Vino al Vino, certo, ma c’è anche… Lemillebolleblog!

Nemmeno un mese che l’ho lanciato, raddoppiando l’impegno di Vino al Vino, e devo dire che il nuovo blog interamente dedicato alle bollicine italiane, metodo classico e non, parlo de lemillebolleblog, comincia a darmi qualche soddisfazione.
E’ ancora in rodaggio, beninteso, deve ancora calibrare alcune cose, dal punto di vista della grafica e dei contenuti, del taglio da dare a questo spazio “spumeggiante”, ma credo, lo dimostrano anche le statistiche relative alle visite, che stia entrando, o entrerà presto, nel novero dei wine blog che gli appassionati si abituano a visitare.
E visto che dicembre è il mese dove, anche se tutti diciamo che dobbiamo destagionalizzarli, i consumi sono maggiori, che determinate bollicine a denominazione vanno benissimo anche se proposte a tutto pasto, allora perché non mettere in atto l’accoppiata Vino al Vino – Lemillebolleblog anche nel vostro itinerare sul Web?
Io vi aspetto anche lì, mi raccomando! Cin cin intanto, prosit, zum wohl!

0 pensieri su “Vino al Vino, certo, ma c’è anche… Lemillebolleblog!

  1. Ziliani visto che in questi giorni é Farinetti il suo bersaglio prediletto dobbiamo aspettarci su lemillebolleblog una recensione un po’ cattivella dell’Alta Langa di Fontanafredda o dei Franciacorta di Monte Rossa (di cui Farinetti é socio)?

  2. Chi mi tocca Monte Rossa lo fulmino! Nel 1978 fu il mio primo approccio col Franciacorta e da allora me ne farei tante di quelle pere…

  3. Come vuoi.
    Ma il primo amore non si scorda mai.
    Per me, in Franciacorta, e’ stato Monte Rossa, nel 1978.
    Poi ne sono venuti altri, tanti, uno meglio dell’altro, specialmente i rosati, che ritengo i migliori in assoluto dell’intero mondo delle bollicine, tra cui emerge Majolini che ha fatto autentici miracoli con un’uva che stava scomparendo.
    Sicuramente ne troverai anche di meglio per i tuoi gusti, soprattutto dal tuo omonimo.
    Ma il mio primo amore non lo scordo mai.
    E tu, amico carissimo, che sei felicemente sposato, ormai, hai una figlia laureata a pieni voti, potresti ammettere che ti sei scordato il primo amore?
    In Franciacorta ci sono talmente tanti di quei terroir (secondo una ricerca del 1993 sono almeno una settantina), a differenza che in Champagne, che si puo’ dire che c’e’ una vera diversita’ biologica.
    E a differenza di Ca’ del Bosco, che e’ enorme, quasi nessun’altra e’ così grabnde da avere a disposizione tante vigne diverse per ogni vitigno al punto da poter fare ogni volta un gran lavoro di selezione ed assemblaggio delle varie cuvées per mantenere lo stesso gusto tutti gli anni. Ogni anno puoi trovare delle differenze davvero notevoli, tanto che ogni cantina monitorizza ormai scientificamente le differenze di terreno, di maturazione delle uve di ogni tipo di vitigno su quel tipo di terreno, insomma ci vorranno ancora degli anni prima di avere una certa stabilizzazione dei gusti.
    Mariusz Kapczynski, che hai conosciuto lì, sta pubblicando un articolo sul Franciacorta dove inizia dicendo che lui laggiu’ ha trovato un’amica che chiamera’ per tutto il testo… “Franka” e tutti mi stanno scrivendo per chiedermi “ma tu lo sai chi e’ che non la conosciamo?” come se si trattasse di una donna e invece lui ha deciso di chiamare così la benedetta terra che produce quella meraviglia di vini!

  4. E’ ormai da tempo che ho salvato tra i preferiti del mio blackberry il nuovo blog. Cosi me lo gusto anche dal Pakistan dove il vino non c’e’. E (tramite ebay) ho comperato gia’ molte bottiglie consigliate su Millebolleblog. Sono a casa ad aspettarmi…grazie del raddoppio!

  5. Sintonia totale col giudizio del Sig. Mario Crosta su Monte Rossa.

    Provatelo prima di giudicarlo con leggerezza per qualche quota societaria di Farinetti (dovvero è socio della Monte Rossa? non lo sapevo)
    A mio parere lo Cabochon è tra i migliori Franciacorta.
    Vi dirò che persino il Satén (che a mio parere è nettamente il prodotto meno azzeccato in Franciacorta) è convincente.

