E’ la crisi bellezza: ed il Barolo finisce sullo scaffale a 4,99 euro…

Avviso ai lettori (di bocca buona) che nel periodo che intercorre tra oggi, 20 dicembre e l’ultimo giorno del 2010 vogliono portarsi in tavola una bottiglia di Barolo spendendo tra 4,99 e 5,90 euro.
Non vi sto prendendo in giro, chissà quante ne vedremo di cose del genere anche nel 2011, perché se vi recherete nel periodo sopra indicato in uno dei punti vendita (presenti in provincia di Bergamo, Lecco, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Varese della catena dei supermercati Pellicano (Gruppo Lombardini) potrete aggiudicarvi una buta del Barolo La Cacciatora della casa vinicola Caldirola di Missaglia (Lecco) pagandola quello che avreste pensato di spendere per un Prosecco, un Chianti generico, un Cava spagnolo.
In altre parole 5,90 euro nella catena dei supermercati, mentre negli ipermercati Pellicano il Barolo vi verrà via nientemeno che a 4,99.
Non serve a nulla scandalizzarsi, inca…volarsi, come ho fatto io, per la vera e propria svendita che dell’immagine di un vino cult e simbolo come il Barolo in questo modo viene fatta.
I conti tornano, visto che quest’estate il Barolo si vendeva sfuso a meno di 3 euro al litro, e sulla quantità una grossa azienda come la Caldirola ha i suoi margini.
Non sarà di certo un Monprivato o un Vigna Rionda, un Bricco di Sarmassa, un Monvigliero, un Ginestra Vigna Casa Maté, un Brunate-Le Coste, ma potrebbe essere anche un prodotto dignitoso, visto che a svendere sono stati anche fior di piccoli produttori in difficoltà, spaventati dalla quantità di vino invenduto in cantina mentre si avvicinava la nuova vendemmia.

E’ tristissimo trovare sullo scaffale “il Re dei vini ed il vino dei re” a stracciatissimi prezzi di saldo, ma siamo in un regime di libero mercato ed è ancora la legge della domanda e dell’offerta a determinare i prezzi.
Inutile piangere o stracciarsi le vesti: parafrasando Bogart “è la crisi, bellezza. E tu non ci puoi fare niente. Niente”…

0 pensieri su “E’ la crisi bellezza: ed il Barolo finisce sullo scaffale a 4,99 euro…

  1. E allora caro Franco, valeva davvero la pena arrabbiarsi con Farinetti per il suo Già venduto a poco meno di dieci euro?
    .
    Non dovresti considerare molto più distruttivo per quel comprensorio questa svendita?
    .
    Chissà se adesso i Produttori di Serralunga forse avranno finalmente finito l’opera di limatura ed avranno al proprio interno concordato il testo da inviarti contro il Già, dovranno rimetter mano al testo e rimandartelo emendato…..se non ora, quando?
    .
    Ciao

    • aspetta e spera Luciano… Mi hanno annunciato l’invio venerdì… forse arriva a piedi da Serralunga d’Alba la loro “presa di posizione”…
      Certo che valeva arrabbiarsi per il Già di Farinetti! Anzi, ti dirò di più, quella pubblicità mi fa inca…volare molto di più di questo Barolo piccolo piccolo a prezzi di saldo…

  2. Ci siamo incontrati in Altamura (Vini di Radici). Abbiamo avuto due mesi fa, una proposta da un azienda agricola piemontese per un Barolo 2006 a prezzo 5,5 €. Abbiamo acquisito 1800 bottiglie di vino è unanime nelle sue qualità. Il giornalista Patrick Fievez ha elogiato in un settimanale nazionale. Come quello che, il prezzo del Barolo è sopravvalutato e molti piccoli produttori stanno soffrendo a causa Barolo vendere più di 20 € è diventato difficile. Un’esperienza che merita riflessione ….

  3. Bisogna anche capire se non stiamo parlando di un prezzo “civetta”…. Il Barolo in poco più di 3 mesi ha recuperato il 20/25% oggi viene venduto sfuso a € 4.20-4.50…. ciò dovuto allo svuotamento senza criterio avuto in estate da tantissime piccole cantine. Qualcuno è riuscito ad accaparrarsene un bel pò e questi sono i risultati!!!!

  4. Mah, secondo me invece il Già è un prodotto altro rispetto al nobilissimo ed amatissimo barolo, quindi anche da un punto di vista diametralmente opposto al tuo credo non vada a scalfire niente, anzi, potrebbe fungere da traino, ma non voglio riaprire la discussione, tanto sappiamo come la pensiamo.
    .
    Vedere, trovare, invece, un barolo a pochi spiccioli secondo me crea un danno terribile a tutto il comprensorio ed ai produttori in primis.
    .
    Sabato a pranzo ho stappato un Barolo Riserva 1967 di Prunotto (bottiglia serie G 500683); giuro, mi sono emozionato e commosso. Colore del nebbiolo d’annata ancora più integro di quanto mi aspettassi. Si capisce che è un vino con qualche anno sulle spalle, diciamo 20. Invece son 43 !!! Al naso inizialmente c’è qualche puzzetta che con il tempo svanisce. In bocca ha ancora una sufficente freschezza, per una bocca, seppur imperfetta, di grande bevibilità ed integrità. Più passa il tempo e più migliora. Capita un amico neo appassionato e glielo faccio assaggiare, quando legge l’annata impallidisce. Telefono ad un altro amico, gli dico di passare, capisce che deve assaggiare qualcosa e si precipita. Anche lui rimane impressionato. Nulla da dire, una grande bottiglia. Da ricordare !!! Questo è il barolo che vogliamo !!!!
    .
    Ciao

  5. Vedo che scrivono barolo(così)Già(così. Ma Per rispetto
    alla Terra di Langa,alla tradizione ed alla sua storia,
    io scriverei così NEBBIOLO,BAROLO,già,sono d’altri tempi

  6. questo prezzo e’ un’offesa, cosi’ come lo e’ vendere un Barolo piu’ di 25/ 30 euro…..il prezzo ideale dovrebbe esser compreso tra i 20 ed i 30…..

