Garantito… da me! Igt Puglia Aleatico passito Serra dei Santi Santi Dimitri

Non mi posso di certo definire, a differenza da un collega che stimo molto, Alessandro Masnaghetti, che parecchi anni fa, nel lontano 1992, scrisse per Veronelli editore un Catalogo dei Vini di meditazione tuttora di riferimento, un grande cultore dei vini dolci, da dessert, o da fine pasto come vogliamo definirli.
Asti e Moscato d’Asti a parte, che bevo spesso con grande diletto, considerandoli quasi più una meravigliosa e salutare bevanda naturale che un vino, non sono numerose le occasioni in cui mi capiti di stappare a casa, per diletto o per degustazioni finalizzate a scriverne, vini di questa particolare tipologia.
Mi affascinano – e come potrebbe essere diversamente? – ne sono intrigato, cerco di coglierne l’essenza, con una particolarissima predilezione per quel vino anarchico e inafferrabile per natura che è il Vin Santo Toscano, ma non riesco ad entrare in quell’ordine di idee che mi fa, ad esempio, ritenere inconcepibile, almeno per me, un mondo senza Barolo e Barbaresco.
Non dico che potrei vivere anche se non esistessero, sarebbe ingiusto se in quanto cronista del vino, che deve essere curioso e aperto a tutto, dicessi così, ma non mi affanno di certo ad assaggiarli e quando mi capita il mio resta un assaggio puramente edonistico, un solo bicchierino al massimo e nulla di più.
Ci sono però, già detto del Vin Santo, che continua a colpirmi per la sua dimensione pirandelliana da uno nessuno e centomila, eccezioni a questo tiepido entusiasmo, ma mi accorgo che spesso sono più legate ad ulteriori fattori che non siano esclusivamente la qualità del vino e che coinvolgano invece la sua storia, le condizioni in cui nasce, oppure un legame speciale con la terra d’origine.
Ripensandoci penso che sia proprio il mio grande amore per la Puglia, o meglio per le Puglie, la vera ragione della mia peculiare predilezione e attenzione per un vitigno ed un vino che in terra pugliese è nettamente minoritario e raro, che per anni ha addirittura rischiato di scomparire, anche se poteva contare su un’apposita Doc che risale al 1973. E dal 1995 questa uva è compresa tra quelle contemplate nell’ampio cappello della IGT Puglia.
Sto parlando di quell’uva misteriosa per definizione che è l’Aleatico, di cui vale la pena leggere la scheda di presentazione che potete trovare, qui, sull’ottimo sito Internet LaVINIum.
Un’uva rossa semiaromatica, introdotta con ogni probabilità dagli antichi Greci, di cui troviamo testimonianze in Lazio, Toscana (soprattutto sull’Isola d’Elba dove sta conoscendo un promettentissimo vero e proprio rinascimento enologico) e, proprio come dicevo, in terra pugliese.

Da cosa nasca il mio interesse per questo vino non so bene, ricordo che fu subito coup de foudre, circa vent’anni fa, quando assaggiai per le prime volte l’Aleatico di Puglia, allora solo in bottiglia da sette decimi (e quante discussioni poi per convincere “don” Sandro a fare la bottiglia da mezzo litro) della cantina Francesco Candido di Sandonaci nel brindisino.
All’epoca il barone Candido era uno dei pochissimi, da contare sulle dita di una mano o meno, che ancora continuasse ad avere una piccola quota di Aleatico nei vigneti, accanto al Negroamaro e alla Malvasia nera, ed il vitigno ed il vino, straordinario su pasticceria secca, dolci locali, come susamelli e castagnedde, dessert a base di cioccolato, nonché sul caratteristico pesce di pasta di mandorle con la faldacchiera o la cotognata all’interno, ha rischiato di scomparire.
Oggi le cose vanno decisamente meglio, ed il numero di ettari leggermente aumentato rispetto al passato ha di fatto esorcizzato il rischio della scomparsa dell’Aleatico e sul mercato si trovano un buon numero di vini sia nella tipologia dolce naturale che in quella liquoroso contemplate entrambe dal disciplinare di produzione.
E diversi vini, fermo restando il valore indiscusso dell’Aleatico di Sandro Candido sono di livello interessante, tanto che mi fa piacere parlarvi, e addirittura garantirvene il valore inserendo il post in questa rubrica di inizio settimana, di un Igt Puglia Aleatico passito che ho degustato lo scorso luglio e di cui da tempo mi ripromettevo di parlare.
Mi riferisco al Serra dei Santi dell’azienda agricola Santi Dimitri di Galatina, posta proprio nel cuore di quel Salento dove l’Aleatico è di casa.
Una bella cantina, costituita da terreni di proprietà della famiglia Vallone, Vincenzo ed i figli Augusto, Carlo ed Edoardo, (famiglia che nelle sue diramazioni è protagonista anche in altre cantine salentine, Valle dell’Asso ancora a Galatina e Agricole Vallone a Lecce) dalla fine del Seicento, che conta su 60 ettari di vigneto e 40 di oliveto e produce Aleatico, con la collaborazione del bravo enologo pugliese Giuseppe Pizzolante Leuzzi, con una tecnica particolare, che prevede l’appassimento delle uve sui graticci per 30 giorni (di cui due tre con esposizione ombreggiata direttamente al sole, una fermentazione lunga, con una settimana sulle bucce.
Da 60/70 quintali di uva il tutto si riduce a 20-25 quintali. Tecnica messa a punto, mi raccontava Leuzzi, dopo prove di raccolta precoce, e scartando la soluzione della vendemmia tardiva, del tutto inadatta per i climi (molto caldi e spesso umidi) salentini.
Perché mi è piaciuto questo Aleatico? Perché non ricerca la complessità e l’evoluzione, spesso in stile “rancio”, uno stile che può piacere e non piacere, delle versioni Riserva e Liquoroso di cui si dice che possano invecchiare anche oltre i 10 anni, ma gioca su una nitidezza d’espressione, su una bella freschezza.
Bello il colore rubino intenso, ma brillante e pieno di luce, e affascinante il bouquet, variante dalla rosa passita (con una vaga nota aromatica che richiama il Moscato rosa) alla leggera speziatura, con un trionfo della cannella, per poi passare alle classiche note di appassimento, dai fichi secchi agli agrumi canditi, all’albicocca, ad un originalissimo balsamico mentolato.
E poi che piacevolezza al gusto, dolce calibrato, fondente, suadente, con un bel nerbo e una sapidità che ravviva e dà energia e slancio alla materia dolce (il grado zuccherino è intorno ai 13 – 14), avvolgente in bocca, ricco, stratiforme, ma fresco, senza eccessivi sdolcinamenti, estenuazioni e stanchezze.

Un vino dolce che si fa bere, equilibrato, gustoso, elegante, cosa volere, parlando di vini da dessert, di più?

Azienda agricola Santi Dimitri
Galatina Lecce
sito Internet www.santidimitri.it

0 pensieri su “Garantito… da me! Igt Puglia Aleatico passito Serra dei Santi Santi Dimitri

  1. Ciao Franco,
    parlando di grandi vini di Puglia guarda un po cosa m’è capitato sotto mano a New York?
    Solaria Jonica 1959. Un vino a base di primitivo -portato a Novare- vinificato in Piemonte da Antonio Ferrari, dopo essere stato tenuto per 10anni in legno e 35 in cemento. Un vino delizioso stile madeira. Ti mando la foto via mail!
    f

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