    • E chi é che ha giudicato i Franciacorta di Monterossa, o intende giudicarli, “con leggerezza”? Lasciate che li riassaggi e poi ne parleremo. Una cosa é chiara: io giudico e scriverò di conseguenza, a prescindere del fatto, del tutto accessorio, che Farinetti sia uno dei soci di minoranza della famiglia Rabotti…

  6. Dunque, buona degustazione a te Franco.
    Credo che domani, dato che è festa (non so che festa sia, ma so che non mi tocca lavorare), stapperò anch’io quel bel Prima Cuvée Brut che ho in cantina, e giuro che non penserò a Farinetti.

  7. Sig. Arcari, vuol dire che il Satén, essendo un blanc de blanc con pressione inferiore a 5 atmosfere, è un tipologia di Franciacorta che al palato risulta particolarmente morbido e cremoso (o setoso come dice il disciplinare).
    E per questo a mio gusto (se scrivo io è ovviamente parere mio, ma lo ribadisco perché non si sa mai a che livello possa arrivare la difficoltà di interpretazione del testo da parte di persone frettolose) risulta generalmente meno gradevole ed appassionante (in definitiva meno “convincente”) tra i vari brut prodotti in Franciacorta. Scopro che è un opinione banale. Prendo atto. Molte opinioni sono banali, spesso semplicemente perché hanno un fondamento, altre volte no. In ogni caso non vuol dire che non significhino nulla o tanto meno che siano delle cazzate.

    A mio gusto le tipologie più intriganti di Franciacorta sono gli Extra Brut e di Dosage Zero (o Pas dosè o sauvage o come li volete chiamare), sarò uno stolto banale, ma a me paiono assai più banali e piacioni i Satèn, che sembrano creati appositamente per compiacere un pubblico giovane (i produttori così dicono, io sono giovane e non mi compiacciono affatto) e meno avvezzo al metodo classico più rigoroso ed “adulto”.

    De gustibus non disputandum est

  8. Sig. Pallido, cominci ad esprimersi così: “…alcuni saten” “…alcuni produttori”. Non faccia di tutta l’erba, o di un suo singolare parere, un fascio. In Franciacorta si trovano Brut secchissimi ma poco golosi e saten decisamente poco banali e ancor meno piacioni e a volte con zuccheri inferiori a 6gr/l e con acidità che sfiorano i 9 punti.
    Poi, i suoi gusti non li discute nessuno, non rientra nei miei obiettivi. Discuto i giudizi sommari che non possono essere ricondotti alla realtà oggettiva del territorio franciacortino.
    p.s. il disciplinare dice “secco, cremoso, fine ed armonico”. E anche questo non sempre è riconducibile alla realtà.
    Ah, Saten deriva dal fatto che in Franciacorta vi fossero diverse coltivazioni di bachi da seta e non dal gusto setoso.
    Spero che le sia tutto chiaro e di non essere stato frettoloso quanto lei.

    • Giovanni, un po’ di pazienza… In fondo il tuo interlocutore dice una cosa che pensiamo (e scriviamo) in molti. Ovvero che a parte alcune valide eccezioni, molti (troppi) Satèn costituiscono la parte più debole della variegata, ricca offerta franciacortina…

  9. La pazienza è d’obbligo, ci mancherebbe! Le cose dette escono da un sorriso e non da una smorfia, però dire che il saten è il prodotto meno azzeccato in Franciacorta, risulta un giudizio troppo sommario e discutibile e ti spiego perché:
    E’ sempre stato il vino più “addolcito”(vero), ma nelle ultime quattro annate molte aziende hanno invertito la rotta perché hanno capito che tutto andava a discapito della bevibilità e della freschezza. Hanno capito che meno Co2 significa anche maggior percezione del “dolce” e quindi hanno cambiato.
    Anche dal punto di vista del mercato il giudizio del Sig. Pallido è inesatto, in quanto chi produce saten con criterio ha visto aumentare la richiesta oltre ogni più rosea aspettativa e i dati del consorzio parlano chiaro.
    Tu sai che li degusto tutti i franciacorta e più volte nell’arco dell’anno e ti posso assicurare che la crescita tecnica di questa tipologia di prodotto -saten- è significativa, certo non ancora uniforme.

    • Giovanni, se lo dici tu mi fido… Ma vedrò di chiedere presto al Consorzio Franciacorta di organizzarmi una degustazione di questa tipologia, per avere un quadro esatto, e personale, della situazione

  10. Gentile sig. Arcari,
    premettendo che sono solamente un “utente” (o forse meglio un “cliente
    spendaccione”) del mondo del vino e non ho la fortuna (beati voi! Tutta la mia
    invidia per voi professionisti del campo enologico che potete degustare grandi
    vini per lavoro) di poter fare degustazioni in alcun modo esaustive su alcun
    vino, e dunque tendo ad aver il massimo rispetto per le conoscenze altrui
    ottenute “sul campo”. Ma d’alta parte abito sul Lago d’Iseo ad un tiro di
    schioppo dalla Franciacorta e sono cresciuto bevendo le bollicine locali, ho
    vendemmiato tutti gli anni durante il liceo in varie aziende, consuetamente
    assaggio ogni anno un discreto numero di Brut franciacortini (tanto per
    intendere che non sono completamente digiuno dell’argomento)

