnici italiani, in persona!
Anche voi, che magari avete letto tempo fa questo romanzo appassionante che si svolge tra Berlino e Londra, non ricordate che accanto ad agenti dello spionaggio inglese e del controspionaggio della Germania dell’Est, ci fosse l’inamidatissimo, azzimato e compassato Martelli?

Giuseppe Martelli

Vi sbagliate, perché come potete leggere in questo articolo che ho pubblicato su Lemillebolleblog, di fronte allo stravagante comunicato che l’Assoenologi ha diffuso, dove si parla di “sorpasso delle bollicine italiane sulla Francia” e peggio ancora di “Guerra delle bollicine” dove “spumante vince su Champagne”, viene davvero da pensare ad un Martelli nei panni della “spia che viene dal freddo”, impegnato in un’opera di “disinformacija”…
Perché è davvero difficile considerare “informazione” un comunicato riferendosi al quale addirittura il serio e compassato Sole 24 oreleggete qui – arriva a scrivere addirittura che “secondo le previsioni di Assoenologi l’Italia diventerà nel 2010 il primo produttore mondiale di vini frizzanti”. Come non mandare dunque allegramente a quel…paese chi vorrebbe mettere nello stesso informe calderone Franciacorta Docg, TrentoDoc, Alta Langa Docg, Oltrepò Pavese Docg, Conegliano Valdobbiadene Docg, ed un banale, cheap, come direbbero gli inglesi, vino frizzante o spumante?

0 pensieri su “Anche il direttore generale di Assoenologi tra i protagonisti de La spia che venne dal freddo?

  1. un vero disastro, questo Martelli:ma i suoi associati non dicono niente?
    il vino non ha paese: esistono i grandi vini, i vini medi e quelli scarsi; chi ama il vino, deve apprezzare tutti i grandi vini. e chi ama il vino del proprio paese deve indicare (anche solo con l’acquisto) le strade giuste, non intestardirsi in una battaglia nazionalista del cavolo. io bevo bollicine italiane e straniere perché mi piace tutto ciò che è buono e sono curioso di tutto.
    su ben altri argomenti deve poggiare la difesa del buon nome del nostro paese.

  2. ma come mai e’ sempre lui il direttore? Io me lo ricordo, sempre uguale nelle sue foto, da quando inziai a fare vino. Turn over, ricambio generazionale, sono parole sconosciute in Italia? Oppure alcune persone sono veramente indispensabili e senza di loro sarebbe impossibile andare avanti?

    • non mi stupisce questa sorta di inamovibilità. Nel mondo del vino si contano un sacco di esempi del genere. Ricordo che l’amico Mauro Lunelli, enologo, é stato per oltre 15 anni presidente del TrentoDoc…

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  4. Devo dire che Gianpaolo ha ragione. Quest’uomo è sempre uguale. Ricordo una degustazione a Praga nel 2006 dove si notavano bene i capelli colorati. Testa di moro è il colore, un colore che in natura del capello umano non esiste.
    Fra l’altro c’erano molte aziende vinicole italiane e solo una siciliana. Martelli incentrò assieme ad ice Praga la degustazione sui vini siciliani, che però, non aiutarono i vari pugliesi, toscani, laziali, veneti e piemontesi presenti alla missione.

  5. In effetti il look sovietico ce l’ha.. Se poi ci mettiamo anche l’inamovibilità e la capacità di disinformazione abbiamo proprio un fossile da guerra fredda.. Del resto anche la “guerra delle bollicine” si sta avviando a diventare secolare..

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