Chi tardi arriva male alloggia: ma è questo il modo di mandare un invito?

Comunicazione, lo premetto subito, autoreferenziale, riservata a quella speciale e variopinta compagnia di giro che siamo noi giornalisti e comunicatori del vino che ci spostiamo per l’Italia per partecipare alle “anteprime” ovvero alle degustazioni delle nuove annate delle varie denominazioni.
Nei giorni scorsi ho ricevuto un “invito”, se così lo possiamo considerare, a partecipare ad una di queste manifestazioni che si svolgeranno nei prossimi mesi.
L’invito (censuro per carità di patria e perché nonostante la mia notoria “cattiveria” sono ancora permeato da briciole di “spirito natalizio” il nome della manifestazione) recita così: “Facciamo presente fin d’ora che per questioni organizzative e di budget l’Ufficio Stampa di XYZ può mettere a disposizione un numero limitato di inviti/accrediti riservati ai giornalisti nazionali ed internazionali.
Farà fede, in questo senso, l’ordine temporale di adesione e conferma definitiva. N.B. Per i giornalisti accreditati, le spese di soggiorno (vitto e alloggio) saranno a carico dell’organizzazione di XYZ.
Per quanto riguarda le spese di viaggio, saranno rimborsate fino ad esaurimento del budget a disposizione”.
Ovviamente, dato il tono e la suprema “eleganza” del cosiddetto ”invito” mi guarderò bene dal partecipare ad una manifestazione del genere dove la parola d’ordine sembra essere all’insegna del proverbio “chi tardi arriva male alloggia”. Non vorrei incidere sul loro budget “ad esaurimento” o impedire ad altri colleghi, magari meno solleciti a rispondere, di partecipare…
Non posso però fare a meno di chiedermi: ma questi fanno sempre così, invitando ad un “tanto al chilo”, non importa se partecipi X, Y o Z, l’importante é raggiungere il numero consentito dal budget?
E hanno un seppur pallida idea di come si debbano invitare, se davvero si tiene alla loro presenza, le persone?

0 pensieri su “Chi tardi arriva male alloggia: ma è questo il modo di mandare un invito?

  1. Tema delicato, Franco. Personalmente sono dell’idea che chi invita ha sempre il diritto di chiamare chi gli pare e che, una volta che l’invitato è arrivato, questo va trattato come tutti gli altri, a prescindere dal suo rango (se non ce lo volevi, bastava non invitarlo…).
    Detto questo, non è in effetti elegantissimo mettere in concorrenza sui tempi di adesione gli invitati, dicendo che chi primo arriva, rimborsato alloggia (è come se dicessi ai miei ospiti che i primi 10 a sedersi mangiano il primo, mentre gli altri cominciano la cena dal secondo).
    La questione dei rimborsi ha varie sfaccettature. Da un lato, oggi i costi di spostamento e alloggio sono arrivati a livello tale che, se non ti rimborsano (si dà per scontato che il giornale non lo faccia o che tu non abbia un giornale di riferimento), è abbastanza improbabile che tu accetti l’invito. Dall’altro non c’è dubbio che l’esistenza di un rimborso attenua un po’, almeno in teoria e in generale, la tua indipendenza. Certamente è difficile convincere a venire qualcuno che ti preme se poi gli fai pure pagare la trasferta. Ma la cosa si presta anche ad imbarazzanti disparità di giudizio tra colleghi.
    Io da un po’ ho scelto questa strada: se una manifestazione mi interessa, tento di andare in ogni caso a prescindere dal rimborso, fermo restando che, se me lo offrono, ritengo l’impegno preso e, per rispetto di chi paga, inamovobile, mentre se non mi offrono il rimborso decido solo all’ultimo se presenziare, in base a voglia, tempo e motivazioni. Se ovviamente mi manda un giornale, la scelta dipende (anche) da loro.

    • Luca, può chiarire questa sua domanda? Se intende che non mi sposto per fare 500-700 o più chilometri per partecipare ad una manifestazione se non mi vengono rimborsate le spese di trasferta ha perfettamente ragione. Diversamente, si spieghi

  2. Scusate l’assenza protratta, ma nel 2010, qui a Marte, abbiamo avuto i nostri problemi con Igtm, Docm, Docgm, Dopm, Igpm, Igpdocgm, Diopgtm, e ZetaDiZorro + M di Marte. Stanno cambiando le cose, ma non si sa cosa, per cui cerchiamo di lasciare le cose come stanno, pur cambiandole. Cose marziane, insomma, di cui una volta vi parlerò nel dettaglio.
    Ora abbiamo un’urgenza: ci serve l’Ufficio Stampa, uno di quelli come ne avete molti laggiù.
    Queste le caratteristiche:

    Lo sgiornalista
    Vogliamo un Ufficio Stampa che NON sia un giornalista o che, pur essendolo, di giornalismo non capisca un’acca. Questa è la prima condizione. Ci va bene uno che ad esempio sia diventato giornalista lavorando in una casa editrice dedita a pubblicare tomi quinquennali sull’archeologia finnica. Ci va benissimo uno che di professione sia esploratore o capitano di lungo corso, ma disponibile ad essere iscritto nell’elenco speciale. Uno così chiama le redazioni dei quotidiani alle 7.30 di sera e INTIMA la pubblicazione della notizia, specificando che “Il vino perlopiù finisce in bottiglia” è una novità straordinaria. Uno così il giorno dopo chiama i giornali e li ribalta, perché hanno dedicato la prima pagina a quella stupida guerra scoppiata nei Balcani.

    Il Comunicatone
    Lo sgiornalista ufficio stampa scrive il Comunicatone, che è quello che ci interessa.
    Il Comunicatone è un trattato di più pagine fittefittefitte, corredato da tantitantitanti loghi, preferibilmente in pdf bloccato, dove la notizia sia ben occultata nelle ultime righe. Noi vogliamo che nel Comunicatone ci siano tutti i loghi di tutti quelli che conosciamo e anche di quelli che non conosciamo ma che potremmo conoscere, un giorno. Dite che per usare un logo occorre un’autorizzazione? Metticelo, metticelo, che poi sistemiamo la cosa.
    L’importante è il titolo. Che deve essere sensazionalistico.
    Esempio: “Il vino c’è”. Oppure: “Il vino si beve”. Meglio: “Molta gente beve vino. Lo sapevate?”.
    Il sottotitolo è inderogabile: “La nostra Azienda è l’unica produttrice di vino nella Galassia. Gli altri fingono”.
    Il Comunicatone deve arrivare alle redazioni almeno due volte al mese. C’è sempre qualcosa d’importante da dire.
    Esempio: “Inizia la vendemmia.”. A seguire: “E’ iniziata la vendemmia. Un po’ piove, un po’ no. Chissà come andrà agli altri: a noi andrà benissimo”. Infine: “Conclusa la vendemmia: strepitosa!!!”.
    Fra il titolo e la notizia occultata nelle ultime righe, va la storia dell’Azienda. Iniziare con “… l’Azienda, le cui radici affondano nel 1011…”, che vuol dire prima della scoperta dell’America, prima della prima Crociata e soltanto due secoli dopo l’incoronazione di Carlo Magno a Imperatore. Il quale Carlo Magno, proprio lui, espresse a chiare lettere il desiderio che venisse fondata. Infatti in un antico cartiglio coevo si legge (citare SEMPRE la frase nel Comunicatone) “… Et Carolus dixit: in particula Martis, quam Briscola quondam habuit, villa pucherrima erit cum vitis vinisque optimis”. Qualcuno dimostri che si tratta di un falso.
    Per tale ragione – anche ciò è da scrivere nel Comunicatone SEMPRE – l’Azienda può fregiarsi in esclusiva del titolo di Carolingia, titolo che verrà assegnato da noi stessi medesimi a noi nel corso del 2011, in occasione del primo millenario dell’Azienda.
    Che a ben guardare, Carolingi e Merovingi erano francesi, diciamolo, e pertanto questa è la dimostrazione dell’allievo che supera il maestro: a noi dello Champagne ce ne fa un baffo, tié.
    Il Comunicatone dovrà contenere la dichiarazione del proprietario. Che sono io. Che sono donna. Ocio che qui viene il bello.
    In primo luogo dovrò emergere come fulgido esempio di imprenditoria femminile nel mondo del vino e figura chiarissima di donna nella storia, ancor più chiarissima, eroica e martire di Giovanna d’Arco nella Guerra dei Cent’anni. Dovrà risultare ad esempio evidente che sono riuscita a coniugare la potatura primaverile dei tralci con l’allevamento dei figli. La mia dichiarazione sarà: “Non è facile per una donna affermarsi in questo settore. La donna è ancora vista con scetticismo e deve conquistare tenacemente la propria credibilità, giorno dopo giorno, contro barriere e pregiudizi. La donna nel mondo del vino è spesso anche madre, compagna, moglie, trovandosi quindi a svolgere più ruoli, non sempre facili”. A corredo, le seguenti fotografie, preferibilmente in formato jpg 4 mega ciascuna, non zippate. Prima foto, salvata come DSNC5001. Io fra i filari, mentre sorseggio un calice di bianco, con aria sognante, sul far della sera. Seconda foto, DSNC5002: Io fra due botti, in décolté, filo di perle e tubino di seta bianco, mentre ammicco a un imbuto. Terza foto, DSNC5004: Io in tailleur fucsia, tacco 12, mentre risciacquo una catasta di bottiglie, sorridendo allo scovolino. Dov’è la DSNC5003? Si vede che non è arrivata… e dire che era la migliore, ma io l’ho mandata, neh? Ve la devo rimandare? Briscola ci tiene tanto…