    Faccio notare che mai ho parlato di mancato successo commerciale del Satèn,
    anzi sono oltremodo consapevole del contrario, cioè del suo buon apprezzamento
    “popolare” (mi pare di essere stato esaustivo indicandola come una tipologia,
    secondo me, ideata a questo scopo). Tanto più che a casa mia per bermi in pace
    un Franciacorta debbo spesso “ripiegare” (senza offesa) sui Satèn, in quanto
    (appunto) mia moglie (che non è proprio un’esperta di vino, bontà sua) gradisce
    solo quelli (pensi un po’, i pas dosè e extra brut non li riesce proprio a
    bere, li detesta).
    Detto ciò, proprio io non generalizzavo affatto dato che indicavo un esempio a
    mio avviso convincente, cioè quello di Monterossa. Ne potrei citare altri che
    proprio quest’anno mi hanno convinto a pieno, ma per me rimane un fatto che
    sino ad ora sia la tipologia meno convincente della denominazione, e non è un
    giudizio frettoloso, discutibile quanto si vuole, ma non frettoloso.

    P.S.: l’aggettivo frettoloso rivolto al suo intervento l’ho utilizzato perché
    il suo giudizio era di poche righe e nettamente tranchant. Ed inoltre perché mi
    pare che fraintendesse e continua a stravolgere il mio enunciato.

    Cordiali saluti a tutti

  11. Caro Mauro Pallido, un metodo classico Saten e’ in realta’ un cremant, da sole uve bianche, con un po’ meno di pressione, cioe’ una tipologia senza dubbio con la propria personalita’ “piu’ morbida” e che puo’ piacere per esempio anche a quelle donne che detestano il gusto “macho” di altre tipologie. Posso dirle che ogni tanto ne bevo volentieri anch’io (ma dipende sempre da che cosa c’e’ da mangiare in tavola), anche se di mia iniziativa non ne comprerei mai. Preferisco ben altro. E’ soltanto una questione di gusto personale, del quale non mi permetterei mai di discutere. Cosa possiamo dire ai pescatori della Riviera di Levante che vanno di notte a pescare acciughe con i loro bei bottiglioni di rosso (eppure sulla barca di notte si fanno una bella frittura di pesce appena pescato…) o a quelli delle Valli di Comacchio che si bevono il Fortana busciante con l’anguilla arrostita alla buona sulla brace? Della serie: rosso sul pesce, ma che sara’ mai? Penso che la discussione tra lei ed Arcari alla fin fine vi portera’ entrambi ad una bella bevuta in compagnia, perche’ si vede che entrambi siete appassionati, anche se di qualcosa di diverso, ma comunque di ottimo vino.
    Provate a pensare soltanto ad una cosa: Franco ed io possiamo dirci amici almeno dal 2000, quando ho cominciato a scrivere qualcosa per quel Winereport che diretto da lui era veramente grande. Tifiamo la stessa squadra, ci ritroviamo al 99% sulle stesse posizioni, eppure lui e’ barolista ed io metterei il Barolo al secondo posto dopo il Barbaresco, eppure lui il Freisa lo vuole tranquillo ed a me piace invece vivace, eppure a me piacciono certi Valdobbiadene Prosecco e certi Lambrusco e lui e’ invece tosto su questi vini…
    Provate a pensare che un bel giorno il buon Franco verra’ pure in Polonia e gli faremo bere vini fatti da uve provenienti da vitigni della vitis vinifera incrociati con le viti selvatiche dell’Amur, della Siberia, dell’Ucraina, del Canada, che sono viste come un pugno in un occhio dalla legislazione enologica europea, ma che non hanno bisogno di trattamenti fitosanitari, resistono naturalmente al gelo e si fan beffe di tutti gli OGM che si conoscono.
    Insomma, lei ed Arcari state dimostrando, nella vostra simpatica discussione, che e’ normale, finalmente, che anche nel mondo delle bollicine si possa parlare di differenze di terroir, di vitigni, di genio dei vignaioli, insomma che si trattino come vini e non come bevande gassate, con la mente libera da preconcetti e pregiudizi. E mi piace un casino leggervi…

  12. Ciao Caro Mario come stai?? Una vita che non ci si sente e non ci si vede? Come va lassù? Può essere che all’inizio dell’anno prossimo debba venire per lavoro in Polonia (Varsavia e/o Lublino), nel caso ti faccio sapere in anticipo magari riusciamo a vederci per un bicchere di vino ed un saluto!!
    Chiudo con una battuta, permettimela da Champagnista incallito come sai, sarà anche vero come dici che in Franciacorta c’è grandissima diversità di terroir peccato che nessuno sia quello giusto per fare bollicine decenti….:-)
    Un abbraccio
    Greg

    • Gregorio, beh, questa sua battuta finale se la poteva risparmiare, perché può essere solo considerata una battuta, e tra l’altro mal riuscita, quella secondo la quale in Franciacorta non si potrebbero fare “bollicine decenti”… La realtà s’incarica di smentirla completamente

  13. Ciao, Gremul!
    Che lo Champagne sia l’ottava meraviglia del mondo non lo pensi soltanto tu, ma anch’io. Pero’ quando arriverai qui, perfidia per perfidia, ti organizzertemo un’altra di quelle seratine speciali che sai… ma tutte con Franciacorta e soltanto con Franciacorta!

  14. Beh Franco permettimi la battuta e poi fin quando posso bermi a prezzo onestissimo (e ben meno cari, se comprati la, di certi Franciacorta più o meno blasonati) i miei Marie Noelle Ledru, Voirin-Jumel, Camille Saves, Voirin-Desmoulins, Fallet-Prevostat, Pierre Peters, Pierre Gimonnet, Aubry, Larmandier-Bernier, Benoit-Lahaye, Diebolt-Valllois, Pierre Moncuit, Janisson-Baradon, Raymond Boulard, Paul Bara, Bouquin-Dupont eccetera eccetera (non ho volutamente citato altri più costosi, ma sempre meno cari di certi Cà del Bosco o Bellavista, quali Jacquesson, Agrapart, Egly Ouriet, Tarlant, le grandi Masion a me care di cui non faccio nome…) dei Franciacorta non so davvero cosa farmene… (se non berli per puro campanilismo o difesa degli italici colori ma questa è un’altra faccenda)
    Un caro saluto

  15. Per Mario: sono prontissimo a tutto non preoccuparti la Franciacorta la conosco ahimè bene (però alla cieca devi lasciarmi portare minimo due champagnini miei da poco prezzo da confrontare con le italiche bolle)!!

  16. Franco, organizziamo una degustazione con gli sciampagnisti (scritto proprio così)super esperti di metodo e territorio, nonché di nomi? Non per difendere la Franciacorta o altro, ma solo per vedere in una cieca quanti azzeccano che quello è champagne, franciacorta, oppure trento ecc.

  17. Ha perfettamente ragione Sig. Mario, infatti già questa proposta del Sig. Giovanni Arcari mi incuriosisce e mi piace molto.
    Speriamo di leggerne in futuro un bel resoconto, magari su Le mille bolle blog.
    Scommetto che il risultato non sarebbe poi così scontato.

    … ma ammetto candidamente le mie sconvolgenti lacune sul mondo dello Champagne, non per campanilismo me per mere questioni economiche (sarà vero ciò che dite, ma dalle mie parti si trovano eccellenti Franciacorta a prezzi più che onesti, mentre gli Champagne disponibili mi paiono tutt’altro che a buon mercato, a tratti inabbordabili).

  18. Questi confronti alla cieca sono stati già fatti diverse volte, non è questione di non sapere o meno riconoscere, un terroir dove dopo 20 centimetri di terra c’è il gesso si riconosce subito c’è poco da fare

    Certo se parliamo del base di Mumm o di Moet…quelle sono bevande alcooliche non è Champagne

  19. Sono consapevole che di degustazioni simili ne siano state fatte parecchie(molte ne ho fatte e a molte ho partecipato) ma non sempre il risultato è stato così scontato. Evidentemente, poi, non sono servite a far capire alle persone(non dico sia il suo caso, non la conosco) che parliamo di due vini diversi, che in comune hanno un metodo e due uve su tre. Continuo a leggere di confronti tra champagne e franciacorta che possono essere curiosi, ma solo in un’ottica propositiva volta a capirne le profonde diversità, dettate dal territorio e dall’esperienza maturata da uomini di culture differenti. Un confronto costruttivo e non per fare “sfida-sfida”. Poi il consumatore sceglie sulla base del proprio gusto. Non le nascondo che alcuni vini che adoro, provengono dalla Champagne ma altri dalla Franciacorta e sono prodotti diversissimi tra loro. Non è che uno è un cesso e l’altro miss mondo, ma prodotti tecnicamente giusti che esprimono personalità di terra e di uomini diversi. Diversi. Se poi le ritiene che uno sia meglio dell’altro va bene, consapevole che sta parlando di due cose diverse, ma rimane una sua opinione. Le opinioni sono come le palle, ognuno ha le sue (Clint Eastwood).
    Il prezzo del produttore francese che indica lei, è il prezzo giusto(con i dovuti distinguo) al quale si deve vendere un vino di qualità prodotto con quel metodo, se le uve sono di tua proprietà. In Franciacorta c’è chi vende alla stessa cifra e c’è chi vende a molto di più, esattamente come in Champagne. Il problema in Francia è dato da chi acquista le uve a 5/6 euro e mette sul mercato un vino, con scritto Champagne, sotto i 10, risicando il guadagno e costringendo certi piccoli produttori, ancora privi di identità, a vendere quasi sotto la soglia minima di guadagno. Il problema in Franciacorta è dato da chi acquista uva a 1/1,30, o bottiglie, e le vende finite a 5 euro. Le risparmio le difficoltà che creano al territorio sia nella lesione dell’immagine dello stesso, sia in perdita di cultura contadina.

