Marchesi Frescobaldi abbonati ai Top 100? Quale il segreto di cotanta puntuale presenza?

Ricevo con grande piacere da qualche tempo via mail, è sempre fonte di delizia e m’insegna a capire ancora meglio come vanno le cose del vino in Italia, la newsletter del Mondo Frescobaldi (le maiuscole sono proprio nella news letter non è una mia aggiunta) che mi fornisce notizie e aggiornamenti sull’antica (700 anni) e blasonata (sono marchesi) azienda toscana, una “famiglia fiorentina dedita da trenta generazioni alla produzione di grandi vini toscani, 5000 ettari di proprietà, oltre 1000 di vigneti, nove tenute in Toscana e una distribuzione di qualità in oltre 65 paesi del mondo”.
Un’azienda molto ambiziosa, tanto che sul proprio sito Internet dice di avere “l’’obiettivo di essere il più prestigioso produttore toscano di vino”, che, come sostiene, “crede nel rispetto del territorio, punta sull’eccellenza delle proprie uve, investe in comunicazione e nella professionalità delle risorse umane”.
Nella festosa uscita natalizia della propria newsletter questa celebre azienda, proprietaria di tenute un po’ in tutta la Toscana, e purtroppo coinvolta nello scandalo del Brunello, nell’ambito del quale, come si legge qui, “Lamberto Frescobaldi e Niccolò D’Afflitto, legale rappresentante ed enologo dell’azienda Castelgiocondo, hanno patteggiato una pena rispettivamente di tre mesi e un mese, convertiti in pena pecuniaria”, oltre che in un’altra vicenda processuale, celebra, com’è giusto che faccia, i risultati dell’edizione 2010 della classifica dei Top 100 di Wine Spectator. Che io ho definito, qui, una “eno-barzelletta”, o peggio, e loro, ovviamente, “la più attesa classifica dell’anno”.
Cosa scrivono dell’ennesima loro presenza nella TOP 100 in casa Frescobaldi? Che “incorona nell’edizione 2010 due vini del Gruppo Frescobaldi. Infatti, al 51° posto della prestigiosa classifica che segnala ogni anno i migliori cento vini del mondo troviamo Attems Pinot Grigio 2008 e al 65° Nipozzano Riserva 2007. Attems Pinot Grigio 2008 è l’unico vino bianco italiano ad essere stato inserito quest’anno nella graduatoria”. Ricordandoci inoltre che “questo è il quarto anno che Nipozzano Riserva conquista un piazzamento prestigioso nella Top 100 di Wine Spectator (già con le annate 2002, 2004 e 2005).
Un successo ora confermato nel 2010 con il millesimo 2007. E non è tutto, perché anche quest’anno Nipozzano Riserva è stato inserito nella categoria Smart Buy, di cui fanno parte i vini che si distinguono per l’ottimo rapporto qualità-prezzo”.

Prendo doverosamente atto, pur non essendo assolutamente d’accordo, come ho espresso chiaramente due anni fa, qui, sulla valutazione data da Wine Spectator al Nipozzano riserva, che chissà perché i Marchesi Frescobaldi nella loro news letter definiscono tout court solo Nipozzano, dimenticando di ricordare che è un Chianti Rufina Docg – come viene correttamente definito nella pagina dedicata del loro sito.
A mio avviso questo e altri Rufina impersonano un modello di Chianti Rufina, massiccio, super concentrato, confettura e marmellate venata di legno, privo di finezza, di eleganza, di appeal, dagli stranissimi colori fittissimi, che capisco possa piacere a Wine Spectator ma che non piace a me che quando penso ai Chianti Rufina, vini che amo molto, soprattutto in invecchiamento, ho in mente i modelli classici della Fattoria Selvapiana, le vecchie annate di Villa Bossi Marchesi Gondi, di Poggio Reale Marchesi Spalletti (ci sono anche altri marchesi nella Rufina…) e tra le aziende di più recente storia i vini prodotti nella piccola azienda Frascole da Enrico Lippi e signora.
Ad altri potrà anche piacere, come è giusto che sia, questo vino la cui composizione ampelografica dichiarata dal produttore parla di Sangiovese 90%, 10% altre (Malvasia nera, Colorino, Merlot, Cabernet Sauvignon). A me ricorda più un Super Tuscan che un Chianti Rufina…
Ciò detto, non si può non interrogarsi su una presenza così costante e fedele nella classifica dei Top 100 dell’azienda Frescobaldi. A cosa è dovuta?
Una bella risposta l’ha fornita, in un lucido commento postato su Intravino, qui, una lettrice che si firma “Nelle Nuvole”, secondo la quale “una classifica del genere vuol dire da parte del Wine Spectator: “facciamo quadrato per i nostri produttori domestici californiani, che sono quelli che finanziano la rivista e ci pagano il mutuo.
Il vino californiano é in grande sofferenza, non solo quello italiano. Per cui WS si deve dare una mossa, sono calati gli investimenti pubblicitari e rischia di andare a picco.
Diamo spazio ai grandi gruppi di importatori/distributori. Guarda caso Ruffino é importato dalla Constellation, Frescobaldi dalla Folio di Tim Mondavi e Zonin dal suo stesso gruppo che da anni dispendia molti soldi e molte energie negli USA”.

Business is business c’insegnano negli States e Wine Speculator, pardon, Wine Spectator, ne è la più compiuta testimonianza. Convincente l’ipotesi di “Delle Nuvole”, ma io credo ci sia altro.
Una sorta di segreto che i Frescobaldi (ah proposito un “uccellino” mi ha riferito che nelle discussioni sul cambio di disciplinare, ormai alle viste, del Rosso di Montalcino, loro sarebbero a favore di un nuovo Rosso, denominato Montalcino, robustamente “merlottizzato”, con qualcosa come un 25-30% di uve bordolesi, mica il 15% di cui si accontenterebbero altri grandi nomi ilcinesi…), detengono e penso, visto che credono “nel rispetto del territorio” dovrebbero mettere a disposizione di tutti i produttori italiani. Ma che dico, almeno quelli toscani.
Che ci facciano capire come funziona questa sorta di “abbonamento” ai Top 100, cosa bisogna fare, oltre a produrre vini di loro perfetto gradimento, per rendersi simpatici agli editor di turno (soprattutto ora che a Wine Spectator non c’è più quell’amicone e “compagno di merende” di Giacomino Suckling) e diventare, come loro sono, termini di riferimento imprescindibili per la rivista.
Suvvia nobili marchesi, siate democratici, non fate i monopolisti, ‘un vorrete mica essere presenti sempre voi, magari con due vini su un totale di nove come nell’edizione 2010 nella “più attesa classifica dell’anno”?
Un po’ di spazio anche ai comuni mortali suvvia, che il sangue continuano ad averlo rosso (un rosso più brillante e vivo di svariati vostri vini) e non blu come nel caso degli esponenti della vostra antica, pluricentenaria, azienda vinicola!

25 pensieri su “Marchesi Frescobaldi abbonati ai Top 100? Quale il segreto di cotanta puntuale presenza?

  1. Buongiorno Franco.
    Per orientare il mercato, bisogna padroneggiare i media, oppure possederli e quindi (alla moda di molti) far scrivere (e trasmettere) ciò che si vuole (in Italia abbiamo esempi).
    Tuttavia da qualche tempo, sul mercato si sta lentamente – ma percettibilmente – muovendo qualcosa di ‘macro’, che orienta i gusti del pubblico più colto (non necessariamente coincidente con il più abbiente); è un target che riflette (e che a cascata fa tendenza) e che si può misurare solo monitorando scientificamente dati che non pervengono dalle consuete ricerche di mercato, e men che meno dai caserecci (e troppo spesso consolatori) ‘sondaggi’ che vengono propinati in occasioni ‘corali’.
    Tutto ciò che viene fatto in campo predittivo, nel mondo del vino (quindi anche in quello toscano), a mio modesto – ma competente – avviso, è largamente inadeguato all’obiettivo di capire dove stiamo andando.
    Io continuo a non capire – e a restare stupita, data la posta in gioco (che non è ‘solo’ il mercato del vino) – perché non si proceda scientificamente; come fanno ormai da decenni fior di imprese multinazionali, ma anche nazionali.

  2. La ringrazio per avermi citato. Confermo quanto ho già scritto. Io non mi fisserei troppo su Frescobaldi, mi sembra che anche la Ruffino e Zonin (castello d’Albola)abbiano lo stesso trattamento.
    Sono gli ultimi fuochi Sucklingiani, molto ridotti rispetto agli anni passati. In più, ripeto, ci sono probabilmente anche gli interessi economici dei distributori/importatori.

    Ziliani, lei mi piace, soprattutto quando descrive con passione un vino e anche quando usa la penna per assestare qualche stoccatina. La considero un professionista onesto e preparato, a volte un poco guascone ma mai in malafede.
    Lasci perdere “gli uccellini” di Montalcino, non meritano il suo valore e il suo talento.

    • cara Nelle Nuvole (che vorrei tanto conoscere, lei mi incuriosisce e “intriga” non poco): mi creda gli uccellini di Montalcino sono bene informati e soprattutto seri e attendibili… Grazie per le belle parole, che da parte sua valgono il doppio

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  4. Ziliani é chiaro che i Frescobaldi non le stanno simpatici. Ma si può sapere cosa le hanno fatto e quali “delitti”, ovviamente enologici, imputa loro?
    Non si sta facendo prendere da una sorta di populismo, che la porta a scagliarsi contro storiche aziende come questa perché storiche, ricche, potenti, e nobili, mentre lei, alla sua non più tenera età, si perde ancora a scrivere gherminelle da “amici miei” come questo post?
    Non se la prenda, ma é questa l’impressione che dà scrivendo cose simili

    • Giuseppe, beh diciamo che non mi sono simpaticissimi, ma non ce l’ho con loro, assolutamente. Non mi piace semplicemente la loro idea del vino, buona parte dei vini che fanno, il tipo di potere che esercitano. E non é colpa mia se, ovviamente per sfortuna e malasorte, finiscono coinvolti in spiacevoli scandali del vino…
      Saranno anche degli “esimi” produttori, una casata storica, ma non riesco a considerarli, sicuramente per miei limiti, come una delle aziende simbolo della migliore Italia del vino…
      Quanto al “populismo”, credo proprio che non mi appartenga. E nemmeno, prima che mi accusi di indulgere anche a quello, una sorta di “invidia sociale”.

  5. Caro Franco, (scusi la confidenza) d’accordo sullo stile e descrizione tecnica del Nipozzano, pardon Chianti Rùfina Riserva.
    Non c’è dubbio che è un vino da molti anni (almeno dalla 2001 se non ricordo male) ruffiano e moderno, con legno in netta prevalenza e ben poco “territoriale”.
    Però voglio anche spendere una piccola lancia a favore dei Frescobaldi, in particolare sull’altro Rùfina, il Montesodi, che mantiente quella parvenza di modernismo che tanto continua a piacere agli amici di WS, ma che rimane una gran bel vino, note di sigaro, leggermente erbaceo, una bela complessità. Sicuramente il miglior vino dell’Azienda.
    Riguardo lo “scandalo” WS mai come quest’anno le nostre spende culturali sono cosi distanti. Insomma per noi europei sembra giunto il momento di difendere fermamente la nostra produzione e per loro… lo stesso. Ognuno tira l’acqua al suo mulino.
    Il punto è che WS è la rivista di maggior prestigio a livello mondiale, capace di influenzare un mercato spaventoso come Stati Uniti, UK, e “nuovo mondo” ovvero l’Asia che tanto piace ai nostri grandi (Antinori in primis).
    In una recente intervista il grande capo di WS, Thomas Matthews, afferma che il giudizio di un vino è dato principalmente da un fattore, il cosiddetto “exciting”, ovvero la capacità di un vino di emozionare…
    E detto questo l’autodifesa è assicurata, nessuno può obiettare quando si parla di emozioni e sentimenti, sono discorsi troppo relativi…
    Personalmente non mi emoziono se bevo un Nipozzano… e neanche un Pinto Grigio Attems…
    Con questo voglio dire che sono dalla sua parte, Franco, ma allo stesso tempo sono convinto che ci sono “equilibri” da mantenere… (purtroppo o per fortuna)

  6. Franco:

    Ha detto bene.

    Comunque, una correzione. In folio in California è la società di Michael Mondavi, non Tim, che è suo fratello. Tim è il proprietario di un’ottima proprietà di Napa ha chiamato il Continuum.

    • Nelle Nuvole sono sempre più incuriosito, intrigato, “affascinato” in senso buono (non ce sto a prova’) da lei. Non solo non dice mai banalità, ma cose interessanti e meditate, ma interviene anche per ricordare che l’imprecisione é farina del suo sacco, non del mio: CHAPEAU!

  7. Ziliani lei si scandalizza per la presenza costante dei vini di Frescobaldi nei Top 100 di Wine Spectator, ma perché non si chiede perché la stessa azienda non riceva da tempo i “tre bicchieri”? Non le sembra strano, una sorta di anomalia? Se, come lei sembra dire tra le righe, l’azienda fiorentina fa parte del potere del vino toscano, perché la guida del Gambero la ignora?

    • Non mi sono posto quell’interrogativo, Giovannino (che bel nome pascoliano!) semplicemente perché di quello che fanno i gamberisti, ora che finalmente Slow Food ha divorziato (consensualmente) da loro e da qualche anno, quando erano ancora in società, ho smesso tutto sommato di occuparmi. Wine Spectator poi ha ancora un’influenza (in calo per fortuna) su un certo pubblico di wine aficionados internazionali, i “tre bicchieri” ormai non se li fila quasi più nessuno. Forse qualche azienda che insiste a mandare comunicati stampa via mail ricordando, pateticamente, che li ha ricevuti…
      Non so perché il dottor Cernilli ed il suo team non premino più con il loro massimo riconoscimento i vini della Marchesi Frescobaldi. In effetti ho consultato questi elenchi on line
      edizione 2010
      http://www.bibliowine.com/site/notizie/tre-bicchieri-2010.asp
      edizione 2011
      http://www.gamberorosso.it/article?id=260405
      e ho visto che in questo bel caravanserraglio di nomi, dove c’é tutto ed il contrario di tutto (al Gambero sono ecumenici) anche un vino dei Frescobaldi poteva starci… Non c’é e francamente la cosa non mi addolora e penso, sono sicuro che sia così, che non addolori nemmeno la plurisecolare azienda fiorentina.
      Mica penseranno ancora, da loro, che i “tre bicchieri” fanno vendere e sono presi come oro colato dagli appassionati? Suvvia nobili Marchesi!

  8. Per quanto riguarda la top 100 WS, si può solo riesumare il trito proverbio “tutto il mondo è paese”.
    Mi pare che la più importante (solo perché più venduta) guida ai vini italiani (il cui nome ometto avendo imparato l’auto censura da precedenti interventi ilcinesi, ma che ha citato Franco ampiamente) non si è comporta in modo molto differente negli ultimi dieci anni.
    Con la semplice differenza che la “nostra” guida più influente ha in più dimostrato una vera e propria sudditanza culturale (per usare un eufemismo, lo so sono di natura ottimista e non riesco a pensar male per principio, immagino che molti più smaliziati di me potrebbero aggiungere anche altro) nei confronti di un’idea di vino proveniente da oltreoceano e dalla peggior nouvelle vague d’oltralpe.
    Detto questo non mi stupisce che i loro allori premino la stessa idea di vino (se non propri gli stessi vini, come fa notare Giovannino).
    La differenza sta nel fatto che lo WS e nondimeno il WA hanno promosso il loro vino nel mondo, hanno esportato la Loro idea di vino. Hanno “creato” un mercato internazionale che richiede (ancora in modo sorprendente, nonostante il vento inizi evidentemente a tirare altrove) i loro vini.
    Noi, da soliti esterofili incapaci di autostima e rispetto per la propria ricchezza, abbiamo pensato di vendere i nostri vini adeguandoli ai loro gusti, invece che facendo conoscere ed apprezzare la nostra storia e cultura del vino, cioè i nostri vini così come erano e dovrebbero essere.
    Loro hanno “fatto bene il loro mestiere” (se la propaganda può esser definita giornalismo, in Italia evidentemente si), hanno lavorato anche per il futuro (oggi nessuno si stupisce poi tanto se tra i Grandi vini si cita qualche vino Californiano o Australiano).
    Noi, come al solito, abbiamo pensato a svenderci subito, incassare in fretta e fare altisonanti proclami sui risultati ottenuti. E il domani? Il domani è oggi. Tirate le somme. Vendiamo Chianti Rufina che non sa di Chianti Rufina agli americani che non sanno cos’è il vero Chianti Rufina. Rischiamo di aver perso la nostra identità (che era la nostra più grande forza, e col senno di poi la miglior carta da giocare proprio in un mercato globale) e dobbiamo correre dietro ai capricci di altri senza certezze.
    Negli ultimi quindici anni la direzione culturale e politica del nostro paese è stata questa, il modo del vino ne è forse il precursore.

  9. Sono un felice uomo da marciapiede, di quelli che valigia e vai a vendere.
    Torno da un viaggio nei 4 angoli degli US e tanta filosofia non l’ho trovata.
    Puoi essere il migliore del mondo secondo ziliani ws gr we e compagnia bella, ma se non ti fai vedere non proponi non fai casino rimani nessuno.
    L’abitudine di sentirsi premiati-arrivati è tipicamente delle menti piccole.
    Ziliani mi faccia una sua “guida” e altri troveranno da contestarle questo o quello.(non faccia il pesce lesso con la nuvoletta, ci sta provando e finge di essere disinteressato, la sua è tecnica da Latin Lover vecchia scuola, la mia stessa).
    Immagino che molti di voi viaggiando si siano resi conto cosa vuol dire mercato americano, enoteche piene di tutto e da tutto il mondo.
    I colossi che menzionate, Gallo, Constellation, vendono insieme oltre 100 milioni di casse di vino all’anno, avete idea cosa vuol dire? Pensate che basti essere nei primi cento?
    Per avere mercato devi essere il primo ad arrivare dalla mattina alla sera e conquistarti giorno per giorno il tuo spazio e poi saperlo gestire, mantenerlo vivo parlare bene degli altri, dire la verità perchè non dovrai mai temere di essere preso in castagna, ovviamente credere in ciò che proponi, nel territorio, nella sua gente, nella sua storia. Se vendi vivi, se non vendi muori!!!
    Chi crede che basti avere un buon nome e una buona linea telefonica per vendere vino penso viva un mondo un pò filosofico, da pensatore, di quelli che il vino non lo comprano. L’unica guida è il mercato, il consumatore quando compra la seconda bottiglia, il resto, se siete addetti ai lavori, lo sapete. Saluti

    • Vinaio, tutto giusto quello che dice, salvo dirmi che faccio il “pesce lesso” con Nelle Nuvole. Non ci sto “provando” sono letteralmente intrigato e affascinato, enoicamente ed intellettualmente parlando, dalle cose che dice questa persona. E vorrei tanto sapere chi sia e stringerle la mano personalmente 🙂

  10. Caro Vinaio, mi stai nel cuore. Quello che dici é sacrosanto.
    Aggiungerei che sbattersi ai quattro angoli degli States e anche altrove non basta se non hai in loco i partners giusti. Voglio dire la catena importatore-distributore-regional manger-salesman. Per averli ci vuole intelligenza, peso non solo economico (chiedono sempre partecipazione a spese promozionali) ma anche che DOC,DOCG o zona produttiva rappresenti, cioé quanto é già conosciuta la tipologia del tuo vino. Ci vuole perseveranza nel soffiare sul collo a loro e a tutti gli anelli della catena fino al consumatore finale. Ci vuole anche un gran culo perché non é detto che chi ti sembrava all’inizio in gamba e onesto poi lo sia. E naturalmente, come dici tu, ci vuole la voglia di credere in quello che vendi e che produci. Pensare di vendere il vino in un ristorante o enoteca sventolando punteggi é una pia illusione.

  11. Ziliani, la conosco dal 1996, devo farle notare che nella stesso momento le ho detto “pesce lesso” ma anche “Latin Lover vecchia scuola” cioè di quelli che non esistono più, un complimento, lei ha scelto la prima.
    I nostri vecchi hanno faticato tanto per avere niente o poco, hanno rispettato il territorio le tradizioni la storia da cui venivano e facendoci ci hanno offerto ciò che oggi è il nostro orgoglio, la nostra ricchezza, poco economica, il nostro piacere, il messaggio del nostro territorio perchè ogni vino nella sua diversità lo è; nell’essere critici dobbiamo essere degli ottimi messaggeri e meritarci di rappresentare qualcosa di unico. Ha ragiole lei, Nelle Nuvole, ci vuole un gran culo con tutta la filiera in ordine e motivata. Noi siamo come il Sangiovese, Nebbiolo, Nero d’Avola che non garantiscono grandi vini tutti gli anni, ma quando Mamma Natura insieme alla mano dell’uomo sono in sintonia ci danno risultati straodinari. Con la nostra energia la nostra convinzione il nostro entusiasmo possiamo portare in giro per il mondo il messaggio del nostro territorio al quale succederà un altro messaggio e ancora un altro e un altro ancora che si arricchisce sempre di più, non di cabernet o concentrati, ma di barocco e rinascimento di cipressi e torri di rughe e sudore di amori e battaglie di galli e cavalli gondole e seta e sale e sole senza un attimo di pausa…e a fine giornata la stanchezza e la soddisfazione e l’indomani ancora più energia. Qualche settimana dopo dai risultati: how many cases?, si capisce la differenza. Io sono Sangiovese.

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