    • sono d’accordo sullo scandalizzarsi, relativamente, per il Barolo a 5 euro. Non sono invece d’accordo nel fissare il “prezzo ideale” del Barolo tra 20 e 30 euro. In quella fascia ci sono fior di vini di produttori che mi sono particolarmente cari, ma ci sono anche vari altri importanti Barolo che costano di più, spesso con piena giustificazione. Se il mercato li sostiene, se ci sono persone disposte a spendere 50-60 e più euro per aggiudicarseli, come dimostra lo storico caso di Gaja, o del Monfortino, hanno pienamente ragione ad uscire al prezzo, anche altissimo, ai quali escono sul mercato

  7. Come è triste vedere svenduto il Barolo, che è una delle punte di diamante dell’enologia Italica, fa chiedersi a come se la passino le altre denominazioni, considerando anche che Barolo non a una produzione numericamente grande, ciò nella leggi di mercato dovrebbe far alzare il prezzo…

  8. sul prezzo del barolo o di qualsiasi altro vino il discorso sarebbe molto,troppo lungo, due punti però vale la pena sottolineare:
    1)svendere un prodotto non serve a niente e a nessuno, capisco i problemi legati al dover assolutamente rientrare dei costi di produzione, ma credo che prima di svendere si possano fare altre politiche commerciali come per esempio allargare il mercato o cercare di fare offerte al fine di fidelizzare maggiormente quelli che sono già clienti affezionati alla cantina, sicuramente non svenderlo al litro sfruttando la denominazione (lo declasso e lo vendo come vino da tavola per esempio)
    2)concordo col sig. Ziliani che se qualcuno è disposto a pagare certe cifre per un vino perchè non “accontentarlo”, però questa cosa deve essere attentamente valutata dal produttore, non è che perchè un vino è un barolo lo posso vendere allo stesso prezzo di chi ha già storia, mercato, qualità.
    ognuno deve valutare attentamente il proprio prodotto, non svenderlo per amor proprio, ma nemmeno sopravvalutarlo!

  9. In Polonia una catena di supermercati o meglio discount (portoghese del resto) ha offerto quest’estate il Barolo Morando 2005 a 7,50EUR (ved. il mio articolo qua: http://blogi.magazynwino.pl/bonkowski/2010/07/12/falszywe-okazje/). Avevo chiesto un commento sulla sua autenticita’ o meno ad una dozina di produttori langaroli; tutti hanno confermato che si trattava di un Barolo genuino appunto “svenduto” (l’unico a non avermi risposto e’ stato il Consorzio del Barolo al quale chiedevo se tal prodotto era affatto registrato).
    La cosa piu’ triste e’ che dopo un mese il discount polacco ha dovuto ancora abbassare il prezzo a 6EUR per poter sbarazzarsi dell’ “ottimo” prodotto. Ecco le conseguenze dello svendimento.

  10. Come al solito siamo alle solite…
    Tutti che si lamentano, prezzi impazziti, politiche di riguardo nessuna, anzi, forse politiche di non riguardo nell’interesse personale di rimanere riguardati dalle bufere mediatico-politiche.
    Non si tratta della qualità del prodotto, non l’ho assaggiato ma non credo proprio che farà schifo, almeno lo spero, si tratta di decidere che cosa vogliamo fare da grandi con le denominazioni e con il vino in Italia.
    La denominazione, come dimostrano questi fatti, a cosa serve? Cosa Garantisce, cosa rappresenta? Forse una fonte di confusione per il consumatore che non capisce che cosa compera, il nome è lo stesso! Forse un paravento per scolparsi, da parte dei produttori degli errori fatti negli ultimi anni accusando i consorzi di non fare il proprio lavoro.
    Gradirei avere una risposta da parte di qualcuno, o forse e troppo facile stare zitti o criticare e basta.

    Per intanto,, cari amici, siccome la vita è troppo breve per vivere male, stappiamoci una bella bottiglia e BUON NATALE A TUTTI ! ! !

  11. Oramai il prodotto di qualità si trova a prezzi stracciati, le cantine scavalcano i grossisti.
    Tempo a dietro i grossisti facevano il mercato senza svendere il prodotto. Mi trovo spesso a combattre con cantine che distribuiscono direttamente il Prosecco doc a meno del prezzo di costo anche a 2,50 a bott. prima erano contente dato che esistevano i venditori/grossisti che correvano e si prodigavano nell’aprire il mercato. Oggi le cantine non rispettano più il lavoro di tanti professionisti. Peccato. http://www.vino.in
    Libero mercato? O scorrettezza commercile?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *