Proposte indecenti: un Brunello di Montalcino dal “taglio particolare”


Volete sentire l’ultima (per il momento, questo particolare vino scatena le “fantasie” di molti) proposta sul Brunello, quello che dovrebbe essere il mitico, inimitabile, inconfondibile vino base Sangiovese cento per cento prodotto da vigneti posti in quel posto magico che é Montalcino?
La proposta é quella di un Brunello ad “identità variabile”, “su misura” in base ai vari mercati, o meglio delle diverse città in cui viene venduto, e viene espressa, con beata incoscienza e leggerezza, testualmente così: “Non ci vuole poi tanto a promuovere un taglio particolare di Brunello di Montalcino solo su certe città”.
In altre parole un Brunello di Montalcino con determinate caratteristiche, magari Sangiovese in purezza, se viene venduto nel borgo senese, oppure in piazze dove la stragrande maggioranza dei consumatori lo esigono così come è sempre stato (pardon, come avrebbe dovuto sempre essere) ovvero integralmente a base di Sangiovese. Di Montalcino, ça va sans dire, non della vicina Maremma del Morellino o chissà di dove…
E poi un Brunello, con “un taglio particolare” (manco fossimo dal coiffeur che deve eseguire l’acconciatura alla moda del momento), ovvero con un X per cento di altre uve, Merlot per New York o San Francisco, Cabernet per Berlino, un pizzico di Syrah per il Nuovo Mondo, Hong Kong e Pechino, per i diversi mercati…
Una proposta, ovviamente indecente, assurda, che si commenta da sola, che nemmeno il cavalier Ezio Rivella nei suoi migliori momenti di “creatività” ampelografica si sarebbe sognato di avanzare. Ma che tuttavia un sommelier toscano di scuola A.I.S., fiorentino, ristoratore di professione, si è sentito di esprimere, su un blog del vino serio e molto seguito, dove solitamente si leggono cose molto più sensate…
Questa autentica eno-bestemmia con un’unica giustificazione, il business, la legge del danaro, perché, dice, “prodotti e servizi specificamente pensati su misura delle varie Londra, Parigi, Shangai ecc. possono essere una chiave per il successo”…
Povero Brunello, anche questa del “taglio particolare” a…tasso variabile di altre uve ti doveva toccare…

0 pensieri su “Proposte indecenti: un Brunello di Montalcino dal “taglio particolare”

  1. brunello should be 100% brunello and no mcdonalds blend for ignorant, less educated writers, marketeers and consumers without a sense of culture or true quality. Producers of Brunello should now they can produce one of the most unique and finest wines in the world if they stay close to the original and 100% sangiovese. They should not follow trends but educate consumers (and some journalists) like Palmucci, Biondi-Santi and Soldera are doing. No compromises please!!

  2. a Napoli noi diciamo che non si deve “miette a pucchiacca ‘mmane ai criature”. Far scrivere di vino a persone che di vino dimostrano di capire poco é molto pericoloso

  3. domanda: ma la posizione sul Brunello di questa persona rispecchia il pensiero dell’A.I.S. nazionale e toscana, o va considerata solo come un’uscita estemporanea di questa persona?
    Perché se una simile proposta rispecchiasse la posizione dell’A.I.S. sarebbe davvero preoccupante!

    • non ho nessun titolo per rispondere, salvo quello di essere un assiduo collaboratore dell’A.I.S. Conoscendo i vertici dell’Associazione ed il sentire diffuso di responsabili ed associati, posso escludere che una proposta di questo tipo – anche se considerarla come una proposta seria e meditata é davvero difficile, sembra piuttosto una leggerezza, una banalità scappata via di mano… – possa corrispondere ad una proposta ufficiale sul Brunello dell’A.I.S. Di una cosa sono certo: che le tante persone che incontro in giro per l’Italia nel corso delle serate di degustazione che ho il privilegio di condurre per le varie delegazioni A.I.S., sarebbero risolutamente contrarie ad una proposta del genere. E che la troverebbero, lo dico avendo condotto svariate Serate Brunello, del tutto priva di qualsiavoglia giustifizione e quantomeno stravagante…

  4. Città per città è troppo riduttivo.
    O fanno le cose per bene o per niente.
    Il gusto del Brunello deve essere intercambiabile via per via, piazza per piazza, solo così possono essere accontentati tutti i palati ed i portafogli dei venditori.
    Questa del Brunello variabile da città a città si candida fortemente al primo premio “Sottocoppe di peltro 2010”.
    Come se fosse antani.

  5. io penso che se lo vogliono demolire del tutto sto vino facciano pure. Una volta che sarà uguale ad un qualsiasi vino rosso (bordolese) prodotto nel nuovo mondo, allora forse si accorgeranno della grande asinata che hanno fatto.

    I grandi puristi invece, resteranno ricercati e sulla cresta dell’onda sia in momenti di moda che non.

  6. Credo che nel nome del business la via maestra sia proprio quella di garantire con certezza l’identità del Brunello e la sua rispondenza alle caratteristiche che lo hanno reso famoso.. E’ davvero una bestemmia pensare che possa essere “adattato” ai gusti di paesi diversi visto che in questa maniera si snaturerebbe totalmente.. Il Brunello è tale perchè è garanzia di personalità e di strettissimo legame con il suo territorio e sarebbe una follia cercare di piegarlo ad supposte esigenze di mercato che finirebbero poi col ridurlo a prodotto da supermercato..

  7. Ziliani, ma é proprio sicuro che una cosa del genere a Montalcino non finiscano per trovarla geniale e che cerchino di metterla in pratica?

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  9. bello il commento di Andrea Pagliantini: davvero roba da Amici Miei! Vuoi vedere che qualcuno finisce a pensare ad un eno Amici miei con l’autore di questa brillante pensata nei panni di uno dei compagni di zingarate?

  10. Da quando negli anni Ottanta cominciò l’uso di esasperare il concetto del marketing (che vede il settore dell’Abbigliamento all’avanguardia) abbiamo assistito a vicende che sempre più hanno portato a snaturare le caratteristiche originali, e a volte peculiari, di certi prodotti nel nome del successo che il Dio-Mercato restituisce. E’ una strada pericolosa che porta verso l’omologazione dei gusti, la scomparsa delle tipicità, l’eliminazione del concetto, prezioso, della “Diversità”. Un vino come il Brunello è tale, è tale resta, se è Sangiovese, senza compromessi stolti. Poi è chiaro che ognuno fa come crede, ma ne sopporta le conseguenze. Gli uomini saggi, di qualunque settore e di qualunque area geografica, dovrebbero operare con senso etico, con cultura, con l’insopprimibile motivazione che fornisce la tradizione, quando è nobile.
    Penso che occorra prendere, in maniera forte, le distanze da certi scadimenti verso il cattivo gusto, verso l’obnubilamento del common sense. E in fondo, non è detto che il Mercato premi per davvero, sul lungo periodo, certe idee balzane.

  11. Bella “Idea”! Io consiglierei di cambiare anche il nome del vino in base al mercato di riferimento: Brunello di Pechino, Los Angeles, Addis Abeba ……. Follia allo stato puro. Non sono bastate le bestialità ilcinesi degli ultimi anni? Buon 2011 Brunello, ne hai bisogno!

  12. Scusate, ma viste le mie ridotte capacità intellettive post-natalizie, non ho ancora capito chi è l’artefice di queste bestialità! Su quale blog le avrebbe espresse? Grazie

    • inserisca su Google “promuovere un taglio particolare di Brunello” e avrà la risposta. Ma non m’interessa “sparare” su una persona piuttosto che su un’altra: la proposta sarebbe stata “indecente” chiunque avesse avuto l’impudenza (e la leggerezza) di avanzarla

  13. Grazie. Seguendola spesso so che non è questo il suo scopo, e neanche il mio. Ma visto che questa persona ha reso pubbliche certe proposte, non avrà problemi a relazionarsi con chi non la pensa come lui!

  14. Dopo tutto il lavoro fatto per educare il mercato al vino di territorio, questa proposta fa perdere di credibilita’ le istituzioni che dovrebbero invece tutelare i pochi che ancora producono Brunello fedele a se stesso ed incentivare altri alla qualita’ nel rispetto della tradizione. E’ vero, il Brunello all’estero si vende per il nome, ma sta a noi sommelier scegliere e raccomandare quei prodotti che mostrano l’essenza del vitigno e del territorio.

  15. I miei dubbi, pochi per altro, si sono dissolti! La poca simpatia che provavo “a pelle” per il Personaggio era ben riposta! Grazie Franco per la critica puntuale e intelligente.

  16. …che poi il bello, e quasi comico, è che questa persona, ben conosciuta anche su questo blog, poco oltre scrive e dice, a proposito di uno dei vini di Bordeaux più famosi: “…ma quando cominciano a cambiare pilastri della storia del vino per adattarli al nuovo mercato dell’Oriente, ecco ci preoccupiamo un po’…”.
    Anche noi ci preoccupiamo. Però se qualche italiano si preoccupa tanto per i vini dei “cugini” (sia pure a ragione), e non fa altrettanto, anzi, per quelli di casa nostra più rappresentativi, mi piacerebbe che ne spiegasse meglio le ragioni, anziché (s)parlare di “enotendenze”…(le sue?)

    • Paolo, non c’è da aspettarsi granché, in termine di “enotendenze” da un tipo che oltre ad avermi scritto che non ho perso occasione per “gettare discredito” su di lui, dimenticando che il “discredito” se lo crea da sé scrivendo certe cose, reitera annotando:”E se la gente lo leggesse su XXX magari saprebbe anche che tutti i vini a montalcino anche quelli a 100% sangiovese sono fatti con dei tagli di sangiovese di alcune zone con sangiovese di altre”.
      Mi chiedo ma si rilegge e capisce quello che scrive?

    • hai ragione Silvana, non é “bestiale”, mette solo tenerezza e imbarazzo pensare che un sommelier toscano possa ritenere seria un’idea del genere… Ma ‘sti toscani sono veramente innamorati della loro terra e dei loro gioielli?

  17. Fatto 30, facciam 31! Come si va dal sarto di fiducia per una giacca fatta su misura, perché non andare dal produttore e chiedere un bel Brunello su misura! Magari con una bella etichetta personalizzata con tanto di ritratto personale in versione eroica, per i posteri. Sento già che la mia sarà l’Idea del 2011.

  18. Ziliani lo sa che altrove definiscono la pensata del Brunello dal “taglio particolare” come un potenziale perfetto “pesce d’aprile”?

  19. Apprezzo molto il suo blog e leggo spesso i suoi interventi, ma mi creda di questo non sentiva proprio il bisogno. Cerco di spiegarmi: non è il contenuto che non apprezzo, anzi, ma i modi che ricalcano quelli tipici del giornalismo italiano, ha presente quando pagine di giornali sono piene solo di articoli che parlano di altri articoli che parlano di altri articoli…pubblicati su altri giornali. Commenti ai commenti di altri giornalisti e piccole ripicche e offese che neanche a scuola, posso dire che lei mi è sembrato fino ad ora superiore alla media spero però non voglia farmi cambiare idea!

  20. @ Marco
    Ziliani ha messo in risalto una bischerata artica senza alcun velo di ripicca o smania di protagonismo per chi l’ha detta.
    I giornalisti da cortile dei palazzi spesso sono si come ha detto lei.
    Fendenti, mine di profondità, ripicche e gelosie fra loro.
    Questa era solo una bischerata artica e tale rimane.

  21. Via, se si da evidenza a qualunque affermazione bischera fatta da un signor nessuno è finita. Il Brunello è sangiovese di Montalcino 100%, chi può decidere siamo solo noi produttori (e non i sommelier) e l’abbiamo votato mille volte. Basta, quello che c’era da dire l’abbiamo detto con i voti. Stefano Cinelli Colombini

  22. occhio Cinelli ad esprimersi in quei termini sull’autore di quella proposta ridicola: é molto suscettibile e potrebbe mettere al bando i suoi vini nei ristoranti dove lavora…

  23. Perchè scandalizzarsi tanto per ”le varianti di Brunello”,

    quando qualche illuminata mente tardofemminista ha inventato

    ”il Brunello per le signore”?..mah!

  24. …leggiamo pittosto l’editoriale di Galli della Loggia su Corsera (per la prima volta mi trovo colpita nel profondo da quello che scrive), e cerchiamo di fare qualcosa di costruttivo, che sarebbe urgente.

  25. alcuni brunelli di scarso pregio sono gia’ presenti nella grande distribuzione….
    concordo con Stefano Cinelli Colombini che a decidere siano solo i produttori e non giornalisti o appassionati
    schierati.

  26. Concordo con il Suo ultimo commento, Silvana, come pure le impressioni sull’editoriale. Siamo fuori argomento rispetto al post ma condivido le stesse emozioni.

  27. Signora Silvana Biasutti, quello del”il Brunello per le

    signore” è uno dei malinconici slogan coniati da un’Azienda

    (tutta al femminile!)che incrocia nei mari di Montalcino e

    che di recente è stata oggetto di attenzione da parte dell’

    amico Franco Ziliani, per la questione dell’enologa francese.

    Per ciò che attiene il fondo di Ernesto Galli della Loggia

    sul Corriere di ieri, si effettivamente c’è da toccarsi…

    tutto.

    Però, al tempo stesso,mi chiedo:

    questo tipo di intellettuale radical chic o, in questo caso,

    lib/lab(si diceva negli anni ’80)che ricetta ha per la solu

    zione della crisi, ha anche una proposta politica o sa solo

    fare l’uccello del malaugurio?

    Non è, caro Galli della Loggia, che tentiamo di addebitare

    tutti i casini di questo Paese a chi, destra o sinistra,ha

    governato dal 1994 in poi, senza voler/sapere analizzare i

    fenomeni storici perlomeno dall’Unità in poi?

    Comunque,ora il discorso si farebbe complesso e col vino

    c’entra poco, ritengo che, serrando i ranghi con questa

    maggioranza, e dando fondo a tutte le migliori e antiche

    virtù, gli italiani possano ancora una volta passare il

    guado.

    Scusate la digressione. BUON 2011 A TUTTI.

    • Caro Giampiero, questa volta non sono d’accordo con te. Sull’articolo di Galli della Loggia, non sul “Brunello al femminile”, ovviamente… Rileggiti con attenzione l’editoriale che la nostra amica Silvana ha segnalato, e vedrai che il politologo non attribuisce tutte le colpe dell’attuale disastrata situazione, da lui descritta con tanta oggettività, a chi ha governato dal 1994 in poi, ma va molto indietro nel tempo, osservando che ora si tratta di nodi che era inevitabile prima o poi venissero al pettine… E ora sono ca….voli nostri, dei nostri figli, delle future generazioni, alle quali abbiamo consegnato un’Italia “sgarruppata”, provinciale, inadeguata. Anche se sempre degna del nostro appassionato/disperato amore…

  28. Gentile Pezzuti, glissiamo sull’oltretutto scivoloso “brunello post-femminista” (e vetero-tuttoilresto).

    Invece riagguanto GdL, che di solito non leggo perché lo trovo ‘legnoso’ (e qui il vino non c’entra affatto!); ciò che scrive stavolta è quasi uno sfogo, così almeno mi sembra, non è neanche un lamento, ma somiglia di più a un rantolo di moribondi…

    La ricetta non me l’aspetto da GdL, né da altri giornalisti – più o meno blasonati.

    La ricetta ce l’abbiamo dentro – nel cuore e nella mente – tutti noi, presi uno per uno. E naturalmente anche quelli che tirano le fila e che lo fanno sempre di più con un occhiuto sguardo al proprio vantaggio.
    E’ in questa distrazione di tutti rispetto al futuro di una nazione ricca e (ancora) bella come la nostra la ragione del gorgo, descritto così drammaticamente da GdL, in cui ci siamo avvitati.

    Ne siamo tutti responsabili, nella misura in cui – consapevoli e informati – non ci opponiamo (magari sacrificando qualcosa di nostro) all’illegalità, all’indifferenza verso la cosa comune, all’inadeguatezza di chi dovrebbe tutelare il futuro dei giovani, i beni immensi del paese, le risorse e gli interessi dei cittadini qualunque (e non solo di quelli potenti, come invece accade ora).
    Ne siamo responsabili, nella misura in cui lasciamo fare e correre, per il nostro piccolo interesse personale immediato.
    Sempre più fuori tema ma buon anno a tutti!

  29. Brava Silvana, questo intendevo dire.

    Galli della Loggia è un ottimo storico, nonchè bella firma

    del giornalismo italiano, ma questo sfogo straziante di fine

    anno, seppur supportato da valide argomentazioni, risulta

    sgradito e malaugurante.

    E’ vero che le risposte e le risorse sono dentro di noi, ma

    il ruolo della classe dirigente è imprescindibile.

    Mi riferisco sopratutto a chi governa la politica e l’econo

    mia.

    Ma, per tornare al mondo del vino, altrimenti il blogger si

    potrebbe a giusta ragione arrabbiare, sarebbe bello che i

    piccoli produttori, quelli che veramente parlano il linguag

    gio della qualità, trovassero delle forme di collegamento e

    di coesione.

    Entrando così,a gamba tesa, nelle logiche commerciali e di

    stributive nazionali, non stando lì ad attendere il ”colpac

    cio” sull’export.

    Insomma, sarebbe il momento(scusate l’espressione abusata)

    di FARE SISTEMA, allargando al mondo della produzione viti

    vinicola quelle stesse logiche imprenditoriali e non più

    da fattoria, che servono per difendere il vino italiano

    dagli assalti di oltremare.

    Di nuovo Auguri a tutti.

  30. Caro Giampiero Pezzuti, sono molto d’accordo con quanto scrive, a proposito della necessità di ‘trovare forme di coesione’ e anche a proposito dell’applicazione di logiche innovative, in difesa (del vino italiano) e anche ‘in attacco’, come molti nostri vini meriterebbero.
    Quanto alla innegabile necessità di fare sistema, sarà meglio affidarsi alle capacità dei cani da pastore maremmani.
    Ancora buon anno a tutti.

  31. Cari Signori, il Brunello (vero) è sangiovese al 100%. Se esiste qualcuno che non ha rispettato o non rispetta questa semplice regola lo si punisca adeguatamente. Non si può però far passare l’idea che a Montalcino (o in Toscana) nessuno ha rispettato o rispetta la legge e per questo motivo è lecito boicottare il Brunello e la Toscana del vino in generale. Mi chiedo e Vi chiedo: a vantaggio di chi va tutto questo alzar di polverone? E’ corretto dire che si usano sangiovese provenienti da altre zone senza citar fatti o circostanze? Siamo proprio sicuri che in Langa tutto questo viaggiar di cisterne non ci sia?

  32. Caro bianucci@: ecco qui una proposta ‘rivoluzionaria’!

    Credo anch’io che non si possa (non si debba!) fare di ogni erba un fascio; ciò chiarito le propongo di sostituire il verbo ‘punire’, con il più severo e meno vendicativo ‘sanzionare’. Così da evitare di rimestare in qualcosa che, a mio avviso, “è stato”, (e non deve ripetersi).

    Certo, non si deve usare strumentalmente l’evasione di leggi o regole (e il mancato rispetto dell’interesse comune, aggiungerei) per boicottare la Toscana del vino: d’accordissimo.

    Ma non pensa anche lei che sarebbe ora di “prendere questo toro per le corna”, e occuparsi di rilanciare la bella immagine della Toscana (anche del vino) che ha incantato il mondo intero? Fregandosene dei piemontesi, dei veneti, dei siciliani, degli abruzzesi, degli emiliani, dei liguri (per tacere dei lombardi eccetera).

    Perché c’è una bella fetta di mondo che ancora non è stato galvanizzato da questi luoghi; un bel po’ di gente che potrà avvicinarvisi e assaggiarli, in tutti i sensi: è il mercato del futuro.

    E allora, a questo proposito, a proposito di quello/i che sarà/nno il mercato futuro, ricordiamoci tutti – anche quelli che non se l’erano dimenticato, per la semplice ragione che manco l’avevano imparato – che dietro la più splendida delle immagini c’è una reputazione; esattamente come dietro un immenso cartellone ci sono i supporti che lo sorreggono. O si pensa di cantare nuovamente la stessa canzone, magari pensando che tanto ‘tutto il mondo è paese’?

    gianluca bianucci@: e se ci si concentrasse a far bene, usando il tanto che c’è, per battere la concorrenza?

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