Questa volta Farinetti ha proprio toppato! L’allucinante spot tv di Già

Oggi sono veramente fuori di me, anzi incazzato. E ancora più incazzati, offesi, sconcertati, sono i vignaioli, quelli che portano il messaggio di questo villaggio magico e del suo vino simbolo, il Barolo, nel mondo, di Serralunga d’Alba. Già vilipesa dalla costruzione, in uno dei suoi angoli più belli, di un autentico “ecomostro”.
Siamo, sono stati traditi. E quel che lascia più stupefatti è che la colpa è di un uomo, un “mercante di utopie”, ma forse soprattutto mercante, nato nientemeno che ad Alba, che ha casa a Novello, aziende di proprietà a Barolo, La Morra e anche Serralunga d’Alba, che dice di amare (e credo che non menta) il Barolo e la Langa.
Ma questa volta, anche se si chiama Oscar Farinetti, ha clamorosamente toppato. Una persona umanamente molto simpatica, come ho già scritto, ma quando fa cose del genere ti fa venire da pensare, e la cosa non è un complimento, né per me, né tantomeno per lui, che sia soprattutto una sorta di “Berlusconi di sinistra”, un grande venditore e molto meno un idealista. Andatevi a vedervi, per avere subito un’idea della mia “incazzatura” solenne, questo video, che trovate qui su You Tube.
Si tratta dell’anteprima dello spot pubblicitario, in onda da ieri sera sulle reti Mediaset (e ci resterà, purtroppo, sino al 18 dicembre), dedicato ad un nuovo prodotto di casa Fontanafredda, l’azienda di cui Farinetti è detentore del pacchetto di maggioranza dal 2008, che nel comunicato stampa aziendale viene così descritto: “una novità assoluta per quanto riguarda il mondo del vino piemontese: un Langhe rosso giovanissimo, proposto a poco più di due mesi dalla raccolta, quindi frutto dell’ultima vendemmia, destinato a rivoluzionare il concetto stesso di vino di qualità e con un nome accattivante e curioso,: Già”.
E ancora, più oltre, un vino che “anticipa quindi i tempi di uscita al consumo pur mantenendo le potenzialità evolutive e le caratteristiche di longevità simili a quelle di qualsiasi altro vino rosso giovane. E’ poi è un vino dalla straordinaria leggerezza: con soltanto 11 gradi di alcool, rappresenta il vino a più bassa gradazione di tutta la D.O.C. Langhe”.
Un Langhe Rosso espressione “delle uve più tipiche e apprezzate delle Langhe: il Dolcetto, il Barbera e il Nebbiolo vendemmiate e vinificate separatamente e poi assemblate” che come ha raccontato Sergio Miravalle sulla Stampa, in un articolo vagamente “agiografico”, “nasce a 13 gradi e poi ne perde due con una operazione di dealcolizzazione fisica con filtri molecolari”.
Particolari che denotano un interventismo in cantina, dove opera Danilo Drocco, direttore tecnico dell’azienda, che personalmente a me fanno accapponare la pelle.
Ma ancora di più la fa accapponare la pelle la “furbizia” di cui dà prova lo spot, che propone come protagonista un piemontese doc, Felice Marino, 87 anni, patriarca della più famosa famiglia di mugnai di Langa. Una sorta di Tonino Guerra (ricordate lo spot per la Unieuro del celebre poeta e sceneggiatore romagnolo?) di Langa.
Nel suo bel dialetto di Cossano Belbo (sottotitolato in italiano) Marino ci racconta una sorta di fiaba: “Si è sempre detto che dalle colline di Serralunga viene un vino speciale. Una volta si usava fare un vino giovane, non faceva tanti gradi era già pronto prima di Natale e l’era “bun ma propi bun”, lo si beveva in famiglia, fresco. Mi piacerebbe berlo ancora”.
Il finale dello spot vorrebbe rassicurarci dicendoci che il desiderio di Marino è stato esaudito ed il vino, Già, sarà in vendita dall’8 dicembre. Perché questo spot, che vi invito a vedere e rivedervi anche qui, con le scene del backstage, oltre che nei passaggi sulle reti Mediaset, mi indigna e sta indignando molti produttori di Serralunga d’Alba e diversi personaggi del mondo del vino di Langa, importatori e distributori dei vini di Langa nel mondo?

Perché nello spot viene chiaramente ricordato “Si è sempre detto che dalle colline di Serralunga viene un vino speciale”, ma quel vino non è, come verrebbe logico pensare, come ogni persona normale penserebbe, il Barolo, il vino simbolo di Serralunga d’Alba, un vino che a Serralunga d’Alba grazie a vigneti magici e speciali, offre alcune delle sue migliori espressioni, bensì un “vino intelligente e trasversale”, come lo definisce il direttore commerciale di Fontanafredda, Roberto Bruno, o ancora “una novità commerciale, un vino ricco di valenze innovative”.
Certo, come ricorda il direttore generale della Fontanafredda, il vecchio amico Gian Minetti, le valenze del vino “rimangono quelle legate alla tradizione, espressa sia nel rievocare l’antica abitudine dei vignaioli piemontesi di imbandire le mense con il vino “nuovo” spillato da San Martino in poi”, ma diffondere, servendosi di immagini fuorvianti (ad esempio le botti grandi in cantina che si vedono nello spot) che non c’entrano in alcun modo con il vino, perché Già non tocca legno, un’idea errata e falsa di Serralunga d’Alba, come la terra del “vinot” da bere giovane prima di Natale, è una cosa assurda. Che da un Farinetti non ci saremmo mai aspettati.
Che fare dunque, dopo aver dato vita ad uno spot che non è più solo una legittima, nessuno la discute, operazione commerciale, ma un modo non corrispondente alla realtà di raccontare al grande pubblico della televisione quale sia il vero legame tra Serralunga d’Alba ed il vino?
Molto semplice: Oscar Farinetti ha intelligenza, cultura, sensibilità e soprattutto mezzi per farlo, e per riparare all’errore. L’ideale sarebbe un altro spot pubblicitario, che ribadisca lo stretto legame di identificazione tra Serralunga d’Alba ed il Barolo (e Fontanafredda è uno dei principali produttori di Barolo a Serralunga e dovrebbe avvertire questa esigenza…) e che chiarisca che il vero vino di Serralunga d’Alba è il Barolo non una “una novità commerciale” come Già.
Oppure, come è solito fare, acquisti pagine pubblicitarie sulla Stampa di Torino, su Repubblica, sul Corriere della Sera, e su alcuni altri quotidiani nazionali e restituisca a Serralunga d’Alba quel che è di Serralunga d’Alba, con le parole svelte ed efficaci che sa trovare.
In caso contrario questo suo spot pubblicitario assumerebbe un solo significato, molto sgradevole: quello di un autentico tradimento, di un uomo di Langa, verso la sua terra ed il suo vino simbolo.
Sono sicuro che tutto desideri dalla vita Oscar Farinetti tranne che di apparire come un “traditore” della sua terra… Ci ripensi e agisca presto, Già che é in tempo…

128 pensieri su “Questa volta Farinetti ha proprio toppato! L’allucinante spot tv di Già

  1. Mah, che dire Frank… io, che sono di eno-incazzatura pronta, questa volta ho optato per l’ironia, come mi accade sempre quando parlo e scrivo dell’omino coi baffi. Vedi qui: http://www.400asafoto.com/sapori/?p=4313. Oscar, come ho scritto, ha avuto una bella pensata. Nulla di più. Da qui a scrivere che salverà le sorti del vino piemontese ce ne corre. Lui però è uno che, commercialmente e mediaticamente, ci sa fare, almeno quanto il Caimano. Forse non scenderà in politica, anche se non nasconde le simpatie di sinistra. A proposito, perchè Miravalle dice che nonostante queste simpatie Farinetti manda lo spot di Già sulle reti Mediaset? Solo perché sono del Berlusca? Maddai! Da da che mondo e mondo pecunia non olet, manco a sinistra (vedi Consorte, Unipol, Fassino e compagnia cantante). Tornando a Già l’operazione è davvero ruffiana, ma come lo sono i lanci dei nuovi prodotti. Il Farinettismo (come il Berlusconismo) è fatto di furbizie che servono ad un unico scopo: fare bene i propri affari. Lo fanno tutti: Farinetti usando bene i media, altri magari si danno all’architettura pseudo-artistica tra le vigne, o muovono le loro pedine per comandare l’eno-politica, o si accodano ad un movimento enogastronomico godendone dei favori. Farinetti traditore della sua terra? Non sono d’accordo. Come ho sempre detto e scritto lui è un imprenditore. Punto. La terra, i paesaggi, le cantine storiche, i buoni vini, il gusto… son cose che interessano nella misura in cui danno reddito… altrimenti nada… È tradimento? Non credo… è business anche perché il vino va venduto. E se dicendo questo passerò per filo aziendalista o, peggio, filo farinettiano pazienza. Sono convinto che i tradimenti siano altri: lo scempio dell’ambiente, l’assenza di infrastrutture, i soldi pubblici sperperati, una viticoltura che naviga a vista, un’economia che resta subalterna all’onnipotente Fiat. .. p.s.: non toccarmi il mio amico Felice Marino, è la cosa migliore dello spot insieme al suo dialetto (e se lo dico io che sono siculo…)

    • Dire che Farinetti “…forse non scenderà in politica…” non mi sembra corretto, perché Farinetti nella politica c’è dentro fino al collo, sta andando a braccetto con Renzi come non mai, sta avendo ed ha avuto favori e regali dalla politica di sinistra a non finire da imbarazzo. Tutto questo dall’acquisto di Fontanafredda dal MPS fino ad arrivare all’EXPO…….! Sono solo d’accordo che è un’imprenditore di Sx e come tale fa i suoi affari + o – correttamente come tutti quelli imprenditori schierati politicamente con la Dx o con la Sx, però si chiude più un occhio per quelli di SX……!

  2. Ciao Franco. Complimenti, gran pezzo. A suo tempo avevo letto il libro “Mercante di utopie”.
    Non so. A me il personaggio continua a non piacere, nonostante alcune intuizioni importanti e nonostante tutta l’agiografia, come giustamente hai ricordato, che lo circonda. Soprattutto in certi ambienti champagne-socialist.
    Ho visto la pubblicità per caso e mi ha colpito (dunque è d’impatto). Sicuramente questo Già va nella direzione che da un pò richiede il mercato: poco alcool, rossi agili e freschi, immagine giovanile. Di fronte alla crisi del novello e di certi vini base di langa potrebbe essere una felice intuizione per un colosso come Fontanafredda (ragionando in termini commerciali). Ma la de-alcolizzazione e l’accozzaglia di vitigni fanno accapponare la pelle di tutti i terroiristi…

  3. C’è crisi, si vuole monetizzare il più presto possibile, non è il mondo del vino però quello più adatto ad arricchirsi in fretta. Se poi si fa danno all’immmagine di una zona la frittata è fatta. Non sono del tutto sicuro però che la produzone di un prodotto cosi influenzi quella degli altri vini in zona.
    Lo spot non mi è affatto piaciuto, e tutta l’operazione mi sembra un bel rischio, bisognerà assaggiarlo sto Già, magari alla cieca.
    Saluti a tutti.

    • … io invece ho deciso di non assaggiarlo questo vino. Non me ne frega niente se possa essere buono o meno buono, quello che trovo allucinante, come ho scritto, é il modo di “spacciare” in maniera fraudolenta questo tipo di vino come “il vino di Serralunga d’Alba”. E no, come avrebbe detto un altro Oscar (molto più antipatico): no, io non ci sto!

  4. Mah, non so di cosa devono incazzarsi i produttori, hanno “dormito” fino adesso ( vedi anche ecomostro) ed ora che in zona arriva un bel po’ di gente, proprio tramite il “mercante”, si incazzano? Comunque mio nonno, GIA’ 40 anni fa faceva un “vinot” giovane in quella zona e non era barolo ovviamente. Pubblicità del barolo (il suo) sui giornali ne fa fin troppa. Poi tutto discutibile.

  5. Non presto una particolare attenzione alle pubblicità televisive, ma nel sentirla distrattamente ho pensato fosse un “Volo Rosso” piemontese, mi son chiesta quale azienda qui potesse pubblicizzare quella che una volta era chiamata “picheta” ovvero la bevanda ottenuta bagnando con acqua le vinacce del vino buono dopo la sua svinatura. Però allora il buon Barolo veniva trattato con i guanti e seguito come un bambino, rispettato come un anziano e poi venduto dopo anni. Ora realizzo che invece si tratterebbe di un “vino” ottenuto con alchimie di cantina, da vendere giovane, solo dopo 50 – 60 giorni dalla vendemmia: inorridisco e non posso chiamarlo vino. Purtroppo in molti “apprezzeranno” questa novità commerciale, ma credo che nessuno che abbia una minima conoscenza del vino possa prendere in considerazione questo prodotto o pensare che possa lontanamente essere parente con il Barolo. Brutta immagine e discredito per i vini di Langa, passo falso che potrebbe coinvolgerci tutti. Certo non è edificante neppure per Oscar e per la sua Fontanafredda. Disperazione commerciale?

  6. L’ho assaggiato a Lucca, il vino dello spot ”Già”.

    Il gusto e il prezzo sono da GDO di terz’ordine.

    Il problema è che la confezione è carina e la gente lo

    compra. Siamo alle solite, qualche volta parlare alle masse,

    purtroppo, paga.

  7. No, no. Un’enoteca molto carina a Lucca di miei amici/clienti

    lo vende già da qualche giorno, con tanto di pubblicità

    anche molto bella.

  8. Posso dire la mia?
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    Io tutto questo scandalo non ce lo vedo.
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    Innanzi tutto è chiaramente presentato come un Langhe DOC e non come un Barolo di Serralunga.
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    Poi tutta quella “accozzaglia di vitigni” è appunto autorizzata dal disciplinare. Disciplinare che credo venga rispettato anche nelle altre sue parti. Disciplinare che è stato creato appositamente per poter produrre un vino con quell’accozzaglia di vitigni. Oppure volete obbligare i produttori a produrre esclusivamente barolo e barbaresco? Con il nebbiolo in purezza naturalmente…..
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    Lo si accusa di fare interventi in cantina…“nasce a 13 gradi e poi ne perde due con una operazione di dealcolizzazione fisica con filtri molecolari. Particolari che denotano un interventismo in cantina……”
    Dai Franco, di interventi in cantina, se ne fanno in tutte le cantine del mondo. Il vino si fa in cantina. E questo stregonesco intervento di dealcolizzazione non mi sembra così allucianante, specialmente se paragonato appunto ai tanti e disparati interventi in cantina che giornalmente vengono ovunque compiuti….leciti o illeciti.
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    Si intacca il sacro nome di Serralunga…ma dai, sai quanti pessimi vini vengono imbottigliati,a de sempio, come vino toscano e nessuno mai si sogna di accusarne i produttori del reato di “vilipendio della Toscana enologica, quella seria”.
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    Chiaramente è un’iniziativa commerciale che punta ad un pubblico estremamente diverso da quello che potrebbe essere interessato ad un barolo di Serralunga. E forse, dico forse, potrebbe essere il traino per avvicinare tanti neofiti ai vini piemontesi di lignaggio ben superiore….sai che le cantine son piene e di nuovi consumatori ce n’è un disperato bisogno.
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    Ciao

    • caro Luciano, grazie per la tua cortese espressione di dissenso. Non ho scritto io di “accozzaglia di vitigni”, peraltro tutti autorizzati e presenti da sempre in Langa, e resto stupito quando proprio tu ricordi che “il vino si fa in cantina”. No, il vino che piace a me e credo anche a te si fa in vigna, ed in quel vino si interviene il minimo indispensabile. Certo che é un’iniziativa commerciale come dici tu, che punta ad un pubblico che il Barolo magari non conosce e non ama, ma é fatta in maniera scorretta, facendo passare l’equazione Serralunga d’Alba = vinot giovane.
      E’ come se a Montalcino una grande azienda facesse uno spot analogo provando a proporre l’equazione Moscadello = vino di Montalcino. Certo, c’é anche quello, e magari una grossa azienda ed un noto personaggio in passato provarono, facendo un clamoroso buco nell’acqua, ad investire inizialmente tutto su quel vino per impostare quell’azienda nascente a Montalcino. Poi fecero marcia indietro, accorgengosi, anche loro dell’equazione Montalcino = Brunello (da Sangiovese di Montalcino, ça va sans dire…). Non ti “incazzeresti” anche tu di fronte ad una “pensata” del genere?

  9. Franco, dai non fare il poeta.
    Tu in questo mondo ci vivi e sai benissimo che il vino si fa in vigna ma si fa anche in cantina.
    E “anche” non vuol dire in minima parte.
    Altrimenti non spenderemmo continuamente fiumi di parole sull’uso o non uso dei lieviti selezionati, uso o non uso delle barrique, uso o non uso delle chiarifiche, dei concentratori, dei rotomaceratori, del controllo delle temperature, dei travasi, delle follature etc etc.
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    Il “minimo indispensabile” è paurosamente soggettivo e forse la dealcolizzazione è una pratica ben meno invasiva di tante altre pratiche comunemente usate ed autorizzate.
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    Ciao

  10. Io, l’equazione Serralunga-vinot giovane proprio non la vedo e ancora meno, non vedo come questo spot possa “intaccare” il nome di Serralunga. Mai dai, in tutto il mondo, con Barolo, con Monforte è conosciuta per il re dei vini, cosa vuoi che possa danneggiare il buon Felice Marino. E poi, a dire la verità, i produttori locali se ne sbattono e parlo a ragion veduta.

    • il buon Felice Marino non ha alcuna colpa… Ed i produttori di Serralunga d’Alba non “se ne sbattono” e si faranno presto sentire. Anche qui, credo… Comunque lo spot questa assurda equazione la propone eccome: ed il nome Barolo é assurdamente e accuratamente evitato…

  11. Franco, scusa, ma secondo me cadi in errore.
    E’ proprio a quelli che la pensano come te che dovrebbe far piacere che in quello spot il nome Barolo sia accuratamente evitato.
    Secondo me è volutamente e rispettosamente evitato.
    .
    Ciao

  12. fatevene una ragione: farinetti non è ne’ un santo, ne’ babbo natale.
    è solo un furbo e abile industriale della grande distribuzione che sa fare bene i suoi interessi, e sa usare tanta gente per i suoi fini. TROPPA gente.

  13. Scusate la franchezza, ma se uno non regge un vino a 14 gradi forse è meglio che non beva nemmeno quello a 11. In fondo basta berne un mezzo bicchiere in meno…E’ solo industria e marketing, quindi nulla che mi possa interessare. Ribadisco la mia …filosofia:
    Comperare il vino dal produttore e solo se mi sta anche simpatico!!!

  14. Caro Franco, ovviamente mi sento preso in causa come produttore di Serralunga. Credo che lo spot sarebbe stato fantastico se si fosse omessa la parola Serralunga. Serralunga e “vinot” non vanno d’accordo. Mio padre che di “vinot” ne ha prodotto,bevuto e venduto tanto, mi ha detto che a 11° neanche ci arrivava. Nonostante Farinetti sia indubbiamente capace, questa volta ha peccato d’inesperienza.

    • bravo Enrico, sei il primo produttore di Serralunga d’Alba che si esprime qui pubblicamente. Non credo si possa parlare di “inesperienza” nel caso di Farinetti. In quello spot ogni parola detta e non detta é attentamente soppesata ed il testo, sono pronto a scommettere, é tutta… farinetta del sacco di Oscar…

  15. A fare i corretti oggi si passa per cretini.
    Già. Tutto facile, fin dal nome è perfetto per fare presto e per far arrivare alle masse un messaggio immediato: poco prezzo, un nome storico, vino fresco e giovane. Così si fa: che ci voleva?
    Qui, dalla bassa, siamo davvero felici di essere cretini.

    • ne sono felice anch’io, di passare per “cretino” per certe persone…
      E poi, anche da un punto di vista “filologico” e di rispetto del campanile questo spot é sbagliato: ma si doveva proprio scegliere un anziano di Cossano Belbo, che non é terra di Barolo? Possibile che a Serralunga d’Alba non ci fosse nessuno che potesse comparire nello spot al post del pur degnissimo Felice Marino?

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  17. caro Franco hai perfettamente ragione nessun anziano di Serralunga avrebbe mai fatto uno spot simile, ultimamente si fa leva su bambini che incarnano l’innocenza e anziani che infondono saggezza vedi nuova pubblicità del san crispino per me da censura

  18. Ricordo che per togliere le uve bianche dal Chianti alcuni produttori decisero di inventarsi un vinello leggero (anzi “un sostituto dell’acqua in estate quando si ha molta sete”, come mi scrisse allora un amico direttore del marketing di una grossa casa vinicola) che chiamarono Galestro.
    E ricordo che nel nostro Paese c’e’ un sacco di posto anche per vinelli (e novelli) intorno agli 11 gradi che non sono necessariamente dei prodotti da tetrapack o tetrabrick.
    Non mi stupisce percio’ il fatto che un imprenditore dall’indubbio fiuto commerciale come Farinetti abbia deciso di destinare ad un nuovo vinello una parte di uve delle vigne piu’ giovani, meno adatte ai sontuosi Barolo, agli ottimi Barbera ed ai sorprendenti Dolcetto, ma che possono produrre reddito comunque.
    I braccianti polacchi assunti nelle vigne ungheresi inventarono a un certo punto il Tokaji Szamorodni per non buttare via le uve della vendemmia verde, quelle che venivano scartate apposta onde lasciar maturare soltanto i grappoli migliori per fare poi degli eleganti Tokaji botrytizzati.
    E’ un peccato buttar via il pane, anche secco, perche’ non dovrebbe esserlo buttare via quelle uve che non possono diventare vini nobilissimi, ma che possono produrre lo stesso qualcosa da bere al posto dell’acqua?
    Mi sembra che Franco insista semmai per non associare il nome di Serralunga a questo GiA’ e che abbia dei dubbi su un vinello fatto con tecniche non tradizionali. Opinioni che condivido, senza nulla togliere a questo prodotto che, ovviamente, assaggero’. Bisogna rendersi conto di tutto cio’ che il consumatore puo’ trovare a milioni di bottiglie in giro per supermercati e stazioni di benzina e che non sarebbero certo in esposizione se non venissero anche comprate, sempre a milioni, e consumate, magari con un tramezzino.

  19. Io non so cosa beva abitualmente il lettore Giampiero che scrive di “gusto… di terz’ordine”, ma anch’io l’ho già bevuto ( sono ad uno sputo da quelle vigne, si trova, si trova) ed è per quello che vuol essere, un vino piacevole e leggero. Condivido quello che ha scritto Mario Crosta, lasciando perdere la battuta su “il tavernello di langa”. Chissà se invece di Serralunga si fosse parlato di Monforte, no perchè certi vinot, che ne dica Rivetti, si facevano sia Serralunga che a Monforte e lo spot dice proprio quello.

    • concordo con le sue osservazioni Carlo. Sicuramente si tratta di un vino corretto e piacevole. Ma a me non interessa e non interessava (come si é visto dal mio post) interrogarmi sulla qualità del vino, ma sull’impostazione dello spot e su un’equazione, proposta nello spot, Serralunga d’Alba = Vinot, che trovo ancora oggi, che sono un filo meno “incazzato”, insultante. Perché lo spot non dice che a Serralunga d’Alba si producevano ANCHE quei vini, ma fa passare l’identificazione vino giovane da bere prima di Natale = Serralunga d’Alba. Identificazione che costituisce un falso e lei, con il cognome che ha dovrebbe saperlo bene…
      p.s. sul Già segnalo questo bell’intervento di Angelo Peretti su Internet Gourmet: http://www.internetgourmet.it/2010/12/gia-che-ci-sono-dico-anchio-qualcosa.html

  20. Io propongo a Franco di istituire un pubblico elenco di nomi di paesi, zone geografiche, comprensori vitivinicoli, etc, associati ciascuno a quelle tipologie di vino che si considerino lecite essevi associate.
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    Una volta pubblicato questo elenco chiunque solamente provi ad associarvi un vino diverso verrà immediatamente bandito dall’enoico mondo, fucilato alla schiena poi rinchiuso in una barrique di primo passaggio irta di chiodi verso l’interno e fatto rotolare dalla collina che ospita il presunto ecomostro di Langa !!!
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    Poi a me i vini della DOC Langhe piacciono molto…..quelli a base di nebbiolo e con il 5% di barbera….
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    Buona domenica a tutti 🙂
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  21. Sganasciarti dalle risate magari è eccessivo, però potresti sorridere !
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    Dai Franco, era un modo ironico per evidenziare come io trovi strana l’idea di non poter associare ad un determinato luogo altro se non una determinata tipologia di vino.
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    Poi ognuno continui a pensarla liberamente come vuole e come crede, io ho detto la mia.
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    Ciao

    • Lucianone, si vede che non vivi in Langa e che non subisci il fascino assoluto – é come una bellissima donna, come la donna che ami – della sacra terra di Langa. Basta vedere anche quali vini, tipo quelli cui accenni tu, con un 5% di…. Barbera, ti piacciono… Se tu conoscessi, come immodestamente posso dire di fare io, molto bene quella terra, sapresti bene come sia fortissima l’identificazione Serralunga d’Alba = Barolo, i barolo più tannici, più tradizionali, più importanti, tipo Monfortino, Vigna Rionda, Falletto… Provare a “spacciare” l’idea che Serralunga possa essere sinonimo di un Vinot, ecco, pur da laico come te quale sono, la trovo una bestemmia…
      ciao e buona domenica!

  22. Beh, a giudicare dal numero dei commenti direi che Farinetti il primo risultato – far parlare dei sè e del nuovo vino – l’ha già raggiunto.
    D’istinto sarei d’accordo con Franco. Poi mi guardo intorno, in ogni settore, e mi dico che se mi dovessi incazzare per tutte le “farinettate” che vedo, morirei di travaso di bile dopo mezz’ora. Tanto Farinetti il suo “Già”, come ogni prodotto industriale abilmente promosso, lo venderà a palate comunque. Io credo che non solo a risentirsi ma, eventualmente, a reagire dovrebbe essere la gente di Serralunga. Provati, a Siena, a fare un uso appena non ortodosso della parola, del concetto o dell’immagine del Palio: giustamente viene giù il mondo. Vediamo se anche lì succede lo stesso o se la timidezza, il cointeresse, l’acquiescenza, i benefici indiretti avranno la meglio sull’orgoglio.

    • avete ragione in questo Carlo e Stefano: sto ancora aspettando, Rivetto a parte che qui é già intervenuto, che facciano la loro parte, che si facciano sentire, come mi avevano promesso, i produttori di vini, le piccole aziende agricole di Serralunga d’Alba. Io la mia parte l’ho fatta: non vorrei, farebbero brutta figura, che i produttori di Serralunga d’Alba tacessero com’é assurdamente accaduto nel caso del Boscareto resort…
      E aspetto anche che qualcuno, che in terra di Langa (e in tutta Italia) é molto importante, dica qualcosa su questo strano, assurdo spot pubblicitario.. Mi sembra strano che non abbiano nulla da dire….

  23. Ma guardi Ziliani, io nella “sacra terra di Langa” ci vivo da generazioni e generazioni, ed onestamente, parlando al bar ( e non su internet), tutte queste bestemmie non le sento, certo, da quando è arrivato Farinetti, tutti stanno con le antenne dritte, ma nulla più. “Dalle colline di Serralunga viene un vino speciale” (verbo presente = barolo)e non bisogna essere una volpe per capirlo. Serralunga? La cantina sta li, non a Monchiero…
    “Una volta si usava fare un vino giovane”, verbo..passato, ora Felice Marino auspica di trovarlo nuovamente e Farinetti l’accontenta. Tutto questo ricamarci sopra dimostra soltanto che nel bene e nel male,lo spot ha già funzionato e ripeto, qui non sento tutta questa preoccupazione e indignazione, ma solo una certa indifferenza.

    • Carlo, trovo del tutto fuori luogo il suo accenno alla cantina.. “a Monchiero”. C’é chi ha cantina a Monchiero, un grandissimo amico, Mauro Mascarello ed un produttore esemplare, Giuseppe Mascarello. Ma questo non gli impedisce, grazie a vigneti straordinari in quel di Castiglion Falletto e Monforte d’Alba, di produrre Barolo esemplari, tra i migliori in assoluto.

  24. Farinello.
    La penso come Visinelli@, qui sopra, tuttavia mi viene spontanea una domanda.
    D’accordo che siamo in piena depressione, d’accordo che il pubblico di un ‘vino vero’ cioè autentico vino è circoscritto (quindi non gli parli con uno spot (magari prime time) sulle reti Mediaset, d’accordo che la pubblicità televisiva ormai parla a un target ‘vecchio’ (lo dicono i dati: i giovani stanno lasciando la tv); d’accordo tutto, però:
    siamo sotto Natale (e nessuno chieda cos’è) e ci si aspetta uno spot sulle bollicine oppure sui marchi (non le singole etichette, per carità con tre punti esclamativi) dei vini (A, B, B, B,…)da ‘pranzo di Natale’ e non un bello spot (con tutte le carte in regola, meno una) in favore di un vinot.
    Boh, bah, mah.

  25. Vorrei aggiungere che ne vedremo altri – spot o comunque azioni più o meno pubblicitarie – che si appoggiano deliberatamente al territorio e a tutto ciò che gli gira dentro e intorno: marchi, tipi, toponimi e tipicità.

  26. Cara Silvana,
    visto che tra un po’ siamo a Natale, cosa c’e’ di meglio di un buon rosso giovane e fresco con le caldarroste? Io ne avrei un po’ le p…. cioe’ le cosiddette piene di novelli che dovrebbero esser fatti in piena macerazione carbonica, ma che hanno dentro fino al 70% di vino normale (perche’ questo e’ quello che e’ permesso). Ce le aveva piene sicuramente anche Angelo Gaja prima del suo novello e non ultimo anche il Farinetti, che adesso fa parte di quel cielo “dove si puote cio’ che si vuole e piu’ non dimandare”…
    Il problema e’ un altro. Serralunga e’ qualcosa di divino. Te lo confesso: sai quante volte non dormivamo di notte, filandoci una bottiglia dietro l’altra di Barolo Riserva (con quel che capitava, anche pane e salame) per andare all’aurora in appostamento sulla strada che sale a Castiglione Falletto, fino ad un punto sul ciglio della strada, sopra il piazzale di un famoso ristorante che si trova in basso sulla sinistra, soltanto per fare una foto di lontano al castello di Serralunga subito prima e subito dopo il sorgere di un sole rosso fra le nebbie che riempivano i fondovalli che si allungavano fino all’orizzonte?
    E’ una foto famosa, c’e’ anche sulla copertina di un famoso libro sul Barolo. Serralunga e’ oggi come oggi forse il migliore dei terroir di questo grande vino che e’ il Barolo (mai piu’ grande, tuttavia, di un Barbaresco… su questo sono disposto anche a sfidare a duello perfino Franco). Serralunga e’ un simbolo, un monumento nazionale, un bene dell’umanita’ da tutelare con l’Unesco. Occhio, Silvana, che ho detto oggi: ieri era La Morra, l’altro ieri Castiglione Falletto, prima ancora Monforte, insomma ogni anno e ogni cambiamento climatico trova qui un suo posto d’elezione.
    Ecco, questo “sente” il nostro Franco.
    E poi forse lui sente (piu’ di noi) lontana dalla naturalita’ anche quella tecnologia della dealcolazione che secondo molti enologi e’ un’assurdita’.
    In quanto a tecnologie, pero’, ne ho viste talmente tante di novita’ e quasi tutte all’inizio erano per giunta osteggiate, eppure alcune hanno migliorato davvero i vini con il passar del tempo e lo sviluppo di buone pratiche di cantina, che rispetto la sua opinione, la condivido ma vorrei prima vederci piu’ chiaro. In quanto ai nomi, pero’, suggerirei un rispetto maggiore, anche perche’ le uve di quel vino non vengono soltanto dalle Langhe, ma perfino dal Monferrato e sinceramente mi sembra una forzatura commerciale quello che appare nello spot, botti comprese, visto che non c’entrano proprio niente, come non c’entra niente Serralunga se non per l’attuale posizione della cantina (e sottolineo attuale).
    Se Farinetti ci ripensasse, in fondo, non sarebbe poi male. Modificare quello spot sarebbe forse un esempio che nel mondo del vino si puo’ far girare la ruota anche nel senso giusto, nel senso dei giusti. Guadagnerebbe certamente in stima, perche’ sono convinto anch’io che sia un uomo che ama la sua terra e che sia ingiusto percio’ polemizzarci senza tenere conto di questo.

    • Mario, una sola aggiunta a quello che dici: a dispetto di alcuni suoi grandi cru, penso a Brunate e Cerequio, che sono però sul versante che guarda verso Barolo e risente l’influenza di Barolo, oppure Rocche dell’Annunziata, La Morra non é mai stata, ne lo sarà mai, quello che definisci come “il migliore dei terroir di questo grande vino”. Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, la mia amatissima Castiglione Falletto e Barolo sono di un’altra categoria…

  27. Ha ragione Ziliani, ho scritto Monchiero, ma perchè è il primo paese che mi è venuto in mente, nulla sui produttori, anzi… ma era solo per dire che nello spot si cita Serralunga perchè “banalmente”, la sua cantina è li e non altrove. Ma si potrebbe andare avanti per mesi, comunque certamente, si faranno sentire, basta svegliare la gente,la voce si sparge. Un po’ radiocomandati; e se lo faranno, ovviamente, non certo per dire “che bello spot”. Anche se poi, a quel che sento dal vivo, il finale della favola è ” E’ sun tute ca…..” = “Sono tutte cag…” e mi fermo. D’altronde il boscareto è un’esempio lampante! Su quella costruzione sono pienamente d’accordo con lei, su questo articolo un po’ meno e ahimè cado anch’io nel luogo comune ” E’ sun tute….”
    A parte le battute, Farinetti potrebbe ripensarci, d’altronde lui dice sempre che è bellissimo cambiare idea. Comunque su Lastampa di oggi c’è una pagina intera , ma è molto sobria, sicuramente questa non la farebbe incazzare tanto.
    Forse quando si dice di “bugianen” qualcosa di vero c’è, poi arriva chi di idee ne ha a palate e gli altri? Gli altri… possono scrivere su internet, ben venga, ben venga questo blog, ma domani finisce tutto.

  28. Sì, Franco, ricordo perfettamente la tua intervista del 1993 a Bruno Giacosa (http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=9&IDNews=1309) dove a una tua precisa domanda ecco cosa risponde il Maestro:

    “Tra le diverse zone comprese nei disciplinari di produzione di Barolo e Barbaresco quali ritiene essere le più adatte per fornire le giuste uve ai suoi vini ? Ce n’é qualcuna che Lei ritiene inadatta e di cui non utilizza le uve ?
    La zona di Santa Maria della Morra per me non doveva comparire nemmeno nel disciplinare di produzione del Barolo, lo stesso discorso per un’area presso Cherasco compresa nel disciplinare per compiacere un politico che aveva lì propri vigneti… A La Morra ce ne sarebbero di vigneti da tagliare, perché danno vini che perdono colore e profumi. Anche nella zona del Barbaresco, che È più piccola e si controlla meglio, qualche revisione non ci starebbe male, in alcune parti di Neive o di Treiso. La zona del Barolo andava studiata e tutelata meglio, contenuta e non espansa oltre misura. Buona parte dei problemi del Barolo sono dovuti ad una produzione eccessiva ed in zone non pienamente vocate”.

    Ma ricordo anche che sul numero di maggio 2004 della rivista britannica Decanter, nella sezione buying guide, era uscito un ampio articolo dedicato alla degustazione di qualcosa come 156 Barolo dell’annata 1999 (dove solo tre ottennero il punteggio massimo ed il Decanter award di outstanding wine), che aveva tutti i titoli per essere definita di ottimo livello e sicuramente più bilanciata e quindi in definitiva superiore alle tanto celebrate annate 1997 e 2000. Un risultato sorprendente, se si considera che nel panel tasting figuravano alcuni autentici conoscitori del Barolo, come Nicolas Belfrage, Stephen Brook, Steven Spurrier, Michael Garner, Paul Merritt e Michael Palij.
    E’ vero che i pareri erano un po’ discordanti sui villaggi da cui provenivano i vini degustati, anche perche’ il Barolo 1999 era davvero “superbo ma sottovalutato”, come aveva in seguito osservato il tuo amico spagnolo Juancho Asenjo, pero’ La Morra “con il suo stile fruttato e più femminile” e’ stata l’unica allora a mettere tutti d’accordo nel conquistare tutti i tre cinque stelle assegnati, che venivano solo da questo comune: il Brunate di Mario Marengo, il Case Nere ed il Fossati di Enzo Boglietti,). A completare il successo del villaggio, ottennero poi 4 stelle anche i Barolo di Mauro Veglio (Rocche), il Marcenasco di Pietro Ratti, il Bricco Parussi di Gian Bovio, il Vigna Giachini di Corino, le Brunate ancora di Enzo Boglietti, il Rocche di Aurelio Settimo (premiato come best value wine), il Bricco Gattera di Cordero di Montezemolo, il Corda della Briccolina di Batasiolo, il Vigna Rocche dell’Erbaluna, il Rocche dell’Annunziata di Rocche di Costamagna, il Cerequio di Chiarlo.
    In seconda battuta furono invece quelli di Serralunga e Monforte, terroir che mostrano “eleganza ed intensità, ma anche equilibrio”, mentre le maggiori delusioni sono venute dai vini di Barolo e Castiglione Falletto. Non andarono molto bene, in generale, i Barolo più tradizionalisti, con l’eccezione dei vini di Brezza, Cavallotto, Aurelio Settimo.
    Allora furono invece inspiegabilmente confinati nelle retrovie, dei Barolo sicuramente molto buoni e di riferimento come quelli delle cantine Comm. G.B. Burlotto di Verduno e Giuseppe (Mauro) Mascarello di Monchiero-Castiglione Falletto.

    • Mario, fidati, credo di conoscere il Barolo e le sue terre abbastanza bene: Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Castiglione Falletto, con i loro grandi crus, sono un altro mondo rispetto alla pur rispettabile La Morra. E una degustazione di Decanter, di anni fa, non può fare certamente testo…

  29. Ho l’impressione che l’Oscar goda come un riccio, a leggere questo post. Forse ancora di più a leggere le eventuali repliche dei suoi “colleghi” barolsti. E’ una vaga impressione.

  30. per tutti
    condivido l’indignazione di Franco e di tanti altri di cui per ora ho letto solo in velocita’ i commenti.
    Solo una cosa:è mai esistito negli ultimi anni uno spot che abbia raccontato veramente un vino?
    claudia che da oltre 20 anni calpesta vigne e attacca tubi in cantina –

  31. Per quanto è ben fatto lo spot io non l’avrei sprecato – con tutto il rispetto – per il “vinot”. Ecco, magari non ha bisogno di grossa pubblicità, ma se fosse stato utilizzato per il Barolo credo che avrebbe meritato, voglio esagerare, l’Oscar del vino.

  32. Sono un semplice ed umile appassionato di vino, curioso e con un visione piuttosto scevra da ideologie di sorta (almeno spero).
    Fatta questa doverosa premessa dico la mia:
    1 – Oscar Farinetti ha fatto per l’ennesima volta centro!
    2 – io non riesco a vedere nello spot l’affermazione della tanto vituperata equazione Serralunga = Già
    3 – Sicuramente assaggerò questo vino appena mi sarà possibile
    4 – complimenti a Franco per aver dato il via ad una discussione di sicuro interesse e limpida
    Buona giornata a tutti

  33. Certo che mi fido, Franco…
    Ci mancherebbe altro! Per me sei tu il vero megafono del buon Barolo nel mondo intero, infatti quasi tutte le notizie che si vogliono avere su questo vino eccezionale passano per la tua penna e su questo non ci piove.
    Infatti non e’ un caso che abbia invitato i commentatori a prender visione di quella tua bellissima intervista del 1993 in cui c’e’ un autorevole parere su certi vigneti di La Morra (ma anche di Neive e di Treiso per quanto riguarda il Barbaresco, cioe’ “il mio amore Barbaresco”) che ci tenevo particolarmente a sottolineare.
    Parliamo di un mondo che ha bisogno pero’ di un’imprenditoria lungimirante, perche’ quando abbiamo girato con la televisione polacca un film anche da quelle parti (Monforte e Grinzane) nel 2003 l’immagine che ne era emersa era quella di un’imprenditoria ancora frammentata, molta individualita’ e qualche funambolismo, con qualche guizzo isolato. Sono stati tanti, troppi quelli che avevano delle vigne piccole e che erano emigrati per le grandi citta’ quasi abbandonandole quando c’era invece da soffrire in zona, salvo tornare ad occuparsene non appena fiutato l’affare del vino di lusso con qualche nuova moda in cantina per farsi un nome col marketing proposto dagli studi pubblicitari piu’ famosi d’Italia. Qualcuno su in cima al paese che ti piace di piu’ chiudeva perfino i cancelli dei suoi vigneti e delle sue cantine a tutti escluso certi altolocati, se volevi qualche bottiglia non te la dava neanche a pregarlo al telefono ma ti rimandava ad Alba nell’enoteca con cui aveva l’esclusiva, per darsi l’apparenza del produttore mitico e misterioso…

    • hai ragione Mario! Ora i cancelli chiusi della sua cantina, con l’impossibilità per il normale appassionato di fare visita, li tiene solo qualche presunto Padreterno del vino di Langa, che crede ancora di essere, perché per anni l’hanno chiamato “Le Roi”, il più bravo, il primo della classe..

  34. Paola, ma sarebbe interessante, da chi calpesta da 20-30 anni le vigne, fosse stato fatto qualcosa. Invece sempre “a traino” e non è solo questione di soldi. Arriva lui con la sua pagina pubblicitaria e dopo un po’ di tempo gli altri a ruota, con pagine simili es. TerredaVino. Sempre dopo.

  35. Mi sa che hai capito male, Franco: stavamo parlando di Barolo e non di Barbaresco, quindi non c’entra Angelo. Il tipo in questione poi piu’ che un re potrebbe esser confuso con un… chierico.

  36. A me sembra uno spot ben confezionato e sicuramente costoso, ma a chi é diretto?
    Se é ad un pubblico di mezza età e oltre che guarda Mediaset in prima serata può anche andare bene la prima parte con il vecchio contadino piemontese e l’accarezzamento delle botti da parte del cantiniere grembiulato, però non c’entra niente la seconda con il nome GIA’, con la creazione dell’aspettativa (copioni, vi ricordate: “E’ GIA’ qui, il Novello Santa Costanza”?)e la canzone di sottofondo che potrebbe influenzare un pubblico più giovane e meno pantofolaro, il quale non penso segua tanto Mediaset.

    Una domanda: quanto costa il GIA’?
    Riguardo all’accostamento con una zona sacra come Serralunga, Ziliani ti capisco per la stizza, ma é un peccato veniale, solo che sfrucuglia la tua anima di barolista.
    Infine, complimenti al look giovanile di Roberto Bruno, perfetto testimonial di questo vino.

    • cara Nelle Nuvole, nell’articolo della Stampa già citato si dice che Già “sarà in vendita a non più di dieci euro a bottiglia da un litro e lo si troverà sia nella grande distribuzione che nelle carte dei migliori ristoranti”.

  37. Beh, se il prezzo di un vino rosso che viene imbottigliato dopo soli due mesi e’ quello annunciato, direi almeno il doppio di quello che ci si attenderebbe anche dal migliore in circolazione, allora risulta straordinariamente esagerato, una vera enormita’. E quindi fara’ il debutto della gran novita’ ben sostenuta da una campagna pubblicitaria e poi scomparira’ in poco tempo o rimarra’ invenduto, un po’ come il NANO ghiacciato della San Pellegrino nei vasetti degli omogeneizzati che fu inventato trent’anni fa da Ezio Rivella e riscosse immediato successo grazie ad una bella canzone di Amanda Lear. Se nelle Langhe si e’ arrivati anche a questo, pover’Italia!

  38. Concordo sul fatto che questo spot risulti di cattivo gusto per chi come noi ama il grande vino di Serralunga. Però non si può sottovalutare il fatto che il target dello spot è un altro. Ho l’impressione che il prodotto sia talmente caratterizzato da non poter danneggiare il Barolo, che ha tutta un’altra personalità e tutto un altro valore: e poi, che cosa ne verrebbe in tasca a Farinetti?

    Assumendo che il Già non sia una porcheria, si può dire che questa pubblicità ha comunque il merito di parlare di quella terra straordinaria che sono le Langhe. Chi la guarda potrebbe fare la conoscenza di Serralunga per mezzo di un vino senza troppe pretese, e decidere poi di approfondirla con i prodotti migliori. Insomma, sospetto che l’obiettivo finale di Farinetti sia, caso mai, quello di ampliare il mercato potenziale del Barolo — in particolare del *suo* Barolo, ma per riflesso anche di quello degli altri produttori.

    Insomma, la pubblicità sarà anche un po’ scorretta, ma non si possono escludere effetti positivi. Vedremo!

    • io la possibilità di queste ricadute positive a favore del Barolo anche mettendo il binocolo francamente non riesco proprio a vederle… E dire che mi sto sforzando, avendo, ma solo leggermente, superato “l’incazzatura” di ieri…

  39. solo un commento facile facile….siamo sempre i soliti italiani!!! imparassimo qualcosa dai francesi almeno nel rispetto assoluto della tradizione, dei colleghi e della zonazione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  40. Te l’avevo scritto in un altro post qualche giorno fa che Benitez doveva portare a casa i giocatori piu’ sani di come sarebbero scesi in campo e percio’ in vista del mondiale non poteva rischiare che i laziali spezzassero altre gambe pur di batterci in casa loro. Non e’ stata una piaga, ma una benvenuta prudenza.

  41. Ziliani voglio pensare che i produttori di Serralunga d’Alba siano così stati impegnati oggi, magari assediati da turisti accorsi da ogni parte nelle loro cantine, da non trovare ancora il tempo di intervenire per commentare lo spot di Già-Fontanafredda. Mi sembra imbarazzante questo loro silenzio!

  42. No, son sicuro che qualcuno si farà vivo… Ma Ziliani, fai un pronto anche al Farinetti, io sono certo che qualcosa ci dice o no?

    • @ Federico: Oscar Farinetti sa come farsi vivo se vuole. Ha la mia mail ed il numero di cellulare. Come l’hanno pure i vari produttori di Serralunga (alcuni dei quali mi avevano telefonato prima che scrivessi, indignati per lo spot), che improvvisamente, non so come, se li sono dimenticati…

  43. Ma la legge consente di dealcolizzare un vino a DOC? a me pare di no.
    Il “vinot” si faceva in campagna un tempo buttando acqua e un po’ di zucchero sulle vinacce torchiate, si beveva giovane perchè diventava subito aceto. Una porcheria immonda per calmare fame e sete, di cui nessuno può avere alcuna nostalgia.

  44. Caro Crosta Mario@ e caro Franco, permango convinta che operazioni simili a questa – magari meno raffinate – le vedremo, perché sono almeno due anni che si è diffusa la consapevolezza del territorio, in quanto bene di rilevanza economica.

    Qualcuno potrebbe obiettare che da ben più tempo si ha questa consapevolezza, ma io sono certa che prima esisteva solo tra i contadini e le persone colte: in mezzo ci sono – in ordine sparso – gli arruffoni, i pressapochisti, i businessmen, i raiders, gli speculatori, i mafiosi, gli impreparati cronici, alcuni politici, e ogni altra genìa abituata in questo nostro disgraziato paese a trarre vantaggio (lecitamente alcuni e dolosamente altri) in modo ‘furbo’ da qualcosa DEL CUI VALORE NON SI E’ CONSAPEVOLI FINO IN FONDO.

    Questo spiace, anzi dà VERO DOLORE, caro Crosta so bene di che cosa state parlando; magari non conosco la luce che delinea quello specifico paesaggio, ma ne conosco il valore – prima di tutto sentimentale e d’appartenenza (cioè qualcosa che riguarda la nostra stessa esistenza) – e poi e quindi e perciò, ma sì!, economico (ancora una volta di un’economia che riguarda tutti e che andrebbe attivata senza speculare).

    L’operazione specifica è realizzata in modo brillante e professionale, da qualcuno che conosce le regole della comunicazione ma che usa in modo molto cinico dei valori di cui se ne frega altamente.
    E’ qualcuno che ha capito meglio e prima di altri che cosa commuove il pubblico e lo induce a credere (e acquistare).
    Qualcuno che fa un’operazione pro suo prodotto usando delle leve che invece sarebbero appropriate per sottoporre all’attenzione del pubblico un grande marchio, in modo istituzionale.
    Mi fermo, ma condivido (e l’ho già scritto) la perplessità di Nelle Nuvole@.

  45. Cara Silvana Biasutti, conosco da tempo e apprezzo il tuo lavoro. Vorrei sperare che non siamo solo noi quattro gatte spelacchiate a dire la nostra e a partecipare ad un dibattito così vivo ed importante come quello sul territorio come patrimonio.
    Scommetto tra l’altro che sei una gattara sfegatata, sbaglio?

  46. Troppo buona con me, cara Nelle Nuvole@: per la precisione sono gattara, caninista, animalfan, alberofila, paesaggiofila, umanofila (con opportune eccezioni, tuttavia poche).
    (Ma anche carogna e strega perché talvolta ce vo’.).

    Felice che tu mi dia il modo di ri-sottolineare che il territorio si meriterebbe più attenzione e competenza, anche quando lo si USA a proprio vantaggio; e – ancora una volta, ma non è mai abbastanza ribadito – se lo si evoca nel modo corretto, si lavora anche a favore di tutti i soggetti coinvolti, incluse le comunità che ci vivono!!!

    Anch’io seguo con molta attenzione i tuoi interventi, precisi e stimolanti.
    Ciao!

  47. Caro Franco, questa volta non provo l’indignazione ferina che sente lei ed altri, e concordo molto più con la posizione di vignadelmar. ciò premesso ho visto e preso in mano questa bottiglia. Formato 1 litro, stilisticamente non è nelle mie corde ma l’etichetta è bella e facile, e gli 11 gradi sono sparati in bella evidenza (e qui mi viene in mente la lotta contro le concentrazioni le esagerazioni di cantina etc etc, anche se il modo come questi 11 gradi siano ottenuti mi lascia un po’ perplesso). prezzo 9,89 all’IPERCOOP di montecatini terme. Se lo riesce a vendere nulla da dire, è un genio, ma se si pensa a cosa si trova per questo prezzo…Per la GD è già in una fascia medio alta, sono curioso di vedere se tira o meno.

  48. Franco, ribadisco e preciso.
    “tavernello” di Langa perchè è il primo brand aziendale che associa (ruba) l’immagine delle Langhe, faticosamente costruita con enormi sacrifici nel corso dei decenni, ad una costosa campagna mediatica televisiva mirata al consumatore medio-basso.
    finora c’era stato nano ghiacciato, galestro capsulaviola, tavernello, volorosso…

    comunque il “farinello” inventato da un commentatore qui sopra suona bene, e da’ l’idea

  49. @maurizio fava
    …farinetti non è ne’ un santo, ne’ babbo natale.
    è solo un furbo e abile industriale della grande distribuzione che sa fare bene i suoi interessi, e sa usare tanta gente per i suoi fini. TROPPA gente.

    Esatto e siccome il calmieratore dei prezzi, così si definisce lui, ne ha spremuta come limoni fin troppa di gente, adesso che se ne sono accorti cominciano a dirgli di no. Troppi marchi seri sono scomparsi degli scaffali di Torino, ancora 2/3 anni e poi diventerà un supermarket al pari di Esselunga.

  50. Caspita Paolo, non è che farinetti mi sia troppo simpatico, ma da eataly a torino ci passo sovente, non mi sono accorto che siano spariti certi marchi seri, forse sono poco attento. Cos’è sparito, così magari sparisco anch’io da quel posto

    • ragazzi, ma il posto, parlo di Eataly, resta una geniale invenzione. Un posto imperdibile, soprattutto per chi ha parecchi soldini da spendere, non per mangiare nei vari ristorantini, ma per acquistare le varie chicche. Ricordate i famosi pomodori di cui ho scritto da 25 euro al chilo?

  51. Sono stanco di vedere come la gente “beve” questi vini che vengono fatti solo per il soldo. Nuove idee che non portano qualità, sono solo figli della tecnologia che rende tutto possibile e facile in cantina.
    Queste cantine/industrie che sfornano idee per vendere, e i giovani ignoranti BEVONO TUTTO.
    Fatevi una cultura enogastronomica.
    Mi fanno pena.
    “dealcolizzazione fisica con filtri molecolari”: mi viene la nausea.
    TENETEVELO.
    Aggiungo che dopo aver guardato con ammirazione a Eataly, ho grandi dubbi anche sul quel progetto, sul modo in cui viene portato avanti.
    Basta guardare all’apertura di New York per capire che non è proprio genuino come dovrebbe essere.
    Usate la testa, imparate e siate critici, o perderemo tutto.

  52. Sono curiosa: 25 euro al chilo e sono anche contenta che ne vadano 12 a Eataly, però vorrei che ne restassero almeno 2,5 (cioè il 10% di 25) a chi li produce, coltivandoli, cogliendoli, selezionandoli, imballandoli impeccabilmente.
    E’ chiaro che distribuire costa e farlo in modo elegante, tale da valorizzare il prodotto, costa molto, tuttavia credo sia indispensabile che il verbo (valorizzare) si coniughi anche per il produttore, sennò l’asimmetria è troppa. E poi mi raccontano che le campagne vengono abbandonate e via lamentando (vedi olio exttravergine).

  53. Maurizio Fava, lei forse non avra’ conosciuto il Corral, un prodotto che fu della Sella & Mosca a 390 lire il litro che sembrava nato (come mi confessava qualcuno di quella tenuta di cui sono stato confinante per qualche anno)… dalla sciacquatura delle vasche. ma c’erano in giro anche torchiati di seconda e terza spremitura con le vinacce ben bagnate, che non provenivano certo dai mosti fiore. In Emilia si faceva così il puntalone, quello che andava per la maggiore fra gli operai agricoli. Chi ama il vino non puo’ limitarsi, secondo il mio modesto parere, a degustare solo l’eccellenza, il meglio, magari per descriverlo poeticamente e guadagnarci pure uno stipendio, ma dovrebbe anche assaggiare quello che bevono i contadini, i braccianti, i bisnonni, la gente che ha fatto appena le elementari e la scuola AIS non sa neanche che cos’e’. C’e’ tradizione anche in questo, come mettere alcune bottiglie di Barolo in soffitta perche’ dopo qualche anno di conservazione al caldo sotto il tetto quel vino possa puzzare di “merdin” e sia adatto a immergerci i biscotti duri, quelli che sono buoni soltanto così. O come il Grignolino “vecchio”, che le auguro di portare alla bocca, ma soprattutto di riuscire a deglutirlo (io non ci riuscivo quasi mai). Pensi che per giudicare i primi vini polacchi da Mysliwiec sono andati fior di degustatori, da Gogolinski a Bienczyk, da Bonkowski a Jarosz, da Bosak a Kapczynski, ma anch’io. E loro alla sera davanti al fuoco in giardino, dopo una giornata a degustare e sputare, si potevano bere finalmente una bottiglia intera o due e commentarsela raccontando barzellette. Invece io, dopo una giornata a bere un bicchiere o due da ogni bottiglia, senza sputare mai nulla, la sera mi scolavo il wodniak, cioe’ la sciacquatura delle vasche, quella che mi ricordava tanto quel Corral di Alghero. Se poi l’acqua che avevavno usato era gassata, ne usciva perfino leggermente petillant…
    Quello che mi preme dirle e’ che non possiamo scandalizzarci di prodotti diversi e fatti per una fetta cospicua di mercato che pure c’e’, che li domanda, che li compra, che ne stabilisce il successo su tavole povere, ma dove si mangia a volte anche meglio che al ristorante. E dobbiamo berne qualche volta anche noi per mantenere bene il polso sia sull’andamento di questa fetta di mercato e sia sull’evoluzione del gusto della massa, ma anche per capire quelle tecniche particolarmente usate “solo” per i vini economici da produttori che fanno anche grandi vini (e si sa mai che qualche volta siano pure tentati di… ma qui lo dico e qui lo nego, benintesi!).
    Percio’ chiamare “tavernello” il GiA’, come ha fatto lei, non l’ho certo interpretato come un’offesa a quest’ultimo nato della serie che lei ha ben scritto in fila indiana uno per uno (e a cui adesso puo’ aggiungerne almeno altri due…). Ogni tanto quando vado a Cesena un po’ di Tavernello (ma soprattutto di Botte Buona) me ne bevo anch’io. Quello che mi lascia invece di stucco e’ quest’operazione di maquillage e di lifting spinto al botulino per trasformarlo agli occhi del popolino in un prodotto da ben 10 euro (il prezzo di certi Barolo in Polonia…), dandogli da malandrini un’immagine che non e’ giusto che abbia perche’ e’ falsa e che rappresenta, questa sì, uno schiaffo a Serralunga ed alle botti che si vedono nello spot, certamente piene di ben altro…
    la pubblicita’ non puo’ essere ingannevole e in questo spot di inganni da togliere ce ne sono. Spero che Farinetti lo faccia.

  54. Si questa uscita non e’ buona per noi produttori normali che cercano di fare bene con quello di cui dispongono questa mi sembra proprio la pubblicità del castellino che e uscita da poco e come io non ho associato questa pubblicità ad un luogo ed a un vino famoso , ma solo una cosa costruita da uno studio di marketing , spero anche che le persone che la vedono non associno il gia’ al nostro Barolo.
    Ma questa e solo la speranza di un piccolo produttore di Langa

    • bravo Manzone! Finalmente un vignaiolo di Serralunga d’Alba che rompe questa assurda, inspiegabile (e altro…) cortina del silenzio da parte del mondo del vino di Serralunga sul super discusso (quasi 90 commenti a questo post lo testimoniano) spot del Già della Fontanafredda!
      A proposito: ma non doveva essere commercializzato l’8 dicembre? Mi arrivano segnalazioni di avvistamenti del vino un po’ da tutta Italia e io stesso ne visto una bella quantità di cartoni all’Iper di Orio al Serio, in vendita intorno ai 9 euro, poco fa…

  55. Caro Franco, la mia previsione sul prezzo di vendita del Già (su F.B.)a quanto pare erano esatte, vedrò dopodomani il prezzo Eataly. Per chi nelle Langhe volesse festeggiare con Barolo o Barbaresco, ecco i prezzi di un offerta per questi vini, in un supermercato alle porte di Alba: vino Barolo docg (annata non specificata sulla locandina)Produttori di Govone euro6,49. Barbaresco docg Terredavini(annata non specificata)
    euro 6,35. Non ho parole per commentare…Per chi ha i “danè” e volesse folleggiare può comunque bersi il Già!

  56. Penso che le Parole di Paolo Manzone, bravo produtttore, ma soprattutto persona seria ed estremamente corretta, equilibrata e cortese, rappresentino il punto di vista di chi è più danneggiato da questa campagna marketing e che quindi meriti particolare attenzione. Il messaggio della pubblicità, che ammicca con richiami a “tradizione e territorio”, è volutamente indirizzato ad una fascia di pubblico che si dovrebbe sentire gratificata dall’acquisto di questo vino, il tutto proposto ad un prezzo non economico per dare ancora più tono al prodotto.

  57. Onestamente non riesco a capire come si puo’ accostare ad un tale obbrobrio commerciale, qualunque richiamo alla tradizione e al passato. Il vino in questione subisce dealcolizzazione in cantina, operazione altamente moderna e avvanzata, diffusa a spada tratta dalle ormai morenti e sofferenti case vinicole della Napa Valley in California, che la gente qui in America ha smesso di bere, andando in cerca di quella tipicita’, storia, legame con la terra e unicita’ che il sig. Oscar Farinetti e co. hanno cosi’ facilmente messo da parte.

    Io che sono Sommelier Professionista Piemontese (Nord Piemonte) e vivo in California, importando e distribuendo vino Italiano e Francese, faccio una sincera richiesta alla FONTANAFREDDA :

    Perche invece di spendere soldi, tempo e impegno, a sviluppare e imbottigliare “Coca-Cola Enologica”, non fanno altrettanto per promuovere il re dei vini (Barolo) nel mondo, e difonderne le sue qualita’ storiche, il suo prestigio e il suo valore !?

    Io qui in Caliofrnia, secondo mercato degli Stati Uniti per volume ed importanza, non vedo quasi mai iniziative promozionali e culturali da parte delle aziende di Barolo, che continuano a fare ‘meeting’ in loco per bastonare importatori, distributori e rivenditore sul fatto che il vino non sta vendendo. Ben al contrario della realta’ del Brunello invece, che nonostante uno scandalo orripilante e vergognoso, continua ad andare ! In fatti, i produttori di Brunello sono 10 volte piu’ attivi a spingere, promuovere, divulgare e creare interesse nel loro gioiello.

    Cercate di diffondere la cultura e la storia del Barolo, la sua varieta’ di terroir, i CRU che pochi consumatori capiscono, il suo potenziale di investimento e invecchiamento, l’abbinamento corretto per goderne le qualita’ organolettiche…e magari abbassare i prezzi un pochino…tanto vi siete gia’ arrichiti.

    Che lo facesse pure FONTANAFREDDA, invece di buttare via il passato perche’ scomodo da 2 anni e buttarsi a capofitto senza manco mezza lotta, in un prodotto che sembra piu’ Americano (nulla a togliere ai vignaioli Americani di qualita’) che Piemontese.

    Per favore…

  58. Pingback: Già che ci siamo…

  59. Bene anzi benissimo,ringrazio sentitamente i commentatori di questo interessante blog,mi avete fatto risparmiare 60 euri ca.Abito a due passi da fontanafredda e mi ero ripromesso di andarci subito dopo la messa di domani (8 dicembre:immacolata)per togliermi la soddisfazione di assaggiare sta picheta,che come dice il buon Marino della reclame “mi piacerebbe berlo ancora”.Avevo GIA’messo nel portafoglio 18 euro per la presunta spesa,e riflettevo su come gira oggi il mondo,6 mila lire a bottiglia per una picheta,i miei vecchi a saperlo si rigirerebbero nella tomba,poi il colpo a tradimento qui si parla di 10 se ho ben capito 10 euro a bottiglia! per una picheta!!!e pare non sia uno scherzo,roba da mat,di colpo sono rinsavito, domani dopo la messa me ne ritornero’a casa tranquillo e accompagnero’i taiarin e il biji “brut e bun cun testina”che avrà preparato la mia gentil consorte con una bottiglia di Dolcetto 2009 che fa 14 gradi (fina n’po’ tropi ) che me amis Massimo mi ha venduto a 5 euro alla bottiglia.GIA’ fumse n’po’ furb cu re ura!!!Un cordiale saluto a tutti e grasie ‘ncura x il procurato risparmio.Nilo

  60. Grazie ad Enrico che sul blog Intravino ha postato un’altra immagine di bottiglie in vendita e cioe’ http://www.overpic.net/viewer.php?file=xyhj0v0nws1×2u5ychyr.png devo purtroppo agiungere a Farinetti un’altra critica: sul vostro sito ufficiale c’e’ un’etichetta diversa, senza denominazione d’origine, diversa da cio’ che voi stessi avete messo in commercio. Direi che come minimo e’ materia di riflessione. Una ditta seria, che della pubblicita’ e dell’immagine si occupa così bene da aver fatto uno spot con le botti di legno per un prodotto che il legno non lo vede neanche da lontano, e che propaganda sul suo sito un’etichetta ben diversa da quella che il prodotto ha sugli scaffali, mi sa che qualche problema di comunicazione ce l’ha per davvero. A meno che in questa ditta siano invece abituati da molto tempo a “sorvolare” su tutti quei particolari (precisione e trasparenza comprese) che agli enoappassionati invece interessano per conoscere meglio cio’ che comprano. Complimenti davvero! Che figura! Mi auguro quindi che rettifichiate presto sia il vostro spot che anche le etichette del vostro sito. Il prestigio si mantiene anche in questo modo, o no?

  61. Salve io ho comprato la bottiglia e mi pare che ci sia scritto che è un Langhe doc Rosso (sulla retro) e l’etichetta corrisponte esattamente a quella del sito.

    Ciao

    • grazie Alberto, quando avrà assaggiato il vino, mi faccia sapere come l’ha trovato. Anche se il mio post non intendeva discutere dell’eventuale qualità del vino, ma del modo di presentarlo e concepirlo

  62. @ Alberto, lei non ha visto l’etichetta del sito ufficiale, che e’ questa: http://www.giavino.it/images/etichetta.jpg dove risulta scritto soltanto Rosso e non Langhe Rosso.
    Come fa a dire il contrario? Saro’ il primo a dar notizia di un benvenuto chiarimento, ma non mi prenda in giro o almeno si assuma la responsabilita’ di quel che afferma e si firmi con nome e cognome.
    Franco, tu sei andato a vedere l’etichetta sul sito ufficiale http://www.giavino.it? Cosa ci leggi?

  63. e sulla bottiglia nella etichetta davanti c’è scritto Langhe doc rosso. Sul sito avranno fatto un errore. però a me sembra che sia molto chiaro che sia un Langhe doc Rosso.

  64. Franco, scusa ma in Italia un vino puo’ portare due etichette (una davanti ed una dietro) con due denominazioni diverse, che rappresenterebbero motivo di confusione dell’acquirente, oppure devono portare la stessa denominazione in modo che il cliente non si confonda?
    Perche’ se puo’ portare due etichette diverse, allora io scrivo subito “Rosso 2007” su una bottiglia dove sulla retroetichetta scrivero’ invece “Barolo 2007 DOCG” e poi vediamo se mi mettono in galera o no.

  65. ma solo la scritta Rosso non è una denominazione, se non sbaglio. Perchè la denominazione è Langhe Rosso Doc. E la bottiglia che ho davanti mi sembra corretta. Molte bottiglie che si trovano in commercio hanno sull’etichetta davanti disegni, scritte mentre sulla retro tutte le informazioni di legge. se non sbaglio.

  66. Bravo Alberto! Allora se e’ solo il sito che sbaglia, abbiamo dato a Farinetti abbastanza materiale per fargli ripulire subito il suo sito, come si conviene ad una grande casa vinicola. Guarda Librandi, per esempio, che questi errori non li fa neanche a pagarglieli…

  67. La tua osservazione, Alberto, mi da’ da pensare che probabilmente al momento d’impostare il sito avevano ancora dei dubbi se potevano chiamarlo Langhe Rosso ed hanno messo tutte quelle etichette con scritto solo “Rosso”. Adesso pero’, quando hanno deciso di commercializzarlo come Langhe Rosso DOC, se avessero curato meglio la pubblicita’ e la comunicazione avrebbero dovuto immediatamente correggere le foto delle etichette sul sito. Rimane sempre un pasticcio perche’ c’e’ quel giornalista che ha scritto di uve del Monferrato e senza una smentita sullo stesso giornale qualunque direttore del Consorzio potrebbe esserer autorizzato a tirare le orecchie alla Fontanafredda che lascia circolare notizie che possono irritare gli altri produttori, autorizzandoli a pensare che anche loro potrebbero infilare uve monferrine nei vini di Langa, visto che Farinetti (senza una smentita) sembra proprio che possa farlo e La Stampa gli fa pure da grancassa pubblicitaria. Il problema e’ sempre quello: c’e’ chi puo’ e c’e’ chi non puo’ pensare, dire, fare le “cazzate”.

  68. Ma guarda sinceramente a me interessa il prodotto. non sto lì a cercare il pelo dell’uovo per criticare. Ho la bottiglia davanti, mi piace, appena assaggio il vino valuterò se mi piace o no. Poi se su un immagine di un sito mancano due parole non è che mi importa tanto. Io valuto il prodotto concreto e finito. Quello che trovo davanti ai miei occhi. Poi a me sembra di essere stato informato abbastanza. Il paragone ci potrebbe stare ma scommetto che se mi metto lì ed analizzo la casa vinicola che hai citato tu magari trovo qualcosa che non va. Non tutti sono perfetti.

  69. @fede
    Uno che come te è così bene introdotto, passa tutti i giorni da Eataly, oppure lavora da Eataly e non si accorge di cosa non c’è più sugli scaffali, dovrebbe anche sapere che pagando frutta e verdura alle casse la gente non sa nè chi la porta, nè chi effettivamente la vende. Però il tuo boss pensa sempre di calmierare i prezzi. Allora fai due passi in più una volta, vai in p.za Bengasi e guarda i cartellini dei prezzi così ti rendi conto. Per la cronaca, io non ho un banco lì. A me non interessa se Farinetti vuole vendere i pomodori o gli zucchini a 100€, faccia cosa vuole, a me interessa non leggere più su La Stampa che da quando c’è lui i prezzi a Torino sono scesi, perchè non è vero. Punto e fine della discussione.

  70. Visto da una gelida Inghilterra, lo spot non mi sembra per niente ‘allucinante’. Prendo spunto anche dall’accusa di ‘ecomostro’ – per consigliare ai lettori di guardare http://www.youtube.com/watch?v=Oa7iZXfMKoY l’edificio costruito da Frank Gehry per Marques de Riscal per un confronto su l’utilizzo di idee nuove in paesaggi tradizionali. Inoltre, non capisco quale sia l’offesa maggiore – quella di produrre un vino da 11 gradi con “interventismo in cantina” o di usare lo sfondo delle colline, della tradizione per un prodotto nuovo e moderno?

  71. @paolo
    Oh bella, questa non l’avevo ancora vista, guarda che al massimo, il mio boss è mia moglie, ecchecivuoifare, e lavoro ben distante da eataly. E poi non sono io quello che controlla gli scaffali, al limite te o sbaglio:
    “Caro ag, va bene che il signore coi baffi è un mercante di utopie, ma che venda anche solo una bottiglia di Barolo a 25€ è un sogno! Tranquillo…conosco i suoi prezzi”
    E ovviamente ti hanno smentito subito:
    “negli scaffali di eataly, nella fascia 21- 26 euro si trovano ben 16 referenze”

    Tutto su questo blog. come vedi le cazzate le scrivi anche te. ciao

  72. Gentilissimo Franco,
    sono pienamente d’accordo con le sue affermazioni, finchè ci saranno persone “imprestate” al mondo del vino , ci sarà sempre meno chiarezza e i consumatori non professionisti non riusciranno mai a distinguere il vino buono da quello cattivo. In Italia si bevono le etichette e mai il vino. Il Sig. Farinetti lo ha capito è sfrutta la sua intelligenza commerciale per far presa sulle persone che valutano più l’estetica che il contenuto della bottiglia.
    Forse in Fontanafredda era meglio migliorare nettamente i vini e meno le bottiglie e le confezioni. Ai più attenti non sarà sfuggito, per esempio nella comunicazione del vino Già, i jeans rossi (fatti indossare al direttore vendite)simbolo della middle class. Proprio a questo pubblico, Farinetti vuole rivolgersi,quelli che vanno da Eataly non per la qualità ma solo per il marchio chiedendo espressamente la confezione logata, simbolo a loro dire di qualità estrema da ostentare con gli amici.
    Mi è capitato di sentire più volte, se non c’è a Eataly non è buono. Molti però non sanno che per entrare da Eataly, bisogna cacciare dei soldi o della merce a titolo gratuito, poi si entra. Quindi chi non accetta non trova posto sugli scaffali di un luogo dove a sentire loro sono presenti solo prodotti di qualità.
    Siamo messi bene….
    Cordialmente, Dionisio

  73. HO assaggiato Già: ottima operazione di marketing, nove euro e cinquanta all’IPER, bello ed invitante l’espositore, elegante l’etichetta, furba la bottiglia da litro, buono il vino, pulito, elegantino, piacevole……….bella trovata per arricchire l’IPER, la Fontanafredda ed il resto, speriamo che il viticoltore abbia preso almeno 30 centesimi! Tutto si può dire meno che un proletario, come colui che ha acquistato Fontanafredda e Slow Food, non sappia fare gli interessi suoi piuttosto che dar da bere ai cassaintegrati, ai precari o ai disoccupati, oltermodo assetati!

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  75. Ma il problema delle Langhe è davvero GIA’?
    Non il fatto che nel trade estero (e non solo) girino da anni enormi quantità di BAROLO con tanto di fascetta a 3 euro a bottiglia?
    Scusate ma penso che tra un LANGHE ROSSO a 10 euro e un Barolo a 10 euro fatti a Serralunga… il secondo sputtani moooolto di più il territorio.

  76. Già voleva essere un vino.

    Una delle tante invenzioni commerciali di Oscar Farinetti di Eataly (info pubbliche sul nic.it). Il prodotto che riporta il marchio Fontanafredda (storica griffe piemontese) è a mio avviso, avendolo provato, di modestissima qualità forse causata da un blended di uve strampalate. Niente di eccezionale all’orizzonte, a parte la campagna pubblicitaria agghiacciante alla Piemontèisa e il finto folk di Gianmaria Testa. Che barba questa ecosostenibilità paventata con tanti altri bla..bla..bla…..Il prezzo mi sembra decisamente eccessivo per un prodotto che definirei vinot delle balle. Leggete l’articolo completo di Antonio Tomacelli perché è molto molto divertente: http://www.dissapore.com/primo-piano/chiari-segnali-che-gia-di-fontanafredda-non-e-un-lancio-da-oscar/

  77. ciao a tutti, mi fa piacere leggere su questo blog un po’ di pareri fuori dalla retorica. A proposito dello splendore della Langa, mi piacerebbe raccogliere i pareri di chi la langa la abita e la vive sul costruendo Ospedale di Verduno (chiedo: ecomostro?)… grazie

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