Nero d’Avola, distinguere è indispensabile! Nero d’Avola Noto Doc 2008 Marabino

Certo che nel mondo del vino di oggi la realtà supera clamorosamente e di gran lunga ogni fantasia!
Non fai in tempo a sottolineare positivamente il fatto che un eccellente Dolcetto d’Alba sia disponibile nei migliori canali della grande distribuzione, ad un prezzo ribassato ma non stracciato o svilito, che subito un tale, un giovinotto che si è autoproclamato difensore degli interessi dei dolcettisti (soprattutto i più immaginifici) di Dogliani, ti definisce “giornalista spocchioso”, colpevole di “un’ostentazione della vanità” nonché di aver superficialmente spostato “gli equilibri commerciali per questa tipologia” e ancor di più di averne promosso l’acquisto.
Ma c’è di più, quando tenti di ragionare, cosa che credo di aver fatto, sui limiti oggettivi che esistono tra uno strategico (o tattico) ribasso dei prezzi per vari motivi (e non solo perché le cantine sono piene) e un suicida calare le brache, dal quale è poi impossibile rialzarsi e ti chiedi quale sia il limite tra vendere riducendo all’osso i margini di guadagno e svendere, eccoti puntualmente richiamato alla realtà.
E alla consapevolezza che, per colpa di una serie di fattori, compresi quelli che ho cercato di descrivere in questo articolo, non c’è un limite allo sbracamento e che come direbbero in Spagna todo es possible.
Basta difatti scorrere un qualsiasi volantino, cartaceo o on line, relativo alle offerte di sottocosto e prezzi super scontati proposte da tutte le catene, nessuna esclusa, di quella Grande Distribuzione Organizzata con la quale il mondo del vino deve giocoforza fare, in tutti i sensi, i conti, che subito quel limite fragile e sottile che pensavi di aver individuato cade in pezzi e scende, se possibile, ancora più in basso.
Ti succede così di ricevere a casa un volantinone formato lenzuolo della catena della G.D.O. Iper, che propone, sotto il titolo di Le follie della settimana, per la giornata di oggi, lunedì 31 gennaio, guardate qui a pagina 2, la vendita di 1868 pezzi di confezioni da 6 bottiglie da 0,75 cl. di un Nero d’Avola IGT Sicilia proposte al prezzo, ridicolo, di 5 euro.
Intendiamoci, il Nero d’Avola in questione non è quello di Gulfi o di qualche altra cantina di quelle note e un po’ “sciccose” celebrate come le portabandiera del Rinascimento enologico siculo.
Il produttore è un noto grandissimo imbottigliatore multimarchio con sede in quel di Missaglia in provincia di Lecco e questo, anche se con etichetta leggermente diversa, è il suo Nero d’Avola La Cacciatora (una linea dove troverete dal Barolo al Prosecco al Montepulciano al Lambrusco al Barbera) avente come zona di produzione dichiarata alcuni comuni della provincia di Agrigento.
Ma se Iper può vendere a 0,833 euro la bottiglia questo vino, per l’ammontare di 1,11 euro al litro, quanto poco avrà pagato il vino alla Caldirola e quanto pochissimo avrà pagato al proprio fornitore il mega imbottigliatore lombardo il vino e quanto il mediatore avrà pagato le uve fornite da cantine o viticoltori? Una vera miseria!

Allora, per tentare di farmi passare la solenne incazzatura (oh yes!) per questo mondo del vino, che proprio come l’Italia del resto, sta andando a… “escort”, cosa ho fatto?
Non sono certo corso ad acquistare quel Nero d’Avola, ma mi sono stappato una bottiglia di uno dei quei veri Nero d’Avola, a denominazione d’origine e non semplicemente IGT, che onorano questo nobile vitigno, e danno un’idea dignitosa e fiera, non ridotta a vino da meno di un euro a bottiglia, del vino siciliano.
Un 2008 che rivendica in etichetta la Doc Noto, prodotto da quell’azienda esemplare che è la Marabino di Siracusa guidata dal giovane Pierpaolo Messina.
Non un vino che vuole spaccare il mondo e “miracol mostrare”, ma un vino (che in enoteca pagherete intorno agli 8 euro) che intende, come si leggere sul sito Internet aziendale, “coltivare il sapore, il profumo, la genuinità, l’autenticità dei prodotti della terra di Sicilia: questa l’ambizione della Marabino, nata nella zona sud orientale della Sicilia in val di Noto nelle contrade “Buonivini” e “Barone” del rinomato comprensorio DOC Eloro & Noto”.
Azienda sorta solo nel 2002 grazie alla passione per l’antica “attività agreste” dei proprietari, imprenditori di successo del gruppo Irservice, ma già arrivata ad ottimi risultati con diversi vini, tra cui quel Moscato di Noto di cui ho parlato qui. Oppure il Nero d’Avola rosato Rosa Nera.
Nulla di sensazionale (deo gratias!) questo vino espressione di un vigneto di 16 ettari prodotto a partire dal 2005 e ottenuto, da uve Nero d’Avola in purezza, con una semplice vinificazione in rosso con lunga macerazione delle bucce con il mosto, fermentazione malolattica e affinamento in botti di rovere di varie dimensioni per sei mesi seguiti da 4 mesi di affinamento in bottiglia.
Un vino, da me testato in abbinamento ad una serie di ottimi formaggi siciliani, che convince subito con il suo limpido e brillante color rubino violaceo tutt’altro che impenetrabile, il naso molto accattivante e fresco, vivo, fragrante, non ridotto ad una semplice espressione (o peggio ancora spremuta) di frutta, amarena, ciliegia, fragola, ma arricchito e reso più complesso da una serie di sapide sfumature che richiamano il sottobosco, la viola, accenni di cuoio e liquirizia, terra e accenni minerali.
E poi che simpatica e franca la beva, con la bocca ben polputa ma fresca, rotondo il frutto ma senza esagerazioni e senza paradossali super rotondità da chirurgo estetico, senza piacionerie né ostentazioni, diretto, con alcol bilanciato, bella materia ricca e nervosa e un’acidita viva a bilanciare il tutto.
Un vino fatto per essere bevuto, che fa capire come ci possa essere una terza via per il Nero d’Avola tra certe fruit bomb 90-60-90 venate di legno ed un vino vilmente svenduto nella GDO a 83 centesimi e rotti la bottiglia!