  20. Giovanni Arcari,
    ottimo quello che lei ha appena scritto. Stiamo impegnandoci a promuovere il Franciacorta in Polonia da qualche anno, grazie ad Elzbieta Babinska Poletti. Abbiamo conquistato via via diversi scrittori enoappassionati, curatori di riviste specializzate e giornalisti, adesso a Dicembre usciranno ancora due articoli di Mariusz Kapczynski che fino a ieri sono stati limati per alcune imprecisioni e all’inizio ci siamo scontrati anche noi con quella deleteria visione che voleva mettere sullo stesso piano Champagne e Franciacorta come sfida-sfida (anche da parte di veri talenti della penna con grande esperienza di degustazioni qualificate all’estero, come Franco ben sa…). Ziliani ora ha dei contatti diretti con questi amici polacchi, gli ho anche dato la chiave per tradursi velocemente almeno il senso dei testi che compaiono nei vari portali e blog polacchi, lo aspettiamo qui per fargli conoscere il piccolo mondo del vino, ma anche quello dei pionieri che coltivano la vite e fanno il vino perfino a Suwalki (guardi bene dov’e’ sulla carta geografica…), perche’ qui aiuti anche i Polacchi a non confondere piu’, ma ad approfittare anzi delle diversita’, che secondo me sono una vera ricchezza, per consigliare bene i consumatori negli abbinamenti a seconda del tipo di vino e di terroir. Insomma, fa bene smettere di chiamarli genericamente “spumante italiano” ma bisogna cominciare a distinguerli per denominazione, per produttore, per livello qualitativo. I Francesi che vengono qui ai vari festival del vino fanno gia’ la stessa cosa con i cremant e gli champagne, per loro e’ normale. E’ il bello del mondo del vino. Il resto e’ solo noia…

    • ottimo Mario, so bene quale eccellente lavoro tu, Elisabeth, colleghi giornalisti come Wojtek, Mariusz, Marek, ed i vari importatori, alcuni dei quali conosco già, come Dorota Madejska, state facendo per fare conoscere il Franciacorta in terra polacca! Bravissimi!

  21. Perdonatemi ma proprio non riesco ad appassionarmi ai Franciacorta e poi con tutti i vini rossi ottimi di levatura mondiale che abbiamo in Italia non capisco proprio perchè dobbiamo per forza avere anche buone bolle, non l’ha prescritto il medico che si debbano produrre per forza buone bollicine dappertutto, ma l’avete visto il presunto “terroir” della Franciacorta? Avete, ditemi la verità, mai trovato vini che vi hanno minimamente emozionato? io proprio no e si che ne ho bevuti molti prima di scoprire lo Champagne
    Poi sbaglio io sia chiaro (ripeto se invece il discorso è il campanilismo e il dover difendere e promuovere gli italici colori è un altro paio di maniche e posso anche essere d’accordo ma se parliamo di “bontà” dei Franciacorta proprio no, mi spiace, limiti miei evidentemente)

    • certo che sbagli Gregorio e mi sembra che tu sia piuttosto prevenuto e non oggettivo nella tua analisi. Certo che lo Champagne é grande, ma la Franciacorta, che ha terroir, microclima, storia, tradizioni, numeri diversi, nel suo piccolo si fa rispettare e credo costituisca la punta di diamante del metodo classico italiano.

  22. E poi a me pare che siano proprio i Franciacortini a voler “sfidare gli Champagne” visto che hanno cercato di copiare tutto a partire dai vitigni (ok ok hanno anche il pinot bianco….), al packaging, ai prezzi di certe supercuvée

    Il Prestige di Cà del Bosco, ma dai!!

    Il non ammtterlo è pura ipocrisia, mi spiace che Ziliani che di solito non ha peli sulla lingua non lo ammetta…evidentemente su certe questioni perde la sua tradizionale verve

    • Gregorio, hai il senso delle parole? Ma come ca…cchio si può pensare di “sfidare gli Champagne” e la Champagne in un rapporto di forze che dice 300 e passa milioni di bottiglie contro circa 10? Secoli di storia, contro cinquant’anni? Ma siamo seri! La mia verve rimane, ma il tuo preconcetto, anzi l’arrière-pensée, come direbbero in Champagne, é gigantesco e impedisce la lucidità della tua analisi…

  23. Franco, terroir in Franciacorta per le bollicine, microclima?????

    Ma avete mai visto gli affioramenti gessosi che ad ogni piè sospinto si trovano nel terroir dello Champagne??

    Vabè dai faccio finta di non capire, viva la Franciacorta, viva l’Italia e chiudiamola qui

    • va bene Gregorio, aggiungiamoci allora “viva la gnocca” e, ovviamente, viva l’Inter e mettiamo d’accordo tutti. Beh, quasi tutti…
      Tutti imbecilli o privi di verve, tutti al soldo del capitale franciacortino, quelli che, come me, scrivono da anni della vocazione alla produzione di metodo classico di qualità, tra i migliori in assoluto prodotti in Italia, della Franciacorta? Tutti stupidi salvo Gregorio il guardiano del pretorio che prova a farci capire che in Franciacorta, secondo lui, solo vini mediocri e senza personalità?
      Vaglielo a dire a quelli del C.I.V.C., in Champagne, che da anni hanno accettato un confronto rispettoso, tra diversi, con la Franciacorta, il Consorzio ed i suoi produttori…
      Al soldo del capitale franciacortino anche loro? Suvvia!

  24. Ma non sifda in senso letterale su dai è solo scimmiottamento ed imitazione in piccolo di un prodotto di successo, tutto qui, un operazione di maketing

  25. Il mio non è preconcetto è che un produttore di Champagne da 12 Euro come quello da me citato per me vale più come soddisfazione palatale di tutti i Franciacorta Annamaria Clementi e compagnia bella compreso

    Sto ancora aspettando l’elenco dei Franciacorta emozionanti

  26. Ah beh poi che sia il territorio in Italia tra i migliori in assoluto per le bolle su questo sono assolutamente, senza ironia, d’accordo perchè a parte il Giulio Ferrari e pochissimi altri in zona Trentino/Alto Adige per il resto è notte fonda

  27. Signor Ziliani, ha proprio ragione, non c’é peggior sordo di chi non vuol sentire. Credo non valga la pena discutere oltre con Gregorio visto il pregiudizio anti-Franciacorta a priori che dimostra. Credo che tutti i consumatori italiani che apprezzano i Franciacorta Docg non siano stupidi. A Gregorio i Franciacorta non piacciono: beh, ce ne faremo una ragione,no?

  28. Gregorio ma cosa le hanno fatto quelli della Franciacorta per disprezzarli così tanto?
    A me il suo giudizio sembra molto prevenuto e poco obiettivo. In Franciacorta sono parecchi i Franciacorta di ottimo livello

  29. Ragazzi comunque ci tengo a precisare che il mio non è affatto un pregiudizio nè un preconcetto io di Franciacorta (e Oltrepò) ne ho bevuti parecchi, Franco lo sa bene, e ci ho speso un bel po’ di miei sudati soldini, tranqulli che parlo ahimè per cognizione di causa!

    E poi non è che non mi piacciano, li trovo assolutamente insignificanti e per giunta cari

  30. Piuttosto siete voi che dovreste bere un bel po’ di piccoli recoltant, non l’orrendo Mumm o il Piper che trovate all’Esselunga (come vedete non difendo per partito preso tutto lo Champagne, ci mancherebbe altro), poi ne riparliamo, senza preconcetti assolutamente

  31. Gregorio,
    ha letto, sopra, cosa dice Clint Eastwood? Bene.
    Per il resto, la mia avventura in Franciacorta è iniziata dopo aver appreso da alcuni francesi non il segreto per la bontà dei loro vini, ma come facessero a esprimere le sfaccettature tra un territorio e l’altro, mantenendo ogni singola peculiarità intatta. Il terroir è dato dalla terra ma anche dall’uomo che ne decide il destino ed è stato così anche in passato. La Franciacorta è stata brava a costruirsi ma ha avuto una grande fortuna, ossia quella di essere un territorio piccolo, estremamente difforme e geologicamente incredibile. Abbiamo la base, una base completamente diversa da quella francese. Forse non abbiamo ancora imparato tutti quanti come fare a esprimerla al meglio, ma ogni annata che passa si mettono in archivio esperienze diverse e con alcuni (pochi per ora)produttori nasce un confronto che stimola l’entusiasmo. Quindi la prego(e glielo chiedo con una calma serafica che di solito non mi appartiene) non getti sul tavolo giudizi sommari di questioni che può dimostrare solo a se stesso e a nessun altro(parlo di dimostrare, poi magari sarete in migliaia a pensarla così). La invito, nuovamente(e seriamente), a Brescia per una degustazione che possa dimostrarle che i limiti, si possono superare.

  32. Franco non ho preconcetti perchè di Franciacorta ne he bevuto eccome, se non ne avessi bevuto allora si che i miei sarebbero preconcetti
    Mi pare lapalissiana la cosa

  33. Per Giovanni Arcari,
    va bene diciamo allora che per il mio gusto trovo non sgradevoli ma assolutamente insignificanti i metodo classico prodotto in Franciacorta, limiti miei palatali evidentemente
    La ringrazio dell’invito ma declino gentilmente, ho “già dato” in anni di bevute durante le quali mi sono formato i miei “sommari giudizi”
    Cordialità

  34. Vabè se poi partiamo dal fatto che nulla nel campo della degustazione è dimostrabile e che il soggettivismo impera sempre e comunque a questo punto libero spazio anche a chi paragona il Tavernello al Monfortino

  35. Comunque una cosa devo concederla, meglio i Franciacorta dei Cava spagnoli, questi ultimi sono proprio sgradevoli da bere, almeno i Franciacorta sono come bere una buona acqua gassata

  36. Ah e riconosco anche a Giovanni Arcari che nel triste panorama Franciacortino Andrea Arici tutto sommato, se becchi la bottiglia giusta, si salva (assieme a Cavalleri, Faccoli e il buon Balestra)
    Come vedete qualcosa ho bevuto di questa zona…

  37. Gregorio, perfetto. Quella del suo gusto la accetto e può tranquillamente gridarlo al mondo. Quella del non esserci -come lo chiama lei- terroir in Franciacorta, invece no.
    La cosa che più mi appassiona del vino è che, per quanto ti applichi, non raggiungi mai la fine di un percorso perché il tempo ne muta costantemente le “forme”. Se poi lei non vuole nemmeno mettersi in discussione sul campo, perché già colmo di sapere… beh, cordialità anche a lei.
    P.S. non difende per partito preso tutti gli champagne, ma attacca indistintamente tutti i franciacorta.

  38. Partendo dal presupposto che non si tratta di confrontare alla pari due terroir così diversi x struttura e clima a me capita sempre più spesso di trovare difensori di Franciacorta che hanno pochissima esperienza di bevute champagnine e viceversa difensori di Champagne che hanno sufficiente esperienza di Franciacorta del resto siamo in Italia e si tende a difendere il nostro prodotto.Anche in Sardegna che è un’isola quindi una piccola Italia si tende a ritenere che tutto ciò che viene prodotto in terra sarda è il meglio x qualità in Italia.Questo x dire che non si debbono avere i paraocchi nel giudicare due prodotti diversi ma analizzarli e a seconda del proprio gusto aprezzarne maggiormente uno piuttosto che l’altro.

  39. Non sono colmo di sapere ci mancherebbe altro i Franciacorta li ho bevuti praticamente tutti e tranne quelli citati prima, che se vogliamo salvo, mi dicono tutti poco o niente, preferisco spendere i miei sudati risparmi altrove

    Anche di Cava ne ho bevuti parecchi e le assicuro che sono tragici

    Se poi per buonismo (che strano parlare di buonismo in questo blog) bisogna difendere qualsiasi produttore di vino solo perchè bisogna difendere il lavoro o gli italici colori bene ma non è il mio caso, mi spiace

    Con cordialità

  40. E guardi che io anni fa, si rilegga i miei post su winereport, Franco lo sa bene, osannavo l’Otrepoò pavese, poi ho bevuto e conosciuto altro ed ho cambiato opinione, completamente

    Come vede mi sono messo in discussione eccome, rinnegando o meglio evolvendo le mie idee

  41. Il primo problema di Gregorio è che è un talebano dello Champagne, il secondo (e ancora più grave) problema è che ha ragione !!! Abbiamo fatto tante (ma tante davvero) serate in cui molto spesso c’è qualche Champagne; meno spesso capita qualche Franciacorta che – guarda caso – viene indivituato subito alla cieca e buttato via. Sarà che siamo tutti prevenuti o che il prodotto è franc(iacort)amente discutibile per chi è abituato allo Champagne ? Se poi a qualcuno piacciono chiusure amare, mancanza di acidità e dosaggi spesso fuori dalla grazia di Dio … de gustibus.

    • beh, qui e altrove é fondamentale non tanto essere diplomatici e non certo auto-censurarsi, ma rimanere nell’alveo di una discussione seria, circostanziata e che non si basi su slogan. Se così non fosse dovrei prenderne atto, come moderatore dei commenti e responsabile del blog. Per gli eccessi rivolgersi altrove. Questo per la precisione

  42. No, dai. Qui mi attengo ai fatti e all’esperienza, senza esagerare; questo non è un forum pubblico. Però i fatti che ho elencato sono poco contestabili, è una caratteristica abbastanza comune dei Franciacorta avere una chiusura amarognola. Per non parlare dei dosaggi e delle caratteristiche di terreno e clima della zona.
    NB: io non sono un fanatico del pas-dosè e della acidità tagliente a tutti i costi come Gregorio, tanto è vero che – ad esempio – il grand crù di Voirin-Jumel che fu fatto apposta per noi a dosage zero, non l’ho più voluto (io come gli altri) chiedendo per gli anni successivi un dosage di 3-4 gr/lt.

