Amarone Prêt-á-Porter: ma siamo nel 2011 o ancora negli Anni Novanta?

Domanda: di fronte ad un packaging del genere che più che kitsch mi viene voglia di definire truzzo e di dubbio gusto, siamo proprio certi di trovarci ad inizio 2011, anno primo del secondo decennio del XXI° secolo o nei “favolosi”, si fa per dire, anni Novanta?
Visito, come faccio spesso, ritenendolo interessante e ben fatto, il blog neozelandese Serious about wine di Mike Carter, e poi, spinto da quello che racconta, altri siti ricercati via Google, questo o quest’altro ad esempio, e scopro, leggendo questo post, che c’è un passato che non passa. O meglio, un modo stupido, superficiale, fasullo, di pensare il vino, che non può essere liquidato come “un’americanata”, visto che vede coinvolto anche un italiano, pardon un veneto, un grande volpone del marketing, che pensavamo consegnato agli archivi polverosi e che è invece ancora attuale.
Avete presente l’immaginifico Sandro Bottega, capace di vendere nel mondo contenitori di grappe e distillati vai, di stravagante concezione e fantasia, più importanti del loro contenuto?
Bene, dal cappello del mago il brillante imprenditore trevigiano si è inventato quello che nel post di Serious About wine viene definito “a luxury and stylish wine: Amarone Bottega, Il vino Prêt-á-Porter”.
Una “genialata” inventata in tandem con la “renowned American designer Denise Focil “ che su Internet viene definita una sorta di stilista prediletta dalle Hollywood star: nientemeno che “a white leather label and is nestled in a white leather case embellished with debossed black lettering: a collectible piece that reminds of a vintage suitcase”.
In altre parole un’etichetta di cuoio bianco per una bottiglia ospitata in una scatola dello stesso materiale “impreziosita” da borchie metalliche.
E vogliamo parlare del nome del vino, definito solo Amarone (e non come prevede la dizione esatta Amarone della Valpolicella), anzi Amarone Bottega, Il vino Prêt-á-Porter?
Che si sfoghino pure i siti ed i blog che si occupano di luxury a raccontarci, facendoci ridere non poco, che “when the Italian taste meets the Californian creativity, the result is a unique product that is considered to be the Louis Vuitton of wine bottles: classic and elegant, Amarone Bottega, Il vino Prêt-á-Porter is the “Ultimate Hostess Gift”.
Nonché le dichiarazioni della stilista che ci racconta di aver voluto “to create a luxurious experience, starting from the packaging down to drinking this rich, supple wine! And what could be more chic than timeless, elegant white leather?”.
Di un modo del genere di presentare il vino, come una “Limited Edition available through selective distribution”, chi diavolo sente mai bisogno nel 2011 non solo della crisi economica ma del ritorno al buon senso e al realismo, anche nel fantasmagorico e spesso effimero mondo del vino?

0 pensieri su “Amarone Prêt-á-Porter: ma siamo nel 2011 o ancora negli Anni Novanta?

  1. Ziliani, il suo post è mirabile perchè in una sola frase è riuscito nel condensare tutto: capace di vendere nel mondo contenitori di grappe e distillati vari, di stravagante concezione e fantasia, più importanti del loro contenuto

  2. Chiedo scusa, per un errore di digitazione ho inviato il commento prima di esaurirlo.
    E se si privilegia il contenitore al contenuto è ovvio che ogni idea di qualità viene meno: una Ferrari dalla carrozzeria filante e conformante, ma equipaggiata con un motore da 900 cc di una Tata non la vorrebbe nessuno.

    • anche di questo é fatto lo “scintillante” mondo del vino e dei distillati italiano…
      Mi vengono in mente quei produttori che continuano, nel 2011!, ad usare pesantissime bottiglie da un chilo e più, vuote, per i loro vini.
      Uno di loro l’estate scorsa alla mia obiezione sul senso di ricorrere ad una bottiglia del genere, mi ha risposto seriamente, che in questo modo la bottiglia riesce a farsi notare sullo scaffale…
      E’ perché non metterci una bella donna nuda (o se preferiscono le signore un bell’umett in deshabille, muscoloso e palestrato) per farsi notare? Povero mondo del vino di casa (ho scritto casa) nostra…

  3. La prima domanda che mi arriva slla punta della lingua é: “Quanto costa?”
    Seconda domanda: “in che paesi si vende?'”
    Presumo Nord America, cioé USA e Canada, dove so che almeno in Ontario le grappe di Bottega vendono molto bene.
    Presumo anche che il Signor Bottega non possegga vigne in quel di denominazione Amarone della Valpoliccella e quindi si limiti ad imbottigliare vino prodotto da altri. Sarebbe interessante leggere la retroetichetta.
    Le retroetichette a volte raccontano molte più verità di certi descrittori complicati, basta saperle leggere.
    Ma questo non é l’argomento del post che é “a che servono queste operazioni di marketing vetuste?”
    La mia risposta, estremamente personale, é
    “servono al curriculum della Signora Denise Focil, non al certo alle tasche del Signor Bottega che farà rientrare le spese della confezione e promozione di siffatto prodotto nel budget promozionale del 2011″

    Purtroppo chi ci rimette le penne é l’Amarone, ma se la dicitura nell’etichetta non é regolare non sarebbe il caso che qualcuno intervenga per interrompere questa campagna promozionale idiota, degna del salotto di qualche nuovo ricco terzomondista?”

  4. Che tristezza!!!
    Mi critico spesso che noi addetti ai lavori dovremmo essere più umili e coinvolgenti con le persone che si avvicinano al vino.
    E poi…
    Sento parlare di bag in box che portano italianità in giappone e produttori che fanno prodotti da vetrina.
    Pensavo cominciasse meglio questo 2011!

  5. La vera tristezza (o TRUstezza) è un Brunello di Montalcino fatto con uve provenienti dalla Puglia.. Terra che peraltro, considerato il terroir ha SEMPRE prodotto anche ottimi vini. Come ci si sente dopo aver degustato una “verticale” (ahahah…) dei Brunello più blasonati, averne esaltato la bontà, l’assoluta appartenenza alla terra d’origine, la grandiosità e la magnificienza del vino più conosciuto ed apprezzato a livello MONDIALE… e poi scoprire che si trattava di vino sfuso Pugliese da 0,50 cent al litro (se acquisti 2 cisterne posso farti 40 cent al litro).. AIUTOOOOOOO….

  6. Zap@: io non credo a una sola parola di quello che lei scrive.
    Un conto è parlare (scrivere) di irregolarità – magari anche pesanti e significative – di evasioni di regolamenti e disciplinari, firmando con nome e cognome, ben altro è il suo modo di procedere.

    Ancora una volta si sfrutta il format blog scrivendo a ruota libera, anonimamente.

    Signore mio, va bene essere critici ed essere -giustamente – severi (soprattutto quando c’è di mezzo la fiducia tradita e la dispersione di un patrimonio comune), altro è sputtanare (la parola è questa) tutta una comunità di produttori (che non ha peraltro bisogno della mia difesa).
    Non avrei scritto questa sparata se il sciur (o sciura) Zap fosse identificabile.
    Invece è insopportabile questa maschera indossata da alcuni “coraggiosi”, per dire cose facendo una vera e propria caricatura della realtà dei fatti.
    Un modo per renderla ‘sommaria’ e usarla come uno spray per far fuori tutti.
    Anonimamente.

    • hai ragione Silvana, é un modo conigliesco e cialtrone di dire le cose, di gettare il sasso nascondendo la mano. Magari con l’obiettivo di mettere in difficoltà il padrone di casa. Io prendo totalmente le distanze, e non per pavidità, da questo modo di fare. Dati precisi e nomi e cognomi, altrimenti meglio stare zitti che si fa miglior figura!

  7. Ma sì, certo, tutti abbiamo letto, visto e – mi creda, egregio anonimo Zap – pianto o recriminato; e discusso e esecrato e rimpianto tempi altri e…
    Alcuni hanno anche osato dire che era tutta una ‘montatura’ – dando la colpa ai giornalisti (e credo che Ziliani, ‘colpevole’ di aver dato conto dei tristi fatti, ne sappia qualcosa) – altri hanno preso le distanze (dalla ragione e dal torto), a mio modo di vedere in modo un po’ vile. Altri hanno cercato di svegliare una coscienza comune, spingendosi – pubblicamente – a fare dichiarazioni ineccepibili.

    E’ stato, per tutti, un tormento e – mi creda, anonimo Zap – sono molti quelli che sperano che ciò sia servito e serva a mettere a fuoco quanto valgono e quanto valgano autentici legami alla terra.

    Ora, giocare al massacro, riportare alla luce fatti che al buio non sono mai stati, ma che si spera possano essere considerati passato (seppure recente), mi pare pura speculazione.

    Speculi pure, Zap, ma si firmi e non approfitti dell’ospitalità di Ziliani, né dei presunti sensi di colpa di chi non è stato alle regole.

  8. @Zap: mi perdoni, non ho capito cosa abbia a che fare la “faccenda brunello” con la questione sollevata dai commenti di questo post… vuole delegittimare qualcuno o cosa? Lei trova passabile l’operazione amarone pret a porter o che… mica s’è capito.

  9. @Angelo: Voglio soltanto focalizzare l’attenzione sulle vere problematiche del mondo del vino, che sono ben altre e più gravi rispetto ad un Amarone “borchiato”…

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