Il ministro Galan ed il Forum Spumanti d’Italia preoccupati per la ripresa dello Champagne?

Giancarlo Galan

Ora è chiaro, ora si “spiega”, diciamo così, perché, come avevo raccontato recentemente qui, il Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, la settimana scorsa aveva deciso di sparare a zero, – leggete qui l’agenzia Agi – sullo Champagne anche se non ce n’era alcun motivo.
Ecco perché aveva parlato di “Una ‘marchetta’ insensata, non saprei chiamare altrimenti la diffusione di notizie che servono solo a danneggiare la nostra economia e a nascondere i nostri primati. Non é vero che lo Champagne scorre come un fiume in piena.
Non e’ vero anche perché da noi e nel resto del mondo ad averla vinta é lo Spumante italiano”. E affermando, come un qualsiasi propagandista del Prosecco, che “il nostro Spumante vince la sua corsa contro lo Champagne. Siamo primi nelle bollicine e, se ci fosse più sostegno da parte di Parlamento e Governo, probabilmente anche il Pil andrebbe meglio”.
Il tutto corredato dalla sottolineatura che “dalle mie parti si vendono tra Prosecco Docg di Valdobbiadene Conegliano e Prosecco Doc, cioé il Prosecco Nordestino, più di 150 milioni di bottiglie”.
E’ nervoso il nuovo crociato della “guerra santa” contro lo Champagne sotto l’insegna di un inesistente “Spumante italiano”, per il semplice motivo che, come ho scritto qui, le cose per lo Champagne in Italia sono tornate ad andare – vedremo presto i risultati definitivi – un po’ meglio di come si augurerebbe il padano-veneto Ministro, quello che su Agricoltura italiana on line, rivista telematica del Ministero, definisce testualmente “il riconoscimento della dedizione e della passione dei produttori veneti che stanno dando un contributo importante al patrimonio enologico di eccellenza del nostro Paese.
Si tratta anche di una grande occasione per qualificare ulteriormente le produzioni di questa terra a me così cara”, il riconoscimento di sette nuove denominazioni d’origine venete, che saranno pubblicati a breve sulla Gazzetta Ufficiale.
Come comunicato dal Centro Champagne per l’Italia, “gli ultimi dati disponibili confermano la tendenza positiva anche per l’Italia, con una crescita dell’8,8% nel primo semestre del 2010 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Per lo Champagne l’Italia resterà con ogni probabilità il quinto mercato al mondo a volume e il quarto a valore.
Questo nervosismo si spiega anche con un comunicato emesso in questi giorni da Luca Giavi, direttore del Forum Spumanti d’Italia, secondo il quale nel rapporto annuale 2010 del Distretto del Conegliano Valdobbiadene, il dato complessivo nei primi 3 trimestri del 2010 ha fatto registrare, secondo le rilevazioni di Ismea, una significativa diminuzione dei consumi domestici di “spumanti italiani” ed è quindi “tutta riposta nei consumi natalizi la speranza di recuperare la diminuzione della domanda interna”.
Giavi riconosce anche che seppure “il dato non è omogeneo tra le diverse denominazioni, il segnale fa comunque riflettere specie se si considera che sul mercato italiano, nel 2010, si è assistito ad una ripresa delle produzioni spumantistiche d’oltralpe, a fronte di una perdita molto pesante registrata l’anno precedente”. Ci manca che intoni il “de profundis” e saremmo a posto…

C’è poi un altro elemento che fa capire il nervosismo del Ministro e della galassia Forum Spumanti, e lo si coglie leggendo un comunicato dell’Osservatorio Economico Vini Effervescenti creato dall’amico Giampiero Comolli, di cui ho scritto qui.
Comolli definisce “stazionario” l’andamento del “mercato interno, con “tenuta del giro d’affari all’origine, un leggero calo dei volumi (- 1,4%) e del fatturato al consumo (- 1,9%)”, e di un presunto calo di Champagne cui corrisponderebbe una crescita del “metodo classico (+1,4%)”.
Insomma, mentre l’export “lancia i vini italiani con le bollicine nel firmamento degli spumanti mondiali”, con Asti e Prosecco (compreso il Valdobbiadene Conegliano Docg con circa 19 milioni di bottiglie) “bandiere tricolori” che “rappresentano il 67% delle bottiglie esportate. L’Asti presume un +10% in volumi e il Prosecco, sul mercato mondiale, con le diverse etichette Docg, Doc, Igt fa registrare un grande balzo in quantità, con circa 115 milioni di bottiglie totali vendute nell’anno e un incremento di fatturato del +15%” il mercato interno non cresce più di tanto.
Anzi, è sempre Comolli a parlare, anche in chiave di export appaiono “in forte sviluppo gli spumanti “generici” che rappresentano circa il 29% delle spedizioni totali”.
Questo mentre “i consumi generali procapite restano stazionari a 2,6 bottiglie all’anno (contro le 4,7 bottiglie in Francia e le 6,5 in Germania)”. Ma come viene da chiedersi, se con tutto il parlare che si è fatto di “spumante italiano” e di “spumanti italiani”, se con tutta la propaganda che ha visto da tempo il Ministero delle Politiche Agricole non spettatore neutrale e super partes, ma protagonista e “tifoso”, i risultati non sono poi così soddisfacenti come si pensava e si teme addirittura il “ritorno” di quello Champagne che i più beceri davano per “morto” e sepolto, allora ‘sta filastrocca dello spumante italiano non è poi così convincente come si vorrebbe!

E magari, dico solo magari, tutto quel Prosecco, Docg, Doc, Igt che si è affrettati a produrre, pensando ad una crescita dei consumi a due o tre cifre, comincia a rimanere “sul gobbo” nelle tante cantine produttrici…
Mi assale un dubbio: vuoi vedere che a furia di parlargli genericamente di “spumante italiano”, ovvero di un’entità confusa e indistinta, che non si sa bene cosa sia ed è tutto ed il contrario di tutto, quel disfattista del consumatore italico finisce con il preferirgli un prodotto dall’identità molto più forte, chiara e consolidata come lo Champagne, forte del suo fascino senza tempo?

8 pensieri su “Il ministro Galan ed il Forum Spumanti d’Italia preoccupati per la ripresa dello Champagne?

  1. Come tutti gli anni in questo periodo parte la “guerra” allo Champagne, snocciolando a suon di numeri i volumi di esportazione/importazione/produzione, pur essendo io apertamente “italianista” per quanto riguarda l’enogastronomia, trovo eccessivamente campanilistico questo continuo confronto con lo Champagne. L’altro aspetto poco piacevole è che si fa di tutta l’erba un fascio per quanto riguarda le “Bollicine” italiane, senza distinguere, fra Metodo Classico e Metodo Charmat, senza distinguere fra zone produttive, mettendo tutto in un unico calderone, con il solo scopo di assiemare un numero di bottiglie che faccia scalpore propagandistico su giornali e televisione.
    Bisogna concentrarsi maggiormente sulle nostre grandi tipicità, sulle nostre “culle” enologiche in grado di produrre grandi Spumanti, non mischiando le identità, ma valorizzando le diversità di Franciacorta, Oltrepò Pavese, Trento, Alta Langa, Prosecco di Asolo, Prosecco di Valdobbiadene.
    Percorriamo la nostra strada parallelamente allo Champagne, puntiamo all’alta qualità valorizzando le identità dei nostri territori, senza manifestare complessi di inferiorità nei confronti dello Champagne, ma semplicemente rispettandolo e stimandolo per quello che è.

    • sottoscrivo in toto Daniele: é proprio un obiettivo di questo genere alla base del mio nuovo blog, Lemillebolleblog, dove la discussione, anche su questi temi, continua. Se vuol partecipare anche lei…

  2. Pingback: Tweets that mention si galan che comolli si dimenticano del ASOLO PROSECCO DOCG SUPERIORE -- Topsy.com

  3. Buongiorno,
    non so perchè ma , viste le statistiche e i dati che giornalmente ci danno, mi viene l’ insano dubbio che questa classe politica ci stia a pijà un po’ per il c@@o…
    Come al solito d’ altronde; cercano di farci credere quello che più gli fà comodo. E sono megaignoranti in materia ; preparazione pari a zero.

  4. Lasciamo perdere le cifre di Asti e Prosecco che sono prodotti diversi, ma lo spumante italiano dov’è? Che colore ha? Dove si fa? Come si chiama?

    Provate a chiederlo ai consumatori occasionali che guardano con stupore ed incertezza sugli scaffali dei supermercati (l’enoteca più frequentata dagli italiani, n.d.r.). I più “evoluti” risponderanno Franciacorta o lo identificheranno con una marca (trentina, n.d.r.), gli altri ditemelo voi.

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