    L’educational
    Per i festeggiamenti del primo millennio aziendale abbiamo deciso di organizzare un educational. Abbiamo fatto due calcoli: 60 Euro di pernottamento in doppia uso singola, 80 euro per la cena, fa 140 Euro a testa. Considerando che abbiamo deciso di spendere 1500 Euro in tutto, ci stanno 10 giornalisti. I 100 Euro rimanenti servono per i regali in bottiglie. Al viaggio pensino quelli che partecipano, non è colpa nostra se siamo a Marte. Detto ciò, l’Ufficio Stampa deve provvedere a far venire 10 persone. L’importante non è chi siano e che capiscano di vino, ma che scrivano che il nostro vino è buono, anzi ottimo, il migliore, l’unico. Centoquaranta (140) euro, mi spiego? Che all’Ufficio Stampa non salti il vezzo di invitare uno che capisce di vino e poi magari scrive che il nostro fa schifo. Centoquaranta (140) euro, mi spiego? Siccome non sappiamo che criterio adottare per invitarli, abbiamo deciso di mettere in palio i 10 posti in una Lotteria, estrazione prevista il 6 gennaio. Basta mandare una mail a briscola2011@hotmail.it. Poi il nostro Ufficio Stampa provvederà all’estrazione, non so come, ci penserà lui. Del resto, cosa lo paghiamo a fare?

    Many Kisses!!!
    🙂
    Brisky

    P.S.: non sempre è così. Però, spesso.

  3. Franco non lo so, io non la liquiderei così facilmente.
    Anche io come sai ogni anno organizzo un evento piuttosto seguito a Genova e il problema del budget in mancanza di sponsor è di rilievo. Quello sul quale vi siete incartati secondo me è semplicemente una prassi tecnica. Se ad un certo evento la partecipazione e la “richiesta di accredito” è aperta potenzialmente a chiunque, un modo di presentarsi di questo tipo è una sorta di “auto-tutela” e di libertà discrezionale degli organizzatori nel decidere a chi assegnare o meno le camere a disposizione, giusto per restare sul pratico.

    La cosa del chi primo arriva meglio alloggia a mio avviso è solo formale: di fatto, se un giornalista o un blogger che interessa veramente ad una manifestazione si fa vivo e chiede ospitalità, in genere il budget necessario lo si trova sempre (altro problema, diverso, potrebbe essere quello dell’esaurimento camere per richieste pervenute tardivamente). Ma il senso operativo è quello di lasciarsi il margine sufficiente per poter dire senza problemi a un accreditato che poco interessa (magari perchè è uno che notoriamente scrocca e basta e non scrive mai, girano perfino delle liste tra addetti ai lavori…), che purtroppo l’accredito è arrivato tardi.

    E’ uno dei modi, magari non il più elegante.
    Diverso è il caso in cui un’organizzazione invita direttamente senza dare la possibilità di accredito pubblicamente e a chiunque. In questo caso credo che o ti invito o non ti invito, senza ulteriori balzelli o formalità. Punto.

    Questo non per giustificare tout court i modi ma per dire che hanno una loro logica anche perchè, soprattutto le manifestazioni senza sponsor, autogestite, o senza particolari sostegni istituzionali, se la devono sfangare da sole e l’oculatezza dell’assegnazione del budget (anche quello destinato a vitto e alloggio per comunicatori) è una voce importante che va ben ponderata anche in base ai risultati e alla soddisfazione di chi di volta in volta si deve far contento (l’organizzazione stessa, gli espositori, gli operatori intervenuti, i consumatori, ecc.).

    Ciao, Fil.

  4. Filippo…
    al di là delle ipotesi giustificative, resta il fatto.
    Nell’invito si parla di primi che arrivano e di budget.
    Che poi non sia vero e non sia amore ma un calesse, è soltanto frutto di un tuo pensiero positivo e buono.
    Io, che sono malpensante come tutti i Marziani, nella comunicazione intravedo due cose: 1) l’Ufficio Stampa non sapeva chi invitare 2)si tratta di far arrivare qualcuno, chiunque sia.
    Delle due l’una: o si hanno i soldi e si fanno le cose, o non si hanno i soldi e non si fanno.
    Nell’ipotesi media che se ne abbiano “un po’”, si cerca di ottenere il migliore risultato possibile, non un risultato a casaccio, altrimenti sono soldi sprecati. Miglior risultato non significa lodi sperticate, ma presenze che possano contribuire a costruire un luogo, un evento, una realtà produttiva in termini di comunicazione.
    Infine: o si sanno organizzare queste cose o non si organizzano.
    Salvo parzialmente, con molta cautela e sentendomi improvvisamente colta da bizzarro spirito francescano, l’Ufficio Stampa che, forse, oltre a non avere la professionalità per opporsi a una tale cafonata, s’è trovato a dover legare l’asino dove vuole il padrone. In ogni caso, in qualche passaggio della vicenda un asino c’è.
    🙂 Brisky

    • cara Briscola, hai colto bene il punto. Quello che indigna e nausea é il fatto che per questi organizzatori “si tratta di far arrivare qualcuno, chiunque sia”. Se questa é la loro logica, invitino pure i vari Carneade che vogliono, che a questo punto si saranno già affrettati a comunicare la loro partecipazione (alcuni ci andrebbero anche a piedi…) memori del detto che “chi va via perde il posto all’osteria”…

  5. Fose mi sono spiegato male.
    Ho come il sospetto che la cosa del chi primo arriva meglio alloggia sia puramente un escamotage per poter decidere a tavolino a chi dare o meno l’accredito. Quindi, non è vero che se uno arriva dopo alloggia male, può invece esser vero che chi prima arriva, potrebbe non alloggiare affatto.

    Se invece fosse proprio una scelta organizzativa, cioè diamo la camera ai primi che si accreditano a prescindere da chi siano, allora si sarebbe davvero una colossale uccellata. Ma credo di no. Qualsiasi organizzazione, anche la più becera, fa un minimo di selezione. Credo più all’ipotesi dell’escamotage.

    Fil.

    • quale che sia la spiegazione Filippo, hanno fatto, almeno ai miei occhi, una figura meschina. E hanno sicuramente ottenuto un risultato, che mi guardi bene dal partecipare alla loro manifestazione. Ma di questo, giustamente, fedeli come sono alla logica del “far arrivare qualcuno, chiunque sia”, loro se ne fregheranno altamente. E faranno benone, visto che ci sarà sicuramente la corsa ad accaparrarsi, in tempo utile, mi raccomando, i posti disponibii

    • benissimo e adesso che abbiamo appurato questa cosa, che un professionista viene pagato quando fornisce prestazioni professionali, (ovvero la scoperta dell’acqua calda) dove vogliamo andare a parare Luca?

  6. da nessuna parte ma non faccia il duro e puro. Il motivo per cui non va alla manifestazione è perché NON E’ PAGATO!
    è ora che la gente lo sappia !

    • pubblico con piacere il suo stupido commento, ovviamente anonimo (perchè la mail da cui scrive é fasulla) perché appaia chiaro come tra i lettori di Vino al Vino ci siano purtroppo delle persone in mala fede e bugiarde come lei….

  7. Caro Luca@, ma che rottura di scatole queste punzecchiature sull’esser pagati per fare qualcosa… come se ciò equivalesse a essere corrotti.
    Se lo pensa – che il nostro è corrotto – lo scriva e si qualifichi.
    Che rottura di scatole questi attacchi anonimi: manco lei fosse un giovane che conosco; uno che fa ottimi prodotti ma che fedele a un giuramento segreto, tipo Pontida, contro ‘sto Ziliani (che non lascia mettere i coperchi sulle pentole per abbuiare bolliti e ribolliti) cerca di disattivarlo sputtanandolo.
    Ziliani si fa pagare le sue prestazioni professionali: e allora? Che c’è di strano? Il suo commercialista non si fa forse pagare (magari ad abundantiam?)?
    Provi a scoprirsi, nessuno la mangia, caro Luca.
    Con simpatia

  8. il nostro Luca vuole forse raccontarci una celebre fiaba “i vestiti nuovi dell’Imperatore”, con la famosa frase finale: “Il re è nudo!”….
    “enzo” sta per Enzo Zappalà o se preferite Vincenzo Zappalà, grande ammiratore dell’innocenza e della sincerità dei bambini… Forse perchè spera di rimanere sempre un pochino come loro e poter ridere della seriosità dilagante e dell’auto stima esagerata…
    Tolgo subito il disturbo e lascio il campo ai “fans” super incalliti!
    Buon Anno

    • qui non ci sono re, né tantomeno “nudi” o da smascherare. Quella che ha detto il “signor” Luca é un’illazione e una cosa priva di ogni importanza. Vengo pagato quando conduco una degustazione, quando tengo una relazione, quando svolgo un’attività professionale. Quando partecipo semplicemente ad una degustazione, come gli assaggi di Brunello a Benvenuto Brunello, di Barolo e Barbaresco ad Alba Wines Exhibition/Nebbiolo prima, ho semplicemente diritto, come tutti i giornalisti invitati, al puro rimborso delle spese di trasferta. Torni pure a rimirar le stelle, Zappalà…
      @ Luca: ho deciso di non pubblicare un suo commento perché insultava Carolina. Quanto a me é ancora una volta disinformato: non avevo in programma di partecipare a nessuna manifestazione in Friuli, né recentemente né negli ultimi mesi. Quello che intendeva dire era l’ennesima bufala

  9. ziliani è venuto a colfondo 1 bis e non gli è stata pagata nessuna spesa. gli son stati dati i benefit dei produttori: una scatola di legno con le terre dei produttori, e un pò di fette di sopressa e pane al lievito di prosecco mangiate in compagnia.
    è troppo facile commentare “alla cazzo” e senza metterci la faccia, sia qua che in altri blog.

  10. Franco, vogliamo sapere chi ha ucciso Laura Palmer(il luogo della manifestazione)! Non possiamo rimanere per sempre nel dubbio! Non è giusto! Dacci almeno delle tracce…

    Ciao

    • informo che mi sono visto costretto a non pubblicare un commento firmato da tale Luca, perché offensivo nei confronti di un’altra lettrice che era intervenuta.
      Quanto a me l’autore del”commento” é ancora una volta disinformato: non avevo in programma di partecipare a nessuna manifestazione in Friuli, né recentemente né negli ultimi mesi. Quello che intendeva dire era l’ennesima bufala, una allusione senza significato né costrutto

  11. Simpaticissimo e stimato Ziliani, solo due considerazioni.
    Lei ha scritto:
    Vengo pagato quando conduco una degustazione, quando tengo una relazione, quando svolgo un’attività professionale (mia considerazione:sono d’accordo, infatti se io andassi a tenere una relazione ad un congresso , potrei/dovrei essere pagato dagli organizzatori).
    Lei ha scritto anche: Quando partecipo semplicemente ad una degustazione, come gli assaggi di Brunello a Benvenuto Brunello, di Barolo e Barbaresco ad Alba Wines Exhibition/Nebbiolo prima, ho semplicemente diritto, come tutti i giornalisti invitati, al puro rimborso delle spese di trasferta (mia considerazione:quì non sono d’accordo o forse non capisco bene come funziona nel suo campo ; infatti se io vado ad un congresso , per sentire delle novità nell’ambito della mia materia e non per portare una relazione, non mi aspetto che qualcuno mi paghi la trasferta nè credo di averne il diritto, perchè?; a meno che non mi paghi l’ azienda che decide di mandarmi al congresso. In ogni caso non ho “diritto” al rimborso in quanto vado a imparare cultura, nel suo caso ad assaggiare vini, e non a portare cultura, nel suo caso condurre degustazioni o tenere relazioni; se qualcuno, però , mi rimborsa, è meglio).
    Quindi , dr. Ziliani, solamente per capire meglio il suo mondo , non per farle i conti in tasca o quantaltro ( biasimo il signor Luca perchè potrebbe presentarsi e chiarire il suo pensiero):perchè lei scrive che quando va add imparare (cioè partecipare ad una degustazione) ha diritto al rimborso ? E chi dovrebbe rimborsarla (in fondo lei “quando partecipa semplicemente ad una degustazione” va per imparare cioè a degustare vini che ancora non conosce)?

    • simpaticissimo Busiello, come mai tanta curiosità per aspetti che non credo siano poi così particolarmente interessanti? E un altra domanda: lei rivolgerebbe le stesse domande che puntigliosamente ha rivolto a me anche ad altri autori di blog che segue e dove interviene?
      Non ho problemi comunque a rispondere alle sue curiosità. E’ prassi normale, corretta e diffusa, che ai giornalisti free lance, non dipendenti fissi quindi di una determinata testate, vengono rimborsate le nude spese di trasferta, benzina e autostrada. Questo perché il giornalista invitato non faccia beneficenza o lavori in perdita. Se mi invitano ad una manifestazione che si svolge in una località che dista 500 chilometri di casa mia e io devo andarci in auto, o se é più lontana, in aereo o treno, é prassi normalissima che queste pure spese di trasferta siano a carico non di chi partecipa ma degli organizzatori… Spero di essere stato esauriente e di non aver offerto a qualche provocatore (eufemismo) spazio per ciarlare di marchette o di corruzione… Che sono solo nelle menti, un po’ disturbate, di chi fa simili affermazioni

    • No Silvana, la Polizia Postale la si scomoda per cose serie, non per bischerate farneticanti del genere…
      p.s. devo correggermi, oggi quando si parla di bischerate, si pensa ad altre uscite, molto ma molto più scoraggianti…

  12. Qui a Marte pensiamo che avete le idee confuse.
    In sintesi: 1) uno, dichiaratamente in ristrettezze economiche ma tanto bisognoso di compagnia, è disposto a ospitare in casa propria gente ignota purché lo faccia sapere in fretta; 2) un altro, in nome della logica (?), sostiene che non è proprio così, cercando eroicamente di dare un’interpretazione nobile a una cafonata 3)uno sconosciuto nutre il tenace desiderio che Franco investa i suoi soldi e il suo tempo per andare ad assaggiare il vino degli altri gratis 4)un altro ancora vuol sapere che differenza passa fra la benzina e un giornalista; 5)qualcuno è sul punto di chiamare la Polizia Postale.
    Ma siete sicuri che sia tutto a posto laggiù?
    Brisky 🙂

  13. Prendendo a prestito il cavallo di battaglia del comico di Zelig Balbontin (quello della torta di riso finita…) ti dico che “son tutti froci col culo degli altri” che in prosa più o meno equivale a dire: sai di cosa stai parlando? Hai mai organizzato un evento? Hai gestito un budget non illimitato – magari in parte tuo personale – per finanziare l’ospitalità della stampa e di altri accreditati? Hai mai dovuto scegliere tra pagare un volo ad un importatore americano o ospitare dieci sconosciuti che magari ti tirano anche il pacco? Ci hai mai messo del tuo, parli a ragion veduta?

    Non mi riferisco necessariamente all’episodio indicato da Franco, parlo in generale. Sono cose pratiche che ti sottoporrei se volessi qualificarti e firmarti. Non so che farmene altrimenti dell’anonima ironia marziana.

    Fil.

  14. Uhlapeppa, come diciamo qui a Marte!
    Fare i froci col culo degli altri lo diciamo anche noi, ma nel senso di spendere soldi altrui per farsi belli. Invece da voi equivale a “gnosce te ipsum” (traduzione da: “sai di cosa stai parlando?”)?
    Toh, guarda che strano!
    Non se la prenda, signor Filippo: pur essendo lontana anni luce dal settore e dal pianeta, intuisco a quali e grandi difficoltà si vada incontro. Suvvia, sia lieve!
    E poi non pensavo proprio che voi foste costretti a organizzare cose per cui non avete soldi, mi spiace. Ribellatevi!!!
    Infine: io mi chiamo proprio Briscola. Lei si chiama proprio Filippo?
    Many kisses!!!
    Brisky 🙂

  15. grazie per i chiarimenti.Ho capito.
    Farei le stesse domande a chiunque mi desse l’opportunità.
    Tra Pignataro e lei, non so chi è più permaloso.
    Guardi che le fa male alla salute non saper distinguere tra domande tendenziose e cattive e domande che hanno il semplice distintivo della curiosità intesa nel senso più nobile della parola.
    Cerchi di capire meglio quali sono le domande (e le persone) da cui deve difendersi e le domande (e le persone ) a cui può rispondere con la più grande serenità d’animo e senza paura di essere tradito.
    Io non lavoro per nessuno che potrebbe avere degli interessi “negativi”nei suoi confronti.
    Sono appassionato di vino e invidioso di lei per le sue competenze “degustative” che io non ho.
    Se tornassi indietro, vorrei fare il suo lavoro (avendone,ovviamente,i requisiti).
    Si rilassi.
    Lei mi è molto simpatico.

  16. La varietà di tono e di contenuto dei commenti la dice lunga su quanto confuse siano le idee sull’argomento. Briscola ha ragione e dice il vero. Se come professionista vengo invitato a un evento e se è interesse dell’organizzatore (come si presume) avermi presente, è regola di saggezza, oltre che di cortesia, rimborsarmi le spese di viaggio, altrimenti non si capirebbe perchè dovrei spendere i miei soldi per dare lustro al prossimo, al quale già dedico gratis il mio tempo. Poi è ovvio che, se vado, il tema mi interessa, altrimenti farei le serate in discoteca, non il giornalista. Diverso è se casomai mi “autoinvito” o chiedo di poter partecipare. La casistica è molto sfumata, come ancora una volta sottolinea Briscola. E rimborsare le spese non significa affatto “pagare” chi partecipa (nè, per me, farmi “pagare” per esserci). Tutto il resto sono solo scarsa informazione o basse insinuazioni.

  17. conoscendo molto bene il massimo livello biologico che sia mai stato possibile raggiungere su Marte, direi che Briscola lo rappresenta al meglio, ironia unicellulare compresa…
    Su Europa e Titano siamo molto più avanti, mi creda
    Buon Anno
    Tresette, per gli amici Scopa all’asso

  18. Stefano non sono d’accordo.
    Se vai a Vinitaly non è detto che ti paghino viaggio vitto e alloggio se non sei relatore in qualche convegno. Anzi, la norma è che ti omaggino l’ingresso come stampa di settore ma finisce lì. Non mi pare di aver mai visto le barricate per questo. Io nel mio primo commento distinguevo appunto le due ipotesi: l’evento su invito (vero) e l’evento aperto a tutti con possibilità di accredito e preaccredito per alcune figure professionali. Nel secondo caso – e solo in questo – abbiamo un evento al quale tu puoi decidere di partecipare o meno e dove l’organizzazione è libera di offrirti o meno ospitalità in base ai più diversi fattori.

    Se invece parliamo di un evento “su invito” cioè dove è possibile andare solo se sei invitato, allora sono completamente d’accordo con tutti voi, che chi è invitato è invitato ed ha diritto come minimo a camera e vitto se non anche a spese di viaggio.

    Ciao, Fil.

  19. L’ospitalità è pagata – in tutti i settori – da imprese, ma anche da governi e amministrazioni, in occasione di presentazioni particolari; viene offerta anche quando un giornalista dipende da una testata – perché noto per una sua competenza particolare – se non è il corrispondente nel luogo o nel paese in cui avviene una presentazione che riguarda ‘quella’ specifica competenza. E’ UN FAVORE CHE UN’IMPRESA FA A SE’ STESSA, non al giornalista!!!

    Tuttavia essere ospiti NON equivale a parlare bene di un progetto o di un prodotto; varrebbe la pena che un po’ di gente riflettesse sul ruolo dell’informazione. L’informazione che non è di regime, ovviamente.

  20. Giustissimo Silvana.
    Vorrei aggiungere qualcosa. Con riferimento alle ultime considerazioni di Stefano è anche interessante notare il diverso tipo di approccio che spesso mi capita di constatare tra il professionista e il blogger per esempio. Per alcuni giornalisti tutto è dovuto, mentre per molti blogger – almeno quelli che conservano ancora una certa dose di umiltà e di senso delle proporzioni – è invece ancora un muoversi e scrivere soprattutto per passione. Ma non tutti i giornalisti danno tutto per scontato.

    Faccio un esempio che potrà piacere o meno ma che vi mostra come è possibile partecipare alle cose pur essendo professionisti. Ogni anno a TerroirVino si accredita Paolo Massobrio, potrà essere simpatico ad alcuni e meno ad altri ma è pur sempre un professionista serio che ha fatto delle sue capacità il proprio lavoro e che gode di una certa notorietà, almeno a livello nazionale. A una certa ora arriva, entra salutando velocemente, degusta per qualche ora e poi se ne va (non si ferma praticamente mai a dormire) e poi scrive, non della manifestazione ma dei vini che è quello che a noi più interessa. E’ un marziano o è semplicemente uno che fa il suo lavoro usando come unico benefit l’ingresso gratuito ad una manifestazione che può dargli materiale utile per le sue pubblicazioni?

    Sono convinto che non sia assolutamente “dovuto” che in cambio dell’ospitalità uno poi debba scrivere. Figuriamoci scrivere bene. Concordo ancora con Silvana. Se ti ospito è una mia scelta perchè penso che tu giornalista o altro professionista possa portare qualcosa di positivo alla manifestazione e ai suoi espositori, non per compiacerti in qualche modo.

    Ciao, Fil.

    • caro Filippo, di giornalisti come il personaggio cui fai riferimento, ne conosco decine, che fanno altrettanto seriamente, con altrettanta coscienza e impegno il loro lavoro. E magari dedicano più tempo alle manifestazioni cui partecipano. Non é quindi né un “marziano” né una mosca bianca. Fa il suo dovere, come siamo in molti a farlo.

  21. Ma tu, oh Franco!, non puoi lasciarli perdere i ‘provocatori matricolati’?

    Magari sono parenti o amici di uno di quei giornalisti – li ho conosciuti bene! – che usavano mettere in nota spese le camicie comprate da Brooks Brothers. Una stirpe estinta – nei giornali – che si è riciclata in politica, con i risultati che si possono vedere (e subire).

    Ora si è scoperto ‘parentopoli’ e magari quelli che tu definisci amabilmente ‘provocatori matricolati’ fanno parte di questo nuovo(?) fenomeno.

    Sei troppo suscettibile, caro Franco, e mi permetto di fare una proposta. Con l’anno nuovo, togli la parola a due tipologie: gli anonimi insultanti e gli imbecilli.
    Il livello del blog se ne avvantaggerebbe.

    E per favore riflettiamo su un fenomeno: questo è un paese che vive – mafiosamente – di favori reciproci (da cui la ‘mafiosità’); quindi pochi riescono a essere lucidi sul confine (che pure c’è) tra ‘aiutarsi a vicenda’ e ‘coprire un comportamento scorretto’, quando non addirittura un reato.

    E’ il problema dell’Italia: è un problema per ciascuno di noi. Da questo nascono diffidenza e incredulità nei confronti di chi (pochi!) preferisce fare a meno di facili strade in discesa, dei ‘fringe’ che sono un palese invito alle complicità malate.
    Diffidenza e incredulità nei confronti di chi preferisce passare per fesso, oppure semplicemente sa che alla fine (si spera) una buona reputazione paga, appaga e fa pure fatturato!
    Buon anno a tutti.

  22. Se posso tornare al problema originale (evitando di commentare le stupidità di un povero sciocco): l’impressione netta è di una organizzazione che poche certezze ha su chi accetterà l’invito ed esprimendosi molto male, si riserva di fare una classifica (ad adesioni ricevute) di chi desidera ospitare. Errore clamoroso. Altra ipotesi è non escludere dall’invito i giornalisti “scomodi” per schiettezza, riservandosi di eliminarli con il metodo di “chi tardi arriva mal alloggia”. In tal caso sarebbe carino, se l’evento è interessante, partecipare comunque e poi esprimere le proprie idee tralasciando il rimborso spese per una volta. Mi rendo conto dell’onerosità e per questo sottolineo “se ne vale la pena”. Buon anno a tutti!

    • cara Giovanna, il vino in oggetto é interessante e se gli organizzatori avessero usato un altro tono avrei anche pensato di partecipare alla loro manifestazione. Ma dopo oltre 25 anni di esperienza e di lavoro nel mondo del giornalismo del vino non mi va proprio, per rispetto di me stesso, di essere messo sullo stesso piano dell’ultimo parvenu o di chi si improvvisa “conoscitore” e commentatore di cose vinicole. Che invitino pure quelli, non sarà un problema per gli organizzatori, anzi, se io (e mi auguro anche altri colleghi, ma temo che rimarrò la solita mosca bianca) darò forfait dopo aver espresso in questo post quello che penso del loro modo di fare… Ma sono sicuro che qualche “collega” avrà già provveduto a segnalare loro quello che ho scritto

  23. Caro Franco, capisco perfettamente: egoisticamente a me interessa avere il parere pulito di persone competenti e serie… ecco tutto.

  24. totalmente d’accordo con quanto ha scritto stefano tesi il 29 dicembre ore 23.08:
    Chi invita un professionista deve accollarsi l’onere (e anche l’onore) delle spese.
    Diversamente è se uno si presenta spontaneamente ad un evento.

  25. ho rimirato le stelle come da Lei consigliato. Sempre più belle… Guardando verso la Terra ho invece visto sempre lo stesso livore e frustrazione. Perchè ogni tanto non alza lo sguardo anche Lei verso cose meno squallide e insulse? Forse si accorgerebbe che esistono cose più importanti della propria vanagloria … e prenderebbe le misure della nostra relativa importanza. Che il 2011 lo renda più sereno verso se stesso! Mi scusi se ho usato parole forse troppo difficili…

    • non ha usato parole “difficili” Enzo, solo parole inutili e fuori posto. Lo squallore, l’insulsaggine, la vanagloria sono tutte nella sua assai fervida immaginazione… E poi, se il panorama che trova qui é così insoddisfacente, perché continua a tornare a rimirarlo e non se ne rimane tra le sue stelle?

  26. Filippo, la discussione è nata a proposito di un invito a una manifestazione a numero (diciamo) chiuso, in cui novero dei partecipanti è cioè limitato sia per posti disponibili che per capacità finanziaria dell’organizzatore. Chi invita è sempre libero di chiamare chi vuole. Scegliere non è solo opportuno, è indispensabile. Scegliere però non vuol dire chiamare solo i più importanti, o prestigiosi, etc e nemmeno i più compiacenti o malleabili. Significa invece fare una selezione nell’interesse della manifestazione, calibrando vari aspetti e tenendo conto – come giustamente dice Silvana – di che cos’è l’informazione. Compresi i rimborsi spese. Chiamare “a peso” o “a numero” non ha senso per nessuno: è controproducente e, se lo suggerisce un ufficio stampa, è professionalmente sbagliato. Le grandi manifestazioni tipo Vinitaly sono un’altra cosa (e comunque fino a qualche anno fa i giornalisti erano normalmente ospitati in hotel 2/3 notti), lì può accedere chiunque, se chiede e ottiene l’accredito.
    Dissento del tutto con te sulla vecchia, presunta contrapposizione tra giornalisti e blogger. L’informazione professionale la fanno i giornalisti, cioè coloro che hanno la qualifica e la responsabilità per farla. Punto. La possono fare via radio, tv, internet, carta stampata o blog, ma sempre di giornalisti si tratta (e da tali vanno trattati, anche nel male s’intente). Se un blogger vuol fare informazione (cosa non solo leggittima ma spesso opportuna, visto che ci sono blogger che sono potenzialmente ottimi giornalisti), basta che si iscriva all’albo dei giornalisti, così potrà operare legittimamente e responsabilmente, che problema c’è? Il mistero è casomai perchè non lo facciano.
    Anche sulla questione del “tutto dovuto” e del “pagare” bisogna intendersi. Chiunque faccia qualcosa per professione va pagato. Un professionista campa ed è responsabile del proprio lavoro, ovvio che debba fare il conto dei costi che sostiene. Chi invece è un hobbista, per coltivare la propria passione paga. I calciatori di serie A e B sono pagati, io invece quando gioco a calcetto devo perfino pagare il campo. Chiaro che se qualcuno fa il giornalista o il blogger per hobby, e quindi vive di altri redditi, sarà disposto anche a rimetterci pur di partecipare a certi eventi. Ma il professionista, no. Se mi invitano a una manifestazione e io accetto l’invito, già regalo agli organizzatori il mio tempo (che ho il dovere di utilizzare seriamente, non per cazzeggiare o scroccare a vuoto, è ovvio), non si può pretendere che regali pure la benzina, l’autostrada, l’albergo. E se lo faccio è perchè decido io di farlo, non perchè sia da parte mia “dovuto”. Lo so bene che c’è gente (colleghi veri o presunti: li conosciamo tutti) disposta invece a qualunque sacrificio pur di “esserci”, ma ciò è appunto la riprova della loro scarsa o inesistente professionalità.
    Quello della “passione” è poi un falso metro di giudizio. Scrivere per mestiere è spesso molto meno bello e appassionante che farlo per piacere, ma è appunto una professione. Un lavoro che richiede passione proprio perchè è anche sacrificio. Scrivere, sebbene appassionatamente, per passatempo è invece tutta un’altra cosa: ti puoi occupare di quello che vuoi, se vuoi, quando vuoi, come vuoi. Hai una responsabilità personale, non pubblica. Un privilegio precluso ai professionisti. Non hai obblighi, non hai autorità o superiori a cui rendere conto, non hai norme deontologiche, non hai scadenze, non hai bilanci economici a professionali da far tornare. Ti assicuro che è un altro mondo. E che per “reggerlo” di passione ce ne vuole proprio tanta.
    Auguri a te e a tutti di buon anno.
    Ciao, Stefano.

  27. Tornando al succo del problema, mi permetto di riassumere il “terribile” affronto di lesa maestà:

    A) Si organizza una degustazione, ma si hanno a disposizione solo i soldi per invitare dieci persone (purtroppo non tutti quelli che hanno voglia di fare hanno anche i quattrini da sperperare).

    B) Vi sono venti “luminari” del vino, tutti ugualmenti degni dell’invito.

    C) Come poter fare la selezione?

    1) Si invitano solo i più alti
    2) Si invitano solo quelli che hanno un numero di scarpa superiore al 40
    3) Si invitano solo quelli che sanno il dialetto lombardo
    4) Si invitano solo quelli che tengono di più all’invito e rispondono per primi.

    Io, povero ignorante del mondo articolato e complesso del vino, sceglierei il numero (4) e mi sembrerebbe il più onesto e logico (purtroppo sono un povero laureato in matematica e ho grosse tare intellettuali)

    Non penserei di aver commesso “sgarbi” terrificanti.

    Vi sarebbe anche un’altra possibilità: prospettare la soluzione migliore (la (4)) e sperare che qualcuno soffra di lesa maestà e si ritiri dalla competizione.

    Chissà se su Marte fanno così?

    E ricordiamoci che:
    “adulare è misero, ma ancor peggio gioirne” (Johannes K. Storheim)

  28. cara Silvana…beata lei che è perfetta e non commette mai refusi. Io ho solo scritto due libri, pubblicati senza pagare una lira. A volte, riesco a non sbagliare… e lei?

  29. caro Ziliani,
    questo blog dovrebbe essere libero di essere letto e di essere commentato. O sbaglio? Oppure è ammesso solo chi adula incondizionamente. Io non ho insultato nessuno e esprimo solo opinioni. Magari a qualche lettore (che non scrive per paura di essere violentato con il potere delle parole di Silvana, famosa scrittrice internazionale) potrebbe far piacere leggere qualcosa di contro corrente. Oppure vuole solo una nicchia di adulazione spassionata? Se è così, lo dica chiaramente. Io le stelle le guardo come e quando voglio, ma riesco anche a divertirmi qui… In fondo, a volte, è piacevole vedere le miserie di questo mondo… anche senza accendere la TV.

    • può anche rimirare le miserie senza per forza dover accendere il p.c. Enzo. Può immergersi nella lettura di qualche libro: mi viene in mente un romanzo di Michael Ende, che potrebbe fare al caso suo…

  30. non ha però risposto al mio riassunto sulla tragica vicenda capitatale… Stia tranquillo: ho anche il tempo di leggere i libri e di scriverli. E quando vado in giro pago senza lamentarmi… Sono in pensione e guadagno abbastanza (finché dura, ovviamente)
    Mi sa che sia finalmente capitato:
    squadretta di provincia batte Inter 2 a 0. Ne prenda atto e vedrà che vincerà la prossima volta…
    E non si prenda sempre così sul serio… avrebbe bisogno di guardare lei le stelle e di valutare quanto siamo piccoli e miserevoli…

  31. Per la passione e l’amore che ho per il vino, inteso come cultura, storia, uomini, territori, leggende, ecc., sento il dovere di esprimere meglio certe considerazioni che questa discussione ha stimolato.
    Penso che non interessino a Ziliani, ma magari a qualche lettore sì.
    Nella mia lunga vita professionale, ho girato il mondo e conosciuto persone di tutte le razze e di tutti i paesi. Un mondo di scienziati, ma non dissimile a quello che ci circonda. Cosa c’è di meglio per valutare le persone che sentirli parlare delle proprie ricerche nei congressi? Si capisce subito cosa sta dietro alla facciata e qual’è il carattere del relatore.
    Purtropppo, anche lì, vi sono molti personaggi che, malgrado dovrebbero sentirsi appagati e “arrivati” (parlo anche di premi Nobel), dimostrano invece un bisogno impellente di dimostrare, di far sapere quanto sono bravi, di imporre le proprie visioni. E’ facile riconoscerli: cominciano molte frasi con “io” e passano più tempo a combattere le idee degli altri piuttosto che spiegare le proprie. Ne ho sempre avuto abbastanza antipatia, ma anche un po’ di compassione. Il loro modo di fare nasconde
    una chiara insicurezza delle proprie capacità, una latente paura di non valere ciò che cercano di imporre, e via dicendo.
    I veri esperti sono i più umili, i più pronti a ricevere prima che a dare, i più recettivi alle discussioni. Non sono tantissimi, ma ci sono.
    Tornando a noi…
    Ben vengano articoli sulle qualità di un vino, sulla storia di una famiglia contadina (li leggo sempre con piacere in quanto mi permettono di conoscere risvolti che non mi posso permettere dovendo -giustamente- pagare di tasca mia), ma non riesco a sopportare gli articoli che parlano di degustazioni in cui si dice immediatamente che -guarda caso- il presentatore, il conduttore, il “maestro” è proprio quello che ha scritto il pezzo e che rimanda immediatamente ad altri articoli da lui scritti. E nemmeno mi attirano le accuse a destra e a sinistra, solo per dimostrare di essere fuori dallo schema, un cavaliere senza macchia e senza paura.
    Purtroppo, è quello che spesso si vede su queste pagine e me ne dispiace per le capacità degustative dell’autore. Non avrebbe bisogno di mettersi sempre in mostra se veramente fosse sicuro di sè e delle proprie idee. Basterebbe scrivere di una degustazione senza usare l’io a ogni piè sospinto. Gli appassionati avrebbero ciò che vogliono anche senza DOVER sapere chi ha condotto la serata. Lo saprebbero per altre vie e avrebbero maggiore stima di chi ha avuto quel compito.
    Mi ricordo la presa di posizione contro l’etilometro, seguito da un corteo di grandi acclamazioni. Ma poi ricordo anche la ritirata immediata con promesse di agire quanto prima, senza ovviamente alcun seguito. Un vero giornalista, che ha conosciuto una possibile verità, dovrebbe continuare nella battaglia invece di ritirarsi ad accusare il Brunello, a sollevare le solite liti con altri pari grado e cosucce del genere che con il vino “vero” e la sua cultura ben poco hanno a che spartire.
    Non amo nemmeno gli adulatori che devono subito far sapere che sono d’accordo con tutto e di più. Che gridano: “Bravo, bene, bis” in qualsiasi contesto e assomigliano al pubblico del Nerone del sommo Petrolini.
    Il vino merita di più. Il vino parlato, insultato, ridotto a disputa ezibionista è squallido e inutile. Perchè non mettere il proprio talento a servizio della sua conoscenza culturale, storica, umana? Io, nel mio piccolo, ho cercato di fare questo nelle decine di articoli che ho scritto su siti piuttosto letti e conosciuti. Uso l’ironia, il sarcasmo, la passione e la semplicità. Quando parlo in prima persona è solo per prendermi in giro e non certo per voler dimostrare che sono un conoscitore (cosa che so benissimo di non essere e non me ne curo più di tanto). Non guadagno una lira a far ciò, e pensavo che chi ci vivesse sopra avesse maggiore predisposizione a fare cultura e non baruffa.
    Spero che questa breve spiegazione non contenga troppi errori di grammatica che farebbero scatenare la potenza delle parole. So anche che poco importerà al padrone del Blog. Ho fiducia, però, che possa interessare una minoranza di lettori che magari nel vino cercano sensazioni che vanno al di là dei profumi di violetta del Sudan.
    Ziliani, continuerò a leggere il suo blog, traendo spunti e suggerimenti nella descrizione dei vini. Ma quando l’egocentrismo e la voglia di dimostrare e di strappare applusi comandati uscirà allo scoperto, farò di tutto per metterli in evidenza.
    Sempre che sia questo il vero scopo di un blog e non solo quello di auto compiacimento…
    Per questo post, direi che ho già dato abbastanza… Buon Anno a tutti, sia pro che contro.

    • grande scrittore McEwan Silvana, non conosco questo libro, ma visto il tema trattato penso che non mancherò di leggerlo…
      Comunque anche il libro di Michael Ende che consigliavo non é niente male

  32. Mi rassegno allo status maritale di Tesi.

    Ciò premesso, a Enzo: fra me e Franco c’è molto, ma non tutto. Ad esempio non c’è l’adulazione, sostantivo astratto di cui a Marte non conosciamo il significato. Anzi talora è accaduto che la pensassimo diversamente e ce lo siamo detti e anche incazzati un po’. Fine.
    Lei scrive cose sensate, a mio parere. Possono essere condivise oppure no.
    Le spiego due cose su Marte: io (uso il pronome io, anch’io, uso io… peggio sarebbe se usassi il noi al posto dell’io) sono emigrata un paio d’anni fa, non alla ricerca di fortuna ma per disperazione.
    Come scrive (l’amato) Tesi, una cosa è fare il giornalista e l’altro è dilettarsi di bello scrivere. Il primo lo fa per gli altri, ha un compito, deve comunicare qualcosa di concreto, ha un’etica professionale alla quale rispondere, fornisce garanzie di veridicità e obiettività, l’altro può narrare di elfi, gnomi, folletti e fate, dando forma scritta alla propria immaginazione. Lo fa per sé. Il problema è che negli ultimi anni s’è persa memoria del detto “a ognuno il suo” e chiunque sia in grado di leggere e scrivere ritiene di essere talora giornalista, talora poeta, talora scrittore.
    Ho letto da qualche parte la seguente metafora relativa al mondo giornalistico: una cosa è avere la patenta B, un’altra fare il tassista.
    La sviluppo, magari un po’ pedestramente.
    Il giornalista è il tassista dell’informazione, quello che porta la notizia dal fatto accaduto al lettore. Gli altri guidano per i fatti propri.
    Il tassista si fa pagare, ha un tassametro. La notizia sale in auto e qualcuno, a monte o a valle, finanzia il carburante, l’uso del mezzo e la perizia di guida.
    Chi va in ufficio, a far la spesa o a portare i figli a scuola con l’auto, non si fa pagare dal capoufficio, dall’ortolano o dalla maestra.
    Il tassista è una figura professionale.
    Il giornalista pure.
    La signora che va a comperare il sedano, no.
    Fin qui tutto lineare.
    L’affare s’ingarbuglia appunto perchè s’è perso il “a ciascuno il suo”.
    Lei s’affiderebbe a un idraulico per l’estrazione di un molare?
    Pagherebbe un ciabattino per un taglio di capelli?
    Arruolerebbe un ingegnere astofisico per la pulizia dei vetri di casa?
    Ovviamente, no.
    Negli ultimi anni, invece, accade che chiunque si autonomini o venga nominato dall’oggi al domani “comunicatore, informatore, ufficio stampa, giornalista”. Equivale ad aver assoldato la casalinga, quella del sedano, perchè componga un trattato sulla fisica quantistica. Operazione inutile, perdita di soldi… pochi soldi, perchè la casalinga, in quanto tale, si farà pagare poco, del resto, che ne sa della fisica dei quanti?
    Il gregge di giochards, i “giornalisti” (fra virgolette, sottolineo) – clochards che anela all’invito, alla cena, al pernottamento, alla vacanza, intanto s’è ingrossato. Oltre alla categoria Professionisti e Pubblicisti andrebbe introdotta ormai la categoria degli Invisibili, i nostri Invisibili, che prestano la loro penna per due soldi, un maialino al forno e un materasso in B&B. Penna che tesse lodi, sempre, immancabilmente. E ha creato la confusione da cui scaturiscono inviti un tanto al chilo, confusione intesa come perdita di dignità per tutta una categoria di persone che lavorano o cercano (sempre più con fatica) di lavorare professionalmente.
    Per cui io (io), preferisco star su Marte.
    Many Kisses!
    Brisky 🙂
    P.S.: ho assunto un tono troppo serio…cercherò di rimediare prossimamente.

  33. Ho letto praticamente tutto IMcE, ma ho iniziato “Solar” con qualche scetticismo.
    Poi è volato. Il protagonista è uno scienziato – un Premio Nobel – e il tema è l’energia alternativa. Detto così non è niente di che, ma il professore di cui si narra è tutto da scoprire.
    …sorseggiando qualcosa di buono.

  34. cara Silvana conoscerà allora molto bene il GW e il fatto che sia una grande cavolata. Di scienziati, di scrittori e di giornalisti pieni di boria (e che non rispondono a richieste di chiarimento sull’etilometro e sulle idee della soluzione al terribile affronto) ce ne sono molti! Tuttavia Solar usa l’ironia, cosa poco nota in questo sito, direi…

  35. Ricambio gli Auguri, Stefano!!! Tutto bene in famiglia? Come va con la moglie? Niente noia, routine, banale quotidianità, quella stanchezza di gesti ripetuti, le bollette da pagare, il parentado, le solite cose?
    Auguri anche alla moglie… Marte è lontano 😉
    Brisky

  36. Cara Briscola,
    in casa tutto bene, grazie. Moglie compresa che, informata da Franco, contraccambia gli auguri. Ma un’altra intemerata come quella sopra, condita con la parabola del tassista, e io chiedo il divorzio. Dopodichè, tempi giudiziari permettendo, il 31 dicembre 2011 se ne potrebbe riparlare.
    Nell’attesa, buon San Silvestro (ammesso che su Marte ci siano gli stessi santi)!
    Stefano.

  37. cara briscola (ma perchè ha paura di usare il suo nome?),
    le sue parole sono perfettamente condivisibili e le approvo in linea di massima. Tuttavia, cosa c’entra tutto questo con il sistema egocentrico, aggressivo verso chi non la pensa come lui, pieno di voglia di dimostrare chi è, l’uso continuo di “io ho presentato, io ho diretto, io ho descritto, ecc., ecc.”? Un buon giornalista dimostra con i fatti e non con l’auto glorificazione o con le schiere di adulatori (magari non lei). Io di Marte me ne intendo parecchio, ma non ho mai visto marziani così pieni di arie (forse perchè l’atmosfera è molto rarefatta)…

  38. Caro Franco, ti ringrazio di esserti proposto da intermediario.
    Alla Dany (così, dai, amichevolmente, da famiglia allargata… facciamo i moderni!) puoi dire quanto segue: ho parlato di matrimonio, ma era un’iperbole, tranqui. Non oserei mai scardinare un’unione consacrata.
    All’amato Stefano: quello che ho scritto nelle precedenti righe ha un solo scopo, cioè quello di non sollevare sospetti. Vero che non scardinerei mai il sacro, ma esiste tutta una serie di variabili profane, qui, su Marte. Procediamo pure. Va benissimo il 31 dicembre, ho anch’io ho qualcosina da sistemare nel frattempo.
    A tutti: qui non festeggiamo San Silvestro, l’anno nuovo da noi inizia fra 14 anni dei vostri. Però siamo democratici e tolleranti e vi auguriamo i migliori auguri, come si usa adesso. I peggiori auguri li teniamo per eventuali occorrenze.
    Many Kisses!
    Brisky 🙂
    P.S.: sono stata abbastanza oca? Ho ripreso la mia identità marziana?
    P.P.S.: auguri, Enzo!

    • Briscola carissima, ma l’hai mai visto il Tesi? Simpatico ragazzo, interista tra l’altro e sufficientemente “politicamente scorretto”, ma non mi sembra – io m’intendo un po’ più, non tanto, di donne – il tipo da perderci la trebisonda…
      p.s. un modo spero simpatico per dirti che sono un po’ geloso per questa tua dichiarazione d’amour passion per lui… 🙂

  39. Toh, non avrei mai creduto di finire l’anno come protagonista di una love-soap&wine-opera 🙂
    Ma, sai, Franco, sulla tendenza politica e calcistica si soprassiede, in certi momenti.
    Fisicamente non so, visto soltanto in foto. Mi pare a posto… Anche il capello pepe&sale, che fa tanto George, ha il suo peso e conquista.
    Lo sai, caro amico mio, che io dichiaro a destra e a manca, ma il mio cuore batte soltanto in un senso: il tuo.
    Ti ho mai detto che mi chiamano Pinocchia?
    Ocio che adesso interviene qualcuno a dirci che abbiamo deviato dal tema, come se non lo sapessimo…
    Per Enzo: mi scusi, ma leggo le domande con riferimenti a Marte poco alla volta, quindi non riesco ad essere pronta nella risposta. Inoltre sono anche innamorata, come si evince, quindi comprenderà la mia vaghezza. Non mi firmo con il mio nome perchè altrimenti che personaggio sarei? Diventerei una persona (quale sono!!! 🙂 ) e non potrei più raccontare le mie storie marziane, nessuno mi prenderebbe sul serio! In che senso Lei s’intende di Marte?
    Brisky 🙂
    P.S.: fra poco vado a cena, ma poi leggo, neh, leggo…

    • buona cena Briscola, chiudo anch’io che ho un grande Barolo che mi aspetta…
      Ci risentiamo dopo o l’anno prossimo e vedrai che troverai/troveremo puntualmente posta: oggi qualcuno (chi?) ha deciso di prendersela con noi, anzi con me… Ha ancora poche ore di tempo per “esprimersi”: dal nuovo anno… hai letto il mio proponimento?

  40. Ho letto. E’ legittimo. Però io penso che non tutto il male vien per nuocere. A volte, basta parlarsi… e via via i preconcetti crollano. Forse anche questo è un augurio, chissà.
    Brisky 🙂

  41. cara Briscola,
    capisco benissimo la sua visione leggermente distorta della realtà terrestre. Tuttavia, se posso darle un consiglio, l’inviterei a volgere il suo sguardo verso altri mondi, sicuramente altrettanto interessanti oltre che popolati da creature veramente aliene. Ultimamente ho fatto un viaggetto su Epsilon Eridani e devo dirle che è stato veramente istruttivo! Altro che Marte o la Terra.
    Pensi, anche il quel luogo si usano i blog, ovviamente inseriti per fare discussione e per sentire pareri. Tuttavia, sono mostruosamente diversi dai nostri! I curatori dei blog non penserebbero mai di eliminare i messaggi che vanno contro le idee del signore padrone. No, no, anzi, li stimolano e se ne avvantaggiano. Forse, in questo, sono molto favoriti perchè da loro non esiste la prima persona singolare… E vi è anche una cosa a noi del tutto sconosciuta: la capacità di ascoltare e di controbattere senza insultare! Non pensava certo che esistessero mondi così alieni, vero? Lei che può, pianifichi un viaggetto fuori dal nostro misero Sistema Solare e vedrà che ne sarà felicemente sorpresa. Ah…dimenticavo! Non solo ascoltano in quel mondo così anomalo, ma rispondono anche alle domande… In altre parole, non costruisco blog per mettersi in mostra ma per scambio di opinioni. Se no, dicono loro, perchè aprire un blog? Su, su, non si spaventi troppo. Vedrà che si adatterà in fretta a quello che lassù chiamano con una parola da noi sconosciuta e che io ho cercato di tradurre in “Democrazia” e “Umiltà Culturale”.

    • ultimo “sfogo” concesso, dopodiché, lo chiami pure censura o come diavolo vuole, entrerà in gioco il “proponimento” di fine anno: non dare parola e concedere inutili attenzioni ai “fafiuché”, come li chiamava Giacomo Bologna.
      O si cambia registro e tono o il cestino…

  42. Grazie, Enzo, per l’informazione sui mondi altri 🙂
    Se posso fare un po’ il Salomone della situazione, penso che l’uso del pronome non sia immediato sinonino di egocentrismo o “tirannia” intellettuale. Il blog è una strana dimensione, dove è facile malinterpretare il non detto… la parola accompagnata da un sorriso è diversa da una manciata di pixel.
    Dai pixel, il sorriso nemmeno si intuisce (io l’ho intuito, spero di non sbagliarmi).
    Magari scrivetevi, fuori dal blog…
    Franco non è un “tiranno” né un egocentrico. Ha una sua, forte, personalità. Ma questo, credo che ne convenga con me, non è un difetto.
    Anche Lei, mi pare, ne è ben dotato.
    Buon Anno da Marte (qui è comunque bellissimo!!!)
    Brisky 🙂

  43. evviva la democrazia deil blog di Ziliani: O con me o fuori… mi ricorda qualcuno che lei voterà sicuramente… Bravo, bravo: che bellò costruire qualcosa per dire solo “Come sono bravo!”…. Complimenti e buona fortuna, lei sì che è un vero giornalista…. ah ah ah…

    • la informo che da ora in poi i suoi interventi verranno puntualmente cestinati. Non si prenda nemmeno la briga di scriverli e di inviarmeli. Si rivolga, anche per raccontare le cose farneticanti cui accenna in un commento che ho già cestinato, altrove e faccia quello che vuole… Auguri e che le stelle siano con lei

  44. cara Briscola,
    sempre che mi legga, dati i proponimenti poco “democratici” del nostro. Il pronome personale può essere usato in vari modi, ne convengo, ma quando vuole introdurre sempre e solo ciò che si è fatto di unico, meraviglioso, strabiliante e -ovviamente- giusto, può anche venire a noia. Esistono anche altri pronomi. Come lei dimostra, il blog può e dovrebbe essere sede di ironia e di partecipazione. Le parole restano sempre tali, anche se -come lei – preferisco quelle scritte su una pagina stampata. Io (lo uso spesso a favore e – soprattutto – contro) scrivo sempre su quel binario e le risposte degli amici e non solo mi fanno capire che capiscono. Basta accettare e comprendere, abbassandosi ai livelli degli altri e pensare che non si è il solo giudice. Non è complicato e si vive molto meglio, senza livori e attacchi continui. tempo fa, lei è sicuramente giovane e non ricorderà, Nanni Loy aveva inventato un fiore particolare “il rododentro”. Su epsilon eridani non cresce, ma sulla Terra sì. Non so su Marte…
    per finire: forte carattere vuol dire molte cose. Raramente aggressività gratuita e poca sicurezza in se stessi…
    Vi è sempre un lato positivo anche nelle cose terra-terra e la sua conoscenza è uno di questi. Mi piacerebbe leggesse i miei scherzi che appaiono su tigullioVino e su Acquabuona, un mix di ironia, fantasia, auto presa in giro del mio mestiere e di me stesso, e magari un po’ di verità. magari, un giorno, si potrebbe scrivere qualcosa su Coriolis o altre meraviglie dei nostri mondi alieni…
    A presto e Buon Anno Hyggtforg (Briscola in marziano…è vero???)

  45. caro Ziliani,
    lascio a lei la decisione; il blog è sua proprietà e lo può gestire come vuole. Sicuramente non interverrò nelle baruffe inutili sui disciplinari, sulle accuse a uno a all’altro, sulle elezioni dei vari organismi. Tutto ciò con il vino che apprezzo io ha poco a che fare. So i miei limiti e mi accontento di scherzarci sopra e cercare di valorizzare i grandi valori della cultura e delle persone del nettare di Dioniso. Interverrò a favore se descriverà un vino che mi piace (uso l’io perchè il vino è cosa estremamente soggettiva come lei mi insegna e anche le guide dimostrano…). Se parlerà, invece, di degustazioni in cui -guarda caso- lei è stato il trascinatore (e lo vuole fare sapere subito)o di terribili (ma normalissimi) “sgarbi” di cui è stata vittima la sua augusta persona, cercherò di metterlo in evidenza con il mio stile, che non è mai insulto, ma sarcasmo e ironia. E magari proverei a chiederle delle risposte precise, che lei spesso e volentieri preferisce non dare, passando agli insulti..
    In questi casi, mi cestini pure (lo farò comunque sapere allegando ciò che è stato cestinato). Nascondere il capo sotto la terra o fare come le celebri scimmiette è molto comodo, ma sintomo non perfetto di carattere forte e deciso. Il rododentro è fiore sempre attuale sulla Terra…

    • ………………………………………………………………………………………………???
      da laico convinto ho fatto il mio “fioretto” per il 2011: provare a sopportare le petulanti attenzioni di qualche “fafiuché”. Penso sia comunque più utile e istruttivo pubblicare i loro “sfoghi” a meno che non scadano nella diffamazione, magari se ci riesco senza replicare, che cestinarli…

  46. Leggo e pubblico la definizione:
    Fafiuchè: un antico modo piemontese per definire coloro che fanno cose tanto strane da far nevicare, i bambini troppo vivaci, i giocosi perditempo, i tipi un poco strani, i leggeri, coloro che raccontano storie lontane, persone a cui piace sorridere e non prendersi troppo sul serio.
    magnifico Ziliani: sono proprio così e la ringrazio per il paragone. Per lei, forse, è un insulto, per me un complimento. Modi diversi di vedere la vita e di gioirne i risvolti più segreti. Purtroppo, temo che non riesca a capire… Così va il mondo di oggi…

  47. Voglio approfittare di questo tranquillo pomeriggio di Capodanno per fare gli auguri a tutti i lettori di Vino al Vino, oltre ovviamente a Franco Ziliani. 🙂
    Voglio anche cogliere l’occasione per fare a tutti, me compreso, gli auguri più importanti: ho l’impressione che ogni anno che passa si sorrida meno, e per tante ragioni (non ultima, quella di avere ogni anno…un anno in più…!), ed è un vero peccato, perché qualcuno tempo fa diceva che “l’ottimismo è il sale della vita”, e io aggiungo come condimento l’ironia e la leggerezza di fronte a questioni che certamente non sono di vita o di morte…
    L’augurio per tutti noi è di riuscire a vivere il 2011 “da comici” (non da buffoni, che è tutta un’altra cosa…). Sono convinto che il comico sia la persona più seria di tutte, e non credo di essere il solo a pensarlo… Buon 2011 🙂

  48. caro Paolo,
    sono perfettamente d’accordo con lei! Cerchiamo di essere un po’ tutti molto più “Fafiuchè”. Cosa ci sarebbe di più bello del sognare o far sognare che in pieno agosto possa cadere la neve? Non si vive soltanto di rancori, ripicche, ritorsioni, lamentele. Sono sole foglie al vento. Meglio lasciarle cadere e pensare con allegria (finché si può).
    Felice e ironico anno anche a lei…

  49. Per Enzo: questa fuga di notizie mi preoccupa. Chi gliel’ha detto che il mio nome quassù è Hyggtforg ???? 🙂
    La leggerei volentieri, se soltanto sapessi chi leggere. Puo’ eventualmente comunicarmelo alla mia mail briscola2011@hotmail.it.
    Per Franco: baci di buon… Buon.
    Brisky 🙂

  50. Mi associo all’augurio di Paolo Boldrini@.
    Nella speranza che un ‘filo’ di ottimismo, ci guidi nell’attraversamento di un anno che non può essere facile (penso al nostro debito pubblico, ahimé) e che voglio affrontare mettendo in pratica quello che più amo nel mio prossimo. Prosit!

  51. Grazie, Paolo scritto da Federico, ma non merito tanto: i miei commenti nascono da soli, vengono fuori già con le parole.
    Brisky 🙂

  52. Noi a Marte pensiamo che se fossimo in quelli che hanno mandato l’invito di cui all’oggetto, 80 milioni di righe sopra, inviteremmo all’evento esclusivamente noi che abbiamo scritto 80 milioni di righe sotto… Ma dove li trovano degli altri così, capaci di parlare di non si sa dove né si sa cosa per tutto questo tempo?
    Brisky 🙂

  53. Grandiosa Briscola!
    Sempre per rimanere in tema (cioè Off-Topic 😉 )Ieri sera a “Che tempo che fa” su Raitre mi sono gustato il grande Antonio Albanese, straordinario anche nelle vesti del mitico “sommelier”…

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