  43. Non intervengo anche se vi leggo attentamente tutti quanti perche’ a me manca poco ai sessanta, ne ho viste tante, troppe, mentre l’amico gremul e’ ancora agli albori della vita coi suoi splendidi …enta e una famiglia ancora da sviluppare. Buon sangue non mente, se cresceranno poi a Champagne sara’ ancora meglio!
    Ma proprio perche’ la differenza d’eta’ vuol dire qualcosa, posso assicurarvi che nel corso della vita non cambiano soltanto i vini, ma anche i gusti. Fino a prima della vendemmia 1964 pochissimi al mondo avrebbero scommesso un soldo bucato sul successo che in seguito invece avrebbe sempre piu’ riscosso il Brunello di Montalcino. E fino al 1978 chi conosceva il Sagrantino di Montefalco? Ed oggi che ci sono in circolazione all’estero a 7 euro sullo scaffale dei barolo (questi si con la b minuscola) a dir poco sconcertanti siamo sicuri che nessuno preveda una prossima debacle di questo re dei vini?
    Ho avuto i miei periodi gustativi esattamente come ce li ha Gregorio, passando dai nebbioli del Nord (Gattinara, Ghemme, Carema, Lessona, Valtellina Superiore) agli Oltrepo, poi ai grandi di Toscana, poi ai Valpolicella, poi ad altri gioiellini, ma con l’unica fissa per il Barbaresco, l’unico che mi abbia sempre accompagnato e fatto da riferimento per tutta la vita mentre tutto il resto delle preferenze variava.
    Gregorio e’ un superbo pointer di razza, cerca in continuazione, ed e’ questo che di lui mi e’ sempre piaciuto, non le sentenze che rilascia e che sono dovute al momento, quindi al particolare gusto, che sta attraversando.
    In Franciacorta lo sanno benissimo che devono competere in qualita’, migliorarsi molto, per eccellere. Non saremo certo noi a dirgli che sono gia’ al top perche’ non e’ vero, neanche quei bravi produttori (quasi tutti industriali del milanese e del bresciano con la predilezione del vino) ci crederebbero. Infatti si rimboccano le maniche e in pochi decenni hanno gia’ fatto passi da gigante in vigna, in selezione, in normativa, in esperienza, in livello qualitativo, ma tanti ancora ne devono fare. Il territorio ha circa una settantina di terroir diversi, non e’ un unico terroir, e questo e’ un dato del 1993, frutto di una ricerca seria. Spazio dunque per fare prodotti eccellenti ce n’e’ (su 10 milioni di bottiglie attuali).
    In Champagne se andate bene a leggere le ultime notizie, vogliono allargare la zona a terreni che per quasi due secoli non erano stati riconosciuti adatti, solo perche’ la domanda e’ enorme e non bastano gli oltre 300 milioni di bottiglie, trenta volte tanto. Il che significa che cominceremo a trovare sul mercato anche degli Champagne a prezzi molto bassi, che saranno inferiori a molti Cava e a tutti i Franciacorta.
    Il nuovo blog di Franco si e’ inserito apposta in questo momento, percio’ pregherei veramente tutti di andare la’ a discutere, anche prodotto per prodotto, proprio perche’ diventi un punto di riferimento in questo momento importante, di svolta, nel panorama della tipologia metodo classico.
    Qui e’ anche inutile proseguire.
    Pero’, Franco, qui e’ piu’ veloce. Di la’ non si ha un colloquio di livello quasi “telefonico” come di qua. Fai qualcosa. metti una colonna con gli ultimi 10 (non solo 5) commenti in Home. Adesso mi sa che ci vuole. E vai piu’ spesso di la’ a rispondere all’altro numero… di telefono!

  44. Sul nuovo blog di Franco si discute prodotto per prodotto e si puo’ anche tirare l’alba tra un calice e l’altro dello stesso prodotto per scrivere note autentiche.

  45. La chiusura amarognola?? Fatti poco contestabili??
    Chi ha voglia di mettersi davvero in discussione, lo aspetto a Brescia per una degustazione più attenta, senza santoni o gente che si fa i pomp… a vicenda.

  46. @ Giovanni: se l’invito è sempre valido io una bella degustazione a Brescia la farei molto volentieri. Ci portiamo anche qualche champagne di RM, per avere un quadro più completo e parliamo anche di prezzi, che a mio avviso è un tasto dolente della zona. Unico problema, dobbiamo organizzarla di sabato e con sufficiente anticipo, perchè io vivo a 250 km da avize.
    Chiediamo ospitalità a Cerveni, di cui non ho ancora visto il nuovo ristorante?
    Gregorio, vieni anche tu?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *