Paolo Bernardi: il “gusto americano” (marmellate alcoliche venate di legno) è roba vecchia


L’avevo già scritto a fine novembre – potete rileggerlo qui – di ritorno dalla fantastica esperienza del Radici Wine Experience, da giorni di degustazioni e da alcune visite in cantina, in compagnia di wine buyer e wine writer statunitensi, finlandesi e polacchi, gente che conosce i mercati e gli orientamenti dei consumatori, mica un cronista di provincia come il sottoscritto, che era ora di finirla di esaltare un certo “gusto americano” del vino. Un gusto che si sarebbe obbligati a compiacere e cui si dovrebbe obtorto collo sottostare se si vuole avere successo commerciale negli States.
Roba vecchia e superata. Non sa scritto da nessuna parte che agli americani, a larga parte dei wine enthusiast statunitensi continuino a piacere vini paradossali del genere.
Bene, qualcuno ha accettato quello che ho scritto, altri, bontà loro, se la sono presa, non capendo che la mia critica era in totale buona fede, visto che io non commercializzo, importo, distribuisco vini e mi limito a dire se mi piacciono oppure no, che non ho partiti o parrocchie da difendere, o interessi da tutelare.

Mi chiedo allora come prenderanno quello che con molta più forza e autorevolezza e polso del mercato del vino Usa del sottoscritto, dice, parlando espressamente di “marmellate di mobilificio farcite di vaniglia frutto maturo monodimensionale e alto contenuto alcolico” in notevole calo nei gradimenti dei consumatori d’Oltre Oceano, uno che quel mercato lo sonda, bazzica, frequenta, indaga ogni giorno, l’amico Paolo Bernardi,  responsabile della VinUS inc (sito Internet http://www.vinusinc.com) ovvero, per usare i termini anglosassoni, un “National Importer and Agent for a number of leading foreign wineries in the United States with an extended distribution Coast to Coast”.
Paolo ha fatto parte del gruppo di Radici Wine Experience, sul vino ha idee chiarissime e le esprime con altrettanta chiarezza e forza, come potete leggere in questa lunga intervista che mi ha concesso, pubblicata sul sito Internet dell’A.I.S.
Speriamo che i produttori, di tutta Italia, prendano atto di questa evidenza. E che qualcuno non se la prenda troppo…
Come direbbe Mick Jagger It’s only rock’n’roll (it’s only wine) but I like it…

0 pensieri su “Paolo Bernardi: il “gusto americano” (marmellate alcoliche venate di legno) è roba vecchia

  1. La mia è solo un’impressione, ma mi pare che quel “certo gusto americano” più che essere demodè ha abbandonato,o sta abbandonando le fasce di prezzo premium e superpremium ,(e questo è un gran bene) per approdare a quelle più economiche dove trova molti estimatori, anche nel vecchio continente.

  2. Carissima Sig.Silvana,sarà anche banale ma,chi è vittima
    dei suoi mali pianga se stesso.La Toscana non è sola ma
    è una delle prime responsabili di questo che io chiamo
    tradimento,della propria storia,cultura e tradizione.
    Nella speranza,che si faccia tesoro dei propri errori.

    *** Buon Anno ***

  3. Come non essere d’accordo con lei, gentile lino-c@!
    Non è affatto banale la sua osservazione: la Toscana ha ‘sdoganato’ la campagna (nell’accezione del countryside) anche presso gli italiani dai gusti più arretrati; poi, grazie alla miopia di politici – qualche volta anche bravi, ma impreparati in un ventaglio di temi strategici- ha sciupato una fama e una reputazione che le venivano dal testimonial collettivo svolto per secoli da viaggiatori di gusto, uomini di cultura, visitatori eccellenti, e persino da noi milanesi – spesso inadeguati a rapportarci con gli usi rurali, e spesso irrispettosi e ignoranti, ma pieni d’amore e d’ammirazione per quella che era la terra dei nostri sogni -.

    Anche la Toscana è stata preda del nostro difetto nazionale – l’avidità cieca -, la politica ha consentito a numerosi raiders di inventare nuove regole (magari in nome di ‘nuovi posti di lavoro’); i cittadini (con le dovute eccezioni) hanno guardato solo ai soldi; la cultura, che è il vero patrimonio di questa regione, è stata accantonata; il paesaggio è stato messo in secondo piano rispetto alla lombardite delle fabbrichette diffuse; la schiena dritta di queste comunità è stata messa a dura prova dai fatti di cui sopra e da un nuovo morbo che infetta l’Italia, il pressapochismo in tutti i settori, soprattutto là dove si lavora sull’immateriale.
    Ci sarebbe da dire ancora molto: Galli della Loggia l’ha fatto avant’ieri, con un editoriale amarissimo.

    Non c’è niente di banale, nella sua osservazione e credo invece che si debba sottolineare, a beneficio di tutti i residenti in questa regione, che la decadenza italiana, fatta di corruzione, ignoranza e illegalità diffuse e di indifferenza verso la cosa pubblica, osservate da (e in) questa straordinaria regione, fa ancora più impressione!

    Le conseguenze ricadono anche sul vino, naturalmente, le cui colture – insieme a quelle dell’olio – erano e sono beni da tutelare, da non snaturare, …
    E’, mi rendo conto, la solita tiritera, ma non vedo alternative alla decadenza in cui siamo scivolati, se non quella di imparare a valorizzare con serietà quello che abbiamo, e che gli altri ci invidiano.

  4. Gentile Sig.Silvana,è un piacere dialogare con Lei pur a
    distanza,pensiero il suo sempre lucido,incisivo,se è il
    caso anche graffiante ma,sempre in tema senza debordare.
    Come noncompiacersi del Suo post,atto d’amore e d’accusa
    che un Lombardo come Lei, ha da sempre visto la Toscana
    come(ben dice)la terra dei sogni e/o del desiderio.
    Un ventaglio d’argomenti esposti i suoi,tutti pertinenti
    oggi si parla quasi esclusivamente,o solo di Business e
    non anche di cultura umana,che è la nostra vera storia.

  5. Nessun problema sig.ra Silvana ecco bell’è pronto un gran carrozzone: Vinitaly China, ed oplà, magicamente si sposta tutto il troiaio vinoso da occidente ad oriente.
    Che vuole tanto i cinesi il vino lo bevono come digestivo….(e noi si finiscono gli avanzi di cantina). Bella eh l’Italia?

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