12 pensieri su “Nero d’Avola, distinguere è indispensabile! Nero d’Avola Noto Doc 2008 Marabino

  1. MI capita spesso di trovare un buon Nero D’Avola IGT alla Coop sotto casa in offerta a 2,90 e devo dire che è molto dignitoso ed ha innaffiato più di una cena.. Quello che descrivi nella sua origine bastarda mi farebbe sicuramente passare la voglia di assaggiarlo, se non altro per conservare l’illusione che il vino sia ancora un prodotto che nasce da passione, cultura e tradizione che certamente un multi-imbottigliatore non può avere..

  2. Davvero rinfrescante leggere di un vino quello che scrivi in questo post. Un vino che vuole essere “sé stesso”, un produttore che non se la tira (e non tenta di tirartela in saccoccia!) con affermazioni insensate (miglior vino del mondo e dintorni,…), ma che ti vuole offrire “l’autenticità dei prodotti della terra di Sicilia”!
    Allora qualcuno con la testa sulle spalle c’è ancora in quest’Italia zaloneggiante, di ignoranti che ‘dettano la linea’, di gente che ancora insegue i “numeri” e la “crescita”!
    Ascoltavo stamattina Aldo Cazzullo che evocava “l’immensa domanda di Italia” emergente nei nuovi mercati e riflettevo che ci si chiede unicamente di RICORDARCI DI NOI STESSI.
    E al vino (al “nostro” vino) si chiede unicamente di parlare della terra da cui proviene e del lavoro di chi lo fa pensando (non solo ai danée).
    Il resto dovremmo farlo tutti riacquistando la memoria (di noi stessi).

  3. Pingback: Tweets that mention Vino al vino » Blog Archive » Nero d’Avola, distinguere è indispensabile! Nero d’Avola Noto Doc 2008 Marabino -- Topsy.com

  4. il Tale ha un NOME E COGNOME… e ad ogni modo vedo che si è molto risentito del termine “spocchioso” ma, come può leggere da alcuni commenti, c’è gente che la pensa in modo peggiore del mio…
    Basta leggere il suo post sull’amarone!

  5. PS Non mi sono assolutamente autoproclamato e non mi pare di averne sottolineato i miei interessi commerciali in quella zona… se poi ritiene che 2,99 euro non siano un prezzo stracciato per un vino, allora viviamo in due mondi diversi!

    • nessuno ha mai scritto, né tantomeno pensato, che lei avesse interessi COMMERCIALI con i produttori di Dogliani. Cosa che escludo e di cui francamente non m’interessa. Lei cura oggettivamente i loro interessi, e si preoccupa del loro buon nome, ergendosi a loro difesa, come ambasciatore autoconvocato di Dogliani e del Dogliani Docg, ogni volta che qualcuno, nella fattispecie il sottoscritto, si azzarda a scrivere di Dolcetto. Questo per la precisione

  6. Buongiorno cari lettori,

    Sono l’importatore di questo vino negli stati uniti. So che (alla Barbera Love Blog Meeting 2010) tante persone pensano che il mercato americano abbia voglia solo dei vini ‘importanti’ (cioè barricati e super-estratti-rotondati), ma vi racconto con piacere non è sempre il caso (e magari posso anche dire non è nemmeno la tendenza). Presentiamo molto bene questo vino al pubblico. Ovvio il prezzo così basso del NdA IGT crea altri problemi da ancora risolvere con i miei carini americani che vogliono sempre uno sconto su un sconto. ernest.

  7. conosco bene questi vini , eccezionali basta pensare quante bottiglie producono e da lì si evince che parliamo di vino e non industria come molti fanno.
    Complimenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *